Pranic Healing

Guarigione con il prana.

Ph.: ©mvillone - Cerimonia Ganga Aarti (Varanasi - India)

Ph.: ©mvillone – Cerimonia Ganga Aarti (Varanasi – India)

Un’esperienza personale molto interessante. La diffondo poiché credo sia importante approfondire.

Nell’arco della mia vita ho sperimentato diverse discipline e mi sono avvicinato ad numerose religioni e filosofie. La motivazione è stata (ed è tuttora) per me la ricerca delle remote profondità della nostra esistenza. Senza indulgere troppo nel misticismo, oserei dire che la lunga ricerca, per me iniziata quando ero ancora davvero molto giovane, ha dato frutti di cui sono molto soddisfatto. Ho effettivamente trovato qualcosa. Non certo risposte, visto che in questo campo si ha a che fare con immensità difficilmente spiegabili. Bensì sensazioni profonde che, soprattutto sviluppando la capacità di abbandonarsi a “quel che è”, mi hanno portato a un profondo senso di appagamento. Ovvero, per dirla in parole povere, pur avendo capito poco di quello che è il mistero dell’universo e senza la benché minima certezza su cosa sia vero e cosa non lo sia, ho radicato la profonda sensazione che tutto ciò a cui ci troviamo di fronte e che ci avvolge, sebbene inspiegabile, abbia un senso. Una sorta di intuizione. Forse un atto di fede. Ma rimane la sensazione che il nostro passaggio in questa dimensione sia importante, sebbene non certo l’unica prova che ci attendeva.

Oserei affermare che la vita, il cui significato ultimo rimane misterioso, è un susseguirsi di prove, esperimenti, sfide, tentativi, dai quali talvolta usciamo massacrati, talvolta vittoriosi. La vera evoluzione scaturisce dalla condivisione di queste esperienze, dall’aiutare e lasciarsi aiutare, dall’amare e lasciarsi amare, dall’abbandonarsi alle emozioni, dal non risparmiarsi nel cooperare e nella compassione, a cominciare da quella per se stessi. Il risultato sarà un sogno confuso e straordinario, nel quale crediamo di vedere figure a volte meravigliose, altre volte terribili, mentre in realtà sono solo vibrazioni provenienti dal più profondo e inconoscibile infinito.

A questa concezione ci sono arrivato dopo un lunghissimo percorso personale, come in fondo, alla fine dei conti, lo è per tutti. Ho intrecciato pratiche di meditazione con letture di metafisica, di fisica quantistica e di altre conoscenze. Mi sono applicato allo studio dei chackras, delle religioni e ho praticato a lungo alcune discipline. Ma soprattutto ho fatto del viaggiare una sorta di cammino di ricerca, dialogando e confrontandomi con più gente possibile: maestri o semplici ricercatori, come me. Ho avvicinato maestri di culture indigene sudamericane, asiatiche e africane. Non sono diventato un gran che, me ne rendo conto. Tuttavia questo lungo viaggio ha inondato in qualche modo, di una dolce luce, tutto quello che vedo. Il mondo, nonostante tutti i suoi orrori e le sue meraviglie, è un posto straordinario e siamo qui per fare qualcosa, che non so cosa sia esattamente, ma c’è.

Dopo questa breve, ma necessaria premessa, vengo alle faccende pratiche. Un grande umorista inglese dell’inizio del XX secolo, Jerome Klapka Jerome, sosteneva che è molto difficile provare vibrazioni mistiche con la pancia vuota. Aggiungerei di mio la seguente domanda, con relativa risposta: “Problemi spirituali?” – “Prova tre giorni senza cibo”. Seppur vero che molti guru rinunciano a lauti pasti e che spesso la ricerca spirituale nasce proprio laddove abbondano problemi pratici, occorre riconoscere che se non si è troppo allenati, dopo un paio di giorni di digiuno è molto più facile aggirarsi famelici alla ricerca di un tozzo di pane e faticare per nascondere una irascibilità del tutto incontenibile. Siamo fatti così.

Lo stesso vale per i disagi fisici, psichici ed emozionali. La meditazione, lo yoga e altri sentieri possono senza dubbio curarli, ma non è esattamente facile affrontarli. Dunque da qui la strenua ricerca di strumenti che, se da una parte permettono di approfondire il significato della nostra esistenza, dall’altra dovrebbero permetterci di stare meglio. La malattia in particolare è uno dei punti chiave della nostra vita. Una di quelle cose che, specie quando sono pesanti, si trasformano in una sorta di resa dei conti. Tutti ne sappiamo qualcosa.

Moltissimi avranno sentito parlare del prana. È una parola sanscrita che significa molte cose, ma, fondamentalmente energia o fluido energetico. Si sa che i pranoterapeuti sono persone in grado di convogliare questo fluido verso se stessi o altri, nel tentativo (a volte riuscito) di curare patologie di vario genere.

Secondo la conoscenza del Pranic Healing in realtà questa capacità può essere di pertinenza di chiunque (chi più chi meno) ed esistono metodi per riuscire ad attivarla e a utilizzarla per la cura.

“Il Pranic Healing ha le sue radici in una antica terapia cinese che ha le stesse origini della Digitopressione, del Massaggio Chi, dell’Agopuntura, dell’antichissimo Yoga cinese chiamato CHI KONG. Il moderno Pranic Healing deriva dunque da antiche discipline che si chiamavano “la Mano che guarisce”, la “Palma del Buddha” e la “Prova dell’Aura”. Il Pranic Healing è dunque una scienza antichissima, ma nella sua veste moderna, evoluta ed aggiornata è opera del Maestro Cinese-Filippino CHOA KOK SUI che ha il grande merito di avere voluto diffondere nel mondo le antiche arti cinesi di guarigione con le mani, rendendole semplici e facilmente trasferibili.” (fonte: sito www.pranic.com).

Sembra impossibile sia così semplice, lo capisco. Io stesso non è che mi beva facilmente qualsiasi cosa mi venga propinata. Infatti ho partecipato a uno stage di Pranic Healing della durata di due giorni e la sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi di fronte a qualcosa di molto serio. Non ha niente a che vedere col “diventare guaritori”. Ovviamente avere capacità taumaturgiche può essere un dono e/o si può sviluppare con anni di studi e di pratica. Ma resta il fatto che è possibile, con precisi esercizi di meditazione e di percezione, cominciare ad attivare questa possibilità. Quello che parla sono i risultati. Ho cominciato a testare le pratiche apprese con un certo beneficio, ma, al di là della mia breve esperienza di principiante, il fatto è che migliaia di persone nel mondo applicano questa pratica con risultati per lo meno sorprendenti.

La pratica consiste nell’applicare precisi esercizi di scanning, percezione e attivazione di energie. Si comincia testandosi senza dubbio su patologie non gravi e leggerissime, per poi proseguire. Inoltre non si tratta certo di una pratica che sostituisce la medicina, che va seguita con attenzione affidandosi a medici seri e alla ricerca scientifica. Ciò non toglie che se in un primo momento tale pratica possa essere un coadiuvante importante, in seguito possa diventare determinante nella guarigione di numerose patologie (sempre senza abbandonare la medicina scientifica).

Mi rendo conto di muovermi su un campo minato, dove ci sono moltissimi interessi in gioco, e dove è facile fare passi falsi. Ma sono numerosi i medici che, anche se cautamente, iniziano a prendere in considerazione la possibilità di aprire un dialogo con terapie alternative. Basti sapere che in Brasile fior di medici ospedalieri collaborano, nei cosiddetti ”Centri Spirita”, con pranoterapeuti e veggenti.

In ogni caso questa disciplina è antica come l’uomo e in ogni caso un vero approccio razionale consiste nello sperimentare, senza pregiudizi, qualsiasi forma di interazione con altri esseri umani e con l’ambiente.

Nel sito www.pranic.com si possono trovare i riferimenti all’Associazione e agli istruttori ufficiali accreditati che, in qualità di volontari, diffondono il metodo.

In ogni caso si tratta di un’esperienza interessantissima che, al di là di tutto, permette di approfondire la conoscenza di se stessi e dell’incredibile mistero che ci circonda.

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