Il cerchio di uomini e donne

tamburi

Risiedo in Brasile con la mia compagna da oltre dieci anni. Lavoro con la sua Ong Para Ti, impegnata nel sostegno ai bambini delle favelas da 15 anni. Sono stato in Brasile per la prima volta 25 anni fa e mi interesso di spiritualità e sciamanismo da 40 anni.

Ho una vocazione per il volontariato, la solidarietà e la ricerca spirituale.

Vivendo in Brasile posso avere il privilegio, per chi è interessato a questi temi, di poter accedere a informazioni, pratiche ed esperienze di prima mano con il mondo tribale e sciamanico. A Rio de Janeiro inoltre, dove mi trovo per la maggior parte dell’anno è presente un vero e proprio affollamento di credo spirituali di ogni genere. Cattolici, evangelici, Umbanda, Candomblé, Tantrismo, Yoga, Taoismo e molti altri. C’è letteralmente di tutto, con tutti i sincretismi possibili immaginabili.

In alcune camere del nostro spazio Guesthouse ospitiamo per diversi mesi l’anno migranti indios di diverse tribù, provenienti da Amazzonia, Minas, Pernambuco. Come Huni Kuin, Yawanawà, Fulni-o, Krenak e altre, talvolta anche provenienti dall’estero, da paesi come Perù e Messico. Si muovono dai loro villaggi per trovare lavoro vendendo artigianato e diffondendo le loro tradizioni. Per noi è un’esperienza straordinaria. Nel corso degli anni ho appreso tecniche, canti, musiche, tradizioni native. Ma soprattutto una: vivere in cerchio.

Per gli indios è circolare la vita, lo sono gli astri, lo è il susseguirsi delle stagioni, lo sono la terra e l’universo. Per gli indios il cerchio è sacro. Talmente sacro che sono circolari i loro villaggi così come sono circolari i loro consessi e le loro riunioni, specie quelle intorno al fuoco.

Stare insieme in cerchio significa essere tutti uguali, significa avere i cuori tutti alla stessa altezza. Esistono dei capi materiali e spirituali, ma il cerchio sancisce l’unità e l’equilibrio del gruppo. È una tradizione antichissima, presente da millenni in tutte le tradizioni tribali. Ma esistono altri cerchi. Uno è quello del tamburo, altro elemento fondamentale nella comunicazione sacra indigena, l’altro è quello dei sonagli, le maracas. Questi due ultimi elementi servono a scandire il tempo nelle canzoni profondamente sacre, rivolte all’universo e al Grande Spirito.

Questo tipo di filosofia esperienziale l’ho fatta mia. O per meglio dire l’abbiamo fatta nostra, io, la mia compagna, i nostri numerosi amici coinvolti nel sostegno e nello scambio con gli indigeni. Facciamo parte di un gruppo denominato Guardiani Huni Kuin, già Guardiani della Foresta.

In realtà il tamburo pertiene maggiormente alle tribù nordamericane e allo sciamanesimo asiatico. Ho appreso molti canti e tecniche con un maestro d’eccezione, Carlos Sauer, brasiliano di Rio de Janeiro, ma che ha vissuto per trenta anni in Arizona e California, nelle foreste e nei deserti, insieme a tribù Cheyenne. Carlos Sauer è diventato sciamano a sua volta, poiché anche lui discendente da un lignaggio di medium e sensitivi, in parte di origine europea, da numerose generazioni. È stato inoltre allievo del centro spirituale californiano Esalen e del grande Michael Harner, uno dei primi antropologi-sciamani della storia e molto amico di Carlos Castaneda.

Personalmente, appassionato di sciamanesimo e spiritualità quale sono, fin da piccolo, giuro che non avrei mai e poi mai pensato di arrivare a questo punto. Ovvero apprendere tecniche sciamaniche dalla fonte, imparare a usare erbe e piante, a curare le persone con il canto, il tamburo e l’amore.

Oggi la mia attività si svolge soprattutto a Rio de Janeiro, nella nostra Ong Para Ti (www.parationg.org) dove abbiamo un centro doposcuola con decine di bambini di comunità povere, una Guesthouse per ospiti dove facciamo turismo solidale per mantenere il progetto e uno spazio olistico, dove si svolgono numerose attività di cura, spiritualità e cultura (www.spiritualrio.com). Qui ospitiamo gente proveniente letteralmente da tutto il mondo, sia maestri che pubblico.

Suonare il tamburo e cantare i canti sacri di Cheyenne, Ogibwa, Lakota, Yawanawà, Fulni-o per me è un onore e mi è entrato nella pelle e nelle viscere come se lo avessi sempre fatto, fin da vite precedenti.

Due volte l’anno vengo in Italia, quasi sempre accompagnato da Lidia, la mia compagna e spessissimo portando con noi sciamani, maestri di tamburo e canto e anche maestri indiani di meditazione e filosofia orientale.

Con questi maestri, ma anche da solo, tengo workshop esperienziali, cerimonie e incontri sia in Italia che in Brasile.

Il mio obbiettivo è la cura collettiva, con il tamburo, il canto, la meditazione, la respirazione, lo stare in cerchio.

Voglio riportare tra gli uomini e tra le donne, anche in Europa, specie nel mio paese, la capacità di stare insieme senza tecnologia, senza altro motivo che comunicare da cuore a cuore, da sguardo a sguardo, da essere umano a essere umano, in cerchio, tutti uguali. Per ricostruire quello che aravamo sempre stati fin dall’inizio: Comunità di anime, di spiriti.

In un incontro dove tre, quattro, dieci, cento persone si incontrano in cerchio, i cuori sono tutti alla stessa altezza e possono connettersi. Tutti hanno il diritto di parlare e di esseri ascoltati, sacralmente, con la pratica del “bastone della parola” che viene passato da uno all’altro. Chi in un determinato momento ha il bastone in mano acquisisce il diritto di essere ascoltato da tutti gli altri in sacro silenzio e assoluto rispetto.

I canti e il tamburo addensano potente energia, uniscono il gruppo e modificano lo stato di coscienza. Respirazione e meditazione portano in profondità. Le danze in cerchio, con o senza la presenza del fuoco, liberano, così come le risate. Ringraziare la Madre Terra, il Fuoco, gli astri e tutti gli altri elementi da equilibrio e senso del sacro. L’amore reciproco è cura. Un incontro può durare due ore, ma anche tutta la notte.

Il potere dell’unione, del tamburo, del canto e della danza sono immensi, sono archetipici. Insieme alle pratiche di solidarietà diventano addirittura dirompenti e rivoluzionari. Le popolazioni sciamaniche si curano da millenni così.

Io mi sono curato così. La guarigione dello spirito, per una persona, come per gruppi e comunità intere, è possibile.

Per organizzare cerimonie, incontri, cerchi di cura e cerchi del fuoco scrivetemi.

Info e approfondimenti: mauro.villone@libero.it

Wapp: 00393487299033

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