Come guarire da qualsiasi cosa

pedragavea

Naturalmente mi serviva il titolo ad effetto. La verità è la seguente. Qual è, secondo me, il percorso imprescindibile da fare per cercare di arrivare alla vera fonte di tutte le patologie.

Ma andiamo per ordine. Sarò costretto ad essere sintetico.

Cosa fa la medicina ufficialmente accettata come l’unica vera dal mondo occidentale di mercato?

Fa ricerca su basi cartesiane dove scopre cose interessanti che essa considera come le uniche vere certezze poiché appunto certificate dal sistema di pensiero cartesiano. Il procedimento scientifico osserva un fatto e, secondo i dettami cartesiani, deve poterlo ripetere in laboratorio, laddove lo studia in maniera da poter definire una legge generale che spiega i meccanismi di causa-effetto anche per quel caso specifico studiato. Nel caso della medicina si cerca di scoprire quale sia la causa per una determinata patologia. Spesso, come nel caso di certi cancri, le cause non vengono trovate affatto. In molti altri casi sì. Per esempio una malattia può essere causata da un virus o da un batterio. Oppure si possono trovare difetti organici che causano patologie autoimmuni.

In ogni caso la medicina non arriva mai a una causa prima. Non spiega affatto perché un determinato batterio abbia attaccato quell’organismo specifico o quel gruppo specifico in quell’area. Non spiega per quale ragione certi organismi presentino dei “difetti”.

Nel caso delle malattie causate da batteri, per fare un esempio, la medicina ha conseguito buoni risultati studiando farmaci che contrastano l’invasione. Anche la chirurgia è arrivata a livelli straordinari. Ma queste vittorie non spiegano per quale ragione si verifichino certi fatti.

Anche nel caso degli antibiotici viene sì risolto il problema batteriologico contingente che potrebbe anche causare la morte e spesso con successo, ma non si va affatto a fondo con il perché certi organismi presentino bassa reazione immunitaria.

In sostanza quali siano le vere cause delle malattie, specie quelle come il cancro e quelle psichiche, nessuno lo sa. O perlomeno, nessuno lo sa nel mondo scientifico occidentale.

Esiste poi tutt’altra corrente di pensiero che invece fa ipotesi diverse. Sostiene che le cause primarie di qualsiasi patologia siano in primo luogo molteplici. Una serie di concause che trova la sua fonte primaria nella vita spirituale, emozionale e psichica. A loro volta questi aspetti dell’esistenza sono influenzati da traumi, avvenimenti, desideri, sensazioni, aneliti spirituali che si presentano sia nella mente che nel corpo fisico. Il perché questo avvenga è difficile da spiegare poiché probabilmente a monte potrebbero esserci altre cause. Il tutto viene sintetizzato nella filosofia orientale dal concetto di karma. Una legge mistica inconcepibile sul piano razionale, che lega tutte le cose e tutte le esistenze in un Tutt’uno continuamente in movimento e nel quale mutano in continuazione le relazioni tra una cosa e l’altra. Qualcosa di persino inavvicinabile sul piano razionale. In questo mondo la ragione può servire solo a farci intuire che uno scenario del genere, se non certamente esistente, è quantomeno del tutto plausibile.

Naturalmente una simile visione rende il mondo in cui siamo immersi immensamente più grande di quanto non lo vedano una persona comune che non si fa domande o uno scienziato che se ne fa tantissime cercando le risposte sempre solo nello stesso posto.

Questo mondo gigantesco, difficilmente spiegabile o addirittura inconcepibile, può essere esplorato solo con una serie di strumenti all’interno della quale la ragione è solo uno e nemmeno il principale. Sono necessari, oltre alla ragione, anche follia controllata, capacità di abbandono, fede profonda, capacità di abnegazione, intuizione, istinto, tonnellate di amore, coraggio, curiosità demenziale, poteri medianici.

Ebbene ci sono persone che hanno tutte o alcune di queste caratteristiche ed esplorano così questi mondi. Esiste una sterminata letteratura al riguardo e ancora più tradizioni orali ed esperienze.

Tali persone sono meditatori, guru, ricercatori non solo cartesiani, psiconauti, poeti, sciamani, medium, curanderos, esploratori dello spirito.

Spesso alcune di queste persone sono state in grado di curare altre persone o, ancora meglio, dare loro i mezzi per curarsi. Spesso chi soffre di qualche patologia ha in sé la capacità di curarsi a livello latente. Curanderos, sciamani, erboristi, sono solo facilitatori che permettono al paziente di entrare in sé stesso e andare a grande profondità e indietro nel tempo (anche se solo emozionalmente) e “curare” i propri traumi, che spesso possono aver a che fare, oltre che con il periodo dell’infanzia, con il periodo prenatale o addirittura di vite precedenti. Sono inoltre da tenere in seria considerazione i legami familiari, in particolar modo con gli antenati. Nelle culture sciamaniche indigene il rapporto con gli antenati è un punto chiave della vita dell’intera tribù. Dalla vita spirituale o emozionale e affettiva alla caccia e all’economia.

Avere un’idea realmente chiara sul fatto che la medicina odierna ottenga migliori risultati che non le medicine naturali sarebbe possibile solo con una ricerca seria e approfondita che non è mai stata fatta e richiederebbe risorse gigantesche. Dobbiamo accontentarci delle osservazioni personali. Gli ospedali pullulano di gente che dal cancro non è mai guarita. Il livello di salute generale della popolazione occidentale è migliorato solo sul piano delle aggressioni di batteri e virus (dai quali peraltro è continuamente minacciata) e, forse, di un mix di alimentazione e prevenzione che ha allungato la vita media. Sul piano delle patologie psichiche siamo invece messi malissimo. E, senza arrivare alle psicosi vere e proprie, le nevrosi sono sempre più diffuse. Ma non basta. Il livello di felicità e soddisfazione medio del cittadino occidentale è, lo dico in attesa di dati più ufficiali, sotto la suola delle scarpe. Quelli che, nella migliore delle ipotesi, sono i meno infelici, non hanno la minima idea del perché siano al mondo. Uno può fare finta di niente, o dire che non sia importante saperlo. Ma la mia sensazione è che in realtà sia un fastidio che da alcuni è vissuto come disagio, da altri come urgenza, da altri ancora come opportunità. Quelli che non si accorgono di niente o ritengono che sia una bazzecola da maniaci fighetti secondo me prima o poi qualche manifestazione fisica o psichica non troppo gradevole la presenteranno.

Come fare per uscire da sto casino.

La maggior parte della gente, soprattutto per ignoranza, ma anche a causa preconcetti, non intende esplorare nuove strade. Si affida alla medicina ufficiale. Il sogno di tutti è non dover mai pensare a queste cose e, quando si presentano, andare da un tecnico che ti levi le castagne dal fuoco al più presto, perlopiù somministrandoti una medicina. Quando si finisce in un abisso di malattia si finisce, gradualmente, per prendere rimedi sempre più forti, per arrivare poi al ricovero in ospedale e, infine, a interventi chirurgici.

L’ideale invece sarebbe tutto l’opposto. Ovvero condurre una vita sana con attività fisiche, mentali, emozionali e spirituali in equilibrio, poco stress, sport e sana alimentazione. La maggior parte della gente semplicemente non lo fa. Ma non basta. Nel caso in cui si presentasse una malattia andrebbe accolta con grinta, determinazione, ma anche gratitudine, poiché si tratta di un segnale del nostro sistema psico-fisico-spirituale. Dunque un’occasione unica per lavorare su sé stessi ed evolvere. Non solo. C’è anche da dire che non si tratta di evolversi spiritualmente o psicologicamente grazie alle interazioni psicosomatiche tra corpo e mente, bensì di evolversi e basta. La classificazione fisico-mente-emozioni-spirito la usiamo noi per fissare le idee, ma non esiste affatto. Esiste solo energia, che si manifesta con diverse forme. Nelle culture naturali e indigene non può esistere il concetto di “psicosomatico”, semplicemente perché non esistono cose separate. Ogni cosa è solo un aspetto del Tutto, visibile o invisibile che sia.

Sciamani, medium e curanderos possono “vedere” le cose diversamente dalla gente comune in virtù delle loro capacità di entrare in stati di coscienza diversi dall’ordinario.

Ma accade anche un’altra cosa. La maggioranza si affida a questa gente con lo stesso atteggiamento che aveva quando si aspettava la pillola risolutiva. Ovvero, vado dallo sciamano che con i suoi magnifici poteri e un paio di formule e magari qualche erbetta, mi tira fuori dai pasticci.

Non funziona affatto così.

Una persona che voglia guarire da una patologia, lieve o grave che sia, acuta o cronica, psichica o fisica è chiamata, senza altre possibilità, a effettuare un viaggio dentro sé stessa, per incontrare angeli e demoni inerenti il suo cammino. Le malattie servono soprattutto a questo.

Ora, questo cammino la maggior parte è talmente poco disposta a farlo che non ha nemmeno voglia di sentire discorsi come quello che sto facendo io adesso.

Purtroppo non c’è altra scelta. Più è pesante la malattia più abbiamo la possibilità di trovarci con le spalle al muro e quindi con più opportunità di tirare fuori il meglio di sé stessi.

Purtroppo il sistema di merda nel quale ci troviamo ha lavorato bene. La maggioranza non ha nessuna fiducia in sé stesso, ben poca nel trascendentale, ma soprattutto non ha nessuna fede nell’enormità dell’universo, né nelle proprie possibilità. Ci hanno insegnato a credere di valere molto meno di quanto in realtà valiamo. Non solo. Tutto il sistema di consumi ci ha ridotto a dipendere da qualsiasi cosa per cui è difficilissimo pensare di poter realizzare qualcosa da sé medesimi.

Per fortuna c’è chi invece ha fatto esperienze e percorsi di questo tipo e può iniziare a indirizzare altri.

Se una persona dunque ha il coraggio, la capacità di abbandono, la fede, l’empatia, la fiducia, l’amore per sé e per gli altri, la convinzione che il mistero nel quale ci troviamo abbia un senso, ha la possibilità di guarire da qualsiasi cosa.

C’è però un punto importante da sottolineare: il fattore tempo. Non è che se uno ha le caratteristiche scritte sopra incontra uno sciamano mentre deve curarsi dal cancro se la cavi nel giro di un paio di giorni o di settimane. Dovrà avere la consapevolezza di poter andare avanti per mesi, forse anni o addirittura decenni. Ma non solo. In questo periodo di tempo non sarà un pezzo di carne passivo che sarà curato. Dovrà invece essere un guerriero che non ha nessuna paura di scendere nell’inferno che, se ha una brutta malattia, di sicuro si trova nelle profondità della sua vita, e poi risalire alla terra, a sé stesso, al paradiso.

Naturalmente, come nella medicina cosiddetta ufficiale, non c’è alcuna garanzia di riuscita. È possibile fallire, non fare in tempo oppure essere vittima di forze sconosciute e, per il momento, superiori, magari legate al karma o ad altri fattori. Potremmo essere destinati a reincarnarci o a vivere in altre dimensioni.

Ma questo tipo di esperienza è l’unica che possa assicurarci, se è possibile, di guarire veramente in profondità.

Personalmente mi sono salvato dalla morte più di una volta e ho lottato con la malattia e la morte direttamente e indirettamente per tutta la vita. Mi sono reso conto dell’importanza che ha ogni singolo individuo senza distinzione e dell’importanza che ha il vivere. Laddove vivere può anche essere il morire, che non è altro che un passaggio di stato, che andrebbe fatto in modo sereno e consapevole.

Nonostante fin da piccolo avessi consapevolezza di certe cose solo tardivamente mi sono avvicinato a queste idee. Avevo già 25 anni. In un primo tempo approfondii le dottrine orientali, la meditazione, l’alchimia, i mandala, la psicologia comportamentale, i tarocchi, ma si trattava per lo più di interessi intellettuali e culturali. Solo verso i 30 anni cominciai a lottare per riappropriarmi seriamente della mia vita. Cominciai a recitare Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo. Lo trovai potentissimo e iniziai un periodo di profonda trasformazione che, per certi versi, mi portò all’inferno e insieme in paradiso, poiché vissi un decennio, tra una soddisfazione e l’altra, di esperienze durissime. Fu però una trasformazione profonda che in seguito mi ha portato a iniziare a realizzare la mia vita come la volevo io. Sono molto grato agli amici che mi iniziarono a questa pratica e all’associazione, con le sue numerose attività, ma dopo alcuni anni me ne allontanai per una forte divergenza di vedute. Ma ciò che condivido meno è l’idea, come loro raccontano, che questo sia il “vero buddismo”, come se gli altri (incluso quello del Dalai Lama) fossero falsi. Ma anche come se questa fosse l’unica verità o l’unica strada verso l’illuminazione. Naturalmente io non credo affatto che sia così.

Infatti, dopo anni di questa pratica sentii il bisogno di approfondire e mi avvicinai a innumerevoli altri percorsi di ricerca spirituale, alcuni dei quali permettono di arrivare davvero a grandi profondità nell’esplorazione di sé stessi.

Inutile dire che comunque dove siano la Verità e la Luce continua a rimanere un mistero. Quasi come se non esistesse una meta finale, bensì un eterno divenire e sperimentare.

Ma torniamo alla malattia.

Il punto fondamentale, che non lascia spazio a scappatoie è il seguente. La condizione di qualsiasi individuo è una questione complessa e non esistono condizioni migliori o peggiori, bensì cammini differenti, ognuno con il suo significato. Un processo di guarigione, indipendentemente dal tipo di condizione o gravità della malattia, è avvicinarsi sempre di più a “sentire” o “intuire” quel significato.

In tale ottica affidare la propria guarigione a un rimedio o una serie di rimedi non ha più senso. Il rimedio, così come la chirurgia possono essere parti importanti e, talvolta, imprescindibili, specie in situazioni di emergenza. Ma non possono portarci a una vera e propria guarigione profonda, poiché questa dipende dallo sviluppo e dall’espansione della propria coscienza.

Non credo esistano strade predefinite, ognuno ha la sua, e quella di chiunque può essere costituita da un mix di esperienze fisiche, intellettuali, culturali, spirituali che solo ogni individuo può riconoscere come il proprio cammino.

Nessuno può insegnare niente a nessun altro. Si possono solo condividere energie ed esperienze.

La mia esperienza personale mi ha portato prima alla meditazione, poi alla ricerca intellettuale, studiando molto, poi all’approfondimento della meditazione rendendola quasi perenne, scandita anche da incontri e cerimonie con altre persone in cammino. Cerimonie in cui si condividono suoni, colori, esperienze psichiche, cibo. Quotidianità nella quale qualsiasi cosa si faccia la si assapora ad ogni istante, con la coscienza sempre accesa e nello stesso tempo totalmente abbandonata a quel che è. Ma un punto fondamentale sono le relazioni. Il mondo esiste solo in virtù delle relazioni, così come la nostra vita. Il fluire di relazioni nelle quali si susseguono emozioni, positive come negative, tra le quali anche l’amore, è la cartina da tornasole di quello che sta avvenendo nel nostro essere.

Sebbene nella guarigione sia molto importante anche il processo, i risultati non sono da meno. Dopo decenni di “pratica della coscienza” posso dire di non aver fatto troppi danni, il che sarebbe già di per sé un risultato soddisfacente. Ma oserei dire che nel complesso sto molto meglio di, che so, venti anni fa, anche fisicamente proprio. E soprattutto stanno molto meglio con me molti altri e io sto molto meglio con tutti gli altri, anche quelli che mi stanno sulle croste da decenni e quelli che non avevo mai visto prima.

Non ho concluso niente, non sono arrivato da nessuna parte, potrei anche dire che ci capisco un cazzo forse più di prima. Ma provo felicità molto, ma molto più spesso di prima. Potrei dire che avviene “senza nessun motivo”, ma oggi tendo più a pensare avvenga per via di un senso di abbandono a qualcosa di grande, reso profondamente significativo, grazie alle relazioni, dalla sensazione di non essere soli, anzi di essere un Tutto.

Esiste un bene supremo. Che non sappiamo né come, né dove sia, ma riusciamo a intravederlo nelle pieghe sia della vita quotidiana che delle grandi visioni che ogni tanto attraversano la nostra mente, nei sogni come nella veglia.

Tutto questo cura. Anche se non finisce mai. Non ci rende affatto immuni dalla malattia e dalla morte, ma è una possibilità per viverle come trasformazioni sempre significative.

È un percorso lungo che in parte ho fatto in Italia e altri paesi, in parte in Brasile. Credo che tutti possano fare, ovunque, il proprio percorso, ma con la disponibilità a farsi dilaniare l’anima, per poi ricomporla.

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