Libertà, salute e medicina

Il seguente scritto è un estratto del mio libro “Il Mistero della Libertà” (per ulteriori info questo link).

E’ il mio punto di vista su certi meccanismi truffaldini nel settore medico e farmaceutico.

Curanderos dell'Amazzonia - Brasile ©mvillone
Curanderos dell’Amazzonia – Brasile
©mvillone

Come tutto il resto dell’universo il corpo umano è caratterizzato, tra le altre cose, da un’enorme complessità. Il corso di laurea in medicina (che da solo per la professione significa poco e che richiede ulteriori specializzazioni) in Italia dura sei anni. I settori della medicina come anatomia, neurologia, fisiologia, biochimica e molti altri sono innumerevoli. Chiunque si avvicini allo studio o anche solo alla lettura di un testo su uno di questi argomenti può rendersi conto della loro grandissima complessità. Si tratta oltretutto di un settore di studio interessantissimo, ma che richiede uno sforzo e una preparazione non indifferente anche solo per un semplice appassionato. Tale enorme complessità, insieme al fatto che si tratta di uno dei settori chiave dell’esistenza ha fatto sì che da secoli e soprattutto negli ultimi cento anni vi siano state impiegate moltissime risorse, umane, finanziarie e culturali e un immenso impegno da parte di persone, governi, aziende e istituzioni. Si tratta probabilmente di uno dei settori più importanti della cultura e della civiltà moderna. Come in tutti gli aspetti della vita odierna, dall’alimentazione al petrolio, dai trasporti all’energia, dallo sport allo spettacolo, dalla cultura all’arte e via dicendo, anche nel settore medico assistiamo palesemente a un mix di intenzioni serie e ammirevoli con interessi di potere, finanziari e commerciali. Di solito viene dato per scontato che gli interessi finanziari la facciano da padroni rispetto alle intenzioni serie e oneste, ma riflettendo pacatamente forse sarebbe difficile dire in che misura abbiano peso in più o in meno gli uni e le altre. Dico questo per la semplice ragione che seppur vero che il mondo di oggi sia asservito al dio denaro è anche vero che si assiste spesso al sincero impegno di persone interessate sia alla vita degli altri che alla ricerca pura. Infatti per quanto riguarda il rapporto tra la libertà, la nostra libertà (cioè quella di ognuno di noi), e la medicina e la salute il problema a mio avviso sta da un’altra parte, sebbene gli interessi finanziari abbiano un notevole peso nella vicenda.

Il ragionamento che sto per esporre non riguarda solo la medicina bensì anche altri settori. Abbiamo visto che la medicina è molto complessa da studiare e da comprendere. È chiaro che la persona comune, anche se disposta a cercare di informarsi un minimo sull’argomento, troverà molto più semplice affidare la cura della propria salute a uno specialista nel settore, è molto più comodo. Si tratta di un comportamento naturale in senso scientifico, ovvero qualsiasi entità in natura cercherà, per sopravvivere, di perseguire la strada più breve e che richiede il minor dispendio di energia. Solo negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento dell’interesse per medicine alternative che presuppongono una minima dose di preparazione sull’argomento, ma in realtà qualsiasi sia la strada seguita per la cura di se stessi la tendenza è quella di demandare la responsabilità a un altro o ad altri. Ancora una volta si va alla ricerca del dottore, del medico, del grande specialista, del mago, del guru, del veggente, dell’erborista. Non c’è differenza alcuna, per chi vuole guarire da una patologia lieve o grave che sia, l’essenziale è risolvere il problema il più in fretta possibile e senza soffrire troppo: è assolutamente umano. C’è chi è maggiormente orientato alla scienza e alla medicina cosiddetta ufficiale e chi preferisce strade alternative, ma in generale l’atteggiamento è quello di una maggiore o minore delega. Ancora una volta si tratta di una reticenza (del tutto umana) a prendersi delle responsabilità unita al desiderio di risolvere il problema al più presto possibile.

Il punto è esattamente questo.

L’atteggiamento generale (con molte varianti ed eccezioni) è quello di considerare una eventuale patologia (lieve o grave) come una disgrazia incontrollabile e imprevedibile capitata come un fulmine a ciel sereno nella nostra vita. A volte la disgrazia è più o meno annunciata, ciò non toglie che quando capita si sia colti quasi sempre di sorpresa, poi con disappunto, poi con terrore se la patologia e grave. A queste reazioni di solito ne seguono altre due opposte: la rassegnazione o la combattività. Quest’ultima naturalmente sembra la strada migliore, anzi ovviamente lo è, ma purtroppo in generale essa è orientata alla repressione e all’aggressione della malattia e al risolvere il problema in tempi brevi considerando oltretutto il corpo come una macchina da riparare e con dei pezzi da cambiare. La medicina tradizionale occidentale in alcuni campi ha ottenuto, grazie ad anni di sforzi, ricerche e investimenti di risorse, degli ottimi risultati, mentre in altri brancola totalmente nel buio. Questa mia ultima affermazione è dimostrata dalla elevata incidenza della mortalità in molte patologie tra le quali il cancro. Ma, nonostante non se ne parli troppo, oltre ai buoni risultati sono molti anche i fallimenti della medicina. Si parla molto di malasanità, ma pochissimo dei risultati veri ottenuti nella lotta alle malattie e del rapporto tra essi e le risorse investite.

Uno dei settori in cui la medicina occidentale è maggiormente ferrata e in cui essa ottiene i migliori risultati è la chirurgia. I chirurghi sono medici estremamente preparati e abilissimi che talvolta riescono a realizzare operazioni miracolose (che in realtà più che altro richiedono abilità e competenza eccezionali) per la loro complessità e per i risultati ottenuti. Ma occorre fare due considerazioni anche su questo settore. In primo luogo la chirurgia è un metodo di intervento estremamente invasivo e, se vogliamo, anche piuttosto violento. Ovvero, dove ho fallito con tutto il resto taglio, elimino e sostituisco. In secondo luogo capita spesso che un paziente sia sottoposto a numerosissimi interventi, talvolta decine, prima di guarire… o di morire. Questo viene spesso passato come grandi capacità di lotta sia dei pazienti che delle equipe mediche, mentre a me pare solo, molto spesso almeno, una serie di tentativi disperati non sapendo che cosa fare per scongiurare il peggio. Lo dico con tutto il rispetto per la gente che soffre e i medici che credono in quello che fanno e mi ritengo al di sopra di sospetti in questo senso avendo lottato personalmente e con la mia famiglia molte volte contro gravissime malattie, purtroppo spesso mortali.

Il tipo di atteggiamento espresso dalla chirurgia è perfettamente in linea con quello generale della nostra cultura ovvero violento, invasivo e repressivo. Altre medicine, provenienti da culture diverse come per esempio l’ayurveda, l’agopuntura e altre hanno un atteggiamento completamente diverso, anche se anch’esse possono non essere completamente risolutive e anch’esse presentino dei punti oscuri. Dimostrano però che è possibile avere un approccio e un atteggiamento diversi.

L’avere un atteggiamento diverso è fondamentale.

Se un paziente qualsiasi si affida alla medicina orientale o di altro tipo, comunque alternativa rispetto a quella tradizionale, con lo stesso atteggiamento con cui si avvicina a quest’ultima, cambieranno di poco le possibilità di riuscita. Se invece egli si avvicina a qualsiasi tipo di medicina, ma con un atteggiamento che riconosce la propria piena responsabilità nell’insorgenza della patologia e altresì la propria piena responsabilità nella risoluzione della stessa le probabilità di guarire aumenteranno considerevolmente e così pure le possibilità di operare in diverse direzioni.

Le malattie non sono fulmini a ciel sereno, sono squilibri del nostro sistema che insorgono per diversi motivi: spirituali, emozionali, fisici, legati all’ambiente o a incidenti o altro. Le cause che scatenano le malattie sono profondamente legate al nostro karma e al senso della nostra vita. Hanno profondamente a che vedere con noi, sono “roba” nostra. Anche nel caso terribile di ragazzi o bambini anche molto piccoli con gravi malattie c’è una spiegazione, anche se è molto difficile da accettare (è successo a me personalmente di affrontare simili frangenti). Se un piccolo non può o fatica a lottare, ad avere fede ci saranno i suoi genitori con l’enorme potenza dell’amore e con la determinazione a “comprendere”. Chiunque sia portatore di una qualsiasi patologia ha gli strumenti per affrontarla nel modo migliore e più profondo possibile. Le malattie, qualsiasi esse siano, viste in questo senso sono addirittura delle opportunità per comprendere meglio la nostra vita, il senso di essa e la nostra missione. Le malattie sono la nostra vera lotta, sono uno dei segnali più profondi sul significato della nostra esperienza di vita personale su questa terra. Non sono un attacco di demoni, del diavolo o del destino e, anche se così fosse, rappresentano un modo chiaro ed efficiente, perfettamente naturale, con cui il nostro corpo ci parla delle profondità della nostra esistenza. È per tale ragione che spesso, quando una persona riesce a guarire da una patologia molto grave, cambia radicalmente il suo punto di vista sulla vita e il suo stile di vita. Di solito tale cambiamento è orientato a una maggiore consapevolezza e soprattutto allo sviluppo dell’amore per se stessi e per tutta l’umanità. Ci sono studiosi che hanno addirittura iniziato a codificare i rapporti tra patologie e significati psichici e spirituali profondi.

Per cogliere tali opportunità il sistema è, come sempre, quello di mettersi in ascolto, di abbandonare il proprio spirito all’assoluto senza cercare di “capire” ma cercando di “comprendere” cosa significa ciò che ci sta accadendo. In sintesi occorre ancora una volta in primo luogo avere fede. Come già più volte sottolineato “avere fede” non significa “credere” necessariamente in un dio o in spiriti che, ancora una volta, ci toglieranno le castagne dal fuoco, ma credere che la nostra vita ha un profondo significato, che esiste un senso in quello che ci accade e che ognuno di noi ha una forza immensa (collegata alla forza immensa delle profondità universali) e gli strumenti per vincere qualsiasi battaglia. È a questo punto che possiamo vincere e allora diventano fondamentali Dio, spiriti, antenati, guru, amici, figli, genitori, medici. Siamo noi i leader, gli altri sono buoni amici e compagni di lotta, non magici risolutori. La malattia è un’occasione per metterci a esplorare la nostra vita, il nostro passato, gli eventuali traumi vissuti, le nostre relazioni familiari, anche le più antiche e sconosciute, la nostra coscienza più profonda e antica.

Detto in maniera molto sintetica. Per guarire da qualsiasi patologia, lieve o grave, acuta o cronica che sia occorrono:

  • presa di coscienza (anche intuitiva, è ovvio che non “sapremo” mai tutto) del funzionamento generale del sistema universo;
  • presa di coscienza dell’importanza di se stessi e delle proprie possibilità immense anche in relazione alle enormi forze in cui siamo immersi;
  • presa di coscienza della propria totale responsabilità;
  • amore per se stessi e per gli altri;
  • fede profonda e totale abbandono, preghiera e meditazione;
  • determinazione a lottare soprattutto approfondendo la conoscenza dell’essenza della propria vita, di se stessi, delle proprie relazioni familiari;
  • amore e aiuto da parte della collettività, di amici, parenti e medici;
  • corretta alimentazione;
  • sostegno farmacologico.

Questi sono i veri strumenti per affrontare la malattia, la vita e la guarigione, presi proprio in quest’ordine.

Sembrano cose conosciute e assolutamente ovvie, ma nella realtà non è affatto così. Ciò che ho indicato per ultimo ovvero il sostegno farmacologico, il quale può essere costituito da farmaci di sintesi allopatici oppure omeopatici o naturali, in realtà di solito viene per primo. La ragione è semplicissima. Come abbiamo visto è molto più comodo (anche perfettamente umano e comprensibile) immaginare la malattia come un attacco esterno di qualcosa che non ci appartiene affatto. All’attacco si risponde logicamente con un altro attacco. Violenza per violenza. Ho il raffreddore, l’influenza, la depressione, il cancro o qualsiasi altra cosa quindi intervengo con elementi chimici per “mandare via”, per reprimere. In realtà facendo così si interviene solo sulla punta dell’iceberg.

Questo atteggiamento che, come abbiamo visto, è del tutto umano scatena la ragione del perdurare di questa situazione nel tempo, l’interesse finanziario e di potere delle case farmaceutiche. Qui ancora una volta entra in gioco l’attacco alla nostra libertà.

SIAMO LIBERI DI VIVERE, AMMALARCI, INVECCHIARE, GUARIRE E MORIRE.

Liberi di vivere significa anche avere il diritto di vivere le malattie non come incomprensibili attacchi esterni, ma segnali dalle profondità di noi stessi. Anche la depressione (come altre malattie psicologiche, neurologiche o psichiatriche), tanto per fare un esempio, è un diritto. Non va repressa perché impedisce di produrre come macchine, ma occorre farla emergere per capire cosa crea in noi questa profonda e terribile malinconia. Potrebbe addirittura essere che la depressione sia la reazione di persone particolarmente sensibili allo stato deplorevole in cui versa il pianeta oggi. In questo senso sarebbe più “normale” essere depressi che allegri come deficienti inconsapevoli. Naturalmente questo non vuol dire farsi sopraffare dalla depressione e non reagire, bensì avere la capacità di prendere coscienza di come stanno le cose, ascoltare i segnali del nostro corpo e della nostra mente, riuscire ad accedere alle profondità dello spirito, trovare dentro se stessi la forza di combattere. Magari guarire invece che con il Prozac, con la meditazione. Rimane assolutamente ovvia la pertinenza dell’utilizzo di farmaci o della chirurgia in situazioni gravi o di emergenza. Quando si scopre la presenza di una patologia ormai in stadio avanzato è chiaro che il sostegno farmacologico e chirurgico sono importantissimi.

In realtà lo strapotere delle case farmaceutiche è tranquillamente accettato e non c’è un farmaco per ogni malattia bensì decine che, anziché badare al benessere che scaturisce dalla coscienza, sono rivolti a reprimere e occultare e si fanno la guerra a colpi di marketing e pubblicità. Addirittura, come per qualsiasi altro prodotto, vengono creati ad arte bisogni inesistenti di farmaci ed integratori, in barba alla salute dei consumatori. In questo meccanismo vengono investite risorse finanziarie e tecnologiche gigantesche che potrebbero essere utilizzate per la libertà e invece servono a mantenere nell’ignoranza e in prigione centinaia di milioni di persone, costrette, come sempre, a dipendere da qualcuno o qualcosa. I soliti ignari consumatori. Le stesse persone che, se fossero consapevoli di essere templi dove alloggiano coscienze cosmiche, anziché consumare e produrre come macchine, ed essere riparati e aggiustati a pezzi come macchine, sarebbero degli illuminati felici in un mondo felice e pulito. Saprebbero curare corpo e spirito, prevenendo le malattie con una vita sana e non facendosi prendere alla sprovvista da gravi patologie quando ormai è troppo tardi.

Sembra semplice e lo è, ma viene complicato dalla pigrizia, dal timore di vedere come stanno realmente le cose e, soprattutto, ad arte dalle case farmaceutiche, dal sistema in generale e dai baroni della medicina, che ne sapranno di più sul piano tecnico sul nostro complesso laboratorio biochimico chiamato corpo, ma non sanno niente sul piano spirituale e spesso ancora meno, sul piano umano, di una madre di famiglia e di un vecchio contadino.

Con il massimo rispetto per chi ha impiegato anni di studi e di fatica per fare davvero il medico, con amore, con coscienza e soprattutto apertura mentale, ritengo occorra non sentire soggezione alcuna per chi apparentemente detiene la conoscenza, per il semplice fatto che chi ha la VERA Conoscenza la trasmette e non la DETIENE. È ora che le persone comuni si rendano conto di essere dei potenziali esseri di luce, dotati del potere di vivere, ammalarsi e guarirsi, senza dipendere da nessuno. Senza alcun bisogno di ingurgitare intrugli chimici che hanno il solo obbiettivo di riempire le tasche dei padroni di holding e dare strapotere alle case farmaceutiche. Liberi, anziché di elemosinare cure, di sapersi abbandonare alla gioia e alla sofferenza in totale autonomia e armonia, sapendo che anche in questo frangente, ogni problema contiene in sé la sua soluzione. Ogni malattia può essere compresa dal di dentro e risolta definitivamente comprendendo il suo messaggio profondo.

“Il Mistero della Libertà” (per ulteriori info questo link)