Scienza e trascendenza

e_cosenza (9)

Alla base dell’antica diatriba scienza-trascendenza c’è un grosso equivoco. Un equivoco che paradossalmente solo una mente razionale e analitica può cogliere, mentre non può farlo una mente dogmatica e arrogante.

Cartesio, che aveva gettato le basi del razionalismo, cercava certezze che solo prove analitiche e matematiche potevano dare e diede un grandissimo contributo alla scienza. Naturalmente il sistema scientifico funziona eccome e ha potuto realizzare cose strabilianti, sia sul piano della conoscenza teorica, sia su quello delle applicazioni pratiche. Nella società odierna, che da secoli sopravvive grazie a un sistema oramai collaudato e consolidato, il potere della scienza è enorme, alla pari di quello dei sistemi religiosi che si occupano di tutto ciò che non è possibile spiegare sul piano scientifico. Una persona qualsiasi, dotata sia di raziocinio che di sensibilità emotiva e anelito spirituale, ha due strade davanti a se. La prima, seguita dai più, spesso anche inconsapevolmente, è quella di adattarsi al sistema e viverci più o meno bene. È una strada che raccoglie un vastissimo pubblico trasversale. Vi si possono trovare grandi eruditi come persone piuttosto ignoranti. I primi saranno soddisfattissimi del loro “essere razionali”, i secondi, meno consapevoli, si accontenteranno di partite, Belen varie, telefonini di ultima generazione e via dicendo.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

C’è poi un altro gruppo di minoranza, ma sempre più folto, di persone che anziché cercare patologicamente e ad ogni costo certezze, si fanno moltissime domande e non tardano a mettere in discussione il sistema di pensiero imperante che ritiene che i giochi ormai siano fatti.

Nel momento in cui si incomincia a farsi domande ci si accorge che ci sono una enorme quantità di cose e di dati che non quadrano affatto. Di questo parlo ampiamente nel mio libro “Il Mistero della Libertà” a questo link.

I sostenitori della razionalità insistono nel dire che il sistema scientifico è assolutamente certo, al 100%, e solo affidandosi ad esso si possono trovare risposte esaurienti. Mentre altri, come me, lo mettono in dubbio, proprio su basi razionali per quattro semplici ragioni precise. La prima che, come già rilevato, ci sono dati che non quadrano affatto e che la scienza non riesce a spiegare. La seconda che la scienza stessa ammette di non riuscire a dare una spiegazione certa, tanto per fare un esempio, sulle origini del cosmo e della vita. La terza che la scienza stessa, nello studio della materia, si è trovata di fronte a paradossi anch’essi difficili da spiegare, come l’inesistenza di un mattone base della materia per esempio. La quarta, per me la più importante, che ci sono territori immensi nell’universo che la scienza non ha proprio gli strumenti per indagare.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Soffermiamoci su quest’ultima. Il sistema scientifico, assolutamente efficacie su una grande quantità di temi, non può muoversi all’interno di territori nemmeno troppo trascendentali, come per esempio le emozioni, le intuizioni, gli istinti, i desideri. Può valutarli su basi statistiche certamente, ma non è in grado di catalogarli con il suo sistema valido per, diciamo, la meccanica dei corpi o il funzionamento di una cellula. A questo aggiungiamo tutto quello che nell’universo si trova e che non può essere visto, come spiriti, entità, altri mondi. In questi ultimi casi la scienza se la cava con un sorrisetto affermando semplicemente che queste cose non esistono, come per esempio fa regolarmente il CICAP. Il problema è che esiste invece tutta una casistica sterminata di manifestazioni al di là del consueto come medium che incarnano entità, persone che possono entrare in contatto con spiriti disincarnati, manifestazioni inspiegabili di ogni tipo vissute da moltissimi testimoni. È facilissimo per la scienza ignorarle o osservarle con sufficienza e raccontare che non esistono. E il bello è che non c’è atteggiamento meno scientifico di questo. Se la scienza, fin dai primordi avesse avuto un tale approccio con la realtà, non avrebbe fatto un passo in avanti che sia uno.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Per fortuna le cose stanno lentamente cambiando e sia in Brasile che in altre parti del mondo ci sono istituti e università che si stanno avvicinando a questi temi con un atteggiamento meno retrogrado, dogmatico e oscurantista di quello del CICAP.

In particolare, vivendo io in Brasile, una terra dove fenomeni di questo tipo sono all’ordine del giorno, e dove ci sono istituti che li studiano, mi trovo quotidianamente ad avere a che fare con cose simili. Sono una realtà ben radicata che solo in minima parte deriva da superstizioni popolari, mentre ha copiosamente a che fare con la psicologia del profondo, la spiritualità, la vita quotidiana e culture antichissime.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

In particolare lo sciamanismo, legato a culture indigene che hanno radici molto antiche presenta caratteristiche che non possono di sicuro essere studiate da un punto di vista scientifico. Qualsiasi tentativo di analisi è destinato a fallire. Gli antropologi che da quasi due secoli studiano questo fenomeno si ritrovano regolarmente nella posizione di colonialisti che osservano analiticamente qualcosa dall’esterno e lo sezionano nei minimi particolari perdendo così l’opportunità di vivere quel fenomeno sulla propria pelle. La scienza occidentale, con la sua mania di analizzare tutto ha perso l’occasione di vivere le cose dall’interno, perdendone l’essenza globale. A Rio per esempio si trovano serissimi scienziati che studiano gli effetti psicotropi dell’ayahuasca (una miscela di piante sacre utilizzata da millenni dagli indios) su campioni di volontari, osservando tomografie del cervello, mentre il soggetto è sotto l’effetto della sostanza. Questi stessi scienziati sostengono che, al di là dell’interesse accademico, questi studi potrebbero portare a sintetizzare una miscela di alcaloidi in laboratorio, la quale sarebbe utilizzabile per curare certe malattie soprattutto di ordine psichico. Magnifico e interessante. Ma occorrerà solo ricordarsi che l’ayahuasca non è affatto solo chimica. Il suo utilizzo come medicina sacra della foresta è antico di millenni, legato a concezioni complesse di sacralità della natura, e la miscela viene somministrata in cerimonie sacre complesse dove intervengono decine di fattori, oltre alla complessa composizione chimica delle diverse piante, come canti, danze, rituali, relazioni umane e l’amore di tutto il gruppo. In tutto questo la scienza non può entrare, non perché sia vietato, bensì perché semplicemente i suoi strumenti servono ad altro. La scienza deve fare il suo egregio lavoro, utile e imprescindibile e chi crede in essa dovrebbe avere la capacità e l’umiltà di capire che esistono cose che con essa hanno poco a che fare. Cose che non possono essere analizzate solo sul piano razionale.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Potrebbe anche esistere una scienza, che non conosciamo ancora, che utilizzi altri strumenti oltre a quello fondamentale della ragione, ma se fosse così si ritornerebbe al punto iniziale, ovvero si tratterebbe di una scienza diversa da quella cartesiana, limitata, che viene utilizzata oggi come se fosse la verità assoluta.

In sostanza ciò che sostengo è che le meraviglie della scienza che ovviamente nessuno nega devono essere inserite in un contesto ben più ampio che prevede che il mondo o il cosmo siano qualcosa di ben più complesso e articolato di come la stessa scienza ammetta e di come non sia possibile dare spiegazione di tutto solo su basi razionali, cartesiane, e che si conformino, come appunto la scienza vorrebbe, su criteri di osservazione asettica e ripetibilità. Non tutto può essere osservato analiticamente ed essere ripetuto freddamente in laboratorio o descritto con formule matematiche.

e_cosenza (2)

Queste considerazioni anziché togliere valore al razionale e alla scienza la avvalorano ancora di più poiché la rendono addirittura più sacra come se fosse una delle ali di un’aquila immaginaria che esplora l’infinito. La seconda ala è costituita dall’immaginazione, dall’intuizione e dal sentire, con tutte le implicazioni che quest’ultimo verbo può coinvolgere.

Le fotografie di questo servizio del mio amico e fotografo Ernesto Cosenza, facenti parte della sua collezione “Naturarte” sono un suo lavoro di ricerca che porta avanti da anni. I soggetti che Ernesto fotografa sono sotto gli occhi di tutti, ma lui ha la dote innata di vederli prima di altri e di registrarli. Gli ho chiesto se gentilmente le concedeva per questo mio articolo poiché dimostrano come ogni osservazione possa essere fatta da innumerevoli punti di vista. Secondo un osservatore razionale queste figure antropomorfe o teriomorfe sono frutto della fantasia che si aggancia a casuali morfologie. Secondo indigeni di diverse parti del mondo invece animali, piante, fuoco, aria, fiumi, rocce, montagne e altri elementi naturali sono sacri e ospitano nella loro materia innumerevoli spiriti. Dire chi ha ragione dei due è impossibile poiché per farlo occorrerebbe un ulteriore osservatore esterno del quale per ora non disponiamo. Ed è del tutto inutile, oltre che irrazionale, che un osservatore che utilizzi uno dei due punti di vista precedenti sostenga la superiorità o la maggiore validità del proprio.

e_cosenza (4)

Ritengo che l’ideale sia un sereno equilibrio che utilizzi ambedue i punti di vista per avere una visione più stereoscopica della realtà, la quale comunque rimane ancora del tutto misteriosa. Ogni tentativo di mettere un limite all’infinito è destinato a fallire in partenza. Forse è questa la ragione dell’accanirsi sulla validità della razionalità e della scienza (come la conosciamo oggi) di individui televisivi come­­­­­­ per esempio Piero Angela o Cecchi Paone e di gruppi come il CICAP, la paura di dover abbandonare certezze e di dover fare ciò che diversi cammini spirituali suggeriscono da millenni, abbandonarsi senza nessuna paura all’ignoto, all’inconoscibile, all’insondabile. Ci vuole molto coraggio insieme a una profonda umiltà. Non è certo da tutti.

e_cosenza (1)

Foto: Gentile concessione Ernesto Cosenza. Copyright – ©Ernesto Cosenza

Ernesto Cosenza lavora con la fotografia su diversi fronti. Da anni si dedica, tra le altre cose, all’indagine fotografica sulla natura rilevando figure simboliche, antropomorfe, teriomorfe sorprendenti. Le sue foto, recensite da diversi giornali, sono state esposte in numerose esposizioni. Ebbi il piacere di esporlo anch’io nel Turin Photo Festival da me organizzato a Torino fino a cinque anni fa.

La collezione qui presentata fa parte di “Naturarte”. Le immagini vanno molto al di là della documentazione che rileva curiose immagini su elementi naturali come tronchi e rocce, trasportando l’osservatore in un mondo magico che sembra essere molto più reale e concreto di quanto non si possa immaginare. Una visione quasi “sciamanica”, decisamente fuori del comune. Gli indios brasiliani con i quali faccio ricerca in Brasile non hanno alcun dubbio riguardo la presenza di spiriti ovunque, nell’etere, nel vento, nelle piante, nel fuoco e in qualsiasi elemento naturale.

Le immagini di Ernesto Cosenza sono pubblicate nel libro Natur Art.

cover

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Rispondi