La Guarigione del Tutto-Nulla

Cristo di San Juan de la Cruz - Salvador Dalì
Cristo di San Juan de la Cruz – Salvador Dalì

La malattia è già in se stessa cura. Il sopraggiungere di una malattia, manifesta nel corpo, è già manifestazione di cura di un processo precedente, invisibile, probabilmente già avvenuto da tempo negli altri corpi sottili, invisibili alla scienza, i quali si trovano intorno e all’interno del corpo fisico. Perché questo accada ci è del tutto misterioso, ma di fatto avviene.

La vera guarigione è la reazione dell’organismo a tale sollecitazione.

I vaccini primordiali, come per esempio l’antipolio di Sabin, erano del tutto naturali, si chiamano vaccini proprio poiché erano estratti dal siero dei bovini. Tali vaccini aiutavano realmente gli organismi a dare una risposta immunitaria, poiché davano ulteriore stimolo a un organismo nel reagire autonomamente.

I vaccini di oggi invece sono cocktail di sostanze che hanno pochissimo di naturale e provengono da processi industriali e di laboratorio totalmente snaturati, i quali probabilmente derivano anche da situazioni, come feti e cadaveri, impregnati di sofferenza.

È come paragonare il cibo spazzatura trovato su uno scaffale di supermercato a un cespo di insalata raccolto alla rugiada del mattino in un orto di duemila anni fa.

Oltre ai vaccini primordiali e a sostanze chimiche naturali come erbe e piante le vere cure per l’organismo dovrebbero essere altri stimoli di carattere fisico, come il movimento e la respirazione, di tipo spirituale, come l’amore attraverso la presenza e l’imposizione delle mani e di tipo culturale come l’arte. L’arte cura, anche a distanza.

I veri artisti che producono opere che scaturiscono dall’emozione, dall’amore e dalla capacità espressiva coadiuvata dalla tecnica, sono curanderos. Gli stessi sciamani sono spesso attori istrionici di teatro catartico di strada, oppure cantanti o danzatori. Un teatrante è anche un medico dell’anima che può curare producendo emozioni anche fortissime. Un pezzo teatrale o una sequenza cinematografica possono scatenare emozioni fortissime che spesso portano al pianto e ad altre reazioni che liberano blocchi dell’organismo, della mente e dello spirito.

Lo stesso vale per altre forme di arte visuale. Addirittura grandi artisti visuali possono curare a distanza un individuo o l’intera umanità. Per citare solo un paio di esempi, Picasso con Guernica crea una catarsi per l’umanità intera, mentre Andy Warhol, con le sue sequenze visive di Campbell Soup, Elvis e Marilyn parla anch’egli a tutti in maniera accattivante e attrattiva per la vista, dicendo, “occhio, che se non fate attenzione diventate così”, ovvero sequenze di cose tutte uguali.

La sindrome di Stendhal è un esempio del genere, ma focalizzato sull’individuo. Essere talmente rapito da un’opera d’arte da venire coinvolto, anche a distanza di anni o addirittura secoli, nell’energia dell’artista, fino a sentirsi male. A me personalmente è accaduto molti anni fa a Figueras, in Spagna, nella casa-museo di Salvador Dalì. Dopo tutto il giro all’interno della struttura, tra opere straordinarie e di enorme stimolo creativo mi trovai, in una stanza, di fronte a un angolo della stessa, che era stato coperto dall’artista con un pannello, posto obliquamente tra le due pareti, che aveva un foro minuscolo ad altezza d’uomo, il quale invitava a guardarci dentro, poiché si capiva che dietro si trovava una luce. Guardai nel foro e a quel punto venni colpito quasi istantaneamente dalla cosiddetta Sindrome di Stendhal. Mi sentii malissimo e al contempo profondamente commosso. La luce proveniva da un punto minuscolo collocato alla giunzione tra le due pareti e illuminava lo spazio tra esse e il pannello, interamente dipinto di un azzurro intensissimo e fosforescente. Dovessi realizzare cosa mi colpì, direi la mirabile, fantasmagorica, straordinaria, illuminante concezione e rappresentazione di uno “spazio di luce”, presente in quel momento in quell’opera, quale simbolo di uno spazio di luce eterno e immutabile presente ovunque per sempre in ogni angolo del cosmo. Ma in realtà non saprei dire cosa mi accadde. So solo che rimasi profondamente commosso, e sconvolto, con un forte senso di nausea e dovetti uscire da quell’antica abitazione sconvolgente per rimanere alcune decine di minuti nella strada antistante in meditazione profonda. L’effetto curativo di quell’opera sulla mia psiche è presente in me ancora oggi, nonostante essa non ci sia nemmeno più, poiché in una seconda visita molti anni dopo non la trovai più. Sono grato a Dalì per questa cura a distanza.

Le opere d’arte curano senza alcun dubbio. Così come i vaccini di un tempo.

Ho forti dubbi invece su certa arte dozzinale di oggi, nata da masturbazioni intellettuali e non da emozioni, così come ho forti dubbi sulla bontà degli odierni vaccini. Si tratta di vaccini prodotti meccanicamente, esattamente come i virus che ci colpiscono. Oserei dire che non sono più sane nemmeno le malattie. Non sono più naturali. Vengono letteralmente fabbricate in laboratorio, mettendo insieme pezzi di Dna manipolato esattamente come vengono manipolati atomi e particelle per produrre energia atomica deleteria e distruttiva. Energia atomica ben diversa da quella naturale prodotta nei normali processi di trasformazione delle stelle, esattamente come è diversa la manipolazione di Dna in laboratorio da quella naturale dei virus e dei batteri primordiali, che hanno dato origine alla vita organica.

La vera cura di oggi per ogni individuo e per tutta l’umanità è in realtà l’uscita da questi meccanismo ormai pervertiti, vittime anch’essi del sistema finanziario e di potere.

Tale uscita può essere immediata sia per un individuo che per un’intera collettività, con la semplice armonizzazione creata da una profonda presa di coscienza della reale natura magico-spirituale di noi stessi e dell’intero cosmo che non sono altro che due facce della stessa medaglia, due facce dello stesso poliedro cristallino.

Come si fa a realizzare questo? Incredibilmente è molto semplice. Non richiede investimenti finanziari né chissà quali risorse materiali, bensì solo respirazione regolare, posture armoniche del corpo e della mente e silenzio. Lo stesso silenzio delle profondità dell’universo, la sua stessa respirazione regolare eterna, le sue stesse forme armoniche presenti dall’infinito passato.

Ma è necessario anche passare attraverso la sofferenza. Per questo la malattia fa parte della guarigione, così come la morte fa parte della vita. Per arrivare al Paradiso è necessario passare dall’Inferno e l’uno non può esistere senza l’altro. Sempre per la stessa ragione medicine sacre ancestrali, come per esempio l’Ayahuasca, le quali producono guarigione profonda, nella prima fase del viaggio di cura portano a un malessere profondo, quasi sempre al vomito catartico, che permette di liberarsi del germe maligno, per poi condurre a visioni celestiali.

La cura primordiale è il non-fare, l’armonizzarsi con quello che c’è e che c’era, ciò che c’è sempre stato, prima di essere sommerso da tonnellate di macerie e rifiuti.

L’origine, la fonte originale, inimmaginabile, eterna del tutto, che sempre è stata, è e sarà per tutta l’eternità. Il Tutto-Nulla delle regioni dell’insondabile.

Ahoo Metakoye Oyasin. Haux Haux.