L’informazione manipolata in Italia

Foto @mvillone - Tac di cervello di volontario che ha assunto una dose di Ayahuasca. istituto di neurofisiologia dell'Università di rio de Janeiro.
Foto @mvillone – Tac di cervello. Istituto di neurofisiologia dell’Università di Rio de Janeiro.
Vivo da ormai 15 anni tra Italia e Brasile. Ma negli ultimi 10 anni passo molto più tempo in Brasile e ho continuato a viaggiare anche in altri paesi.
Osservare il mondo da un altro punto di vista è interessante.
Sono sempre stato consapevole dello stretto provincialismo italiano. Oggi mi preoccupa.
Per esempio sono solo i quotidiani italiani che parlano così tanto dell’emergenza sanitaria. Fateci caso.
Le Home page di giornali come Repubblica e LaStampa pullulano di notizie su questo tema. Le testate aprono con titoloni su questo argomento e lo riprendono diverse volte in altri articoli.
Andate a vedere se NewYorkTimes, WashingtonPost, Globo in Brasile, Le Monde, Liberation, DailyMail sono così. Ma nemmeno El Pais in Spagna. Nemmeno El Clarin in Argentina. E nemmeno i quotidiani messicani e di altri paesi.
Non bypassano le notizie, nessuno nega la situazione sanitaria, ma è una notizia come mille altre.
In Italia invece è un’ossessione assoluta. Così come è un’ossessione la mascherina, che in altri paesi viene usata, ma senza diventare un simbolo assoluto di cura della salute. Forse un po’ in Spagna e in Gran Bretagna, ma non a questi livelli. In Brasile per esempio l’atmosfera è enormemente più rilassata.
L’Italia io credo sia un’area di punta per l’esperimento psicosociale in atto. E’ una gabbia sociale a livello mondiale.
Perché sia così francamente non me lo so spiegare. probabilmente concorrono ragioni sociali, psicologiche, geopolitiche ed economiche. Ma non sono da meno nemmeno ragioni di carattere esoterico e karmico.
Sicuramente il livello culturale dell’italiano medio è bassissimo ed è diffuso l’abbrutimento generale. Basta vedere gli episodi di violenza e l’interesse diffuso per programmi televisivi abominevoli.
La minoranza di risvegliati ha due possibilità. La prima è resistere, mantenere un basso profilo e continuare a informare e al tempo stesso lavorare per il recupero del proprio potere personale. La seconda, mantenere gli stessi comportamenti, ma spostarsi in zone più libere e più a contatto con la natura,

 

Tradizioni Native. Cinque incontri online con Carlos Sauer e Mauro Villone

Cinque incontri online con Carlos Sauer e Mauro Villone.

Una produzione Para Ti Education

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Terremo cinque incontri online di tre ore ciascuno, nei quali approfondiremo temi importantissimi dello sciamanesimo.

Lo faremo con il nostro fraterno amico Carlos Sauer, maestro di sciamanismo, canti e tamburo sciamanico e compagno di ricerca spirituale.

Gli incontri saranno ricchi di contenuti e modulari, ma tutti insieme costituiranno un vero e proprio corso introduttivo di 15 ore, che avrà funzione propedeutica per gli incontri presenziali che ci saranno in Italia, con ogni probabilità nella primavera 2021.

Gli incontri prevedono trasmissione di insegnamenti ed energia, canti e tamburo, meditazioni.

È possibile accedere a un modulo alla volta o iscriversi a tutto il corso. In quest’ultimo caso chi si iscriverà entro il 23 di settembre avrà il quinto incontro gratuito.

Noi lavoriamo con Carlos e con gli amici indios Fulni-ô da moltissimi anni.

In un precedente articolo spiego cosa sia la Cura Nativa e come si svolge praticamente nelle sessioni che facciamo con il nostro amico e Maestro Carlos Sauer.

http://www.unaltrosguardo.it/2020/08/medicina-integrata-cura-nativa-e-vera-guarigione.html

Qui illustro come si svolgeranno i nostri incontri online e le modalità di iscrizione.

Perché facciamo questi incontri

Da diversi anni collaboriamo con Carlos in cerimonie, corsi, workshop, sessioni di cura private, sia in Italia che in Brasile e ora anche online.

Molti anni fa abbiamo iniziato a seguire Carlos per l’apprendimento di Canti Sciamanici tradizionali e dell’uso del tamburo sciamanico.

Il progetto si è sviluppato oltre ogni immaginazione. Siamo diventati partner di Carlos, molto amici e assistenti nelle cerimonie native e nelle sessioni di Cura Nativa, che ormai abbiamo fatto a centinaia.

Il nostro impegno con lo sciamanismo si integra con quello sulla meditazione ed è diventato una voce importante nel nostro lavoro e nelle nostre articolate attività.

Lo facciamo per la semplice ragione che queste pratiche realmente curano in profondità, sia nelle sessioni plenarie, sia in quelle private, ma soprattutto nell’abbracciarne la filosofia di profondo contatto con la Terra, la Natura e gli elementi.

Uno dei nostri obbiettivi è creare in Italia, oltre che in Brasile, un gruppo compatto, per svolgere attività insieme, sia online che presenziali.

Carlos ha 61 anni, siamo praticamente coetanei. È brasiliano di origine europea, ma ha vissuto per 40 anni nelle foreste, sulle montagne e nei deserti di Arizona, California e altri stati, insieme tribù diverse, ma principalmente Cheyenne.

È diventato figlio adottivo del capo e sciamano Cheyenne Nelson Turtle, ormai passato in altra dimensione, ed è stato allievo del grande antropologo-sciamano Michael Harner e della comunità olistica-esoterica Esalen Institute, in California.

Ha acquisito molte tecniche, tra le quali quella della Capanna del sudore di cui è uno dei maggiori conduttori ed esperti occidentali al mondo.

Ma soprattutto cura con l’Amore.

Le sue cure sono molto efficaci ed estremamente profonde, sia sul piano spirituale che fisico.

Noi ci occupiamo di organizzare incontri con lui e lo sosteniamo nelle cerimonie e nelle sessioni private in qualità di assistenti. Questo avviene da molti anni e ci ha permesso di iniziare anche una attività di cura autonomamente.

Le cure avvengono con preghiere, canti, tamburo, imposizione delle mani, massaggio spirituale ed estrazione sciamanica.

Quando sia effettuano sia le cure plenarie che private sia noi che Carlos andiamo in Trance più o meno profonde.

L’incontro online

Ci siamo resi conto che in questo genere di attività la distanza è un ostacolo molto relativo. Quasi non esiste. La potente energia in workshop e sessioni passa anche a migliaia di chilometri.

I 5 Moduli

1 – Viaggio Sciamanico per la ricerca e la connessione con l’animale di potere. Le modalità del viaggio. La modificazione degli stati di coscienza. La discesa nel Mondo Inferiore. Le onde cerebrali e le frequenze del tamburo sciamanico e dei sonagli.

2 – Viaggio Sciamanico di ricerca e riconnessione con gli alleati spirituali. Il viaggio nel Mondo Superiore. Spiriti Guida e Spiriti Alleati. L’espansione della coscienza. Gli Spiriti Ancestrali. Il rapporto dello sciamano con gli spiriti.

3 – La forza e la sapienza dei 4 elementi (terra, aria, acqua e fuoco) e delle 4 stagioni dell’anno (inverno, primavera, estate, autunno). L’importanza del numero 4. Il collegamento con le quattro direzioni e la Ruota di Medicina. Ka relazione tra simbologie e vita pratica quotidiana.

4 – La forza spirituale degli equinozi e dei solstizi e della 4 fasi lunari (nuova, crescente, piena e calante). Le cerimonie con il fuoco, la danza, il canto e i tamburi. Le diverse fasi stagionali e la relazione con le età dell’uomo. I cambiamenti stagionali in relazione alla propria situazione e il legame con gli animali di potere.

5 – Cura Nativa rivolta a se stessi ed effettuata su altre persone. Esercizi pratici di Cura nativa su se stessi e altri. La lettura del “paziente”. La pulizia energetica e l’estrazione di energie negative. Il trasferimento di energia. Canti specifici di cura. La cura verbale.

In tutti gli incontri parleremo della filosofia nativa, della visione sciamanica della natura e del mondo, del potere personale e del profondo aiuto che la Natura e l’Universo danno in sostegno a ogni essere umano che desideri connettersi con queste forze ancestrali.

Programmazione

Gli incontri avranno luogo online il sabato pomeriggio ore 16-19

Il calendario potrebbe subire variazioni.

1 – 26 settembre

2 – 10 ottobre

3 – 7 novembre

4 – 21 novembre

5 – 12 dicembre

Iscrizioni

Il costo di iscrizione è di 50€ per ogni modulo, che si possono depositare sul conto qui sotto.

Per chi si iscrive entro il 19 settembre a 5 moduli, versando 200€ avrà il 5° modulo in omaggio.

Per chi si iscrive ai 5 moduli entro il 23 settembre potrà versare 220€.

Richiediamo inoltre di compilare in tutte le sue parti e inviare il modulo sottostante.

Creeremo un gruppo Whatsapp per le comunicazioni rapide e gli incontri avverranno sulla piattaforma Meet, di cui occorre scaricare la App.

I partecipanti che avranno inviato il modulo e il comprovante del deposito alla email mauro.villone@libero.it riceveranno indirizzo Meet dove avverrà l’incontro online.

Conto dove versare il contributo

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT85C0311101007000000005946

Minicorso di Cura Nativa online con Carlos Sauer

In un precedente articolo spiego cosa sia la Cura Nativa e come si svolge praticamente nelle sessioni che facciamo con il nostro Maestro Carlos Sauer.

Medicina Integrata, Cura Nativa e Vera Guarigione

http://www.unaltrosguardo.it/2020/08/medicina-integrata-cura-nativa-e-vera-guarigione.html

Qui brevemente illustro come si svolgerà il nostro incontro online e le modalità di iscrizione.

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Perché facciamo questi incontri

Da diversi anni collaboriamo con Carlos in cerimonie, corsi, workshop, sessioni di cura private, sia in Italia che in Brasile e ora anche online.

Molti anni fa abbiamo iniziato a seguire Carlos per l’apprendimento di Canti Sciamanici tradizionali e dell’uso del tamburo sciamanico.

Il progetto si è sviluppato oltre ogni immaginazione. Siamo diventati partner di Carlos, molto amici e assistenti nelle cerimonie native e nelle sessioni di Cura Nativa, che ormai abbiamo fatto a centinaia.

Il nostro impegno con lo sciamanismo si integra con quello sulla meditazione ed è diventato una voce importante nel nostro lavoro e nelle nostre articolate attività.

Lo facciamo per la semplice ragione che queste pratiche realmente curano in profondità, sia nelle sessioni plenarie, sia in quelle private, ma soprattutto nell’abbracciarne la filosofia di profondo contatto con la Terra, la Natura e gli elementi.

Uno dei nostri obbiettivi è creare in Italia, oltre che in Brasile, un gruppo compatto, per svolgere attività insieme, sia online che presenziali.

Carlos ha 61 anni, siamo praticamente coetanei. È brasiliano di origine europea, ma ha vissuto per 40 anni nelle foreste, sulle montagne e nei deserti di Arizona, California e altri stati, insieme tribù diverse, ma principalmente Cheyenne.

È diventato figlio adottivo del capo e sciamano Cheyenne Nelson Turtle, ormai passato in altra dimensione, ed è stato allievo del grande antropologo-sciamano Michael Harner e della comunità olistica-esoterica Esalen Institute, in California.

Ha acquisito molte tecniche, tra le quali quella della Capanna del sudore di cui è uno dei maggiori conduttori ed esperti occidentali al mondo.

Ma soprattutto cura con l’Amore.

Le sue cure sono molto efficaci ed estremamente profonde, sia sul piano spirituale che fisico.

Noi ci occupiamo di organizzare incontri con lui e lo sosteniamo nelle cerimonie e nelle sessioni private in qualità di assistenti. Questo avviene da molti anni e ci ha permesso di iniziare anche una attività di cura autonomamente.

Le cure avvengono con preghiere, canti, tamburo, imposizione delle mani, massaggio spirituale ed estrazione sciamanica.

Quando sia effettuano sia le cure plenarie che private sia noi che Carlos andiamo in Trance più o meno profonde.

L’incontro online

Ci siamo resi conto che in questo genere di attività la distanza è un ostacolo molto relativo. Quasi non esiste. La potente energia in workshop e sessioni passa anche a migliaia di chilometri.

In questo incontro Carlos, tradotto da noi, spiegherà la sua cura, come connettersi con gli elementi e con la realtà non ordinaria.

Parleremo dello sciamanismo e come concretamente sviluppare un legame con il mondo sciamanico e con le realtà non ordinarie. Dando suggerimenti a chi volesse intraprendere questo cammino di profonda guarigione del corpo, della mente e dell’anima.

Carlos spiegherà la pratica della Cura Nativa, come agisce, cosa accade, quali sono i fattori coinvolti, il tipo di filosofia che occorre abbracciare per potervisi avvicinare nel migliore dei modi. Tutto questo avrà un valore propedeutico per chi volesse approfondire in corsi sia online che presenziali di prossima programmazione.

Carlos mette a disposizione la sua esperienza di 40 anni per trasmettere ad altre persone di iniziarsi alla pratica della cura sia per se stessi che per altre persone.

Spiegheremo inoltre come fare per chi volesse accedere a una cura privata specifica, per qualsiasi tipo di disagio.

Faremo Canti e useremo il tamburo e i sonagli, con l’intento di passare una poderosa energia ai partecipanti.

L’incontro durerà 3 ore e negli ultimi 45 minuti faremo una preghiera e una vera e propria cura per tutto il gruppo.

Data e orario

Sabato 29 agosto dalle 15 alle 18

Su piattaforma Meet di cui verrà inviato indirizzo per connettersi agli iscritti.

Occorre scaricare la App Google Meet

Iscrizioni

Il costo di iscrizione è di 50€, che si possono depositare sul conto qui sotto.

Richiediamo inoltre di compilare in tutte le sue parti e inviare il modulo sottostante.

Creeremo un gruppo Whatsapp per le comunicazioni rapide e gli incontri avverranno sulla piattaforma Meet, di cui occorre scaricare la App.

I partecipanti che avranno inviato il modulo e il comprovante del deposito alla email mauro.villone@libero.it riceveranno indirizzo Meet dove avverrà l’incontro online.

Chi si iscrive entro 25 agosto riceverà in omaggio Pdf del mio libro “Cos’è lo Sciamanesimo”.

Conto dove versare il contributo di 50€

Dopo 26 agosto è richiesto contrinuto di 60€

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT85C0311101007000000005946

PER CORTESIA INVIARE IL COMPROVANTE DEL DEPOSITO A:

mauro.villone@libero.it

 Modulo da compilare e inviare

Medicina integrata, Cura Nativa e vera Guarigione

Scienza e tradizione

Andare a profondità abissali.
Ph. @mvillone – Duabusan, sciamano Huni Kuin, Amazzonia

C’erano una volta gli stregoni e gli scienziati e per qualcuno ci sono ancora adesso. Invece per le menti aperte ora si parla di medicina integrata, che in alcuni paesi è già una realtà, come per esempio in Brasile.

La scienza, come ho già rilevato in altri articoli, ha i suoi limiti, sia metodologici che concettuali, ma d’altra parte ha ottenuto nel corso della storia risultati straordinari, inclusa la medicina. Il livello della chirurgia odierna, per esempio, è elevatissimo.

Ma ci sono oggettivamente una quantità di aspetti relativi alla guarigione dove la medicina scientifica non riesce ad arrivare. Ammetterlo è difficilissimo per gli scientisti convinti, i meccanicisti e i riduzionisti, ma per fortuna ci sono fior di scienziati che non la pensano affatto così. Esistono così ospedali e centri di cura, negli Stati Uniti e ancora di più in Brasile, dove sono ammesse terapie di sostegno come Reiki, Pranic Healing, Iridologia, Fitoterapia, Agopuntura, Naturopatia, Meditazione, Biodanza, Reflessologia, Omeopatia, Medicina Antroposofica, Yoga, Arteterapia, Terapia comunitaria, Ayurveda, Medicina cinese e diverse altre. In Brasile la medicina integrata è presente in 9.350 posti di salute. Autorizzati ufficialmente dal Ministero della Salute.

La Cura Nativa o Cura Sciamanica non è ancora presente nell’elenco, ma conosco personalmente diversi sciamani tribali che operano talvolta in ospedali di tipo occidentale.

Inoltre nei Centri Espirita brasiliani è facilissimo incontrare in mezzo a medium, spiritisti, curanderos e pranoterapeuti, medici ospedalieri, che spesso sono anche medium, e fisici quantistici che spiegano ai partecipanti a una conferenza come il tempo e lo spazio non esistano.

Per un paese come l’Italia è fantascienza.

Ph. @mvillone - Carlos Sauer, il mio maestro, curandero, con una paziente, Rio de Janeiro
Ph. @mvillone – Carlos Sauer, il mio maestro, curandero, con una paziente, Rio de Janeiro

La Cura Nativa

Personalmente mi occupo di ricerca nel mondo olistico, spirituale e della medicina integrata. Ma ho approfondito e approfondisco due pratiche in particolare, lo Sciamanesimo e la Meditazione.

Dello Sciamanesimo ne parlo spesso in questo Blog e anche della Meditazione e delle pratiche orientali.

In particolare qui vorrei parlare di come avviene la Cura Nativa.

Naturalmente si tratta di procedure complesse, che variano molto da popolo a popolo e da tribù a tribù. Io parlerò di quella che è una procedura abituale presso gli indios di Nordamerica e Brasile. I casi particolari sono moltissimi, ma si possono individuare alcuni temi di fondo.

Il paziente può recarsi dallo sciamano per innumerevoli motivi di carattere spirituale, pratico, di salute lievi o gravi o psicologici.

Tutto inizia con un confronto verbale e anche una sorta di terapia verbale, poiché nel dialogo si stabilisce un contatto energetico tra sciamano e paziente, con conseguente trasferimento di energia e inizio della cura.

Alcuni sciamani mi hanno parlato in particolare di una esplosione di amore che avverrebbe nel momento in cui lo sciamano pone l’intento sulla guarigione del paziente.

Lo sciamano poi da alcuni consigli al paziente di carattere pratico o spirituale. Può consigliare delle erbe e dei decotti, spesso dei bagni di erbe. In Brasile in particolar modo, la presenza di foresta atlantica e foresta amazzonica ha reso gli sciamani brasiliani particolarmente esperti in questo campo. Vantano una conoscenza millenaria profondissima e magica. Parlano con le piante e cantano loro canzoni, a volte per una notte intera. Non hanno alcun dubbio sulla essenza spirituale delle piante.

In seguito il paziente viene fatto sdraiare, a occhi chiusi, magari con una benda. L’attenzione è posta particolarmente sul “tirare via” energie e influssi negativi. Il tutto avviene con imposizione delle mani, canti e collocazione di erbe sul corpo, oppure con aspirazione tramite la bocca. Le tossine spirituali vengono estratte e buttate nel fuoco. La presenza dei quattro elementi, anche solo sul piano simbolico è fondamentale.

L’estrazione è seguita dall’armonizzazione delle energie, sempre con movimenti delle mani, insieme a preghiere. I canti sono una parte importante e a un certo punto possono essere accompagnati da tamburi e sonagli.

Non è inconsueto che il curandero cada in trance durante la cura, emettendo anche ectoplasma da bocca, narici e occhi. L’atmosfera durante la sessione di cura può surriscaldarsi anche molto ed è palpabile l’elevato livello energetico nel locale dove avviene.

La sessione si chiude con un rilassamento e successivamente il ritorno del paziente allo stato di veglia. Accade spesso che si parli ancora un po’ e che infine il curandero e anche gli assistenti presenti abbraccino il paziente.

Naturalmente il processo di cura è efficace, ma va inserito all’interno di un percorso di cura generalizzato che tocchi diversi punti della vita del paziente, esattamente come con la medicina occidentale.

I miracoli possono accadere ovunque, ma sono l’eccezione. In realtà la cura nativa è soprattutto preventiva ed è volta a creare uno stato di armonia generale che include gli aspetti fisici, emotivi, psicologici e soprattutto di relazione e spirituali.

Non si può pretendere di portare al cospetto di uno sciamano un terminale di cancro e pretendere che guarisca magicamente ottenendo risultati là dove ha fallito tutto il resto. Sembra ovvio, ma in realtà spesso accade proprio questo. Lo stregone è l’ultima spiaggia, quando non si sa più dove sbattere la testa e ci si sente perduti. Per cui, non avendo più niente da perdere, si prova anche con la magia.

Queste procedure invece possono essere estremamente efficaci come integrazione, o a loro volta integrate da altre terapie di varia natura, sia scientifiche che olistiche.

In generale quello che seriamente uno sciamano chiede al paziente sono due cose, a loro volta interdipendenti. Avere fede e cambiare profondamente lo stile di vita, cominciando a vivere più per l’armonia, le relazioni, l’amore, la natura, la spiritualità, che per il denaro, la produzione, il possesso, la competizione.

Anche questo sembra ovvio, ma non lo è affatto, visto che la maggioranza delle persone nel mondo occidentale vive di corsa, senza avere il tempo per se stessa e la famiglia, completamente dimentica della natura, fino a quando quest’ultima non sia da sfruttare per il fine settimana.

La vera Guarigione

La vera Guarigione è in realtà un fatto sacro. Salute e spiritualità sono intimamente interconnesse. In francese, per esempio, la radice linguistica di salute, Santé e Santità, Sainteté, è la stessa.

In molte culture lo Sciamano, che in una tribù si occupa di Spiritualità, è anche quello che si occupa della cura fisica, psicologica e spirituale.

La radice di tutte le malattie, fisiche, psichiche e di relazione, è di origine spirituale. E coinvolge tutta la nostra vita, il nostro passato, il futuro, le vite precedenti e tutto l’iter della nostra stirpe, nonché quello di tutto il nostro popolo.

Le malattie che colpiscono gli italiani, per esempio, sono diverse o si presentano con modalità diverse da quelle degli svedesi.

Nascere in un determinato posto è intimamente connesso al nostro karma, e alla missione che siamo chiamati a compiere.

Che piaccia o meno, l’unica vera maniera per guarire da qualsiasi cosa, sia essa un raffreddore, un cancro, un problema alla pelle, la follia o la polmonite, è una immersione profonda all’interno di se stessi, per andare a cercare il misterioso diamante al centro della nostra coscienza e il misterioso groviglio karmico che lo nasconde alla consapevolezza.

Una guarigione, di fatto, è un cambiamento profondo di consapevolezza. Il sacerdote, il chirurgo, lo sciamano, il guaritore, il medico, gli impacchi della nonna, il guru, il pranoterapeuta, possono essere un aiuto, ma i veri guaritori di noi stessi siamo sempre e solo noi stessi. Questi personaggi possono essere un valido aiuto, talvolta determinante. Ma in realtà sono solo quelli che possono aprire delle porte, indicare delle direzioni da seguire, mostrare strade, e magari accompagnare per un certo tratto. Ma chi guarisce siamo noi.

In sostanza la guarigione è un cammino sacro e mistico, spesso arcano, che invariabilmente porta a scoprire misteri insospettati su se stessi e sul cosmo. Occorre passare dall’inferno e dalla morte per tornare alla vita.

La maggior parte delle persone spera sempre in qualcuno che levi loro le castagne dal fuoco, finendo con l’incappare in ciarlatani, business terapeutici, veleni farmacologici, senza risolvere assolutamente nulla.

L’unica vera medicina è l’amore, presente in abbondanza infinita nell’universo, ma accessibile a pochi per una semplice ragione. L’incarnarsi in questa dimensione porta a un oblio che è caratterizzato da una cronica mancanza di fede, molta pigrizia e un ego che pensa solo di spassarsela fin che può, oppure tirare avanti come può in una zona di conforto.

Chi guarisce veramente è solo chi comprende, in un modo o nell’altro la vera natura dell’universo che non è una miserabile e triste esistenza di un pugno di decenni, ma un continuo ed eterno divenire in un’abbondanza senza fine, creata dall’amore Divino incondizionato.

Non è mai troppo tardi, il salto di coscienza può arrivare in qualsiasi momento nelle maniere più impensate.

L’unica strada è l’abbandono totale alla realtà incomprensibile del creato.

 

Il Tamburo sciamanico

Tamburo sciamanico

In azione a Torino, Parco del Valentino. Alle mie spalle Max Palin, suonatore di Gong.
In azione a Torino, Parco del Valentino. Alle mie spalle Max Palin, suonatore di Gong.

Il tamburo è uno degli strumenti più antichi dell’umanità. Potrebbe essere il più antico, dopo la voce stessa dell’essere umano. La percussione, il percuotere un oggetto con le mani o con un altro oggetto fu probabilmente la prima azione eseguita per produrre ritmo e suono. Lo stesso corpo umano, percosso lievemente, può rappresentare uno strumento a percussione, utilizzando per primi le guance e la gabbia toracica. Le prime percussioni costruite, dopo semplici pezzi di legno, furono probabilmente proprio tamburi rudimentali, confezionati con pelli di animali tese su supporti in legno.

Questo avvenne probabilmente almeno 50.000 anni fa. Da allora le percussioni si sono evolute nell’uso di materiali, ma non nella forma. Anche una modernissima batteria è costituita da tamburi fatti con una membrana tesa su un supporto circolare.

Quello che invece è cambiato pochissimo nel corso dei millenni è invece proprio il tamburo sciamanico. Un cerchio in legno con sopra una pelle tesa, assicurata sul retro da tendini, sempre di origine animale. Le pelli usate provenivano e provengono da vacche, caribù, bisonti, asini, cavalli, capre, pecore, renne. Ovvero gli animali a disposizione nei territori di popolazioni sciamaniche.

Questo strumento è sempre stato così importante nel corso dei millenni presso gli sciamani, da diventare come un vero e proprio prolungamento del braccio dello sciamano. Un pezzo del suo corpo.

Non in tutto il mondo gli sciamani utilizzano il tamburo, ma i vastissime aree nei cinque continenti il tamburo è utilizzato per sciamanizzare.

Con certezza il tamburo sciamanico era in uso presso i Celti, i Sami e diverse popolazioni siberiane. Lo è stato e lo è tuttora presso le popolazioni indigene nordamericane, mentre è molto meno utilizzato in Centro e Sudamerica. Inoltre percussioni come tamburi sono utilizzate in diverse aree per scopi magici, anche se non direttamente riconducibili allo sciamanesimo. Come nell’area mediterranea, nel mondo arabo, nei paesi slavi e balcanici, in tutta l’Africa, in India e nel Sudest asiatico.

In India in particolare le percussioni sono considerate strumenti sacri e apprenderne l’utilizzo è una iniziazione lunga e impegnativa, che si ritiene arrivi direttamente dal divino.

Di fatto, ancora oggi, il tamburo sciamanico è considerato uno strumento sacro, il cui uso è imprescindibile per gli sciamani di numerose culture. Quasi non si muovono senza e le sessioni di cura non possono essere effettuate senza.

Un grande conoscitore del tamburo sciamanico, che funse da ponte tra il mondo occidentale e il mondo indigeno fu Michael Harner, antropologo-sciamano, maestro del mio maestro, il brasiliano Carlos Sauer.

Michael Harner, che aveva una formazione sia scientifica occidentale che sciamanica indigena, del Nord e del Sudamerica, formalizzò per la prima volta per gli occidentali la conoscenza del tamburo sciamanico. Sperimentò la trance e il mondo magico applicando direttamente su se stesso le tecniche di trance legate al tamburo e al tempo stesso diede inizio agli studi scientifici che collegavano diversi stati modificati di coscienza a diverse frequenze dei battiti con cui veniva percosso il tamburo.

I battiti generalmente possono andare da 30 a 180 al minuto producendo rilassamento o anche trance molto profonde.

Le frequenze del tamburo interagiscono con quelle cerebrali, portandole dallo stadio Beta, quello dello stato di veglia, ad Alfa, Theta e Delta.

Attività Beta: frequenze che vanno dai 14 ai 30 hertz, si registrano in un soggetto in stato di veglia, nel corso di una intensa attività mentale (ad es. durante calcoli matematici) e soprattutto da aree cerebrali frontali. [nota bene: per quanto riguarda questo tipo di oscillazione manca il requisito della periodicità. Si riscontra, invece, nella rappresentazione encefalografica, una desincronizzazione; per cui non si parla di “onde” ma di “attività”].

Onde Delta: sono caratterizzate da una frequenza che va da 0,1 a 3,9 hertz. Sono le onde che caratterizzano gli stadi di sonno profondo.

Onde Theta: vanno dai 4 ai 7,9 hertz, caratterizzano gli stadi 1 e 2 del sonno NREM e il sonno REM.

Onde Alfa: sono caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 13,9 hertz, sono tipiche della veglia ad occhi chiusi e degli istanti precedenti l’addormentamento.

Queste frequenze sono in realtà una semplificazione e riduzione scientifica. In realtà la questione è enormemente più complessa e non può essere compresa a livello mentale.

Quello che mette in gioco il tamburo sciamanico non sono solo frequenze, ma innumerevoli fattori, come il tipo di suono, la pelle usata, il carattere dell’animale dalla quale proviene, cosa vi è dipinto sopra, gli accessori del tamburo, la voce del suonatore che lo accompagna, l’atmosfera di quel determinato momento, il territorio in cui ci si trova, i fumi di eventuali piante utilizzate contemporaneamente, lo stato d’animo del o dei suonatori, l’intento immesso nella cerimonia, i versi cantati, gli amuleti e i cristalli presenti, le persone presenti eventualmente nel cerchio sacro, la presenza o meno di un fuoco o di altri elementi, la presenza di animali, soprattutto la spiritualità avvicinatasi, gli spiriti guida e alleati dei presenti, eventuali sostanze assunte dai presenti, gli animali di potere presenti, le piante e l’ambiente circostante, incluse pietre e morfologia del territorio, l’ora della giornata, il tempo atmosferico, uccelli di passaggio.

Tutti questi fattori influenzano moltissimo le cerimonie, in una maniera impossibile da indagare per la scienza e incomprensibile alla mente umana. Si tratta di cose che possono essere solo “sentite” a diversi livelli, in relazione alla sensibilità e sensitività dei presenti.

Il punto centrale rimane il tamburo, che è come se catalizzasse tutti questi fattori presenti, producendo vibrazioni che modificano profondamente lo stato di coscienza.

In tali stati modificati è possibile “sentire” moltissime cose, come la presenza di spiriti, diagnosticare malattie, sentire il tipo di energia delle persone, il tipo di medicine da utilizzare per una cura, che possono essere erbe, fumigazioni, canti, pranoterapia, somministrazione di bevande e sostanze, preghiere.

Per lo sciamano il cavallo tradizionalmente, è soprattutto un veicolo. Nella fattispecie un cavallo o una canoa. Cavallo e canoa che vengono utilizzati per viaggi nei mondi della realtà non ordinaria dove si possono fare diverse cose. Di solito il recupero di pezzi di anima di un paziente, che si è rivolto allo sciamano per chiedere aiuto a causa di una qualche difficoltà di salute fisica o psichica, o pratica o economica o di relazione.

Gli interventi sciamanici sono sorprendentemente efficaci. Al punto che in paesi come il Brasile, molto meno condizionati da preconcetti scientisti come accade nei paesi europei, non è infrequente imbattersi in ospedali che affiancano cure sciamaniche a quelle della medicina tecnologica oppure in medici ospedalieri che sono anche medium e che lavorano come volontari in Centri Espirita.

Le università brasiliane inoltre, studiano molto seriamente le pratiche sciamaniche legate all’uso di piante e altri elementi, nel tentativo di dare ad esse rigore scientifico e utilizzarle in terapie tecnologiche.

In realtà è molto difficile che la scienza riesca mai a indagare seriamente in questo mondo, che sfugge totalmente a qualsiasi razionalizzazione, rigore tecnico e valutazione di tipo mentale.

Il tamburo, uno degli strumenti chiave della pratica sciamanica, può essere acquistato o si può ricevere in dono, ma naturalmente la cosa migliore è autocostruirlo o farlo costruire appositamente da uno sciamano.

Una volta realizzato va personalizzato con accessori, ma soprattutto battezzato con una cerimonia specifica di iniziazione molto particolare, che può essere fatta solo insieme una persona che disponga a sua volta di un tamburo già battezzato e iniziato.

Una volta avviatisi sul cammino con il proprio tamburo si potrebbero scoprire due cose, o che il tamburo non è esattamente la propria medicina o, come nel mio caso, che è come se il tamburo lo avessimo sempre avuto, fin dall’infinito passato. Diventa un prolungamento naturale del proprio corpo. E in effetti c’è soprattutto un organo del corpo umano strettamente legato al tamburo: il Cuore.

Quando iniziai a suonarlo, diversi anni fa, col mio maestro Carlos a Rio de Janeiro, avevo già esperienza di percussioni, ma non avrei mai immaginato che il tamburo e i canti sciamanici sarebbero diventati per me così importanti e così familiari, come se lo avessi sempre fatto.

Con il tamburo vado in trance, anche molto profonda e toccante, posso curare persone e ambienti, ma soprattutto me stesso. Ma molto più semplicemente è uno strumento straordinario per abbassare o elevare energia per se stessi o in un cerchio sacro.

Da quando suono il tamburo sciamanico o ripreso anche altri tipi di percussioni con successo, suonando in diversi contesti.

Tengo corsi e workshop per altre persone e cerimonie, nonché sessioni di cura e di viaggio sciamanico. Il tamburo può inserirsi armoniosamente anche nei contesti occidentali e urbani, ed entrare in sincretismo con altre pratiche, come la meditazione, i gong, lo yoga.

Uno dei miei obbiettivi futuri è riprendere le fila di un grande progetto di un amico indiano, il grande percussionista Karuna Moorthy, vero e proprio iniziato al Thavil, percussione sacra del Kerala. Mappare percussionisti e percussioni in giro per il mondo.

Chissà. Il battito dei tamburi e dei cuori umani è una fitta, misteriosa rete che unisce, e forse salverà, tutto il pianeta.

Per iscrizione, gratuito il giorno 22 settembre, compilare e inviare il modulo. Grazie.

 

Respirare

Respirare

“Dio poi formò l’uomo con la polvere della terra e soffiò sul suo volto un soffio vitale, e l’uomo divenne un essere vivente.” (Genesi)

Ph. @mvillone - Lapponia d'inverno. Finlandia.
Ph. @mvillone – Lapponia d’inverno. Finlandia.

La respirazione, in un essere vivente, è una funzione semiautomatica. Ovvero non è necessario concentrarsi sulla respirazione per eseguirla e di notte, dormendo, respiriamo regolarmente. Il centro nervoso per la respirazione automatica è al di sotto della corteccia, nel tronco cerebrale.

In realtà, se parliamo della respirazione che tutti conosciamo è più corretto parlare di “ventilazione polmonare”, la quale avviene grazie alla messa in gioco di diversi muscoli striati: diaframma, sternocleidomastoideo, scaleno, trapezio, intercostali.

La respirazione propriamente detta è la “respirazione cellulare”, nella quale, a livello di alveoli polmonari, avviene lo scambio cellulare di ossigeno, che entra nelle cellule, e anidride carbonica, che viene rilasciata per essere espulsa.

La respirazione nel suo insieme è ovviamente vitale. L’aria inoltre è il più urgentemente necessario dei quattro elementi alchemici. Si può stare settimane senza ingerire alimenti solidi (terra), diversi giorni senza bere (acqua), ma poche decine di secondi senza aria. Per quanto riguarda il fuoco (luce) si può farne a meno per mesi, ma in realtà la mancanza o l’apporto di luce, come del suono sono fondamentali sia per l’organismo che per i corpi aurici, lo spirito e la mente. Ma questo è un altro tema che vedremo in una prossima occasione.

Ma nell’aria non ci sono solo gas. Secondo i veggenti yogi esiste un altro elemento che essi chiamano Prana. Il Prana è energia vitale presente in abbondanza nell’universo ed è la forza che sostiene la vita, ancora del tutto sconosciuta dalla scienza.

Quindi quando respiriamo, nella fase inalatoria immettiamo gas e Prana nei polmoni. L’ossigeno viene assorbito dalle cellule insieme al Prana e vengono espulsi, con l’espirazione, anidride carbonica e tossine fisiche e spirituali.

Nel corso di lunghi anni di esperienza con lo sciamanesimo e la meditazione ho voluto approfondire particolarmente il tema della respirazione che considero fondamentale ed estremamente stimolante.

Tra diverse pratiche nel mondo chi ha approfondito sensibilmente il tema della respirazione è lo Yoga. La branca dello Yoga che si occupa della respirazione si chiama Pranayama, ovvero il controllo del respiro e dell’energia cosmica.

In generale sia gli Yogi che gli sciamani, ma anche artisti che fanno per esempio danza e teatro, hanno molto a che fare con la respirazione.

Nello yoga in particolare il punto fondamentale, ancora una volta, è la coscienza. Ovvero la consapevolezza di respirare e farlo con controllo, coscienza e amore. La coscienza può influenzare la respirazione e a sua volta la respirazione incide profondamente sullo stato di coscienza.

In generale poi è possibile, nelle pratiche yogiche, artistiche e sciamaniche, giocare con il proprio corpo, utilizzarlo come veicolo di viaggio spirituale, come strumento musicale, come entità performante, con posizioni, movimenti, posture, suoni.

Mettere in atto queste attività artistico-ludiche-fisiologiche non è affatto solo un passatempo, bensì si tratta di una maniera non solo per dare grande beneficio al sistema corpo-mente-spirito, ma proprio una strategia di vita per avvicinarsi sempre di più all’illuminazione. Laddove illuminazione non è trasformarsi i chissà quale guru ascetico, ma in un essere umano sempre più consapevole della sua vera essenza e della sua missione sulla terra.

Parte della mia missione e anche del mio lavoro è la diffusione di tali pratiche per rendere anche altri partecipi dei grandi benefici che io ne ho tratto.

A tale scopo conduco seminari, conferenze, workshop, cerimonie e incontri on-line.

In particolare lancio una Live su Facebook zoom lunedì 10 agosto ore 21 italiane, per una sessione di circa un’ora e mezza, gratuita, nella quale parlerò di diverse pratiche di respirazione e del respiro, con esercizi pratici fondamentali.

Praticheremo diverse respirazioni Pranayama, vedremo come usare i muscoli necessari alla respirazione, vedremo come gli sciamani e gli yogi usano il suono, emesso grazie all’espirazione, per modificare lo stato di coscienza.

Chi partecipa scoprirà come il nostro corpo può essere utilizzato in maniera straordinaria, ludica e salutare. Inoltre saper respirare è uno strumento basilare per affrontare qualsiasi frangente nella vita. In particolare, nella situazione che stiamo vivendo a livello planetario, respirare, non a caso, è un punto chiave per ristabilire il contatto con se stessi, la terra e l’universo.

L’aria è vita. Il soffio è vita. Il respiro è vita.

Chi vuole iscriversi, gratuitamente, per cortesia compili il modulo sottostante. Grazie. Agli iscritti verrà comunicato indirizzo in rete dell’incontro in diretta.

La via delle maschere

Ph. @mvillone - Carnevale in Perù sul lago Titicaca
Ph. @mvillone – Carnevale in Perù sul lago Titicaca

LA VIA DELLE MASCHERE

(Un estratto dal mio libro “Il Mistero della Libertà”).

“La via delle maschere” è il titolo di un noto libro del grande Levi-Strauss. L’ho preso a prestito per intitolare il paragrafo poiché suggerisce l’idea di un percorso segnato o caratterizzato da maschere. Il tema delle maschere è estremamente complesso e affascinante. Così profondo da indurre alcuni autori a sostenere che “lo studioso che fosse riuscito a comprendere pienamente questo argomento avrebbe trovato la chiave per svelare “il pensiero religioso e lo sviluppo sociale dell’uomo primitivo o non civilizzato” (William Healey Dall, 1884, p. 73) e che l’uso generale delle maschere nelle società primitive costituisse “uno dei misteri principali dell’etnografia” (Roger Caillois, 1967, p. 170).

Lévi-Strauss disse inoltre che “l’uomo sociale è per eccellenza mascherato: in quanto porta un nome, eredita uno status, detiene una posizione” (Lévi-Strauss, 1961, p. 18).

Si tratta di un tema così vasto e affascinante che vale la pena di essere approfondito. Non è mia intenzione dilungarmi troppo sull’argomento. Quello che mi interessa è partire dal concetto di maschera per analizzare brevemente e sul piano pratico cos’è del nostro vero volto, cioè del nostro vero io, che mostriamo al mondo e molto spesso anche a noi stessi.

Mi permetto di fare un passo indietro e riassumere a grandi linee storia e funzioni della maschera. Il suo utilizzo si perde letteralmente nella notte dei tempi. Potrebbe forse trattarsi di una delle più antiche forme di comunicazione e di ritualizzazione dell’uomo. La maschera è una rappresentazione: può rappresentare spiriti, demoni, divinità, animali o stati d’animo dell’uomo stesso. Può essere indossata o essere solo una scultura, come un totem o una stele, ma il suo aspetto decorativo è sempre accompagnato da quello semantico, che è preponderante.

Le maschere hanno da sempre avuto principalmente un ruolo rituale, funerario o esorcistico e vengono indossate per scacciare demoni o piuttosto chiamare dei, spiriti e antenati. Essendo legate alla rappresentazione successivamente lo sono al teatro, al teatro catartico greco, al metateatro, ma anche alle feste rituali. Nell’antica Grecia venivano usate anche nelle feste dionisiache e in altre rappresentazioni magico-rituali. In estrema sintesi il loro primo utilizzo era volto a mostrare ciò che normalmente è nascosto, ma la loro funzione era sacra. Tale funzione sacra venne meno con l’avvento di religioni monoteistiche come per esempio il Cristianesimo poiché da questo punto di vista, non riconoscendo molte divinità, esse finivano con essere soltanto rappresentazioni di demoni o del diavolo. Ma la necessità di liberare anche solo simbolicamente profondi e potenti archetipi e simboli del profondo è rimasta nell’uomo, tanto è vero che dal medioevo nell’Europa cristiana iniziò a svilupparsi la tradizione del Carnevale.

L’utilizzo delle maschere a scopo sacro e rituale è ancora presente in Africa, Asia e altri continenti, ma dove si è tentato di reprimere tali usanze esse sono risorte con forme diverse altrettanto potenti in molte parti del mondo. I Carnevali italiani di Venezia, Ivrea e Viareggio sono famosi, ma il Carnevale viene festeggiato in molte parti del mondo e il Brasile è forse patria di alcuni tra i più scatenati carnevali del pianeta, specie quello di Rio de Janeiro.

La funzione del Carnevale, come quello di altre rappresentazioni (come spiega J. Frazer nel “Ramo d’Oro”) era quella di ribaltare (ritualmente) la situazione tra servi e padroni: per un giorno (o per un certo periodo) il re e i nobili venivano derisi e umiliati, mentre i poveracci si vestivano da re e regine. Questa tradizione oggi, anche se inconsciamente, è più viva che mai, il Carnevale è il momento degli sberleffi a politici e padroni,  il momento in cui tutte le “regole” vengono sospese e “ogni scherzo vale”. Ovviamente si tratta, da sempre, di un contentino poiché dopo, con la quaresima, tutto ritorna come prima.

Ho avuto modo di conoscere il Carnevale di Rio nel quale mi sono trovato coinvolto più di una volta e che sto continuando ad approfondire poiché si tratta di un fenomeno di vastissima portata sociale e psicologica, davvero molto interessante.

Capita per forza di esserne coinvolti visto che, nei giorni fatidici, per televisione, nelle case e nei bar non si parla d’altro e per le strade è pieno di blocos de Samba spontanei o organizzati. Non partecipare, anche solo per caso, a uno di essi è impossibile, se si esce di casa. Il carnevale in Brasile e in particolare a Rio è più che una tradizione culturale, è quasi una religione. Da un anno all’altro, dopo che sono stati fatti i progetti da grandi artisti per le scuole di Samba più importanti e da semplici appassionati per tutti gli altri, partono gli artigiani volontari a darsi da fare per preparare alla perfezione carri e costumi. È un delirio. Un anno di lavoro per sfilare un’ora e venti minuti nel Sambodromo.

A differenza delle maschere non si può dire che sul significato del carnevale siano stati spesi fiumi di inchiostro, come si suole dire, poiché stranamente nonostante la portata della manifestazione non troppi ricercatori come antropologi, sociologi, psicologi vi si sono cimentati. La ragione non la so, ma posso azzardare un’ipotesi. Il Carnevale non è una festa istituzionale, ma una tradizione popolare che ingloba dentro di se credenze più antiche di varia provenienza. Inoltre è in continuo sviluppo e a Rio, tanto per fare un esempio, mentre oggi vengono utilizzate alte tecnologie con schermi al plasma e laser, continuano a sfilare le vecchie bahiane di novanta o cento anni che ruotano su se stesse con la tradizionale gonnellona ampia in un antico rituale (Evolução) che un tempo serviva per modificare lo stato di coscienza e andare in trance. Lo studio di un simile fenomeno è lungo e complesso e facilmente può portare a perdersi in mille rivoli che si perdono nella notte dei tempi e nei meandri della psiche umana. Per quanto riguarda le maschere e i costumi sontuosi e incredibilmente creativi dopo il carnevale vengono subito buttati via e si trovano per la strada o nei cassonetti della spazzatura. Questo è un altro fenomeno interessante. Nonostante i costumi possano costare migliaia di euro, dopo la sfilata di un’ora vengono abbandonati. La spiegazione potrebbe essere che di questo rituale catartico e liberatorio non debba rimanere nulla, e questo potrebbe altresì spiegare la reticenza a parlarne anche sul piano editoriale o letterario.

L’ora e mezza che si passa nel Sambodromo è devastante, folle, catartica. È una festa incredibile dove ogni scuola presenta dalle quattromila alle ottomila persone in costume più i carri e la musica assordante che sfilano sotto i riflettori e gli spalti pieni di gente in delirio. In questa massa enorme di persone c’è letteralmente di tutto ed è facilissimo incontrare dirigenti d’azienda, impiegati e droghieri che sfilano con prostitute, narcotrafficanti, avvocati, ingegneri, commesse, miliardari e poveracci di ogni sorta. Spariscono le regole e mentre il ricco signore per una notte si lascia andare il poveraccio si prende la sua piccola grande rivincita. Forse proprio questo è uno dei significati più palesi che, come si diceva, risale fino al medioevo europeo e ancora più indietro alle antiche feste dionisiache. Il rituale è molto profondo e io stesso dopo una faticosa e catartica sfilata in un simile scenario, pregno di questi significati, al cadere della tensione ho pianto. In occidente si conosce molto poco sulla realtà delle feste e dei rituali in genere e la maggior parte delle foto del carnevale di Rio sono ragazze dai fisici statuari, in gran parte rifatte, visto che in Brasile ci sono i migliori chirurghi plastici al mondo. In Italia arrivano solo notizie volgari su tette e culi e gli eventuali morti e tafferugli, peraltro rarissimi. C’è molto di più. Cultura, psicologia del profondo, tradizione, impegno, politica, denuncia, creatività, arte, amore e pace. Anche i Carnevali italiani ed europei sono molto floridi, ma probabilmente a molti sfugge il loro profondo significato simbolico. Si tratta di un rituale di liberazione.

Si tratta del poetico momento di gloria di persone che non hanno niente e diventano Re e Regine per una notte.

Questa simbologia molto interessante mi serve anche per sottolineare un altro aspetto, che è l’altra faccia della medaglia. L’utilizzo delle maschere e di questi rituali catartici, serve per esorcizzare e portare a galla simboli e stati d’animo profondi. Come si è visto il processo può avvenire più o meno consciamente o inconsciamente.

Ebbene il contraltare di questo rituale è l’abitudine (anche in questo caso più o meno conscia o inconscia) dell’uomo (odierno, occidentale, urbano e di classe media in particolare) a indossare maschere di ogni tipo. Si tratta di atteggiamenti, modi di fare, ma anche di veri e propri costumi e vestiti i quali contribuiscono a fare entrare in un particolare ruolo. I cosmetici utilizzati dalle donne (e dall’uomo anche se in minor misura), insieme ad abbigliamento e accessori sono probabilmente un fatto positivo, ma solo fino a quando vengono vissuti appunto come cosmetici, vestiti e accessori. Poiché quando invece iniziano ad assumere un ruolo “semantico” come le maschere e diventano portatori di una quantità di significati, non sono più “accessori” ma diventano maschere che, a differenza di quelle rituali “liberatorie” ci imprigionano in ruoli definiti, anche perché sfuggono alla sfera della coscienza. Sono maschere che, al contrario di quelle rituali utilizzate per un tempo definito (quello appunto del rituale) e consapevole, sono quasi sempre presenti addosso o intorno al nostro corpo, senza che ce ne rendiamo conto. Sono maschere che ci fanno perdere la nostra vera identità e ci rendono ancora una volta schiavi di una rappresentazione. Quella a beneficio di come ci desiderano (o come crediamo che ci desiderino) gli altri o il sistema. Per cui in pratica alla fine dei conti invece di vivere, semplicemente vivere per noi stessi, passiamo (spesso inconsciamente) da un costume e da una maschera all’altra, nella necessità (oggettiva o presunta) di vivere per gli altri o per uno schema predefinito da onorare.

Così oggi siamo vestiti da dirigenti e domani da giardinieri, oggi da idraulici e domani da seduttori del sabato sera, la mattina siamo presidenti e la sera papà. È chiaro che un minimo di ruoli sono indispensabili, ma anzitutto occorrerebbe essere consapevoli che di ruoli si tratta. Oltretutto molti di questi ruoli spesso non sono affatto necessari.

La liberazione da queste costrizioni ancora una volta passa, in primo luogo, attraverso una presa di coscienza. Dopo che ci siamo resi conto che stiamo indossando maschere occorrerebbe capire che di molte di esse si potrebbe tranquillamente fare a meno. Nella maggior parte dei casi non sono affatto necessarie per vivere né per sopravvivere. Sono solo un trucco nel quale siamo cascati, ormai per inerzia, poiché il trucco viene perpetuato da secoli. In realtà potremmo vivere mostrandoci per quello che veramente siamo per due ragioni. Abbiamo il diritto di essere ciò che veramente siamo, questo diritto è inalienabile e contrariamente a quanto si teme non ci può essere assolutamente nulla che ci danneggia se lo facciamo. E poi vivere liberi e senza maschere conviene, è meno dispendioso, più salutare e più allegro. Lo dimostra il fatto, tra altre cose, che molti poveri sopravvivono benissimo, vivono anche meglio e sembrano mediamente più felici e spensierati dei ricchi che hanno più mezzi per procurarsi più maschere. I poveri che vivono peggio sono quelli più contaminati dal mondo dei ricchi e dal sistema dei consumi. Cominciano anch’essi a credere di avere bisogni, ma non bisogni di base o profondi, bensì bisogni consumistici e fittizi.

Quindi, lo sottolineo nuovamente, ciò che Lévi-Strauss disse “l’uomo sociale è per eccellenza mascherato in quanto porta un nome, eredita uno status, detiene una posizione” è qualcosa che, senza essere grandi antropologi, possiamo oggettivamente osservare tutti. Questo non significa che essa sia la situazione corretta o che comunque siamo tenuti, da qualcuno o qualcosa, ad accettare. Per lo meno se qualche maschera dovrà essere indossata meglio esserne coscienti e godere del travestimento fino in fondo, vivendolo senza remore, ma sapendo che è solo una parte del nostro vero io.

Onde cerebrali e stati di coscienza

di Mauro Villone
Foto @mvillone - Tac di cervello di volontario che ha assunto una dose di Ayahuasca. istituto di neurofisiologia dell'Università di rio de Janeiro.
Foto @mvillone – Tac di cervello di volontario che ha assunto una dose di Ayahuasca. Istituto di neurofisiologia dell’Università di Rio de Janeiro.

Onde cerebrali e stati di coscienza

Gli stati di coscienza, ovvero gli stadi percettivi della mente, sono un territorio ancora relativamente poco conosciuto della psicofisiologia umana.

In occidente, fino all’avvento della psicologia freudiana, nessuno li ha mai presi seriamente in considerazione. Nel corso del XIX secolo cominciò a svilupparsi interesse per gli stati medianici e mistici, con le ricerche, per esempio di Allan Kardec, e sugli stati ipnotici, a cominciare dalle esperienze di Mesmer.

Nel corso del 900 il tema venne approfondito a partire dagli studi di Freud sul sonno e i sogni, in seguito quelli di Jung e poi di altri ricercatori nel campo della psicologia e della psicofisiologia.

Ulteriori ricerche furono possibili a partire dall’osservazione di oscillazioni elettromagnetiche nel cervello di animali e negli umani. Ma fu con l’invenzione dell’elettroencefalogramma nel 1929 ad opera di Hans Berger che cominciò ad essere possibile tracciare curve sinusoidali precise. Nel corso del XX secolo queste osservazioni, accolte inizialmente con scetticismo, vennero via via sviluppandosi sempre di più, fino ad arrivare alle sofisticate ricerche odierne, effettuate con tecnologie digitali.

Si scoprì che frequenze di onde differenti si associavano a stati di coscienza più o meno profondi. E attualmente, grazie a meditatori espertissimi, come per esempio Deepak Chopra e a studi realizzati su volontari è stato possibile tracciare mappe sempre più precise.

Sono in corso intanto ricerche in tutte le università e centri di studio per approfondire sempre di più la conoscenza di stati modificati di coscienza. Tali stati modificati sono di solito associati al rilassamento, al sonno e a condizioni di particolare ipereccitazione.

In generale si considera come stato di coscienza ordinario quello legato a onde definite Beta, con una frequenza di oscillazione che va da 14 a 30 Hertz.

Al di sopra e al di sotto di tali frequenze si trovano le onde Alfa, Theta, Gamma e Delta.

A seconda della frequenza, si dividono in:

onde Delta: sono caratterizzate da una frequenza che va da 0,1 a 3,9 hertz. Sono le onde che caratterizzano gli stadi di sonno profondo.

onde Theta: vanno dai 4 ai 7,9 hertz, caratterizzano gli stadi 1 e 2 del sonno NREM e il sonno REM.

onde Alfa: sono caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 13,9 hertz, sono tipiche della veglia ad occhi chiusi e degli istanti precedenti l’addormentamento.

attività Beta: vanno dai 14 ai 30 hertz, si registrano in un soggetto in stato di veglia, nel corso di una intensa attività mentale (ad es. durante calcoli matematici) e soprattutto da aree cerebrali frontali. [nota bene: per quanto riguarda questo tipo di oscillazione manca il requisito della periodicità. Si riscontra, invece, nella rappresentazione encefalografica, una desincronizzazione; per cui non si parla di “onde” ma di “attività”]

onde Gamma: vanno dai 30 ai 42 hertz, caratterizzano gli stati di particolare tensione.

(Fonte: Wikipedia)

Studi ulteriori hanno evidenziato l’esistenza di onde Epsilon e Delta, Ipergamma e Lambda.

Il fenomeno comunque non è affatto ancora così ben conosciuto, poiché le diverse onde cerebrali possono interagire tra loro a diversi livelli. Anche perché tali onde vengono prodotte da diverse aree del cervello. E tali attività possono essere rilevate dagli attuali metodi di indagine scientifica realizzati con tecnologie digitali.

In particolare gli stati meditativi possono produrre complesse interazioni tra i diversi tipi di onde.

Per esempio meditazioni dinamiche stimolano in diversi modi aree differenti del cervello, producendo sia le onde Alfa che Gamma e Lambda o Delta. Ma anche questa è una esemplificazione, poiché in realtà il processo è molto più complesso, mettendo in gioco flusso sanguigno, scambi di neuroni, flussi elettronici e via dicendo. Senza contare tutto ciò che sfugge all’analisi scientifica, come corpi aurici ed energie sottili, conosciute dallo Yoga Vedico come Kundalini-Shakti.

L’induzione volontaria degli stati modificati

Le variazioni elettromagnetiche possono essere spontanee, avvenendo per esempio quando si scivola nel sonno o quando si fa intensa attività fisica, oppure indotte volontariamente. Oppure in relazione a stimoli sensoriali legati a vista, olfatto, tatto, gusto, udito.

L’induzione volontaria può avvenire mettendo in gioco la mente con:

  • meditazioni statiche e dinamiche, attive o passive
  • stimoli sensoriali
  • assunzione di sostanze che interagiscano con il sistema nervoso e psichico

Meditazioni statiche e dinamiche

Tecniche psicofisiche, alcune attuali e moderne, ma perlopiù antichissime, che utilizzano visualizzazioni, respirazioni e movimenti del corpo.

Stimoli sensoriali

Produzione volontaria di suoni con la voce umana o con strumenti, perlopiù a percussione, di solito ripetuti moltissime volte a determinate frequenze. Contemplazioni prolungate di immagini, simboli, archetipi. Diversi metodi di movimento del corpo come posizioni particolari mantenute per tempi prolungati e diversi metodi di danza. Respirazioni forzate e ripetute ritmicamente.

Assunzione di sostanze

Esiste un elenco sterminato di sostanze utilizzate in molte culture di tutto il mondo per indurre stati modificati di coscienza. Le più note sono la cannabis, l’Ayahuasca, il Peyote, l’Amanita Muscaria e altri funghi. Ma ne esistono a centinaia, utilizzate da migliaia di anni.

Tutti questi metodi sono utilizzati da diverse culture fin dalla notte dei tempi. È come se fosse una necessità primaria dell’essere umano, al pari del sonno e dell’assunzione di cibo, la modificazione dello stato di coscienza.

Tutte queste tecniche sono andate perdute in occidente, nel corso dello sviluppo tecnologico e scientifico.

Oggi sono in fase di recupero già da alcuni decenni, in quel settore generalmente denominato olistico.

Ma anche la scienza se ne sta interessando seriamente e numerosi istituti di ricerca in tutto il mondo oggi hanno progetti in corso sugli stati modificati. E si possono reperire numerosi documenti al riguardo, anche in rete.

La nostra scuola Para Ti Education si occupa principalmente di esperienze pratiche che utilizzano tamburi e sonagli, produzione di suoni vocali ripetitivi, con canti e mantra e potenti meditazioni dinamiche che prevedono utilizzo di respirazioni, movimenti e danze.

Le finalità

La modificazione dello stato di coscienza ha finalità soprattutto terapeutiche in senso lato. Ovvero si occupa di guarigione, ma non solo fisica, bensì olistica. Una guarigione che non vede soluzione di continuità tra aspetti fisici, fisiologici, psicologici, energetici, di relazione e spirituali. In questo senso l’essere umano è un’entità non solo biologica, ma anche e soprattutto energetica, che esiste in virtù di relazioni profonde e spesso misteriose e molto significative, tra cellule, particelle, altri esseri biologici e non, ambiente, universo, entità ed energie.

L’essere umano è un addensamento di energia che, al pari di tutti gli altri, è non locale. Ovvero esiste ovunque, ma si localizza con maggiori probabilità i determinati punti dell’universo, dove raggiunge una forte stabilità.

Di fatto quello che una qualsiasi persona vede, vive e percepisce nel corso di una giornata non sarebbe che una proiezione in tre dimensioni che sicuramente esiste, ma è illusoria poiché non è affatto “tutta” la realtà, bensì solo una sua porzione.

La modificazione dello stato di coscienza di un individuo consente allo stesso di “vedere” quello che realmente sta dietro a tale proiezione e conseguire così una progressiva illuminazione alla realtà immanente che sta dietro il mondo a tre dimensioni più il tempo.

Tale illuminazione provoca “guarigione” nei corpi fisici ed energetici di un individuo e di interi ambienti e comunità.

Le motivazioni

La domanda iniziale e finale di tutto il percorso è. “Chi sono io?”.

Una domanda che l’uomo si fa da millenni e che esiste da quando esiste la sua coscienza. Una domanda che non può trovare una risposta razionale che giunga da un ordinario stato di coscienza.

Occorre andare a cercare altrove, nelle pieghe del mistero di un universo infinito e inconcepibile per la mente umana. Un universo che la ragione può intendere forse in infinitesima parte e che, senza per questo negare la ragione stessa, può essere “sentito” solo abbandonando le redini di quella stessa ragione.

 

Ouricourì. Ancestralità per un nuovo paradigma

Rituale Fulni-o nella nostra sede a Rio de Janeiro
Rituale Fulni-o nella nostra sede a Rio de Janeiro

Questa storia è interessante, poiché potrebbe far riflettere anche dei formatori di grandi aziende occidentali, e spiegherò perché.

Ai primi di settembre inizia di solito l’Ouricourì, il misterioso ritiro spirituale di tre mesi dei guerrieri Fulni-o del Pernambuco.

Gli indigeni del Brasile, si sa, sono un’infima minoranza. Circa lo 0,5% della popolazione. C’è chi vorrebbe sterminarli del tutto, ma c’è anche chi invece apprezza l’enorme apporto culturale e umano che hanno dato e danno anche al Brasile moderno. Lo sterminio degli indios del Sudamerica per mano degli spagnoli è considerato uno dei maggiori genocidi della storia dell’umanità. Hanno ragione gli anti-migranti, gli immigrati sono senza dubbio figuri dei quali gli autoctoni non dovrebbero fidarsi troppo, possono essere letali.

I sopravvissuti all’immigrazione europea iniziata nel XVI secolo e tuttora in corso hanno in gran parte perso i loro costumi, si sono urbanizzati, sono caduti in depressione, si sono mischiati ad altre etnie, sono finiti ubriaconi nelle favelas, ma alcuni hanno resistito e resistono. Tra questi i guerrieri Fulni-ô del Pernambuco. Altre tribù che hanno mantenuto i loro costumi sono sparse tra Amazzonia, Xingù e altre terre inaccessibili. Ma nel nord-est del paese, dove si trova il Pernambuco gli unici sopravvissuti che hanno mantenuto i costumi e le tradizioni culturali sono solo loro, i Fulni-ô. Il loro nome significa “Il popolo che si raduna sulla riva del fiume”. Sono in realtà un gruppo di etnie provenienti da diverse tribù sopravvissute alla guerra del Paraguay, il più violento e sanguinoso conflitto delle Americhe e il secondo dopo la guerra di Crimea nel secolo trascorso tra il 1815 e il 1914. La guerra, violentissima e feroce, scoppiò per cause complesse che coinvolsero, oltre al Paraguay, Uruguay, Argentina e Brasile. Le enormi forze in campo, reclutate a forza anche tra schiavi e indigeni produssero una carneficina considerata dagli storici un vero e proprio genocidio. Sopravvisse mediamente nei diversi paesi il 50-60% della popolazione. Tra questi, in Brasile, alcune tribù indigene, che si riunirono per aiutarsi a vicenda e si diedero il nome di Fulni-ô. Questa unione produsse un ricchissimo patrimonio culturale, spirituale, rituale e filosofico che permise a questa tribù costituita da altre tribù di sopravvivere mantenendo numerosi costumi e una lingua singolare, la quale, pur essendo unificata, può essere parlata in modi diversi, avendo così anche alcune caratteristiche di segretezza. Poiché se i bianchi avessero imparato dei termini, gli stessi potevano essere espressi in un altro modo, sconosciuto.

Una prima cosa sorprendente è che non solo hanno mantenuto i costumi fino ad oggi, ma li hanno mantenuti fortemente, con una ricchezza incredibile di dettagli che interessano numerosi aspetti delle arti umane. Sono maestri nell’arte, nell’artigianato, nella medicina con le piante, nelle arti marziali, nella danza, nel canto, nella caccia e nella pesca, ma soprattutto nelle pratiche spirituali e sciamaniche. Sono curanderos formidabili e hanno una conoscenza della filosofia naturale sopraffina. La devastazione del loro territorio a opera dei fazenderos senza scrupoli e di governi altrettanto spregiudicati che non hanno lesinato nel prosciugare fiumi e desertificare territori grazie alle dighe per le centrali idroelettriche, li ha costretti a muoversi fuori dal Pernambuco per cercare di vendere il loro artigianato nelle grandi città. Insieme all’artigianato esportano anche le loro pratiche sciamaniche e capita con una certa frequenza che cittadini di grandi metropoli si sottopongano alle loro cure sapienti, spesso con interessantissimi risultati.

La loro aldeia, il loro villaggio, che ho visitato per diversi giorni personalmente, è in condizioni seriamente difficili, ai margini della cittadina di Aguas Belas, che di agua e di bela, porta solo più il nome, essendo diventata un polveroso centro di commercio in un territorio preda della siccità.

Come facciano non solo a resistere, ma a mantenere i propri costumi e le proprie conoscenze vivacissimi, è un mistero che non hanno nessuna intenzione di svelare, ma che in parte io conosco in virtù della nostra profonda amicizia, visto che li ospito a casa mia a Rio de Janeiro per diversi mesi l’anno, tutte le volte che vengono nella metropoli per la loro sopravvivenza finanziaria, vendendo artigianato, realizzando cure e cerimonie spirituali.

A pochi chilometri dal loro villaggio si trova l’area indigena protetta Ouricurì. Un territorio suggestivo, sebbene in parte devastato dalla siccità, nella Katinga, la tipica foresta di arbusti e piccole piante del luogo. Qui sorge un altro villaggio fatto di casette colorate, che un tempo erano capanne di paglia che però i bianchi davano regolarmente alle fiamme.

L’area è considerata profondamente sacra dai Fulni-ô. Al suo interno si trova un albero maestoso, decorato con nastrini colorati e altri oggetti, che i guerrieri considerano alla stregua dell’immaginario Vitraya Ramunong, l’albero della Anime di Pandora, che i Na’vi del film Avatar considerano la cosa più sacra del loro pianeta. Nonostante io abbia potuto visitare e fotografare l’area, poiché accompagnato da cari amici Fulni-ô, sciamani e capi tribù, questo albero non solo non mi è stato permesso fotografarlo, ma nemmeno avvicinarlo.

Ma la cosa più interessante è un’altra.

Per tre mesi l’anno, a partire da inizio settembre, tutti i 7.000 Fulni-ô si spostano dal loro villaggio all’area dell’Ouricourì, dove trascorreranno il tempo in assoluta comunione con la natura. Nudi, privi di vestiti, coperte, cellulari, orologi, qualsiasi altro elemento tecnologico. Per tre mesi, un giorno dopo l’altro, con cerimonie continue, celebrano la loro unione con la natura, specialmente onorando l’albero sacro che rappresenta per loro, come gli immaginari Na’vi di Avatar, la fonte della vita. Cosa accada esattamente nei tre mesi non ci è dato di saperlo poiché in quel periodo l’accesso all’area è tassativamente vietato ai bianchi e comunque ai non Fulni-ô Nessuno può accedervi, mentre tutti i Fulni-ô sono obbligati da un patto intertribale a partecipare a questo rito, pena l’espulsione dalla tribù. Nessuno di essi può raccontare cosa accada nel ritiro.

Questo ritiro spirituale lungo e difficile, al di là della valenza profondamente spirituale, è anche un impegnativo stage motivazionale che ha lo scopo di mantenere fortemente unita la tribù e di dare la forza e gli strumenti per sopravvivere, nonostante le condizioni proibitive imposte dall’avanzare inesorabile del mondo occidentale.

Quello che i Fulni-ô fanno nell’Ouricourì è realmente misterioso poiché le loro pratiche spirituali, composte da uso di erbe, mantra, canti, percussioni, danze, preghiere, rituali, alimentazione controllata, sono realmente ricchissime e variegate.

Di fatto i Fulni-ô riescono non solo a sopravvivere faticosamente, ma a mantenere caparbiamente le loro tradizioni, soprattutto sul piano spirituale. Soprattutto sono curanderos formidabili.

La distruzione dell’ambiente sempre più profonda li costringe oggi ad avvicinarsi ai bianchi e alle città, per vendere artigianato e offrire servizi di cura. È in atto un forte fenomeno di interazione tra essi e numerosi gruppi di cittadini brasiliani di origine europea interessati alle arti indigene, sia sul piano materiale che filosofico e spirituale.

A Rio de Janeiro e a San Paolo si stanno formando vere e proprie scuole di sciamanismo legate a tribù indigene, ma questa è un’altra storia che avrò modo di raccontare.

Ogni anno passiamo diversi mesi insieme ad alcuni di loro, ospiti a casa nostra, dove ogni sera accendono un fuoco accanto al quale meditano fumando la pipa. Spesso celebriamo insieme rituali di danza, canti e assunzione di pozioni di erbe, pitture corporali. La loro vita è un rituale continuo. La vita quotidiana per i Fulni-ô è una cura continua. La vita a stretto contatto con loro ha via via modificato la mia visione dell’esistenza. Ho definitivamente perso il senso del dovere e del costruire tipico della cultura occidentale, i quali hanno lasciato largo spazio al semplice essere e al curare, insieme al celebrare. Un modo di vivere spirituale molto più vicino al vero senso della vita come percorso di cura ed evoluzione animica.

Quello degli indios è stato il più grande genocidio della storia. Oggi i Fulni-ô continuano a resistere con i loro costumi ancestrali, sono professionisti della resistenza. Nello sfacelo della nostra cultura materiale, nell’attuale profondo cambio di paradigma e di dimensione, la loro esperienza potrebbe costituire un interessante spunto di riflessione su come fare per recuperare un vero e profondo senso di identità.

La Guarigione del Tutto-Nulla

Cristo di San Juan de la Cruz - Salvador Dalì
Cristo di San Juan de la Cruz – Salvador Dalì

La malattia è già in se stessa cura. Il sopraggiungere di una malattia, manifesta nel corpo, è già manifestazione di cura di un processo precedente, invisibile, probabilmente già avvenuto da tempo negli altri corpi sottili, invisibili alla scienza, i quali si trovano intorno e all’interno del corpo fisico. Perché questo accada ci è del tutto misterioso, ma di fatto avviene.

La vera guarigione è la reazione dell’organismo a tale sollecitazione.

I vaccini primordiali, come per esempio l’antipolio di Sabin, erano del tutto naturali, si chiamano vaccini proprio poiché erano estratti dal siero dei bovini. Tali vaccini aiutavano realmente gli organismi a dare una risposta immunitaria, poiché davano ulteriore stimolo a un organismo nel reagire autonomamente.

I vaccini di oggi invece sono cocktail di sostanze che hanno pochissimo di naturale e provengono da processi industriali e di laboratorio totalmente snaturati, i quali probabilmente derivano anche da situazioni, come feti e cadaveri, impregnati di sofferenza.

È come paragonare il cibo spazzatura trovato su uno scaffale di supermercato a un cespo di insalata raccolto alla rugiada del mattino in un orto di duemila anni fa.

Oltre ai vaccini primordiali e a sostanze chimiche naturali come erbe e piante le vere cure per l’organismo dovrebbero essere altri stimoli di carattere fisico, come il movimento e la respirazione, di tipo spirituale, come l’amore attraverso la presenza e l’imposizione delle mani e di tipo culturale come l’arte. L’arte cura, anche a distanza.

I veri artisti che producono opere che scaturiscono dall’emozione, dall’amore e dalla capacità espressiva coadiuvata dalla tecnica, sono curanderos. Gli stessi sciamani sono spesso attori istrionici di teatro catartico di strada, oppure cantanti o danzatori. Un teatrante è anche un medico dell’anima che può curare producendo emozioni anche fortissime. Un pezzo teatrale o una sequenza cinematografica possono scatenare emozioni fortissime che spesso portano al pianto e ad altre reazioni che liberano blocchi dell’organismo, della mente e dello spirito.

Lo stesso vale per altre forme di arte visuale. Addirittura grandi artisti visuali possono curare a distanza un individuo o l’intera umanità. Per citare solo un paio di esempi, Picasso con Guernica crea una catarsi per l’umanità intera, mentre Andy Warhol, con le sue sequenze visive di Campbell Soup, Elvis e Marilyn parla anch’egli a tutti in maniera accattivante e attrattiva per la vista, dicendo, “occhio, che se non fate attenzione diventate così”, ovvero sequenze di cose tutte uguali.

La sindrome di Stendhal è un esempio del genere, ma focalizzato sull’individuo. Essere talmente rapito da un’opera d’arte da venire coinvolto, anche a distanza di anni o addirittura secoli, nell’energia dell’artista, fino a sentirsi male. A me personalmente è accaduto molti anni fa a Figueras, in Spagna, nella casa-museo di Salvador Dalì. Dopo tutto il giro all’interno della struttura, tra opere straordinarie e di enorme stimolo creativo mi trovai, in una stanza, di fronte a un angolo della stessa, che era stato coperto dall’artista con un pannello, posto obliquamente tra le due pareti, che aveva un foro minuscolo ad altezza d’uomo, il quale invitava a guardarci dentro, poiché si capiva che dietro si trovava una luce. Guardai nel foro e a quel punto venni colpito quasi istantaneamente dalla cosiddetta Sindrome di Stendhal. Mi sentii malissimo e al contempo profondamente commosso. La luce proveniva da un punto minuscolo collocato alla giunzione tra le due pareti e illuminava lo spazio tra esse e il pannello, interamente dipinto di un azzurro intensissimo e fosforescente. Dovessi realizzare cosa mi colpì, direi la mirabile, fantasmagorica, straordinaria, illuminante concezione e rappresentazione di uno “spazio di luce”, presente in quel momento in quell’opera, quale simbolo di uno spazio di luce eterno e immutabile presente ovunque per sempre in ogni angolo del cosmo. Ma in realtà non saprei dire cosa mi accadde. So solo che rimasi profondamente commosso, e sconvolto, con un forte senso di nausea e dovetti uscire da quell’antica abitazione sconvolgente per rimanere alcune decine di minuti nella strada antistante in meditazione profonda. L’effetto curativo di quell’opera sulla mia psiche è presente in me ancora oggi, nonostante essa non ci sia nemmeno più, poiché in una seconda visita molti anni dopo non la trovai più. Sono grato a Dalì per questa cura a distanza.

Le opere d’arte curano senza alcun dubbio. Così come i vaccini di un tempo.

Ho forti dubbi invece su certa arte dozzinale di oggi, nata da masturbazioni intellettuali e non da emozioni, così come ho forti dubbi sulla bontà degli odierni vaccini. Si tratta di vaccini prodotti meccanicamente, esattamente come i virus che ci colpiscono. Oserei dire che non sono più sane nemmeno le malattie. Non sono più naturali. Vengono letteralmente fabbricate in laboratorio, mettendo insieme pezzi di Dna manipolato esattamente come vengono manipolati atomi e particelle per produrre energia atomica deleteria e distruttiva. Energia atomica ben diversa da quella naturale prodotta nei normali processi di trasformazione delle stelle, esattamente come è diversa la manipolazione di Dna in laboratorio da quella naturale dei virus e dei batteri primordiali, che hanno dato origine alla vita organica.

La vera cura di oggi per ogni individuo e per tutta l’umanità è in realtà l’uscita da questi meccanismo ormai pervertiti, vittime anch’essi del sistema finanziario e di potere.

Tale uscita può essere immediata sia per un individuo che per un’intera collettività, con la semplice armonizzazione creata da una profonda presa di coscienza della reale natura magico-spirituale di noi stessi e dell’intero cosmo che non sono altro che due facce della stessa medaglia, due facce dello stesso poliedro cristallino.

Come si fa a realizzare questo? Incredibilmente è molto semplice. Non richiede investimenti finanziari né chissà quali risorse materiali, bensì solo respirazione regolare, posture armoniche del corpo e della mente e silenzio. Lo stesso silenzio delle profondità dell’universo, la sua stessa respirazione regolare eterna, le sue stesse forme armoniche presenti dall’infinito passato.

Ma è necessario anche passare attraverso la sofferenza. Per questo la malattia fa parte della guarigione, così come la morte fa parte della vita. Per arrivare al Paradiso è necessario passare dall’Inferno e l’uno non può esistere senza l’altro. Sempre per la stessa ragione medicine sacre ancestrali, come per esempio l’Ayahuasca, le quali producono guarigione profonda, nella prima fase del viaggio di cura portano a un malessere profondo, quasi sempre al vomito catartico, che permette di liberarsi del germe maligno, per poi condurre a visioni celestiali.

La cura primordiale è il non-fare, l’armonizzarsi con quello che c’è e che c’era, ciò che c’è sempre stato, prima di essere sommerso da tonnellate di macerie e rifiuti.

L’origine, la fonte originale, inimmaginabile, eterna del tutto, che sempre è stata, è e sarà per tutta l’eternità. Il Tutto-Nulla delle regioni dell’insondabile.

Ahoo Metakoye Oyasin. Haux Haux.

Unaltrosguardo su viaggi, eventi, fatti, luoghi, persone – Testi e foto di Mauro Villone, se non diversamente specificato