Il sistema delle priorità

Samba, samba, samba....

Samba, samba, samba….

Anni fa, quando mi occupavo moltissimo di fotografia, rimasi colpito dall’affermazione di un grande reporter di guerra al quale venne chiesto quale fosse stato il segreto del suo successo, al di là, beninteso, delle sue capacità tecniche. Egli rispose: “La vita, in ultima analisi, è fatta di priorità. La mia priorità è sempre stata, fin dall’inizio, e lo è tuttora, anche quando ero al fronte, trovare i soldi del biglietto per andare al fronte nel conflitto successivo”. Punto. La sicurezza, la perentorietà, l’asciuttezza, la logica di questa asserzione le trovai estremamente interessanti. Così decisi di approfondire il tema. Cosa che ho fatto con altra logica e con l’esperienza personale.

Di fatto tutte le persone si trovano continuamente, quotidianamente, ad affrontare sfide di ogni genere, grandi e piccole, importanti e secondarie. Non è necessario andare al fronte, come soldato o come fotografo, per essere dei guerrieri. Al di là di quelle che possono essere le differenti strategie che decidiamo di impiegare per affrontare la nostra vita, trovo che quello che chiamo il “sistema delle priorità” sia una maniera interessante per cominciare a fare un po’ di chiarezza.

Sono profondamente convinto del fatto che ognuno di noi sia responsabile al cento per cento degli eventi della propria vita. Questa visione permette di liberarsi del tutto dell’archetipo della vittima. Questo archetipo, enormemente diffuso, è uno di quelli che caratterizzano fortemente, quasi certamente, la maggioranza delle persone nella nostra società. Per la persona media le difficoltà, i problemi, i disastri della propria vita, sono praticamente sempre dovuti a qualcun altro: la mamma, i genitori, la società, il governo, la mafia, i fascisti, i comunisti, i padroni, gli operai, i datori di lavoro, i dipendenti, la nonna, il vicino di casa, gli stronzi, i vegetariani, il tempo, dio, i carnivori e via dicendo. È sempre colpa di qualcun altro. È chiaro che un simile atteggiamento non possa che portare alla disfatta, ma oltretutto credo sia del tutto illogico e scorretto. Non esistono colpe, bensì responsabilità. È logico pensare che ognuno abbia responsabilità totale sulla propria vita. Oltre alla logica questa visione ci permette di avere un totale controllo sugli eventi della nostra esistenza.

Nel momento in cui riusciamo ad accettare questa visione, il che, mi rendo conto, è tutt’altro che facile e scontato, abbiamo la possibilità di cominciare a scegliere cosa fare.

A questo punto ci troviamo di fronte a delle scelte da fare in relazione a quelli che sono gli obbiettivi della nostra vita. Tali obbiettivi possono essere nostri sogni oppure cose che crediamo o sentiamo di dover fare per attendere ad alcune responsabilità, come per esempio mantenere dei figli, curare un’attività aziendale o professionale e via dicendo.

Di fatto ci troviamo di fronte a cose che vogliamo e altre che dobbiamo fare. Questa dicotomia è un passaggio delicato. I doveri che abbiamo o che riteniamo di avere derivano sempre da nostre scelte effettuate in precedenza, consciamente o inconsciamente. Se abbiamo dei figli o un’azienda siamo noi che ci siamo messi in quella situazione. Anche se l’azienda fosse stata ereditata o se un figlio derivasse da uno stupro. Quest’ultimo caso è un limite estremo, ma per ragioni sottilissime possiamo affermare che anche in questo caso si tratta di una responsabilità nostra, il che non ha nulla a che vedere, intendiamoci bene, col fatto di “essersela cercata”. Si tratta di energie sottili presenti su altri piani di esistenza che influenzano quello fisico.

In ogni caso il mio suggerimento è quello di assumersi in toto la responsabilità di ogni situazione nella quale possiamo trovarci.

Nel momento dunque in cui accettiamo ogni responsabilità sappiamo che ogni scelta futura è esclusivamente nostra, nonostante esistano fattori oggettivi esterni che possano in qualche modo influenzarla.

Le scelte che ci troviamo a fare per il futuro determineranno la nostra situazione di libertà, felicità e soddisfazione future.

Una volta consci della totale responsabilità personale possiamo scegliere. Le scelte saranno fatte sulla base della valutazione di numerosi fattori, di pro e di contro. Generalmente, anche chi si trova in questa situazione, ovvero conscio della totale responsabilità delle proprie azioni, tende a scegliere, nella nostra cultura, su basi razionali.

Qui sta il punto.

Il “sistema delle priorità” ci invita a scegliere su base istintiva ed emotiva, solo in parte influenzata da considerazioni razionali. Non è detto che sia sempre possibile farlo, ma sicuramente sarebbe auspicabile.

La scelta su base istintiva ed emotiva, stemperata da un coordinamento razionale, avviene quando riusciamo a metterci profondamente in ascolto di noi stessi, con un profondo amore personale, che non ha niente a che vedere con ego ed egoismo. Per essere capaci di farlo occorre uno sforzo nella nostra cultura, poiché secoli di condizionamenti ci hanno indotto profondamente a dare importanza a due cose inesistenti: il senso del dovere e il senso di colpa. Falsità, infatti si parla di senso e non di oggettive colpe e doveri.

Una volta fatto lo sforzo iniziale per superare tale impasse non indifferente, dobbiamo ascoltarci sinceramente e in profondità, come il fotoreporter citato in apertura, e riconoscere senza remore quello che realmente desideriamo, sogniamo e vorremmo fare e ottenere.

Per ottenere i migliori risultati, ancora una volta, entra in scena un elemento del tutto poco considerato nel nostro sistema occidentale: la meditazione. La meditazione profonda è fondamentale per sentire con chiarezza quello che il nostro spirito, la nostra natura più profonda vuole.

Quando entriamo in possesso mentalmente del vero obbiettivo che vorremmo perseguire, scevri da sensi di colpa e del dovere, il lavoro non è ancora terminato. Dovremo affrontare un altro ostacolo, il più difficile da superare: il giudizio. Quello degli altri e quello del nostro giudice interiore. Secoli di condizionamento hanno reso fortissimo questo tizio, che in realtà non è nessuno. È un’immagine inventata, un fantasma inesistente ideato per controllare meglio sia gli individui che le masse. Se riusciamo, in questo caso invece con la logica e la ragione, a eliminarlo, consci del fatto che realmente non esiste, potremo cominciare a seguire le nostre vere priorità.

Una volta realmente liberi possiamo dare ascolto ai nostri sacrosanti desideri. Ascoltiamoci bene e scartiamo quelli che anche solo per un pelo non ci soddisfano sinceramente. Nel profondo del nostro essere sappiamo benissimo cosa realmente vogliamo, fin dall’inizio. Se non abbiamo dimestichezza inizialmente possiamo anche scrivere i nostri obbiettivi, depennando via via quelli che ci sembrano meno importanti e rimanere con quello (o quei pochi) che realmente vogliamo perseguire e che realmente è per noi. Quello prioritario in assoluto.

A quel punto sapremo di combattere realmente per il nostro Principe Guerriero Bambino interiore, che merita tutto il nostro amore e tutte le nostre energie per essere giustamente soddisfatto.

Non ci saranno più lamentele, insoddisfazioni, sconfitte. Solo la nostra battaglia, il nostro amore, la nostra felicità, la nostra libertà.

Ahoooo.

 

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