Terra di masche, spiriti, curatori e donne medicina

 

Un baracchino che vende panini sulla strada in un punto panoramico spettacolare? No. L'incontro con due esponenti della resilienza culturale locale, Alessio e sua moglie.

Un baracchino che vende panini sulla strada in un punto panoramico spettacolare?
No. L’incontro con due esponenti della resilienza culturale locale, Alessio e sua moglie.

È sorprendente come i bastioni di Langa, per l’esattezza Alta Langa, tengano duro all’attacco della digitalizzazione, del consumismo e della banalizzazione. Me n’ero già accorto anni fa, quando avevo fatto un servizio fotografico su aziende vinicole e di produzione di formaggi. Avamposti di un mondo antico e duro a morire, per fortuna.

Ma si tratta di parecchi anni fa e non mi aspettavo la zona fosse ancora così protetta. In Alta Langa si produce meno vino, mentre le aree boschive sono ancora molto estese. Si producono nocciole, frutti, carni e formaggi. È costellata di castelli, in parte abbandonati, in parte ristrutturati e in parte in via di restauro. Alcuni di essi sono stati devastati da interventi disastrosi, avvenuti nel corso degli ultimi decenni, a partire dagli anni 50 del secolo scorso. Uno di questi è quello di Monesiglio. Ci sono andato di proposito, con l’intento di vederlo, anche solo da fuori. Con mia sorpresa arrivati sul posto c’era un francese che stava riparando un’auto, il quale ci ha detto, in francese, che il castello era visitabile, e ha suonato un campanello. È sceso ad aprirci Gabriel, un ragazzo portoghese. L’associazione Alta Langa da un paio d’anni sta investendo sulla zona e sono in corso alcuni progetti di recupero che coinvolgono volontari italiani e di altre parti del mondo. Il francese, Frederic, è un architetto. È possibile per ragazzi di progetti Erasmus, ma anche liberi battitori, partecipare al progetto.

L’interno di questo castello è realmente enormemente compromesso da interventi della chiesa e di privati che probabilmente non avevano mai sentito nominare né la cultura né l’architettura e nemmeno le belle arti.

Fortunatamente alcune parti si sono conservate bene, come le segrete, la camera per le torture, le cucine e le cantine, abbastanza ricche di reperti d’epoca. La maggioranza degli affreschi ai piani superiori invece è scomparsa. Gabriel, che ci ha guidati in portoghese, è stato una guida straordinaria.

Tutta la zona circostante è di grandissimo interesse e su molte alture circostanti ci sono diversi splendidi castelli. Uno di questi è quello di Prunetto, un luogo straordinario e suggestivo. Tutta l’Alta Langa è un paradiso per gli amanti del medioevo.

Ma i nostri incontri non sono finiti qui. Sulla strada tra Monesiglio e Bossolasco, un’altra chicca culturale e ambientale, ci siamo imbattuti in una di quelle paninoteche ambulanti, situata su un curvone, con una vista mozzafiato sulla vallata. Inutile dire che sapevo già si sarebbe rivelato uno dei nostri plurisettimanali incontri sorprendenti, come ormai ci accade da dieci anni.

Mangiando i panini squisiti Alessio e sua moglie ci hanno intrattenuti con racconti incredibili su masche, spiriti, curatori e donne medicina. Ma la cosa sorprendente è che non si trattava affatto di racconti folcloristici su strane storie del passato, bensì di faccende contemporanee curiosissime e misteriose che avvengono ancora tuttora. Fatti strani e stranissimi di oggi e di pochi anni fa. Ci hanno spiegato come in zona siano ancora sopravvissuti relativamente numerosi curatori e donne di medicina.

Alessio ci ha raccontato come suo padre, Luigi Barovero, il suonatore di fisarmonica, continui a perpetrare la cultura antica con la musica e raccontando storie di saggezza antica, con una maestria tale da averlo portato fino a New York, dove ha potuto trasmettere la sua conoscenza.

Abbiamo fatto uno scambio, il libro di suo padre “Madre Langa” con il mio “Il Mistero della Libertà”. Direi che è stato un buon affare, un baratto, come quelli di una volta.

Oggi, il giorno degli antenati, e non dei morti, poiché non sono affatto morti, torno da quelle parti, la magia mi chiama. Rimando ad altra occasione il racconto dei loro racconti, poiché sono talmente strani, che ritengo opportuno chiedere una autorizzazione esplicita per la pubblicazione.

Che la magia e la stregoneria siano con voi.

Trattoria da “Elsa”

Trattoria da “Elsa”

Foto @lidiaurani - Con Caterina

Foto @lidiaurani – Con Caterina

Per chi, come me, è nato nel 900 si tratta di una corsa contro il tempo. Per carità, il mondo come per certi aspetti è peggiorato, per altri è migliorato. Il punto è che certi ambienti, certe atmosfere vanno perdute per sempre. Niente di male, non è che possiamo aspettarci oggi di avere funzionanti le antiche botteghe romane, d’altra parte è del tutto umano apprezzare quello che ci ha fatto stare bene in passato, naturalmente sempre guardando al futuro.

Il punto è che il futuro, sul piano gastronomico, sembra incerto. Difficile inventare qualcosa di nuovo, sebbene possibile, ma gli antichi sapori continuano ad esercitare il loro fascino.

Ma non basta. Quando si esce per mangiare in qualche ristorante o trattoria l’ambiente contribuisce al sapore per una percentuale cospicua. È così che i proprietari e i gestori di una quantità di locande e trattorie si sono affannati negli ultimi venti anni ad arredare nel modo giusto i loro locali, con infissi in legno, candele, luci soffuse. Tutto, rigorosamente, finto.

Da “Elza” (rigorosamente tra virgolette, anche sul biglietto da visita) non è così. Gli infissi sono in alluminio e l’arredamento interno, forse sopravvissuto dagli anni 70 o 80, è rigorosamente autentico. Quelle luci soffuse dei borghi medievali sono carine e accoglienti, ma fanno sì che si possano apprezzare queste curiose atmosfere neo-retrò. Pareti e soffitto in spugnato bianco, tavoli distanti uno dall’altro in uno spazio ampio, ma accogliente. All’esterno, al di là di una stradina poco trafficata, alcuni tavoli all’ombra di grandi alberi antichi. Il luogo è San Bovo, frazione di Calosso, in provincia di Cuneo, tra boschi, vigne e colline.

Ma il punto forte è costituito dalle casseruole portate direttamente dalla cucina dalle quali vengono serviti cibi della tradizione piemontese.

Antipasti piemontesi, come affettati locali, robiola con salsa di nocciole locali, vitello tonnato, peperoni in bagna caoda, insalata russa, carne all’albese, salsiccia cotta nel vino, asparagi grigliati al parmigiano. Tutto sopraffino. Agnolotti del plin fatti in casa, con ripieno di carne e ragù oppure burro e salvia. Risotto ai funghi. Straordinari. Arrostino con peperonata che modifica lo stato di coscienza, permettendo di raggiungere l’unione con lo spirito del peperone. Cinghiale in umido. Buona scelta di formaggi e di vini. Colpo di grazia con carrello di dolci fatti in casa, tra i quali tiramisù e bunette. Caffè della Moka portata in sala.

Le porzioni non solo sono abbondanti, non hanno quasi limite, e i prezzi sono onesti. La qualità del cibo è eccezionale se si ama la vera cucina casalinga.

Il tutto offerto da Caterina che mette il tocco decisamente fondamentale: accogliere gli ospiti con amore e soddisfazione per il suo lavoro.

Non manco di andarci di tanto in tanto, quando sono in Langa, per assaporare i cibi, l’atmosfera autentica, il luogo, la passeggiata tra i vigneti prima o dopo pasto, le contrade vicine, ma soprattutto l’accoglienza di Caterina e suo marito Marco.

 

Fede e Medicina

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Da diversi anni gira in rete un documento in portoghese brasiliano che parla di una ricerca effettuata in congiunto da alcune università brasiliane, la quale dimostrerebbe che l’imposizione delle mani può curare qualsiasi malattia. Vengono fatti nomi e cognomi dei ricercatori e degli istituti universitari, tutti reali. È reale persino la ricerca, ma prontamente è arrivata la smentita dei cacciatori di bufale, razionali a oltranza. La ricerca in oggetto non osserverebbe secondo loro alcuni standard scientifici come il doppio cieco e la ripetibilità dell’esperimento, eccetera eccetera.

La correttezza della ricerca è senza dubbio discutibile. A mio umile modo di vedere il punto è tutto un altro, e intenderei sviscerarlo.

Questa vicenda è solo un esempio, ma ce ne sono mille altri. La diatriba tra razionalisti e intuitivi, scientisti e fideisti e via dicendo è ormai secolare. La dicotomia è nata, come sanno tutti, ma vale la pena ripeterlo, tra il ‘600, con le prime osservazioni di Cartesio sul tema, e il ‘700, con l’avvento dell’illuminismo e la valorizzazione della ragione. Questi avvenimenti furono la conseguenza del dilagare delle superstizioni medioevali e dello strapotere della chiesa che anteponeva la fede alla ragione. Tale questione, con modalità diverse, è aperta ancora oggi. Quello che a mio avviso è errato nell’affrontarla è una banalità. Ovvero i due punti di vista non possono minimamente essere messi in relazione. La scienza si occupa, giustamente, di fatti. L’approccio è del tutto razionale e vengono accettati solo fenomeni ripetibili, dimostrabili e classificabili. Punto. C’è da obiettare che in realtà alcuni fenomeni, che la scienza pretende di studiare, non siano ripetibili affatto, come per esempio l’esplosione di una supernova a venti milioni di anni luce da noi, ma non perdiamoci in quisquilie e accettiamo il fatto che la scienza si muova come intende muoversi.

Di fatto dunque la scienza non può prendere in considerazione fatti fideistici o che comunque non possano essere avvicinati e studiati con rigore scientifico. Ebbene il gap in questione è tutto qui. Ovvero esistono fenomeni che la scienza non può studiare poiché non si presentano con le caratteristiche adatte ad essere studiate dalla scienza, per diversi motivi. Uno di questi motivi è il fatto che in taluni di questi fenomeni spesso interviene una quantità di fattori tale da impedirne la razionalizzazione e la riduzione in termini matematici.

Questo non significa affatto che questi fenomeni non avvengano o non esistano, significa solo che sfuggono all’analisi scientifica. Non solo. Occorre anche ammettere che non possono essere utilizzati con sicurezza. È per tale ragione che, se per esempio un malato di cancro si dovesse sottoporre alla pranoterapia, non dovrebbe in nessun modo abbandonare le cure allopatiche della medicina ufficiale.

Resta però il fatto inconfutabile che l’imposizione delle mani, l’abbraccio, il relax, lo yoga, la vicinanza di cristalli, l’utilizzo di oli essenziali e una miriade di altre cose, arrechi beneficio in qualsiasi cura, anche se non sempre e, come abbiamo detto, in maniera non razionalizzabile e ripetibile.

Di fronte ad alcuni di questi risultati la scienza invoca il cosiddetto effetto placebo, smentendo peraltro se stessa. Poiché se esiste un effetto placebo, ovvero un miglioramento della sintomatologia di una malattia, non si capisce come possa essere spiegato questo effetto se non invocando ulteriormente un fattore non misurabile di qualche carattere che sfugge all’analisi scientifica.

Detto ciò credo sinceramente che sia del tutto sterile continuare a discutere sul fatto che andare a Lourdes o suonare il didgereedoo sulle parti malate di un paziente sia contro o non contro la scienza. Ovvero non ci dovrebbe essere alcun conflitto e le due procedure dovrebbero essere applicate parallelamente, se non altro per accontentare i pazienti e far passare loro del tempo con qualcuno che, in buona fede e con amore si sta occupando di loro.

Che poi riempirsi di cristalli, amuleti e crocifissi oltremisura sia superstizione possiamo anche ammetterlo, ma né più né meno di quanto lo sia riempirsi di farmaci dai nomi strani e costosissimi che affollano le farmacie di tutto il mondo.

In ultima analisi una collaborazione aperta e serena tra diverse metodologie, di cui alcune prediligano la ragione e la sperimentazione scientifica e altre l’amore e la fede e la sperimentazione empirica, dovrebbe essere la normale procedura per menti realmente razionali e aperte al sacrosanto imponderabile. Qualsiasi persona con un minimo di intelligenza dovrebbe ammettere che, sebbene nel sistema in cui ci troviamo sembri esistere un collegamento razionale e causa-effetto tra diversi fattori, potrebbe esistere un altro sistema, che da questa realtà non possiamo vedere che funzioni in tutt’altra maniera.

Ma senza nemmeno andare troppo lontano in altri mondi o realtà separate, basta approfondire la fisica quantistica per rendersi conto di come, a detta degli stessi scienziati, la realtà non sia affatto come ci appare nella vita quotidiana. Questo lo ammettono fior di ricercatori come Carlo Roversi, Fritjof Capra, Luigi Luisi e Ilja Prigogine, solo per citarne alcuni.

Il discorso e lungo e si sono sprecate pubblicazioni su pubblicazioni al riguardo. Resta il fatto che, per esempio in Brasile, sono stati introdotti il Reiki (che sembrerebbe non avere alcuna prova scientifica) e altre terapie alternative, negli ospedali, mentre in Olanda l’abbraccio è stato introdotto come tecnica pedagogica. Hanno scoperto la classica acqua calda. È ovvio che se qualcuno ti sta vicino, ti abbraccia e ti tocca, non possa che farti bene, sebben magari i risultati possano essere così variabili da sfuggire a qualsiasi analisi razionale e scientifica.

Io suono il tamburo e apprendo come curare le persone con il tamburo, i sonagli, i canti e le erbe, come fanno gli indios.

Una volta smesso di litigare, dopo un profondo respiro, si potrebbe considerare l’idea che mentre la medicina occidentale ha fatto scoperte meravigliose, le antiche tecniche di interrelazione tra curandero e paziente potrebbero tuttora produrre effetti determinanti per la guarigione, proprio supportando chirurgie e altre tecniche tecnologiche avanzatissime.

È probabilmente del tutto inutile pensare di poter dimostrare un giorno l’esistenza dell’anima, specie con le tecniche di cui disponiamo ora. Così come non siamo in grado di renderci conto di cosa siano quegli oggetti che sfrecciano a velocità inarrivabili al di sopra delle basi militari americane.

Possiamo invece umilmente continuare a curarci con la tecnologia odierna, utilizzando e rispettando al tempo stesso conoscenze antichissime e oggi incomprensibili con gli strumenti attuali.

Ma la mia è solo un’opinione non misurabile, esattamente come non si può misurare l’amore.

Nel frattempo se vin interessassero parole come Ayahuasca, Piante medicinali, Pipa sacra, Tamburo, Canto , Danze, Fuoco, Stati modificati di coscienza, Grande spirito, Morte, Pitture corporali, Jurema, Diademi di piume, Artigianato Sacro, Ricerca della visione, Animale di potere, Spiriti guida,Animale guida, Mondo di sotto, Mondo di sopra, Caverna sacra, Sonagli, Armi, Ancestrali, Quattro direzioni, Quattro elementi, Forza vitale, Rapé, Foresta, Cura, Spiriti, Ectoplasma, Guerriero, Popolo in piedi, Popolo delle stelle, Medicina, Tenda del sudore, Borsa della medicina, Oggetti di potere, Estrazione, Teepee, Totem, Potere, Ruota della Medicina, Ruota di Cura, Viaggio sciamanico, Pajé, Piante di potere, Sogni, Storie di potere, Aquila, Orso, Lupo, Condor, Canoa, Aldeia, Peyote, Bagno di erbe, Inframondo, Realtà non ordinaria, Trance, Jiboia, Serpente, Regina della Foresta, Bisonte, Sogno, Cristalli di Quarzo, venite a trovarci a Torino.

Chi volesse approfondire nel parleremo il 10 ottobre a Torino, ore 19.00 in SpazzioNizza11, via Nizza 11 e 12 e 13 ottobre a Rivoli, al Centro Olistico Amida.

Info: mauro.villone@libero.it

Il cerchio di uomini e donne

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Risiedo in Brasile con la mia compagna da oltre dieci anni. Lavoro con la sua Ong Para Ti, impegnata nel sostegno ai bambini delle favelas da 15 anni. Sono stato in Brasile per la prima volta 25 anni fa e mi interesso di spiritualità e sciamanismo da 40 anni.

Ho una vocazione per il volontariato, la solidarietà e la ricerca spirituale.

Vivendo in Brasile posso avere il privilegio, per chi è interessato a questi temi, di poter accedere a informazioni, pratiche ed esperienze di prima mano con il mondo tribale e sciamanico. A Rio de Janeiro inoltre, dove mi trovo per la maggior parte dell’anno è presente un vero e proprio affollamento di credo spirituali di ogni genere. Cattolici, evangelici, Umbanda, Candomblé, Tantrismo, Yoga, Taoismo e molti altri. C’è letteralmente di tutto, con tutti i sincretismi possibili immaginabili.

In alcune camere del nostro spazio Guesthouse ospitiamo per diversi mesi l’anno migranti indios di diverse tribù, provenienti da Amazzonia, Minas, Pernambuco. Come Huni Kuin, Yawanawà, Fulni-o, Krenak e altre, talvolta anche provenienti dall’estero, da paesi come Perù e Messico. Si muovono dai loro villaggi per trovare lavoro vendendo artigianato e diffondendo le loro tradizioni. Per noi è un’esperienza straordinaria. Nel corso degli anni ho appreso tecniche, canti, musiche, tradizioni native. Ma soprattutto una: vivere in cerchio.

Per gli indios è circolare la vita, lo sono gli astri, lo è il susseguirsi delle stagioni, lo sono la terra e l’universo. Per gli indios il cerchio è sacro. Talmente sacro che sono circolari i loro villaggi così come sono circolari i loro consessi e le loro riunioni, specie quelle intorno al fuoco.

Stare insieme in cerchio significa essere tutti uguali, significa avere i cuori tutti alla stessa altezza. Esistono dei capi materiali e spirituali, ma il cerchio sancisce l’unità e l’equilibrio del gruppo. È una tradizione antichissima, presente da millenni in tutte le tradizioni tribali. Ma esistono altri cerchi. Uno è quello del tamburo, altro elemento fondamentale nella comunicazione sacra indigena, l’altro è quello dei sonagli, le maracas. Questi due ultimi elementi servono a scandire il tempo nelle canzoni profondamente sacre, rivolte all’universo e al Grande Spirito.

Questo tipo di filosofia esperienziale l’ho fatta mia. O per meglio dire l’abbiamo fatta nostra, io, la mia compagna, i nostri numerosi amici coinvolti nel sostegno e nello scambio con gli indigeni. Facciamo parte di un gruppo denominato Guardiani Huni Kuin, già Guardiani della Foresta.

In realtà il tamburo pertiene maggiormente alle tribù nordamericane e allo sciamanesimo asiatico. Ho appreso molti canti e tecniche con un maestro d’eccezione, Carlos Sauer, brasiliano di Rio de Janeiro, ma che ha vissuto per trenta anni in Arizona e California, nelle foreste e nei deserti, insieme a tribù Cheyenne. Carlos Sauer è diventato sciamano a sua volta, poiché anche lui discendente da un lignaggio di medium e sensitivi, in parte di origine europea, da numerose generazioni. È stato inoltre allievo del centro spirituale californiano Esalen e del grande Michael Harner, uno dei primi antropologi-sciamani della storia e molto amico di Carlos Castaneda.

Personalmente, appassionato di sciamanesimo e spiritualità quale sono, fin da piccolo, giuro che non avrei mai e poi mai pensato di arrivare a questo punto. Ovvero apprendere tecniche sciamaniche dalla fonte, imparare a usare erbe e piante, a curare le persone con il canto, il tamburo e l’amore.

Oggi la mia attività si svolge soprattutto a Rio de Janeiro, nella nostra Ong Para Ti (www.parationg.org) dove abbiamo un centro doposcuola con decine di bambini di comunità povere, una Guesthouse per ospiti dove facciamo turismo solidale per mantenere il progetto e uno spazio olistico, dove si svolgono numerose attività di cura, spiritualità e cultura (www.spiritualrio.com). Qui ospitiamo gente proveniente letteralmente da tutto il mondo, sia maestri che pubblico.

Suonare il tamburo e cantare i canti sacri di Cheyenne, Ogibwa, Lakota, Yawanawà, Fulni-o per me è un onore e mi è entrato nella pelle e nelle viscere come se lo avessi sempre fatto, fin da vite precedenti.

Due volte l’anno vengo in Italia, quasi sempre accompagnato da Lidia, la mia compagna e spessissimo portando con noi sciamani, maestri di tamburo e canto e anche maestri indiani di meditazione e filosofia orientale.

Con questi maestri, ma anche da solo, tengo workshop esperienziali, cerimonie e incontri sia in Italia che in Brasile.

Il mio obbiettivo è la cura collettiva, con il tamburo, il canto, la meditazione, la respirazione, lo stare in cerchio.

Voglio riportare tra gli uomini e tra le donne, anche in Europa, specie nel mio paese, la capacità di stare insieme senza tecnologia, senza altro motivo che comunicare da cuore a cuore, da sguardo a sguardo, da essere umano a essere umano, in cerchio, tutti uguali. Per ricostruire quello che aravamo sempre stati fin dall’inizio: Comunità di anime, di spiriti.

In un incontro dove tre, quattro, dieci, cento persone si incontrano in cerchio, i cuori sono tutti alla stessa altezza e possono connettersi. Tutti hanno il diritto di parlare e di esseri ascoltati, sacralmente, con la pratica del “bastone della parola” che viene passato da uno all’altro. Chi in un determinato momento ha il bastone in mano acquisisce il diritto di essere ascoltato da tutti gli altri in sacro silenzio e assoluto rispetto.

I canti e il tamburo addensano potente energia, uniscono il gruppo e modificano lo stato di coscienza. Respirazione e meditazione portano in profondità. Le danze in cerchio, con o senza la presenza del fuoco, liberano, così come le risate. Ringraziare la Madre Terra, il Fuoco, gli astri e tutti gli altri elementi da equilibrio e senso del sacro. L’amore reciproco è cura. Un incontro può durare due ore, ma anche tutta la notte.

Il potere dell’unione, del tamburo, del canto e della danza sono immensi, sono archetipici. Insieme alle pratiche di solidarietà diventano addirittura dirompenti e rivoluzionari. Le popolazioni sciamaniche si curano da millenni così.

Io mi sono curato così. La guarigione dello spirito, per una persona, come per gruppi e comunità intere, è possibile.

Per organizzare cerimonie, incontri, cerchi di cura e cerchi del fuoco scrivetemi.

Info e approfondimenti: mauro.villone@libero.it

Wapp: 00393487299033

Una grande missione

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Quanti di noi hanno pensato, almeno una volta nella vita, “mollo tutto e vado a fare volontariato in Africa”. È una pulsione normalissima alla quale alcuni danno ascolto, altri no. Altri ancora nemmeno la sentono, ma esiste una grande quantità di persone che sa, nel profondo, che la vita non è tutta qui. Non è di sicuro tutta nel nascere, crescere, fare una famiglia, produrre altri figli, lavorare, seguire uno schema quotidiano, più o meno divertente. Non è nemmeno avere successo, come artista, imprenditore, dirigente, cantante, personaggio televisivo, scrittore.

Tutte queste cose, alla fine, qualcuna più, qualcuna meno, lasciano il tempo che trovano.

A mio umile modo di vedere esistono due cose nella vita, una legata all’altra, che possono mostrare il vero senso dell’esistenza, la cui pienezza peraltro credo sia incomprensibile a una mente umana. In questa terza dimensione possiamo solo avere un’idea di quale sia il disegno globale nel suo insieme. Posso solo intuire che sia qualcosa di immenso, da qui del tutto inimmaginabile.

Queste due cose sono la spiritualità e la solidarietà. Una non può esistere senza l’altra. La ricerca e l’attività spirituale presa da sola può diventare una festa dell’ego, una moda, un divertimento come qualsiasi altro. La solidarietà, senza approfondimento spirituale e una continua messa in discussione, diventa autoreferenziale e fine a se stessa.

Le due cose insieme riempiono invece la vita fino all’orlo.

Lo so per la semplice ragione che lo faccio. Lo faccio nelle mie infime possibilità, nei miei ristretti limiti, ma lo faccio. Ho avuto il coraggio di dedicarmi alla solidarietà e di fare ricerca spirituale, per decenni. Ho avuto la fortuna di trovare l’aiuto per poterlo fare meglio e farlo diventare uno stile di vita.

Quando conobbi la mia attuale compagna quattordici anni le proposi un progetto fotografico da fare con i bambini di una Ong di cui era presidente in Brasile e che gestiva con la sua famiglia.

La storia di questa famiglia è più unica che rara ed è descritta in un libro autobiografico scritto dal padre di questa donna ed editato da noi.

Para Ti

Para Ti

Lui era presidente della Fiat in Brasile e aveva dato avvio ai lavori per la costruzione degli stabilimenti a Belo Horizonte. Dopo molti anni in Brasile, richiamato in Italia, non se la sentì di lasciare questa terra e rimase a Rio de Janeiro. I terreni intorno alla sua villa furono invasi da baracche e crebbe una favela che oggi conta tremila anime. Da quel giorno Franco e la sua famiglia si occuparono di dare aiuto concreto alla gente povera di questa comunità e avviarono grandi progetti di ristrutturazione ed educativi.

La cosa singolare è come una famiglia benestante di industriali e imprenditori abbia cambiato completamente il corso della propria vita trasformandosi in una famiglia solidale, che per trenta anni si è occupata di dare sostegno a gente che aveva bisogno, non risparmiandosi per 24 ore al giorno tutto l’anno.

Oggi Franco e Giuliana, sua moglie, e il fratello di Lidia, André, non ci sono più. È rimasta la Ong che da progetti educativi a decine e decine di bambini.

Io e Lidia siamo rimasti con questo grande impegno che abbiamo ulteriormente ampliato, dando albergo a gruppi di indios di tribù dell’Amazzonia e altre zone del Brasile, quando vengono a Rio per vendere artigianato o condurre workshop di cultura nativa e cerimonie.

Abbiamo inoltre aperto un ampio spazio olistico dove si tengono corsi e workshop di yoga, meditazione, Ti Kung, formazione, teatro, tradizioni native, sciamaneismo e molto altro.

Un impegno enorme, ma anche una grande soddisfazione. Sia un’attività solidale che spirituale, sia volontariato che lavoro.

Si vive pianificando magari due anni consecutivi e poi si vive alla giornata. Riuscire ad andare avanti non è mai garantito. Non ci interessa più nel modo più assoluto guadagnare denaro che non sia per il sostentamento decoroso e per finanziare progetti.

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Ne parlo non per parlare di noi, ma per invitare anche altre persone a prendere seriamente in considerazione, sia per se stessi, sia per cambiare radicalmente l’energia del pianeta, l’idea di impostare la propria vita su basi simili.

Non è certo così facile, ma d’altra parte è la chiave per accedere alla vera vita, abbandonando un mondo fatto di ansie, illusioni, competizioni, ego, stress, odio, rancore, rimpianti, senso di inutilità e depressione.

Non c’è paragone tra una vita vissuta in questo modo e gli schemi standard decotti e stracotti del sistema occidentale, per quanto quest’ultimo possa offrire tantissime cose belle che non vanno certo buttate via.

Quello che occorrerebbe riuscire a fare sarebbe la realizzazione di un equilibrio tra natura e tecnologia, tra denaro e provvidenza. Se si riesce a uscire dal mondo di avidità è molto più possibile di quanto sembri.

Non si tratta di cambiare un’intera società con chissà quale mastodontica manovra, bensì cambiare un singolo individuo, se stessi, nei suoi desideri, nei suoi obbiettivi, nel suo modo di vedere il mondo.

Gli audaci che osano mollare la presa su patrimoni, guadagni, cose materiali, si ritrovano a non essere soli e a vivere, prima o poi in un altro tipo di abbondanza, creata da relazioni e opportunità che non fanno mancare nulla.

Per tale ragione l’apertura del cuore è necessaria. Per tale ragione i migranti, anche in Italia, sarebbero una manna per poter iniziare a condividere la propria vita e i propri beni con altri, superando il senso territoriale di possesso e ritrovandosi nel mondo della condivisione, enormemente più ricco del precedente.

Il nostro stile di vita a Rio non produce capitale, produce condivisione e abbondanza laddove è necessario, solidarietà per chiunque ne abbia bisogno, a cominciare da noi stessi.

Anche in Italia sarebbe più facile di quanto non sembri immaginare scenari di condivisione che potrebbero, come è accaduto a noi, creare opportunità di lavoro in ambito solidale, turistico e culturale.

Occorre in primo luogo cambiare paradigmi nel vedere e considerare le relazioni. Relazioni con se stessi, con gli altri, con l’ambiente, con il denaro, con gli spiriti. Non bisogna convincere nessuno. Solo iniziare a farlo per proprio conto, su se stessi. Il resto è magia.

Aho Metakojye Oyassin. (Per tutte le mie relazioni).

Cpn Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Cpn Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Movimento, suono e coscienza

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La società occidentale urbana odierna si è quasi totalmente scollata dalla terra e dalla natura, sviluppandosi in un mondo quasi del tutto artificiale, nel quale non è più necessario, per sopravvivere, seguire i ritmi scanditi dalla natura, dal clima, dagli astri e dalle stagioni. A tali ritmi sono rimaste legate le popolazioni rurali, ma con il crescere della meccanizzazione anche dell’agricoltura si sono andate perdendo anche queste radici.

Il fatto è però che i ritmi nella natura sono rimasti, per quanto sconvolti dall’azione antropica e gli astri continuano, ineffabili, la loro danza cosmica, scandendo comunque il susseguirsi delle stagioni. Non è solo questione di vita e morte di piante e animali e quindi anche dell’uomo, bensì anche di una questione energetica. Ovvero le posizioni degli astri, i cambiamenti di temperatura e di luce, il rimescolarsi di aria e acque e, più lentamente, delle terre, sono rimasti, così come i comportamenti degli animali. E tutto questo determina variazioni psicofisiche anche negli umani urbanizzati i quali, anche se spesso inconsciamente, sentono queste variazioni nell’ambiente e nel proprio corpo.

Di questi umani alcuni di più altri di meno sentono la necessità di “lavorare” sul proprio sistema psicofisico, endocrino e spirituale in modo da armonizzarsi con queste variazioni cosmiche che continuano a esistere. Quindi, anche senza dipendere direttamente da queste variazioni sul piano agro-economico, è necessario considerarle. Potremmo senza dubbio avanzare l’ipotesi che molte patologie umane insorgano proprio a causa di questo disconoscimento culturale della necessità di allinearsi a variazioni di energia cosmica e ambientale.

Chi diventa cosciente di tale necessità cerca naturalmente dei mezzi per onorarle. Di questi mezzi ce ne sono numerosi, perlopiù provenienti da tradizioni arcaiche, talvolta modificate secondo nuovi dettami e ancora alcuni sono di origine recente o contemporanea.

Tra questi sistemi si trovano per esempio lo yoga e altre discipline psicofisiche e spirituali antiche, come il Tai Chi, il Kung Fu e molte altre.

Un sistema di allineamento con i ritmi psicofisici, cosmici e della terra è senza dubbio il sistema musica-percussioni-canto-danza.

Questo sistema ha assunto diverse forme in numerose culture tradizionali e, spesso, ha anche avuto una diffusione alquanto popolare. La musica fa parte naturalmente della cultura popolare, ma la musica legata in particolare al ritmo, alla cerimonialità, al movimento, è di tipo particolare. Di solito è legata fortemente alle percussioni, si avvale di forme di canto e melodia specifiche ed è collegata alla danza.

Questo sistema ritmo- canto-danza ha valenze spirituali, cerimoniali e psicofisiche. Di solito si esprime in gruppo ed è anche fortemente collegata alla modificazione degli stati di coscienza.

Le tradizioni relative a questo sistema sono innumerevoli e provenienti da ogni parte del mondo, dalla preistoria fino a oggi.

Probabilmente la necessità di esprimersi sul piano del ritmo e del movimento, del suono e della modificazione dello stato di coscienza è endemica nell’uomo.

Per esperienza personale posso affermare con certezza che muoversi, sul ritmo scandito da un tamburo, ascoltando o producendo specifiche melodie, fa un bene enorme al copro, alla mente e allo spirito.

Certe melodie legate a partiche spirituali spesso sono prodotte e ideate in stato modificato di coscienza e, come affermano gli autori, sono spesso canalizzate come se arrivassero da altre dimensioni. Lo stesso vale per i ritmi.

Il movimento poi, mettendo in gioco gli arti, la testa e tutto il corpo, agisce sulla muscolatura esterna e interna, sugli organi interni, sulla circolazione, sulla respirazione, sul sistema endocrino. Quest’ultimo in particolare, secondo diverse tradizioni antiche, è il portale di collegamento tra il mondo fisico e le dimensioni spirituali.

Le ghiandole endocrine, stimolate dal sistema musica-percussioni-danza, producono sostanze biochimiche che, entrando in circolo nel sangue e raggiungendo il cervello, producono stati modificati di coscienza, anche molto profondi.

Tali modificazioni talvolta possono esser aiutate dall’assunzione di sostanze dall’esterno. Ma già solo la produzione di suoni, alternati a silenzi, di ritmi e di movimento è di per sé sufficiente a produrre profondissime modificazioni sul piano psicofisico e spirituale, fino a stati di trance ed estasi, mistici ed elevatissimi.

In tali contesti è anche molto importante l’interazione di gruppo che decuplica le energie in gioco, producendo anche senso di unione, condivisione e amore cosmico.

Ho avuto modo di sperimentare innumerevoli volte situazioni simili. Negli ultimi dieci anni anche settimanalmente, vivendo in Brasile, dove certe tradizioni sono ancora estremamente vivaci, o addirittura hanno ripreso vigore negli ultimi anni, a causa di un riavvicinamento a culture tribali e native.

In particolare partecipo settimanalmente, spesso più volte la settimana, a sessioni di gruppo di canto e tamburo, di solito associato a canto e preghiera, dove io stesso suono il tamburo e partecipo ai canti nativi. Con cadenze più diluite partecipo a sessioni, sempre di gruppo, della durata di notti intere in ayahuasca, danzando, ascoltando canti e suonando percussioni personalmente. Ho partecipato più volte a sessioni di samba, danze di Candomblé e Umbanda, danze di trance Gitane o a sfilate catartiche di Carnevale.

Questo insieme di pratiche, insieme alla meditazione, all’esercizio fisico e alla cura della respirazione, ha prodotto cambiamenti profondissimi nella mia vita. Al punto da decidere seriamente di dedicarmi professionalmente alla diffusione e all’insegnamento di tali pratiche, le quali io credo possano seriamente contribuire al miglioramento della salute psicofisica e spirituale, ma anche al miglioramento netto della situazione sociale e psicosociale, creando non solo armonia sul piano individuale, ma anche nelle relazioni di gruppo.

Sembrerà incredibile in una società abituata a ragionare in termini di efficienza meccanica e razionale, ma il tamburo e la danza probabilmente non sono meno necessari di cibo e vestiti.

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La Filosofia del nostro Progetto

Cpn Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Con Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Canto e Tamburo sciamanico.

Utilizziamo diverse tecniche. Piante di potere, Meditazioni statiche e dinamiche, ma soprattutto i Canti e il Tamburo sciamanico.

Si tratta di canti e percussioni di notevole potenza che hanno lo scopo di risvegliare la forza combattiva, di unire il gruppo, di ringraziare l’universo e tutta una serie di altre funzioni volte all’armonizzazione con se stessi, con il gruppo e con l’ambiente.

Vengono curate la voce, l’intento, il ritmo, le percussioni, la postura. Possono essere performate da noi, ma anche essere insegnate e coinvolgere gruppi anche molto numerosi.

Di fatto canto e tamburo, ma anche solo canto o solo tamburo, possono modificare ampiamente e profondamente gli stati di coscienza individuali e di gruppo.

Stati modificati di coscienza

Girare per il mondo mi ha fatto uscire totalmente dall’idea che esista una normalità standard alla quale fare riferimento. Sembra scontato, ma non lo è affatto. Ne parlo anche nel mio libro “Il Mistero della Libertà”. La maggior parte delle persone crede di vivere nella “norma” e che il resto sia bizzarro o esotico. Ci siamo noi e poi l’Africa, i negri, le terre lontane, i tossici, gli artisti, gli strani, e tutta una quantità di cose e persone che fanno parte di un altro mondo.

Inutile dire che questa cosa è un cancro per la mente.

La maggior parte non riesce a vivere bene poiché non ha affatto a che fare con il mondo. Ha a che fare con un ristrettissimo set costruito a sua immagine e somiglianza in modo che ogni individuo non debba sopportare stress elevati. Visto che deve già sopportare il lavoro, le tasse, il governo di inetti e una vita piatta oltre ogni dire.

Poi ci sono quelli che hanno a che fare con un mondo più ampio e allora vanno fuori di testa, si esprimono artisticamente, cercano una via spirituale, sperimentano cose strane e via dicendo.

Per me aver a che fare con mondi diversi è una manna per mantenere sveglia la mente e illuminare sempre maggiori aree dell’esistenza. Il prezzo è alto. Per esempio aver a che fare tutti i giorni con della gente di comunità povere che gira armata e spesso è fuori di testa crea uno stress enorme. D’altra parte essere costretti a gestire questo stress mette in condizioni di accedere, con la meditazione, a risorse personali che nemmeno si immaginavano.

Ti rendi conto a un certo punto della vita, che molte cose, quasi tutte, sono dipendenti dalla coscienza, è tutto solo coscienza, e il tuo stato di coscienza è solo tuo e non è affatto detto che collimi con quello di un altro. Se poi pensiamo che nell’arco di una giornata abbiamo a che fare con decine di individui ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte a decine di stati di coscienza diversi. Molti sembrano tranquilli, ma in realtà magari sono solo controllati o addirittura repressi, altri potrebbero essere fatti di coca, altri rosi dalla rabbia nascosta, altri ancora invece potrebbero essere sprofondati in uno stato di amore indicibile e noi potremmo non accorgercene. In generale il livello di coscienza è bassissimo e la maggior parte è portatore di energie estremamente basse.

Talvolta la situazione precipita e si assiste a scontri sporadici, altre volte l’energia sporca accumulata è così enorme da buttare nella prostrazione un’intera popolazione che per non autodistruggersi deve cercare il conflitto con un’altra popolazione vicina.

Viviamo su una polveriera. Che d’altra parte potrebbe rivelarsi una miniera d’oro semplicemente facendo salire il livello energetico. Cosa tutt’altro che facile, ma di fatto l’unica soluzione. Ed è per questo che yogi, sciamani e maestri fanno questo. Poiché l’unica vera soluzione è l’elevazione della coscienza su piani d’amore.

 

Filosofia del progetto

Al di là degli aspetti tecnici, dell’utilizzo del tamburo e di altri supporti comunicativi, ciò che è importante è in realtà l’aspetto etico-filosofico della proposta.

Io sono un individuo intuitivo, sensitivo, esperienziale, improvvisatore. Nel corso dei decenni ho acquisito diverse tecniche in diversi settori, ma ho sempre agito sulla base dell’istinto del sentire.

Proprio per tale ragione le culture indigene mi hanno particolarmente coinvolto. Ciò che è importante delle culture ancestrali, pur essendovi una buona dose di tecnica, è in realtà il cuore. La comunicazione indigena è irrazionale, metaforica, istintiva, simbolica, circolare, aperta.

Le cose importanti per le culture naturali sono gli sguardi, gli abbracci, il sentire a livello di pelle e di sensazioni corporee.

E proprio qui sta il punto. La cultura occidentale odierna (anche se il processo è iniziato duemila anni fa ed è stato potenziato da Cartesio e dall’illuminismo) è un coacervo di tecnica, razionalità, potere, freddezza, competizione.

Per dirla proprio fuori dai denti non mi interessa nemmeno più e francamente non credo possa sopravvivere a lungo. L’occidente è sommerso da macchine, da tecniche, da specializzazioni, da parole, parole, parole e ancora parole.

L’unica maniera per uscirne è la strada del cuore. Esattamente come quella del Sacro Cuore che Gesù tiene in mano in alcune raffigurazioni. Portare fuori il cuore, questa è l’unica via, il resto è fuffa. Sono molto più vicini a questa concezione gli indios che non i cattolici occidentali.

Siamo a una svolta epocale. Il mondo sta cambiando radicalmente, e mentre da una parte siamo totalmente al buio, dall’altra arriva la luce. Sono luci che giungono dall’oriente, dai deserti e dalle foreste. Le popolazioni indigene hanno resistito secoli per ragioni precise. Oggi è giunto il momento della resa dei conti. Così non si può andare avanti.

Per fortuna sta avvenendo in molte parti del mondo proprio questo. Popoli tecnologici e delle foreste si stanno avvicinando e questo porterà a una nuova era, dove emisfero destro ed emisfero sinistro saranno in equilibrio. Insieme siamo invincibili. Ne parlano numerose profezie, tutte convergenti.

Quello che intendiamo trasmettere con il nostro progetto è la visione ancestrale profonda che vede il mondo come un’opera d’arte divina, infinita e circolare, piena di significato, anche se incomprensibile per una mente umana. Un mondo condiviso dove l’energia del singolo si moltiplica in quella del gruppo, e viene potenziata dall’aiuto degli elementi naturali, degli animali, della natura, delle stelle, del sole e della luna, della terra.

Tale trasmissione non può che avvenire da cuore a cuore, da anima ad anima, con sguardi, suoni, odori, sensazioni. Non è necessaria alcuna tecnica particolare, solo l’amore, così come le usanze ancestrali di sedere in gruppo, in circolo, di onorare gli antenati, di ringraziare la terra, le madri, le piante, l’intero universo.

Trasmettere tutto questo è il lavoro che ci prefiggiamo di fare. Siamo grati a quanto ci hanno trasmesso maestri indiani e sciamani indigeni in anni di convivenza e collaborazione.

Le tecniche sono solo espedienti. Diventare vasi vuoti, canali vuoti, attraverso cui far fluire l’energia dei maestri, è la strada.

 

Sincretismo psico-spirituale

La nostra scelta istintiva di operare sia su noi stessi che su altre persone con tecniche provenienti da diverse culture e tradizioni deriva da un’inclinazione personale alla curiosità e al desiderio di esplorazione, legate alla passione per il viaggio.

La ricerca spirituale è essa stessa un viaggio sia interiore che esteriore, poiché prevede una discesa nell’anima e nello spirito, ma anche un’esplorazione di luoghi, gruppi, esperienze.

Ma tale inclinazione al sincretismo ha anche una base pratica e razionale. L’uomo occidentale di oggi, trovandosi al termine di un ciclo socioculturale nel quale ha avuto contatti con innumerevoli culture diverse e trovandosi anche di fronte a un futuro nel quale la cultura sarà planetaria, può trarre beneficio concreto dall’utilizzo di diverse tradizioni e tecnologie spirituali.

Nel nostro complesso corpo, mente, emozioni, anima, spirito è registrata la memoria di diversi modi di essere. Siamo tecnologici e intellettuali, spirituali e animici, emozionali e razionali, e non è che il cervello rettiliano non esista più nelle nostre profondità. Nemmeno il cervello da primate e la corteccia da uomo paleolitico sono scomparsi.

Mentre da una parte ci stiamo rivolgendo alle stelle, dall’altra ci rivolgiamo alla terra. Per tali ragioni l’istinto a utilizzare il tamburo, che scatena forze ctonie ed energie primitive, insieme a forme di meditazione più eteriche, che fanno uso dell’aria con la respirazione, ci sembra abbia una motivazione precisa. Ci permette di sviluppare sia le forze provenienti dal basso che quelle provenienti dall’alto. Il tamburo lavora con gli elementi terra e fuoco e con gli animali, le piante, gli elementi naturali visibili, la forza della foresta e contribuisce a mettere radici. Le meditazioni, perlopiù orientali e dinamiche, lavorano sugli elementi aria e acqua e sul complesso corpo-spirito-ghiandole collegandolo a energie provenienti dall’alto ed elevando le energie presenti nel corpo verso l’alto.

L’insieme di queste procedure entrambe sacre e naturali, abbiamo sperimentato che contribuisce a uno sviluppo armonico di corpo, mente, spirito, emozioni, e delle relazioni sia con elementi concreti della vita quotidiana sia con elementi del mondo invisibile altrettanto importanti.

Ambedue le pratiche sono legate al ritmo e alla ciclicità, ambedue scatenano forse sopite.

Di fatto sono due strumenti complementari per un viaggio attraverso diversi stati di coscienza, dove si ha la possibilità di vedere cose diverse, ma anche di curare ed essere curati, senza necessariamente capire razionalmente cosa stia accadendo.

Il tamburo, tra le altre cose, è considerato dagli sciamani un cavallo per esplorare altri mondi, il respiro e la meditazione sono per gli orientali il contatto con l’anima. Sono strumenti per la liberazione, strumenti utili per accedere al mondo di libertà che abbiamo il diritto di vivere.

La cerimonia del fuoco

tamburi

Negli ultimi decenni la cultura occidentale, dopo l’avvento della psicologia, di Jung, della beat generation, del recupero delle tradizioni orientali e poi africane e native, si è avvicinata sempre più a una concezione olistica della vita. Ovvero qualcosa che considera la vita nella sua interezza, valorizzando sia fattori di carattere tecnologico che spirituale. Ovviamente questa visione occupa ancora uno spazio relativamente limitato a una fascia minoritaria della popolazione mondiale, ma si sta espandendo sempre di più.

Nell’ultimo decennio il fenomeno si è accentuato. Evidentemente si fa sentire il bisogno profondo di recuperare un senso di mitico, alchemico e spirituale dell’esistenza.

In molte parti del mondo si assiste a un avvicinamento di culture occidentali a quelle native, nelle quali viene data una enorme importanza alla terra, alla natura, agli elementi naturali, allo spazio, alle stelle, agli astri, ad animali e piante, alle relazioni umane. E in questo scenario tutto viene sacralizzato, a tutto viene dato una importanza enorme, senza banalizzare nulla. Una visione che pare essere molto più armonica, profonda ed evoluta delle odierne civiltà occidentali consumistiche.

In tale ambito il rituale assume una grandissima importanza. E tra i rituali quello di sacralizzare il gruppo, con il quale ci si riunisce periodicamente, è uno di quelli fondamentali.

Nelle culture native è ben presente l’importanza di riunirsi con tutto il gruppo in forma circolare, così come vengono considerati lo spazio e il tempo, e in tale cerchio condividere appunto spazio, tempo e interazioni da cuore a cuore, da corpo a corpo, da anima ad anima. I nativi hanno ben presente il fatto che queste riunioni periodiche vengono fatte all’interno di uno spazio circolare, così come sono circolari gli astri, il tamburo sacro, il tempo e la vita umana.

Uno dei punti fondamentali delle culture sciamaniche è la concezione dell’albero del mondo, le cui radici affondano nella terra e i rami e le foglie si protendono nell’aria, mentre l’acqua porta la linfa vitale e il fuoco, proveniente dal sole da l’energia necessaria al protrarsi della vita.

Il guerriero considera se stesso come l’albero sacro del mondo. E questo mondo è vissuto come un cerchio suddiviso da una croce con quattro quadranti. Laddove i bracci della croce rappresentano le quattro direzioni cardinali con in più il centro e lo zenit. A ognuna delle quattro direzioni corrisponde un elemento, un animale di potere, un colore, un concetto, un’età dell’uomo e via dicendo.

Questa cosmogonia completa e profonda viene celebrata periodicamente nelle cerimonie, nelle quali quasi sempre l’elemento centrale è il fuoco sacro. Intorno al fuoco ci si riunisce non certo solo per scaldarsi, ma per rappresentare il sistema universale, con il fuoco/sole al centro, e gli altri elementi intorno. Il fuoco ha un’importanza sacrale tale che esiste addirittura un “uomo del fuoco”, ovvero un guerriero specificamente addetto alla cura del fuoco sacro che non è un falò qualsiasi, bensì un fuoco cerimoniale costruito, acceso e seguito con tutta una serie di crismi ben precisi e simbolici.

Nelle cerimonie si ringraziano le quattro direzioni, più il centro e lo zenit, con tutto quello che loro pertiene. Si ringrazia il Grande Spirito, coscienti del fatto che c’è molto più da ringraziare che chiedere. Si celebra lo stare in gruppo e si celebra la vita e tutti i suoi accadimenti. Tale celebrazione viene fatta con la parola, con la danza e, soprattutto, con il tamburo e i canti.

Nelle cerimonie del fuoco si fa quello che l’uomo dovrebbe fare, e i nativi fanno, tutti i giorni per tutta l’eternità: ringraziare per la trasmissione dell’energia primordiale fin dall’infinito passato.

Ma la cerimonia del fuoco in tutte le tribù che vivono immerse nella natura avviene tutti i giorni, nelle ricorrenze importanti e almeno una volta la settimana in maniera solenne. Il fuoco è quasi sempre presente, come lo era nelle antiche culture, come per esempio con le Vestali che lo mantenevano sempre acceso.

D’altra parte il fuoco è sempre stato presente nella cultura rurale occidentale, fino a tempi recenti, basti pensare al libro di uno scrittore nostrano, Cesare Pavese, intitolato “La Luna e i falò”. Era consuetudine nelle campagne europee e quindi anche nelle Langhe piemontesi, accendere con frequenza fuochi nei campi e tra le vigne. In occidente il calore del caminetto è un rimasuglio di tale antica pratica sacra.

Per le culture native il fuoco cerimoniale e sacro è rimasto una consuetudine importantissima, tuttora celebrata. Periodicamente tutto il gruppo si riunisce in cerchio intorno a un fuoco acceso con cura e con determinati crismi, con la legna orientata secondo le quattro direzioni. Intorno al fuoco si suona il tamburo, si canta e si danza, ma soprattutto si parla. Parlano capi e sciamani, ma anche guerrieri e guerriere, di cose quotidiane e di cose sacre, di filosofie dei massimi sistemi come di problemi contingenti. Il dialogo è regolato dal “bastone della parola”, un accessorio sacro che conferisce a chi lo tiene in mano il potere di dire tutto quello che pensa nel più assoluto, rispettoso e sacrale silenzio di tutto il consesso. L’essere ascoltati con attenzione a amore non è solo un diritto, bensì un diritto sacro.

Intorno al fuoco gli sciamani portano tutto il gruppo a conferire con il Grande Spirito. La cerimonia molto sacra intorno al fuoco è l’apoteosi della sacralità che le popolazioni native vivono tutti i giorni, ad ogni istante, per qualsiasi cosa. Nelle culture native non è banalizzato nulla, bensì tutto è tenuto in estrema considerazione, da uno sguardo al fiorire di una pianta, dal passaggio di un uccello, alle parole di chiunque.

Le cerimonie condotte oggi in diversi consessi rispettano tali dettami, sono molto sacre e rendono il fuoco elemento centrale di riunioni e cerimonie.

Si comincia con una introduzione di un leader, vengono poi ringraziate le quattro direzioni e i loro spiriti, rivolgendosi materialmente ad esse. Si ringraziano il Grande Spirito, la Luna, le Stelle e gli elementi, la foresta, la natura, gli animali.

Si suona il tamburo, si canta e si danza. Vengono fatte richieste di realizzazione di desideri individuali e collettivi e vengono fatte offerte allo Spirito del Fuoco, perlopiù di tabacco.

Partecipare a una cerimonia del Fuoco è di grande beneficio sia per il corpo che per le emozioni, sia per la mente che per lo spirito.

Il mio nome indigeno, Towé, conferitomi dagli sciamani Fulni-o, significa Fuoco e sancisce il legame che ho sempre avuto con questo elemento sacro.

Il ritorno alla comprensione del profondo significato che qualsiasi cosa ha nella nostra vita, con particolare riferimento alle direzioni del cosmo e agli elementi è Cura e Medicina.

 

Viaggio Sciamanico a Torino

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Organizziamo a Torino cinque sessioni di Viaggio Sciamanico con Carlos Sauer, insieme a sua moglie Juliana Ramos, con Mauro Villone e Lidia Urani, in collaborazione con Max Palin e Luciana Delsale.

Carlos Sauer, brasiliano, è un “Uomo Medicina” dotato di potenti poteri psichici, che gli derivano dal lignaggio di medium familiare dal quale discende, da sette generazioni e che ha sviluppato con 40 anni di convivenza con indios Cheyenne e Fulni-o. Sua madre era una potente medium. Ne parlerò anche nel libro che pubblicherò nel 2020.

Sarà con noi 4, 5 e 6 ottobre a Torino, per tre giorni di viaggi sciamanici.

Carlos discende da un lignaggio nobile di sciamani. Suoi maestri furono Nelson Turtle, grande sciamano Cheyenne e Michael Harner, primo antropologo-sciamano della storia e grande amico di Carlos Castaneda. Lavoriamo insieme in Brasile con gli sciamani Fulni-ô.

Sciamanesimo e Neosciamanesimo

Prima dell’avvento della Chiesa e dell’Inquisizione lo Sciamanesimo era estremamente più importante di quanto non si creda oggi. Per questa ragione la Chiesa ne aveva terrore.

Finlandia significherebbe addirittura “Terra degli Sciamani”. Dallo Scandinavo “Finn”=Sciamano.

I Sami (Lapponi) erano sciamani potentissimi, vennero bruciati vivi uno per uno.

Erano giudicati maghi così pericolosi che nel XII secolo si proibì per legge di attraversare la loro terra.

Nella tradizione Sami infatti il periodo precedente il Cristianesimo veniva chiamato il tempo del tamburo, mentre quello seguente il suo arrivo era il tempo in cui si doveva nascondere il tamburo.

Lo sciamanesimo, oltre che in Siberia e Nord Europa è stato ed è presente anche in Asia, Africa, Oceania e Americhe.

Oggi noi tiriamo nuovamente fuori i tamburi.

Oggi noi torniamo a onorare questi Spiriti Antenati.

 

Li onoreremo con 5 sessioni di tamburo a Torino da venerdì sera 4 ottobre e domenica sera 6 ottobre.

Una sessione venerdì 4 ore 20.00. Introduzione al tamburo sciamanico di Carlos Sauer, sessione di tamburi e sessione di Gong.

Le successive 4 sessioni saranno dedicate ognuna a una delle 4 direzioni e ai 4 elementi.

Sabato 10.00-12,30 – Est, Spiritualità, Illuminazione, Infanzia, Primavera, Esplorazione, Elemento Fuoco, Animale Aquila, Colore Giallo, il Potere della Luce.

Sabato 14,30-17.00 – Sud, Emotività, Adolescenza, Estate, Vita Piena, Accettazione, Fiducia, Elemento Acqua, Colore Rosso, Animale Topo, Il Potere dell’Intuito.

Domenica 10.00-12.30 – Ovest, Fisicità, Maturità, Autunno, Affrontare le Paure, Unione con il Grande Spirito, Introspezione, Trasformazione, Elemento Terra, Colore Nero, Animale Orso, Il Potere della Madre Terra e della Memoria.

Domenica 14.30-17.00 – Nord, Intelletto, Mente, Saggezza della Vecchiaia, Inverno, Conquista della Morte, Purezza ed Equilibrio, Elemento Aria, Colore Bianco, Animale Bisonte, il Potere delle Stelle.

 

Viaggio sciamanico

Le sessioni saranno dedicate al viaggio sciamanico con il supporto di tamburo sciamanico e canti degli indiani nordamericani e brasiliani. Tribù Cheyenne, Ogibwa, Lakota del Nordamerica e Fulni-o del Brasile.

I canti e i ritmi col tamburo saranno guidati da Carlos Sauer, sciamano brasiliano conosciuto in tutta Europa, con il supporto della sua compagna Juliana Ramos, di Mauro Villone e Lidia Urani, con la collaborazione di Max Palin e Luciana Delsale.

L’incontro sarà dedicato agli stati modificati di coscienza indotti dal tamburo e dai canti. I partecipanti potranno rilassarsi completamente, abbandonando completamente corpo, mente e spirito al ritmo e alle melodie. Si tratta di canti di notevole potenza che possono indurre forza, entusiasmo, combattività, ma anche rilassamento profondo, trance profonda, viaggio sciamanico.

Verrà introdotto il concetto della Ruota della Medicina, legata alle quattro direzioni, al suo potere curativo e a come sono legati alle quattro direzioni gli elementi naturali, le emozioni, le età dell’uomo e gli animali di potere.

Si potrà partecipare sia a una che a più sessioni, fino a quattro più una introduttiva e così percorrere tutto il cerchio della Ruota di Medicina.

Ogni sessione durerà circa due ore e mezza.

I partecipanti potranno essere coinvolti nei ritmi del tamburo durante le canzoni di raduno e caricamento di energia dei guerrieri, nella prima parte di ogni sessione. Mentre potranno sdraiarsi comodamente e rilassarsi totalmente durante il viaggio sciamanico. Per poi tornare allo stato di veglia e chiudere la sessione, profondamente trasformati.

 

Costo di partecipazione

35€ per una sessione

60€ due sessioni

90€ tre sessioni

110€ quattro sessioni

130€ cinque sessioni

 

Info: mauro.villone@libero.it

Wapp: 00393487299033

 

“Il ritmo agisce come un potente stimolatore dell’attività neuronale, eccitando estese aree cerebrali anche in presenza di gravi scompensi neurologici: battere ritmi sempre diversi ed imprevedibili crea infatti nel sistema nervoso una forte attivazione per cercare di decifrarne uno schema, strutturando in una forma definita gli stimoli percettivi.”

(L’albero della musica di Diana Tedoldi, pag. 202)

 

Filosofia del nostro progetto

Al di là degli aspetti tecnici, dell’utilizzo del tamburo e di altri supporti comunicativi, ciò che è importante è in realtà l’aspetto etico-filosofico della proposta.

Io sono un individuo intuitivo, sensitivo, esperienziale, improvvisatore. Nel corso dei decenni ho acquisito diverse tecniche in diversi settori, ma ho sempre agito sulla base dell’istinto del sentire.

Proprio per tale ragione le culture indigene mi hanno particolarmente coinvolto. Ciò che è importante delle culture ancestrali, pur essendovi una buona dose di tecnica, è in realtà il cuore. La comunicazione indigena è irrazionale, metaforica, istintiva, simbolica, circolare, aperta.

Le cose importanti per le culture naturali sono gli sguardi, gli abbracci, il sentire a livello di pelle e di sensazioni corporee.

E proprio qui sta il punto. La cultura occidentale odierna (anche se il processo è iniziato duemila anni fa ed è stato potenziato da Cartesio e dall’illuminismo) è un coacervo di tecnica, razionalità, potere, freddezza, competizione.

Per dirla proprio fuori dai denti non mi interessa nemmeno più e francamente non credo possa sopravvivere a lungo. L’occidente è sommerso da macchine, da tecniche, da specializzazioni, da parole, parole, parole e ancora parole.

L’unica maniera per uscirne è la strada del cuore. Esattamente come quella del Sacro Cuore che Gesù tiene in mano in alcune raffigurazioni. Portare fuori il cuore, questa è l’unica via, il resto è fuffa. Sono molto più vicini a questa concezione gli indios che non i cattolici occidentali.

Siamo a una svolta epocale. Il mondo sta cambiando radicalmente, e mentre da una parte siamo totalmente al buio, dall’altra arriva la luce. Sono luci che giungono dall’oriente, dai deserti e dalle foreste. Le popolazioni indigene hanno resistito secoli per ragioni precise. Oggi è giunto il momento della resa dei conti. Così non si può andare avanti.

Per fortuna sta avvenendo in molte parti del mondo proprio questo. Popoli tecnologici e delle foreste si stanno avvicinando e questo porterà a una nuova era, dove emisfero destro ed emisfero sinistro saranno in equilibrio. Insieme siamo invincibili. Ne parlano numerose profezie, tutte convergenti.

Quello che intendiamo trasmettere con il nostro progetto è la visione ancestrale profonda che vede il mondo come un’opera d’arte divina, infinita e circolare, piena di significato, anche se incomprensibile per una mente umana. Un mondo condiviso dove l’energia del singolo si moltiplica in quella del gruppo, e viene potenziata dall’aiuto degli elementi naturali, degli animali, della natura, delle stelle, del sole e della luna, della terra.

Tale trasmissione non può che avvenire da cuore a cuore, da anima ad anima, con sguardi, suoni, odori, sensazioni. Non è necessaria alcuna tecnica particolare, solo l’amore, così come le usanze ancestrali di sedere in gruppo, in circolo, di onorare gli antenati, di ringraziare la terra, le madri, le piante, l’intero universo.

Trasmettere tutto questo è il lavoro che ci prefiggiamo di fare. Siamo grati a quanto ci hanno trasmesso maestri indiani e sciamani indigeni in anni di convivenza e collaborazione.

Le tecniche sono solo espedienti. Diventare vasi vuoti, canali vuoti, attraverso cui far fluire l’energia dei maestri, è la strada.

 

 

Ambiente sociale e stati modificati di coscienza

Favela di Vila Canoas Foto. @lidiaurani

Favela di Vila Canoas, Rio de Janeiro
Foto. @lidiaurani

L’indagine psicologica e la ricerca spirituale, spesso, o quasi sempre, passano attraverso la modificazione dello stato di coscienza. Tale modificazione può essere indotto in molti modi, verbalmente, con la respirazione, con la PNL, con la musica, il ritmo di un tamburo, canti, mantra, sostanze psicoattive chimiche o naturali e diversi altri modi.

Ora. In realtà lo stato di coscienza muta in continuazione. E ci sono diverse attività della vita quotidiana che possono indurre una modificazione. Se sto cucinando sarò certamente in uno stato diverso da quello di quando conduco un mezzo di trasporto e ci sono mille situazioni diverse durante la giornata. Se vado a teatro la rappresentazione alla quale assisterò causerà un mutamento nel mio stato di coscienza così come accadrà durante una salita in montagna.

Lo stato di coscienza muta dunque in continuazione e talvolta, in determinati contesti, tale modificazione può essere indotta con diversi sistemi a scopo curativo, di ricerca personale, di elevazione spirituale.

La mia sensazione è che esistano degli stati di coscienza limite i quali, una volta sperimentati, accade che non si torni più indietro definitivamente nella zona di conforto.

Mentre di solito qualsiasi modificazione dello stato di coscienza permette di ritornare in tempi mediamente brevi al solito stato di coscienza della zona di conforto.

Mi spiego meglio. L’essere umano nel corso dell’esistenza, se lo desidera e se si impegna, cresce psicologicamente e spiritualmente, talvolta anche parecchio. Ma in genere la crescita è molto piccola e la maggior parte degli esseri umani non cresce affatto o cresce pochissimo, ma soprattutto, nonostante gli sforzi, tende sempre invariabilmente a ritornare nella condizione di base, con le stesse idee, le stesse credenze, gli stessi condizionamenti di sempre. Questo accade perché l’ego, terribilmente attaccato a se stesso, non vuole cambiare poiché si sente a suo agio nella zona di conforto di sempre. Ha paura di cambiare, il cambiamento lo fa sentire in pericolo, nei cambiamenti si sente minacciato. E lui non vuole perdere se stesso.

Qualsiasi sia la terapia e qualsiasi sia la motivazione che ha portato un individuo a parlare con uno psicologo, un terapeuta o a fare ricerca spirituale, spessissimo si ritorna nella condizione di base iniziale.

O meglio. Spesso i terapeuti riescono a migliorare le condizioni dei loro pazienti, ma perlopiù quando la patologia condiziona enormemente la vita quotidiana. In questo caso il paziente deve assolutamente guarire. Ma se si tratta di produrre un cambiamento duraturo nel modo di essere le cose sono molto più complicate.

Ebbene. Io credo che l’unica maniera per produrre un reale cambiamento profondo e duraturo sia causare una modificazione dello stato di coscienza drammatico.

Tanto è vero, ed è sotto gli occhi di tutti, che raramente vediamo cambiare davvero delle persone, e questo invariabilmente avviene quando si sono trovate ad affrontare traumi veramente importanti. Come gravissime malattie, incidenti mortali a cui sono sopravvissuti, perdite affettive gravissime, lunghe detenzioni, lunghe permanenze a contatto con realtà terribili e difficilissime, rischio concreto di morte, incontro con realtà separate.

Queste situazioni sono in effetti quelle che realmente producono cambiamenti profondi e, soprattutto, duraturi, in un essere umano.

Tutte le altre situazioni producono sì degli effetti, ma tutto sommato blandi e, soprattutto, che vengono nuovamente amalgamati nel vecchio ego di sempre. Quando, anche in queste ultime situazioni, si producono effetti molto apprezzabili, significa che il soggetto aveva già per altre ragioni, una urgenza impellente di cambiare. Ovvero poteva essere in una condizione di non accettazione del suo vecchio ego poiché, specie se molto intelligente, non riusciva ad accettare la banale e ridicola falsa realtà nella quale ci troviamo apparentemente, magari al punto di pensare o addirittura progettare un suicidio. Tutti gli altri, se non si trovano a questo punto, finiranno per rientrare nel solito vecchio caro mondo di sempre, perfettamente accogliente, magari palloso, noioso e sgradevole, ma sicuro.

Di fatto occorre portare il sistema a un livello di stress psicofisico-spirituale enorme.

E ora. Personalmente ho sperimentato alcune tecniche e alcune situazioni non indotte volontariamente che portano a tale stress.

  1. Assunzione di ayahuasca. L’assunzione di questa sostanza non solo permette di accedere ad altre realtà sconvolgenti, sperimentabili concretamente sia con i cinque sensi che con il complesso mente-spirito nel suo insieme, ma spesso causa anche sensazione di morte imminente così forte da portare il soggetto a un livello di stress altissimo.
  2. Tecniche di meditazione dinamiche prolungate basate in gran parte sulla respirazione e altri accorgimenti. Tali tecniche, come accade con l’ayahuasca, portano il sistema mente-corpo a un elevato livello di stress. Scatenano emozioni fortissime che inducono il soggetto a urlare, ridere o piangere. Sono legate all’energia kundalini-shakti, un’energia potentissima che secondo la tradizione tantrica giace addormentata alla base della spina dorsale. Guarda caso tale energia è inattiva nel 99% della popolazione mondiale. Non conosco bene la respirazione olotropica che penso produca effetti simili, anche se non utilizza altri accorgimenti come i mantra e non è legata alla kundalini.
  3. Rischio di morte per infezione. Di ritorno da un viaggio in Africa fui internato per due mesi in terapia d’urgenza per un’infezione di origine sconosciuta. Rimasi tra la vita e la morte per diverse settimane esplorando mondi sconosciuti in uno stato di pre-coma. Dopo, non sono stato più lo stesso.
  4. Lunghe permanenze e interazioni con comunità povere e pericolose.

Su questo ultimo punto vorrei soffermarmi ora. La lunga esperienza che ho fatto in Brasile ha cambiato profondamente e radicalmente il mio punto di vista sul mondo e sugli stati di coscienza. Ho vissuto (e sto vivendo tuttora) per 15 anni a fianco di una favela a Rio de Janeiro. Tra la casa dove vivo e la favela si trova il centro della Ong che presiedo, impegnata nel sostegno e nel doposcuola di decine di bambini di famiglie poverissime, con numerose attività quali arte-terapia, giochi, teatro, cinema, meditazione, gastronomia, danza, musica, percussioni, capoeira, yoga e altre.

Quotidianamente, da 25 anni, la mia compagna ha a che fare con questa situazione, dove io sono subentrato 15 anni fa. Si tratta di una esperienza sconvolgente che significa quanto segue.

Tutti i giorni aver a che fare con bambini di un mondo separato dal nostro da un abisso. Un abisso economico, sociale, culturale, comportamentale, etico, persino antropologico e spirituale. La descrizione di un simile mondo merita un libro, sul quale infatti sono al lavoro. Tutti i giorni aver a che fare con le loro famiglie e il tessuto sociale dove vivono.

Una tale esperienza sbriciola completamente qualsiasi altra e qualsiasi altra concezione si abbia del mondo e della vita, così come potrebbe accadere con chi ha a che fare con altre aree poverissime del pianeta, magari devastate dalla carestia o dalla guerra.

Ti rendi conto come il resto sia tutto finto. Il mondo borghese o urbano, chiamatelo come volete, al quale siamo abituati, ti rendi conto di come sia un set di Hollywood, allestito per una minoranza di possessori del pianeta.

Le storie che ascoltiamo dai bambini sono spesso agghiaccianti. Abusi, povertà, stupro, violenza, miseria, abbandono, paura, coltellate, botte, prevaricazioni. È un mondo fatto così, punto e basta.

Vivere a lato di simili comunità significa aver a che fare con un mondo che non solo compete, ma compete con la violenza per fame, piccole cose, futili motivi. Significa aver a che fare con gente armata, narcotrafficanti, bulli di ogni tipo, poveracci devastati dall’ignoranza o dalle malattie o dalla fame.

La morte è sempre in agguato. Si uccide e si può essere uccisi per una sciocchezza. Litigare con qualcuno può significare essere aggrediti gravemente. La corruzione è diffusissima, anche tra la polizia. Diversi servizi sono controllati da diverse milizie corrotte e violente. Comandano i narcotrafficanti. In certe favelas si deve pagare un pizzo per entrare. Nessun cittadino esterno può mettervi piede se non accompagnato da qualcuno della comunità.

Ora. Vivere a contatto con un mondo simile sbriciola ogni idea che si possa avere riguardo alla vita. La maggioranza degli abitanti del mondo cosiddetto civilizzato pare essere una compagine di morti di sonno coccolati nella zona di conforto di una società finta, dove per mantenere questa falsa tranquillità si deve cedere alla corruzione istituzionalizzata, alla falsa informazione, all’utilizzo di espedienti per tenere in una inconsapevole schiavitù tutti quelli che vi partecipano.

Il mondo della miseria sembra essere un mondo apparentemente particolare, certo. Invece non è così. La maggior parte delle persone sul pianeta vive realtà simili.

L’uomo occidentale, che possiede il mondo, o si illude di possederlo, poiché è in realtà è a sua volta posseduto da una sparuta minoranza di veri possessori, vive di fatto nella finzione.

Vivere a contatto con simili realtà, o meglio ancora, come succede a noi, vivere schiacciati tra i due mondi, realmente muta lo stato di coscienza così profondamente da far sembrare tutto come una gigantesca recita.

Tutto un gigantesco film, un ologramma, come insegnano la fisica quantistica e i più profondi insegnamenti di maestri avanzatissimi sul cammino dell’illuminazione.

Paradossalmente tale livello di coscienza rende lucidi nei confronti della realtà, ma in qualche modo isolati. Poiché non c’è niente di meno vendibile della realtà. La maggior parte della gente ama vivere nel conforto. E anche quelli che nominalmente cercano l’illuminazione fanno una fatica enorme ad accettare una realtà simile, che sovverte ogni sicurezza e ogni comodissima illusione quotidiana.

Nei nostri percorsi spirituali a Rio inseriamo esperienze in favela, anche se enormemente edulcorate, poiché sappiamo che ben pochi sarebbero in grado di sopportare un impatto simile.

Il cammino verso la realtà è molto più difficile di quanto sembri.

Il mondo, come spiegano il buddismo e le filosofie orientali, è sofferenza. La vera natura dell’uomo risiede nella sua anima, una coscienza di diamante indipendente dalla materialità del mondo. L’unica maniera per raggiungere la felicità e la serenità è il distacco. Il distacco passa per una profonda presa di coscienza, realizzabile con un viaggio che attraversi diversi stati di coscienza. Ben pochi sono disposti al profondo sacrificio delle proprie convinzioni, affrontando tutto quello che la coscienza vera potrebbe farci vedere.