Sconsolarte

UN ANNO FA PUBBLICAI QUESTO ARTICOLO
Mi chiamò al telefono Giorgio Grasso per complimentarsi e mi invitò a partecipare alla giuria del suo Premio artistico su FB. Poi, dopo un paio di incontri futili sparì, senza spiegare nulla…..Possibile che non si salvi nessuno dai topi morti nella testa?…..
Sconsolarte continua……

(Aggiunto 19/09/2015)

Avete ancora voglia di farvi prendere in giro come schiavi culturali?

P.S. La Stampa ha oscurato la pagina nella quale avevo pubblicato questo articolo. Non discuto ora i diversi aspetti della questione. Per ora mi limito e ripubblicarlo qui, sul mio blog personale. Buona lettura.

Lo scarabocchione sarebbe la "nuova pittura"

Lo scarabocchione sarebbe la “nuova pittura”

Potrei dire: “Non ci credo!”. Invece in realtà non mi stupisco più di tanto.

In visita a Torino per due mesi rivedo un sacco di amici e mi faccio un giro, giovedì scorso, in alcune inaugurazioni di mostre, inclusa quella alla Sandretto Re Rebaudengo. Nella prima sala c’erano una serie di pannelli da cantiere sporchi e usati che, spiegava la solita tiritera introduttiva, pare invece fossero la “nuova pittura”. Di un certo David Ostrowski al quale un incendio bruciò le opere (?) nel suo atelier alcuni anni fa e ne rimase solo una, dalla quale ripartì. Sarebbe stato molto meglio si fosse definitivamente fermato cercando di fare qualcosa di utile per se stesso e per gli altri. Invece ha realizzato una serie di porcherie che un topo distrofico intinto nella vernice e lasciato libero di scorrazzare sarebbe in grado di fare meglio.

Nelle sale successive invece una collettiva di fotografi che spiegano siano l’avanguardia assoluta, mentre, a parte un paio di lavori, sembrano gli scarti di cose trite e ritrite che vediamo da quaranta anni. Bello il primo allestimento e faccio i complimenti all’operaio che ha sistemato i quadri.

Nell’ultima sala l’apoteosi del nulla, con dei tessuti blu sporchi e imbrattati e un display messo lontano dalla presa elettrica così che hanno sistemato un lungo cavo con bottiglie e lattine legate ogni tanto che non si capisce che cazzo significano. Che idea geniale!

Ora io mi chiedo. Ma…collezionisti, appassionati, avventori, sfaccendati vari, giornalisti, artisti, non vi siete stancati di farvi prendere per il culo da queste schifezze che nessuno osa dire niente e che non dicono assolutamente un accidente? Io sono un ignorante, per carità, lo sanno tutti. Ma non c’è bisogno che l’arte mi spieghi in che razza di vuoto osceno siamo finiti, me lo vedo da me. Quello che non capisco è come anche Regione Piemonte, Fondazione CRT, Camera di Commercio si permettano di spendere i soldi dei contribuenti in questo schifo senza senso, sporcandosi anche l’immagine, per lo meno con le persone di buon senso. E se non hanno dato soldi facciano attenzione col patrocinio.

Se almeno l’arte servisse ad aprire le menti, a dare felicità e ad aiutare questo pianeta che agonizza (insieme a più di metà della popolazione umana che se la passa da schifo!) nella perdita totale di senso…..

Unica nota positiva per me aver incontrato dei cari e vecchi amici, come per esempio un emerito professore universitario di chiara fama, anche lui stupito dalla nullità, così come alcuni dei suoi studenti presenti. Sono andato lì con un mio caro esperto d’arte e operatore del settore, stupito e divertito anche lui da tanta arroganza.

Nessuno osa dire mai niente, nessuno ha le palle per farlo. Un mondo di sudditi e schiavi che si arrabattano per stare a galla. Io non ho niente da perdere e nemmeno da vincere, poiché l’ultima cosa che farei nella mia vita sarebbe quella di andare ancora a elemosinare grana (nel mio caso quattro soldi poiché non ho mai avuto santi in paradiso) da enti dove per realizzare qualcosa devi essere amico di quello, leccaculo di quell’altro e zerbino di tutti. Complimenti a tutti. Quando vi sveglierete vedrete che ci sono anche artisti di valore in giro, che si arrabattano insieme a gallerie di idealisti. Vedrete anche che si può essere liberi, basta volerlo. Ci sono anche cose molto migliori da fare nella vita che prendere per il culo e farsi prendere per il culo. Nel frattempo non posso che augurare a tutti di cambiare.

A questo link galleria, di foto di Lidia Urani sulle schifezze esposte e altre amenità.

P.S. Un tizio di un ufficio stampa mi ha detto che non gli era chiaro cosa sono gli “schiavi culturali”. Lo capisco. Sono quelli come lui, costretti a combattere battaglie non loro. O che comunque, se sono convinti di quello che fanno, non sono più in condizioni di discernere cosa veramente apprezzano e vogliono per se stessi. Si tratta di persone la cui opinione personale non è più in grado di venire espressa, costretti come sono a seguire un flusso preordinato da altri.

Per ulteriori info il mio libro “Il Mistero della Libertà” è a questo link.

7 thoughts on “Sconsolarte

  1. Magari il mio sotegno non ti servirà a nulla ma sono strapienamente d’accordo con te.
    Ti invio il mio scritto, vergato dopo l’ennesima inutile e stantia biennale.
    Calcola che ero su un treno e forse il ballonzonare dei binari ha avuto qualche effetto.

    LEI MI PARLO’, GIULIA MI DISSE.
    (di quelle strane cose che possono capitare ad un uomo che scolpisce)

    Nel mezzo del cammin della mia vita mi intrufolai in una biennale oscura ove rischiai per sempre di perder la diritta via. Ancora oggi mi chiedo cosa mi avesse convinto a prender parte a quella tenzone e cosa mi condusse in quella medievale città.
    Ben più terreni quindi erano i miei pensieri a confronto di quelli del sommo poeta mentre attraversavo l’antico cortile diretto alle sale espositive. Gia nell’attraversare il cortile trovai difficoltà in quanto la gran parte dell’acciottolato era ingombro del telone di plastica che viene usato per i giochi gonfiabili.
    Insieme al mio accompagnatore cercammo per 10 minuti invano di capire la figura che una volta gonfiata si sarebbe stagliata nel cortile.
    Il re leone dicevo io, no aggiunse Mauro si vede chiaramente la figura di Pippo o di Paperoga aggiunse . Dopo vari minuti arrivammo alla conclusione che si trattava di uno scivolo con la forma dell’ Enterprise perche ci pareva di aver sentito che nelle vicinanze si sarebbe tenuto un raduno di nostalgici in costume di Star Trek.
    Mentre ancora pensavamo a come fosse fosse strano montare in quel luogo dei giochi gonfiabili che inevitabilemente avrebbero attirato stormi di ragazzini urlanti ci accorgemmo non senza raccapriccio che nulla avevamo capito . Da una parte, a noi da quell’angolazione invisibile, stava, celato da una colonna un porta fogli con su scritto il titolo e l’autore dell’opera gonfiabile. Aria di Frittole di Manor Grunewald .
    Non tardammo a capire.
    Nessuna forma comprensibile a mente umana si sarebbe paventata una volta gonfiato il sacco, eravamo stati stolti nel pensar troppo semplice.
    Nel cartello infatti ci veniva genialmente comunicato : (prendete aria attraverso un lungo respiro perchè il periodo è lungo e va letto senza le virgole e tutto d’un fiato) che il contenuto era la rappresentanza rappresentativa dell’aria della città ove il pallone veniva ogni volta rigonfiato con arie quindi sempre diverse che l’aria si sà non ha forma propria ma assume la forma del contenitore che la contiene salvo poi che se il contenitore è elastico si deforma per effetto della pressione interna frutto della dilatzaione dei gas e allora si avra un’altra forma che cambiera in funzione della temperatura dell’aria che si sa è influenzata dall’andare del sole e quindi la forma/non forma sarebbe cambiata in funzione delle ore del giorno e della notte e dell’inevitabile sali e scendi della temperatura.
    Gia stanchi e con il fiatone prima della prima sala pensavamo alle reminescenze degli studi di chimica e non senza sorpresa e interiore soddisfazione scoprimmo che il terrificante binomio Gay-Lussac che ci era costato qualche 4 in chimica altro non erano che due saltinbanchi che gonfiavano palloni oltre che artisti Gay….
    Ancora riecceggiava nel nostro cervello la tonale voce del torturatore di chimica
    ……”Nel qual caso vale una legge, detta di Gay-Lussac, per la quale il coefficiente di dilatazione è all’incirca per tutti i gas. Ponendo cioè, come nella Vt = V0 (1 + α t) (5)
    si ha per tutti i gas, sensibilmente,
    Vt = V0 (1 + α t) ” ………… ecc. ecc.

    Con questi ed altri pensieri in testa mi approcciavo a scender per le scale che conducevano a quel che un tempo furono segrete. Lì d’improvviso in un angolo tra due rampe non potei fare a meno di accorgermi di loro. Dentro una tinozza pressati e costretti si agitavano come dei dannati dei simulacri raffiguranti dei peni maschili. Osceni e luminosi, da tubi di plastica raffigurati, si protendevano, inquietante presenza verso di noi, Ve ne erano alcuni anche alle nostre spalle a formare una curiosa installazione pronti a ghermir noi visitatori. Erano questi poveretti fluorescenti, fosforescenti e luminescenti alcuni persino vividescenti. Era impossibile evitarne il raccapricciante contatto; il leggero brezzolino carico di umidita che dai sotterranei si dipanava infatti li agitava li irrequetiva li rendeva bestie vive. Che fossero posti li ad imitare i capelli della medusa del Canova? Incauto paragone. Superato l’infausto pomiciamento leggemmo l’epigrafe posta alla base del vaso allestito dall’ artista ; “la tentacolare sofferenza del mondo ” c’era scritto.
    La riflessione fu immediata : ma son peni o son tentacoli?
    Non ci arrischiammo più a lanciar giudizi dopo la poco lusinghiera figura di pocanzi nel cortile del maniero .Cercammo perciò al contrario di interpretare il concetto della sofferenza pene/tentacolare in funzione avio/penica che come molti maschi sanno si identifica spesso con un più ampio concetto di “mancanza” che finisce poi ancor di più per favorire un più ampio concetto di lotta impari tra 5 individui che menano uno solo. Al di là del soliloquio veniva da chiedersi , ma se per caso fossero stati tentacoli?
    Vuoi vedere che ci tocca ricorrere ad un piu elevato concetto di fame nel mondo che non ci sta mai male?
    Rimase in noi l’inquietudine dell’interrogativo mentre percorrevamo i lunghi corridoi del maniero a rimirar altri capolavori scorrevano davanti a noi le opere e nel contempo cresceva in noi il senso di disagio.
    Arrivati alla prima svolta riflettemmo sugli scherzi del destino. Nelle sale ove un tempo si torturava fisicamente oggi si utilizzava un piu sottile metodo per infliggere il tormento. Qui una volta si squartava impalava e fustigava oggi vi si bruciano plastiche si suonano musiche eptafisiche e di tanto in tanto si scorgono strani oggetti fatti di materia ri-ca..ta.
    Qu, senza timore si uccideva la prospettiva, si fustigava la figura umana che appariva di tanto in tanto in un quadro ma solamente se demoniaca e inquietante.
    Qui il buio del nulla stava riprendendo il sopravvento.
    Ci trovavamo sottoterra, in un luogo artificiale fatto dall’uomo in tutto simile a una grotta, ma quanta distanza da Lascaux.
    Quanta distanza dall’arte e dalla sua emozionalità perversa ed affascinante.
    Questi credono che basta mettere insieme due stracci e dargli fuoco per creare emozione.
    E’ solo in quel momento mentre cercavo ove avessero piazzato la mia Giulia che ebbi modo di udirne la voce
    Mi parlò da una nicchia male illuminata e mi disse con quel soffio di voce che le era rimasto di portarla via.
    Io non c’entro niente quì mi disse, sono giovane perche tu giovane mi hai voluto, ma sono vecchia per tutti gli altri, sono fuori moda.
    Sono di Rame mentre qui tutti son fatti di materiali piu leggeri.
    Molti si muovono, hanno dentro la musica ed io?
    Tu mi hai fatta immobile di saldature fissa in questa posizione, con le mani tra i capelli. Riportami da dove son venuta che qui non è posto per me.
    La notte poi, qui tutto si anima, le installazioni le sculture tutti iniziano a parlare e tutti a dirmi che appartengo al passato mentre loro son l’arte contemporanea e/o del futuro. Stanotte mi ha persino rivolto la parola quello che sembra il capo qui dentro, il vaso con i tentacoli all’entrata, l’installazione.
    Io sciocca ho provato a dirgli: ma tu cosa sei cosa rappresenti perchè sei fatto cosi? Lui ha cominciato ad accendere i tentacoli e mi ha indicato il cartellino ai suoi piedi, mi ha detto sprezzante: ma non hai sentito oggi il critico famoso come mi ha definito?
    Da oggi rischio di diventare un’icona della nostra società.
    Io rappresento, io interpreto, io sono il vivere inquieto, i miei movimenti lo indicano.
    Le mie numerose teste lo indicano, io ne posseggo 15 e con 15 cervelli.
    Le mie luminescenze sono rappresentative del viver frenetico, cosa ne puoi sapere tu residuo malinconico di figura umana.
    Il tuo titolo mi ha chiesto ad un certo punto?
    Si insomma come ti hanno chiamato?
    Giulia gli ho risposto con un filo di voce. Ma figuriamoci mi ha rispostola la piovra luminosa ma non hai visto come sono stato intitolato io?
    “Paleogenesi strutturale in un contesto di luminofrequenze”.
    Cosi si diventa icone.
    Cosi si rappresenta e si ridefinisce il concetto stesso di vivere che nel mio caso è racchiuso in un bozzolo di creativita che non conosce sentore di programmazione alcuna.
    Glio ho fatto notare allora che lui non aveva quel nome ma che sul suo cartellino c’era scritto un’altra cosa, c’era vergato con incerta calligrafia un altro titolo; Il mondo che soffre.
    In un secondo si spensero le luci e si ammosciarono i tentacoli, in un secondo i 15 cervelli contenuti nelle 15 teste realizzarono il succedersi degli eventi e capirono che erano stati scambiati i titoli delle opere.
    Lo sbaglio era stato della peggior specie un atroce scherzo del destino aveva invertito tra loro i cartellini dei titoli di alcune sculture nel momento che erano state tolte dagli imballi.
    Per fortuna della mostra ecco che nessuno si era accorto di niente.
    Persino gli artisti, i critici, gli organizzatori con il pubblico tutto.
    Nessuno aveva trovato nulla da ridire se vicino a due pantegane imbalasamate dentro una gabbia per criceti c’era il cartello “la verginità di Maria”
    Tutto era proceduto bene e le opere erano piaciute, la mostra era stata recensita sui giornali locali come un successo e tutti venivano invitati a percorrere un cammino di riconciliazione con il tutto esistenziale cosa che sarebbe successa in automatico frequentando la stessa mostra.
    Questa promessa era contenuta in un articolo che pubblicizzava la passeggiata nelle antiche sale quindi come inevitabile e indispensabile per il futuro della vita dell’umanita. Alla fine, chiuse le porte, finita la mostra, terminati i rinfreschi e i pasticcini il caos fu totale, i fattorini infatti rispedirono le sculture sulla base dei cartelllini e quindi l’autore di “Paleogenesi strutturale in un contesto di luminofrequenze” si vide consegnare l’opera “sodoma e camorra”
    L’autore di “Obliterazioni contestuali del dilavare cosmico esistenziale” fu raggiunto da una inaspettata ” Divagante ….nel sottile chiarore delle tenebre ricche di colore”.
    Le due pantegane invece non furono così fortunate, scambiate per dei topi in perfetta forma furono schiantate a colpi di scopa da due terrorizzate donne delle pulizie.
    L’autore di tanta genialita venne ricompensato con la promessa di esposizioni future gratis nelle stesse sale.
    Fu necessario passare ore al telefono tra gli artisti e i curatori e i critici giacche non fu facile descrivere la propria opera e farsi capire dagli altri al fine di sapere chi avesse ricevuto cosa. Molti furono quelli che rinunciarono e i cassonetti davanti all’antico maniero si trovarono ricolmi di lattine tubi di plastica e pantegane morte.
    Quanto a me fui quello piu fortunato, Giulia era facilmente riconoscibile con chiunque avesse dimestichezza con la forma del corpo femminile e quindi dopo appena una settimana era gia a casa mia e la potei restutuire al collezionista che aveva avuto l’ardire di comprarsela.
    Paolo Miceli

  2. Mauro sono d’accordo per il poco che ne so della mostra. Devo dire che molto spesso sento gli stessi commenti critici nei confronti di opere che invece io apprezzo; e mi riferisco alle espressioni aritmiche tutte ‘musica, arti visive, cinema, fotografia, …). Quindi ben venga la critica, ma a patto reciproco che sia, appunto, critica e discussione e non pregiudizio di genere. Se certe opere di arte contemporanea non piacciono, non dovrebbe diventare ragione per sprezzare tutto ciò che non é il solito “bello standard” che non é arte proprio come l’inutile imposto dal sistema cui sembri tu fare riferimento. Insomma che si alimenti il dialogo critico, ma purtroppo quasi mai si lascia voce agli artisti di replicare alle critica: ci si va per conformismo, non si osa dire una propria opinione sincera. Ma troppo spesso non c’é disponibilità a capire qualcosa che non sia conforme e già visto/ascoltato. Personalmente critico lo star system, quello che fa credere che l’artista, per essere tale, deve essere genio, che gioca sull’ambiguità dei termini “opera d’arte” e “capolavoro”. Opera d’arte é un lavoro realizzo con finalità artistiche, e può essere “non geniale” ma onesto e corretto e quindi degno di esistere. Se salgo su un palco con l’intenzione di fare teatro, faccio teatro. E cosa sia arte, per me, é ogni cosa che viene fatto con intenzioni artistiche: può piacere o no, ma non ha senso dire “questa non é arte”.

    • Sì (Grazie del commento naturalmente). Ho tanti di quegli argomenti a riguardo che potrei scivere un libro. Basti sapere che, a differenza della MIA disponibilità al dialogo, la Sandretto Re Rebaudengo ha manovrato con i suoi amici de La Stampa (anzi hanno fatto fare tutto dai loro rispettivi giovani scagnozzi/schiavi) per farmi chiudere il blog. Il dialogo si instaura tra persone, non tra persone e muri di gomma o peggio tra cittadini comuni e servi del potere. Per il resto un conto è l’arte e l’altra la finanza. A tal proposito ti invito gentilmente a leggere il mio articolo successivo: http://www.unaltrosguardo.it/2014/09/il-mercato-dellarte-spiegato-agli-ignoranti-come-me.html

      • il dialogo nuoce ai despoti. Vado a leggere l’altro articolo. Ottimo se dici quello che pensi, e le reazioni confermano che sei nel giusto, pare. Ho detto e scritto più volte che lo star system certo porta denaro al sistema dell’arte ma nuoce alla creatività artistica.

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