Spiritualità e denaro

“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Vangelo secondo Matteo 22,21)

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È luogo comune, forse da sempre, forse da alcuni decenni, ritenere che il denaro, “lo sterco di satana”, non dovrebbe mai avere niente a che fare con la spiritualità. Un’altra credenza è quella, secondo molti, che la nuova spiritualità sia invece sempre un business, sempre condita da denaro e che questo fatto ne infici definitivamente la validità.

Naturalmente non credo sia vero nessuno di questi due assunti e, se avrete la pazienza e la compiacenza di leggere fino in fondo (vi avverto che purtroppo non sarò così breve come speravo di essere), vedrete come lo andrò a dimostrare, utilizzando la logica (una pratica oggi in disuso, ma molto in voga presso, per esempio, i Pitagorici, 2.500 anni fa) e alcuni esempi.

Occorre premettere che ci sono persone che alla spiritualità in genere non credono e che la ritengono, per assunto, una truffa per creduloni. Marxisti, cartesiani, cinici e altri individui che amano etichette filosofiche o anche altri, capaci di avere invece idee originali loro alle quali però si attaccano come un fungo su un tronco. Per questi ovviamente la spiritualità e le religioni non possono che essere truffe organizzate. Naturalmente ognuno ha il diritto di avere la propria opinione.

Tra quelli che invece credono nel trascendentale, nell’eternità della vita, nell’esistenza degli spiriti e via dicendo ci sono molti che sarebbero o sono interessati alle diverse scuole spirituali, religiose e filosofiche, ma sono sempre sul chi va là poiché temono di diventare preda di ciarlatani e improvvisati, cosa che peraltro spesso accade.

Inoltre è evidente che spesso le religioni e i movimenti religiosi e spirituali, soprattutto quando assumono certe dimensioni, macinano per forza enormi quantità di denaro.

Infine preciso la mia personale posizione in merito. Non solo sono molto interessato alla spiritualità, ma ne sono profondamente coinvolto sia sul piano personale che professionale. Per quanto riguarda le religioni ho di recente cambiato alcune idee. Mentre prima pensavo fossero tutte delle truffe di recente ho rivisto le mie posizioni e sono disposto ad ammettere che, sebbene spesso di truffe si tratti, altrettanto spesso qualsiasi credo religioso contiene al suo interno parti di verità e ancora più spesso le religioni coinvolgono persone in buona fede che svolgono compiti delicati con impegno, amore e serietà. Come sempre nelle faccende umane le questioni sono molto più complicate di quanto non sembri e bene e male sono sempre finemente intrecciati e, talvolta, addirittura inestricabili.

Sul piano pratico io preferisco, perlomeno al momento, muovermi su diversi fronti in modo ecumenico e ragionevolmente sincretico. Laddove il sincretismo è il mescolarsi di tradizioni, pratiche e credenze di diversa provenienza.

Nel corso di diversi decenni ho sperimentato, devo dire con profitto, almeno dal mio umile punto di vista, pratiche cristiane, buddiste, taoiste, induiste, africane, indigene, esoteriche e anche altre di matrice americana ed europea che con le religioni magari hanno poco a che fare, ma in qualche modo lambiscono o penetrano parzialmente il mondo della spiritualità. Con queste ultime accade ciò in virtù del fatto che muoversi nel mondo della psiche porta per forza ad aver a che fare con quello dello spirito. La parola psiche, di origine greca, significa appunto anima. Lo psicologo del profondo Carl Gustav Jung aveva sottolineato più di altri la pertinenza spirituale della psicologia e aveva posto l’attenzione su diverse pratiche antiche di matrice europea e mediterranea che avevano a che fare con la spiritualità, come per esempio la cabala, l’alchimia e i tarocchi.

Ma veniamo al dunque e torniamo con i piedi per terra.

Oggi stiamo assistendo a una sorta di boom della spiritualità. Sta avvenendo per forza di cose. Vista la deplorevole situazione in cui versa il pianeta è ovvio che molte persone abbiano interesse a cercare al di là della materia qualcosa che dia loro conto di ciò che sta accadendo e anche un lume sul senso della vita. Oppure molto semplicemente, visto che muoversi nel mondo della materia ha per forza dei limiti, dal momento che il numero di auto che si possono possedere dopo un po’ perde di significato, e così pure vale per i vestiti e anche il numero degli orgasmi giornalieri dev’essere per forza a un certo punto limitato.

In tale situazione si è venuto a creare, per forza di cose, un mercato. Il mondo occidentale, ci piaccia o meno, funziona così. Qualsiasi cosa finisce per essere monetizzata, poiché il sistema imperante di scambio sono i crediti dei diversi stati. A me, per esempio, questo sistema, come ho già ribadito più volte, non piace particolarmente, anche se riesco a conviverci. Mi piace ancora meno da un paio di decenni poiché è diventato un mostro impersonale che macina qualsiasi cosa e la risputa sotto forma di prodotto e poi di rifiuto.

Tale sistema può essere rifiutato in toto solo allontanandosene fisicamente con la morte o fuggendo in aree non urbanizzate. Finché ci si ha a che fare occorre in qualche modo relazionarvisi. Per contro occorre osservare che non tutto è da buttare via, come, per fare alcuni esempi, il web, il design e molte altre cose.

Dunque nel sistema anche la spiritualità viene monetizzata e può diventare un prodotto, ma questo non significa che non possa comunque contenere elementi di valore. A questo punto, sul piano pratico, ci troviamo a un bivio, da una parte si trova la spiritualità costosa, dall’altra quella molto più accessibile.

Qui si trova la mia prima contestazione nei confronti di chi sostiene che la spiritualità sia sempre condita da richieste ed esborsi cospicui di denaro. Naturalmente io ritengo che sia una scusa per i soliti spiriti di scarso valore che non vedono l’ora per trovare ancora una volta qualcosa di cui lamentarsi, con l’ulteriore vantaggio di mettersi al sicuro nei confronti della possibilità di doversi mettere in discussione.

Ovvero: quella cosa lì non vale niente di sicuro, dunque non mi ci avvicino e sono stupidi quelli che lo fanno.

Dal mio punto di vista invece il punto è un altro. Ovvero occorre essere molto attenti nella selezione delle proposte, ma indipendentemente dal loro costo. Sono convinto possano esistere proposte di alto valore con costi non indifferenti.

Ma c’è un’ulteriore considerazione da fare. Chi crede nel trascendentale dovrebbe sapere che, quando abbiamo fiducia, siamo allineati, ci muoviamo con amore, le risorse per ottenere ciò che serve davvero alla nostra vita arrivano. Senza dubbio.

Nel caso invece che le proposte che arrivano nella nostra vita richiedano investimenti limitati o molto limitati non è conveniente buttarvisi sopra a pesce solo per quello, poiché potrebbero avere scarso valore. Meglio invece operare comunque una selezione attenta basata su altri fattori.

Detto questo personalmente ritengo che non sia per niente vero che la spiritualità abbia sempre o spesso costi elevati. Io mi sono imbattuto in continuazione in pratiche e attività spirituali che costano poco o nulla e che hanno grandissimo valore. Naturalmente anche questa è una scusa per gli stessi furbi di prima che giustificano la loro pigrizia, la mancanza del loro spirito di ricerca, in altre parole, la loro vita statica di merda, con la storia che tutto ciò che ha che vedere con la spiritualità è la truffa di ciarlatani che vogliono loro fottere denaro. Naturalmente questo è stravero in casi tipo Vanna Marchi che con la spiritualità non hanno nulla a che fare e che, anzi, in barba a qualsiasi legge logica di causa ed effetto, di sforzo e risultati, promettono di risolvere qualsiasi problema senza che il malcapitato debba fare assolutamente nulla. È anche pieno di predicatori e di finti guru, dai quali difendersi, ma la cui esistenza non dovrebbe portare automaticamente all’idea che tutto questo mondo sia fatto così.

La spiritualità è sforzo, capacità di mettersi in gioco e in discussione, è ricerca, spesso al buio, è comprensione, amore. Soprattutto è condivisione e la capacità di capire che non esiste un “mondo spirituale” staccato dalla materia, bensì è tutto in connessione: il corpo con l’anima e lo spirito, i sentimenti con i desideri carnali, il vento, le foglie, l’acqua e il cielo con le nostre emozioni. L’essere umano è un “tutto” collegato con un altro “tutto”, quello universale, nel quale solo l’espansione della coscienza può metterci in grado di muoverci verso l’evoluzione spirituale.

Per gli indios per esempio non ha nessun significato pensare allo spirito staccato dalla materia. Per essi tutto è la stessa cosa. Essi sentono sulla pelle gli elementi naturali, le emozioni, i sentimenti e le visioni. Nascere e morire nella carne è per loro un fatto spirituale, come di sicuro lo è per ogni mistico o ricercatore.

In un simile contesto non ha nessuna importanza il costo di un’attività spirituale qualsiasi. Nella foresta o nel deserto sarà gratuita, mentre in una città non può esserlo. Gli stessi sciamani indigeni quando si spostano nelle città sono costretti a chiedere un emolumento per i loro servizi, se non altro per gli imprescindibili spostamenti.

Senza contare che nemmeno nei luoghi naturali i servizi di sciamani e mistici sono gratuiti, visto che, per forza di cose a causa delle necessità di sopravvivenza, saranno costretti a chiedere delle offerte in cambio. Cosa che accade regolarmente dalla notte dei tempi.

In tempi come quelli di Gesù, la situazione non era diversa. Non è che i dodici avventurieri spirituali col loro capo si cibassero d’aria. Infatti il vangelo parla a più riprese dell’apostolo che teneva la borsa. Saranno probabilmente state elemosine, ma era impossibile a quei tempi così come oggi vivere completamente senza denaro.

Il problema è ben diverso. E qui entra la frase che ho citato in apertura, date a Cesare quel che è di Cesare. Senza dubbio il Cristo si riferiva, esattamente come spiegano in altri contesti guru indiani e lama buddisti, al non-attaccamento, ovvero ciò che serve per essere davvero liberi. Potremmo possedere qualsiasi cosa. Il punto è non esserci attaccati come succiacapre, come i politici alle loro preziose e nauseabonde poltrone.

In un simile conteso perde totalmente significato parlare di costi o non costi della spiritualità. Essa è un fatto importante, come diversi altri nella vita, e occorre avvicinarvisi con fiducia, senza nemmeno pensare al denaro.

A questo punto possiamo guardarci intorno serenamente senza timore di essere barbati da finti santoni, guitti televisivi o ciarlatani vari. Il nostro metro di misura non sarà il denaro, bensì i contenuti. Ed è proprio per l’incapacità di molti nel riconoscere questi ultimi che si annidano le fregature, non nel denaro necessario per muoversi, poco o tanto che sia.

Gli stessi popoli sciamanici, costretti dal depauperamento delle risorse naturali, a cominciare a muoversi nelle zone urbane, devono vendere il loro artigianato sacro e la loro sapienza millenaria. Anche se loro preferiscono parlare di scambio di offerte e non perdono occasione per ringraziare e pregare ogni volta che si verifica uno scambio di qualche tipo, incluso quello di denaro.

Per venire poi ad aspetti più eminentemente pratici la mia esperienza personale è costellata di incontri che si sono rivelati per me molto produttivi sul piano dell’evoluzione e dell’espansione della coscienza. E nel corso della mia vita, sebbene abbia dovuto ovviamente investire del denaro nella ricerca spirituale, se non altro per gli spostamenti, quello che ho speso non è niente di fronte ai benefici che ne ho sempre tratto.

Posso portare alcuni esempi. Molti decenni fa feci a Torino un corso di meditazione profonda che continuo a praticare ancora adesso, con un investimento ridicolo. Tempo dopo mi avvicinai al Buddismo della Soka Gakkai, che non costa un soldo. Certamente l’associazione incoraggia i membri a fare annualmente donazioni, ma sono libere e ognuno può calibrarla sulle proprie possibilità. Gli incontri, la frequentazione dei centri culturali, le pratiche settimanali con gli altri membri sono del tutto gratuite. Molti fanno volontariato e offrono gratuitamente la casa per incontri. Certamente ci sono i costi di pubblicazioni, accessori e corsi, ma del tutto contenuti e non obbligatori. La pratica in sé, la quale da molti e profondi benefici, alla fine non costa assolutamente nulla. Lo stesso vale per la frequentazione di associazioni di meditazione, sia orientali che cattoliche. Costi zero. Offerte libere.

Di recente ho partecipato a una cerimonia di quattro giorni per il conferimento delle tre gioie del Tao. Costo 6 euro, incluse pubblicazioni, accessori e quattro abbondanti e gustosissime cene preparate da master chef di cucina cinese vegetariana.

La frequentazione di sciamani indigeni presenta talvolta costi più elevati per via dei frequenti spostamenti dalle foreste alle città, ma spesso le cerimonie a cui partecipo settimanalmente hanno un costo di 6 euro a serata, incluso piccolo buffet da condividere tra amici.

Un’altra pratica la cui valenza spirituale è oggi ancora misconosciuta è il volontariato. Attività di volontariato di varia natura danno un grandissimo impulso all’amore e all’espansione della coscienza. L’ho fatta per anni con una suora di Torino che aiuta i migranti e, oltre a non spendere nulla di tanto in tanto ci venivano offerti pasti frugali. Lo stesso vale per l’attività di volontariato che ho svolto nelle carceri e da diversi anni in Brasile.

Sempre in Brasile di recente mi sono avvicinato a una realtà addirittura stratosferica sia sul piano spirituale che umano. Nel centro del paese, vicino a Brasilia, si trova la Casa de Dom Inacio. Si tratta di un centro creato dal Joao de Deus, forse il più potente medium e curandero del mondo. Qui, dal mercoledì al venerdì, da decenni, si svolgono attività di cura, preghiera, meditazione, che coinvolgono sempre più persone provenienti da tutto il mondo. Nei tre giorni attivi della settimana passano dal medium e nelle sessioni di preghiera e meditazione fino a mille persone. Non solo è del tutto gratuito, ma addirittura a tutti, ma proprio tutti i partecipanti viene offerta gratuitamente una gustosa zuppa di verdura con pane. Certamente c’è anche un bar dove vengono venduti prodotti vari, una farmacia che vende rimedi naturali, un negozio che vende accessori vari e pubblicazioni, tutto a costi contenuti. È ovvio che l’intero complesso ha dei costi e in qualche modo si deve mantenere. Ma per chi non ha troppe possibilità è possibile frequentare il centro anche per tutta la vita senza spendere una lira. Parlerò di questo posto ampiamente in altra sede.

Oltretutto personalmente ho preso l’abitudine, nei diversi contesti di crescita spirituale che frequento, a operare scambi di servizi. Offro disponibilità come volontario in cambio di abbattimento di costi.

Una volta la settimana mi incontro con amici per meditazioni di varia natura. Tutti volontari, costi ridotti a zero.

Una o due volte l’anno ospitiamo in Brasile un guru indiano per incontri, corsi e workshop. Costo di un incontro di una serata 9 euro. Stesso costo delle serate che organizziamo con gli sciamani indios.

Per le attività del gruppo di Ayahuasca non solo non spendo più una lira, ma incasso persino qualche soldino ogni tanto per l’ospitalità che talvolta do agli sciamani in trasferta.

Quando mi imbatto in attività che richiedono investimenti importanti valuto di volta in volta l’opportunità e, se non riesco a operare uno scambio, di solito considero il costo un investimento sicuro, consapevole del fatto che la ricerca della coscienza e dell’amore produce abbondanza e ogni soldo investito ritornerà decuplicato. Non è un’ipotesi o una credenza, bensì una realtà che ormai ho sperimentato decine di volte.

La spiritualità è frugale, ma non miserabile. L’amore non può che creare abbondanza. Non si possono aiutare bambini affamati e adulti poveri con le pezze al culo o con le elemosine, si aiutano con progetti seri e articolati. Dopo anni e anni di volontariato posso assicurare che il denaro arriva sempre, spesso in misura molto maggiore a quanto ci si aspettasse. Il segreto è solo uno: amare, provare gratitudine, avere fede e affidarsi.

I risultati che ottieni in qualsiasi cosa dipendono, in ultima analisi, solo ed esclusivamente, dall’energia che ci butti dentro per ottenerli. Indipendentemente da qualsiasi altra cosa come la bontà o meno degli individui, dalla bontà o meno dell’obbiettivo, dalla fortuna, dal luogo, dal tempo, dagli strumenti, dalle opportunità, da tutto. Conta solo l’energia, che a sua volta contiene in sé tutti gli altri fattori.

Non esiste possibilità di fallimento. Chi è capace di affidarsi come un bambino alla madre, con fiducia e amore, è garantito che non passerà troppo tempo col muso nella polvere.

La nostra cultura occidentale schiavista è riuscita nell’intento di convincere le persone che per ottenere denaro occorre accettare di diventare schiavi oppure essere molto bravi o ancora spregiudicati per procurarsene molto. In realtà non è così. Meditare sull’abbondanza genera abbondanza, così come la generano generosità, fiducia e amore. L’universo non nega mai ai suoi figli cosa serve loro per crescere.

Tornando a quanto dicevo in apertura non c’è differenza tra spirito e materia. Padre e Madre non ci abbandonano. La radice della parola “materia” è la stessa di “madre” (dal latino Mater). La Madre è la Terra, lo Spirito il Padre, il Cielo. La spiritualità è totalità, non divisione.

Il gran finale della ricerca spirituale è sempre positivo. Dio può essere tante cose, spesso è una enorme grande, aperta, felicissima risata. La spiritualità è distacco, non miseria, è felicità non mestizia, è abbondanza nella libertà, non povertà nell’attaccamento.

Capisco che possa sembrare incredibile a chi non ha ancora sperimentato tutto questo e che i cinici e gli scontenti vedano in tutto ciò qualcosa che per loro induce a odiare ulteriormente. Ad attivarsi per dimostrare che tutto questo non è vero e chi ci crede non è altro che uno stupido inconsapevole mitomane. Ma mi dispiace per loro è esattamente come ho scritto. Lo so poiché lo vivo quotidianamente.

In ultima analisi effettivamente la necessità che si sente, il desiderio che sorge di espandere la propria coscienza di fatto non ci chiede nulla, se si dà ascolto al proprio sentire. L’unica cosa da fare è dare spazio a ciò che ognuno aveva già dentro di sé fin dall’inizio. La capacità di amare, di abbandonarsi, di credere nell’abbondanza e nell’amore dell’universo, di donare e provare profonda gratitudine per tutto o anche solo per il semplice fatto di esistere e di respirare.

 

 

 

Comfort Zone. La zona di conforto

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Pochi ci fanno mente locale, ma in fondo tutti lo sanno. Infatti il concetto è facilissimo spiegarlo. La zona di conforto è quella nella quale vivono o vogliono vivere moltissimi di noi. Chi non ci vive anela a farlo. Ci sono molte persone nel mondo che non hanno nemmeno la speranza di arrivarci.

Di solito chi ci sta dentro non ha troppa voglia di uscirne, per non dire che non ci pensa nemmeno.

Paradossalmente, lo dico a causa di lunghe osservazioni e per esperienza personale, uscire dalla zona di conforto è l’unica maniera per avere qualche possibilità di vedere le cose come realmente stanno.

Uscire dalla zona di conforto non significa necessariamente sperimentare la povertà oppure modificare la propria coscienza con delle droghe. Può essere una di queste due ultime opzioni come qualsiasi altra cosa che ci strappi alle nostre granitiche certezze quotidiane. La classica poltrona sgualcita del capo di fronte alla Tv con le patatine, la birra e il vecchio cane pulcioso che gli porta le pantofole, perché al padrone del giornale ormai non gliene frega nemmeno più un cazzo.

Al di là di questo stereotipo la zona di conforto si manifesta in realtà in milioni di modi. Una sorta di anestesia ambientale. Ci si sente protetti e tranquilli dentro uno schema che sentiamo come nostro familiare e che a volte non sopportiamo nemmeno più, ma non vogliamo comunque uscirne. A qualsiasi costo.

Di nuovo paradossalmente avere il coraggio di uscirne invece pone in una condizione di maggiore chiarezza e soddisfazione. Solo che c’è un prezzo da pagare. Ovvero passare dall’inferno per arrivare a Sé stessi veramente.

Ciò che ammorbidisce la situazione è che, essendo uscire dalla zona di conforto un atto d’amore, tutto può essere fatto con determinazione, ma anche con dolcezza e per gradi.

Non è né obbligatorio né necessario farlo, a meno che non si voglia espandere la coscienza.

Ovviamente occorre stabilire se si vuole o no uscire dalla zona di conforto. Come abbiamo visto la maggioranza nemmeno ci pensa. Molti credono di uscirne ogni tanto con qualche viaggio, una sbronza o delle mattacchionate con amici. In realtà queste sono timide sortite per poi ritornare rapidamente nell’alcova di sempre. Per non dire che spesso sono vere e proprie illusioni, con i “viaggiatori” quindici giorni tutto compreso che magari vogliono pure mangiare gli spaghetti al dente al Cairo e le trofie a Bombay.

La zona di conforto è così confortevole che talvolta persino quelli che ne sono usciti per davvero vogliono farvi ritorno. Gli orari, la città, le luci elettriche, le comunicazioni, le lenzuola e la tazza del cesso hanno un fascino così peculiare che può sembrare addirittura impossibile resistervi.

Anche chi non sapeva nemmeno cosa fosse la zona di conforto quando lo scopre ci vorrebbe entrare. Sono belli pure i soldi, le vetrine dei negozi e gli elicotteri.

La zona di conforto ti tiene lontano dall’idea (orrore!) della morte, per tutta la vita, fino a quando la Signora arriva inesorabile e tutto si dissolve. Pensare che proprio la coscienza della morte, molto più facile da sviluppare fuori della zona di conforto, è quella che da il più profondo senso alla vita. Quasi che la paura della morte sia sorella della paura della vita.

Uscire dalla zona di conforto richiede un prezzo altissimo. D’altra parte esiste anche l’opzione di entrare e uscire e vivere così in bilico tra i due mondi. Una posizione senza dubbio che richiede attenzione, ma che ha pure i suoi vantaggi.

Visti da questa posizione quelli che stanno “sempre” nella zona di conforto sembrano morti, o forse animali a sangue freddo in un giorno di pioggia…..

Fuori dalla zona di conforto la vita è pericolosa poiché può uccidere l’ego…anzi, diciamo che lo fa a pezzi senza appello.

Chi ha il coraggio di morire a se stesso nelle zone selvagge della vita, non può più concedersi il lusso di non amare.

Chi ha il coraggio di voltare le spalle alla propria vita individuale ha la fortuna di trovare quella universale.

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Amazzonia. Resoconto di una prima immersione.

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Dire Amazzonia vuol dire molto sul piano geografico e culturale, ma pochissimo su quello pratico. L’Amazzonia è un territorio grande 22 volte l’Italia, quindi immenso. Il suo nome evoca epopee di colonialismo, esplorazioni, contatti con culture sconosciute, il più grande assembramento di alberi al mondo. Oggi, ahimè, porta anche alla mente il disboscamento selvaggio, tuttora in corso.

Il territorio è così grande da presentare situazioni di tuti i tipi. Si può andare da Manaus, la capitale, con due università, alberghi e locali di lusso, fino ai villaggi più sconosciuti nel folto della foresta. Vi si trovano zone disboscate, con fazende di allevamento del bestiame e fiumi giganti come il Rio delle Amazzoni, che si può percorrere anche in comode navi da crociera di lusso. Vi si trovano ancora moltissime aree sconosciute con piccoli fiumi che conducono a territori in parte inesplorati, in parte abitati da tribù che conservano al 90% antiche tradizioni, ma che hanno acquisito un minimo di tecnologia e di costumi dei bianchi. Quest’ultima situazione è quella in cui noi ci siamo immersi per 14 giorni. Un periodo volutamente limitato per un primo esperimento. Si è rivelata un’ottima scelta, visto che l’impatto con il mondo della foresta quasi del tutto incontaminata non è il più semplice da assorbire. Rimandando a prossime occasioni una descrizione più umanistica e poetica della straordinaria esperienza vissuta, qui mi limito a dare un resoconto più tecnico dei problemi logistici affrontati, in modo da dare un’idea delle difficoltà che si possono incontrare.

Acclimatamento

Per un europeo o un americano che arrivano dalle loro terre è consigliabile passare almeno 15 gg in città come Rio de Janeiro. L’impatto col clima amazzonico è troppo forte. Lo è anche per chi, come noi, arriva da Rio.

Le temperature sono elevatissime sotto il sole, con un altissimo tasso di umidità, mentre di notte può fare anche piuttosto freddo e umido.

L’aria è infestata da ogni tipo di insetti. L’alimentazione presenta difficoltà.

Trasporti

Il viaggio è lunghissimo. 15 ore dall’Europa al Brasile, con uno scalo. Da Rio a Brasilia 2 ore, da Brasilia a Rio Branco 3 ore e mezza. Da Rio Branco a Jordao, ultima frontiera con la foresta, 1-2 ore di aerotaxi. Da Jordao barca in legno o lancia in alluminio (ambedue a motore) senza nessun comfort. Il viaggio di risalita del fiume fino all’ultima aldeia può durare da 8 ore a 5 giorni, dipendendo fortemente dal livello di acqua del fiume. Se l’acqua non c’è in pratica si fa a piedi trasportando a spalle la barca.

Noi ci abbiamo impiegato 1 giorno e mezzo per risalire e 5 ore per ridiscendere (in condizioni particolarmente fortunate). Le tappe si fanno ospitati in aldeias lungo il fiume. Del tutto fuori discussione fermarsi nella foresta senza protezione. Assolutamente impossibile navigare al buio o farsi sorprendere dalla notte. Per dormire è necessaria amaca sollevata da terra, con zanzariera, sistemata su palafitta in legno. A causa degli animali.

Il fiume non è solo acqua. L’alveo è pieno di enormi tronchi trasportati dalla corrente. Il fiume si trasforma in continuazione. I barcaioli devono avere grande perizia ed esperienza. Un qualsiasi errore che ti blocchi nella foresta lontano da qualsiasi aldeia può essere fatale. Alcuni tratti di rapide o secca vanno percorsi a piedi.

Attrezzatura

Partendo dal contatto col suolo. Havaianas, stivali in gomma, croque (gli zoccoli di plastica traforati), scarpe da ginnastica. Il problema è, se piove, il fango onnipresente. Si scivola al punto che, oltre un certo limite conviene il piede nudo, più prensile. Inutili i calzini. Utile un bastone in legno.

Pantaloni bermuda, ma meglio lunghi per via degli insetti. Magliette, anche con maniche lunghe. Il corpo dipinto da Genipapu (pianta i cui semi producono un pigmento nero). È necessario come protezione sia psichica che pratica (non ne conosco le ragioni) e da Urucum (pigmento rosso).

Cappello. Cappa impermeabile per le frequenti piogge.

Per dormire amaca con zanzariera, collocata su palafitta in legno, come normalmente sono fatte le case nelle aldeias. Sacco a pelo leggero ma a mummia.

Per l’illuminazione candele, torce, lampada frontale (quest’ultima fondamentale). Accendino.

Coltello multiuso, coltello grande, machete. Un cucchiaio e una forchetta.

Sacchetti di plastica per proteggere tutto dalla pioggia. Anche sacchi per spazzatura. Uno o due teli 3 metri per quattro per ricoprire tutto quando piove. Sacchetti speciali per porre indumenti sottovuoto in modo da occupare poco spazio e mantenerli asciutti. Sacchi ermetici per attrezzature fotografiche e varie. Carta igienica e salviette inumidite.

Molte batterie fotografiche e altre batterie di lunga durata per ricarica.

Alimentazione

È il problema più grosso. Nella foresta c’è anche povertà, non miseria, ma povertà e si vive alla giornata. Gli indios mangiano praticamente tutti i giorni banana, manioca e qualche frutto. Talvolta un po’ di carne o pesce se caccia e pesca sono state fortunate.

Per un bianco è difficile. D’altra parte trasportare molte derrate è impossibile. In ogni caso ci si può portare pasta e riso, legumi secchi, un po’ di scatolame con sughi e pesce conservato. Magari un complesso vitaminico, cioccolata e barrette proteiche.

L’acqua è un problema grosso. Per brevi permanenze ci si può portare taniche o bottiglie. Per permanenze lunghe (oltre 10 gg) è necessario disporre di filtri. Noi abbiamo portato una bottiglia speciale che filtra persino l’acqua di pozzanghere infette, prodotta in Inghilterra e in uso presso l’esercito britannico.

Utilizzare acqua non filtrata anche solo per lavarsi i denti può causare diarrea o altre patologie.

Medicinali

La foresta offre molti rimedi. Ma meglio munirsi di antiinfiammatori, antibiotici, cerotti, vitamine, pomate, cortisonici. Necessari repellenti per insetti.

L’essenziale è non farsi male e non beccarsi nulla. Un problema serio può essere fatale a 2 giorni di barca più 2 ore di aerotaxi dal primo ospedale un minimo attrezzato raggiungibile.

La vita quotidiana

Gli indios lavorano parecchio. Gli uomini si occupano di costruzioni, fare legna, raccogliere piante, cacciare, pescare, condurre barche. Si occupano anche dei bambini. Le donne cucinano, tessono, raccolgono piante, preparano le piante per usi medicinali o per la pittura del corpo, si occupano della casa e dei bambini.

Stare nell’aldeia significa partecipare a queste attività con loro.

Viene dato anche largo spazio a riposo e relazioni sociali.

Si mangia tutti insieme in una delle palafitte preposta alla riunione alimentare. Quando il cibo è pronto tutti vengono chiamati con il suono di un corno ricavato fa un bambù o dalla corazza di un animale. Tutto viene condiviso. Mangiare da soli cose proprie semplicemente non esiste. La comunità è un unico organismo.

Si va a dormire presto e ci si alza prestissimo, anche alle 5 del mattino. A meno che non ci siano cerimonie serali o notturne, che sono l’aspetto più importante della vita in comunità nella foresta. In questo gli indios sono veri maestri, capaci di entrare e uscire a piacimento dal mondo degli spiriti. Sono profondamente spirituali e capaci di amare profondamente.

La vita spirituale

È il punto cruciale e il perno di tutta la comunità. Non solo, è anche il perno della sempre più intensa collaborazione tra indios e bianchi. Gli indios sono grandi e profondi conoscitori degli spiriti, della foresta, delle piante sacre, dei canti divini. L’argomento è così importante che non lo tratto qui, ma gli dedicherò largo spazio in altre occasioni dedicate. Gli indios e la foresta sono Amore.

Conclusione

Un’esperienza straordinaria, profonda e commovente. Ma soprattutto un cammino incantato di carattere spirituale. Al di là di ciò un’esperienza utile per uscire dalla maledetta “Zona di conforto” che uccide l’uomo tecnologico e di cui parlerò a breve in questo blog.

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Come far accadere le cose giuste per la nostra Vita senza fare assolutamente niente

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Anche questa volta il titolo è a effetto. Nonostante ciò è realmente possibile realizzare delle cose senza impazzire più di tanto.

La faccenda è complessa. Non aspettatevi facili formule o trucchetti da quattro soldi. Per arrivare a questo occorre prima farsi un culo così.  Non solo. Non crediate che io ci riesca sempre, ho solo scoperto che funziona esattamente così. Ma per riuscire a mettere in atto il meccanismo occorre essere puri come il cristallo.

Tutti vogliono, chi più chi meno, realizzare delle cose per la propria vita. Non tutti ci provano, ma molti sì. Tra questi ultimi quasi tutti, prima o poi falliscono. Quelli che alla fine vincono sono quelli che si rialzano sempre. Quelli che continuano a provare.

Dunque il primo elemento utile è essere demenzialmente cocciuti e passare un certo tempo della propria vita a tentare imprese, sbattere la testa, riprovare. Ci sono persone che riescono a ottenere risultati in tempi brevi, altri che impiegano tempi immensamente lunghi. Ai fini del nostro discorso chi ottiene risultati in tempi brevi non è detto che sia avvantaggiato, poiché corre il rischio di rimanere soddisfatto presto e non riuscire a credere che si possa ottenere tutto senza fare niente.

Questo accade poiché spesso facendo qualcosa si ottiene qualcos’altro. È logico. Senza dubbio per ottenere effetti occorre postare cause. Ma quello che ci interessa qui è vedere come ottenere quello che realmente ci serve per la nostra evoluzione senza fare niente. O meglio, parlandosi seriamente, senza lo sbattimento demenziale che caratterizza tutto quello che il mondo cittadino, burocratico, industriale e di mercato chiede in continuazione ai suoi servi.

In genere accade anche che qualcuno si sbatta in continuazione senza ottenere nulla e finisca per sentirsi fallito, inutile e frustrato, o semplicemente desistere.

Quest’ultima situazione si verifica perché non è detto che tutto dipenda solo dal panorama e dalla nostra volontà contingenti. Ci possono essere fattori psicologici profondi, accumuli di cause negative messe in precedenza oppure semplicemente circostanze non favorevoli o addirittura avverse. Per chi ci crede potrebbero esserci influenze karmiche da vite precedenti. Ci potrebbero essere relazioni sbagliate. Oppure potrebbe essere che proprio gli obbiettivi siano errati. Questo accade abbastanza spesso poiché spesso crediamo di volere delle cose che in realtà ci sono state rese appetibili a causa di influenze di altre persone o situazioni.

Dunque un secondo punto è essere (di nuovo demenzialmente) sinceri con sé stessi. Ovvero dobbiamo dichiarare a noi stessi solennemente, con sincerità assoluta, senza la benché minima macchia, cosa vogliamo veramente. Bisogna essere puri come il cristallo, non deve esserci nemmeno un’ombra, poiché dobbiamo vedere veramente cosa vogliamo nel profondo di noi stessi con tutta la nostra volontà, il nostro cuore, la nostra mente, la nostra pelle.

Una volta individuato questo obbiettivo sontuoso torniamo un attimo indietro a tutti i fattori che compongono lo scenario. Oltre alle circostanze generali e alla situazione psicologica ci sono la natura degli obbiettivi prefissati. Potrei voler diventare spazzino o calzolaio, oppure artista o scrittore, o ancora esploratore o amministratore delegato. O semplicemente voler viaggiare o fare un orto biologico. Poi concorrono fattori molto materiali come il denaro da investire per realizzare le cose o studiare o spostarsi. Per contro ci sono fattori immateriali come il nostro amore, la nostra volontà, la nostra determinazione. Potremmo andare avanti a lungo a elencare elementi che compongono lo scenario in cui ci dobbiamo o vogliamo muovere. Ma il punto importante è uno solo. Tutti questi fattori sono variabili e sono tutti fatti di una cosa sola, così come tutto il resto: ENERGIA.

Il punto chiave è questo. Tutto quello che ha a che fare con la nostra vita e con la vita di tutto l’universo non è altro che energia. Tutto è ENERGIA.

Di fatto la realizzazione o meno di qualsiasi opera non è che la materializzazione di energia. In pratica qualsiasi opera materiale o immateriale è già presente nel momento in cui è stata concepita dalla mente. La manifestazione di tale opera sul piano materiale non è che la condensazione dell’energia accumulata nel corso della sua ideazione prima e realizzazione poi.

Sappiamo bene che spesso gli obbiettivi non si riesce a raggiungerli. In tal caso, facendo un’analisi, possiamo individuare numerose cause oggettive che spiegano il fallimento. Ma tutte le cause possono essere ricondotte a una sola: la mancanza di energia.

La preghiera, i mantra, la meditazione, la concentrazione, lo stesso impegno che si mette nel progettare una cosa e poi realizzarla non sono altro che sistemi per accumulare energia. È per tale ragione che preghiere e mantra funzionano, come per esempio recitare Nammyohorengekyo. Tutte queste pratiche non fanno altro che accumulare energia. È consigliabile metterle in atto. Chi utilizza tali sistemi ha molte più possibilità e probabilità di riuscire in un’impresa qualsiasi. Anche il lavoro mentale e fisico che mettiamo per realizzare qualcosa è energia, ma ha lo sgradevole effetto collaterale di essere soggetto a moltissime dispersioni. Questo accade per diverse ragioni che non intendo approfondire qui poiché ci porterebbero troppo lontano. Il nostro lavoro è importante, ma se non è supportato da altre azioni di carattere immateriale che producono energia nel mondo invisibile, rischia di essere inutile o addirittura controproducente stressandoci o sfruttando troppo le nostre risorse senza ricaricarle.

Invece, una volta acquisito il concetto che per realizzare qualsiasi cosa non occorre altro che accumulare energia non occorre sbattersi oltremisura, ma soprattutto diventa del tutto inutile preoccuparsi. Non occorre accanirsi sulle cose più di tanto.

I saggi orientali spiegano, a chi si accinge a mettere in opera una pratica come la recitazione di un mantra o una meditazione, che l’ultima cosa da fare è concentrarsi sull’obbiettivo che ci si è prefissati. Sono gli spiriti, le entità, in una parola, le energie in ballo, che determineranno la vittoria, non le vostre preoccupazioni e i vostri sbattimenti.

Sono arrivato a tali conclusioni non solo in seguito ad approfondimenti di studio sul tema, ma proprio per esperienza personale. Tutto l’accanimento che ho messo per realizzare cose e raggiungere obbiettivi mi rendo conto ora che non è servito a nulla. Ciò che mi ha fatto ottenere risultati è quando sono stato in grado di concentrare l’energia come in un laser.

Quando mi sono reso conto di questo ho smesso progressivamente di preoccuparmi, fino al punto di applicare quello che io chiamo “fancazzismo attivo”. Ovvero faccio progetti, pongo obbiettivi, soprattutto mi immergo nei sogni e poi mi armonizzo con le attività quotidiane che naturalmente si presentano, senza preoccuparmi assolutamente di NIENTE. Parlando di nuovo seriamente è chiaro che dovrò attivarmi, ma senza accanirmi, bensì svolgendo armonicamente, con naturalezza le mie attività quotidiane. Se riuscite a entrare in questo tipo di armonia si verifica un ulteriore fenomeno, quello della sincronicità, di cui parlava molto lo psicologo del profondo Gustav Jung e altri dopo di lui. Sembra magia, e se vogliamo lo è, ma non è altro che armonizzazione di energie all’interno di un universo nel quale tutto è in relazione con tutto e le cose avvengono grazie allo svilupparsi di interazioni sublimi. In pratica la sincronicità, che per me è un’esperienza quotidiana, è il curioso susseguirsi armonico di incastri sorprendenti che fanno sembrare che l’universo complotti a vostro favore.

Naturalmente in tale contesto è importantissimo inserirsi correttamente. Ovvero rispettare la prima regola che ho citato: sentire profondamente qual è il vostro vero obbiettivo o sogno. Ci saranno un sacco di cose che non si realizzeranno MAI. Sono quelle che non sono previste e non sono armoniche per la vostra vita. Molto spesso lo sbattimento deriva proprio dal fatto che ci si accanisce nel realizzare cose che in realtà non volevamo veramente o non sono adatte per noi.

Il punto fondamentale è rendersi conto che la nostra serenità, la nostra salute, la nostra felicità, il nostro amore, così come quelle di tutti gli altri, sono prioritari rispetto a qualsiasi altra cosa.

Questa è la ragione per cui le culture naturali, i mistici, gli spiritualisti, saggi e sapienti, passano molto più tempo in cerimonie, meditazioni, offerte, canti e preghiere, anziché in fabbrica o in ufficio. Perché il punto chiave fondamentale è onorare la Vita, la Meraviglia, l’Infinito, l’Universo e l’Inspiegabile.

Il resto è fuffa per schiavi inconsapevoli che corrono come cani rabbiosi verso una quantità di cose materiali che non servono in realtà a niente per la nostra vera felicità.

La vera felicità, che non è detto che sia assenza di sofferenza e presenza di ricchezza materiale, bensì un equilibrio di forze ed energie enormi, è realizzata da abbandono e devozione totali, senza chiedere assolutamente nulla, ma dando spazio alla creatività nello spirito, nella mente e nel corpo, godendo della inconcepibile abbondanza che c’era sempre stata fin dall’inizio.

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Come guarire da qualsiasi cosa

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Naturalmente mi serviva il titolo ad effetto. La verità è la seguente. Qual è, secondo me, il percorso imprescindibile da fare per cercare di arrivare alla vera fonte di tutte le patologie.

Ma andiamo per ordine. Sarò costretto ad essere sintetico.

Cosa fa la medicina ufficialmente accettata come l’unica vera dal mondo occidentale di mercato?

Fa ricerca su basi cartesiane dove scopre cose interessanti che essa considera come le uniche vere certezze poiché appunto certificate dal sistema di pensiero cartesiano. Il procedimento scientifico osserva un fatto e, secondo i dettami cartesiani, deve poterlo ripetere in laboratorio, laddove lo studia in maniera da poter definire una legge generale che spiega i meccanismi di causa-effetto anche per quel caso specifico studiato. Nel caso della medicina si cerca di scoprire quale sia la causa per una determinata patologia. Spesso, come nel caso di certi cancri, le cause non vengono trovate affatto. In molti altri casi sì. Per esempio una malattia può essere causata da un virus o da un batterio. Oppure si possono trovare difetti organici che causano patologie autoimmuni.

In ogni caso la medicina non arriva mai a una causa prima. Non spiega affatto perché un determinato batterio abbia attaccato quell’organismo specifico o quel gruppo specifico in quell’area. Non spiega per quale ragione certi organismi presentino dei “difetti”.

Nel caso delle malattie causate da batteri, per fare un esempio, la medicina ha conseguito buoni risultati studiando farmaci che contrastano l’invasione. Anche la chirurgia è arrivata a livelli straordinari. Ma queste vittorie non spiegano per quale ragione si verifichino certi fatti.

Anche nel caso degli antibiotici viene sì risolto il problema batteriologico contingente che potrebbe anche causare la morte e spesso con successo, ma non si va affatto a fondo con il perché certi organismi presentino bassa reazione immunitaria.

In sostanza quali siano le vere cause delle malattie, specie quelle come il cancro e quelle psichiche, nessuno lo sa. O perlomeno, nessuno lo sa nel mondo scientifico occidentale.

Esiste poi tutt’altra corrente di pensiero che invece fa ipotesi diverse. Sostiene che le cause primarie di qualsiasi patologia siano in primo luogo molteplici. Una serie di concause che trova la sua fonte primaria nella vita spirituale, emozionale e psichica. A loro volta questi aspetti dell’esistenza sono influenzati da traumi, avvenimenti, desideri, sensazioni, aneliti spirituali che si presentano sia nella mente che nel corpo fisico. Il perché questo avvenga è difficile da spiegare poiché probabilmente a monte potrebbero esserci altre cause. Il tutto viene sintetizzato nella filosofia orientale dal concetto di karma. Una legge mistica inconcepibile sul piano razionale, che lega tutte le cose e tutte le esistenze in un Tutt’uno continuamente in movimento e nel quale mutano in continuazione le relazioni tra una cosa e l’altra. Qualcosa di persino inavvicinabile sul piano razionale. In questo mondo la ragione può servire solo a farci intuire che uno scenario del genere, se non certamente esistente, è quantomeno del tutto plausibile.

Naturalmente una simile visione rende il mondo in cui siamo immersi immensamente più grande di quanto non lo vedano una persona comune che non si fa domande o uno scienziato che se ne fa tantissime cercando le risposte sempre solo nello stesso posto.

Questo mondo gigantesco, difficilmente spiegabile o addirittura inconcepibile, può essere esplorato solo con una serie di strumenti all’interno della quale la ragione è solo uno e nemmeno il principale. Sono necessari, oltre alla ragione, anche follia controllata, capacità di abbandono, fede profonda, capacità di abnegazione, intuizione, istinto, tonnellate di amore, coraggio, curiosità demenziale, poteri medianici.

Ebbene ci sono persone che hanno tutte o alcune di queste caratteristiche ed esplorano così questi mondi. Esiste una sterminata letteratura al riguardo e ancora più tradizioni orali ed esperienze.

Tali persone sono meditatori, guru, ricercatori non solo cartesiani, psiconauti, poeti, sciamani, medium, curanderos, esploratori dello spirito.

Spesso alcune di queste persone sono state in grado di curare altre persone o, ancora meglio, dare loro i mezzi per curarsi. Spesso chi soffre di qualche patologia ha in sé la capacità di curarsi a livello latente. Curanderos, sciamani, erboristi, sono solo facilitatori che permettono al paziente di entrare in sé stesso e andare a grande profondità e indietro nel tempo (anche se solo emozionalmente) e “curare” i propri traumi, che spesso possono aver a che fare, oltre che con il periodo dell’infanzia, con il periodo prenatale o addirittura di vite precedenti. Sono inoltre da tenere in seria considerazione i legami familiari, in particolar modo con gli antenati. Nelle culture sciamaniche indigene il rapporto con gli antenati è un punto chiave della vita dell’intera tribù. Dalla vita spirituale o emozionale e affettiva alla caccia e all’economia.

Avere un’idea realmente chiara sul fatto che la medicina odierna ottenga migliori risultati che non le medicine naturali sarebbe possibile solo con una ricerca seria e approfondita che non è mai stata fatta e richiederebbe risorse gigantesche. Dobbiamo accontentarci delle osservazioni personali. Gli ospedali pullulano di gente che dal cancro non è mai guarita. Il livello di salute generale della popolazione occidentale è migliorato solo sul piano delle aggressioni di batteri e virus (dai quali peraltro è continuamente minacciata) e, forse, di un mix di alimentazione e prevenzione che ha allungato la vita media. Sul piano delle patologie psichiche siamo invece messi malissimo. E, senza arrivare alle psicosi vere e proprie, le nevrosi sono sempre più diffuse. Ma non basta. Il livello di felicità e soddisfazione medio del cittadino occidentale è, lo dico in attesa di dati più ufficiali, sotto la suola delle scarpe. Quelli che, nella migliore delle ipotesi, sono i meno infelici, non hanno la minima idea del perché siano al mondo. Uno può fare finta di niente, o dire che non sia importante saperlo. Ma la mia sensazione è che in realtà sia un fastidio che da alcuni è vissuto come disagio, da altri come urgenza, da altri ancora come opportunità. Quelli che non si accorgono di niente o ritengono che sia una bazzecola da maniaci fighetti secondo me prima o poi qualche manifestazione fisica o psichica non troppo gradevole la presenteranno.

Come fare per uscire da sto casino.

La maggior parte della gente, soprattutto per ignoranza, ma anche a causa preconcetti, non intende esplorare nuove strade. Si affida alla medicina ufficiale. Il sogno di tutti è non dover mai pensare a queste cose e, quando si presentano, andare da un tecnico che ti levi le castagne dal fuoco al più presto, perlopiù somministrandoti una medicina. Quando si finisce in un abisso di malattia si finisce, gradualmente, per prendere rimedi sempre più forti, per arrivare poi al ricovero in ospedale e, infine, a interventi chirurgici.

L’ideale invece sarebbe tutto l’opposto. Ovvero condurre una vita sana con attività fisiche, mentali, emozionali e spirituali in equilibrio, poco stress, sport e sana alimentazione. La maggior parte della gente semplicemente non lo fa. Ma non basta. Nel caso in cui si presentasse una malattia andrebbe accolta con grinta, determinazione, ma anche gratitudine, poiché si tratta di un segnale del nostro sistema psico-fisico-spirituale. Dunque un’occasione unica per lavorare su sé stessi ed evolvere. Non solo. C’è anche da dire che non si tratta di evolversi spiritualmente o psicologicamente grazie alle interazioni psicosomatiche tra corpo e mente, bensì di evolversi e basta. La classificazione fisico-mente-emozioni-spirito la usiamo noi per fissare le idee, ma non esiste affatto. Esiste solo energia, che si manifesta con diverse forme. Nelle culture naturali e indigene non può esistere il concetto di “psicosomatico”, semplicemente perché non esistono cose separate. Ogni cosa è solo un aspetto del Tutto, visibile o invisibile che sia.

Sciamani, medium e curanderos possono “vedere” le cose diversamente dalla gente comune in virtù delle loro capacità di entrare in stati di coscienza diversi dall’ordinario.

Ma accade anche un’altra cosa. La maggioranza si affida a questa gente con lo stesso atteggiamento che aveva quando si aspettava la pillola risolutiva. Ovvero, vado dallo sciamano che con i suoi magnifici poteri e un paio di formule e magari qualche erbetta, mi tira fuori dai pasticci.

Non funziona affatto così.

Una persona che voglia guarire da una patologia, lieve o grave che sia, acuta o cronica, psichica o fisica è chiamata, senza altre possibilità, a effettuare un viaggio dentro sé stessa, per incontrare angeli e demoni inerenti il suo cammino. Le malattie servono soprattutto a questo.

Ora, questo cammino la maggior parte è talmente poco disposta a farlo che non ha nemmeno voglia di sentire discorsi come quello che sto facendo io adesso.

Purtroppo non c’è altra scelta. Più è pesante la malattia più abbiamo la possibilità di trovarci con le spalle al muro e quindi con più opportunità di tirare fuori il meglio di sé stessi.

Purtroppo il sistema di merda nel quale ci troviamo ha lavorato bene. La maggioranza non ha nessuna fiducia in sé stesso, ben poca nel trascendentale, ma soprattutto non ha nessuna fede nell’enormità dell’universo, né nelle proprie possibilità. Ci hanno insegnato a credere di valere molto meno di quanto in realtà valiamo. Non solo. Tutto il sistema di consumi ci ha ridotto a dipendere da qualsiasi cosa per cui è difficilissimo pensare di poter realizzare qualcosa da sé medesimi.

Per fortuna c’è chi invece ha fatto esperienze e percorsi di questo tipo e può iniziare a indirizzare altri.

Se una persona dunque ha il coraggio, la capacità di abbandono, la fede, l’empatia, la fiducia, l’amore per sé e per gli altri, la convinzione che il mistero nel quale ci troviamo abbia un senso, ha la possibilità di guarire da qualsiasi cosa.

C’è però un punto importante da sottolineare: il fattore tempo. Non è che se uno ha le caratteristiche scritte sopra incontra uno sciamano mentre deve curarsi dal cancro se la cavi nel giro di un paio di giorni o di settimane. Dovrà avere la consapevolezza di poter andare avanti per mesi, forse anni o addirittura decenni. Ma non solo. In questo periodo di tempo non sarà un pezzo di carne passivo che sarà curato. Dovrà invece essere un guerriero che non ha nessuna paura di scendere nell’inferno che, se ha una brutta malattia, di sicuro si trova nelle profondità della sua vita, e poi risalire alla terra, a sé stesso, al paradiso.

Naturalmente, come nella medicina cosiddetta ufficiale, non c’è alcuna garanzia di riuscita. È possibile fallire, non fare in tempo oppure essere vittima di forze sconosciute e, per il momento, superiori, magari legate al karma o ad altri fattori. Potremmo essere destinati a reincarnarci o a vivere in altre dimensioni.

Ma questo tipo di esperienza è l’unica che possa assicurarci, se è possibile, di guarire veramente in profondità.

Personalmente mi sono salvato dalla morte più di una volta e ho lottato con la malattia e la morte direttamente e indirettamente per tutta la vita. Mi sono reso conto dell’importanza che ha ogni singolo individuo senza distinzione e dell’importanza che ha il vivere. Laddove vivere può anche essere il morire, che non è altro che un passaggio di stato, che andrebbe fatto in modo sereno e consapevole.

Nonostante fin da piccolo avessi consapevolezza di certe cose solo tardivamente mi sono avvicinato a queste idee. Avevo già 25 anni. In un primo tempo approfondii le dottrine orientali, la meditazione, l’alchimia, i mandala, la psicologia comportamentale, i tarocchi, ma si trattava per lo più di interessi intellettuali e culturali. Solo verso i 30 anni cominciai a lottare per riappropriarmi seriamente della mia vita. Cominciai a recitare Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo. Lo trovai potentissimo e iniziai un periodo di profonda trasformazione che, per certi versi, mi portò all’inferno e insieme in paradiso, poiché vissi un decennio, tra una soddisfazione e l’altra, di esperienze durissime. Fu però una trasformazione profonda che in seguito mi ha portato a iniziare a realizzare la mia vita come la volevo io. Sono molto grato agli amici che mi iniziarono a questa pratica e all’associazione, con le sue numerose attività, ma dopo alcuni anni me ne allontanai per una forte divergenza di vedute. Ma ciò che condivido meno è l’idea, come loro raccontano, che questo sia il “vero buddismo”, come se gli altri (incluso quello del Dalai Lama) fossero falsi. Ma anche come se questa fosse l’unica verità o l’unica strada verso l’illuminazione. Naturalmente io non credo affatto che sia così.

Infatti, dopo anni di questa pratica sentii il bisogno di approfondire e mi avvicinai a innumerevoli altri percorsi di ricerca spirituale, alcuni dei quali permettono di arrivare davvero a grandi profondità nell’esplorazione di sé stessi.

Inutile dire che comunque dove siano la Verità e la Luce continua a rimanere un mistero. Quasi come se non esistesse una meta finale, bensì un eterno divenire e sperimentare.

Ma torniamo alla malattia.

Il punto fondamentale, che non lascia spazio a scappatoie è il seguente. La condizione di qualsiasi individuo è una questione complessa e non esistono condizioni migliori o peggiori, bensì cammini differenti, ognuno con il suo significato. Un processo di guarigione, indipendentemente dal tipo di condizione o gravità della malattia, è avvicinarsi sempre di più a “sentire” o “intuire” quel significato.

In tale ottica affidare la propria guarigione a un rimedio o una serie di rimedi non ha più senso. Il rimedio, così come la chirurgia possono essere parti importanti e, talvolta, imprescindibili, specie in situazioni di emergenza. Ma non possono portarci a una vera e propria guarigione profonda, poiché questa dipende dallo sviluppo e dall’espansione della propria coscienza.

Non credo esistano strade predefinite, ognuno ha la sua, e quella di chiunque può essere costituita da un mix di esperienze fisiche, intellettuali, culturali, spirituali che solo ogni individuo può riconoscere come il proprio cammino.

Nessuno può insegnare niente a nessun altro. Si possono solo condividere energie ed esperienze.

La mia esperienza personale mi ha portato prima alla meditazione, poi alla ricerca intellettuale, studiando molto, poi all’approfondimento della meditazione rendendola quasi perenne, scandita anche da incontri e cerimonie con altre persone in cammino. Cerimonie in cui si condividono suoni, colori, esperienze psichiche, cibo. Quotidianità nella quale qualsiasi cosa si faccia la si assapora ad ogni istante, con la coscienza sempre accesa e nello stesso tempo totalmente abbandonata a quel che è. Ma un punto fondamentale sono le relazioni. Il mondo esiste solo in virtù delle relazioni, così come la nostra vita. Il fluire di relazioni nelle quali si susseguono emozioni, positive come negative, tra le quali anche l’amore, è la cartina da tornasole di quello che sta avvenendo nel nostro essere.

Sebbene nella guarigione sia molto importante anche il processo, i risultati non sono da meno. Dopo decenni di “pratica della coscienza” posso dire di non aver fatto troppi danni, il che sarebbe già di per sé un risultato soddisfacente. Ma oserei dire che nel complesso sto molto meglio di, che so, venti anni fa, anche fisicamente proprio. E soprattutto stanno molto meglio con me molti altri e io sto molto meglio con tutti gli altri, anche quelli che mi stanno sulle croste da decenni e quelli che non avevo mai visto prima.

Non ho concluso niente, non sono arrivato da nessuna parte, potrei anche dire che ci capisco un cazzo forse più di prima. Ma provo felicità molto, ma molto più spesso di prima. Potrei dire che avviene “senza nessun motivo”, ma oggi tendo più a pensare avvenga per via di un senso di abbandono a qualcosa di grande, reso profondamente significativo, grazie alle relazioni, dalla sensazione di non essere soli, anzi di essere un Tutto.

Esiste un bene supremo. Che non sappiamo né come, né dove sia, ma riusciamo a intravederlo nelle pieghe sia della vita quotidiana che delle grandi visioni che ogni tanto attraversano la nostra mente, nei sogni come nella veglia.

Tutto questo cura. Anche se non finisce mai. Non ci rende affatto immuni dalla malattia e dalla morte, ma è una possibilità per viverle come trasformazioni sempre significative.

È un percorso lungo che in parte ho fatto in Italia e altri paesi, in parte in Brasile. Credo che tutti possano fare, ovunque, il proprio percorso, ma con la disponibilità a farsi dilaniare l’anima, per poi ricomporla.

Cerimonie sacre indigene nell’Aldeia Akasha

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Due notti straordinarie con i Canti soprannaturali dei popoli Huni Kuin e Yawanawà.
Una jam session olotropica e spirituale che solo il Grande Spirito sa come abbiano potuto armonizzarsi più di cento persone, molte delle quali non si erano mai viste prima. Soprattutto voci umane, ma anche chitarre, percussioni, armoniche, flauti, tamburi, un hang, maracas, didgeridoo, persino delle campane tubolari.
Una armonia che ci ha trasportati, come a bordo di una astronave psichedelica, a vedere cosa possono essere i mondi della Pace, dell’Amore e della Fratellanza.
Gratitudine eterna a questi fratelli, di Brasile, Italia, Argentina, Cile, Perù, Iran, Israele, Kwait, Giappone, Croazia, Francia, Germania, Austria, Stati Uniti, Australia, Spagna, Portogallo, Olanda e altri paesi, compagni di viaggio nelle profondità dell’Anima.
Foto: @mvillone – Aldeia Akasha, Itaipava. Brasile.

Si tratta di uno di una serie di avvenimenti storici in Brasile. Per la prima volta nella storia, popoli indigeni e popoli occidentali si influenzano a vicenda creando una nuova cultura. Il fenomeno sta avvenendo con sempre maggiore intensità e impatto sociale. Si va a inserire nel più ampio quadro di sviluppo della ricerca spirituale in tutto il mondo. Settore culturale nel quale il Brasile avrà un sempre maggiore peso a breve e medio termine.

Si stanno mischiando i gruppi di indios con ragazzi delle città brasiliane. Ci sono anche matrimoni misti e una sempre maggiore condivisione di una cultura di pace. Basata sull’introspezione psicospirituale, sulle relazioni armoniche, sull’espressione artistica ed emozionale attraverso la musica, l’impegno ecologico e sociale, l’organizzazione di eventi, l’arte plastica, la semplice espressione corporea, l’abbandono alle relazioni con gli altri esseri viventi e l’ambiente.

Le cerimonie sacre con la medicina della foresta e i canti sono un lavoro di profondo impegno per la propria trasformazione psicospirituale e per l’armonizzazione delle relazioni. Ma sono anche un omaggio alla bellezza dell’universo e della vita. Sono canzoni, cantici, mantra, gesti, emozioni, suoni, rivolti al Grande Spirito, con una profonda consapevolezza del Mistero intrinseco del Tutto.

Non si tratta di una religione tout-court come comunemente inteso, poiché non lega né intende legare nessuno. Si tratta di un movimento inclusivo e non esclusivo e non nega nulla. Non si contrappone a nulla, se non alla mancanza di buon senso che sta distruggendo il pianeta. E’ una maniera di vedere e vivere il mondo nella sua essenza indicibile.

Carlos Sauer e la Casa dell’Aquila a Rio

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La Casa dell’Aquila di Rio de Janeiro: un’esperienza olistica eclettica che coniuga sciamanismo nordamericano con sciamanismo sudamericano, yoga e altre discipline. Il caso di Carlos Sauer, medium e operatore olistico. Ruota di Cura, Ruota del Fuoco. Medium e Sciamani.  Sciamanismo Cheyenne. Cure sciamaniche e Tenda del Sudore. Il tamburo sciamanico.

Carlos Sauer oggi è un uomo di 58 anni discendente da un’antica famiglia portoghese di Rio de Janeiro. Una famiglia molto attiva di imprenditori fin dal XIX secolo, ma anche di medium di una certa rilevanza. Quando aveva 20 anni erano gli anni ’70 e i giovani di Rio de Janeiro vivevano, come nel resto del mondo, un momento di ribellione e di ricerca, ma anche di disorientamento. Il giovane Carlos preferì allontanarsene e finì in Arizona, dove prese contatto con alcune tribù del popolo Cheyenne. In particolare ben presto divenne allievo dello sciamano Nelson Turtle, col quale iniziò un lunghissimo cammino che lo portò a conoscenza del potere dei canti, del tamburo, della tenda del sudore e di diverse altre pratiche sciamaniche. Le capacità medianiche e di guaritore di Carlos non tardarono a manifestarsi, ma il tirocinio per diventare un curandero durò moltissimi anni. Tanto per dare un’idea solo la funzione di guardiano del fuoco sacro durò 14 lunghi anni. Quando era già un adulto è sicuro del bagaglio spirituale e culturale acquisito viaggiò per mezzo mondo a curare persone facoltose. Tale attività gli permise di avere abbastanza denaro per poter aiutare le tribù nordamericane i difficoltà. Per diversi anni divise la sua vita tra l’attività di cura a occidentali e gli aiuti agli indios.

Negli anni ’90 fu il primo a portare la cultura e la tradizione sciamanica nordamericana in Brasile. Allestì, insieme ad amici Cheyenne il primo teepee in terra brasiliana. Da allora lo sciamanismo nordamericano si è radicato a Rio de Janeiro.

Circa sette anni fa decise di tornare definitivamente in Brasile, sua terra natia, dove a Rio, nel quartiere di Sao Conrado, nel territorio e nelle costruzioni di un’antica fazenda del caffè, aprì un luogo di cura, la Casa da Aguia, la casa dell’Aquila. Qui conduce cerimonie di cura sciamanica con canti indigeni dei Cheyenne e dei Sioux, con i tamburi e le danze, ma collabora anche con numerosi altri medium, insegnanti di yoga e meditazione, operatori olistici di diversi settori.

La fazenda si chiama Vila Riso ed era appartenuta a un italiano emigrato sposatosi con una bellissima donna indigena. Una delle figlie, Bebeta, è quella che ha messo lo spazio a disposizione di Carlos. Si tratta di un luogo di alta energia, ricco di rocce e vegetazione, con una cascata e una piscina naturale di acqua nativa.

Il luogo si trova a poche centinaia di metri da dove risiedo in Brasile, nel quartiere di São Conrado. Mi ci reco spessissimo, la sera, il martedì e il giovedì. Il martedì è dedicato a canti e tamburi e ruote di cura, nelle quali diversi medium operano su persone che presentano patologie di varia natura. Il giovedì è dedicato alla Ruota intorno al Fuoco, una tradizione degli indiani del Noramerica, portata da Sauer in Brasile. Decine di persone intorno al fuoco, cantano, suonano il tamburo, dialogano, meditano. Sia il martedì che il giovedì spesso partecipano indios di una tribù brasiliana del Pernambuco, i Fulni-o (vedi paragrafo dedicato). Diversi esponenti dei Fulni-o, esperti in canti, danze, cura con erbe, artigianato sacro, danno la loro energia nelle ruote di cura. Assistere a una delle loro danze, accompagnate dai potenti canti tradizionali e straordinario.

Spesso nei fine settimana vengono organizzate maratone di yoga o percorsi di cura che prevedono bagni di sale, di gong e nella cascata e piscina di acqua di sorgente in un paesaggio di rocce e vegetazione che è sorprendente trovare nel centro di una metropoli.

Durante la settimana Carlos Sauer e la sua compagna Juliana Ramos. Psicologa reichiana, attendono persone che necessitano di cure personalizzate.

Carlos proviene da una famiglia di medium. Lo erano la madre e la sorella più grande di lui. Quest’ultima operò per diversi anni anche come curandera, fino a quando si è disincarnata, lasciando la sua eredità spirituale a Carlos.

Carlos utilizza diversi metodi di cura, come l’imposizione delle mani o l’aspirazione di energie negative dai pazienti. È maestro di cerimonia della capanna del sudore e il suo principale animale totem è l’orso. Utilizza anche canti, percussioni e preghiere. Nel corso degli anni ha curato moltissime persone. Spesso opera con curanderos indios Fulni-o. in particolare l’amico Tafkea Cruz, che cura con l’energia dell’Amore.

Da alcuni anni realizza tournée in Europa, dove opera in centri di sciamanismo e associazioni. Ha anche tenuto conferenze per medici e università.

Con Carlos siamo molto amici e già lo scorso anno abbiamo organizzato con lui, a Torino in giugno, una cerimonia del fuoco e un workshop di 2 giorni sulla cultura sciamanica. Il tutto è avvenuto nel parco della Villa della famiglia Rava, una dimora storica del ‘600.

La prossima tournée di Carlos in Europa sarà tra fine maggio e Giugno. In giugno sarà in Italia per due workshop a Verona e Matera. Noi stiamo organizzando una cerimonia del fuoco a Torino (7 giugno) e una a Roma (21 giugno). Indicativamente l’oraio di incontro sarà per le 19.00, con inizio alle 20.00, dopo aver accesso il fuoco per terminare alle 23.00 circa.

L’attività sarà costituita da canti e suono di tamburi guidati da Carlos Sauer e Juliana Ramos con il supporto mio e di Lidia Urani.
La cerimonia è pervasa da sentimenti ed emozioni, ma principalmente esprime devozione al Grande Spirito, alla Terra e all’Universo.
Carlos Sauer (tradotto da me simultaneamente dal portoghese) spiegherà diversi aspetti della filosofia sciamanica Cheyenne e il senso di alcuni dei canti, nonchè dell’utilizzo del tamburo.
La partecipazione alla cerimonia permette di scaricare tensioni e di caricarsi enormemente di energia e motivazione.
Il raggiungimento della trance non è facile e nemmeno determinante, ma può verificarsi.
Durante la giornata precedente la cerimonia Carlos Sauer sarà disponibile per attendimenti privati per chi lo desidera. Il costo per un intervento di 1 ora e mezza verrà comunicato privatamente. La disponibilità è ovviamente limitata.

COSTO ISCRIZIONE CERIMONIA TORINO: 30€

VERSAMENTO SU:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT55P0690601008000000005946

COSTO ISCRIZIONE CERIMONIA A ROMA: In fase di definizione.

Calendario completo.

May 18-  Drumming circle with Waltraud in Vienna, Austria.
May 19,20 and 21- Weekend workshop with Sweat Lodge in Thunau with Theresia.
May 25- Drumming circle with you and Renata in Switzerland (not confirmed)
May 26,27 and 28- Weekend workshop with Sweat Lodge in Switzerland at Renata’s (not confirmed).
June 2,3 and 4- Weekend workshop with Sweat Lodge in Grenoble, France with Daniele.
June 9,10 and 11- Weekend workshop with Sweat Lodge in Verona, Italy with Nello.
June 15- Drumming circle in Matera, Italy
June 16,17 and 18- Weekend workshop in Matera, Italy with Nello.

Chi fosse interessato può scrivere a unaltrosguardo@libero.it

A’hooo!!!

OPERAZIONE FUNDRAISING

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Abbiamo una ONG di 25 anni a Rio de Janeiro: Para Ti Amizade e Solidariedade. È impegnata nel sostegno educativo di decine di bambini di famiglie povere di favela. Info su www.parationg.org.

Per 25 anni siamo riusciti a sostenere il progetto perlopiù con donazioni di privati provenienti da diverse città d’Italia. Il sostegno non è venuto meno per ora, ma senza dubbio, con la crisi in atto le donazioni sono diminuite.

Una ulteriore nostra fonte di sostentamento da circa 4 anni è il turismo solidale che prevede viaggi sostenibili e volontariato. Disponiamo di 12 camere di charme in affitto e di spazi per eventi (http://paratiguesthouse.wordpress.com). Organizziamo tour culturali e spirituali molto speciali (www.favelaparatitour.com). (Sezione web viaggi culturali e spirituali in preparazione).

Per questa sezione disponiamo di Ufficio Stampa dedicato e molto attivo in Italia.

Tuttavia di anno in anno la certezza di coprire il budget necessario non c’è.

Stiamo comunque ampliando il nostro raggio di azione. Abbiamo iniziato a sostenere indigeni in difficoltà con scambi culturali di altissimo valore. Inoltre vorremmo cominciare a occuparci di bambini di strada e di un’altra categoria a rischio che sono gli adolescenti.

In vista di tali obbiettivi abbiamo necessità di più fondi.

Intendiamo rivolgerci alle aziende chiedendo loro una minima percentuale del loro budget per i regali natalizi a dipendenti e fornitori.

L’offerta è ovviamente libera, ma a partire da 2.000 € a sostenitore.

Con tale cifra possiamo sostenere una delle seguenti opzioni:

  • mantenere il centro, come è attualmente strutturato, con 25 bambini, per quasi un mese;
  • realizzare iniziative culturali extra, come escursioni e progetti culturali quali musica e teatro per un mese;
  • avviare un progetto socioculturale per adolescenti, come per esempio fotografia sociale, per un mese;
  • avviare un progetto di distribuzione cibo a senzatetto per un mese;
  • contribuire a un progetto di aiuto a comunità indigene, come per esempio il rifornimento di acqua in aree devastate;

12 contributori coprirebbero un anno di budget delle spese vive del centro così come è strutturato.

A fronte di tale contribuzione di 2000 € offriamo.

  • aggiornamenti sulle nostre attività due volte l’anno;
  • una copia del libro Unaltrosguardo con i reportage fotografici sulla favela realizzati in un laboratorio con i nostri bambini;
  • una copia del libro sulla esperienza in Brasile del fondatore della ONG e Presidente Fiat Brasile e Sudamerica negli anni ’60-’70-‘80, Franco Urani;
  • una copia del libro-guida fotografico-culturale di Mauro Villone e Lidia Urani: Rio – Unaltrosguardo;
  • sconto del 30% per l’acquisto di un numero di copie da concordare dei nostri libri, personalizzati con il marchio dell’azienda, da regalare a dipendenti e/o fornitori;
  • sconto del 20% su agende di design personalizzate Para Ti e personalizzate con il marchio dell’azienda;
  • sconto del 50% per dipendenti e fornitori, su un totale di 70 notti nella nostra Guesthouse da distribuire con modalità da concordare;
  • presentazione personalizzata in power point, con slide e video valutando nostra presenza in relazione a disponibilità in Italia ed eventuale contributo per trasferta al di fuori del Piemonte;
  • marchio dell’azienda collocato sui nostri siti, negli eventi, nei social dove siamo presenti;
  • citazione dell’azienda sostenitrice nel materiale di ufficio stampa dedicato;
  • frequenti comunicazioni di agreement citando i sostenitori;
  • disponibilità continua a ospitare per 2 notti gratuitamente personale dell’azienda che intenda visionare direttamente le nostre attività, e sconto del 50% fino a eventuali ulteriori 5 notti.

Con 2.000€ un’azienda, oltre a fare un’operazione no-profit seria e nobile, avrebbe una ottima visibilità, vista la nostra continua presenza su social e media e in eventi di presentazione.

Lidia Urani e Mauro Villone sono stati presenti sui Canali RAI a Uno Mattina, La Vita in Diretta, Turisti per Caso. E recensiti su diversi media cartacei e web.

Mauro Villone è blogger de IlFattoQotidiano – online.

Trattative ulteriori per contribuzioni di maggiore entità.

A richieste offerte speciali per viaggi incentive a Rio de Janeiro.

La motivazione di tale iniziativa è principalmente la raccolta di fondi per il sostentamento di attività senza alcun fine di lucro, destinate a persone in difficoltà. Ma non solo. Intendiamo anche creare un canale di dialogo tra il mondo industriale e imprenditoriale e quello del no-profit e dell’impegno sociale e culturale.

Per info: mauro.villone@libero.it

Video di Para Ti https://www.youtube.com/watch?v=vLdfloJKOQY&feature=youtu.be

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È ora di cambiare

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Mio zio Italo, al quale ero molto affezionato anche se vedevo pochissimo, mi ha trasmesso la bulimia letteraria. Leggeva qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Parlava il greco antico e il latino come fossero lingue vive, oltre all’inglese e il russo. Sapeva di filosofia e musica, cantava e suonava il piano e la chitarra. Conosceva gli animali, i funghi e le piante e talvolta aveva dato filo da torcere ad autori di botanica e micologia ravvisando errori nei loro testi.

Si definiva un “filosofo analista”. Aveva, con un semplice esempio, mirabilmente sintetizzato uno dei mali del nostro vivere e che io affronto nel mio libro “Il Mistero della Libertà”. La storiella, veramente semplicissima, è la seguente.

Un tizio voleva andare a Roma e trovandosi nel nord Italia, senza mezzi e con pochi soldi cercò il modo migliore per ridurre i tempi del viaggio con poca spesa. La bicicletta era la soluzione migliore, così acquisto i pezzi per costruirsene una e si accinse al compito. Dopo un po’ un suo amico passo lì vicino con una bellissima vettura e lo vide. Abbassò il finestrino e lo salutò, poi aggiunse: “Sto andando a Roma, vuoi venire con me?”. “Non posso – rispose il tizio – mi sto costruendo una bicicletta”.

Quando ascoltai la storiella da mio zio ero molto giovane e mi rimase impressa. Nonostante ciò mi capitò più volte nella vita di rinunciare a un obbiettivo per seguirne un altro che serviva per raggiungere il primo. Poi smisi. Naturalmente, trovandomi poi in situazioni favorevoli molti mi dissero di tutto: “beato te che puoi”, “sei stato fortunato”, “bella la vita eh?”, “non puoi fare così”…e via dicendo. Quando riesci a fare quello che volevi fare la prima reazione che susciti è invidia.

Non riesco a farci l’abitudine, poiché sarebbe molto più bello vedere le persone lottare per la propria vita anziché vederle rodersi e continuare a prendersi per il culo, ma soprattutto continuare a vivere nel grigio, oltretutto, come molti italiani fanno, continuando a ritenere altri i responsabili del loro fallimento o del loro grigiore.

Quello che spesso inchioda in simili situazioni sono così tanti fattori da avermi indotto a scriverne un libro al riguardo (Il Mistero della Libertà – si trova a questo link). Tali fattori sono il senso di colpa, il senso del dovere, la necessità di consenso sociale, la paura, la pigrizia e mille altri. In queste poche righe voglio invece dare un breve compendio pratico su cosa fare per affrontare la temibile situazione di cambiare il lavoro di merda che odiamo, pur essendo senza una lira o con pochissimi soldi. Alla faccia di chi mi ritiene “fortunato” io ho fatto proprio così.

  1. Prendere coscienza dei propri reali sentimenti nei confronti del proprio attuale lavoro e attuale situazione. La meditazione è un valido, per non dire imprescindibile, supporto. Non è necessario essere dei guru, basta sedersi un attimo e respirare, rispettando se stessi e il proprio silenzio almeno una volta nella vita. Ascoltarsi.
  2. Prendere coscienza dell’impermanenza. La vita passa in un soffio e spesso non ne siamo coscienti. Ci ritroveremo maturi, anziani, o a un passo dalla tomba come se fosse passato tutto in un battito d’ali. Quello che ci deve interessare realmente sono l’eternità e la nostra vera felicità qui ed ora.
  3. Rendersi conto che la nostra vita e solo nostra, solo noi siamo i responsabili e vale la pena giocare il tutto per tutto.
  4. Prendere la decisione di cambiare, a qualunque costo, per esprimere davvero il meglio di se stessi, il vero mago, il vero eroe che si trova dentro ognuno di noi. Il prima possibile.
  5. Definire e scrivere i nostri reali desideri più profondi, senza prendersi in giro. Scriverli solennemente su un foglio da custodire su un altare o comunque in un luogo per noi sacro. Rileggeteli il più spesso possibile e immaginatevi fortemente nella vostra nuova MERAVIGLIOSA situazione.
  6. Promettere a se stessi di fare tutto il possibile per non tradirsi e per tirarsi fuori da quella vergognosa e deplorevole situazione. E poi cominciare sul serio.
  7. Pianificare una vera e propria guerra per la propria libertà dandosi un ragionevole limite di tempo. Un anno può essere sensato. Per alcuni può essere meno, per altri di più.
  8. Pianificare un budget per quel limite di tempo e porre un altro limite ragionevole, quello per il raggiungimento di quel budget. Potrebbe essere un altro anno, ma ognuno ha i suoi tempi. L’essenziale è non aspettare troppo poiché la vita passa.
  9. Ridurre le proprie spese al minimo, con il sistema che illustro in altro articolo di questo blog Spendere meno e vivere felici. E iniziare a risparmiare. Se è il caso ridurre proprio le proprie pretese, ridurre le dimensioni della casa, rinunciare all’auto e girare in bici e autobus.
  10. Dedicarsi il più possibile, durante la giornata, a immaginarsi nella situazione che si vuole creare. La meditazione è fondamentale, ma qualsiasi momento va bene. Aiutarsi con una compilation delle proprie musiche preferite e di musiche evocative. Ricordarsi che si dovrà andare avanti due anni.
  11. Fare attività fisiche (sport, palestra), mentali (meditazione, studio, lettura, parlare con altri, coccolare animali, camminare nella natura e parlare alle piante), spirituali (meditazione, preghiera, mantra). Combattete la pigrizia.
  12. Non avere nessuna paura del fallimento poiché non si presenterà.
  13. Non avere nessuna paura di parlare con altri della propria lotta, di condividere con altri, di chiedere aiuto. I guerrieri aiutano SEMPRE gli altri guerrieri. Una guerra non si fa da soli. Allontanate invidiosi e perdenti e parlate con psicologi veri, spiritualisti, uomini di fede, guerrieri, padri, madri, fratelli, amici veri, maestri, sognatori. Potrebbe anche capitarvi di chiedere cibo e alloggio, non vergognatevene, anche ai grandi è capitato di sopravvivere di aiuti. È il vostro obbiettivo grandioso che conta, vi sdebiterete senza alcun dubbio.
  14. Non indietreggiare quando il mondo dei piccoli (non i bambini, bensì i non guerrieri e gli schiavi) si ribellerà, con una sorprendente capacità di farvi sentire stupidi, in errore, pretenziosi, egoisti e via dicendo. Sono un mare di balle create dal mondo di buio, che cerca di sopravvivere come può, e per attirarvi nuovamente nel gorgo.
  15. Dedicate un giorno o anche solo mezza giornata alla settimana al volontariato. Questo è un punto chiave per quattro ragioni. 1. Vi aiuterà a uscire dal piccolo io. 2. Vi servirà per avere una visione corretta della vostra posizione nell’universo. Che cazzo è il vostro ridicolo problema di fronte a chi non ha un tetto o da mangiare o a dei bambini terminali di cancro. 3. I maestri insegnano che quello che si da ritorna triplicato. Volontariato con gli altri significa che poi faranno a gara altri per aiutare voi. Garantito. Anzi regalate soldi a chi ne ha bisogno, più che potete e distribuite cibo e regali, anche se avete i soldi contati. Tornerà tutto triplicato. 4. Vi arricchirà l’anima a tal punto da farvela sentire come connessa direttamente al Grande Spirito.
  16. Create i contatti e le situazioni concrete che vi servono per perseguire il vostro obbiettivo. Ma non usate le persone, fatelo con il cuore. Trovate alleati. La gente VERA ama i lottatori e ancora di più i sognatori.
  17. Concentratevi sul ringraziare ogni giorno tutto e amare TUTTO il più possibile.
  18. Quando avrete risparmiato sufficiente denaro per sopravvivere un anno pur tirando la cinghia fate il salto, abbandonate il lavoro che non volete più, con rispetto, pensando che liberate anche una possibilità per altri in una situazione diversa dalla vostra.
  19. Fate una sintesi di tutto quanto la vostra lotta ha prodotto fino a quel momento e tirate le fila cominciando a pensare concretamente di attivare la nuova occupazione. Vi si profileranno scenari che non avreste immaginato.
  20. Godetevi, senza il benché minimo senso di colpa, i frutti della vostra lotta, facendo crescere la vostra nuova attività.
  21. Continuate con le attività viste in precedenza, intensificando il volontariato e la disponibilità agli altri, che è poi l’unica cosa che conta veramente.
  22. Siate felici. Avete scoperto la vostra VERA natura: siete dei Maghi. Siete delle Streghe.

Ci saranno innumerevoli cadute e sconfitte, sappiatelo. Ma alla fine è impossibile l’insuccesso. Nella peggiore delle ipotesi sarete cresciuti e vi capiterà di affrontare ancora mille volte, per tutta l’eternità una guerra simile.

Se non avete il coraggio di affrontare un simile cammino, rassegnatevi, ma non prendetevi più per il culo e non rompete più il cazzo a chi ha avuto il coraggio di farlo. Ma, soprattutto, non andate a cercare responsabilità in altri.

Boa sorte guerreiros e companheiros. Non prendetevela, ho solo scritto con il cuore.

Ah, un’ultima cosa. Non c’è nessuno motivo per non essere felici. E la morte non esiste…vi hanno raccontato un sacco di balle.

 

 

 

Come realizzare i sogni più grandi senza una lira

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1. Smettere di piangersi addosso e di considerarsi “meno fortunati” di altri.
2. Essere convinti della necessità profonda di realizzare il sogno. Sentire fortemente il senso di Missione.
3. Abbandonare totalmente la paura del rischio e del cambiamento.
4. Piantarla di pensare di non avere i soldi per la messa in atto. Condividere il più possibile il sogno con altri. (La solitudine uccide persone e sogni).
5. Immaginarsi fortemente nella realizzazione del sogno. E amarlo profondamente.
6. Dare priorità assoluta al sogno in oggetto. (E non alla pensione, al posto sicuro, alle cose ancora da fare, alle finte responsabilità).
7. Non pensare al budget necessario (qualsiasi entità possa avere), ma organizzare tutto come se già fosse disponibile.
8. Credere profondamente nella sincronicità. E all’armonia intrinseca dell’Universo.
9. Essere disponibili all’accoglienza del necessario, quando invariabilmente arriverà, per la messa in opera.
10. Mettersi finalmente all’opera.
Impossibile il fallimento. Nella peggiore delle ipotesi ci sarà un’evoluzione profonda. Se non altro nell’individuazione delle proprie VERE Priorità. Si smetterà di prendersi per il culo fino alla Morte.
Potrei fare decine di esempi, ma per ora mi limito a uno poiché mi è accaduto poco dopo aver postato il precedente decalogo su FB.

Un anno fa il Rio Doce, nel Minas Gerais è stato distrutto dal fango della diga di Mariana. Il più grande disastro ambientale della storia del Brasile. Ha distrutto un intero bacino e migliaia di vite umane. Ne sapete poco poiché l’azienda responsabile ha pagato i media di tutto il mondo per metterli a tacere.

Un ragazzo brasiliano di 29 anni ha fatto un progetto con i controcazzi per aiutare gli indios senza acqua per il disastro, coinvolgendo ingegneri, geologi, tecnici, aziende di vestiti e di servizi. L’intera equipe ha fondato una ONG che non ha un soldo e servono 130.000 Euro per i pozzi e la rete idrica.
Il ragazzo si chiama Ian Lazoski.
Fa parte dell’ampio movimento culturale e spirituale di giovani brasiliani che si stanno riavvicinando molto alle culture indigene. Hanno fondato l’istituto Welight, letteralmente, Noi illuminiamo.

Il progetto si propone di recuperare flora, fauna, bacino idrico, cultura e tradizioni del territorio del popolo Krenak, distrutto dal disastro. Molti di loro sono caduti in gravi forme depressive, non hanno più acqua, né di che cibarsi.

Nel progetto, per il quale hanno girato un film e un promo, sono coinvolte decine di persone, da pochi giorni inclusi noi con la nostra ONG Para Ti, per un appoggio logistico. Ma anche:

(trovate tutto qua: https://www.instituto.welight.co/#/)

Ana Carolina Vasconcelos

Produzione

Anna Dantes

Direzione artistica

Antonia Canto

Marketing e Comunicazione

Brittany Cane

Realazioni internazionali

Bruno Portinho

Colonna Sonora

Camilla Coutinho

Direzione artistica e fotografia

Cristiane Roppa

Ingegnere forestale

Daniela Reis

Realazioni Istituzionali

Derek Gallo

Realazioni internazionali

Eduardo Pedroso

Avvocato

Fernanda Sampaio

Sviluppo Web

Filipe Farias

Edizione video

Guilherme Moreira

Italo Izaac

Iury Lazoski

Sviluppo Web

Komel Soin

Realzioni Internazionali

Laura Zimmermann

Fonico esterni

Leonardo Eloi

Supervisione

Maíra Inaê

Relazioni istituzionali

Marcos W. Ferretti

Sviluppo web

Marcus Rangel

Geologo

Mauro Quevedo Bornes

Coordinamento tecnico

Maximilian Engel

Relazioni internazionali

Pedro P. Lins e Silva

Strategia e Comunicazione

Rafael Andreoni

Edizione video

Reza Shahcheraghi

Valutazione impatto ambientale

Roberto Herrera

Riprese

Rodrigo Faerman

Logistica

Taua Klonowski

Immagini aeree

Thiago Canellas

Strategie finanziarie

Vanessa Pinheiro

Comunicazione e Reti

Victor Tigronez

Tecnico del suono

Vinicius Novello

Ingegneria ambientale

Xavi Cortes

Edizione video

Yan Saldanha

Edizione suono

Eh? Che ne dite?

Tutto autofinanziato e senza un soldo per la realizzazione pratica del progetto. Cominciano il 6 febbraio la raccolta di fondi e noi con Para Ti li appoggeremo attivamente sul piano logistico.

Chi ha orecchie per intendere…..