Il Salone del Libro a Torino

La copertina del nostro libro.

La copertina del nostro libro.

Ogni anno, come di consueto, partecipo in parte come visitatore, in parte attivamente, al Salone del Libro di Torino. Quest’anno ci ho presentato il nostro nuovo libro: “Rio – Unaltrosguardo”. In realtà quello che mi interessa è girare per ore tra gli stand a osservare copertine e sbirciare in qualche volume. Ma andiamo per ordine.

In primo luogo sembra incredibile che questa manifestazione sia così affollata quando si dice che in Italia leggano in pochi. Strano che ci siano centinaia di persone del tutto imbecilli che pagano il biglietto di 10 euro per fiondarsi allo stand, per esempio, della Mondadori, quando la loro libreria cittadina è per forza di cose ben più fornita di titoli. Ma le contraddizioni non finiscono certo qui. Adesso che Picchioni l’hanno fatto fuori continua comunque la fatica degli organizzatori per garantire un sempre maggiore afflusso alla kermesse. Così invitano personaggi come Zalone, che con la cultura hanno sicuramente a che vedere, ma di striscio, mentre non si capisce cosa ci azzecchino con i libri. Naturalmente la sala dove ha sparato le sue memorabili cazzate non solo era piena, ma anche di fronte a una coda chilometrica. Centinaia di sfigati con poche idee si sono accalcati per ore nell’attesa di chissà che. Ne approfitto per una breve digressione. Ho visto l’ultimo film di Zalone decantato da tutti. Lui è davvero simpaticissimo e anche piuttosto intelligente. La trama è una puttanata qualsiasi, poteva essere qualsiasi altra cosa che permettesse di parlare di vizi e virtù di un povero italiano medio. Pieno di gag divertenti come molti altri film, ma lontanissimo dalle opere italiane degli anni ’50 e ’60. Interessante notare come un guitto molto simpatico e arguto, con la faccia da zarro, ma molto intelligente, sia sufficiente per proclamare il nuovo paladino della cultura italiana. Siamo a posto.

Un’altra chicca è la incredibile offerta di argomenti triti e ritriti che, sotto titoli diversi, presentano sempre gli stessi argomenti. Come quelli spirituali, psicologici o di autoaiuto per esempio. Sempre la solita minestra da duemila anni, sempre le stesse cose rigirate in diecimila modi diversi, per vendere libri a chi non ha nessuna voglia di mettersi davvero in discussione e preferisce far finta di evolversi comprando sempre cose tipo: “Il misterioso potere della vostra mente” o “Riprenditi la tua vita con lameditazione” e altre amenità simili, sempre stramaledettamente uguali da un decennio all’altro, da un secolo all’altro.

Tornando al Salone, al di là di incontri, conferenze e dibattiti, come dicevo, quello che mi interessa sono, incredibile dictu, proprio i libri. La manifestazione è una valida occasione, a mio modesto modo di vedere, per avvicinarsi a una enorme quantità di autori e ed editori piccoli e sconosciuti, ma spesso con un sacco di idee. E proprio per questo a me interessano i libri. Li trovo, in sostanza, scrigni misteriosi pieni di idee. In mezzo al marasma commerciale e alle idee vecchie, stantie e stupide, se ne trova anche una gran quantità di buone, stimolanti e innovative. Fa parte del mio lavoro di osservatore, ricercatore e scrittore, confrontarmi con idee altrui per svilupparne a mia volta di nuove. Ma, al di là di questo, trovo semplicemente interessante e piacevole toccare con mano, anzi, vedere con i propri occhi tramite segnetti sulla carta, quanta gente ci sia, piena di entusiasmo, di idee, di speranza e di cose da dire. Le stesse copertine per me fanno parte dello spettacolo. Nelle copertine si trova non solo il lavoro dello scrittore, bensì anche quello di fotografi, grafici, titolisti, editori, in poche parole, in sostanza, di tutto lo staff delle case editrici. Non è una cosa da poco, si tratta di un lavoro di gruppo di mesi che, partendo da un’idea o un insieme di idee, sviluppa un oggetto comunicativo che dovrà veicolare le suddette idee.

In ultima analisi quando giro per gli stand mi pare di sentire innumerevoli voci che raccontano, in milioni di modi diversi, la loro reazione al palesarsi del mondo. Gioia, curiosità, dolore, sarcasmo, dissenso, critica, umorismo, ma sempre per una sola ragione: l’amore. Amore per se stessi, per il resto del mondo, per le proprie idee, per la comunicazione, per il proprio irresistibile desiderio di non rimanere inerte agli stimoli del nostro mondo. Non siamo messi così male, o meglio, nonostante tutto c’è molta gente che ha un sacco di cose da dire.

Le ragioni commerciali non sempre distruggono il flusso di idee, anzi. Il problema di fondo è sempre solo la capacità di essere liberi e di saper vedere in profondità nelle cose. C’è ancora molto da dire e molto da imparare.

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