La causa delle malattie e dei disagi

Foto: @mvillone - Portale egizio. Tempio di Hatsepshut, Valle dei Re.

Foto: @mvillone – Portale egizio. Tempio di Hatsepshut, Valle dei Re.

La causa di tutte le nostre malattie, di tutti i nostri disagi, non solo è molto profonda come spiegano la psicosomatica o la medicina psicospirituale, non solo le diverse malattie sono legate a fattori psicologici specifici come spiega la nuova medicina germanica di Hamer e gli studi di medici francesi sui legami tra le diverse patologie e specifiche situazioni emotive e familiari, bensì sono legati all’intera situazione di tutta la nostra specie e alla storia di tutta l’umanità.

Ogni malattia o disagio di altro tipo, gravi o lievi che siano, non sono che i nodi di una rete gigantesca nella quale non solo siamo presi, ma della quale siamo anche i tessitori e parte integrante. Il detto degli sciamani “Tutto e Uno” è vero sia nel bene che nel male. Ogni nostra anche più piccola e apparentemente insignificante manifestazione non è che la proiezione olografica di un tutto che ci pervade e che noi stessi contribuiamo a costituire.

È per tale ragione che la “vera cura” non può altro che essere legata all’illuminazione. Perché finché non si riesce a vedere tutta la realtà nel suo insieme non si riesce affatto a capire quale sia il disegno totale nel quale ci troviamo immersi.

Sempre per tale ragione spesso la preghiera e la meditazione hanno effetti benefici sul nostro sistema psicofisico e spirituale. Perché hanno la possibilità concreta di gettare un raggio di luce su una porzione di situazione che, essendo olografica, non può che essere totale. Sempre per la stessa ragione le cure chimiche o fisiche di qualsiasi tipo non sono altro, sempre e solo, che dei palliativi. Anche se sortiscono un qualche effetto non fanno che rimandare il problema magari anche di anni, addirittura di vite intere. Un problema fisico che venga apparentemente guarito da una cura per esempio chemioterapica, non è altro che rimandato a un dopo che potrà essere dopo anni, decenni o in una delle prossime incarnazioni.

Quando un medico o un chirurgo inoltre ottengono risultati positivi è solo in parte dovuto all’abilità tecnica, professionale e manuale, il più delle volte quello che cura è l’amore del terapeuta, anche se apparentemente si tratta di un tecnico che opera sul piano razionale e scientifico.

Le nostre vite così come l’esistenza dell’intero cosmo non hanno palesemente alcun senso sul piano razionale e scientifico. La scienza può solo spiegare porzioni di concatenamenti di cause ed effetti, ma non ha la benché minima possibilità di spiegare l’intero sistema. Né perché esista e nemmeno come, visto che né l’origine della vita né quella del cosmo sono affatto chiare alla scienza. Senza contare che qualsiasi spiegazione razionale del “senso dell’esistenza” sia destinata a fallire visto che non esistono “punti di riferimento” all’esterno di tutto il sistema che ci è dato di conoscere.

L’unica cosa che può fare una povera coscienza umana è quella di collocare a un certo punto un “dio” che metta un limite alla devastante infinità del concatenarsi di cause ed effetti, di domande e di risposte, sempre più impressionanti, di particelle sempre più piccole di una materia che sembra sempre più non essere per niente quello che sembra.

L’altra alternativa, forse l’unica mi verrebbe da dire (se fossi io a scrivere, poiché ho come la netta sensazione che qui le parole stiano uscendo come se fosse qualcun altro dentro di me a dettarle) è quella di abbandonarsi totalmente, nella più assoluta umiltà, senza la benché minima riserva, al flusso dell’infinito spaziotemporale. Uscire totalmente dalle descrizioni della mente, razionali, scientifiche o popolari che siano. Un’esperienza che, nella sua totalità, è talmente sconvolgente da averne così paura da ancorarsi disperatamente alla descrizione che la mente e la ragione fanno del cosmo, dalle supernove alla tazza di tè che abbiamo in un certo momento davanti a noi sul tavolino.

Ritornando alle nostre malattie esse non sono altro che innumerevoli e fantasmagorici segnali di un disagio profondissimo, che può assumere le forme più svariate, i quali manifestano la necessità che abbiamo di intendere davvero cosa stiamo facendo, anche se non fossimo affatto dei mistici né speculatori filosofici. È come se le malattie ci “obbligassero” a mettere una certa “attenzione” su “qualcosa” che non sappiamo affatto cosa sia.

Sempre per questi stessi motivi spesso la meditazione, le preghiere, le cure di santoni e curanderos “funzionano”. Avviene perché in un certo modo ci mettono per una frazione di secondo o per periodi più o meno lunghi, a contatto con l’inspiegabile, il “trascendentale”. Ci aprono un varco attraverso il quale per un attimo riusciamo a vedere la realtà “vera” senza capirla, ma, sempre per un attimo, abbandonandoci ad essa con un amore assoluto, il quale non ci è affatto estraneo, anzi è l’unica cosa seriamente reale dell’inconcepibile casino nel quale ci troviamo tutti quanti. Ecco perché a volte, seppur trovandosi (almeno apparentemente) a un livello di coscienza inferiore, gli animali, le piante e persino “cose” come i fiumi e le montagne sembra che “sappiano” anche senza capire. Sembra che sappiano come la “verità” possa nascondersi tra le pieghe di un istante che in esso raccoglie tutta l’eternità. Quello che i mistici giapponesi chiamano “ichinen”, l’unità infinitesimale di tempo dentro la quale può manifestarsi TUTTO. Il Tutto è Uno degli sciamani sudamericani.

In sostanza quando avete una qualsiasi situazione di squilibrio o di sofferenza, che sia il cancro, un raffreddore, il dolore per una perdita o per un amore finito, qualsiasi cosa, curatevi pure con farmaci, radiazioni, aria buona, un bravo psicologo o una tisana, ma sappiate che la cosa fondamentale è ascoltare quel segnale, qualsiasi esso sia, e “sentire” quello che esso ci vuole dire. Quasi sempre ci vorrà raccontare di un percorso, una storia, magari lunga millenni, ma la cui origine è sempre la stessa per tutti. Ed è di fronte a quell’origine che dobbiamo abbandonarci gettando senza riserve qualsiasi maschera, qualsiasi ruolo, qualsiasi “rappresentazione” ed essere una volta per tutte noi stessi senza “sapere” affatto cosa questo significhi, perdendo definitivamente la sensazione di “io” per perdersi per sempre nel Tutto.

Non è di sicuro una cosa semplice da fare, infatti ci riescono in pochissimi, ma non siamo soli.

Haux haux haux. Il mio nome è Mauro Villone, sono nato a Torino in piazza Vittorio  59 anni fa.

Scritto nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre sull’Altopiano centrale brasiliano ad Abadiania, la cittadina del medium Joao de Deus, dopo 4 ore di meditazione intensa con altre 300 persone e 30 medium.

 

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