Cercatori di Luce

tamburi

Da una dozzina d’anni vivo perlopiù in Brasile, dove ho avuto occasione di avvicinare, approfondire, sperimentare diverse metodologie di ricerca spirituale, sia di matrice brasiliana occidentale che indigena, ma anche indiana. Ho veramente avuto moltissime esperienze, sempre più intense e frequenti. Addirittura la ricerca spirituale è diventata parte del mio lavoro, poiché nella sede della nostra Ong a Rio ospitiamo molte persone, soprattutto provenienti dall’Italia, alla ricerca sul piano spirituale, umano e psicologico e spesso mi sono trovato nei loro confronti nelle vesti di orientatore. Di fatto li aiuto a scegliere quale tipo di esperienza fare piuttosto che un’altra, in relazione a quelle che sono le loro problematiche o la loro ricerca specifica.

Si tratta di un settore estremamente vasto, profondo e delicato, che ha a che fare direttamente con la vita stessa delle persone. Di fatto chi va alla ricerca in questa direzione cerca di trovare il senso della vita stessa o la risposta a interrogativi millenari come “chi siamo”, “dove ci troviamo”, “qual è lo scopo di tutto ciò”. Ci troviamo di fronte a quello che è il tema principale della filosofia e della spiritualità di tutti i tempi, fin dagli albori dell’esistenza dell’uomo sul pianeta.

Il discorso è ovviamente estremamente lungo, complesso e articolato e sono perfettamente consapevole del fatto che qualsiasi considerazione che possa trovare posto su un foglio bianco, nei limiti di un post o un articolo, risulti inevitabilmente riduttiva. Proprio per tale ragione vorrei concentrarmi su un punto in particolare.

Ovvero l’obbiettivo ultimo concreto di questo tipo di fenomeno.

Per compiere l’esplorazione del mondo spirituale il ricercatore si trova di fronte tre metodologie. La prima è lo studio. Studio di tradizioni, mitologie, tecniche, conoscenze, credenze, usanze, costumi. La seconda è quella della speculazione filosofica, la quale può prescindere o meno dallo studio citato in precedenza, il quale però risulta ovviamente di grande e talvolta fondamentale aiuto. La terza è la sperimentazione diretta.

La speculazione filosofica, con o senza aiuto di studio più o meno dotto e approfondito, si avvale della ragione e, spesso, dell’intuito e dell’intuizione. La sperimentazione diretta invece è un campo per gli occidentali tutto sommato ancora sconosciuto, se non altro perché ci si muove in un mondo praticamente infinito.

La sperimentazione diretta di fatto significa muoversi all’interno di stati di coscienza diversi, in continuo cambiamento e modificazione. Questa metodologia in realtà si discosta enormemente dalle due precedenti, per il semplice motivo che meno ha a che fare con la ragione (fondamentale per le due precedenti) meglio è. La sperimentazione diretta della spiritualità, essendo una vivenza di stati di coscienza deve il più possibile prescindere dalla ragione, per potersi permettere il più possibile di abbandonarsi a realtà diverse dall’ordinario. Questa metodologia, se così vogliamo continuare a chiamarla, può discostarsi enormemente dalla ragione, toccando più facilmente la sperimentazione personale non analitica di campi come la psicologia del profondo e i sentimenti.

La ricerca con cui noi abbiamo a che fare in Brasile si ascrive quasi totalmente a questa metodologia. Anzi, probabilmente la vera esplorazione spirituale è questa, essendo le prime due in realtà, pure filosofia, antropologia e storia. La vera esplorazione e ricerca spirituale non è speculazione filosofica, non è analisi, né tantomeno fredda raccolta di dati sul campo da elaborare poi in studio, bensì sperimentazione sulla propria pelle di stati di coscienza, di percezioni di diverse realtà universali, di elementi naturali, archetipi, sensazioni, relazioni.

Risulta addirittura difficile descrivere questo tipo di ricerca poiché parlarne, di fatto, è ricerca stessa. Ci si muove sostanzialmente in un campo talmente vasto e sconosciuto da renderne difficile la stessa dissertazione.

Ci si muove in un campo fatto di domande e pochissime risposte, fatto di sensazioni ed esperienze difficilmente razionalizzabili.

Di fronte a questo tipo di sperimentazione che produce stati modificati di coscienza con diverse tecniche di meditazione, diversi tipi di respirazione, utilizzo di sostanze, induzione di stati limite, la scienza ha tentato diverse volte di creare schemi che potessero spiegare processi mentali, biochimici ed elettrici, ma con risultati tutto sommato risibili al cospetto di esperienze talvolta letteralmente immense. In realtà non c’è niente di più lontano della scienza e della razionalità da questo tipo di esplorazione.

Cosa può dire la scienza di fronte a domande come “Io chi sono?”.

Ci troviamo di fronte a un punto chiave: “Chi siamo?”

Non siamo solo il nostro corpo, e nemmeno la mente. Né la nostra professione o la nostra immagine.

Chi siamo?

E nessuno si affrettati a dare delle risposte poiché ognuna di esse non sarebbe mai quella giusta.

Poiché se risposte ci fossero di sicuro non si troverebbero né nella ragione, né nel cuore, né nella poesia, tantomeno nell’analisi. Probabilmente si troverebbero, in una forma che nemmeno riusciremmo a concepire, in un altrove inimmaginabile. Dove più che risposte ci sono altre domande.

Molto più semplicemente, senza arrivare a queste vette psicospirituali praticamente senza risposta, una domanda lecita da porsi di fronte a tutto questo è: “Perché farlo?”. Ovvero. Si tratta di semplice sperimentazione, la quale potrebbe portare all’illuminazione o anche alla follia? O questa sperimentazione ha finalità pratiche? Tale ricerca, tale viaggio esperienziale dovrebbe forse servire all’essere umano per vivere sostanzialmente meglio?

Probabilmente sì, specie nel mondo inevitabilmente globalizzato di oggi. Sennò ci troveremmo di nuovo in una posizione vicina a quella di chi pratica speculazione filosofica. Un esercizio per la mente da una parte e per lo spirito dall’altra. E basta. Mentre lo sforzo enorme, il rischio psichico, la messa in discussione, la enorme spesa energetica del ricercatore, probabilmente hanno l’anelito di avvicinarsi a grandi sentimenti interpersonali, ma anche immanenti.

Detto in parole povere questo tipo di ricerca spirituale è una ricerca di felicità profonda e duratura, che però non pertiene un unico individuo. Si tratta forse di una ricerca della possibilità di salvezza personale, ma anche collettiva, di creazione di un mondo nuovo, dove si possa assaporare la vera natura della coscienza umana.

Le esperienze di stati modificati di diverso tipo, danno una percezione della realtà che si discosta enormemente dall’ordinario, questo lo sappiamo bene. Dunque la vera vita, come sostengono guru, maestri, mistici e sciamani di diversa provenienza, da millenni, sarebbe completamente diversa da ciò che sembrerebbe essere a un primo superficiale esame. Sappiamo anche questo. Persino la fisica quantistica si è avvicinata a concezioni mistiche, con un mondo fatto di una materia che sembra sempre meno solida e sempre più l’astrazione di una mente immanente ed enormemente complessa. La solidità non esiste. Esistono solo diverse densità di energia. Sakthye Sathian, solo l’energia esiste, come chiamano questo fenomeno i mistici indù.

Ma quello che intendo rilevare in questo scritto è come i ricercatori spirituali avrebbero in ultima analisi non solo un obbiettivo aleatorio di ricerca trascendentale, ma obbiettivi concreti di miglioramento profondo della qualità della vita. Una vita completamente diversa in termini non solo di percezione e di contatto con il divino, ma anche di relazioni interpersonali, di gruppo e una visione completamente diversa del lavoro, dell’abitare, del cibarsi, delle relazioni con l’ambiente naturale, in una parola, del vivere quotidiano.

Effettivamente la mia esperienza personale, relativamente lunga e approfondita, specie in Brasile, ma anche in altri paesi, mi ha portato a contatto con comunità di ricerca spirituale, psichedeliche, trascendentali, mistiche, che hanno come naturale evoluzione quello che proprio in Brasile chiamano “nuovo comunitarismo”. Non si tratta affatto di un vezzo new age dell’ultima ora, bensì di un insieme di progetti estremamente concreto che prevede abitazioni in comunità perlopiù immerse nella natura, ma non solo, inoltre progetti culturali e imprenditoriali, scambi di merci e servizi, attività diverse.

Il mio interesse nel rilevare tale situazione è dovuto al mio forte impegno sia sul fronte spirituale, sia su quello sociale e solidale. Credo che uno sia complementare dell’altro. Laddove venisse a mancare il primo la vita sarebbe, come in effetti è da duemila anni nel mondo occidentale, una festa culturale e del piacere per alcuni e francamente un inferno per altri, ambedue progressivamente sempre più aridi. Mentre il primo senza il secondo risulta invariabilmente mostrarsi una festa dell’ego, anche se vissuta sul piano spirituale, che prima o poi lascia il tempo che trova, e finirebbe per vanificare se stessa.

Il mondo sembrerebbe avere bisogno di leader spirituali capaci di dare luce agli altri, in una situazione che si presenta ogni giorno più difficile. Un vero ricercatore spirituale di oggi non me lo vedo tanto a godersi le sue visioni da solo o con pochi amici, tutto felice della propria illuminazione, nel disprezzo di un mondo al buio, sempre più alla deriva.

Un ricercatore spirituale, visionario, appassionato, profondo, ama senza riserve.

Atma Nambi, un maestro indiano che ho avuto la fortuna e la ventura di incontrare potrebbe essere uno di quelli, a mio modesto modo di vedere, che hanno la missione di dare la direzione a questo tipo di rivoluzione culturale e spirituale in essere.

È capace letteralmente, l’ho visto con i miei occhi, di prendere persone dagli ospedali psichiatrici, dai bassifondi, dalla fine che il sistema aveva inesorabilmente decretato per loro e risvegliarli alla loro Vera Natura: quella di Guerrieri di Luce.

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