La Filosofia del nostro Progetto

Cpn Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Con Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Canto e Tamburo sciamanico.

Utilizziamo diverse tecniche. Piante di potere, Meditazioni statiche e dinamiche, ma soprattutto i Canti e il Tamburo sciamanico.

Si tratta di canti e percussioni di notevole potenza che hanno lo scopo di risvegliare la forza combattiva, di unire il gruppo, di ringraziare l’universo e tutta una serie di altre funzioni volte all’armonizzazione con se stessi, con il gruppo e con l’ambiente.

Vengono curate la voce, l’intento, il ritmo, le percussioni, la postura. Possono essere performate da noi, ma anche essere insegnate e coinvolgere gruppi anche molto numerosi.

Di fatto canto e tamburo, ma anche solo canto o solo tamburo, possono modificare ampiamente e profondamente gli stati di coscienza individuali e di gruppo.

Stati modificati di coscienza

Girare per il mondo mi ha fatto uscire totalmente dall’idea che esista una normalità standard alla quale fare riferimento. Sembra scontato, ma non lo è affatto. Ne parlo anche nel mio libro “Il Mistero della Libertà”. La maggior parte delle persone crede di vivere nella “norma” e che il resto sia bizzarro o esotico. Ci siamo noi e poi l’Africa, i negri, le terre lontane, i tossici, gli artisti, gli strani, e tutta una quantità di cose e persone che fanno parte di un altro mondo.

Inutile dire che questa cosa è un cancro per la mente.

La maggior parte non riesce a vivere bene poiché non ha affatto a che fare con il mondo. Ha a che fare con un ristrettissimo set costruito a sua immagine e somiglianza in modo che ogni individuo non debba sopportare stress elevati. Visto che deve già sopportare il lavoro, le tasse, il governo di inetti e una vita piatta oltre ogni dire.

Poi ci sono quelli che hanno a che fare con un mondo più ampio e allora vanno fuori di testa, si esprimono artisticamente, cercano una via spirituale, sperimentano cose strane e via dicendo.

Per me aver a che fare con mondi diversi è una manna per mantenere sveglia la mente e illuminare sempre maggiori aree dell’esistenza. Il prezzo è alto. Per esempio aver a che fare tutti i giorni con della gente di comunità povere che gira armata e spesso è fuori di testa crea uno stress enorme. D’altra parte essere costretti a gestire questo stress mette in condizioni di accedere, con la meditazione, a risorse personali che nemmeno si immaginavano.

Ti rendi conto a un certo punto della vita, che molte cose, quasi tutte, sono dipendenti dalla coscienza, è tutto solo coscienza, e il tuo stato di coscienza è solo tuo e non è affatto detto che collimi con quello di un altro. Se poi pensiamo che nell’arco di una giornata abbiamo a che fare con decine di individui ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte a decine di stati di coscienza diversi. Molti sembrano tranquilli, ma in realtà magari sono solo controllati o addirittura repressi, altri potrebbero essere fatti di coca, altri rosi dalla rabbia nascosta, altri ancora invece potrebbero essere sprofondati in uno stato di amore indicibile e noi potremmo non accorgercene. In generale il livello di coscienza è bassissimo e la maggior parte è portatore di energie estremamente basse.

Talvolta la situazione precipita e si assiste a scontri sporadici, altre volte l’energia sporca accumulata è così enorme da buttare nella prostrazione un’intera popolazione che per non autodistruggersi deve cercare il conflitto con un’altra popolazione vicina.

Viviamo su una polveriera. Che d’altra parte potrebbe rivelarsi una miniera d’oro semplicemente facendo salire il livello energetico. Cosa tutt’altro che facile, ma di fatto l’unica soluzione. Ed è per questo che yogi, sciamani e maestri fanno questo. Poiché l’unica vera soluzione è l’elevazione della coscienza su piani d’amore.

 

Filosofia del progetto

Al di là degli aspetti tecnici, dell’utilizzo del tamburo e di altri supporti comunicativi, ciò che è importante è in realtà l’aspetto etico-filosofico della proposta.

Io sono un individuo intuitivo, sensitivo, esperienziale, improvvisatore. Nel corso dei decenni ho acquisito diverse tecniche in diversi settori, ma ho sempre agito sulla base dell’istinto del sentire.

Proprio per tale ragione le culture indigene mi hanno particolarmente coinvolto. Ciò che è importante delle culture ancestrali, pur essendovi una buona dose di tecnica, è in realtà il cuore. La comunicazione indigena è irrazionale, metaforica, istintiva, simbolica, circolare, aperta.

Le cose importanti per le culture naturali sono gli sguardi, gli abbracci, il sentire a livello di pelle e di sensazioni corporee.

E proprio qui sta il punto. La cultura occidentale odierna (anche se il processo è iniziato duemila anni fa ed è stato potenziato da Cartesio e dall’illuminismo) è un coacervo di tecnica, razionalità, potere, freddezza, competizione.

Per dirla proprio fuori dai denti non mi interessa nemmeno più e francamente non credo possa sopravvivere a lungo. L’occidente è sommerso da macchine, da tecniche, da specializzazioni, da parole, parole, parole e ancora parole.

L’unica maniera per uscirne è la strada del cuore. Esattamente come quella del Sacro Cuore che Gesù tiene in mano in alcune raffigurazioni. Portare fuori il cuore, questa è l’unica via, il resto è fuffa. Sono molto più vicini a questa concezione gli indios che non i cattolici occidentali.

Siamo a una svolta epocale. Il mondo sta cambiando radicalmente, e mentre da una parte siamo totalmente al buio, dall’altra arriva la luce. Sono luci che giungono dall’oriente, dai deserti e dalle foreste. Le popolazioni indigene hanno resistito secoli per ragioni precise. Oggi è giunto il momento della resa dei conti. Così non si può andare avanti.

Per fortuna sta avvenendo in molte parti del mondo proprio questo. Popoli tecnologici e delle foreste si stanno avvicinando e questo porterà a una nuova era, dove emisfero destro ed emisfero sinistro saranno in equilibrio. Insieme siamo invincibili. Ne parlano numerose profezie, tutte convergenti.

Quello che intendiamo trasmettere con il nostro progetto è la visione ancestrale profonda che vede il mondo come un’opera d’arte divina, infinita e circolare, piena di significato, anche se incomprensibile per una mente umana. Un mondo condiviso dove l’energia del singolo si moltiplica in quella del gruppo, e viene potenziata dall’aiuto degli elementi naturali, degli animali, della natura, delle stelle, del sole e della luna, della terra.

Tale trasmissione non può che avvenire da cuore a cuore, da anima ad anima, con sguardi, suoni, odori, sensazioni. Non è necessaria alcuna tecnica particolare, solo l’amore, così come le usanze ancestrali di sedere in gruppo, in circolo, di onorare gli antenati, di ringraziare la terra, le madri, le piante, l’intero universo.

Trasmettere tutto questo è il lavoro che ci prefiggiamo di fare. Siamo grati a quanto ci hanno trasmesso maestri indiani e sciamani indigeni in anni di convivenza e collaborazione.

Le tecniche sono solo espedienti. Diventare vasi vuoti, canali vuoti, attraverso cui far fluire l’energia dei maestri, è la strada.

 

Sincretismo psico-spirituale

La nostra scelta istintiva di operare sia su noi stessi che su altre persone con tecniche provenienti da diverse culture e tradizioni deriva da un’inclinazione personale alla curiosità e al desiderio di esplorazione, legate alla passione per il viaggio.

La ricerca spirituale è essa stessa un viaggio sia interiore che esteriore, poiché prevede una discesa nell’anima e nello spirito, ma anche un’esplorazione di luoghi, gruppi, esperienze.

Ma tale inclinazione al sincretismo ha anche una base pratica e razionale. L’uomo occidentale di oggi, trovandosi al termine di un ciclo socioculturale nel quale ha avuto contatti con innumerevoli culture diverse e trovandosi anche di fronte a un futuro nel quale la cultura sarà planetaria, può trarre beneficio concreto dall’utilizzo di diverse tradizioni e tecnologie spirituali.

Nel nostro complesso corpo, mente, emozioni, anima, spirito è registrata la memoria di diversi modi di essere. Siamo tecnologici e intellettuali, spirituali e animici, emozionali e razionali, e non è che il cervello rettiliano non esista più nelle nostre profondità. Nemmeno il cervello da primate e la corteccia da uomo paleolitico sono scomparsi.

Mentre da una parte ci stiamo rivolgendo alle stelle, dall’altra ci rivolgiamo alla terra. Per tali ragioni l’istinto a utilizzare il tamburo, che scatena forze ctonie ed energie primitive, insieme a forme di meditazione più eteriche, che fanno uso dell’aria con la respirazione, ci sembra abbia una motivazione precisa. Ci permette di sviluppare sia le forze provenienti dal basso che quelle provenienti dall’alto. Il tamburo lavora con gli elementi terra e fuoco e con gli animali, le piante, gli elementi naturali visibili, la forza della foresta e contribuisce a mettere radici. Le meditazioni, perlopiù orientali e dinamiche, lavorano sugli elementi aria e acqua e sul complesso corpo-spirito-ghiandole collegandolo a energie provenienti dall’alto ed elevando le energie presenti nel corpo verso l’alto.

L’insieme di queste procedure entrambe sacre e naturali, abbiamo sperimentato che contribuisce a uno sviluppo armonico di corpo, mente, spirito, emozioni, e delle relazioni sia con elementi concreti della vita quotidiana sia con elementi del mondo invisibile altrettanto importanti.

Ambedue le pratiche sono legate al ritmo e alla ciclicità, ambedue scatenano forse sopite.

Di fatto sono due strumenti complementari per un viaggio attraverso diversi stati di coscienza, dove si ha la possibilità di vedere cose diverse, ma anche di curare ed essere curati, senza necessariamente capire razionalmente cosa stia accadendo.

Il tamburo, tra le altre cose, è considerato dagli sciamani un cavallo per esplorare altri mondi, il respiro e la meditazione sono per gli orientali il contatto con l’anima. Sono strumenti per la liberazione, strumenti utili per accedere al mondo di libertà che abbiamo il diritto di vivere.

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