Comfort Zone. La zona di conforto

IMG_6840

Pochi ci fanno mente locale, ma in fondo tutti lo sanno. Infatti il concetto è facilissimo spiegarlo. La zona di conforto è quella nella quale vivono o vogliono vivere moltissimi di noi. Chi non ci vive anela a farlo. Ci sono molte persone nel mondo che non hanno nemmeno la speranza di arrivarci.

Di solito chi ci sta dentro non ha troppa voglia di uscirne, per non dire che non ci pensa nemmeno.

Paradossalmente, lo dico a causa di lunghe osservazioni e per esperienza personale, uscire dalla zona di conforto è l’unica maniera per avere qualche possibilità di vedere le cose come realmente stanno.

Uscire dalla zona di conforto non significa necessariamente sperimentare la povertà oppure modificare la propria coscienza con delle droghe. Può essere una di queste due ultime opzioni come qualsiasi altra cosa che ci strappi alle nostre granitiche certezze quotidiane. La classica poltrona sgualcita del capo di fronte alla Tv con le patatine, la birra e il vecchio cane pulcioso che gli porta le pantofole, perché al padrone del giornale ormai non gliene frega nemmeno più un cazzo.

Al di là di questo stereotipo la zona di conforto si manifesta in realtà in milioni di modi. Una sorta di anestesia ambientale. Ci si sente protetti e tranquilli dentro uno schema che sentiamo come nostro familiare e che a volte non sopportiamo nemmeno più, ma non vogliamo comunque uscirne. A qualsiasi costo.

Di nuovo paradossalmente avere il coraggio di uscirne invece pone in una condizione di maggiore chiarezza e soddisfazione. Solo che c’è un prezzo da pagare. Ovvero passare dall’inferno per arrivare a Sé stessi veramente.

Ciò che ammorbidisce la situazione è che, essendo uscire dalla zona di conforto un atto d’amore, tutto può essere fatto con determinazione, ma anche con dolcezza e per gradi.

Non è né obbligatorio né necessario farlo, a meno che non si voglia espandere la coscienza.

Ovviamente occorre stabilire se si vuole o no uscire dalla zona di conforto. Come abbiamo visto la maggioranza nemmeno ci pensa. Molti credono di uscirne ogni tanto con qualche viaggio, una sbronza o delle mattacchionate con amici. In realtà queste sono timide sortite per poi ritornare rapidamente nell’alcova di sempre. Per non dire che spesso sono vere e proprie illusioni, con i “viaggiatori” quindici giorni tutto compreso che magari vogliono pure mangiare gli spaghetti al dente al Cairo e le trofie a Bombay.

La zona di conforto è così confortevole che talvolta persino quelli che ne sono usciti per davvero vogliono farvi ritorno. Gli orari, la città, le luci elettriche, le comunicazioni, le lenzuola e la tazza del cesso hanno un fascino così peculiare che può sembrare addirittura impossibile resistervi.

Anche chi non sapeva nemmeno cosa fosse la zona di conforto quando lo scopre ci vorrebbe entrare. Sono belli pure i soldi, le vetrine dei negozi e gli elicotteri.

La zona di conforto ti tiene lontano dall’idea (orrore!) della morte, per tutta la vita, fino a quando la Signora arriva inesorabile e tutto si dissolve. Pensare che proprio la coscienza della morte, molto più facile da sviluppare fuori della zona di conforto, è quella che da il più profondo senso alla vita. Quasi che la paura della morte sia sorella della paura della vita.

Uscire dalla zona di conforto richiede un prezzo altissimo. D’altra parte esiste anche l’opzione di entrare e uscire e vivere così in bilico tra i due mondi. Una posizione senza dubbio che richiede attenzione, ma che ha pure i suoi vantaggi.

Visti da questa posizione quelli che stanno “sempre” nella zona di conforto sembrano morti, o forse animali a sangue freddo in un giorno di pioggia…..

Fuori dalla zona di conforto la vita è pericolosa poiché può uccidere l’ego…anzi, diciamo che lo fa a pezzi senza appello.

Chi ha il coraggio di morire a se stesso nelle zone selvagge della vita, non può più concedersi il lusso di non amare.

Chi ha il coraggio di voltare le spalle alla propria vita individuale ha la fortuna di trovare quella universale.

IMG_6836

Rispondi