Le balle che ci raccontano. Alcune riflessioni.

Testo e foto: Mauro Villone

Foto: Streghe zigane in trance danzano intorno al fuoco. Santa Cruz. Rio de Janeiro, Brasile.

Non sono propriamente delle novità. Infatti è incredibile che, pur essendo alla luce del sole, moltissimi fatti noti ormai da tempo continuino a passare inosservati ai più.

Il fatto è che la storia, come ci viene raccontata, è congegnata benissimo e viene inculcata nelle teste di chiunque vada a scuola, come una verità inconfutabile. Tale indottrinamento essendo perpetrato da secoli, si è ormai sedimentato nel Dna e nell’inconscio, risulta quindi estremamente difficile riuscire a liberarsene. Senza contare che alla maggioranza non viene nemmeno in mente di mettere in discussione alcunché, mentre nel frattempo la storia ufficiale è sostenuta da istituzioni che ben pochi osano mettere in discussione, come le Università, i mass-media, le grandi religioni.

In sostanza quasi tutti sono convinti che, dopo circa cinque miliardi di anni di vita della Terra, si sia evoluta, da alcuni primati, una specie che la scienza ha denominato Homo Sapiens e che questa sia passata da un periodo lunghissimo erroneamente chiamato preistoria o, scientificamente, paleolitico e poi neolitico, per poi arrivare alla storia e ai giorni nostri. Questo potrà forse essere vero in parte da un punto di vista eurocentrico e, se vogliamo, allargato all’Eurasia. Se lo andassimo a chiedere ad alcune tribù incontattate in qualche parte del pianeta esse non saprebbero che quella fase storica nella quale si trovano si chiami paleolitico, né che ci sia stato qualcosa prima, né che ci potrebbe essere qualcosa dopo. Non capirebbero nemmeno di cosa stiamo parlando. Resta il fatto, inconfutabile, che, dal nostro punto di vista, in quelle regioni il paleolitico non è mai finito.

Un’altra delle fandonie che ci viene data a bere è quella che sostiene che sul pianeta ci sia stato uno sviluppo dell’umanità, il quale, in tempi più recenti, ha dato origine a una civiltà “tecnologica” nella quale si vive molto meglio di un tempo. Seppur vero che la tecnologia abbia portato dei grandi vantaggi in termini di trasporti, comunicazioni, alimentazione, medicina, occorre vedere in primo luogo se tale tecnologia sia davvero disponibile per tutti. In secondo luogo è davvero da dimostrare che la qualità della vita sia migliore di quella del paleolitico, visto il generale disagio nel quale sta vivendo oggi la cultura, diciamo così occidentale. Violenze, prevaricazioni, torture, guerre, mancanza di senso della vita, depressione, cancro, corruzione, abbandono, solitudine. Molti sostengono che questo sia insito normalmente nella natura dell’uomo, ma ci sono molti, inclusi grandi scienziati e pensatori, che ritengono non sia affatto così. Ritengono anzi che la vera natura della vita sia sistemica e cooperativa. Cosa ci abbia portati all’attuale stato di cose è ancora da comprendere.

E veniamo nello specifico. Lo sviluppo avrebbe prodotto, in tempi antichi e, tutto sommato, anche oggi, meraviglie artistiche e architettoniche di altissimo rilievo. È sicuramente vero, ma è anche vero che l’arte era presente, con espressioni di altissimo livello, anche nel paleolitico. Vedi ad esempio le Grotte di Lascaux. Ma queste sono niente se paragonate al sito archeologico di Gobekli Tepe, in Turchia, dove è stato rinvenuto un complesso architettonico straordinario, difficile da interpretare, probabilmente sacro, che risale a 12.000 anni fa, dunque in piena preistoria. A questo si aggiungono altre meraviglie architettoniche dell’antichità come le Piramidi, Stonehenge, le Tombe dei Giganti in Sardegna e i villaggi megalitici del centro Italia, solo per citare alcuni esempi. Meraviglie architettoniche che con le tecnologie di oggi non sarebbero assolutamente realizzabili. Nessuno sa come vennero poste in opera, né quale fosse la loro funzione esattamente. Riguardo questi temi si può trovare un fiume di letteratura in tutte le lingue. Sono argomenti che molti conoscono, nonostante questo sembrano perlopiù passare inosservati, sebbene mettano seriamente in discussione l’idea di “sviluppo” come ci viene propinata.

In sostanza questi popoli antichi erano in possesso di conoscenze tecnologiche addirittura superiori, in alcuni settori, a quelle attuali. Ma al di là di ingegneria e architettura ci sono altre tecnologie andate perdute che con ogni evidenza erano abilmente utilizzate dai popoli della preistoria.

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L’uomo di Similaun, rinvenuto alcuni decenni fa ben conservato dal ghiaccio, sulle montagne al confine tra Austria e Italia, si rivelò una miniera di informazioni al riguardo. Lo stato di conservazione era talmente buono da permettere di capire come fosse vestito e quali materiali portasse con sé. Si ipotizza si trattasse di un cacciatore, ma anche di uno sciamano ed era vestito con fibre vegetali e pelli animali utilizzate con estrema perizia a seconda della funzione che dovevano sopperire. Portava con sé erbe e funghi di diverse specie. La conoscenza delle piante e del loro uso è estremamente antica. Non è da escludere che in tempi molto remoti potesse essere ancora più profonda e dettagliata, anche solo per la semplice ragione che l’uomo viveva immerso nella natura, ne faceva esso stesso parte. Potremmo dire che disponevano di una tecnologia straordinaria riguardante l’uso delle piante per l’alimentazione, la cura e altri usi.

Ancora oggi esistono popoli che vivono profondamente immersi nella natura e sono ancora a conoscenza di antichissime tecnologie per l’utilizzo delle piante.

Diverse tribù della vasta regione amazzonica utilizzano centinaia di specie e conoscono alla perfezione e nel dettaglio l’utilizzo di ognuna di esse. In particolare utilizzano alcuni allucinogeni, i quali permettono di effettuare viaggi nella psiche di grandissimo interesse sul piano psicologico e spirituale. Si entra così in un altro settore, quello della tecnologia psichica e spirituale, delle quali sono maestri.

A proposito di ciò un caso interessante e curiosissimo è quello dell’Ayahuasca, uno dei più potenti allucinogeni al mondo, che ha destato anche l’interesse di medici e psichiatri che ritengono possa essere utilizzato nella cura di alcune patologie psichiche.

Ma soprattutto è singolare il fatto che questo allucinogeno sia una miscela di due piante, conosciute dai botanici occidentali come Banisteriopsis Caapi (una liana) e Psichotrya Viridis (un arbusto). Gli effetti allucinogeni e curativi si possono ottenere solo ed esclusivamente miscelando le due specie. Prese da sole non funzionano. La domanda è la seguente. Come fecero dei selvaggi delle foreste di 12.000 anni fa o più a scoprire questa caratteristica? Secondo alcune leggende tribali questa conoscenza venne passata loro dagli animali, in particolare dalla Jiboia, l’Ananconda.

Domande analoghe ci si potrebbe porre per quel che riguarda la costruzione delle Piramidi. Come fecero popoli antichissimi e primitivi arrivare in poco tempo a concepire costruzioni simili che, a dispetto delle proporzioni inimmaginabili, presentano dettagli di una precisione sconcertante?

C’è qualcosa che non torna. Ma andiamo avanti.

Negli anni ’20 del secolo scorso Bronislaw Malinowski, un grande antropologo, presentò alla comunità scientifica il risultato di alcune sue ricerche basate sull’osservazione di popoli della Polinesia, in particolare abitanti delle Isole Trobriand. Tra molte altre cose è interessante notare come avesse osservato la totale assenza di un fenomeno come il complesso di Edipo nei rapporti familiari di queste popolazioni. Questa osservazione, insieme ad altre, lo aveva portato a contestare seriamente l’idea della psicanalisi che presenta tale tipo di relazione (e molte altre) come qualcosa di universale e assoluto.

Ma senza arrivare a tali raffinatezze è sotto gli occhi di tutti come le religioni panteistiche siano sistemi del tutto inventati basati su testi a loro volta inventati dalla tradizione popolare.

In sostanza l’uomo medio occidentale di oggi crede di vivere all’interno di un sistema di certezze che in realtà non è affatto la realtà, bensì un codice del tutto inventato per regolare delle relazioni in maniera più o meno soddisfacente, soprattutto per le classi dominanti.

Quanto scritto sopra sono solo alcuni esempi.

Una qualsiasi persona che si renda conto di ciò ha davanti a sé tre strade.

  1. Tirare avanti, all’interno del sistema, come se nulla fosse e adattarsi a tale sistema fasullo.
  2. Uscire dal sistema più o meno totalmente ritirandosi a vivere in maniera più o meno appartata.
  3. Combattere per denunciare la realtà della situazione, come sto facendo io ora. In tal caso rimane a vivere nel sistema, utilizzandone per forza diversi elementi, ma cosciente di quale sia la situazione.

Personalmente la mia scelta cade sull’opzione tre non perché la ritenga più utile oppure doverosa o perché mi ritenga un paladino della verità. Bensì perché è quella che mi fa più comodo e trovo più stimolante. Anche se devo dire che, al di là delle oggettive difficoltà logistiche create da un eventuale fuoruscita dal sistema, talvolta il senso di rifiuto per la situazione prodotta da questo stato di cose mi fa pensare che un più o meno totale allontanamento da esso, seppur difficilissimo da realizzare, sarebbe auspicabile.

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Ma c’è anche un’altra considerazione da fare. Per quanto sia comunque da ammettere che sia comodo, per certi versi, vivere nel sistema, una volta resisi conto di quale sia la realtà della situazione non solo risulta difficile non ribellarsi, ma anche necessario. Nella speranza di poter dare un contributo seppur minimo almeno a rallentare i danni immani, di cui molti irreversibili, che tale sistema di pensiero ha arrecato al pianeta dove abbiamo radici, beviamo, mangiamo, ci muoviamo e respiriamo.

Il sistema che predilige il razionale, in una maniera ossessiva, al punto da essere paradossalmente irrazionale, ha prodotto dei risultati devastanti come un inquinamento che ha ridotto l’aria e gli oceani al collasso, e i ghiacciai e le foreste in pessime condizioni. Sterminando centinaia di milioni di persone, animali e piante.

Come abbia potuto verificarsi un simile disastro in fondo è un mistero. Come tale disequilibrio possa esser arrivato fino a questo punto non lo sapremo mai. Risulta difficile persino capire per quale ragione ampie fasce di umanità, circa 12.000 anni fa, abbiano deciso di passare dalla vita libera e felice dei cacciatori-raccoglitori, a quella schiava e faticosa degli agricoltori. Studi recenti mettono seriamente in dubbio che la vita dei cosiddetti primitivi fosse una continua guerra per una sopravvivenza precaria. Ci sono molti segnali che al contrario farebbero pensare a una qualità di vita piuttosto elevata sia sul piano della felicità materiale che della soddisfazione spirituale. I pochi sciamani sopravvissuti, dediti a una spiritualità che non vede alcuna differenza tra corpo e spirito, tra terra e cielo, tra visibile e invisibile, dimostrano come il loro modo di vedere la vita sia ampiamente più profondo di quello di un essere umano urbanizzato e tecnologizzato. Sia esso una persona comune, un mistico, un industriale, uno scienziato, un ricco o un poveraccio.

I selvaggi, gli uomini della selva, non è detto che vivano meglio dei civilizzati, ma una cosa è certa, sono in linea di massima più felici dentro e vedono a profondità inimmaginabili per un uomo civilizzato.

Hanno inoltre una conoscenza della Vita ben più ampia di qualsiasi scienziato, che probabilmente ha a disposizione una incredibile quantità di dati, magari oggettivi e seri, ed è in grado di scoprire relazioni insospettate sul piano concettuale e matematico. Ma mentre questi ultimi hanno una grande soddisfazione sul piano intellettuale, che di sicuro non è da buttare via, i primi hanno a disposizione il “sentire” sulla propria pelle e nel proprio spirito la straordinaria e profonda interezza dell’esistenza.

Probabilmente un riequilibrio delle relazioni tra razionale e irrazionale sarebbe l’ideale per il futuro. Unico punto di contatto, sebbene ci sia chi contesta anche questo, è probabilmente l’amore, che vede coinvolto qualsiasi essere.

L’espansione della coscienza, che significa semplicemente attivare tutto il proprio essere per tentare di percepire il più possibile la realtà del cosmo, è la strada maestra. Per farlo occorre prima uscire dall’egoismo, poiché la coscienza è un’esperienza collettiva e non individuale, visto che a grandi profondità si perde la concezione di “io e il resto”. Purtroppo il sistema urbano, lanciato a velocità folle come un Tir inarrestabile, senza freni in una discesa, si preoccupa di fare esattamente il contrario, ovvero alimentare la competizione, il conflitto, il profitto personale e l’individualità.

Chi ha optato per la strada numero tre non ha altra scelta che resistere e continuare a credere, affondare radici sempre più profonde nella terra e immaginare rami sempre più alti nel cielo. Unica arma il continuo, difficile, quotidiano esercizio dell’amore deliberato. Decidere di amare nonostante tutto.

Dettagli importanti

Nizza e Berlino in prima pagina e in testa nelle Home Page. Kabul, 60 morti, notizia di 4° o 5° piano.

Per l’opinione pubblica occidentale e i suoi quotidiani esistono morti di serie A e morti di serie B.

Lo vedete come NON funziona?

E mentre Gramellini su La Stampa spiega dal suo scranno perché i Musulmani devono mobilitarsi, io spiego da Rio perché devono mobilitarsi TUTTI…da dentro se stessi….

Che questa notizia sia considerata meno importante è vergognoso!

Ma di fatto la cultura occidentale è una cultura di esclusione per eccellenza. Se vieni ucciso sulla Promenade des Anglais o in un centro commerciale a Berlino sei un morto più eccellente di un lurido Afghano sconosciuto e musulmano. Sembra un dettaglio di poco conto, ma io invece trovo questo punto fondamentale. Loro nemmeno se ne accorgono, poiché chi fa i giornali da per scontato (e a ragione) che agli occidentali se crepano alcune decine di persone in oriente, tra gli indios, i lapponi, i favelados o gli aborigeni interessa molto meno.

Un attentato è sempre scandaloso e dovrebbe indignare allo stesso livello indipendentemente da latitudine, longitudine, cultura e religione. Ma di fatto NON E’ COSI’.

Invito tutti a riflettere su questo.

È inutile che continuiate a scandalizzarvi e ad avere paura per il terrorismo quando nel vostro cuore gli spazi che date alle persone non sono affatto tutti uguali. Sempre che riusciate a dare spazio a qualcuno.

Se vogliamo salvarci veramente da questa situazione non si deve spiegare cosa devono fare gli altri, si deve cambiare totalmente paradigma a cominciare da se stessi.

Non devono “mobilitarsi i musulmani”. Troppo comodo pensare siano sempre gli altri a dover cominciare. Dobbiamo mobilitarci tutti cambiando radicalmente il nostro atteggiamento nei confronti della Vita stessa e delle relazioni umane.

Se c’è qualcosa di positivo in questa situazione disastrosa è proprio il fatto che costringerà l’umanità a guardare la realtà in faccia una volta per tutte e a cambiare, per sopravvivere, una volta per tutte.

 

Moschea, Istanbul - @mvillone

Moschea, Istanbul – @mvillone

La rivoluzione non sta in un passaggio di consegne

In passato scrissi già un articolo su quello che ritengo sia la vera rivoluzione.

La situazione politica, sociale ed economica mondiale è difficile e questo lo sanno tutti. Il mondo sta cambiando velocemente e si profilano nuovi scenari anche di carattere culturale, i quali dovranno far fronte all’incremento demografico, alla penuria di risorse, all’inquinamento selvaggio, alla crescente violenza legata a una fondamentale infelicità di molti. Spesso tale infelicità è legata alle carenze materiali, ma altrettanto spesso a povertà di carattere culturale, etico e umanistico. Basta vedere la quantità di straricchi di soldi, risorse e opportunità, totalmente corrotti da una inspiegabile avidità.

Sul piano politico stiamo assistendo a uno sgradevole deteriorarsi della situazione ovunque. Solo per fare alcuni esempi conosciuti più o meno da tutti negli USA l’ascesa di uno come Trump la dice lunga sul livello culturale e sociale degli elettori. In Brasile la incompetente Dilma Roussef a capo di un governo di corrotti che di più non si può è stata spazzata via con una serie di manovre da altri corrotti, peggio dei primi. In Italia siamo governati da anni ormai da gente che non è stata eletta da nessuno, così, come se niente fosse. La lista è lunga, ma fermiamoci qui, tanto le situazioni sono simili in tutto il mondo. Interessi personali, corruzione, avidità, incoscienza. Ma veniamo al nuovo scenario italiano. Personalmente sono ben contento che alcune delle cariatidi di sempre siano state mandate a casa con la coda tra le gambe dal recente voto amministrativo. Non mi interessa ciò che dice chi è contro Grillo e il M5s. Sono convinto abbiano fatto un lavoro interessante, ma di fronte al disastro umano in cui ci troviamo non è che un ago in un pagliaio. O forse potrebbe essere solo un inizio.

Le argomentazioni di chi è contro me le tolgo dalle palle in 2 minuti. Non hanno radici ideologiche storiche e sono un tantino di destra. E chissenefrega. Perché? C’è qualcuno di sinistra forse, serio e onesto, al quale affidereste qualcosa che vi sta a cuore? Come per esempio il vostro paese? Ma nemmeno sotto tortura. Vi interessano ancora le ideologie? Non c’è niente che sia più lontano dalle idee che le ideologie. Come si fa ad essere così idioti da sottomettere il proprio sacrosanto pensiero a idee avute da altri, magari cento o duecento anni fa per giunta. Ideologie, di destra o di sinistra non importa, che poi si sono rivelate, nella maggior parte dei casi, del tutto fallimentari.

C’è poi qualcuno ancora interessato a dividere il mondo i destra e sinistra?

Altra critica è che sono giovani e incompetenti. Perché? C’è forse qualcuno che abbia dato prova di competenza negli ultimi trenta anni? Ma fatevi furbi.

Ho seguito alcuni talk show con le solite tiritere del cazzo dei “competenti” che non vedono l’ora che questi ragazzi facciano un passo falso o che si adattino anche loro al sistema di corruzione ormai collaudato da secoli.

Perlomeno hanno dimostrato che una quantità significativa di persone ne ha le palle piene e non sa più dove sbattere la testa.

Il punto secondo me è tutto un altro. Ci vuol altro che una crocetta su un pezzo di carta per fare la rivoluzione. Ci vuol altro che una compagine di ragazzi, magari in gamba e con delle buone idee e seriamente determinati a rimanere onesti per cambiare davvero. Hanno dichiarato che vogliono governare coinvolgendo tutti i cittadini. Questo è il punto cruciale. Se i cittadini non cambiano dentro veramente sarà come sbattere la testa contro il muro e si troveranno a dover gestire un ginepraio di accuse, tranelli, ricatti e situazioni varie difficilissime da dirimere.

La vera rivoluzione, quando si innescherà veramente, si giocherà tutta sul piano della coscienza di tutti. Quello che davvero ci sarebbe da fare è un lavoro gigantesco di educazione alla libertà, alla coscienza e alla solidarietà. Una reale rivoluzione etica, umanistica, sociale e spirituale.

Se veramente questi ragazzi hanno a cuore il cambiamento e credono in quello che stanno facendo dovrebbero investire seriamente risorse in questo senso, puntando soprattutto sui più giovani e, ancora di più, sui bambini.

In caso contrario assisteremo, prima o poi, di nuovo a un grottesco teatrino dove prima cercheranno di farli cadere in tutti i modi e poi saranno loro stessi che si renderanno conto di aver a che fare con materiale umano avariato. I cittadini che loro vorrebbero coinvolgere nell’amministrazione sono spesso ormai demotivati, abituati a pensare più che altro a se stessi, abituati a “tirare avanti come possono”, abituati a lamentarsi un giorno sì e l’altro pure, molto poco consapevoli delle proprie possibilità e responsabilità. Niente affatto persone cattive tout-court, ma persone ormai lontane dalla propria umanità e dalla loro vera essenza spirituale.

Se i giovani del M5s sono davvero in buona fede la prossima mossa dovrebbe concretizzarsi sul piano educativo, ma non semplicemente in senso scolastico, tecnico e culturale, bensì verso una riforma profonda del modo di essere, di vivere, di concepire l’esistenza stessa. Con programmi educativi, per bambini, giovani e adulti, adeguati.

Questa sì che potrebbe essere una sfida degna di un movimento che intenda davvero cambiare radicalmente la società, il modo di vivere e di intendere la politica. È l’unica strada per un cambiamento reale. E non sarà uno scherzo. Questa è la vera missione impossibile.

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PROGETTO PARA TI 2016

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Con il 2016 continua il rinnovamento di ONG Para Ti.

Abbiamo deciso di escludere il turismo troppo massificato che non permetterebbe il normale svolgersi delle lezioni e delle diverse attività. Abbiamo optato per lo sviluppo del volontariato e del turismo solidale.

Il complesso della ONG dispone, oltre al centro per i bambini, di ampie aree lounge immerse nella foresta per attività plenarie, di terrazze con vista sulla foresta e le montagne circostanti e sulla comunità adiacente e di 14 camere.

L’attività di ospitalità è attiva già dal 2013.

Il turismo solidale permetterà parzialmente l’autosostentamento del Centro. I proventi di questa attività serviranno a coprire parte delle spese del centro.

Per turismo solidale intendiamo un turismo che non si limiti al mordi e fuggi, ma si impegni nella comprensione dell’ambiente culturale che viene visitato.

I visitatori saranno accolti al centro e ad essi verranno illustrate le diverse attività pedagogiche. Avranno un’area dedicata in modo da non disturbare le lezioni e le attività. In tale area sono attivi un bar, un’area di ristorazione, una boutique di artigianato etnico e sociale (madeinfavela®), una terrazza con vista su foresta e montagne esulla comunità adiacente.

Qui verranno spiegate le diverse attività e la storia della ONG, nonché l’attività di artigianato e le attività di ricerca sociale e antropologica, anche visuale di Lidia Urani e Mauro Villone, Presidenti e direttori della Para Ti.

Particolare rilievo viene dato alla storia della famiglia Urani, fondatrice dell’attività 25 anni fa. Si parlerà dell’attività di Franco Urani tra industria automobilistica e impegno sociale dall’inizio del suo arrivo in Brasile con la FIAT. Per i visitatori è disponibile il libro: “Una rivoluzione possibile – 50 anni in Brasile tra fabbriche e favelas”. Per ora solo in italiano e del quale prevediamo traduzione in inglese e portoghese.

Da qui i visitatori vengono accompagnati alla visita della comunità di favela adiacente: Vila Canoas, dove Franco Urani, con la sua famiglia, ha operato per 25 anni. Non si tratta solo di una visita, ma di vera e propria interazione culturale e sociale con i componenti della comunità. Visita nel budello di stradine della comunità, a negozi e attività diverse. Incontri con abitanti e personaggi che hanno fatto la storia della comunità. Viene spiegato il meccanismo di nascita e crescita delle comunità, il loro sviluppo sino alla situazione odierna, le serie problematiche, ma anche gli aspetti positivi sul piano umano, sociale e culturale.

La visita dura dalle due alle tre ore.

Sono previste ulteriori opzioni, come visita alla vicina favela Rocinha, al quartiere di Sao Conrado e un percorso ecologico nella foresta del Parco Nazionale di Tijuca. È prevista anche la partecipazione ad altre attività culturali da noi organizzate come seminari di cultura indigena, antropologia del Samba, Capoeira, meditazione.

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Amicizia, solidarietà, coscienza e creatività

Per quel che riguarda la situazione sociale del Brasile, soprattutto relativamente alle classi socio-economiche meno agiate è importante comprendere che oggi il problema più grave non è più l’alimentazione, bensì l’educazione, in senso lato.

Ovvero è importante dare soprattutto ai bambini l’opportunità di entrare in contatto con concetti come il rispetto, la solidarietà, la consapevolezza sociale ed ecologica, la coscienza di se stessi e del mondo, l’importanza di sviluppare, su diversi fronti, la propria creatività e le relazioni con gli altri. In questo il sistema scolastico ed educativo brasiliano è senza dubbio ancora molto carente. Vuoi per la situazione sociale e delle famiglie povere, vuoi per l’assenza di programmi scolastici pubblici seri e disponibili a tutti.

Di sicuro una ONG da sola non può cambiare la situazione di un’intera metropoli, ma dare segnali forti sì. Para Ti ONG è una realtà circoscritta, ma molto attiva sul piano delle relazioni e della comunicazione, grazie a innumerevoli relazioni personali, insieme a blog, libri, eventi, mostre e conferenze.

I nostri programmi educativi sono descritti nel resoconto 2015. Negli anni futuri continueremo su questa linea.

Riassumendo, il programma settimanale si divide tra rinforzo scolare e attività creative quali:

alimentazione e gastronomia;

teatro;

cura dell’orto;

educazione civica;

geografia;

inglese;

meditazione e coscienza;

escursioni in città e dintorni;

sport e attività ludiche.

Una ulteriore attività, che coinvolge il responsabile del Centro e la Direzione è costituita dalle relazioni con le famiglie all’interno della comunità povera. Si tratta di un punto chiave molto importante. Si tratta di famiglie nel 90% dei casi irregolari, costituite dai nonni o da un solo genitore o da genitori e parenti che non hanno un lavoro fisso e che, spesso, hanno avuto problemi con la giustizia, oppure cha hanno problemi legati all’alcol e alla droga.

Si tratta di un’attività molto delicata, ma imprescindibile per dare davvero un contributo al cambiamento di un mondo che scivola sempre più verso il basso e l’abbandono. Un mondo dove i bambini hanno pochissimi punti di riferimento positivi.

Le diverse attività sono seguite da funzionari assunti regolarmente e volontari che, dopo aver partecipato a un workshop della durata di 10 giorni, possono fermarsi al centro per periodi variabili da poche settimane ad alcuni mesi.

START-UP TURISMO ECOSOLIDALE PARA TI

Sistemazione area accoglienza Para Ti: Boutique artigianato, bar, area ristorazione.

Sistemazione 12 camere.

Assunzione di 2 funzionari per la gestione del progetto.

Acquisto di u mezzo di trasporto per 7 persone.

Comunicazione: lancio, pubblicità, sito internet, ufficio stampa.

Dal primo anno prevediamo che l’attività comincerà da subito a dare i primi frutti, grazie anche agli eventi olimpici previsti.

Non azzardiamo una previsione di introiti precisa poiché occorre testare il mercato. In base alla nostra esperienza l’afflusso di turisti interessati a capire la situazione ecologica e sociale della città dovrebbe aggirarsi su un minimo di 3.000 unità l’anno. Ma riteniamo ragionevolmente che potrebbero essere molte di più.

Un incontro con Unaltrosguardiano

Beh sì, diciamo la verità, a Torino ci sono anche cose molto interessanti da fare e da vedere.

Per esempio ieri ho incontrato, come mi capita sempre quando vengo qui, un grande amico Unaltrosguardiano anche lui. Uno che potrebbe anche spiegarlo come si vedono le cose con un altro sguardo. È singolare inoltre scoprire come questo genere di personaggi sembra sia essere totalmente indipendente dall’età imposta all’anagrafe. Lui dice che tra 13 anni ne avrà 100, cosa che per me avverrà tra 33, ma che in ambedue i casi mi lascia del tutto indifferente. C’è anche chi è già morto a 30, tanto per fare un esempio. Avete invece mai sentito parlare di vulcani, che so, di 500 milioni di anni che non possano ancora essere in attività in modo tale da mettere in crisi territori e montagne circostanti? Ebbene il Maestro Ezio Gribaudo è uno di questi. Ma non perché lui pensi di fare chissà che. Al contrario avvicinandosi a lui senza nessun altro interesse che non sia lo scambio di energie, ci si accorge che la sua enorme forza sta nell’essere stato capace per tutta la vita di salvaguardare, anzi far crescere e prosperare il suo bambino interiore. Un bambino che, anzi, ha esteriorizzato non poco, vista l’enorme mole di opere prodotte, concepite, collezionate ed esposte. Di recente con la imprescindibile collaborazione della figlia Paola ha realizzato una mostra in Texas, oltre a un mare di altre cose. È un artista che non ha bisogno di conferme di sicuro, peccato solo che in altri continenti siano capaci di valorizzare i talenti di casa nostra molto di più delle stesse città da dove essi provengono. Un classico.

Ma torniamo a lui. Ieri ci ha beneficiati di una visita guidata da lui stesso nei quattro piani del suo studio in precollina a Torino. Una chicca che già da sola varrebbe il viaggio. Sembrava veramente un bambino (ma quello cosmico non uno qualsiasi, di quelli rincoglioniti da ore passate davanti al televisore). Tutto preso, come un mago alchemico in uno stato di coscienza profondamente modificato, a illustrarci i suoi materiali e le sue opere. Farfalle di legno, dinosauri iconografati su mappamondi, cavalli in gabbia, tele a macerare al sole e alle intemperie, bassorilievi su bianco capaci di rendere il nulla qualcosa di incredibilmente ricchissimo. Nudi erotizzanti e intriganti, colori, pastelli, vernici, carte, metalli, dipinti, collage, capitelli, bronzi, personaggi, esseri e cose inesistenti. In poche parole una fantasia, un entusiasmo, un amore, una creatività senza limiti. Ma senza limiti non solo per la quantità, bensì anche per la qualità: una mancanza di limiti concettuale. In altre parole: un vivere senza limiti, anzi con in più un’ironia straordinaria proprio per i limiti imposti per forza di cose dalla carne e dalle difficoltà umane. Ecco come si guarda il mondo con Unaltrosguardo! Lo spiegano persino i saggi indiani e i maestri degli allucinogeni sudamericani: una enorme risata sarà ciò che resterà di tutto questo.

Detto ciò, non mi resta che augurarmi che la soglia dei 100 citata da Ezio sia da lui agevolmente superata e mi piacerebbe moltissimo poter portare a Rio la sua mostra ora in Texas, così, tanto per farci due risate quando saremo di nuovo a Torino a conversare amabilmente su tutto.

Maestro non crescere mai, non serve a nulla. Continua solo a mostrarci cosa sia la capacità visionaria che porta a galla le immagini inconcepibili delle nostre profondità insondabili. La, dove non esistono limiti e dove forse esiste una unica sola coscienza.

 

Galleria

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Il Salone del Libro a Torino

La copertina del nostro libro.

La copertina del nostro libro.

Ogni anno, come di consueto, partecipo in parte come visitatore, in parte attivamente, al Salone del Libro di Torino. Quest’anno ci ho presentato il nostro nuovo libro: “Rio – Unaltrosguardo”. In realtà quello che mi interessa è girare per ore tra gli stand a osservare copertine e sbirciare in qualche volume. Ma andiamo per ordine.

In primo luogo sembra incredibile che questa manifestazione sia così affollata quando si dice che in Italia leggano in pochi. Strano che ci siano centinaia di persone del tutto imbecilli che pagano il biglietto di 10 euro per fiondarsi allo stand, per esempio, della Mondadori, quando la loro libreria cittadina è per forza di cose ben più fornita di titoli. Ma le contraddizioni non finiscono certo qui. Adesso che Picchioni l’hanno fatto fuori continua comunque la fatica degli organizzatori per garantire un sempre maggiore afflusso alla kermesse. Così invitano personaggi come Zalone, che con la cultura hanno sicuramente a che vedere, ma di striscio, mentre non si capisce cosa ci azzecchino con i libri. Naturalmente la sala dove ha sparato le sue memorabili cazzate non solo era piena, ma anche di fronte a una coda chilometrica. Centinaia di sfigati con poche idee si sono accalcati per ore nell’attesa di chissà che. Ne approfitto per una breve digressione. Ho visto l’ultimo film di Zalone decantato da tutti. Lui è davvero simpaticissimo e anche piuttosto intelligente. La trama è una puttanata qualsiasi, poteva essere qualsiasi altra cosa che permettesse di parlare di vizi e virtù di un povero italiano medio. Pieno di gag divertenti come molti altri film, ma lontanissimo dalle opere italiane degli anni ’50 e ’60. Interessante notare come un guitto molto simpatico e arguto, con la faccia da zarro, ma molto intelligente, sia sufficiente per proclamare il nuovo paladino della cultura italiana. Siamo a posto.

Un’altra chicca è la incredibile offerta di argomenti triti e ritriti che, sotto titoli diversi, presentano sempre gli stessi argomenti. Come quelli spirituali, psicologici o di autoaiuto per esempio. Sempre la solita minestra da duemila anni, sempre le stesse cose rigirate in diecimila modi diversi, per vendere libri a chi non ha nessuna voglia di mettersi davvero in discussione e preferisce far finta di evolversi comprando sempre cose tipo: “Il misterioso potere della vostra mente” o “Riprenditi la tua vita con lameditazione” e altre amenità simili, sempre stramaledettamente uguali da un decennio all’altro, da un secolo all’altro.

Tornando al Salone, al di là di incontri, conferenze e dibattiti, come dicevo, quello che mi interessa sono, incredibile dictu, proprio i libri. La manifestazione è una valida occasione, a mio modesto modo di vedere, per avvicinarsi a una enorme quantità di autori e ed editori piccoli e sconosciuti, ma spesso con un sacco di idee. E proprio per questo a me interessano i libri. Li trovo, in sostanza, scrigni misteriosi pieni di idee. In mezzo al marasma commerciale e alle idee vecchie, stantie e stupide, se ne trova anche una gran quantità di buone, stimolanti e innovative. Fa parte del mio lavoro di osservatore, ricercatore e scrittore, confrontarmi con idee altrui per svilupparne a mia volta di nuove. Ma, al di là di questo, trovo semplicemente interessante e piacevole toccare con mano, anzi, vedere con i propri occhi tramite segnetti sulla carta, quanta gente ci sia, piena di entusiasmo, di idee, di speranza e di cose da dire. Le stesse copertine per me fanno parte dello spettacolo. Nelle copertine si trova non solo il lavoro dello scrittore, bensì anche quello di fotografi, grafici, titolisti, editori, in poche parole, in sostanza, di tutto lo staff delle case editrici. Non è una cosa da poco, si tratta di un lavoro di gruppo di mesi che, partendo da un’idea o un insieme di idee, sviluppa un oggetto comunicativo che dovrà veicolare le suddette idee.

In ultima analisi quando giro per gli stand mi pare di sentire innumerevoli voci che raccontano, in milioni di modi diversi, la loro reazione al palesarsi del mondo. Gioia, curiosità, dolore, sarcasmo, dissenso, critica, umorismo, ma sempre per una sola ragione: l’amore. Amore per se stessi, per il resto del mondo, per le proprie idee, per la comunicazione, per il proprio irresistibile desiderio di non rimanere inerte agli stimoli del nostro mondo. Non siamo messi così male, o meglio, nonostante tutto c’è molta gente che ha un sacco di cose da dire.

Le ragioni commerciali non sempre distruggono il flusso di idee, anzi. Il problema di fondo è sempre solo la capacità di essere liberi e di saper vedere in profondità nelle cose. C’è ancora molto da dire e molto da imparare.

Ma quale spiritualità…ma quale Torino…per favore

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco1.

Tanto per darvi un’idea di cosa sia Torino. Questa è la risposta di “Torino Spiritualità” alla mia proposta di metterli in contatto con quanto ci sia di meglio della spiritualità in Brasile.

Avevo inviato a inizio Febbraio il programma di Workshop di Sciamanismo che faremo a Torino a inizio Giugno. Nessuna risposta. Oggi ho reiterato la email sollecitando una reazione.
Tanto per dare un’idea gli Huni Kuin (uno dei gruppi con cui lavoriamo, popolo millenario dell’Amazzonia, con una conoscenza delle erbe e delle piante che ha fatto muovere fior di ricercatori di tutto il mondo) sono stati ricevuti a Vienna ufficialmente dal governo austriaco al completo.
Patrocinati dal grande artista brasiliano Ernesto Neto.
“Gentile Mauro Villone,
non ha ricevuto risposta perché effettivamente la sua mail non conteneva domande e sembrava avere un puro scopo promozionale.
Come immaginerà, di mail contenenti link ad eventi ne riceviamo moltissime, più di quante ci sia possibile gestirne.
Grazie in ogni caso per aver reinoltrato, con maggior chiarezza, la proposta.
Siamo spiacenti di dirle che non siamo interessati alla tipologia di appuntamento.
Un saluto cordiale.
Lo staff”

Sti ignoranti non hanno la minima idea del tipo di personaggi con i quali abbiamo a che fare noi e altri del nostro gruppo. D’altra parte non possono averla, poiché non sono nemmeno i grado di ascoltare….altro che spiritualità….nemmeno la cultura di base e nemmeno la sensibiltà e l’emotività adeguate.
Questa è Torino….che, si sà….non è Vienna…..
Io, i Fulni-o e gli Huni Kuin ringraziamo per l’interesse e continueremo, come sempre, sul nostro cammino.
Foto: @mvillone – A Celendrina, ultranovantenne Fulni-o, non gliene frega un cazzo…..e io imparo….

L'allestimento di Ernesto Neto in omaggio agli Sciamani Huni Kuin, in uno spazio sacro appositamente dedicato a Vienna.

L’allestimento di Ernesto Neto in omaggio agli Sciamani Huni Kuin, in uno spazio sacro appositamente dedicato a Vienna.

Workshop sciamanismo a Torino

Sciamano Fulni-o

Sciamano Fulni-o

Dal 3 al 5 giugno 2016.

Dove: Villa Rava, a Reaglie, Strada Fenestrelle 253, sulla collina torinese.

Per chi viene da fuori possibilità di pernottamento in B&B e Hotel a Torino.

Il motivo principale per cui facciamo questo lavoro è perché crediamo che vedere le cose con un altro sguardo serva a trasmettere una cultura di Pace.

Questo workshop si propone di elaborare e digerire, attraverso rituali sciamanici, le esperienze positive e negative del passato. Ed esplorare il futuro, osservando i nostri obiettivi e i nostri progetti.
Servirà anche a scaricare tensioni e acquisire potere e fiducia in se stessi.
Verranno trasmesse tecniche diverse di cura, autocura e guarigione.

Questo lavoro si inserisce in un ben più ampio percorso di ricerca congiunto che coinvolge Carlos Sauer, Juliana Ramos e il loro gruppo, Lidia Urani, Mauro Villone e le tribù Fulni-o, Krenak e Huni Kuin.

Venerdì dalle 20-23
Breve presentazione
Fuoco sacro
Lezione sui Canti sacri nativi

Sabato 10-17
Introduzione al workshop e alla cultura sciamanica
Lezione di sciamanismo
Incontro con gli animali di Potere e con il proprio animale Totem
Rituale della Ruota della Vita o Ruota della Medicina
La funzione del medium
La funzione dell’ectoplasma
Come unirsi a una ruota di medicina

Domenica 10-16
Racconti di esperienze
Le Canzoni dei nativi
I diversi ritmi del tamburo ed esperienze di guarigione spirituale attraverso la forza di attrazione dei canti sacri.
Lavoro con i viaggi sciamanici e la ruota di medicina sempre con il sostegno nei canti sacri indigeni
Esperimenti a coppie e a gruppi

Il lavoro sciamanico viene svolto con l’utilizzo della mente, dello spirito, delle emozioni.
Si interagisce con l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco.
Gli strumenti necessari sono il tamburo, oggetti a percussione in genere. Oggetti di potere.
L’abbigliamento deve essere comodo. Portarsi una coperta ed eventualmente un cuscino. Una maglia per eventuali abbassamenti di temperatura.

Facilitatori.
Carlos Sauer: Terapeuta olistico, insegnante e conferenziere. Formatosi alle Tradizioni dei Nativi dell’America del Nord (sciamanesimo). Ha vissuto 20 anni in Arizona con i Cheyenne, dove ha appreso tecniche sciamaniche e della Capanna del Sudore (Sweat Lodge) che ora pratica in Brasile. Sempre in Brasile collabora con i popoli Krenak e Fulni-o.
Sauer è un curandero che ha operato in Brasile, USA ed Europa molte guarigioni.
Possibile accedere a una consultazione privata con 80€.
Juliana Ramos, sua compagna e assistente terapeuta olistica e psicoterapeuta reichiana.

Il workshop è in portoghese con traduzione simultanea di Lidia Urani e Mauro Villone.

Il costo è di 190€. Da versare interamente e anticipatamente al momento dell’iscrizione.
Si tratta di un costo promozionale per aprire il lavoro su Torino. In genere questi Workshop con Carlos Sauer nel resto d’Europa costano da 250 a 280€.

Per chi ha necessità di dormire a Torino possiamo offrire diverse sistemazioni.
Nella Villa sede del corso è possibile pernottare a 30€ con la colazione.
Per i pasti. Ognuno porterà qualcosa da condividere per il pranzo. Le cene sono autonome o si potrà partecipare a una cena congiunta con gli organizzatori.

Villa Rava è l’abitazione dei coniugi Rava gentilmente offerta per l’evento. Si tratta di una villa storica del ‘700 con giardino nel verde della collina torinese.

Per iscriversi effettuare il versamento al seguente conto:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA
BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO
IBAN: IT55P0690601008000000005946

CAUSALE: SCIAMANISMO

Per info il modulo sottostante.

 

Terroristi europei

Testo e foto: Mauro Villone

Huni Kuin dell'Acre (Amazzonia)

Huni Kuin dell’Acre (Amazzonia)

Dal XVI secolo dopo Cristo gli europei iniziarono a raggiungere a frotte il continente appena scoperto. Innumerevoli velieri riversavano sulle coste eserciti di soldati, religiosi e disperati in cerca di riscatto. Fu un’apocalisse.
Quello che gli europei chiamarono “scoperta” e poi “conquista”, per le popolazioni indigene fu non solo la fine, bensì una tragedia che nel XXI secolo, cinquecento anni dopo, non era ancora terminata. Loro la chiamarono, e la chiamano ancora oggi, invasione.
Ma i terroristi europei non si limitarono a invadere, bensì saccheggiarono e depredarono a piene mani. Ciò che non potevano rubare lo distruggevano. Uccidevano senza pietà i nativi e stupravano donne e bambini, con una efferatezza tale da lasciare sbigottiti persino i religiosi delle missioni che accompagnavano gli invasori. Fu, e continua ad essere tuttora, lo stupro di un intero continente e delle centinaia di popolazioni che ivi abitavano già da diecimila anni.
Nel sud del continente, la straordinaria foresta atlantica venne distrutta per il 93%. Quel che oggi ne rimane non solo non è che una infima parte di quanto c’era cinquecento anni fa, ma non è nemmeno costituita dalle specie originali. I continui e secolari flussi commerciali mescolarono anche le specie botaniche e animali. Così oggi molte piante del Sudamerica provengono da altre parti del mondo, come per esempio il mango, originario dell’India.
La foresta che costituisce lo straordinario Parco Nazionale di Tijuca, in Rio de Janeiro, non è originaria. Proviene dalla riforestazione voluta nel XIX secolo dall’imperatore Dom Pedro II, che aveva voluto ripristinare l’antico manto arboreo che era stato distrutto per collocare coltivazioni di caffè e banane.

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L’autore con Ari-tana Fulni-o, poco prima di un rituale.

Il processo in tutto il continente, che continua tuttora, era stato il seguente. Depredazione di legnami preziosi, utilizzo di altri legnami per la produzione di energia, sotto forma di carbone, incendio di quanto rimaneva per riconvertire l’antico territorio selvaggio in pascolo. I terroristi europei amavano mangiare carne, molta carne.
Quando gli armenti posano zoccolo sul terreno è finita, la trasformazione è ormai a livello chimico e ci vorrebbero migliaia di anni per ritornare a una situazione simile alla precedente.
Per rubare, depredare e sfruttare il terreno i terroristi utilizzavano a piene mani manodopera schiava. Tentarono di schiavizzare i nativi, ma con scarsi risultati. Si trattava di popolazioni troppo fiere e indipendenti che lottavano strenuamente per difendere la propria libertà, che i terroristi europei avevano perso ormai non solo da secoli, ma da millenni. Discendenti da culture tribali simili per molti versi a quelle dei nativi del nuovo continente, erano ormai diventati bestie accecate dalla sete di dominio e di potere. Nel loro continente originario, l’Europa, chi tentava ancora di resistere e si ostinava a continuare a vivere secondo gli armoniosi ritmi naturali, veniva addirittura torturato e bruciato vivo, o ucciso in modi tali che davanti al solo immaginarli si possono soltanto chiudere gli occhi. L’origine di tanta cieca violenza non è mai stato compreso, né forse è stato mai davvero indagato, addirittura forse la sua efferatezza non è nemmeno presente nelle coscienze degli europei colti di allora e di oggi. I risultati di questo modo di essere, se così si può chiamare, sono davanti agli occhi di tutti. La cosiddetta cultura occidentale sembra essere oggi alla fine. Se non si tratta della fine sarà una lunga e interminabile agonia. In ogni caso il tanto celebrato sviluppo tecnologico è stato in grado di produrre, oltre a innumerevoli strumenti utilizzati per la manipolazione di massa, oggetti micidiali il cui utilizzo anche solo di uno di essi potrebbe porre fine da subito a metà della vita dell’intero pianeta.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Tornando al saccheggio e all’invasione i terroristi, trovandosi di fronte a popolazioni che non intendevano farsi usare per schiavizzare a loro volta la terra, si rivolsero a un altro continente, l’Africa, anch’esso saccheggiato e depredato, dove si trovavano popoli altrettanto fieri e forti, ma più inclini alla fatica fisica, e che soprattutto gli europei deportarono a milioni, sapendo che sradicandoli dalla loro madre terra, avrebbero avuto possibilità enormemente inferiori di ribellarsi, sia sul piano tecnico che su quello psicologico. Fu un’altra tragedia, con la sua dose inconcepibile di orrori e violenze inaudite.
Oggi i terroristi europei, dimentichi del loro passato, tutti compiti e giallastri in volto, in fila davanti alle loro televisioncine, e schiavi a loro volta inconsapevoli, si scandalizzano enormemente per qualche gola tagliata da alcuni fanatici senza ragione e senza senso che scimmiottano in piccolo le loro efferate imprese di secoli prima. Grottesco.
Mentre gli europei usavano quelli che chiamavano “i negri” per saccheggiare e distruggere i territori degli indigeni, questi ultimi venivano sistematicamente distrutti nella carne con l’introduzione di malattie e con una violenza inspiegabile. Venivano anche utilizzati nelle guerre tra bande di terroristi, come per esempio tra olandesi e portoghesi, forse i peggiori di tutti. In alcuni scontri passati alla storia gli indigeni venivano mandati in prima linea a decine di migliaia ad affrontare con archi e frecce tecnologie enormemente superiori come cannoni e spingarde. I risultati erano continue stragi di persone native, a decine di migliaia. Quelli che restavano venivano massacrati, senza alcuna pietà nemmeno per vecchi, donne e bambini, a sciabolate, a centinaia di migliaia. Quelli che restavano venivano spezzati sul piano psicologico e culturale. Per esempio tagliando la lingua e le orecchie a quelli che si ostinavano a continuare a parlare la loro lingua nativa. Il processo di distruzione durò secoli (ed è tuttora in atto) e portò lentamente a circoscrivere la vita dei superstiti all’interno di territori relativamente limitati denominati “riserve”. I terroristi europei si rivelarono non solo di una ferocia del tutto sconosciuta a qualsiasi altra specie animale, ma anche invasivi, predatori e distruttivi, come sciami di cavallette. Forse gli unici animali per certi versi simili a questa specie umana: insetti.

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Iba Sales Huni Kuin, pajé e curandero, con la liana sacra dell’Ayahuasca

I nativi delle americhe, le popolazioni africane e indigene in genere avevano dalla loro parte (e hanno tuttora) una tecnologia spirituale e una conoscenza della psiche e dell’anima ben superiore a quella degli insetti terroristi. Per qualche ragione tuttora sconosciuta nessuno, né i sapienti nativi, né psicologi, sociologi, storici e antropologi occidentali sa spiegarsi perché ebbero così la peggio. Anche considerando l’enorme superiorità numerica degli umani insettoidi e la loro superiorità tecnologica sul piano materiale risulta difficile capire come mai popolazioni fortissime sul piano fisico, psicologico, spirituale e anche magico-sciamanico vennero sopraffatte in tal modo. Forse in realtà nessuno ha mai ancora indagato seriamente il fenomeno. Anche perché probabilmente non interessa nessuno che avrebbe il potere e le risorse per avviare una ricerca. Grandi antropologi, si limitarono a osservare cosa accadde, come per esempio Claude Levi-Strauss che riporta le sue osservazioni sulla distruzione delle antiche culture nel suo libro “Tristi Tropici”. Al tempo stesso io mi permetterò di abbozzare una spiegazione, grazie a quanto comunicatomi da diversi sciamani e guerrieri nativi. Ne parlerò in un piccolo libro che sto preparando.
Accadde però qualcosa di altrettanto inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze. Alcuni gruppi di nativi si ritirarono non solo nelle riserve, ma anche in territori dell’anima inaccessibili agli europei. Tra questi, tanto per fare alcuni esempi i Sioux Lakota in Nordamerica, i discendenti degli antichi toltechi nell’attuale Messico, i Fulni-o in Brasile. Questi ultimi in particolare furono, e sono tuttora, protagonisti di una storia singolare.
Questi gruppi etnici riuscirono, in barba non solo a qualsiasi previsione, ma anche a violenze inaudite come lingue strappate e deportazioni in massa, a mantenere vivissime conoscenze antichissime, che risalgono a migliaia di anni orsono. Conoscenze che affondano le loro radici in un passato remotissimo, erroneamente designato dall’ignoranza degli studiosi europei come preistoria, nel quale era vivissima una tecnologia naturale, spirituale, farmacologica ed ecologica che i terroristi europei, tutti presi dalla loro grottesca, ridicola e inspiegabile avidità materiale e concentrati nello sviluppo di solo alcune parti di ciò che viene designato come “razionale”, non sono nemmeno in grado di concepire lontanamente.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Nel frattempo lo stupro di un intero continente è tuttora in atto, soprattutto con l’attacco continuo sul piano psicologico e sociale dei sopravvissuti, ma anche sul piano ambientale con la deforestazione sistematica di aree enormi in Amazzonia e con eventi fortuiti quali disastri ambientali che minano per sempre l’equilibrio di territori sopravvissuti miracolosamente allo scempio. Ciò che sta accadendo sta diventando irreversibile, con uno stupro ambientale che lentamente, ma con evidenza induce un cambiamento climatico che sta già tuttora minando i delicati equilibri dell’intero pianeta. Nessun leader occidentale oggi è in grado nemmeno di comprendere cosa stia accadendo. Paradossalmente i terroristi insettoidi stanno preparando il terreno alla propria autodistruzione. Sembra paradossale, ma questa razza dominante, cieca sul piano spirituale e psicologico, non sembra in grado di badare realmente a se stessa. Persino i suoi “esperti” non sembrano così coscienti del fatto di vivere una vita fittizia, nella quale i veri valori sono presi in considerazione solo sulla carta. I veri aspetti importanti della vita come le emozioni, i sentimenti, le relazioni umane, la coscienza e la devozione all’universo sono misconosciuti e considerati di secondo piano rispetto a quelli come lo sviluppo tecnologico che, peraltro, sul piano intuitivo è ben poca cosa rispetto a quello che potrebbe essere quello di un’ipotetica civiltà davvero avanzatissima. Un livello al quale non si arriverà mai, poiché lo squilibrio tra spirito e materia è tale da portare, così come sono messe le cose allo stato attuale, a distruzione sicura.
L’unica possibilità di salvezza è fermarsi un attimo e ripristinare l’antico equilibrio tra spirito e materia, razionale e irrazionale. Ma i terroristi europei non solo non sono nemmeno i grado di percepire tale necessità, tranne alcune sacche di popolazione attualmente in crescita, poiché non sono nemmeno in possesso delle capacità e delle conoscenze per poterlo fare. Unica via di uscita la presa di coscienza del fatto che c’è qualcuno, diversi gruppi sparsi sul pianeta, in possesso delle tecnologie spirituali per realizzare una simile impresa. L’unica speranza è che sia i gruppi di “coscienti” e “sapienti” occidentali, sia quelli di “coscienti” e “sapienti” nativi e legati a conoscenze antichissime, insieme, possano espandere le loro coscienze al punto da influenzare e coinvolgere sia altri individui, sia l’energia dell’intero pianeta.

L'autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

L’autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

Per chi è interessato ad approfondire ed eventualmente a partecipare a incontri che stiamo organizzando sia in Italia che in Brasile (Rio de Janeiro e Pernambuco), può riempire il sottostante modulo.

News Para Ti

Pheel Balliana in azione, con Tatiana e Rejane, alla festa di Natale.

Pheel Balliana in azione, con Tiziana e Rejane, alla festa di Natale.

Molte novità nella gestione e nei programmi della nostra ONG Para Ti di Rio per il 2016. Stiamo dando avvio a un nuovo corso più consono alle attuali esigenze, soprattutto dei bambini che frequentano il centro e delle loro famiglie.
Nelle favelas c’è ancora molta povertà, ma rispetto a 10 anni fa, la situazione è cambiata. Quello che necessita oggi è una presenza continua sul piano umano, educativo e culturale. Le mancanze che tali necessità devono coprire sono il senso di cittadinanza, la coscienza ecologica, il senso di appartenenza a una comunità, ma soprattutto la coscienza del proprio valore come esseri umani.
Per fare questo continuiamo ad avvalerci del supporto di 6 collaboratori, che lavorano al nostro fianco (Lidia Urani e Mauro Villone) e di diversi volontari che si avvicendano nel corso dell’anno.
Le attività principali rimangono il doposcuola, le lezioni di inglese, il gioco, la gastronomia, l’animazione, l’orticoltura più altre accessorie. In ogni caso è una nostra scelta quella di non redigere programmi troppo rigidi, dando maggiore importanza alle relazioni umane dirette e alla creatività. In questo momento abbiamo al centro circa 35 bambini, ma sono in aumento e presto accoglieremo anche bambini di altre favelas. Oltre alle lezioni beneficiano anche di colazione e merenda tutti i giorni.
Abbiamo deciso di interrompere la partnership con Favelatour, l’agenzia specializzata in escursioni nelle favelas per diverse ragioni precise. Ma in primo luogo poiché l’esagerato afflusso di turisti intralciava il regolare svolgimento delle attività. Non è stata una scelta semplice, la quale è scaturita da oltre un anno di attente valutazioni. Non ci piace il turismo di massa e preferiamo continuare a permettere di visitare il nostro Centro, unico in Brasile per tipologia, a un numero limitato di persone, dando più spazio alle relazioni con i visitatori.
Questa scelta naturalmente comporta una sfida sul piano finanziario, che cercheremo di affrontare con un incremento di sostegni privati e di turismo realmente solidale che coinvolga anche i membri della comunità povera. Non sarà una passeggiata, ma ce la faremo.
Abbiamo deciso di iniziare a pubblicare il bilancio di Para Ti. A breve renderemo disponibile, per chi ne facesse richiesta, il bilancio 2014 e, successivamente, quello del 2015. In ogni caso anticipiamo quello che è, nelle grandi linee, l’impegno finanziario.
La spesa annua per il mantenimento del Centro Para Ti e delle relative attività è di circa 140.000 Reali l’anno (intorno ai 35.000 euro, negli ultimi anni siamo aiutati da un cambio favorevole). Di questi circa 20.000 (Euro) sono coperti da donazioni, mentre il resto era coperto dall’attività turistica che è venuta meno. Riusciremo comunque a far fronte a tutte le spese di gestione grazie a parte dei proventi dell’affitto delle camere dell’annessa Guesthouse, che quest’anno andrà abbastanza bene grazie agli eventi olimpici.
In ogni caso a breve riprenderà l’attività turistica, organizzata diversamente in modo da non disturbare le lezioni.
È comunque nostra intenzione riuscire in futuro a raccogliere più fondi per la semplice ragione che, nel momento in cui avremo maggiori disponibilità, potremo rivolgerci ad altri minori che necessitano sostegno, specie gli adolescenti, che sono la fascia più a rischio, ma anche più impegnativa.
Avere maggiori disponibilità finanziarie significa poter avvalersi di ulteriori collaboratori qualificati.
I volontari sono sempre benvenuti poiché è molto importante sia per noi, che per i bambini, che per i volontari stessi questa osmosi umana, culturale e di amore.
Lo stesso vale per le donazioni, anche minime, che ci aiutano a sostenerci.
Siamo aperti al dialogo con chiunque sia interessato a collaborare per un sostegno creativo che non si limiti a inviare denaro, ma che preveda coinvolgimenti a diversi livelli. A titolo di esempio citiamo l’opportunità, per eventuali donatori, di poter usufruire di ospitalità nella nostra Guesthouse e della nostra accoglienza, in proporzione alle donazioni effettuate.
Un altro aiuto importante può scaturire dalla diffusione del nostro progetto e della nostra filosofia in Italia e in Europa. Uno dei nostri obbiettivi a medio termine, è quello di valorizzare il complesso Para Ti Guesthouse come un luogo di cura sul piano umano, emotivo e spirituale. Qui si incontrano bambini e adulti di comunità povere, artisti, professionisti, volontari, operatori olistici, sciamani indios, maestri di yoga e meditazione, viaggiatori consapevoli.
Ringraziamo tutti coloro i quali ci seguono in questa sfida, quelli che ci hanno inviato aiuti di ogni genere, quelli che, ricambiati, ci amano.
Grazie
Mauro Villone e Lidia Urani

Per ulteriori info e per richiesta del bilancio 2014, disponibile da metà Febbraio:
unaltrosguardo@libero.it