Meccanismi di distruzione (e di ricostruzione) di massa

Ho promesso che per un po’ avrei scritto su argomenti positivi. Non mi sottraggo a questa promessa che, tra l’altro, onoro agevolmente, visto che il mondo è strapieno di persone meravigliose che lottano con risultati apprezzabili per l’equilibrio e la luce. Tuttavia non posso esimermi di continuare, qua e là, a condividere ciò che vedo accadere in tutto il mondo.

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Sto attraversando il Brasile con un mio mezzo di trasporto, impresa ardua di migliaia di chilometri, che però mi permette di entrare in contatto con realtà locali spesso nascoste. Come piccoli paesi e città fuori dai circuiti turistici o comunque poco conosciute in alcuni loro aspetti.

Piccoli paesi brasiliani, nei quali fino a pochissimo tempo fa si viveva tranquillamente con le porte spalancate, si stanno attrezzando per i nuovi assetti sociali. Accade quello che purtroppo ho già vissuto in Italia nei decenni scorsi. L’amata cascina nelle campagne piemontesi, in cui passavo felici estati negli anni ’60 e ’70, non aveva bisogno di serrature. La porta sul cortile si apriva da fuori tirando un cordino collegato col chiavistello interno e quella sul retro si chiudeva la sera, se qualcuno si ricordava di farlo. Poi le cose cambiarono e oggi la porta sul cortile è dotata di una Antonioli a quattro mandate, mentre sul retro c’è un cancello di ferro con il lucchetto.

Tornando ai paesini di pescatori, tranquilli avamposti dell’infinito fino a pochi anni fa, oggi sono covi di narcotraffico, tossici, malandri, prostitute e violenza. Solo l’altro giorno sono passato in uno di questi dove, in una sparatoria, la polizia ha freddato un ragazzo. Le case sono ormai dei bunker con le grate alle finestre e il filo spinato elettrificato sui muretti. Molte cose stanno cambiando.

Ma vediamo i meccanismi, semplici concettualmente come complessi nelle loro relazioni sociali, di mercato, psicologiche e spirituali. Li semplificherò al massimo poiché la matrice è relativamente facile da individuare.

Non c’è casa, capanna o la baracca più fatiscente, nel mondo, che non abbia una parabolica sulla testa. Possono mancare le mutande, il cibo, l’istruzione, uno straccio di motivazione a vivere, ma la merda mediatica quotidiana non deve mancare, quella no, per carità.

Non è certo tutto uno schifo ciò che propone la TV, ma abbonda indecentemente di apologia della ricchezza, come fosse la soluzione di tutti i mali, la vera meta della vita. La ricchezza di bassa lega propugnata da media, pubblicitari e aziende è davvero penosa, con le loro auto da classe media, merendine velenose, moto di dubbio gusto, vestiti che scimmiottano i ricchi e i nobili, venduti come chissà che figh,i e che invece sono molto spesso sull’orlo del suicidio. Ma che cazzo ne sa di tutto ciò un ragazzetto di periferia, di slum o di un villaggio qualunque? L’ipnosi mediatica lo convince che suo padre è stato un coglione a passare tutti i giorni della sua vita in mezzo al mare e che sua madre è ridicola con quei vestiti antichi.

Tutte le cose belle (?) che hanno i ricchi miglioreranno la tua miserabile esistenza. La Tv lo spiega benissimo. 1. Per essere felice devi possedere. 2. Per possedere devi avere denaro. 3. Per avere denaro ci sono diverse strade: averlo già in partenza; ottenerlo lavorando onestamente; oppure….. Quello che non c’è nelle istruzioni è come trovarlo il lavoro, specie se i tuoi genitori non hanno potuto farti studiare e non hai imparato a fare niente, perché l’artigiano, come quel cretino di tuo nonno, è una occupazione miserabile e vecchia.

Ma la TV incalza, con tutte quelle belle auto e quella figa; e il testosterone non è che sia una sostanza leggera, è roba da maneggiare con cura. Allora, se per fortuna, per karma o per amore hai un barlume di coscienza e di volontà cercherai di trovare una soluzione onesta, roba quasi da santi in un qualsiasi slum. Sennò prima o poi per non impazzire assumerai delle sostanze, sempre peggiori, sempre più a buon mercato, sempre più sintetiche. Per pagartele le dovrai vendere, per venderle ti dovrai difendere dalla polizia, perché sono illegali. Sono illegali perché è molto più comodo e demagogico reprimere che capire, con il fantastico effetto collaterale di alzare i prezzi e far guadagnare così non solo i narcos, ma anche le polizie, le banche e i governi corrotti di tutto il mondo, che si fregano le mani per la miserabile pochezza umana dei poveri ignoranti che, a milioni, ci lasceranno la pelle.

Così José a 16 anni ha deciso che anche lui è figo con la 38 special, si scopa un sacco di ragazze, diventerà un boss. Sa che finirà presto con una pallottola nella schiena, ma se la vita è uno schifo chissenefrega. Tanto vale prendere a piene mani, tutto e subito, poi si vedrà. A 18 anni avrà già ucciso 30, 40 volte, avrà gli occhi iniettati di sangue, sempre fatto come un cavallo di roba che lo fa sentire potente, non avrà più limiti, per lo meno in quella melma che lui conosce benissimo. Finché un giorno come qualsiasi altro…

“Gli sbirri, gli sbirri!” – grida Pedro.

“Cazzo! Prendi la roba e usciamo dal retro!” – Josè, in orbita col cervello ormai chimico.

“Ci sono anche due elicotteri!” – Pedro è terrorizzato.

“Ma non li avevi pagati? Cazzo!”

“Volevano troppo stavolta. Già diamo un casino di soldi alla Milicia e agli spazzini che portano la roba coi camion della spazzatura”.

Escono dal retro di corsa in una viuzza con la roba e i revolver in mano. Cazzo no! Cazzo no! Il battaglione di shock! Con i Barrett M82A1, i fucili di precisione dell’esercito brasiliano che Josè ci teneva tanto ad averne uno prima o poi. Allora fanno sul serio stavolta. È un attimo, che sembra un’eternità, sembra quasi di vederla, la pallottola, che arriva, inesorabile, devastando il petto di Josè, dove forse un tempo, quando era ancora piccolo, c’era stato anche un cuore. Nessuno saprà mai se Josè, che ora non esiste più, aveva avuto il tempo di pensare: almeno non nella schiena…

Rio de Janeiro. Grattacieli della "classe media" - ©mvillone

Rio de Janeiro. Grattacieli della “classe media” – ©mvillone

Storie così, in tutto il mondo, sono a decine, forse centinaia di migliaia. E se non sono proprio come questa sono anche peggio. Sono tutte storie di abbandono. Ragazzi abbandonati da una umanità che crede di crescere ed evolversi producendo sempre più cianfrusaglie inutili, parlando di sviluppo del mercato, di espansione della classe media, ovvero schiavi che vanno a vivere in alveari-prigione come quelli nella foto, facendo lavori senzanima che non li interessano affatto e che li faranno diventare automi assenteisti, forse ancora più morti di José.

Nel frattempo, mentre nel sottobosco umano si consumano le tragedie della vita e della morte, i benestanti, anche quelli evoluti, si trovano a fare i conti con paradisi devastati da mostruosità urbane senza senso o con paradisi a cui è stata strappata l’anima e dove pescatori e artigiani devono fare i servi per turisti inconsapevoli e arroganti.

Grazie. Possiamo dire grazie alla mafia. Laddove la mafia non è nemmeno più “La Mafia”, un’organizzazione antica, orrenda, violenta, fuorilegge e spietata, ma con le sue regole. Ormai la mafia è un coacervo del vuoto presente nei cuori e nelle menti di banchieri, capi di governo, delinquenti ricchissimi e feroci, ministri, deputati, sindaci, imprenditori senza scrupolo alcuno o semplicemente poveri disgraziati ignoranti che non hanno la minima idea di cosa siano la vita e la bellezza.

La cultura mafiosa ha travalicato i limiti umani rendendo milioni di persone vampiri che amano l’oscurità e sguazzare nella melma.

Possiamo anche dire grazie a governi come quello americano che, anziché peritarsi di capire cosa sia l’Islam, preferisce massacrarne gli esponenti, mandando contemporaneamente al massacro migliaia dei propri giovani soldati. Gente povera che, magistralmente pilotata, non ha altra alternativa in America, che fare il soldato. Grazie al governo brasiliano che ha speso letteralmente miliardi per Coppa del Mondo e Olimpiadi, lasciando nella stramerda, soprattutto senza educazione e istruzione, milioni dei propri ragazzi. Grazie agli esponenti del governo italiano che, anziché preoccuparsi di dare di nuovo lavoro alle menti eccelse e alle persone oneste che, per loro disgrazia si trovano ancora lì, non mancano di ritirare i loro lauti stipendi e le loro assurde pensioni, per passare il tempo a insultarsi a vicenda. O grazie a governi come quello cinese, che manipolando i suoi miliardi di automi si preoccupa soltanto di comprare tutto quello che può, Africa compresa, per vendere tutto quello che può: cianfrusaglie senza alcun valore.

Grazie a tutti. Ma sapete che cazzo vi dico? Che potremmo fare molto meglio da soli. È ora che vi leviate dai coglioni.

Il lavoro che sto facendo, oltre a documentare inferni e paradisi è quello di avviarmi su un cammino diverso, dove non provare più rabbia per questi miserabili, ma infinita compassione, e mostrare ad altri che ci sono i presupposti per guardarli con compassione, ma levarceli dalle palle. Ci saranno anche detrattori (anzi ci sono) che moriranno dal ridere a sentirmi parlare di lavoro su una cosa che mi finanzio personalmente e che nessuno controlla. Per loro il lavoro deve essere appunto controllo, manipolazione, noia, dovere, per produrre reddito. Nient’altro. Per me invece il lavoro è la missione che uno si sceglie, anche se lo fa nel quartiere di casa, basta che lo faccia seriamente e con l’anima e non solo per sbarcare il lunario o per accumulare chissà che.

Artisti, artigiani, creativi, tutte le persone qualsiasi che ancora credono che “SI PUO’ FARE per Dio!”, anche se finora non hanno avuto il successo che meritano, anche se si sentono degli sfigati (ne sappiamo tutti qualcosa), perché li hanno convinti che le cose che desideravano veramente, fin da piccoli erano solo cretinate, sono i guerrieri del XXI secolo che potranno (e dovranno) porre fine a questo schifo.

Le persone comuni che hanno ancora voglia di credere che sia possibile non solo uscire da questa situazione, ma addirittura ribaltarla, tornando a sperare in un mondo in equilibrio tra bene e male, e non governato dal vuoto, non hanno altra via d’uscita che amare, meditare, creare, condividere e provare compassione per tutti, nessuno escluso, a cominciare da se stessi.

La prima e l’ultima foto di questo articolo sono dell’autore e ritraggono due delle opere di un artista indio dell’Alagoas, Brasile. Me ne sono imbattuto per caso, in mezzo a un palmeto, dove girovagavo senza meta. Si trovano, fisse, nell’area circostante la capanna di paglia dove vive, davanti all’oceano. Sono straordinarie. Non sono in vendita.

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

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