La sopravvivenza e la libertà dell’umanità nella riconnessione con la natura e gli ancestrali.

(Tutte le foto sono dell’autore, tranne il ritratto dello stesso che è di Lidia Urani – @maurovillone)

La fase che stiamo attraversando da alcuni mesi non è che il coronamento di un processo in atto da secoli. L’impedimento nella respirazione è l’ultimo atto di un progressivo distacco dalla natura, operato perlopiù sulle fasce di popolazione costrette a vivere in aree urbane e metropolitane.

L’uomo in natura viveva, e in alcune aree del pianeta vive ancora, a stretto contatto con la terra, le piante, gli animali, in condizioni ottimali per osservare il cielo e gli astri, consapevole delle fasi della giornata e delle fasi lunari, in continua osmosi con i quattro elementi, l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.

Il progressivo addensarsi di gruppi umani inizialmente in borghi e poi in agglomerati urbani, li ha progressivamente e silenziosamente allontanati dagli elementi naturali. Questo processo è sempre stato considerato dai più come qualcosa di assolutamente normale o forse inevitabile o addirittura auspicabile. Questo perché la creazione della cultura borghese, ovvero relativa ai borghi, e poi urbana e metropolitana è sempre stata considerata addirittura un sensibile miglioramento della condizione umana. Più comodità, più servizi, più possibilità di interazione, più opportunità di scambio e di commercio. Tutto questo peraltro non solo è senza dubbio vero, ma occorre anche ammettere che le città e le metropoli hanno un fascino indubitabile, spesso anche straordinario. Città come Roma, Londra, Parigi, Rio de Janeiro, soprattutto nelle loro cosiddette aree storiche sono bellissime e ricche di fascino e hanno vissuto, creato e modellato la storia dell’umanità.

Le città, diciamolo pure, sono spesso meravigliose, anche se la situazione cambia radicalmente se ci soffermiamo ad osservare le più recenti periferie, cresciute senza capo né coda e senza nessuna attenzione architettonica ed estetica.

Ma il punto è che quello che è considerato un naturale processo evolutivo di gruppi umani ha un rovescio della medaglia. Ovvero sradica le persone da quello che in realtà sarebbe il loro habitat naturale e le costringe a una sorta di anomalia evolutiva, molto più veloce dei lenti processi evolutivi che si verificano in natura.

Per secoli la storia è andata avanti, anche usando violenza nei confronti di chi non voleva adattarsi alla situazione. Ed è andata avanti senza che la maggioranza si rendesse conto veramente di cosa stava accadendo. Pensava allo sviluppo, a una normale evoluzione, o semplicemente che fosse così poiché così doveva essere.

Le prime avvisaglie che qualcosa non andava si presentarono nel XIX secolo. Già allora, epoca di esplorazioni e scoperte, si presentava il desiderio di allargare gli orizzonti, di spaziare, di tornare alla natura.  Uscirono in quell’epoca romanzi come Robinson Crusoe, di Daniel Defoe, e altri sulla stessa linea, che raccontavano dell’amore per la natura selvaggia. Già allora nasceva questo tipo di mitologia moderna. L’uomo contemporaneo, magari colto e di buona famiglia, che lasciava tutto per tornare alle origini.

Naturalmente era letteratura, fantasia. Figuriamoci. La “normalità” era anche a quei tempi vivere in città, avere un lavoro decoroso e comportarsi bene.

indio, rio de janeiro

Nello stesso periodo e poi ancora di più nel corso del 900 iniziarono i primi esperimenti pesanti di ingegneria sociale, con spostamenti di grandi masse di popolazione, deportazioni, progetti di dominio e controllo sociale. La follia stava arrivando alla sua apoteosi. E proprio allora si cominciò a concepire l’idea che la migliore schiavitù e il miglior controllo si potevano avere quando gli schiavi controllati stessi non solo non si rendessero conto di esserlo, ma addirittura difendessero il sistema stesso nel quale erano prigionieri.

Negli ultimi decenni del XX secolo e nei primissimi di questo secolo per alcune fasce di popolazione le cose sembrava andassero abbastanza bene. Boom economici seguiti da crisi in sequenze sempre più strette erano la norma, prevista anche dagli economisti. Ma si sapeva benissimo che non avrebbe potuto durare. Lo sapevano i manipolatori, ma lo sapevano anche i ricercatori autonomi e le poche menti risvegliate. In mezzo una massa di inetti addormentati che pensava solo al cinema, alla pizza, al fine settimana, alla casa al mare, all’automobile, alla partita e alla discoteca.

Oggi questi inetti addormentati da una parte continuano a difendere il sistema, dall’altra si ritrovano ad essere indignati e a sperare che presto si torni alla “normalità”. Una normalità che è inutile dire che non è mai esistita, con 80 milioni di morti l’anno per fame sul pianeta. 1 miliardo di persone a rischio morte per fame, guerre, povertà, dittature, rincoglionimento generale. Senza contare 1 milione e seicentomila morti per tubercolosi all’anno, altri morti a milioni per malaria e altri virus e batteri di varia natura in giro per il mondo. Ma non solo. 1 milione di scomparsi ogni anno tra USA e Brasile, 50.000 bambini stuprati e uccisi ogni anno in Brasile, sfruttamento minorile, schiavitù e dittatura in Cina. L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito. L’essenziale è prendere coscienza del fatto che a qualsiasi essere sano di mente che arrivasse da qualche altro pianeta, sembrerebbe di essere giunto all’inferno. Di normalità non c’è quasi ombra.

Mauro14

Ma il punto che voglio sottolineare è il seguente.

Si è spesso pensato, e si pensa tuttora che cambiare le istituzioni fosse possibile, che fosse possibile anche cambiare le persone, che si potesse migliorare il mondo. Nessuno dice di no. Il problema è che tentare di farlo con i miserabili mezzi di cui dispone l’uomo occidentale oggi, è letteralmente impossibile. Per la semplice ragione che l’uomo urbanizzato occidentale odierno è un coacervo di ego, visione limitata, egoismo, ignoranza, mancanza di capacità di rischiare, mancanza di spina dorsale, incoscienza, dipendenze di ogni tipo, idee distorte, paura e chi più ne ha più ne metta.

Credo francamente sia letteralmente impossibile uscire dalla situazione in cui ci si trova ora nella società occidentale urbanizzata con i mezzi a disposizione internamente. Occorre rivolgersi altrove.

Questo non significa affatto che le singole persone del mondo occidentale non abbiano in se stesse le risorse per cambiare e per affrontare una qualsiasi situazione. Significa semplicemente che, nel corso dei secoli, sono state progressivamente private dei mezzi per poter attingere alle proprie risorse interiori. Tali risorse interiori sono enormi e pertengono a qualsiasi essere vivente, biologico e non, a maggior ragione a ogni essere umano. Occorre però riattivarle. Vediamo come.

Già nel corso del XIX secolo, come abbiamo visto, serpeggiava nella società occidentale l’interesse per la natura e anche per altre culture. Il Regno Unito, potenza coloniale per eccellenza, era presente in ogni dove sul pianeta. E furono proprio loro i primi a importare in Europa le dottrine orientali, legate allo Yoga e ai Veda, trattati di filosofia e spiritualità antichissimi.

Il processo di avvicinamento a queste antiche culture orientali continuò poi per tutto il 900 e vi si aggiunse l’interesse per lo sciamanismo siberiano, e poi il Messico, l’Amazzonia, gli indiani nordamericani. Lo yoga e lo sciamanesimo sono diventati così argomenti conosciuti in occidente.

Ma al di là dell’indubbio interesse culturale e folcloristico la realtà dei fatti, come sappiamo oggi, è che queste antiche culture sono portatrici di conoscenze straordinarie e profondissime sul piano spirituale, ma anche su quello medico, erboristico, degli stati di coscienza. In sintesi oggi sappiamo che le conoscenze antiche e native di tutto il pianeta, purtroppo in buona parte perdute, sono ricchissime, molto profonde e su certi temi in grado di arrivare ben oltre a dove si fermano la cultura e la scienza occidentali.

 

Aldeia Huni Kuin Novo Segredo, Alto Rio Jordao, Acre-Amazzonia
Aldeia Huni Kuin Novo Segredo, Alto Rio Jordao, Acre-Amazzonia

Sul piano pratico tutto questo ha un significato preciso. Ovvero non si tratta di sperare o immaginare che lo yoga e lo sciamanesimo possano aiutare un po’ alcune persone che ne hanno inclinazione, a stare meglio. Si tratta invece di comprendere che in questo tipo di sapienza sono contenuti gli insegnamenti che spiegano all’uomo come relazionarsi correttamente con se stesso, con gli altri e con l’intero creato.

È il pensiero che crea la materia e non viceversa. Non è il cervello che produce il pensiero, bensì è il pensiero che crea il cervello per relazionarsi con il mondo biologico e della materia. La materia si addensa affinché la mente possa sperimentarla. Questo avviene poiché questo tipo di esperienza è funzionale al cammino evolutivo dello spirito.

L’essere umano non è un essere avulso dalla natura e che possa pretendere di dominarla, come pretendono di fare la scienza e le multinazionali.

L’uomo È natura.

Non solo la sopravvivenza dell’uomo è subordinata alla sua comprensione di essere natura, ma anche alla sua capacità di armonizzarsi con essa. Riconsiderare antichissime conoscenze come lo sciamanesimo e i Veda non è un esercizio interessante per chi voglia fare qualcosa di diverso e magari migliorare un po’ la qualità della propria vita, bensì è la strada maestra per rinnovare completamente il rapporto con la terra, con se stessi e con gli altri esseri umani.

Nessuno deve per forza diventare sciamano o esperto di yoga. Ma è necessario che più persone possibili capiscano come sia importante per la propria sopravvivenza e, ancora meglio, per la propria evoluzione, cambiare il rapporto con la natura.

Riattivarlo.

È necessario ridiventare coscienti, come lo erano gli ancestrali, del sole, della luna, delle stelle, delle stagioni, dell’intelligenza degli animali e delle piante, della terra, del fuoco, dell’acqua, dell’aria. Di tutte le minuzie presenti nella natura e in ogni dove in ogni istante.

L’attuale situazione apparentemente incomprensibile, che mette uno contro l’altro, in una demenziale lotta tra notizie e opinioni contrastanti e, spesso, diametralmente opposte, nella quale i diritti fondamentali sono violati, mettendo in discussione francamente il senso stesso della vita che stiamo conducendo, è in realtà la naturale conseguenza di un processo secolare. Ma c’è un aspetto molto positivo: siamo arrivati al fondo. Così non si può più vivere e non possono farlo nemmeno i demenziali pseudo-leader che pretenderebbero di affrontare la situazione con il controllo e i vaccini.

È diventato imprescindibile, che piaccia o meno, cambiare paradigmi, mutare direzione, cambiare dimensione.

Per fortuna le culture native e orientali, per quanto gravemente compromesse, non sono affatto morte, anzi hanno ancora parecchia vitalità e una montagna di suggerimenti da dare. Ma soprattutto una gigantesca energia fresca e pulita da trasferire.

Soprattutto sono in grado di padroneggiare l’accesso a stati modificati di coscienza. Possono aprire le porte della percezione per dare adito al mondo invisibile, che rappresenta la quasi totalità della vera esistenza, essendo il visibile, quello che tutti considerano la “realtà”, nient’altro che una minima parte del tutto. Sciamani, veggenti e yogi sono capaci di viaggiare nei mondi dell’altrove e dell’aldilà, dove realmente dimorano le nostre emozioni, le nostre motivazioni, i nostri sentimenti, tutto quello per cui siamo venuti al mondo e per cui vale veramente la pena vivere.

Ebbene sì amici, forse a qualcuno non farà piacere, ma saranno i nativi e gli ancestrali a salvare il mondo. Saranno quelli che fino a pochi decenni fa chiamavate selvaggi. Sono sapienti delle foreste, dei deserti e delle montagne, dei boschi e delle praterie.

I movimenti culturali e spirituali che vedono unirsi esseri umani occidentali, nativi e orientali hanno già alcuni decenni, e sono attualmente in crescita.

I nativi possono trasmettere vere e proprie metodologie (non amo chiamarle tecniche) che servono a creare una profonda connessione con l’universo, servono a vivere realmente la vita nel modo corretto.

L’umanità si trova a un bivio cruciale, nel quale è in gioco il suo futuro. La capacità di mettersi profondamente in discussione, comprendendo che la vera natura dell’universo non è affatto competitiva, bensì armonica e cooperativa, sarà la chiave non solo della sopravvivenza, ma anche dello sviluppo della Nuova Umanità.

Vogliamo vivere una vita che valga la pena veramente e non essere automi controllati e telecomandati che si accontentano di sopravvivere nel corpo.

Vogliamo vivere a fondo la nostra vera missione e comprendere davvero il motivo per cui siamo qui. Siamo viaggiatori nell’infinito, vortici di energia che possono vivere per sempre, comprendendo che la vera natura e la fonte dell’intero universo è l’amore.