Spiritualità e denaro

“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Vangelo secondo Matteo 22,21)

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È luogo comune, forse da sempre, forse da alcuni decenni, ritenere che il denaro, “lo sterco di satana”, non dovrebbe mai avere niente a che fare con la spiritualità. Un’altra credenza è quella, secondo molti, che la nuova spiritualità sia invece sempre un business, sempre condita da denaro e che questo fatto ne infici definitivamente la validità.

Naturalmente non credo sia vero nessuno di questi due assunti e, se avrete la pazienza e la compiacenza di leggere fino in fondo (vi avverto che purtroppo non sarò così breve come speravo di essere), vedrete come lo andrò a dimostrare, utilizzando la logica (una pratica oggi in disuso, ma molto in voga presso, per esempio, i Pitagorici, 2.500 anni fa) e alcuni esempi.

Occorre premettere che ci sono persone che alla spiritualità in genere non credono e che la ritengono, per assunto, una truffa per creduloni. Marxisti, cartesiani, cinici e altri individui che amano etichette filosofiche o anche altri, capaci di avere invece idee originali loro alle quali però si attaccano come un fungo su un tronco. Per questi ovviamente la spiritualità e le religioni non possono che essere truffe organizzate. Naturalmente ognuno ha il diritto di avere la propria opinione.

Tra quelli che invece credono nel trascendentale, nell’eternità della vita, nell’esistenza degli spiriti e via dicendo ci sono molti che sarebbero o sono interessati alle diverse scuole spirituali, religiose e filosofiche, ma sono sempre sul chi va là poiché temono di diventare preda di ciarlatani e improvvisati, cosa che peraltro spesso accade.

Inoltre è evidente che spesso le religioni e i movimenti religiosi e spirituali, soprattutto quando assumono certe dimensioni, macinano per forza enormi quantità di denaro.

Infine preciso la mia personale posizione in merito. Non solo sono molto interessato alla spiritualità, ma ne sono profondamente coinvolto sia sul piano personale che professionale. Per quanto riguarda le religioni ho di recente cambiato alcune idee. Mentre prima pensavo fossero tutte delle truffe di recente ho rivisto le mie posizioni e sono disposto ad ammettere che, sebbene spesso di truffe si tratti, altrettanto spesso qualsiasi credo religioso contiene al suo interno parti di verità e ancora più spesso le religioni coinvolgono persone in buona fede che svolgono compiti delicati con impegno, amore e serietà. Come sempre nelle faccende umane le questioni sono molto più complicate di quanto non sembri e bene e male sono sempre finemente intrecciati e, talvolta, addirittura inestricabili.

Sul piano pratico io preferisco, perlomeno al momento, muovermi su diversi fronti in modo ecumenico e ragionevolmente sincretico. Laddove il sincretismo è il mescolarsi di tradizioni, pratiche e credenze di diversa provenienza.

Nel corso di diversi decenni ho sperimentato, devo dire con profitto, almeno dal mio umile punto di vista, pratiche cristiane, buddiste, taoiste, induiste, africane, indigene, esoteriche e anche altre di matrice americana ed europea che con le religioni magari hanno poco a che fare, ma in qualche modo lambiscono o penetrano parzialmente il mondo della spiritualità. Con queste ultime accade ciò in virtù del fatto che muoversi nel mondo della psiche porta per forza ad aver a che fare con quello dello spirito. La parola psiche, di origine greca, significa appunto anima. Lo psicologo del profondo Carl Gustav Jung aveva sottolineato più di altri la pertinenza spirituale della psicologia e aveva posto l’attenzione su diverse pratiche antiche di matrice europea e mediterranea che avevano a che fare con la spiritualità, come per esempio la cabala, l’alchimia e i tarocchi.

Ma veniamo al dunque e torniamo con i piedi per terra.

Oggi stiamo assistendo a una sorta di boom della spiritualità. Sta avvenendo per forza di cose. Vista la deplorevole situazione in cui versa il pianeta è ovvio che molte persone abbiano interesse a cercare al di là della materia qualcosa che dia loro conto di ciò che sta accadendo e anche un lume sul senso della vita. Oppure molto semplicemente, visto che muoversi nel mondo della materia ha per forza dei limiti, dal momento che il numero di auto che si possono possedere dopo un po’ perde di significato, e così pure vale per i vestiti e anche il numero degli orgasmi giornalieri dev’essere per forza a un certo punto limitato.

In tale situazione si è venuto a creare, per forza di cose, un mercato. Il mondo occidentale, ci piaccia o meno, funziona così. Qualsiasi cosa finisce per essere monetizzata, poiché il sistema imperante di scambio sono i crediti dei diversi stati. A me, per esempio, questo sistema, come ho già ribadito più volte, non piace particolarmente, anche se riesco a conviverci. Mi piace ancora meno da un paio di decenni poiché è diventato un mostro impersonale che macina qualsiasi cosa e la risputa sotto forma di prodotto e poi di rifiuto.

Tale sistema può essere rifiutato in toto solo allontanandosene fisicamente con la morte o fuggendo in aree non urbanizzate. Finché ci si ha a che fare occorre in qualche modo relazionarvisi. Per contro occorre osservare che non tutto è da buttare via, come, per fare alcuni esempi, il web, il design e molte altre cose.

Dunque nel sistema anche la spiritualità viene monetizzata e può diventare un prodotto, ma questo non significa che non possa comunque contenere elementi di valore. A questo punto, sul piano pratico, ci troviamo a un bivio, da una parte si trova la spiritualità costosa, dall’altra quella molto più accessibile.

Qui si trova la mia prima contestazione nei confronti di chi sostiene che la spiritualità sia sempre condita da richieste ed esborsi cospicui di denaro. Naturalmente io ritengo che sia una scusa per i soliti spiriti di scarso valore che non vedono l’ora per trovare ancora una volta qualcosa di cui lamentarsi, con l’ulteriore vantaggio di mettersi al sicuro nei confronti della possibilità di doversi mettere in discussione.

Ovvero: quella cosa lì non vale niente di sicuro, dunque non mi ci avvicino e sono stupidi quelli che lo fanno.

Dal mio punto di vista invece il punto è un altro. Ovvero occorre essere molto attenti nella selezione delle proposte, ma indipendentemente dal loro costo. Sono convinto possano esistere proposte di alto valore con costi non indifferenti.

Ma c’è un’ulteriore considerazione da fare. Chi crede nel trascendentale dovrebbe sapere che, quando abbiamo fiducia, siamo allineati, ci muoviamo con amore, le risorse per ottenere ciò che serve davvero alla nostra vita arrivano. Senza dubbio.

Nel caso invece che le proposte che arrivano nella nostra vita richiedano investimenti limitati o molto limitati non è conveniente buttarvisi sopra a pesce solo per quello, poiché potrebbero avere scarso valore. Meglio invece operare comunque una selezione attenta basata su altri fattori.

Detto questo personalmente ritengo che non sia per niente vero che la spiritualità abbia sempre o spesso costi elevati. Io mi sono imbattuto in continuazione in pratiche e attività spirituali che costano poco o nulla e che hanno grandissimo valore. Naturalmente anche questa è una scusa per gli stessi furbi di prima che giustificano la loro pigrizia, la mancanza del loro spirito di ricerca, in altre parole, la loro vita statica di merda, con la storia che tutto ciò che ha che vedere con la spiritualità è la truffa di ciarlatani che vogliono loro fottere denaro. Naturalmente questo è stravero in casi tipo Vanna Marchi che con la spiritualità non hanno nulla a che fare e che, anzi, in barba a qualsiasi legge logica di causa ed effetto, di sforzo e risultati, promettono di risolvere qualsiasi problema senza che il malcapitato debba fare assolutamente nulla. È anche pieno di predicatori e di finti guru, dai quali difendersi, ma la cui esistenza non dovrebbe portare automaticamente all’idea che tutto questo mondo sia fatto così.

La spiritualità è sforzo, capacità di mettersi in gioco e in discussione, è ricerca, spesso al buio, è comprensione, amore. Soprattutto è condivisione e la capacità di capire che non esiste un “mondo spirituale” staccato dalla materia, bensì è tutto in connessione: il corpo con l’anima e lo spirito, i sentimenti con i desideri carnali, il vento, le foglie, l’acqua e il cielo con le nostre emozioni. L’essere umano è un “tutto” collegato con un altro “tutto”, quello universale, nel quale solo l’espansione della coscienza può metterci in grado di muoverci verso l’evoluzione spirituale.

Per gli indios per esempio non ha nessun significato pensare allo spirito staccato dalla materia. Per essi tutto è la stessa cosa. Essi sentono sulla pelle gli elementi naturali, le emozioni, i sentimenti e le visioni. Nascere e morire nella carne è per loro un fatto spirituale, come di sicuro lo è per ogni mistico o ricercatore.

In un simile contesto non ha nessuna importanza il costo di un’attività spirituale qualsiasi. Nella foresta o nel deserto sarà gratuita, mentre in una città non può esserlo. Gli stessi sciamani indigeni quando si spostano nelle città sono costretti a chiedere un emolumento per i loro servizi, se non altro per gli imprescindibili spostamenti.

Senza contare che nemmeno nei luoghi naturali i servizi di sciamani e mistici sono gratuiti, visto che, per forza di cose a causa delle necessità di sopravvivenza, saranno costretti a chiedere delle offerte in cambio. Cosa che accade regolarmente dalla notte dei tempi.

In tempi come quelli di Gesù, la situazione non era diversa. Non è che i dodici avventurieri spirituali col loro capo si cibassero d’aria. Infatti il vangelo parla a più riprese dell’apostolo che teneva la borsa. Saranno probabilmente state elemosine, ma era impossibile a quei tempi così come oggi vivere completamente senza denaro.

Il problema è ben diverso. E qui entra la frase che ho citato in apertura, date a Cesare quel che è di Cesare. Senza dubbio il Cristo si riferiva, esattamente come spiegano in altri contesti guru indiani e lama buddisti, al non-attaccamento, ovvero ciò che serve per essere davvero liberi. Potremmo possedere qualsiasi cosa. Il punto è non esserci attaccati come succiacapre, come i politici alle loro preziose e nauseabonde poltrone.

In un simile conteso perde totalmente significato parlare di costi o non costi della spiritualità. Essa è un fatto importante, come diversi altri nella vita, e occorre avvicinarvisi con fiducia, senza nemmeno pensare al denaro.

A questo punto possiamo guardarci intorno serenamente senza timore di essere barbati da finti santoni, guitti televisivi o ciarlatani vari. Il nostro metro di misura non sarà il denaro, bensì i contenuti. Ed è proprio per l’incapacità di molti nel riconoscere questi ultimi che si annidano le fregature, non nel denaro necessario per muoversi, poco o tanto che sia.

Gli stessi popoli sciamanici, costretti dal depauperamento delle risorse naturali, a cominciare a muoversi nelle zone urbane, devono vendere il loro artigianato sacro e la loro sapienza millenaria. Anche se loro preferiscono parlare di scambio di offerte e non perdono occasione per ringraziare e pregare ogni volta che si verifica uno scambio di qualche tipo, incluso quello di denaro.

Per venire poi ad aspetti più eminentemente pratici la mia esperienza personale è costellata di incontri che si sono rivelati per me molto produttivi sul piano dell’evoluzione e dell’espansione della coscienza. E nel corso della mia vita, sebbene abbia dovuto ovviamente investire del denaro nella ricerca spirituale, se non altro per gli spostamenti, quello che ho speso non è niente di fronte ai benefici che ne ho sempre tratto.

Posso portare alcuni esempi. Molti decenni fa feci a Torino un corso di meditazione profonda che continuo a praticare ancora adesso, con un investimento ridicolo. Tempo dopo mi avvicinai al Buddismo della Soka Gakkai, che non costa un soldo. Certamente l’associazione incoraggia i membri a fare annualmente donazioni, ma sono libere e ognuno può calibrarla sulle proprie possibilità. Gli incontri, la frequentazione dei centri culturali, le pratiche settimanali con gli altri membri sono del tutto gratuite. Molti fanno volontariato e offrono gratuitamente la casa per incontri. Certamente ci sono i costi di pubblicazioni, accessori e corsi, ma del tutto contenuti e non obbligatori. La pratica in sé, la quale da molti e profondi benefici, alla fine non costa assolutamente nulla. Lo stesso vale per la frequentazione di associazioni di meditazione, sia orientali che cattoliche. Costi zero. Offerte libere.

Di recente ho partecipato a una cerimonia di quattro giorni per il conferimento delle tre gioie del Tao. Costo 6 euro, incluse pubblicazioni, accessori e quattro abbondanti e gustosissime cene preparate da master chef di cucina cinese vegetariana.

La frequentazione di sciamani indigeni presenta talvolta costi più elevati per via dei frequenti spostamenti dalle foreste alle città, ma spesso le cerimonie a cui partecipo settimanalmente hanno un costo di 6 euro a serata, incluso piccolo buffet da condividere tra amici.

Un’altra pratica la cui valenza spirituale è oggi ancora misconosciuta è il volontariato. Attività di volontariato di varia natura danno un grandissimo impulso all’amore e all’espansione della coscienza. L’ho fatta per anni con una suora di Torino che aiuta i migranti e, oltre a non spendere nulla di tanto in tanto ci venivano offerti pasti frugali. Lo stesso vale per l’attività di volontariato che ho svolto nelle carceri e da diversi anni in Brasile.

Sempre in Brasile di recente mi sono avvicinato a una realtà addirittura stratosferica sia sul piano spirituale che umano. Nel centro del paese, vicino a Brasilia, si trova la Casa de Dom Inacio. Si tratta di un centro creato dal Joao de Deus, forse il più potente medium e curandero del mondo. Qui, dal mercoledì al venerdì, da decenni, si svolgono attività di cura, preghiera, meditazione, che coinvolgono sempre più persone provenienti da tutto il mondo. Nei tre giorni attivi della settimana passano dal medium e nelle sessioni di preghiera e meditazione fino a mille persone. Non solo è del tutto gratuito, ma addirittura a tutti, ma proprio tutti i partecipanti viene offerta gratuitamente una gustosa zuppa di verdura con pane. Certamente c’è anche un bar dove vengono venduti prodotti vari, una farmacia che vende rimedi naturali, un negozio che vende accessori vari e pubblicazioni, tutto a costi contenuti. È ovvio che l’intero complesso ha dei costi e in qualche modo si deve mantenere. Ma per chi non ha troppe possibilità è possibile frequentare il centro anche per tutta la vita senza spendere una lira. Parlerò di questo posto ampiamente in altra sede.

Oltretutto personalmente ho preso l’abitudine, nei diversi contesti di crescita spirituale che frequento, a operare scambi di servizi. Offro disponibilità come volontario in cambio di abbattimento di costi.

Una volta la settimana mi incontro con amici per meditazioni di varia natura. Tutti volontari, costi ridotti a zero.

Una o due volte l’anno ospitiamo in Brasile un guru indiano per incontri, corsi e workshop. Costo di un incontro di una serata 9 euro. Stesso costo delle serate che organizziamo con gli sciamani indios.

Per le attività del gruppo di Ayahuasca non solo non spendo più una lira, ma incasso persino qualche soldino ogni tanto per l’ospitalità che talvolta do agli sciamani in trasferta.

Quando mi imbatto in attività che richiedono investimenti importanti valuto di volta in volta l’opportunità e, se non riesco a operare uno scambio, di solito considero il costo un investimento sicuro, consapevole del fatto che la ricerca della coscienza e dell’amore produce abbondanza e ogni soldo investito ritornerà decuplicato. Non è un’ipotesi o una credenza, bensì una realtà che ormai ho sperimentato decine di volte.

La spiritualità è frugale, ma non miserabile. L’amore non può che creare abbondanza. Non si possono aiutare bambini affamati e adulti poveri con le pezze al culo o con le elemosine, si aiutano con progetti seri e articolati. Dopo anni e anni di volontariato posso assicurare che il denaro arriva sempre, spesso in misura molto maggiore a quanto ci si aspettasse. Il segreto è solo uno: amare, provare gratitudine, avere fede e affidarsi.

I risultati che ottieni in qualsiasi cosa dipendono, in ultima analisi, solo ed esclusivamente, dall’energia che ci butti dentro per ottenerli. Indipendentemente da qualsiasi altra cosa come la bontà o meno degli individui, dalla bontà o meno dell’obbiettivo, dalla fortuna, dal luogo, dal tempo, dagli strumenti, dalle opportunità, da tutto. Conta solo l’energia, che a sua volta contiene in sé tutti gli altri fattori.

Non esiste possibilità di fallimento. Chi è capace di affidarsi come un bambino alla madre, con fiducia e amore, è garantito che non passerà troppo tempo col muso nella polvere.

La nostra cultura occidentale schiavista è riuscita nell’intento di convincere le persone che per ottenere denaro occorre accettare di diventare schiavi oppure essere molto bravi o ancora spregiudicati per procurarsene molto. In realtà non è così. Meditare sull’abbondanza genera abbondanza, così come la generano generosità, fiducia e amore. L’universo non nega mai ai suoi figli cosa serve loro per crescere.

Tornando a quanto dicevo in apertura non c’è differenza tra spirito e materia. Padre e Madre non ci abbandonano. La radice della parola “materia” è la stessa di “madre” (dal latino Mater). La Madre è la Terra, lo Spirito il Padre, il Cielo. La spiritualità è totalità, non divisione.

Il gran finale della ricerca spirituale è sempre positivo. Dio può essere tante cose, spesso è una enorme grande, aperta, felicissima risata. La spiritualità è distacco, non miseria, è felicità non mestizia, è abbondanza nella libertà, non povertà nell’attaccamento.

Capisco che possa sembrare incredibile a chi non ha ancora sperimentato tutto questo e che i cinici e gli scontenti vedano in tutto ciò qualcosa che per loro induce a odiare ulteriormente. Ad attivarsi per dimostrare che tutto questo non è vero e chi ci crede non è altro che uno stupido inconsapevole mitomane. Ma mi dispiace per loro è esattamente come ho scritto. Lo so poiché lo vivo quotidianamente.

In ultima analisi effettivamente la necessità che si sente, il desiderio che sorge di espandere la propria coscienza di fatto non ci chiede nulla, se si dà ascolto al proprio sentire. L’unica cosa da fare è dare spazio a ciò che ognuno aveva già dentro di sé fin dall’inizio. La capacità di amare, di abbandonarsi, di credere nell’abbondanza e nell’amore dell’universo, di donare e provare profonda gratitudine per tutto o anche solo per il semplice fatto di esistere e di respirare.

 

 

 

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