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La concezione mitica dell’esistenza

La concezione mitica dell’esistenza

 

  1. Il Punto di Vista

La concezione dell’esistenza è un fatto soggettivo, ma che non può prescindere da osservazioni oggettive. Ovvero, è possibile avere un’opinione personale di come sia la realtà della vita, ma questa opinione può formarsi solo dopo aver vissuto esperienze e osservato fatti.

I punti di vista sono innumerevoli, miliardi e miliardi. Addirittura la stessa persona può avere punti di vista differenti nel tempo e nello spazio a seconda delle circostanze.

Esistono però correnti di pensiero, le quali, con buona approssimazione, possono radunare concetti che vengono condivisi da un certo numero di persone.

Nel corso della storia si sono formate numerose correnti, perlopiù ascrivibili a una scuola filosofica piuttosto che un’altra.

Quello che a noi interessa in questa sede sono due punti di vista specifici. La concezione meccaniscistica della vita e quella spiritualista.

La prima vede la vita e di conseguenza l’essere umano come una macchina. Qualcosa che può essere programmata, studiata, sezionata, suddivisa, riparata, modificata. Una cosa che ha un inizio, un percorso e una fine nel mondo materiale visibile e analizzabile.

La seconda vede l’essere umano e la vita in genere come un qualcosa di estremamente articolato, che esiste e opera sia nel visibile che nell’invisibile, costituito da diversi livelli energetici, dei quali il mondo fisico e materiale è solo uno. In una continua trasformazione senza inizio né fine.

Ambedue sono concezioni sperimentabili. Ma i materialisti, scientisti e riduzionisti, che credono nella prima ipotesi negano la possibilità che possa esistere la seconda. Mentre chi crede nella seconda ipotesi non nega affatto la prima e crede che la scienza abbia eccome la propria validità, anche se solo fino a un certo punto.

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Gli spiritualisti, attraverso una quantità enorme di tecniche possono sperimentare diversi stati di coscienza e diverse realtà invisibili sul piano fisico. Naturalmente gli scientisti spiegano che tali esperienze siano riconducibili a tutta una serie di connessioni nervose e di flussi biochimici. Mentre gli spiritualisti ritengono che tali esperienze trascendano la materia e che il sistema nervoso e fisico non sia altro che il terminale, per l’appunto fisico e inoltre temporaneo, di esseri che esistono già su altri livelli energetici che si trovano nell’invisibile.

  1. Il dibattito infinito e la materia oscura

Questo dibattito è infinito e dura da secoli. Potrebbe non finire mai oppure a un certo punto gli scientisti potrebbero scoprire evidenze scientifiche della realtà del mondo invisibile. In parte questo sta già avvenendo, poiché la fisica quantistica già da tempo ha ipotizzato la presenza nell’universo di quella che hanno chiamato “materia oscura”. Una quantità di materia che “dovrebbe” esistere per precise esigenze gravitazionali, ma che non si vede. Costituirebbe addirittura dall’85% al 95% della massa dell’intero universo. C’è, ma non si vede.

Anche se il discorso è enormemente più complesso. Poiché l’uomo occidentale ha sempre cercato di trovare una spiegazione per ogni cosa. Una motivazione, un nesso causale, una logica. Tutto deve trovare una spiegazione scientifica. Tutto deve trovare un posto, un senso.

Ed è del tutto ovvio che qualsiasi senso, qualsiasi nesso, può esistere solo in virtù di parametri di riferimento arbitrari. Parametri che nell’infinito, al di fuori degli arbitrari assi cartesiani, non esistono.

D’altra parte ogni evento, ogni più piccolo movimento, qualsiasi cosa, non è casuale, ma al tempo stesso contiene un fattore X che non si può spiegare, si situa al di fuori di tutto, nessuno lo può fermare o catalogare. L’uomo occidentale vi si accanisce senza sosta, poiché vuole capire, spiegare, razionalizzare, controllare, dominare.

Gli stregoni messicani lo chiamano “il sussurro del Nagual”, quelli dell’Amazzonia “la Forza”, gli Aborigeni “il Sogno”, i Veda parlano di “Vastità”. È qualcosa alla quale gli esseri illuminati si arrendono senza condizioni, cadendo in un estasi senza tempo, libera dalle catene della mente e dell’io, e che per tutti gli altri è una prigione senza vie di uscita.

  1. La visione spiritualista

Personalmente la mia inclinazione naturale è quella di avere una visione spiritualista. In particolare, leggendo gli scritti del grande studioso delle religioni del 900, Mircea Eliade, anni fa, rimasi colpito da una sua frase. Diceva “l’uomo occidentale dovrebbe avvicinarsi a una visione mitica dell’esistenza”. Il gande studioso si riferiva al fatto che l’antropologia e l’etnologia, così come lo studio delle religioni, erano enormemente distaccate dall’esperienza spirituale e analizzavano l’esperienza mistica e religiosa come un qualcosa di meccanico, perlopiù appartenente a menti primitive. Rilevava l’arroganza degli studiosi occidentali, sicuri di appartenere a una compagine capace di capire come realmente stessero le cose, grazie all’aiuto dell’analisi e della ragione.

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Questo atteggiamento esiste ancora oggi. Un altro studioso, un antropologo tedesco, successivo a Mircea Eliade e tuttora vivente, Holger Kalweit ha ulteriormente approfondito questo tema, già dai primi anni 80 del secolo scorso.

E un altro antropologo del 900, americano, Michael Harner, considerato il più grande esperto di sciamanesimo di tutti i tempi, si giocò la carriera accademica, per diventare lui stesso sciamano, con l’utilizzo di piante psicotrope e del tamburo. La lunga permanenza con indigeni di Sud e Nordamerica lo aveva lentamente trasportato sull’altro versante dell’esistenza, dal razionale all’irrazionale.

Michale Harner divenne così, da professore di sciamanesimo all’università, insegnante di tecniche sciamaniche a Esalen, storicamente il primo centro olistico della nostra era, nato negli anni 70 in California. Qui divenne Maestro del mio Maestro Carlos Sauer, il brasiliano da cui ho appreso a suonare il tamburo e a cantare i canti sciamanici.

Io credo che quanto sostengono questi studiosi sia estremamente interessante e, di fatto, possa essere sperimentato con l’esperienza personale.

La concezione “mitica” dell’esistenza, che per me va addirittura oltre la concezione spiritualista, mette in gioco tutto quello che ha a che vedere da millenni con la vita dell’uomo. Mitologia, divinità, alchimia, magia, stregoneria, ombre, luci, psicologia del profondo, esoterismo, vite precedenti e parallele, fiabe, leggende, spiriti, credenze, visioni, sogni, incubi e misteri.

Tutto questo può quindi essere non solo oggetto di studio, bensì sperimentazione psichica e spirituale sulla propria pelle.

Questo gigantesco affresco che parte dalla preistoria, o forse ancora prima, il quale attraversa mondi su mondi, universi mitici e mistici, è sempre stato oggetto di interesse da parte di sciamani e ricercatori spirituali. Oggi questo interesse si è diffuso enormemente e progressivamente. L’interesse per la magia, l’esoterismo e lo spiritismo esiste nel mondo occidentale fin da XIX secolo e ha poi avuto un grande incremento a causa dell’epopea coloniale, che ha portato presso gli occidentali una quantità di credenze e di pratiche esotiche. Un ulteriore incremento lo abbiamo osservato dagli anni 60 del secolo scorso a oggi, con un progressivo riavvicinamento di individui e gruppi occidentali alle culture e alle pratiche indigene e orientali.

  1. Il vero cambiamento

Io ritengo che questo processo non sia certo casuale. Si inserisce a meraviglia in quello che è lo sviluppo culturale e spirituale di tutta l’umanità. Gli occidentali hanno un estremo bisogno di riscoprire le proprie radici spirituali. Gli indigeni rimasti sentono la necessità di comunicare la propria ancestralità al resto del mondo. Insieme si possono fare grandi cose e tutto questo sta avvenendo, anche se non senza difficoltà.

Oggi molte delle tecniche esotiche, sciamaniche e spiritualiste, si sono diffuse in occidente. Questo processo ha inoltre risvegliato l’interesse per pratiche spirituali arcaiche proprie dell’occidente, come per esempio l’alchimia o le tradizioni celtiche, creando diverse forme di sincretismo. Si può osservare così come diverse pratiche si possano integrare vicendevolmente con efficacia.

È un mondo nel quale si trovano anche tanta fuffa e improvvisazione, ma nel quale c’è anche molto materiale interessante.

Personalmente ho sviluppato nel corso degli anni un sincretismo personale che mi ha condotto a creare un mio sistema, che coniuga sciamanesimo e meditazione vedica, con particolare riferimento al Pranayama.

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Conduco, sia personalmente che con altre persone o gruppi, sessioni di respirazione ritmata dal tamburo sciamanico o dai mantra. Utilizzo inoltre il tamburo sia da solo per i viaggi sciamanici che con i canti di cura e cerimoniali.

Le respirazioni poi entrano a far parte di una meditazione dinamica completa molto potente che ho appreso da un altro mio Maestro, il Guru indiano Atma Nambi.

  1. La pratica

Di fatto la sperimentazione di quel mondo magico di cui ho parlato prima può avvenire grazie alla modificazione degli stati di coscienza, sia a livello individuale che collettivo. Tali modificazioni possono avvenire in diversi modi. Respirazioni, posture del corpo, deprivazioni sensoriali, esperienze limite, isolamento, silenzio, mantra, canti, dialogo, suoni, sudorazione, ingestione di sostanze vegetali, permanenza in presenza di illuminati o uomini-medicina. Si tratta di un mondo vastissimo e articolato che può essere esplorato e vissuto con il preciso scopo di avvicinarsi sempre di più alla risposta, senza peraltro mai raggiungerla definitivamente, alla domanda “Chi sono io?”.

Gli sciamani utilizzano molti strumenti sia psichici che materiali, come tamburi, sonagli, pipe, erbe, oggetti vari o elementi naturali come l’acqua, il fuoco o i cristalli. Oppure ossa, tessuti, penne, bastoni, foglie, conchiglie, semi.

Celebrano la vita in continuazione, spesso con cerimonie, dove l’atto cerimoniale si fonde con la cura del corpo e dello spirito, della mente e dell’anima, come accade cantando e danzando intorno al fuoco o nella tenda del sudore o nel viaggio sciamanico.

Nel mondo mitico e mistico salute e spiritualità si fondono. Le parole “salute” e “santità” hanno la stessa radice. Nelle culture naturali e tribali il guaritore è anche un sacerdote, mentre in occidente i due ruoli sono rigorosamente separati.

Si tratta di una diversa concezione filosofica della vita che ha una storia secolare.

È una faccenda antica che ha origini proprio nel metodo scientifico e in diverse concezioni della medicina stessa e della salute.

Scienziati, medici e in generale la maggioranza degli occidentali fanno parte di una vasta compagine razionalista e riduzionista, che vede il corpo umano come divisibile in diversi organi, riparabile come una macchina e funzionante come una macchina, alla quale si possono sostituire anche dei pezzi. Al limite sono disposti al transumanesimo e alla fusione con elementi meccanici, elettronici e digitali, fino alla creazione di cyborg.

Mentre mistici e ricercatori spirituali sono più inclini all’idea del corpo umano come espressione fisica di qualcosa di enormemente più complesso, dotato di spirito e di diversi livelli energetici, a loro volta connessi con tutti gli altri e con il cosmo intero. Un qualcosa di armonico e indivisibile la cui salute è connessa con l’evoluzione spirituale, l’amore, la connessione con altri esseri.

Qualcosa di dotato di un enorme Potere Personale intrinseco e connesso con l’intero universo, che nel mondo fisico può esprimersi anche con un efficace sistema immunitario.

Le due visioni sono profondamente diverse e distanti.

  1. Il Potere Personale e la riconnessione

La seconda visione ha una ulteriore caratteristica. Affranca dal potere centralizzato e mette ogni individuo in condizioni di scoprire, sviluppare e utilizzare concretamente il proprio enorme Potere Personale.

Quello che oggi sta accadendo nel mondo, e che non ha precedenti, è la possibilità per le persone comuni di accedere a queste pratiche e a questo potere.

È la vera rivoluzione umana. La rivoluzione che decentra il potere e lo distribuisce a chiunque, senza distinzione di ceto, di razza, di livello culturale, persino di intelligenza. Quello che serve per mettere in pratica l’esplorazione di questo mondo e l’attivazione delle sue gigantesche energie cosmiche sono la sensibilità, il cuore, l’amore, l’umiltà, l’abbandono, la fede.

Quello che avviene di fatto è una riconnessione. Riconnessione con la natura, della quale gli umani sono parte integrante, con le stelle, con gli antenati, con le origini, con il cuore, con il centro, con il proprio amore, con la Vastità. Una riconnessione che è poi una dissoluzione in ciò che era sempre stato e sempre sarà, al di fuori della mente e dell’ego, dello spazio e del tempo.

Un eterno essere in un eterno presente, di cui la vita umana su questa terra non è che un’esperienza evolutiva, un episodio. Non c’è più morte, non c’è più inizio né fine, solo il divenire, una eterna trasformazione. Una eterna Presenza.

Il passo da fare per l’umile uomo o donna comune è solo uno. È vincere la pigrizia, l’inerzia, la sfiducia e mettere in moto quel meraviglioso strumento divino che è il nostro corpo, immerso nello spirito, nel Grande Spirito, di cui noi siamo i terminali su questa terra.

Mauro Vishva Towé Villone