Nuove ricerche scientifiche sull’Ayahuasca

Il Prof. Tiago Arruda Sanchez al convegno Beyond Psychedelic Forum a Praga l'1 e 2 ottobre.

Il Prof. Tiago Arruda Sanchez al convegno Beyond Psychedelic Forum a Praga l’1 e 2 ottobre.

Intervista integrale al Professor Tiago Arruda Sanchez dell’Università Federale di Rio de Janeiro.

L’Ayahuasca è una miscela dei succhi di due piante tropicali: la Banisteriopsis Caapi e la Psychotria Viridis. Contiene, tra le altre cose, il DMT, sostanza capace di indurre una profonda modificazione nello stato di coscienza, incluse modificazioni nella percezione emozionale e cognitiva, che può manifestarsi in diversi modi.

Questa miscela è utilizzata da millenni da alcune popolazioni indigene dell’Amazzonia sia brasiliana che peruviana. Per loro è una pianta sacra e la sua assunzione avviene in determinate cerimonie, peraltro piuttosto frequenti. La utilizzano soprattutto gli sciamani, in Brasile chiamati pajé, per sperimentare una profonda comunicazione con il mondo spirituale. Sembrerebbe che l’Ayahuasca faccia vedere le cose così come sono realmente. Il tema è profondo e complesso e non è certo possibile esaurirlo con un post. D’altra parte si tratta di un argomento interessante, che coinvolge la coscienza. Ma soprattutto l’uso di questa sostanza si sta diffondendo negli Stati Uniti e in Europa e anche in altri paesi. Il fenomeno è stato oggetto di critiche, poiché ha assunto caratteri commerciali che non tengono conto della sacralità della bevanda e nemmeno della sua potenziale pericolosità, assunta nei contesti non corretti. È qualcosa da trattare con attenzione, sebbene contenga aspetti assai interessanti. E la demonizzazione a priori del fenomeno della ricerca della modificazione dello stato di coscienza non aiuta a comprendere cosa esso sia realmente.

Il dibattito è ancora aperto ed è complesso e delicato.

Il 1° e 2 di ottobre scorsi ha avuto luogo a Praga Il Global Beyond Psychedelic Forum. Decine di scienziati delle più eminenti università del mondo si sono riuniti per discutere delle ultime ricerche da loro effettuate sulle sostanze psichedeliche, sintetiche e naturali, attraverso lo studio dei loro potenti effetti sul sistema nervoso. Sostanze come Ayahuasca, Ibogaina, Psilocibina, MDMZ, Acido Lisergico, Ketamina e altre.

Uno di loro è il Professor Thiago Aruda Sanchez dell’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ). Siamo andati a trovarlo per fargli alcune domande sulla ricerca che sta facendo da circa due anni su un campione di 19 soggetti che assumono regolarmente Ayahuasca per usi religiosi.

Il professore ci ha ricevuti negli uffici della sezione informatica del suo laboratorio della UFRJ. Qui pubblico (per ragioni di spazio) una sintesi del nostro incontro.

“Professore, che tipo di ricerca sta facendo?”

Sanchez: L’esperimento lo stiamo conducendo su persone di esperienza che da almeno due anni prendono l’Ayahuasca. Osserviamo modificazioni comportamentali e cerebrali nei soggetti prima e dopo l’assunzione, che avviene in laboratorio. La variazione che osserviamo è di tipo emozionale. La regolazione emozionale. Si manifesta una riduzione di ansia e della risposta emozionale avversiva dopo l’assunzione di Ayahuasca. Chiediamo al soggetto di riempire un questionario con alcune domande stimolanti sul piano emozionale. Prima dell’assunzione e dopo. Inoltre, durante un esame di immagini di risonanza, dopo l’assunzione mostriamo alcune immagini di persone di fronte alle quali i soggetti devono dare una semplice risposta Sì/No premendo un bottone. Devono solo riconoscere il genere delle persone dai volti.

Osserviamo questo effetto tramite la Risonanza Funzionale, che produce immagini. Otteniamo un’immagine digitale del cervello ogni due secondi. L’immagine da informazioni principalmente sul flusso sanguigno e quindi dell’attività cerebrale in risposta a uno stimolo. Tutte le immagini vengono montate insieme, come un film, in modo da poter osservare la variazione di flusso sanguigno nel tempo. In pratica un aumento del flusso sanguigno in un’area del cervello significa una maggiore attività in quell’area.

L’esame viene effettuato due volte. Prima e dopo l’assunzione dell’Ayahuasca. Dopo l’assunzione si attende che la sostanza (in circa 40/50 minuti) faccia effetto.

Utilizziamo emozioni avversive come stimolo nel compito di riconoscimento dei volti. Sotto l’effetto della sostanza la risposta emozionalmente negativa si attenua.

L’esperimento in atto, condotto su 19 persone, non è che il secondo di una serie di mie ricerche. Presenteremo i primi risultati al Beyond Psychedelic Forum. Quello che sembra emergere dallo studio è una riduzione della risposta emozionale e un aumento dell’attività nelle aree cognitive del cervello. Questo potrebbe suggerire un effetto terapeutico, ma l’esperimento è stato effettuato per ora su persone sane. Ora occorrerebbe realizzare esperienze su soggetti con problemi di ansia e depressione. Dunque occorre procedere con cautela e continuare a sperimentare.

Il lavoro è finanziato da una Fondazione pubblica di Rio de Janeiro. Si tratterà di una vera e propria linea di ricerca.

I volontari sono stati reperiti tramite contatti con gruppi che utilizzano Ayahuasca, come per esempio il Santo Daime. Sono tutte persone che hanno dai due ai 40 anni di esperienza con la sostanza.

Uno dei primi studi realizzati in questo senso è del professor Jordi Riba, spagnolo, uno dei massimi esperti nella ricerca su Ayahuasca. Sarà presente anche lui al Forum. Aveva già notato un aumento dell’attività di una struttura del cervello chiamata “insula”, legata all’attività emotiva. Sono stati condotti altri studi. Ad esempio all’Università di San Paolo, un gruppo di ricercatori, con i quali collaboravo, ha effettuato una ricerca su pazienti clinici affetti da depressione. Si è osservato un miglioramento delle loro condizioni nel giro di una settimana, con la durata per un periodo fino a venti giorni, con l’assunzione di un’unica dose di Ayahuasca.

Stiamo pensando di realizzare serie di esperimenti analoghi sugli effetti emozionali in soggetti che utilizzino da tempo la meditazione. Sembra che la meditazione produca un miglioramento cognitivo che influenza la risposta emozionale nei soggetti.”

“Occorre sottolineare che di solito l’Ayahuasca viene assunta all’interno di un contesto rituale ben organizzato che presenta rituali, fuoco, arredi di un certo tipo?

Continua il professor Sanchez: “E’ ciò che noi in termine tecnico chiamiamo “set” e “setting”. Questo coinvolge il contesto preciso per l’uso della sostanza ed è legato alla conoscenza antropologica del fenomeno. Ho parlato con alcuni antropologi dell’importanza che possono avere tali elementi nella produzione di effetti che la sostanza produce sul piano emozionale.

Sul piano scientifico noi dobbiamo ancora attenerci sempre a dati quantitativi misurabili.”

“Perché avete deciso di fare proprio questa ricerca?”

“Durante il dottorato lavoravo con lo strumento delle neuroimmagini sul tema della regolazione emozionale, poiché mi interessava esplorare la coscienza. Uno dei modi per studiare la coscienza è proprio attraverso le sue modificazioni. Modificazioni che possono essere indotte con training cognitivo, stati meditativi o con l’assunzione di sostanze. Queste ultime presentano ancora dei limiti per la scienza mondiale, poiché la maggioranza degli psichedelici è proibita, persino per la ricerca scientifica e per la ricerca ad uso medico. L’Ayahuasca qui in Brasile presenta una breccia, poiché è autorizzata per usi sacri e rituali, ma anche scientifici e addirittura il governo ne incentiva lo studio. Cosa che avviene poiché c’è l’interesse a capire cosa faccia chi la assume ritualmente.

Attraverso un contatto che avevo con un utilizzatore abituale di Ayahuasca, con il gruppo del Santo Daime, decisi con il mio relatore di avviare relazioni con questo gruppo e testarne la disponibilità a farsi studiare. Continuiamo la ricerca poiché le scoperte stimolano ulteriori curiosità e oggi riteniamo interessante capire cosa accade nel cervello con l’utilizzo di sostanze diverse. Che è poi il tema del Convegno. Ma vogliamo anche conoscere meglio il funzionamento del cervello e la sua relazione con la salute mentale. Negli ultimi anni ci sono stati interessanti sviluppi.

Oggi la neuroscienza dispone della tecnologia necessaria per capire di più sull’argomento. Le sostanze naturali sono un possibile strumento in più, così come può esserlo la meditazione. Questi stessi fattori sembra siano utili alla regolazione emozionale.

Recentemente è stato realizzato un nuovo giornale scientifico sul tema. Abbiamo avuto difficoltà a trovargli un nome adeguato, vista la polemica e la stigmatizzazione sulle droghe la cui nascita risale ormai agli anni ’60. Alla fine abbia scartato il termine allucinogeno e optato per psichedelico, che significa ciò che rivela la mente. Non tutte le sostanze psicoattive causano allucinazioni e non tutte modificano la percezione, che è solo un aspetto della coscienza. Gli psichedelici sono sostanze psicoattive che causano modificazioni dello stato di coscienza tramite modificazione della percezione, delle emozioni e delle funzioni cognitive.

Sono stati suggeriti anche altri termini come enteogeno o psicointegratore.

Psichedelico ci sembrava quello giusto. È già in distribuzione e si chiama Journal of Psychedelic Studies (http://submit.akademiai.com/jps/index.php/jps).

Ma occorre sottolineare che il professore non studia solo gli psichedelici bensì la depressione, l’emicrania, la sclerosi multipla e numerosi altri aspetti legati alla coscienza.

La ricerca avviene su diversi fronti principalmente attraverso l’uso delle neuroimmagini, supportati da test comportamentali e relazioni dei soggetti sulle loro sensazioni. Una ulteriore opzione è la misurazione di flussi elettrici nel corpo umano.

In futuro immagino di allargare la ricerca sia su campioni di popolazione che non assumano abitualmente sostanze, con il supporto di medici e psichiatri. Per ora comunque rimaniamo sullo studio di fenomeni emozionali e cognitivi sul campione già allo studio.”

Grazie professore, avremo ancora modo di parlarne.

Ho realizzato l’intervista in collaborazione con Lidia Urani.

Calendario presentazioni “Il Mistero della Libertà”

Tra metà ottobre e fine novembre girerò l’Italia con una serie di presentazioni del libro. Venite poiché ci sarà da ridere. Più che noiose presentazioni saranno Show Motivazionali.  Vi aspetto.
E’ possibile prenotare il libro al link in calce.
Venerdì 14 Ottobre Forlì – Verdepaglia Bistrò V.le Bologna 277/A – 19.00
Venerdì 21 Ottobre Torino – Bagni via Aglié, 9 – 19.00
Domenica 23 Ottobre Torino – Cavallerizza Reale, via Verdi, 9 – 17.00
Martedì 25 Ottobre Milano – Mondadori Multicenter, via Marghera 28 – 21.00
Giovedì 27 Otttobre Torino – Libreria Fenice, Via Porta Palatina, 2 – 18.30
Venerdì 28 Ottobre Valchiusella,
Alice Sup. (To) – Sala ex Società Operaia – 20.45

Domenica 30 Ottobre Alba (Cn) – Associazione Asso di Coppe, Via Vincenzo Gioberti, 7 – 18.00
Giovedì 10 Novembre Bolzano – Sala Incontri Chiesa Tre Santi, via Duca d’Aosta, 25 – 20.00
Sabato 12 Novembre Mantova – Sala della colonne Biblioteca comunale Baratta, Corso Garibaldi, 88 – 18.00
Giovedì 17 Novembre Roma – Centro Olistico Harmonia Mundi Via Dei SS. Quattro, 26/a – 19.30
Sabato 19 Novembre Roma – Libreria Teatro Tlon, via Federico Nansen, 14 – ore 18:00

Le balle che ci raccontano. Alcune riflessioni.

Testo e foto: Mauro Villone

Foto: Streghe zigane in trance danzano intorno al fuoco. Santa Cruz. Rio de Janeiro, Brasile.

Non sono propriamente delle novità. Infatti è incredibile che, pur essendo alla luce del sole, moltissimi fatti noti ormai da tempo continuino a passare inosservati ai più.

Il fatto è che la storia, come ci viene raccontata, è congegnata benissimo e viene inculcata nelle teste di chiunque vada a scuola, come una verità inconfutabile. Tale indottrinamento essendo perpetrato da secoli, si è ormai sedimentato nel Dna e nell’inconscio, risulta quindi estremamente difficile riuscire a liberarsene. Senza contare che alla maggioranza non viene nemmeno in mente di mettere in discussione alcunché, mentre nel frattempo la storia ufficiale è sostenuta da istituzioni che ben pochi osano mettere in discussione, come le Università, i mass-media, le grandi religioni.

In sostanza quasi tutti sono convinti che, dopo circa cinque miliardi di anni di vita della Terra, si sia evoluta, da alcuni primati, una specie che la scienza ha denominato Homo Sapiens e che questa sia passata da un periodo lunghissimo erroneamente chiamato preistoria o, scientificamente, paleolitico e poi neolitico, per poi arrivare alla storia e ai giorni nostri. Questo potrà forse essere vero in parte da un punto di vista eurocentrico e, se vogliamo, allargato all’Eurasia. Se lo andassimo a chiedere ad alcune tribù incontattate in qualche parte del pianeta esse non saprebbero che quella fase storica nella quale si trovano si chiami paleolitico, né che ci sia stato qualcosa prima, né che ci potrebbe essere qualcosa dopo. Non capirebbero nemmeno di cosa stiamo parlando. Resta il fatto, inconfutabile, che, dal nostro punto di vista, in quelle regioni il paleolitico non è mai finito.

Un’altra delle fandonie che ci viene data a bere è quella che sostiene che sul pianeta ci sia stato uno sviluppo dell’umanità, il quale, in tempi più recenti, ha dato origine a una civiltà “tecnologica” nella quale si vive molto meglio di un tempo. Seppur vero che la tecnologia abbia portato dei grandi vantaggi in termini di trasporti, comunicazioni, alimentazione, medicina, occorre vedere in primo luogo se tale tecnologia sia davvero disponibile per tutti. In secondo luogo è davvero da dimostrare che la qualità della vita sia migliore di quella del paleolitico, visto il generale disagio nel quale sta vivendo oggi la cultura, diciamo così occidentale. Violenze, prevaricazioni, torture, guerre, mancanza di senso della vita, depressione, cancro, corruzione, abbandono, solitudine. Molti sostengono che questo sia insito normalmente nella natura dell’uomo, ma ci sono molti, inclusi grandi scienziati e pensatori, che ritengono non sia affatto così. Ritengono anzi che la vera natura della vita sia sistemica e cooperativa. Cosa ci abbia portati all’attuale stato di cose è ancora da comprendere.

E veniamo nello specifico. Lo sviluppo avrebbe prodotto, in tempi antichi e, tutto sommato, anche oggi, meraviglie artistiche e architettoniche di altissimo rilievo. È sicuramente vero, ma è anche vero che l’arte era presente, con espressioni di altissimo livello, anche nel paleolitico. Vedi ad esempio le Grotte di Lascaux. Ma queste sono niente se paragonate al sito archeologico di Gobekli Tepe, in Turchia, dove è stato rinvenuto un complesso architettonico straordinario, difficile da interpretare, probabilmente sacro, che risale a 12.000 anni fa, dunque in piena preistoria. A questo si aggiungono altre meraviglie architettoniche dell’antichità come le Piramidi, Stonehenge, le Tombe dei Giganti in Sardegna e i villaggi megalitici del centro Italia, solo per citare alcuni esempi. Meraviglie architettoniche che con le tecnologie di oggi non sarebbero assolutamente realizzabili. Nessuno sa come vennero poste in opera, né quale fosse la loro funzione esattamente. Riguardo questi temi si può trovare un fiume di letteratura in tutte le lingue. Sono argomenti che molti conoscono, nonostante questo sembrano perlopiù passare inosservati, sebbene mettano seriamente in discussione l’idea di “sviluppo” come ci viene propinata.

In sostanza questi popoli antichi erano in possesso di conoscenze tecnologiche addirittura superiori, in alcuni settori, a quelle attuali. Ma al di là di ingegneria e architettura ci sono altre tecnologie andate perdute che con ogni evidenza erano abilmente utilizzate dai popoli della preistoria.

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L’uomo di Similaun, rinvenuto alcuni decenni fa ben conservato dal ghiaccio, sulle montagne al confine tra Austria e Italia, si rivelò una miniera di informazioni al riguardo. Lo stato di conservazione era talmente buono da permettere di capire come fosse vestito e quali materiali portasse con sé. Si ipotizza si trattasse di un cacciatore, ma anche di uno sciamano ed era vestito con fibre vegetali e pelli animali utilizzate con estrema perizia a seconda della funzione che dovevano sopperire. Portava con sé erbe e funghi di diverse specie. La conoscenza delle piante e del loro uso è estremamente antica. Non è da escludere che in tempi molto remoti potesse essere ancora più profonda e dettagliata, anche solo per la semplice ragione che l’uomo viveva immerso nella natura, ne faceva esso stesso parte. Potremmo dire che disponevano di una tecnologia straordinaria riguardante l’uso delle piante per l’alimentazione, la cura e altri usi.

Ancora oggi esistono popoli che vivono profondamente immersi nella natura e sono ancora a conoscenza di antichissime tecnologie per l’utilizzo delle piante.

Diverse tribù della vasta regione amazzonica utilizzano centinaia di specie e conoscono alla perfezione e nel dettaglio l’utilizzo di ognuna di esse. In particolare utilizzano alcuni allucinogeni, i quali permettono di effettuare viaggi nella psiche di grandissimo interesse sul piano psicologico e spirituale. Si entra così in un altro settore, quello della tecnologia psichica e spirituale, delle quali sono maestri.

A proposito di ciò un caso interessante e curiosissimo è quello dell’Ayahuasca, uno dei più potenti allucinogeni al mondo, che ha destato anche l’interesse di medici e psichiatri che ritengono possa essere utilizzato nella cura di alcune patologie psichiche.

Ma soprattutto è singolare il fatto che questo allucinogeno sia una miscela di due piante, conosciute dai botanici occidentali come Banisteriopsis Caapi (una liana) e Psichotrya Viridis (un arbusto). Gli effetti allucinogeni e curativi si possono ottenere solo ed esclusivamente miscelando le due specie. Prese da sole non funzionano. La domanda è la seguente. Come fecero dei selvaggi delle foreste di 12.000 anni fa o più a scoprire questa caratteristica? Secondo alcune leggende tribali questa conoscenza venne passata loro dagli animali, in particolare dalla Jiboia, l’Ananconda.

Domande analoghe ci si potrebbe porre per quel che riguarda la costruzione delle Piramidi. Come fecero popoli antichissimi e primitivi arrivare in poco tempo a concepire costruzioni simili che, a dispetto delle proporzioni inimmaginabili, presentano dettagli di una precisione sconcertante?

C’è qualcosa che non torna. Ma andiamo avanti.

Negli anni ’20 del secolo scorso Bronislaw Malinowski, un grande antropologo, presentò alla comunità scientifica il risultato di alcune sue ricerche basate sull’osservazione di popoli della Polinesia, in particolare abitanti delle Isole Trobriand. Tra molte altre cose è interessante notare come avesse osservato la totale assenza di un fenomeno come il complesso di Edipo nei rapporti familiari di queste popolazioni. Questa osservazione, insieme ad altre, lo aveva portato a contestare seriamente l’idea della psicanalisi che presenta tale tipo di relazione (e molte altre) come qualcosa di universale e assoluto.

Ma senza arrivare a tali raffinatezze è sotto gli occhi di tutti come le religioni panteistiche siano sistemi del tutto inventati basati su testi a loro volta inventati dalla tradizione popolare.

In sostanza l’uomo medio occidentale di oggi crede di vivere all’interno di un sistema di certezze che in realtà non è affatto la realtà, bensì un codice del tutto inventato per regolare delle relazioni in maniera più o meno soddisfacente, soprattutto per le classi dominanti.

Quanto scritto sopra sono solo alcuni esempi.

Una qualsiasi persona che si renda conto di ciò ha davanti a sé tre strade.

  1. Tirare avanti, all’interno del sistema, come se nulla fosse e adattarsi a tale sistema fasullo.
  2. Uscire dal sistema più o meno totalmente ritirandosi a vivere in maniera più o meno appartata.
  3. Combattere per denunciare la realtà della situazione, come sto facendo io ora. In tal caso rimane a vivere nel sistema, utilizzandone per forza diversi elementi, ma cosciente di quale sia la situazione.

Personalmente la mia scelta cade sull’opzione tre non perché la ritenga più utile oppure doverosa o perché mi ritenga un paladino della verità. Bensì perché è quella che mi fa più comodo e trovo più stimolante. Anche se devo dire che, al di là delle oggettive difficoltà logistiche create da un eventuale fuoruscita dal sistema, talvolta il senso di rifiuto per la situazione prodotta da questo stato di cose mi fa pensare che un più o meno totale allontanamento da esso, seppur difficilissimo da realizzare, sarebbe auspicabile.

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Ma c’è anche un’altra considerazione da fare. Per quanto sia comunque da ammettere che sia comodo, per certi versi, vivere nel sistema, una volta resisi conto di quale sia la realtà della situazione non solo risulta difficile non ribellarsi, ma anche necessario. Nella speranza di poter dare un contributo seppur minimo almeno a rallentare i danni immani, di cui molti irreversibili, che tale sistema di pensiero ha arrecato al pianeta dove abbiamo radici, beviamo, mangiamo, ci muoviamo e respiriamo.

Il sistema che predilige il razionale, in una maniera ossessiva, al punto da essere paradossalmente irrazionale, ha prodotto dei risultati devastanti come un inquinamento che ha ridotto l’aria e gli oceani al collasso, e i ghiacciai e le foreste in pessime condizioni. Sterminando centinaia di milioni di persone, animali e piante.

Come abbia potuto verificarsi un simile disastro in fondo è un mistero. Come tale disequilibrio possa esser arrivato fino a questo punto non lo sapremo mai. Risulta difficile persino capire per quale ragione ampie fasce di umanità, circa 12.000 anni fa, abbiano deciso di passare dalla vita libera e felice dei cacciatori-raccoglitori, a quella schiava e faticosa degli agricoltori. Studi recenti mettono seriamente in dubbio che la vita dei cosiddetti primitivi fosse una continua guerra per una sopravvivenza precaria. Ci sono molti segnali che al contrario farebbero pensare a una qualità di vita piuttosto elevata sia sul piano della felicità materiale che della soddisfazione spirituale. I pochi sciamani sopravvissuti, dediti a una spiritualità che non vede alcuna differenza tra corpo e spirito, tra terra e cielo, tra visibile e invisibile, dimostrano come il loro modo di vedere la vita sia ampiamente più profondo di quello di un essere umano urbanizzato e tecnologizzato. Sia esso una persona comune, un mistico, un industriale, uno scienziato, un ricco o un poveraccio.

I selvaggi, gli uomini della selva, non è detto che vivano meglio dei civilizzati, ma una cosa è certa, sono in linea di massima più felici dentro e vedono a profondità inimmaginabili per un uomo civilizzato.

Hanno inoltre una conoscenza della Vita ben più ampia di qualsiasi scienziato, che probabilmente ha a disposizione una incredibile quantità di dati, magari oggettivi e seri, ed è in grado di scoprire relazioni insospettate sul piano concettuale e matematico. Ma mentre questi ultimi hanno una grande soddisfazione sul piano intellettuale, che di sicuro non è da buttare via, i primi hanno a disposizione il “sentire” sulla propria pelle e nel proprio spirito la straordinaria e profonda interezza dell’esistenza.

Probabilmente un riequilibrio delle relazioni tra razionale e irrazionale sarebbe l’ideale per il futuro. Unico punto di contatto, sebbene ci sia chi contesta anche questo, è probabilmente l’amore, che vede coinvolto qualsiasi essere.

L’espansione della coscienza, che significa semplicemente attivare tutto il proprio essere per tentare di percepire il più possibile la realtà del cosmo, è la strada maestra. Per farlo occorre prima uscire dall’egoismo, poiché la coscienza è un’esperienza collettiva e non individuale, visto che a grandi profondità si perde la concezione di “io e il resto”. Purtroppo il sistema urbano, lanciato a velocità folle come un Tir inarrestabile, senza freni in una discesa, si preoccupa di fare esattamente il contrario, ovvero alimentare la competizione, il conflitto, il profitto personale e l’individualità.

Chi ha optato per la strada numero tre non ha altra scelta che resistere e continuare a credere, affondare radici sempre più profonde nella terra e immaginare rami sempre più alti nel cielo. Unica arma il continuo, difficile, quotidiano esercizio dell’amore deliberato. Decidere di amare nonostante tutto.

Dettagli importanti

Nizza e Berlino in prima pagina e in testa nelle Home Page. Kabul, 60 morti, notizia di 4° o 5° piano.

Per l’opinione pubblica occidentale e i suoi quotidiani esistono morti di serie A e morti di serie B.

Lo vedete come NON funziona?

E mentre Gramellini su La Stampa spiega dal suo scranno perché i Musulmani devono mobilitarsi, io spiego da Rio perché devono mobilitarsi TUTTI…da dentro se stessi….

Che questa notizia sia considerata meno importante è vergognoso!

Ma di fatto la cultura occidentale è una cultura di esclusione per eccellenza. Se vieni ucciso sulla Promenade des Anglais o in un centro commerciale a Berlino sei un morto più eccellente di un lurido Afghano sconosciuto e musulmano. Sembra un dettaglio di poco conto, ma io invece trovo questo punto fondamentale. Loro nemmeno se ne accorgono, poiché chi fa i giornali da per scontato (e a ragione) che agli occidentali se crepano alcune decine di persone in oriente, tra gli indios, i lapponi, i favelados o gli aborigeni interessa molto meno.

Un attentato è sempre scandaloso e dovrebbe indignare allo stesso livello indipendentemente da latitudine, longitudine, cultura e religione. Ma di fatto NON E’ COSI’.

Invito tutti a riflettere su questo.

È inutile che continuiate a scandalizzarvi e ad avere paura per il terrorismo quando nel vostro cuore gli spazi che date alle persone non sono affatto tutti uguali. Sempre che riusciate a dare spazio a qualcuno.

Se vogliamo salvarci veramente da questa situazione non si deve spiegare cosa devono fare gli altri, si deve cambiare totalmente paradigma a cominciare da se stessi.

Non devono “mobilitarsi i musulmani”. Troppo comodo pensare siano sempre gli altri a dover cominciare. Dobbiamo mobilitarci tutti cambiando radicalmente il nostro atteggiamento nei confronti della Vita stessa e delle relazioni umane.

Se c’è qualcosa di positivo in questa situazione disastrosa è proprio il fatto che costringerà l’umanità a guardare la realtà in faccia una volta per tutte e a cambiare, per sopravvivere, una volta per tutte.

 

Moschea, Istanbul - @mvillone

Moschea, Istanbul – @mvillone

La rivoluzione non sta in un passaggio di consegne

In passato scrissi già un articolo su quello che ritengo sia la vera rivoluzione.

La situazione politica, sociale ed economica mondiale è difficile e questo lo sanno tutti. Il mondo sta cambiando velocemente e si profilano nuovi scenari anche di carattere culturale, i quali dovranno far fronte all’incremento demografico, alla penuria di risorse, all’inquinamento selvaggio, alla crescente violenza legata a una fondamentale infelicità di molti. Spesso tale infelicità è legata alle carenze materiali, ma altrettanto spesso a povertà di carattere culturale, etico e umanistico. Basta vedere la quantità di straricchi di soldi, risorse e opportunità, totalmente corrotti da una inspiegabile avidità.

Sul piano politico stiamo assistendo a uno sgradevole deteriorarsi della situazione ovunque. Solo per fare alcuni esempi conosciuti più o meno da tutti negli USA l’ascesa di uno come Trump la dice lunga sul livello culturale e sociale degli elettori. In Brasile la incompetente Dilma Roussef a capo di un governo di corrotti che di più non si può è stata spazzata via con una serie di manovre da altri corrotti, peggio dei primi. In Italia siamo governati da anni ormai da gente che non è stata eletta da nessuno, così, come se niente fosse. La lista è lunga, ma fermiamoci qui, tanto le situazioni sono simili in tutto il mondo. Interessi personali, corruzione, avidità, incoscienza. Ma veniamo al nuovo scenario italiano. Personalmente sono ben contento che alcune delle cariatidi di sempre siano state mandate a casa con la coda tra le gambe dal recente voto amministrativo. Non mi interessa ciò che dice chi è contro Grillo e il M5s. Sono convinto abbiano fatto un lavoro interessante, ma di fronte al disastro umano in cui ci troviamo non è che un ago in un pagliaio. O forse potrebbe essere solo un inizio.

Le argomentazioni di chi è contro me le tolgo dalle palle in 2 minuti. Non hanno radici ideologiche storiche e sono un tantino di destra. E chissenefrega. Perché? C’è qualcuno di sinistra forse, serio e onesto, al quale affidereste qualcosa che vi sta a cuore? Come per esempio il vostro paese? Ma nemmeno sotto tortura. Vi interessano ancora le ideologie? Non c’è niente che sia più lontano dalle idee che le ideologie. Come si fa ad essere così idioti da sottomettere il proprio sacrosanto pensiero a idee avute da altri, magari cento o duecento anni fa per giunta. Ideologie, di destra o di sinistra non importa, che poi si sono rivelate, nella maggior parte dei casi, del tutto fallimentari.

C’è poi qualcuno ancora interessato a dividere il mondo i destra e sinistra?

Altra critica è che sono giovani e incompetenti. Perché? C’è forse qualcuno che abbia dato prova di competenza negli ultimi trenta anni? Ma fatevi furbi.

Ho seguito alcuni talk show con le solite tiritere del cazzo dei “competenti” che non vedono l’ora che questi ragazzi facciano un passo falso o che si adattino anche loro al sistema di corruzione ormai collaudato da secoli.

Perlomeno hanno dimostrato che una quantità significativa di persone ne ha le palle piene e non sa più dove sbattere la testa.

Il punto secondo me è tutto un altro. Ci vuol altro che una crocetta su un pezzo di carta per fare la rivoluzione. Ci vuol altro che una compagine di ragazzi, magari in gamba e con delle buone idee e seriamente determinati a rimanere onesti per cambiare davvero. Hanno dichiarato che vogliono governare coinvolgendo tutti i cittadini. Questo è il punto cruciale. Se i cittadini non cambiano dentro veramente sarà come sbattere la testa contro il muro e si troveranno a dover gestire un ginepraio di accuse, tranelli, ricatti e situazioni varie difficilissime da dirimere.

La vera rivoluzione, quando si innescherà veramente, si giocherà tutta sul piano della coscienza di tutti. Quello che davvero ci sarebbe da fare è un lavoro gigantesco di educazione alla libertà, alla coscienza e alla solidarietà. Una reale rivoluzione etica, umanistica, sociale e spirituale.

Se veramente questi ragazzi hanno a cuore il cambiamento e credono in quello che stanno facendo dovrebbero investire seriamente risorse in questo senso, puntando soprattutto sui più giovani e, ancora di più, sui bambini.

In caso contrario assisteremo, prima o poi, di nuovo a un grottesco teatrino dove prima cercheranno di farli cadere in tutti i modi e poi saranno loro stessi che si renderanno conto di aver a che fare con materiale umano avariato. I cittadini che loro vorrebbero coinvolgere nell’amministrazione sono spesso ormai demotivati, abituati a pensare più che altro a se stessi, abituati a “tirare avanti come possono”, abituati a lamentarsi un giorno sì e l’altro pure, molto poco consapevoli delle proprie possibilità e responsabilità. Niente affatto persone cattive tout-court, ma persone ormai lontane dalla propria umanità e dalla loro vera essenza spirituale.

Se i giovani del M5s sono davvero in buona fede la prossima mossa dovrebbe concretizzarsi sul piano educativo, ma non semplicemente in senso scolastico, tecnico e culturale, bensì verso una riforma profonda del modo di essere, di vivere, di concepire l’esistenza stessa. Con programmi educativi, per bambini, giovani e adulti, adeguati.

Questa sì che potrebbe essere una sfida degna di un movimento che intenda davvero cambiare radicalmente la società, il modo di vivere e di intendere la politica. È l’unica strada per un cambiamento reale. E non sarà uno scherzo. Questa è la vera missione impossibile.

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PROGETTO PARA TI 2016

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Focus

Con il 2016 continua il rinnovamento di ONG Para Ti.

Abbiamo deciso di escludere il turismo troppo massificato che non permetterebbe il normale svolgersi delle lezioni e delle diverse attività. Abbiamo optato per lo sviluppo del volontariato e del turismo solidale.

Il complesso della ONG dispone, oltre al centro per i bambini, di ampie aree lounge immerse nella foresta per attività plenarie, di terrazze con vista sulla foresta e le montagne circostanti e sulla comunità adiacente e di 14 camere.

L’attività di ospitalità è attiva già dal 2013.

Il turismo solidale permetterà parzialmente l’autosostentamento del Centro. I proventi di questa attività serviranno a coprire parte delle spese del centro.

Per turismo solidale intendiamo un turismo che non si limiti al mordi e fuggi, ma si impegni nella comprensione dell’ambiente culturale che viene visitato.

I visitatori saranno accolti al centro e ad essi verranno illustrate le diverse attività pedagogiche. Avranno un’area dedicata in modo da non disturbare le lezioni e le attività. In tale area sono attivi un bar, un’area di ristorazione, una boutique di artigianato etnico e sociale (madeinfavela®), una terrazza con vista su foresta e montagne esulla comunità adiacente.

Qui verranno spiegate le diverse attività e la storia della ONG, nonché l’attività di artigianato e le attività di ricerca sociale e antropologica, anche visuale di Lidia Urani e Mauro Villone, Presidenti e direttori della Para Ti.

Particolare rilievo viene dato alla storia della famiglia Urani, fondatrice dell’attività 25 anni fa. Si parlerà dell’attività di Franco Urani tra industria automobilistica e impegno sociale dall’inizio del suo arrivo in Brasile con la FIAT. Per i visitatori è disponibile il libro: “Una rivoluzione possibile – 50 anni in Brasile tra fabbriche e favelas”. Per ora solo in italiano e del quale prevediamo traduzione in inglese e portoghese.

Da qui i visitatori vengono accompagnati alla visita della comunità di favela adiacente: Vila Canoas, dove Franco Urani, con la sua famiglia, ha operato per 25 anni. Non si tratta solo di una visita, ma di vera e propria interazione culturale e sociale con i componenti della comunità. Visita nel budello di stradine della comunità, a negozi e attività diverse. Incontri con abitanti e personaggi che hanno fatto la storia della comunità. Viene spiegato il meccanismo di nascita e crescita delle comunità, il loro sviluppo sino alla situazione odierna, le serie problematiche, ma anche gli aspetti positivi sul piano umano, sociale e culturale.

La visita dura dalle due alle tre ore.

Sono previste ulteriori opzioni, come visita alla vicina favela Rocinha, al quartiere di Sao Conrado e un percorso ecologico nella foresta del Parco Nazionale di Tijuca. È prevista anche la partecipazione ad altre attività culturali da noi organizzate come seminari di cultura indigena, antropologia del Samba, Capoeira, meditazione.

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Amicizia, solidarietà, coscienza e creatività

Per quel che riguarda la situazione sociale del Brasile, soprattutto relativamente alle classi socio-economiche meno agiate è importante comprendere che oggi il problema più grave non è più l’alimentazione, bensì l’educazione, in senso lato.

Ovvero è importante dare soprattutto ai bambini l’opportunità di entrare in contatto con concetti come il rispetto, la solidarietà, la consapevolezza sociale ed ecologica, la coscienza di se stessi e del mondo, l’importanza di sviluppare, su diversi fronti, la propria creatività e le relazioni con gli altri. In questo il sistema scolastico ed educativo brasiliano è senza dubbio ancora molto carente. Vuoi per la situazione sociale e delle famiglie povere, vuoi per l’assenza di programmi scolastici pubblici seri e disponibili a tutti.

Di sicuro una ONG da sola non può cambiare la situazione di un’intera metropoli, ma dare segnali forti sì. Para Ti ONG è una realtà circoscritta, ma molto attiva sul piano delle relazioni e della comunicazione, grazie a innumerevoli relazioni personali, insieme a blog, libri, eventi, mostre e conferenze.

I nostri programmi educativi sono descritti nel resoconto 2015. Negli anni futuri continueremo su questa linea.

Riassumendo, il programma settimanale si divide tra rinforzo scolare e attività creative quali:

alimentazione e gastronomia;

teatro;

cura dell’orto;

educazione civica;

geografia;

inglese;

meditazione e coscienza;

escursioni in città e dintorni;

sport e attività ludiche.

Una ulteriore attività, che coinvolge il responsabile del Centro e la Direzione è costituita dalle relazioni con le famiglie all’interno della comunità povera. Si tratta di un punto chiave molto importante. Si tratta di famiglie nel 90% dei casi irregolari, costituite dai nonni o da un solo genitore o da genitori e parenti che non hanno un lavoro fisso e che, spesso, hanno avuto problemi con la giustizia, oppure cha hanno problemi legati all’alcol e alla droga.

Si tratta di un’attività molto delicata, ma imprescindibile per dare davvero un contributo al cambiamento di un mondo che scivola sempre più verso il basso e l’abbandono. Un mondo dove i bambini hanno pochissimi punti di riferimento positivi.

Le diverse attività sono seguite da funzionari assunti regolarmente e volontari che, dopo aver partecipato a un workshop della durata di 10 giorni, possono fermarsi al centro per periodi variabili da poche settimane ad alcuni mesi.

START-UP TURISMO ECOSOLIDALE PARA TI

Sistemazione area accoglienza Para Ti: Boutique artigianato, bar, area ristorazione.

Sistemazione 12 camere.

Assunzione di 2 funzionari per la gestione del progetto.

Acquisto di u mezzo di trasporto per 7 persone.

Comunicazione: lancio, pubblicità, sito internet, ufficio stampa.

Dal primo anno prevediamo che l’attività comincerà da subito a dare i primi frutti, grazie anche agli eventi olimpici previsti.

Non azzardiamo una previsione di introiti precisa poiché occorre testare il mercato. In base alla nostra esperienza l’afflusso di turisti interessati a capire la situazione ecologica e sociale della città dovrebbe aggirarsi su un minimo di 3.000 unità l’anno. Ma riteniamo ragionevolmente che potrebbero essere molte di più.

Un incontro con Unaltrosguardiano

Beh sì, diciamo la verità, a Torino ci sono anche cose molto interessanti da fare e da vedere.

Per esempio ieri ho incontrato, come mi capita sempre quando vengo qui, un grande amico Unaltrosguardiano anche lui. Uno che potrebbe anche spiegarlo come si vedono le cose con un altro sguardo. È singolare inoltre scoprire come questo genere di personaggi sembra sia essere totalmente indipendente dall’età imposta all’anagrafe. Lui dice che tra 13 anni ne avrà 100, cosa che per me avverrà tra 33, ma che in ambedue i casi mi lascia del tutto indifferente. C’è anche chi è già morto a 30, tanto per fare un esempio. Avete invece mai sentito parlare di vulcani, che so, di 500 milioni di anni che non possano ancora essere in attività in modo tale da mettere in crisi territori e montagne circostanti? Ebbene il Maestro Ezio Gribaudo è uno di questi. Ma non perché lui pensi di fare chissà che. Al contrario avvicinandosi a lui senza nessun altro interesse che non sia lo scambio di energie, ci si accorge che la sua enorme forza sta nell’essere stato capace per tutta la vita di salvaguardare, anzi far crescere e prosperare il suo bambino interiore. Un bambino che, anzi, ha esteriorizzato non poco, vista l’enorme mole di opere prodotte, concepite, collezionate ed esposte. Di recente con la imprescindibile collaborazione della figlia Paola ha realizzato una mostra in Texas, oltre a un mare di altre cose. È un artista che non ha bisogno di conferme di sicuro, peccato solo che in altri continenti siano capaci di valorizzare i talenti di casa nostra molto di più delle stesse città da dove essi provengono. Un classico.

Ma torniamo a lui. Ieri ci ha beneficiati di una visita guidata da lui stesso nei quattro piani del suo studio in precollina a Torino. Una chicca che già da sola varrebbe il viaggio. Sembrava veramente un bambino (ma quello cosmico non uno qualsiasi, di quelli rincoglioniti da ore passate davanti al televisore). Tutto preso, come un mago alchemico in uno stato di coscienza profondamente modificato, a illustrarci i suoi materiali e le sue opere. Farfalle di legno, dinosauri iconografati su mappamondi, cavalli in gabbia, tele a macerare al sole e alle intemperie, bassorilievi su bianco capaci di rendere il nulla qualcosa di incredibilmente ricchissimo. Nudi erotizzanti e intriganti, colori, pastelli, vernici, carte, metalli, dipinti, collage, capitelli, bronzi, personaggi, esseri e cose inesistenti. In poche parole una fantasia, un entusiasmo, un amore, una creatività senza limiti. Ma senza limiti non solo per la quantità, bensì anche per la qualità: una mancanza di limiti concettuale. In altre parole: un vivere senza limiti, anzi con in più un’ironia straordinaria proprio per i limiti imposti per forza di cose dalla carne e dalle difficoltà umane. Ecco come si guarda il mondo con Unaltrosguardo! Lo spiegano persino i saggi indiani e i maestri degli allucinogeni sudamericani: una enorme risata sarà ciò che resterà di tutto questo.

Detto ciò, non mi resta che augurarmi che la soglia dei 100 citata da Ezio sia da lui agevolmente superata e mi piacerebbe moltissimo poter portare a Rio la sua mostra ora in Texas, così, tanto per farci due risate quando saremo di nuovo a Torino a conversare amabilmente su tutto.

Maestro non crescere mai, non serve a nulla. Continua solo a mostrarci cosa sia la capacità visionaria che porta a galla le immagini inconcepibili delle nostre profondità insondabili. La, dove non esistono limiti e dove forse esiste una unica sola coscienza.

 

Galleria

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Il Salone del Libro a Torino

La copertina del nostro libro.

La copertina del nostro libro.

Ogni anno, come di consueto, partecipo in parte come visitatore, in parte attivamente, al Salone del Libro di Torino. Quest’anno ci ho presentato il nostro nuovo libro: “Rio – Unaltrosguardo”. In realtà quello che mi interessa è girare per ore tra gli stand a osservare copertine e sbirciare in qualche volume. Ma andiamo per ordine.

In primo luogo sembra incredibile che questa manifestazione sia così affollata quando si dice che in Italia leggano in pochi. Strano che ci siano centinaia di persone del tutto imbecilli che pagano il biglietto di 10 euro per fiondarsi allo stand, per esempio, della Mondadori, quando la loro libreria cittadina è per forza di cose ben più fornita di titoli. Ma le contraddizioni non finiscono certo qui. Adesso che Picchioni l’hanno fatto fuori continua comunque la fatica degli organizzatori per garantire un sempre maggiore afflusso alla kermesse. Così invitano personaggi come Zalone, che con la cultura hanno sicuramente a che vedere, ma di striscio, mentre non si capisce cosa ci azzecchino con i libri. Naturalmente la sala dove ha sparato le sue memorabili cazzate non solo era piena, ma anche di fronte a una coda chilometrica. Centinaia di sfigati con poche idee si sono accalcati per ore nell’attesa di chissà che. Ne approfitto per una breve digressione. Ho visto l’ultimo film di Zalone decantato da tutti. Lui è davvero simpaticissimo e anche piuttosto intelligente. La trama è una puttanata qualsiasi, poteva essere qualsiasi altra cosa che permettesse di parlare di vizi e virtù di un povero italiano medio. Pieno di gag divertenti come molti altri film, ma lontanissimo dalle opere italiane degli anni ’50 e ’60. Interessante notare come un guitto molto simpatico e arguto, con la faccia da zarro, ma molto intelligente, sia sufficiente per proclamare il nuovo paladino della cultura italiana. Siamo a posto.

Un’altra chicca è la incredibile offerta di argomenti triti e ritriti che, sotto titoli diversi, presentano sempre gli stessi argomenti. Come quelli spirituali, psicologici o di autoaiuto per esempio. Sempre la solita minestra da duemila anni, sempre le stesse cose rigirate in diecimila modi diversi, per vendere libri a chi non ha nessuna voglia di mettersi davvero in discussione e preferisce far finta di evolversi comprando sempre cose tipo: “Il misterioso potere della vostra mente” o “Riprenditi la tua vita con lameditazione” e altre amenità simili, sempre stramaledettamente uguali da un decennio all’altro, da un secolo all’altro.

Tornando al Salone, al di là di incontri, conferenze e dibattiti, come dicevo, quello che mi interessa sono, incredibile dictu, proprio i libri. La manifestazione è una valida occasione, a mio modesto modo di vedere, per avvicinarsi a una enorme quantità di autori e ed editori piccoli e sconosciuti, ma spesso con un sacco di idee. E proprio per questo a me interessano i libri. Li trovo, in sostanza, scrigni misteriosi pieni di idee. In mezzo al marasma commerciale e alle idee vecchie, stantie e stupide, se ne trova anche una gran quantità di buone, stimolanti e innovative. Fa parte del mio lavoro di osservatore, ricercatore e scrittore, confrontarmi con idee altrui per svilupparne a mia volta di nuove. Ma, al di là di questo, trovo semplicemente interessante e piacevole toccare con mano, anzi, vedere con i propri occhi tramite segnetti sulla carta, quanta gente ci sia, piena di entusiasmo, di idee, di speranza e di cose da dire. Le stesse copertine per me fanno parte dello spettacolo. Nelle copertine si trova non solo il lavoro dello scrittore, bensì anche quello di fotografi, grafici, titolisti, editori, in poche parole, in sostanza, di tutto lo staff delle case editrici. Non è una cosa da poco, si tratta di un lavoro di gruppo di mesi che, partendo da un’idea o un insieme di idee, sviluppa un oggetto comunicativo che dovrà veicolare le suddette idee.

In ultima analisi quando giro per gli stand mi pare di sentire innumerevoli voci che raccontano, in milioni di modi diversi, la loro reazione al palesarsi del mondo. Gioia, curiosità, dolore, sarcasmo, dissenso, critica, umorismo, ma sempre per una sola ragione: l’amore. Amore per se stessi, per il resto del mondo, per le proprie idee, per la comunicazione, per il proprio irresistibile desiderio di non rimanere inerte agli stimoli del nostro mondo. Non siamo messi così male, o meglio, nonostante tutto c’è molta gente che ha un sacco di cose da dire.

Le ragioni commerciali non sempre distruggono il flusso di idee, anzi. Il problema di fondo è sempre solo la capacità di essere liberi e di saper vedere in profondità nelle cose. C’è ancora molto da dire e molto da imparare.

Ma quale spiritualità…ma quale Torino…per favore

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco1.

Tanto per darvi un’idea di cosa sia Torino. Questa è la risposta di “Torino Spiritualità” alla mia proposta di metterli in contatto con quanto ci sia di meglio della spiritualità in Brasile.

Avevo inviato a inizio Febbraio il programma di Workshop di Sciamanismo che faremo a Torino a inizio Giugno. Nessuna risposta. Oggi ho reiterato la email sollecitando una reazione.
Tanto per dare un’idea gli Huni Kuin (uno dei gruppi con cui lavoriamo, popolo millenario dell’Amazzonia, con una conoscenza delle erbe e delle piante che ha fatto muovere fior di ricercatori di tutto il mondo) sono stati ricevuti a Vienna ufficialmente dal governo austriaco al completo.
Patrocinati dal grande artista brasiliano Ernesto Neto.
“Gentile Mauro Villone,
non ha ricevuto risposta perché effettivamente la sua mail non conteneva domande e sembrava avere un puro scopo promozionale.
Come immaginerà, di mail contenenti link ad eventi ne riceviamo moltissime, più di quante ci sia possibile gestirne.
Grazie in ogni caso per aver reinoltrato, con maggior chiarezza, la proposta.
Siamo spiacenti di dirle che non siamo interessati alla tipologia di appuntamento.
Un saluto cordiale.
Lo staff”

Sti ignoranti non hanno la minima idea del tipo di personaggi con i quali abbiamo a che fare noi e altri del nostro gruppo. D’altra parte non possono averla, poiché non sono nemmeno i grado di ascoltare….altro che spiritualità….nemmeno la cultura di base e nemmeno la sensibiltà e l’emotività adeguate.
Questa è Torino….che, si sà….non è Vienna…..
Io, i Fulni-o e gli Huni Kuin ringraziamo per l’interesse e continueremo, come sempre, sul nostro cammino.
Foto: @mvillone – A Celendrina, ultranovantenne Fulni-o, non gliene frega un cazzo…..e io imparo….

L'allestimento di Ernesto Neto in omaggio agli Sciamani Huni Kuin, in uno spazio sacro appositamente dedicato a Vienna.

L’allestimento di Ernesto Neto in omaggio agli Sciamani Huni Kuin, in uno spazio sacro appositamente dedicato a Vienna.

Workshop sciamanismo a Torino

Sciamano Fulni-o

Sciamano Fulni-o

Dal 3 al 5 giugno 2016.

Dove: Villa Rava, a Reaglie, Strada Fenestrelle 253, sulla collina torinese.

Per chi viene da fuori possibilità di pernottamento in B&B e Hotel a Torino.

Il motivo principale per cui facciamo questo lavoro è perché crediamo che vedere le cose con un altro sguardo serva a trasmettere una cultura di Pace.

Questo workshop si propone di elaborare e digerire, attraverso rituali sciamanici, le esperienze positive e negative del passato. Ed esplorare il futuro, osservando i nostri obiettivi e i nostri progetti.
Servirà anche a scaricare tensioni e acquisire potere e fiducia in se stessi.
Verranno trasmesse tecniche diverse di cura, autocura e guarigione.

Questo lavoro si inserisce in un ben più ampio percorso di ricerca congiunto che coinvolge Carlos Sauer, Juliana Ramos e il loro gruppo, Lidia Urani, Mauro Villone e le tribù Fulni-o, Krenak e Huni Kuin.

Venerdì dalle 20-23
Breve presentazione
Fuoco sacro
Lezione sui Canti sacri nativi

Sabato 10-17
Introduzione al workshop e alla cultura sciamanica
Lezione di sciamanismo
Incontro con gli animali di Potere e con il proprio animale Totem
Rituale della Ruota della Vita o Ruota della Medicina
La funzione del medium
La funzione dell’ectoplasma
Come unirsi a una ruota di medicina

Domenica 10-16
Racconti di esperienze
Le Canzoni dei nativi
I diversi ritmi del tamburo ed esperienze di guarigione spirituale attraverso la forza di attrazione dei canti sacri.
Lavoro con i viaggi sciamanici e la ruota di medicina sempre con il sostegno nei canti sacri indigeni
Esperimenti a coppie e a gruppi

Il lavoro sciamanico viene svolto con l’utilizzo della mente, dello spirito, delle emozioni.
Si interagisce con l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco.
Gli strumenti necessari sono il tamburo, oggetti a percussione in genere. Oggetti di potere.
L’abbigliamento deve essere comodo. Portarsi una coperta ed eventualmente un cuscino. Una maglia per eventuali abbassamenti di temperatura.

Facilitatori.
Carlos Sauer: Terapeuta olistico, insegnante e conferenziere. Formatosi alle Tradizioni dei Nativi dell’America del Nord (sciamanesimo). Ha vissuto 20 anni in Arizona con i Cheyenne, dove ha appreso tecniche sciamaniche e della Capanna del Sudore (Sweat Lodge) che ora pratica in Brasile. Sempre in Brasile collabora con i popoli Krenak e Fulni-o.
Sauer è un curandero che ha operato in Brasile, USA ed Europa molte guarigioni.
Possibile accedere a una consultazione privata con 80€.
Juliana Ramos, sua compagna e assistente terapeuta olistica e psicoterapeuta reichiana.

Il workshop è in portoghese con traduzione simultanea di Lidia Urani e Mauro Villone.

Il costo è di 190€. Da versare interamente e anticipatamente al momento dell’iscrizione.
Si tratta di un costo promozionale per aprire il lavoro su Torino. In genere questi Workshop con Carlos Sauer nel resto d’Europa costano da 250 a 280€.

Per chi ha necessità di dormire a Torino possiamo offrire diverse sistemazioni.
Nella Villa sede del corso è possibile pernottare a 30€ con la colazione.
Per i pasti. Ognuno porterà qualcosa da condividere per il pranzo. Le cene sono autonome o si potrà partecipare a una cena congiunta con gli organizzatori.

Villa Rava è l’abitazione dei coniugi Rava gentilmente offerta per l’evento. Si tratta di una villa storica del ‘700 con giardino nel verde della collina torinese.

Per iscriversi effettuare il versamento al seguente conto:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA
BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO
IBAN: IT55P0690601008000000005946

CAUSALE: SCIAMANISMO

Per info il modulo sottostante.