Dieci Mondi

È sorprendente come una dottrina elaborata in Cina, in particolare dalla scuola buddista Tiantai, secoli fa sia straordinariamente attuale e applicabile alla nostra vita quotidiana di oggi, persino nella vita metropolitana e nelle aziende.

Sintetizzando molto la teoria dei dieci mondi spiega come un essere umano possa sperimentare nella vita e anche tutti i giorni una serie di stati vitali differenti che il buddismo, con un incredibile pragmatismo, sintetizza in dieci livelli differenti che hanno, oltretutto, la geniale caratteristica di compenetrarsi e comprendersi l’un l’altro, con un fenomeno chiamato “mutuo possesso dei dieci mondi” che di fatto genera un insieme di 100 differenti stati vitali. In sostanza ognuno di questi stati dell’essere può combinarsi con tutti gli altri nove.

I dieci mondi sono i seguenti. Sono diversi stadi da un più basso a un più alto, ma al tempo stesso non esiste gerarchia alcuna, poiché in un essere senziente possono manifestarsi tutti indifferentemente in diversi momenti della giornata e della vita e il passaggio da uno all’altro può avvenire senza passare per tutti quelli intermedi.

Inferno

Avidità

Animalità

Collera

Umanità

Estasi

Studio

Pratyekabuddha o Illuminazione parziale o Comprensione

Bodhisattva, servizio agli altri

Buddhita, Illuminazione totale, Libertà assoluta

Tale classificazione si presta a innumerevoli speculazioni e può anche essere oggetto di critiche e miglioramenti. Ma è stupefacente come in un mondo antico, sebbene già culturalmente e spiritualmente molto evoluto, sia stata formalizzata una dottrina che poteva essere utile allora, ma lo è anche oggi e può riferirsi sì al cammino spirituale, ma anche alla vita di tutti i giorni. D’altra parte è chiaro, e il buddismo lo ribadisce ripetutamente, non esiste differenza alcuna tra le due cose, come non c’è differenza alcuna tra tutte le cose in genere.

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In sostanza questi stati vitali sono sperimentati da tutti e, come ben sanno i pensatori orientali, chiunque può sperimentare uno stato di profonda sofferenza, ma anche di illuminazione profonda. Perlomeno sul piano potenziale, poiché è chiaro, come si può osservare nella vita comune, che la maggior parte della gente, per diverse ragioni, finisce spesso per essere inchiodata per tutta la vita perlopiù in due o tre di questi stati vitali, non essendo così semplice nella pratica passare da uno all’altro, sebbene tutt’altro che impossibile.

Sappiamo bene che moltissima gente vive generalmente negli stati più bassi. Possiamo così osservare l’inferno, una sofferenza profonda per ragioni di salute, pratiche, psicologiche. L’avidità, della corruzione, del bisogno continuo di denaro e beni materiali, magari anche a scapito di altri. L’animalità, come l’attaccamento al sesso e al cibo. La collera, come il bisogno di potere e di dover collocare il proprio ego per forza sempre al di sopra di quello degli altri, in una lotta senza fine che dal conflitto con se stessi porta a quello con i propri simili fino al disfacimento delle famiglie e alle guerre.

Il mondo di umanità si riferisce allo stato vitale della persona media che generalmente sta relativamente bene, ma rimane in balia di tutti gli altri stati vitali e senza una particolare direzione nella vita. Il mondo di estasi è quello della persona che per diverse ragioni, legate per esempio alla creatività, al successo materiale, artistico o culturale, alla ricerca spirituale, si trova a sperimentare momenti di soddisfazione, magari anche profonda, ma tuttavia sempre fugace.

Studio e parziale illuminazione, rispetto al precedente sono stadi evolutivi più profondi e stabili, che tuttavia rappresentano un po’ dei vicoli ciechi dove spesso si rimane intrappolati ancora una volta nelle spire dell’ego.

Solo gli ultimi due rappresentano una reale illuminazione elevata, stabile e profonda ed è proprio su questi che intendo soffermarmi ora.

Il fenomeno del “mutuo possesso” ci insegna che tali stadi possono, a condizione di sforzi profondi sul piano spirituale, manifestarsi anche se un qualsiasi soggetto si trovi, per diverse ragioni, a sperimentare le sofferenze e l’oscurità dei mondi precedenti.

Sintetizzando al massimo il buddismo spiega come questi stadi elevati possano essere sperimentati a due condizioni, relative ai due mondi in oggetto.

Il mondo del Bodisattva è quello del servizio agli altri. È imprescindibile, secondo la dottrina buddista, per arrivare all’illuminazione, passare attraverso questa esperienza. Il vero Budda, non quello solitario della parziale illuminazione, ovvero il Pratyekabudda, o Budda egoista, perde totalmente l’ego e la separazione dal resto del mondo. Si mette totalmente al servizio degli altri e del mondo, affinché tutti possano sperimentare un reale profondo benessere spirituale e pratico e raggiungere l’illuminazione.

Il Budda di assoluta libertà, nell’illuminazione totale, deve passare attraverso lo stadio precedente per perdere totalmente l’identificazione con l’ego, con il corpo e con qualsiasi cosa sia dotata di limiti fisici e concettuali.

Il motivo per cui i mondi precedenti sono instabili è proprio dovuto al fatto che il potere personale, che può essere immenso, è esercitato fino a un certo punto, essendo l’individuo sempre limitato enormemente dall’ego. Si sente sempre un individuo, più o meno staccato dagli altri e dal resto. Per il Bodhisattva e il Budda invece non c’è più differenza alcuna tra Sé e altri. È interessante notare come questa sia una delle sensazioni nettissime che provano coloro che sperimentano le medicine sacre della foresta. Così come si può ravvisare un evidente collegamento tra questo stato dell’essere e ciò che affermava il Cristo, “chi tiene alla propria vita la perderà, chi abbandona la propria vita la troverà”.

Esiste una maniera pratica semplicissima da comprendere, tuttavia non così facile da applicare, per entrare realmente e praticamente nello stadio di Bodisattva. Quella di dedicarsi deliberatamente al servizio agli altri. Mantenendo però la consapevolezza e alta l’attenzione per la semplice ragione che anche questa esperienza potrebbe concretizzarsi come attaccamento all’idea di essere chissà quale santo in terra pieno di abnegazione e di amore per il prossimo. Finendo così per essere ancora una volta un poveretto che se la racconta e, in ultima analisi, rimane attaccato al proprio ego identificandosi dell’immagine di un meraviglioso missionario.

Per stemperare, anche senza poter evitare del tutto, questo rischio, l’unica maniera è tentare di agganciarsi al mondo di Buddità o illuminazione totale. Come realizzare questo aggancio lo possono dire solo i Budda e i veri maestri. Ma in linea di massima i sistemi sono la meditazione, con la concentrazione sulla respirazione, mantra e mandala. Ma anche stare molto in presenza di persone illuminate, uomini medicina sul piano spirituale, Budda che trasmettono da cuore a cuore l’illuminazione.Quello che si dovrebbe tentare di realizzare è il totale abbandono all’infinito, con la conseguente perdità totale dell’idetificazione dell’ego con alcunchè, con qualsiasi ruolo.

Di sicuro non è affatto semplice, tanto è vero che miliardi di persone, la quasi totalità, sguazza giuliva negli altri otto mondi precedenti, ma è tutt’altro che impossibile.

Beh. Buona fortuna amici.

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