Patetici parassiti

(testo e foto: Mauro Villone)

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Credo che su una cosa siamo tutti d’accordo ormai: la situazione non è facile, a tutti i livelli. Voglio dire: se sei una persona di classe media occidentale non te la passi troppo bene da un po’, se sei un piccolo imprenditore sei preso alla gola dalle tasse, se sei un grande imprenditore il lavoro di fino lo fanno i sindacati, se sei un disgraziato qualsiasi sei in odore di sterminio, se sei uno dei fortunati della emergente classe media asiatica o sudamericana presto ti troverai obeso, con le rate da pagare, i denti marci e una catena d’oro al collo. Insomma, non se ne esce. Chi riesce ad avere un minimo di lucidità, a farsi bastare un po’ di soldi e a usufruire della cultura sembrerebbe stare un po’ meglio, ma anche questi rischiano la depressione oppure di finire e passare da un annoiato vernissage di male lingue all’altro, come succede a Torino.
Per fuggire da questo impasse ci sono sempre la coca, le canne e l’ecstasy, a seconda della classe socioeconomica nella quale ti trovi e, per i reietti all’ultimo stadio è stato inventato il crack che, oltre a costare pochissimo, rimanda al creatore nel giro di un anno e mezzo senza scampo.
Tutto intorno a sto casino si trovano ancora paesaggi da urlo e luoghi meravigliosi, dove oltretutto si può sopravvivere con quattro soldi, ma oggi voglio parlare invece di un’altra categoria: quelli che in questo casino ci sguazzano. Sono tanti.
La maggior parte di essi non possono essere persone che abbiano fatto dell’onestà una delle loro priorità. Non che siano disonesti tout-court, semplicemente sono predisposti al compromesso più di altri. Premetto che personalmente non credo affatto che i ricchissimi siano per forza disonesti. Può accadere infatti che persone oneste abbiano la fortuna di incocciare in una congiuntura favorevole prolungata, nella quale si immettono realizzando prodotti o servizi di qualità con una forte richiesta di mercato. Succede.
Il punto è un altro. Ci sono persone, e non importa nemmeno la provenienza socioculturale, le quali si trovano bene laddove altri si arrabattano. Di solito si tratta di politici, ma possono anche essere banchieri, semplici truffatori, allibratori o altre categorie criminose. Facendo un lecito parallelo con la biologia potremmo ascriverli alla categoria dei parassiti.
Wikipedia recita: Il parassitismo (dal greco παράσιτος) è una forma di interazione biologica, generalmente di natura trofica, fra due specie di organismi di cui uno è detto parassita e l’altro ospite. Il parassitismo è una forma di simbiosi, ma a differenza della simbiosi per antonomasia (la simbiosi mutualistica), il parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite, creandogli un danno biologico.
Le proprietà che identificano in generale un rapporto di parassitismo sono le seguenti:

1. Il parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica obbligata.
2. Il parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite.
3. Il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite.
4. Il parassita ha rapporti con un solo ospite. A sua volta questi può avere rapporti con più parassiti.

È molto interessante. Ma andiamo per ordine.
Primo. A differenza della simbiosi per antonomasia (la simbiosi mutualistica), il parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite, creandogli un danno biologico. Nel caso sociologico di cui ci stiamo occupando il parassita trae nutrimento dall’ospite, la società onesta, tramite tasse, interessi etc. Creando un danno biologico, in questo caso sociale, come meno disponibilità economica, sensazione di sfruttamento, meno opportunità, più ore di lavoro, meno servizi in quanto il depauperamento economico causa una caduta di qualità dell’intero contesto sociale.
Secondo. Il parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica obbligata. Senza società politici, bancari, mafiosi, etc. dovrebbero trovare un altro ospite, che di solito è un’altra società. Vedi ad esempio la mafia siciliana che negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso si radica a New York, vedi in conquistadores spagnoli che sterminano gli indios. Senza lavoratori, imprenditori seri, creativi veri i parassiti politici non potrebbero esistere. Per estensione, in assenza di una società che li accogliesse sarebbero costretti anch’essi a lavorare.
Terzo. Il parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite. Politici e compagni non hanno né la struttura psico-spirituale, né quella fisica e nemmeno quella professionale di chi affronta la vita tutti i giorni per curare il proprio lavoro, la propria azienda, il proprio studio o ancora la propria arte e persino il proprio fisico. Molto spesso politici e padroni sono afflitti da una vita di bassissimo profilo sul piano creativo e ancora più spesso hanno fisici flaccidi e sgradevoli. Tanto è vero che, più si sale nella scala gerarchica, più sono costretti a pagare per avere attenzioni da una donna.
Quarto. Il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite. Certamente questo avviene anche sul pano sociale. A parte casi singolari, di solito riferibili a dittature, come quello, ad esempio, di Fidel Castro, i parassiti si nutrono della società magari anche per anni, ma occorre riconoscere che spesso finiscono nell’oblio, vengono esclusi o rovesciati da altri parassiti ben prima che la società nel suo insieme soccomba. Questo sarebbe un bene e una fortuna, se non fosse che di solito i sistemi sociali, morto un parassita, riescano a procurarsene subito un altro.
Quinto. Il parassita ha rapporti con un solo ospite. A sua volta questi può avere rapporti con più parassiti. È evidente. Sebbene in ambito socio-antropologico i parassiti che ben conosciamo cerchino di disporre di più ospiti, accade che in effetti di solito siano costretti a concentrarsi su un solo ospite. Questo avviene sia per ragioni legali che pratiche. Per fare un esempio Berlusconi non aveva il tempo materiale per occuparsi sia del suo impero privato sia della politica, optando per quest’ultima come prioritaria. È chiaro che ha sempre tenuto il controllo su tutto, questo è evidente, ma è anche vero che ciò che lo ha fatto invecchiare, incartapecorire e invelenire è la politica. In ogni caso l’ospite, sia che si tratti di succhiarlo con le tasse, sia vendendogli servizi di bassa qualità (per lo più televisivi), è sempre lo stesso: Noi.
Che poi noi, cioè l’ospite, abbiamo rapporti con più parassiti questo è evidente, poiché basta dare uno sguardo alla pletora di parlamentari, senatori, ministri, sottosegretari e scaldasedie governativi e amministrativi sparsi in tutto il paese.

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Questi parassiti, dai piccoli ai grandi che siano non sono nemmeno necessariamente “cattivi” tout-court, svolgono semplicemente il loro sporco lavoro bio-sociologico di parassiti. In biologia possono esser addirittura utili o necessari e anche sul piano sociologico occorrerebbe analizzare le situazioni per valutare la loro eventuale utilità. Non sono nemmeno antipatici, comunicano bene e credo che spesso siano addirittura in buona fede. Questo accade quando parlano è chiaro, poiché quando agiscono lo fanno in una sorta di trance nella quale sono preda dell’intero sistema vampiro autodigerentesi.
Renzi oggettivamente non è così antipatico. È meglio senza dubbio nella sua veste alteregoica di Crozza, ma anche lui non se la cava male, diciamolo. Appare preparato, convinto, lucido e sicuro di sé. È proprio questo il suo lavoro. Berlusconi lo stesso. Avrà i suoi problemi, ma non è antipatico, probabilmente non è nemmeno in mala fede quando sostiene di lavorare per il bene e lo sviluppo. Lui ci crede davvero e trasmette questa fede a milionate di elettori privi di anticorpi adeguati, i quali lo sosterranno nella successiva campagna. Lo stesso avviene con Salvini. Talvolta senza dubbio viene voglia di strozzarlo per il suo fascismo e razzismo endemici, ma in fondo spesso dice cose che paiono del tutto sensate e io sono convinto che tutto sommato non voglia né uccidere né sottomettere nessuno. Ha solo bisogno di preparare il terreno per la sua mangiatoia che spartirà con altri parassiti del suo gruppo e nella quale probabilmente riuscirà a svolgere persino un ruolo in parte utile.
Persino i grandi parassiti, addirittura vampiri, della storia, hanno svolto un ruolo utile e avevano le loro capacità. Mussolini aveva realizzato, nel disastro, anche qualcosa di buono, Hitler, nella sua follia, era un grande comunicatore, Stalin era un maestro della retorica e della propaganda. Devastarono interi popoli, e il loro ruolo, con pro e contro, è compito della storia valutarlo. Grandi e piccoli parassiti sono comunque sostenuti da un sistema funzionale al parassitismo, con sostegni finanziari e mediatici. Dunque ci sono altri vampiri, capi del sistema parassita, che hanno condizionato intere tragedie dell’umanità, come per esempio Rotschild e Rockfeller. Occorre però accettare la loro esistenza, così come occorre lucidamente accettare la realtà del sistema nel quale siamo immersi, anziché continuare a lamentarci come vittime ignare e buone di cattivi senza scrupoli. È tutto molto più complicato.
Questo discorso vale per qualsiasi altro politico piccolo o grande che sia e qualsiasi funzionario governativo piccolo o grande. È proprio il sistema che è fatto così. Questo sistema sociale ha bisogno dei parassiti per autorigenerarsi, così come ne ha bisogno un sistema biologico. Beninteso che possano esistere leader capaci in ogni settore, incluso quello della conduzione di interi popoli, ma sono probabilmente una sparuta minoranza. D’altra parte quando interi popoli sembrano vivere bene, nell’agiatezza e a un buon livello culturale e spirituale, spesso finiscono col farlo a spese di altri popoli di cui essi sono i parassiti. Nella perfetta buona fede di ogni singolo individuo di quel popolo, educato a non farsi troppe domande.
Come già detto questo sistema è così ed è così da millenni. Probabilmente potrebbe migliorare o potrebbe anche cambiare, ma sembra sia difficile. Chi ci ha provato, come i vampiri precedentemente citati, ha combinato disastri epocali. Gli esperimenti di ingegneria sociale sono stati orrendi. Evidentemente se deve esserci un cambiamento deve passare per altre strade.
E veniamo ora al titolo di questo pensiero condiviso. Perché parassiti patetici? È molto semplice. Sebbene questi individui credano di avere vinto, sembra che abbiano vinto e tutto il sistema fashion-mediatico li presenti come gli incontrastati “winners”, in realtà hanno poco meno di un pugno di mosche in mano. Di sicuro nel giro di massimo 80 anni, se proprio prendiamo i più giovani, non si sarà nemmeno più in grado di stabilire il livello di qualità delle loro carni, essendo i vermi un target che non va troppo per il sottile quando si tratta di cibo. Ma questo è nulla in confronto agli altri due parametri che io considero rilevanti. Dopo la morte, casomai ci fosse qualcosa che dà continuità in qualche modo al nostro io, non credo si troverebbero a proprio agio, per lo meno perché non saranno preparati. Beninteso, non che io sia convinto dell’esistenza di una vita dopo la morte o che mi aspetti chissà quale giudizio, o creda nell’esistenza di un essere inconcepibile che comanda e commina ipotetiche punizioni. Non ci sono vere prove incontrovertibili di alcun genere. D’altra parte non c’è nemmeno uno straccio di prova che non ci sia più nulla. Siamo a cinquanta cinquanta.
Ma per essere più concreti la cosa peggiore è in realtà un’altra. La miserabilità della propria vita adesso, su questa terra. Sono continuamente impegnati nel non farsi scivolare la cadrega da sotto il culo. Passano da una riunione all’altra, da una trasmissione all’altra. Fanno tardi la sera, devono continuamente sembrare anziché essere. Devono manipolare, osservare, gestire potere e denaro che sono loro oggetti di culto più che un cucchiaino pieno di polverina bianca di un qualsiasi tossico senza nome.
Raramente riescono a fare qualcosa per se stessi che il più delle volte si riduce a far vedere che hanno una famiglia felice, ma ancor più spesso devono accontentarsi di rabastare figa a pagamento, reclutata tra immigrate e disperate varie. Non mancano tra i loro rituali le partecipazioni a feste e, soprattutto, a trasmissioni televisive, nelle quali sono convinti di dare lustro alle decine di migliaia di euro che prendono ogni mese (alla faccia di chi si spacca la schiena per racimolarne uno, se ce la fa), litigando su qualsiasi cosa con i parassiti della fazione opposta. Il risultato spesso, per chi è riuscito a spostare lo sguardo al di là delle stelle, dove i sogni si confondono con la realtà, è la visione di un patetico teatrino, a volte triste, più spesso vomitevole.
Devono fingere di interessarsi dei veri e sacrosanti problemi della gente comune al solo e unico scopo di mantenere il potere, di vincere le successive elezioni.
Mi spiace, ma francamente mi sembra una malattia. Una patetica malattia. Questi vincitori fanno francamente pena. Forse questa è una delle ragioni che giocano a loro favore affinché essi siano lì da secoli, da millenni. Quando la loro pressione negativa, che succhia il sangue, diventa intollerabile scattano le rivoluzioni o altri sommovimenti sociali i quali, come ben sappiamo non sono altro che valvole di sfogo sociale fisiologico, che portano alla fine ad altri regimi vampirici, talvolta peggiori dei precedenti.
Soluzioni non ne ho, ci mancherebbe altro. Fosse così semplice. Posso però suggerire strategie di sopravvivenza, ma non mi va troppo di farlo poiché si rischia spesso e seriamente di finire involontariamente in una retorica trita. Posso solo dire che personalmente mi ha aiutato respirare a fondo, respirare con la coscienza. E poi concentrarmi sulla bellezza, che non manca mai, nemmeno quando la battaglia sembra non offrire vie di uscita. La vita quotidiana di una qualsiasi persona comune, se si guarda in fondo, se si entra nella coscienza di essere una consapevolezza in rete con miliardi di altre consapevolezze, può essere dieci milione di volte più ricca di quelle di questi succiacapre da quattro soldi. Ma la mia sensazione, non saprei affatto dire perché, è che i vampiri abbiano i giorni contati. Li vedo sgretolarsi ogni giorno che passa.

falco

6 thoughts on “Patetici parassiti

  1. curioso: ho da poche ore finito di leggere Dracula di Bram Stoker; una scrittura datata, retorica, ampollosa e non poco moralista ma appassionante. Il tema del vampiro é interessante: perché i vampiri, al di la dei cugini dei piastrelli, esistono. Esistono vampiri umani di cui la letteratura ed il cinema hanno disegnato innumerevoli ritratti simbolici, rappresentabili in forma di romanzo e film. Non morti non vivi (Nosferatu “Stoker believed the term meant “not dead””Nesuferitu (“the insufferable/repugnant one” Wiki.en), dannati e condannati ad una immonda immortalità contagiosa. Nel libro di Stoker il primo stadio di parassitismo, nella crescita secolare di un vampiro, quindi l’iniziazione é una donna giovane e bella che ha come vittima i bambini. Perché veri, autentici, vivi, innocenti, vitali.

    • ciao Giuseppe. c’è anche un altro libro che ho qui a Rio: “Nulla succede per caso” dello psicologo Robert Hopcke. in effetti io credo che il mito del vampiro nasca proprio da realtà psichiche nascoste. quando parlo di vampiri nei miei scritti non è per metafora. questi ci succhiano veramente energie. nella Grecia del ‘700 uno dei miti era la Vorvolaka, una donna vampiro, ma che non succhiava il sangue, bensì le energie delle persone.
      Il tema dei “Vampiri energetici” è affrontato mirabilmente nel libro che ha appunto questo titolo, scritto da Mario Corte. Non è leggenda è realtà.

  2. ciao Mauro, nei prossimi giorni mi regalerò il libro di Corte e già che siamo sui libri:
    – Maurice Hurni, Giovanna Stoll Simona: L’ odio dell’amore. La perversione delle relazioni umane
    – Hirigoyen Marie-France: Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro
    Sono d’accordo che i vampiri esistono e intendo il sangue come metafora dell’energia, della vitalità. Insomma ci sono ma non gli spuntano i canini di notte, anzi spesso sono altro che pallidi e smunti. E per questo sono davvero pericolosi. E ne ho conosciuti alcuni, anche da molto vicino ma sono sopravvissuto …. credo …. !!

    ciao

  3. Il libro di corte, a proposito della sopravvivenza, spiega proprio come affrontare i vampiri. Possono anche essere pericolosi e addirittura, attraverso vie traverse, portare a gravi danni. Ne sono un esempio i grandi tiranni della storia. Molto + semplicemente nella vita quotidiana può accadere di trovarsi attaccati da vere e proprie tempeste vampiriche. A me è successo.

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