Cos’è lo sciamanismo e come funziona

PER FAVORE LEGGETE CON ATTENZIONE
Cos’è lo sciamanismo e come funziona
 
Ci sono molte pubblicazioni sul tema, anche in italiano, nonostante ciò mi accingo a spiegare di cosa si tratta cercando di farlo in maniera semplice, visto che io e il mio gruppo siamo impegnati a portare in Italia alcune pratiche sciamaniche.
In primo luogo cosa non è. Non è stregoneria e non è nemmeno una cosa tanto semplice da essere spiegata in breve, men che meno apprenderla. Non si diventa sciamani. Per esserlo in generale occorre discendere da un antico lignaggio di sciamani e curanderos, sottoporsi a un apprendistato durissimo, ma veramente durissimo, così duro da mettere profondamente in discussione le radici stesse della nostra esistenza e che può durare decenni.
Detto questo si capisce subito come con un workshop di due giorni di sciamanismo di sicuro non diventi sciamano nessuno e, con ogni probabilità, chi va in giro a dire di essere sciamano come minimo non ha nemmeno ben capito di cosa si stia parlando.
A cosa servono dunque i workshop e le attività di sciamanismo? (e qui veniamo al dunque).
Servono a introdurre persone comuni, più o meno preparate che siano al tema, a un certo tipo di spiritualità. E finalmente siamo al tema del presente scritto.
Partecipare a cerimonie, ruote di cura, workshop, consultazioni private, di sciamanismo serve a prendere coscienza di un certo tipo di rapporto che l’essere umano può avere con se stesso, con la natura, gli animali, le rocce, la terra, gli astri, le piante, il suono, il silenzio, in poche parole, con l’intero creato.
Lo sciamanismo propriamente detto è una pratica antichissima, di migliaia e migliaia di anni, forse decine di migliaia. Nacque in epoche paleolitiche, nessuno sa con esattezza come, ma presumibilmente per un mix di necessità degli uomini di quell’epoca. Sopravvivenza, cura, espressione artistica, anelito spirituale. Le prime tracce si trovano nel continente eurasiatico e in particolare si sviluppò in Siberia o comunque nel nord dell’Asia. Da qui, sono sempre ipotesi, entrò in quello che oggi è conosciuto come continente americano, portato dalle popolazioni che probabilmente attraversarono lo stretto di Bering quand’esso si trovava coperto dai ghiacci.
In sostanza lo sciamanismo oggi si trova in Siberia, nelle americhe e, in forme diverse, nel sudest asiatico, in alcune zone dell’africa occidentale e in oceania.
 
Nelle americhe è ancora particolarmente fiorente e, spesso, legato all’utilizzo di piante e miscele di piante psicoattive che hanno determinate funzioni specifiche. Lo sciamanismo è molto complesso da descrivere, infatti una trattazione esaustiva richiederebbe un libro, ma cercherò di sintetizzare al massimo per ragioni pratiche.
 
Lo sciamano è un essere umano dotato di particolari doti spirituali, psichiche e anche extrasensoriali, come per esempio la medianicità, che lo rendono adatto alla cura di altre persone e anche di interi gruppi. Tale cura può essere di carattere fisico, psichico, emozionale o spirituale. In generale quando una persona soffre di un qualche squilibrio di natura fisica, psichica o spirituale secondo lo sciamanismo questo è avvenuto poiché la sua anima è stata frammentata e, forse, se ne sono persi dei pezzi da qualche parte nel cosmo. Ciò non toglie che una persona possa anche subire attacchi fisici o spirituali e per tale ragione ammalarsi in qualche modo.
 
Compito dello sciamano è scendere in profondità o salire al cielo e recuperare i pezzi di anima perduta. Un lavoro di tutto rispetto che richiede una preparazione e una abnegazione enormi.
 
Se non si diventa sciamani in due giorni a cosa servono i workshop e i libri?
Servono a noi comuni mortali per accedere a un certo tipo di filosofia, a un certo tipo di conoscenza per rendersi disponibili alle eventuali cure di un vero sciamano e per recuperare una sapienza, oggi in gran parte perduta, che permetteva alle persone comuni, per esempio di una tribù, di avere una relazione armonica e profonda con tutti gli elementi naturali.
Nella vita tecnologica metropolitana occidentale gli elementi naturali non si sa nemmeno più cosa siano. Si accetta la notte perché arriva, ci si ripara dalla pioggia quando c’è, ci si rosola al sole per abbronzarsi e tutto finisce lì.
Per una popolazione sciamanica invece tutto è sacro nella natura, ogni più piccolo e apparentemente insignificante dettaglio. Non c’è differenza alcuna tra una cosa e un’altra, Tutto è Uno.
 
Questa magnifica e armonica concezione dell’Universo può essere recuperata con lo studio, la trasmissione di esperienze di altri, rituali, cerimoni ed esperienze fisiche, psichiche e spirituali personali.
 
Quello che noi facciamo, sia a Rio e in generale in Brasile che in Italia è esattamente questo. Rendere disponibile a chiunque lo voglia una sapienza antica che è sopravvissuta nei secoli grazie a tribù che hanno mantenuto antichissime tradizioni, con le quali noi abbiamo un contatto molto approfondito e con persone come per esempio Carlos Sauer, le quali hanno dedicato la vita ad accogliere studiare, sviluppare tali tradizioni.
 
In sostanza nei workshop, nelle cerimonie e nelle attività che noi stessi facciamo e che proponiamo, cerchiamo di trasmettere l’amore per la natura, fin nei più minimi dettagli, come gli elementi naturali, gli esseri viventi, i comportamenti, le direzioni cardinali, le stelle, gli astri, il vento, le acque, qualsiasi cosa inerente al mondo meraviglioso in cui ci troviamo e che sta affondando nell’inconsapevolezza e nella mancanza di rispetto.
Un personaggio come Carlos Sauer è una manna per chi è interessato a questa sapienza per alcune semplici ragioni. È brasiliano e quindi conosce il territorio dove vivono tribù sciamaniche, ha vissuto quasi 30 anni con i Cheyenne e altre tribù nordamericane, adottato da Nelson Turtle, vecchio sciamano Cheyenne ed è medium, discendente da un lignaggio di cinque generazioni di medium ed è inoltre dotato di una energia straordinaria.
 
Chi scrive (Mauro Villone) studia e si interessa a queste tematiche da quaranta anni e da oltre dieci si trova in Brasile dove ha modo di approfondire teorie e pratiche dello sciamanismo non solo con Sauer, ma anche con tribù Fulni-o. Huni-Kuin, Krenak, Yawanawà, Pataxò, Xingù, Guarany.
Siccome incidentalmente ha anche a cuore le sorti del pianeta e lo sviluppo futuro dell’umanità crede, in tutta umiltà e nelle proprie piccole possibilità, che diffondere tale sapienza possa essere di grande stimolo e utile per chi intende reagire alla deplorevole situazione in cui il mondo tecnologico e di mercato ha ridotto la Nostra Madre Terra.
 
Saremo in Italia dal 4 al 18 ottobre.
Per ulteriori info: unaltrosguardo@libero.it
Nella foto sono con Sabino, Grande Maestro Huni Kuin, Amazzonia.
sabino1

Chi sono io?

L’origine dell’uomo

huni1

La storia della nostra era, quella degli ultimi 2.500 anni, come ci viene trasmessa è probabilmente in buona parte attendibile, essa raggiunge le pagine dei libri dopo un lungo cammino che parte dalla ricerca e l’analisi di dati archeologici e di documenti storici provenienti da transazioni commerciali, accordi politici, trattati e cronache di storici delle diverse epoche. Esiste però una parte della storia che è oscura poiché i reperti archeologici e i documenti non sono sufficienti per realizzare ricostruzioni attendibili. In questa parte di storia si trovano accadimenti che gli storici stessi riconoscono oscuri, come per esempio l’epopea degli Etruschi, mentre altri vengono furbescamente passati sotto silenzio, come per esempio quelli dell’origine delle popolazioni cosiddette barbariche che invasero quello che oggi è il territorio europeo dopo la caduta dell’impero romano, che si dice “provengano dalle steppe eurasiatiche” e della cui origine si sa molto poco. Come se “provenire dalle steppe eurasiatiche” fosse una spiegazione esauriente, e queste genti fossero spuntate a un certo punto sotto i cavoli tutte insieme.

La verità, molto semplicemente, è che delle vere origini del genere umano si sa ben poco a causa del fatto che i reperti più antichi sono relativamente pochi. La storia di popolazioni nuragiche, megalitiche, egiziane antiche e molte altre sono avvolte nel mistero. Un mistero che va da 3.000 a 10.000 anni fa e oltre, perdendosi nella notte dei tempi. Un periodo lungo cinque volte quello dell’era attuale, probabilmente ricchissimo e articolato, erroneamente etichettato come preistoria del quale di fatto si sa poco o nulla.

La nostra cultura, specie in quella che è l’educazione scolastica, da un grande rilievo alla storia più recente a partire dai greci e poi gli antichi romani, fino ad arrivare ai giorni nostri. Questo accade naturalmente, poiché, si tratta delle prime cosiddette civiltà che hanno avuto la cura di produrre documenti e formalizzare con diversi metodi il pensiero e l’analisi razionale, oltre ad aver lasciato numerose vestigia. Si chiamano civiltà poiché hanno concentrato in buona percentuale le proprie energie nello sviluppo delle città e dei centri urbani e hanno prodotto architetture, conoscenze e regolamentazioni sociopolitiche straordinarie e fondamentali. Ma già in quella che è l’educazione scolastica europea possiamo notare come, tanto per fare solo un paio di esempi, le incredibili civiltà del subcontinente indiano e della Cina non vengano nemmeno prese in considerazione. Potrebbe sembrare un dettaglio, ma la dice lunga su come il pensiero di giovani menti venga plasmato soltanto su un unico punto di vista, per gli europei, come abbiamo visto, quello greco-romano, seguito poi dalla storia della cristianità e in seguito della formazione e dello sviluppo degli stati nazionali.

In estrema sintesi, se uno non è un curiosone, come per esempio lo sono io, difficilmente andrà a scrutare cosa si trova in altre vicende e come vengono viste le cose da altri punti di vista. Sembra un dettaglio da appassionati, ma in realtà si tratta di un punto profondamente fondamentale, che può cambiare e di molto la vita di una persona e di interi gruppi e comunità.

Ma non basta. Sempre la nostra cultura, nella smania di evolversi e migliorare secondo il proprio punto di vista ha sempre guardato a popolazioni diverse come a qualcosa di più basso nella scala dell’evoluzione. I cosiddetti “barbari” erano visti e, soprattutto, dipinti, come esseri involuti, paragonabili a poco di più che scimmioni, i quali andavano prima civilizzati e, successivamente, cristianizzati, per permettere paternalisticamente e bonariamente anche a loro di eliminare il diavolo dalle loro tristi esistenze e, finalmente, accedere alle meraviglie della civiltà. Tutto sommato solo in tempi recenti ci si è resi conto che i “barbari” erano popolazioni di altissimo livello sociale e spirituale, come i Celti, i Toltechi e i Sami, per citare solo alcuni esempi di popoli sterminati e repressi senza pietà.

Ma non basta ancora. Questa smania di pulizia mentale e fisica, sempre secondo il punto di vista eurocentrico, ha portato nei secoli a sviluppare enormemente la razionalità, di cui i “barbari” secondo loro erano scarsamente dotati, a detrimento di tutta una serie di altre caratteristiche tipiche dell’universo e degli esseri viventi, come l’irrazionale, l’istinto, le emozioni. Ma questo lo vedremo più avanti. In ogni caso tale smania portò nel XVII e XVIII secolo prima alla istituzionalizzazione del pensiero razionale, realizzata ad opera di Cartesio e poi alla nascita dell’illuminismo il quale, finalmente, dava formalmente status di regina delle facoltà umane alla ragione, che ancora fino ad oggi è considerata l’unico mezzo per vagliare le osservazioni e l’analisi di qualsiasi cosa nell’universo, dalla vita quotidiana fino alle galassie e al nucleo dell’atomo. Nel corso degli ultimi secoli la “ragione” siccome è effettivamente una facoltà straordinaria e fondamentale è stata celebrata sempre di più, fino a diventare una vera e propria ossessione. Tutte le altre facoltà, come l’intuito, l’istinto, le percezioni extrasensoriali, le emozioni di ogni tipo, sebbene riconosciute, sono diventati i fratelli e le sorelle minori di questa regina incontrastata.

Mi verrebbe da dire: i risultati si vedono, ma troverei subito non qualcuno, bensì una pletora di sostenitori della razionalità che mi attaccherebbero dicendo, tra gli insulti, che non è certo a causa sua se il mondo si trova nella situazione di crisi attuale. E tutto sommato non potrei che essere d’accordo, poiché non è certo a causa della ragione che il mondo va a rotoli, bensì a causa dell’ossessione dell’uomo civilizzato per essa e del disequilibrio dovuto alla mancanza di sviluppo e valorizzazione di tutte le altre facoltà.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Ora spostiamo l’attenzione su un altro punto. La questione razziale. Nella sua ossessione per la ragione l’uomo bianco e civilizzato ha sempre considerato le popolazioni diverse da quella dominante come “barbare” e “primitive”. Nel corso degli ultimi secoli, a partire soprattutto dallo sviluppo dell’epopea coloniale, questa visione non ha fatto altro che rafforzarsi, non solo per bieche ragioni utilitaristiche, politiche ed economiche, ma anche perché effettivamente le popolazioni non europee con le quali gli europei venivano a contatto non avevano sviluppato così ossessivamente la ragione, per diversi motivi. Per esempio perché non era utile alla sopravvivenza nell’ambiente dove vivevano oppure perché queste popolazioni, al di là del necessario per sopravvivere, erano interessate molto di più ad aspetti dell’universo che potevano essere esplorati e vissuti con altre facoltà, delle quali magari la ragione faceva parte, ma era solo una di esse.

La cosa curiosa è che qualsiasi individuo realmente dotato di ragione e non solo ossessionato da essa può vedere come la ragione stessa, la mente, il razionale, tutto ciò che può essere visto e analizzato, debbano avere come contraltare la follia, il cuore, l’irrazionale, tutto quello che non può essere visto e magari si può solo sentire. Mentre tutto questo, grazie anche all’aiuto della religione imperante, è stato relegato in una posizione di inferiorità e, talvolta, addirittura negli inferi e i suoi sostenitori adoratori del diavolo.

Questo punto di vista imperante, tipico di una società razionalista, capitalista, maschilista, è tutt’altro che fuori uso, anzi si trova ancora in posizione dominante, anche se le sue fondamenta, per una serie di ragioni precise, stanno vacillando.

Di recente mi è capitato tra le mani un libro dal titolo molto interessante, La Grande Madre, scritto da Erich Neumann, filosofo, medico e psicologo ebreo allievo e collaboratore di C.G. Jung. A dispetto dell’interesse risvegliato dal titolo e dagli argomenti trattati che si riferiscono a un archetipo importantissimo, il linguaggio usato nel volume l’ho trovato astruso e supponente, ma al di là di questo è saltato alla mia attenzione come vi si parli dei “primitivi” come di esseri a un livello più basso dell’evoluzione, dotati di una coscienza meno sviluppata e meno consapevole rispetto a quella dei “civilizzati”, con un universo “inconscio” più ampio rispetto a quello di questi ultimi. L’ho citato solo a titolo di esempio, essendo tipico questo atteggiamento mentale nella letteratura di questo tipo, specie di quell’epoca, ovvero la prima metà del XX secolo. La prima pubblicazione del libro risale al 1956 ed è una pietra miliare nel settore. Larga parte di questo tipo di letteratura di quel periodo, sia essa di matrice psicologica, sociologica o antropologica, aveva un atteggiamento di questo tipo.

Non condivido per niente questo punto di vista palesemente razzista e culturalista ed ora andrò a spiegare perché. Se siete arrivati fin qua vi chiedo di avere pazienza e di arrivare fino in fondo, poiché qui viene il bello.

A partire dall’inizio degli anni ’60 del XX secolo, prima con la beat generation, poi con il movimento hippy, seguito dalla new-age, e infine dallo sviluppo del pensiero olistico, con lo sviluppo dell’interesse per l’India, le religioni orientali e la larga diffusione di scrittori come Aldous Huxley, Jack Kerouac,  Allen Ginsberg, William Burroughs, seguiti poi da Carlos Castaneda, Joan Halifax e molti altri, si è risvegliato l’interesse per “culture altre”, quelle dove la ragione occupa un posto sicuramente di rispetto, ma non prioritario rispetto ad altre facoltà umane. La meditazione prima, poi lo sciamanismo, seguiti da tutta una serie di altre attività come per esempio la danza afro, la musica etnica, la world music e infine la cultura olistica hanno cominciato ad assumere un posto sempre più importante nella cosiddetta “cultura alternativa”. In particolare l’interesse per lo sciamanismo, di cui il grande storico delle religioni Mircea Eliade fu un antesignano nella diffusione già dagli anni ’50, ha avuto sempre maggiore incremento, fino a diventare oggi una vera e propria moda, con i suoi risvolti sia positivi che negativi.

Curandero Indio (@lidiaurani)

Curandero Indio (@lidiaurani)

Il ritorno dei primitivi

Attualmente in tutto il mondo sta vivendo un momento di larghissima diffusione l’interesse per le culture native sciamaniche, spesso legate all’utilizzo di “enteogeni”, ovvero piante che possono indurre “aperture” di qualche tipo nella coscienza umana. Ma non solo. Ha avuto un grande incremento l’interesse, sempre esistito, per gli indiani americani con i loro canti e tamburi, e oggi, specie in paesi come il Brasile, da una dozzina di anni si assiste a un fortissimo movimento culturale nel quale artisti, ricercatori, studenti, intellettuali, esploratori spirituali, si stanno avvicinando fortemente a diverse culture indigene dell’Amazzonia e di altri territori del paese. Si sono strutturati veri e propri gruppi di aiuto logistico agli indigeni i quali a loro volta condividono con i non indios le loro tradizioni spirituali. A tratti quasi una moda, esportata ultimamente anche in altri paesi e continenti.

(Tenete duro poiché sto per arrivare al punto, ma era necessaria la precedente dettagliata introduzione).

Il fenomeno del “diventare di moda” è inevitabile proprio nella cultura capitalista-consumistica per ragioni molto ben illustrate nel libro “No Logo” di Naomi Klein, uscito oltre 15 anni fa e considerato allora il “vangelo” del movimento no-global. In particolare, ad esempio, i motivi per cui l’Ayahuasca (miscela di piante che possono “aprire” la coscienza su altri mondi) è diventata di moda in Europa, anziché essere considerata nella sua giusta ed equilibrata dimensione di medicina sacra, sono i seguenti:

  1. O una cosa non viene considerata o sfonda e diventa di moda.
  2. Esiste storicamente una morbosa ricerca dello stato modificato di coscienza indotto dall’esterno, forse legata alla noia endemica.
  3. La disperazione per la mancanza di senso della vita è arrivata al punto che ci si attacca a qualsiasi cosa si ritenga che possa in qualche modo sfondare quella tremenda corazza di ego che tiene imprigionati tutti.

Naturalmente, con tali premesse, inghiottire qualsiasi cosa servirà veramente a poco, d’altra parte l’interesse, diciamo così, serio e ragionevole, per le culture sciamaniche, enteogeni inclusi, c’è ed è dovuto a motivi precisi.

Quelle che, come abbiamo visto in precedenza, sono state considerate per secoli culture “primitive” e inferiori si sta scoprendo che non solo non sono affatto così arretrate, ma anzi sono dotate di una, mi si passi il termine, tecnologia spirituale decisamente ineguagliabile. Ötzi, l’uomo di Similaun, oggi esposto in una magnifica esposizione permanente in un museo di Bolzano, fu una scoperta sorprendente e importantissima alla fine del secolo scorso. Diede ai ricercatori una ulteriore possibilità di rendersi conto di come i “primitivi” non fossero affatto tali. Ötzi, probabilmente uno sciamano di alto lignaggio di oltre 5.000 anni fa aveva una dotazione di livello “tecnologico” di tutto rispetto. Si copriva con abiti fatti di tessuti di squisita fattura, indossava calzari finemente lavorati, portava con sé arco e frecce splendidamente equilibrati, numerose specie e qualità di funghi ed erbe, probabilmente destinate a utilizzi diversi per la cura fisica e spirituale. Era un rappresentante di popolazioni nient’affatto “primitive” che per migliaia di anni erano vissute, in maniera che a noi sfugge completamente, in un’armonia profonda con la terra e il cosmo. Altro che barbari.

Diverse popolazioni, come per esempio gli Huni Kuin dell’Acre/Amazzonia hanno una conoscenza del mondo spirituale, della psiche e dell’inconscio, che uno psicanalista occidentale nemmeno si sogna. Conoscono inoltre erbe, piante e cristalli a un livello tale da indurre docenti e ricercatori di alcune università a chiamarli “professori della foresta”. Altri popoli, come per esempio i Fulni-o del Pernambuco (Brasile) sono in grado di accedere a grandi profondità spirituali con l’uso sapiente di canti e danze. Molti di loro interagiscono e a volte letteralmente comunicano con gli animali, cosa che in occidente riuscivano a fare solo San Francesco e qualcun altro forse. Ma c’è di più. Sebbene questi popoli abbiano in effetti un approccio con la ragione del tutto differente da quello dell’uomo occidentale, questo non impedisce loro di essere uomini e donne di una qualità eccelsa, capaci, per esempio, di curare con i loro metodi anche patologie psichiche, fisiche e spirituali gravi. Non solo. Tutto il loro modo di vivere anziché essere improntato sul pragmatismo, il consumo, il profitto, lo sviluppo materiale è orientato all’armonia, all’amore, al rispetto, alla comprensione, alla compassione, ma soprattutto all’equilibrio, specie nel vivere con serenità il mescolarsi di vita e morte, luce e oscurità, apertura e chiusura, meraviglia e orrore, ora ed eternità. Tutto questo sono in grado di farlo di certo non con la “ragione”, bensì con la capacità di “sentire nel corpo, nello spirito e nella mente” gli elementi naturali, il fuoco e il vento, le foglie e le piante, l’acqua, i pesci e i fiumi, il calore del sole e gli animali, le stelle e il buio della notte, i suoni e il silenzio più profondo. Sono, in altre parole, molto più “adatti” a vivere “veramente”, nella dolcezza, nella delicatezza e nell’amore di quanto non lo sia l’uomo bianco, alle prese quotidianamente con la guerra, la violenza, la crisi economica, il possesso, la mancanza di senso, la depressione, il cancro e con un generale e diffuso totale fallimento di un intero mondo che, sempre più palesemente, sta crollando su sé stesso.

È così utile e importante la ragione? Probabilmente sì, ma così tanto da essere assurta al ruolo di regina delle facoltà umane? È più importante sapere a quali formule matematiche ubbidisce una supernova o vivere a grande profondità l’armonia della natura e di un gruppo di persone che si amano?

È più importante avere la capacità di costruire cacciabombardieri a decollo verticale o quella di scendere, con la meditazione, a una profondità tale da entrare in comunione con la natura, gli uccelli e gli animali?

È più importante possedere un i-phone di ultima generazione e sapersi vestire bene alla moda o riuscire a vedersi nell’universo come in uno specchio e sapersi rispondere alla domanda “chi sono io”? Chi sono io veramente?

Questo è l’interrogativo fondamentale.

Siamo esseri divini in un universo inconoscibile.

Il punto fondamentale è gettare la ridicola sicumera dell’uomo bianco alle ortiche, quell’arroganza e quella supponenza che l’hanno portato a rimanere solo, seppellito dai propri rifiuti liquidi, solidi, psichici e gassosi, riportare la sacrosanta ragione alla sua giusta dimensione e avere l’umiltà di vedere veramente come quella roba che chiamiamo “essere umano” in occidente non sia altro che una serie di maschere, un ego che non è altro che una corazza dentro la quale tutti si sono abituati a vivere soli dimenticandosi chi si è veramente.

I “primitivi” possono seriamente aiutarci in questo delicato, difficile, meraviglioso processo, attraverso il quale, se avremo coraggio, ci potremo ritrovare finalmente in paesaggi e cammini incantati che non avremmo mai immaginato. Dove la guerra, la violenza, il potere, la prevaricazione, il denaro non sono affatto la logica e normale conseguenza dello sviluppo delle società, ma semplicemente una delle possibilità e di certo né l’unica né la migliore. Così come ci renderemo conto che di sicuro non sono né il caso né la necessità che sono stati in grado di creare la vita (che la scienza non ha ancora capito come abbia potuto nascere) né di creare esseri viventi complessi come l’uomo. Tutte le manifestazioni naturali e persino l’arte umana più eccelsa sembrano suggerire la presenza di una coscienza cosmica che parrebbe sapere esattamente cosa stia facendo. Un qualsiasi cuore umano è in grado di pompare ogni giorno settemila litri di sangue, come può una simile meraviglia essere venuta fuori per caso. Come può il caso aver creato una sostanza incredibile come l’acqua, la quale sembra avere una coscienza e una memoria essa stessa, così come accade per altre sostanze, come sempre più ricerche stanno dimostrando, a partire da quella del premio Nobel Ilya Prigogine sugli orologi chimici.

Tutte queste cose ce le dice di sicuro la ragione, mentre i “primitivi” le “Sentono” sulla pelle, nel corpo, nella sostanza invisibile che circonda il nostro corpo.

Il punto è avere il coraggio di gettare quella maledetta corazza, costituita dall’ego e affidarsi davvero all’Amore per vivere veramente ed essere davvero Sé stessi.

IMG_7767

@FOTO – Mauro Villone e Lidia Urani

 

Filosofia Sciamanica – Carlos Sauer in Italia

IMG_5782

Carlos Sauer, brasiliano, di origine europea, ha 57 anni e durante un viaggio in California molti anni fa decise di non tornare a casa per avvicinarsi alla cultura nativa dei Cheyenne e altre tribù. Fece la sua prima capanna del sudore (sweat lodge) nel 1982. Venne poi adottato da Nelson Turtle, uno sciamano Cheyenne, nel 1993. Ha fatto un lunghissimo tirocinio con i Cheyenne, apprendendo i segreti dei canti e dei tamburi, del peyote, della capanna del sudore, del tabacco, della cosmogonia e della filosofia indigena. Si autodefinisce operatore olistico ma di fatto è diventato uno sciamano. È un curandero molto forte e discende da un lignaggio di quattro generazioni di guaritori e medium. Era una potente medium sua mamma e sono curanderas due sue sorelle.

Oggi opera in Brasile, perlopiù a Rio de Janeiro, dove conduce cerimonie di tamburi e canti, cerimonie di tenda del sudore e diverse altre pratiche sciamaniche, spesso in collaborazione con la sua compagna Juliana Ramos, psicologa reichiana e con sciamani indigeni, specie Fulni-o del Pernambuco.

Carlos sta fondando la sua propria scuola di sciamanismo e due volte l’anno viaggia in Europa e Stati Uniti per diffondere la cultura e la spiritualità native. In Brasile collabora strettamente con popoli nativi come i Fulni-o e i Guarany. Ha collaborato con diversi istituti di studi sciamanici nel mondo.

Mauro Villone e Lidia Urani operano da 25 anni in Brasile, con la loro ONG Para Ti, nata per dare sostegno a decine di bambini di famiglie poverissime delle favelas di Rio. Accanto a questa attività si è sviluppata, negli ultimi anni la ricerca sulle tradizioni e le culture indigene. Para Ti da dunque sostegno anche a popoli indigeni che vengono ospitati nella sede della ONG diversi mesi l’anno. Tra questi: Fulni-o del Pernambuco, Krenak del Minas Gerais, Huni Kuin e Yawanawà dell’Acre/Amazzonia.

Mauro e Lidia collaborano da diversi anni con Carlos e Juliana nelle attività settimanali a Rio come cerimonie, sessioni di cura, workshop, corsi, relazioni con gruppi indigeni.

La missione di Carlos, Juliana, Lidia e Mauro è quella di diffondere la cultura nativa per dare a più persone possibile opportunità di cura di anima, corpo, spirito e mente.

Questa diffusione avviene tramite l’organizzazione di cerimonie, workshop, corsi, conferenze, pubblicazioni e consultazioni private in Italia, Brasile, Europa.

Le cure individuali le effettua Carlos utilizzando sistemi tradizionali indigeni come canto, tamburo, sonagli, imposizione delle mani, massaggio spirituale, estrazioni con il respiro, induzione al rilassamento profondo, dialogo, meditazione. Le terapie le effettua insieme al fondamentale supporto Juliana, psicologa reichiana. In Italia Mauro e Lidia danno assistenza in vari modi e si occupano della traduzione simultanea dal portoghese.

Ottobre 2017 in Italia

Carlos e Juliana, accompagnati da Mauro e Lidia saranno in Italia dal 4 al 15 ottobre dove per ora è prevista una location nella splendida natura della Collina Torinese.

In questi giorni una serata sarà dedicata a un workshop per cominciare ad apprendere i canti e a suonare il tamburo.

Cinzano Torinese

In una “fazenda” italiana molto suggestiva e immersa nel verde della collina torinese abbiamo individuato la location adatta per le attività sciamaniche nell’area di Torino. È la Ca Dij Cavaij (Casa dei Cavalli in piemontese) dove Emma Trossarelli, Istruttrice Certificata Eponaquest, realizza campi, workshop e attività diverse legate all’approccio olistico agli animali e la natura.

6 ottobre – Cerimonia di Canti e tamburo intorno al fuoco

7-8 ottobre – Workshop sulla cultura e le tradizioni sciamaniche, guarigione e autoguarigione

9-10-11 ottobre – Consultazioni private

In questi giorni una serata sarà dedicata a un workshop per cominciare ad apprendere i canti e a suonare il tamburo.

sauer1

Tema dei workshop e programma

Esplorazione di diverse pratiche sciamaniche. Canti nativi con tamburi, Cheyenne, Lakota, Ojibwa,Cherokee, Chumash e Fulni-ô. Canzoni dell’orso (principale animale totem di Carlos Sauer) utilizzate durante una speciale sessione di guarigione nella quale i partecipanti in meditazione si uniscono al loro animale di potere e agli aiutanti spirituali. Il viaggio sciamanico, guarigione con l’imposizione delle mani e estrazione, anche con l’utilizzo di una pipa Fulni-ô con il loro tabacco sacro per la guarigione.

Sessioni di guarigione a gruppi. Quattro persone ruotano intorno a una, cantando e suonando il tamburo, generando un vortice di energia di guarigione.
Nella tradizione nativa la cura e la guarigione non sono un fatto individuale, ma collettivo.
Nel workshop possono manifestarsi momenti di introspezione e grande coinvolgimento emotivo.

Orari: Sabato 10-13 e 14-17; Domenica 10-13 e 14-17

Obbiettivi e benefici

Lo sciamanismo non è una religione, bensì una filosofia di vita nella quale viene data profonda importanza alle relazioni con gli altri, con l’universo e con la natura. La sapienza e la conoscenza di chi pratica lo sciamanismo avvengono nell’esperienza fisica e spirituale. La meditazione, i canti, l’uso del tamburo e altri strumenti, il fuoco, l’aria, la terra e l’acqua sono esperienze da vivere. L’obbiettivo è il raggiungimento della consapevolezza della sacralità di Sé stessi e di tutto il creato, il raggiungimento della consapevolezza dell’importanza e del significato di Sé e della propria missione nella vita.

Il riavvicinamento a questa consapevolezza è un beneficio fondamentale per chiunque, specie per le persone metropolitane e tecnologizzate, le quali nel tempo si sono sradicate e hanno perso la capacità di contatto profondo con la natura e i suoi elementi.

Per una persona che abbraccia lo sciamanismo nulla è privo di significato, ogni azione, ogni gesto, ogni accadimento viene sacralizzato e la vita quotidiana diventa così una cerimonia continua, un continuo ringraziamento al Grande Spirito.

Le attività non sono certo fine a sé stesse, bensì orientate allo sviluppo della consapevolezza e, in ultima analisi, dell’amore per sé stessi, i nostri compagni di viaggio, gli animali, la natura, gli elementi, gli spiriti, gli ancestrali e ogni altra cosa nel creato. Nello sciamanismo si perde l’erronea sensazione del duale, di vita e morte, di qui e là, di prima e dopo e Tutto diventa Uno.

Costi

Cerimonia canti e tamburi

30€ con iscrizione entro il 31 luglio

33€ con iscrizione entro il 5 settembre

36€ con iscrizione entro 15 settembre

40€ con iscrizione entro 20 settembre data chiusura iscrizioni

 

Workshop sciamanismo

320€ con iscrizione entro 05 settembre

350€ con iscrizione entro 15 settembre

370€ con iscrizione entro 20 settembre data chiusura iscrizioni

INCLUSI 2 PASTI

 

Consultazioni private

100€ con iscrizione entro 16 agosto

120€ con iscrizione entro 30 agosto

130€ con iscrizione entro 10 settembre

140€ con iscrizione entro 20 settembre data chiusura iscrizioni

VERSAMENTO SU:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT85C0311101007000000005946

Mandare attestato bonifico e nomi a unaltrosguardo@libero.it

INFO: unaltrosguardo@libero.it

 

 

Dentro le Stelle

stoppa

Avevo già avuto modo di parlare altrove di questo gran figlio di Bussana. Si tratta di Nicolas Stoppa, figlio di genitori che ai tempi che furono contribuirono a fondare la comunità di Bussana, nell’entroterra di Sanremo, un villaggio terremotato recuperato magistralmente da artisti e creativi che però le amministrazioni, non si sa perché ma si intuisce, anziché valorizzare tentano in tutti i modi di affossare, di certo questo non è un paese per sognatori, più adatto ai cinici che sanno sparare a zero su qualsiasi cosa, blog inclusi, per mostrare come essi siano astutamente intelligenti e disillusi e non ci sia più niente da fare, sono tutti ladri, tranne loro. Ebbene Nicolas per sua disgrazia o sua fortuna (io non lo so) non è uno di questi bensì uno stupido sognatore, così stupido che quando sono in Italia vado regolarmente a trovarlo per passare alcuni giorni ad Arenzano, dove si è candidato in comune con il Movimento 5stelle, senza risultati tangibili nonostante la lista abbia raggiunto le 800 preferenze. Del resto cosa ci si poteva aspettare da uno stupido sognatore. Prima del voto si è persino sbattuto per organizzare numerosi incontri motivazionali a casa sua dove ha riunito diversi giovani del movimento grillino per creare empatia, contatto, spirito di squadra, e questa attività gli è riuscita benissimo poiché in questo ci sa fare e poi, astuto come una volpe, ha messo insieme altri sognatori come lui. Naturalmente ci sarà chi spiega come tutto questo è evidente come non serva assolutamente a niente in un paese che ha bisogno di “esperti” e non di improvvisati, ovvero ha bisogno di gente che con la politica ci sappia fare, che sia avvezza a intrallazzi, coperture, riciclaggi, lobby, rapporti col denaro e con le banche, insomma “esperti” come quelli che hanno governato il paese per decenni e hanno dato gloria al nostro nome di italiani e benessere oltre ogni dire. In effetti a pensarci bene cosa potrebbero mai fare questi sognatori di fronte a politici di lungo corso che da tanto tempo prendono lo stipendio dal popolo per amministrare con perizia come ci amministrano. A cosa diamine serviranno dei poveri disgraziati di giovani che credono di poter mettere il cuore in quello che fanno e così fare meglio degli “esperti” che sanno benissimo come non bisogna scontentare nessuno e hanno fatto felici tutti, che la fuga di cervelli, di anime e di corpi sono di sicuro degli ingrati incapaci di adattarsi alle meraviglie di questo florido paese. Così il gran figlio di Bussana ha passato diversi giorni a creare un rapporto di amicizia tra i diversi attivisti e candidati che di sicuro non servirà a niente se non a creare un mondo di relazioni che senza dubbio non risolleverà le sorti né del comune né del paese perché per mettere a posto delle macerie ci vuole altro che il cuore e l’amicizia, chissà cosa servirà direte voi, forse, dico io, ancora più competenza ed esperienza, per vendere il vendibile e ricominciare onestamente con le poche cose rimaste e un mare di buona volontà e correttezza che di sicuro i vecchi e i giovani “esperti” avranno da vendere, e poi, lo sappiamo benissimo, sia gli esperti che gli inesperti quando poi sono lì, è chiaro, lo dimostrano i fatti, sono tutti in difficoltà allo stesso modo che devono fare i conti con la realtà, la mafia e la corruzione, che quelle sì che sono uguali per tutti, diamine. D’altra parte verrebbe però stupidamente da pensare, almeno a me succede così, che non solo in Italia, ma anche altrove, come per esempio in Brasile o in Venezuela, sarebbe bello che ci fosse qualcuno che pateticamente potesse credere che con valori ridicoli come il dialogo e la fiducia si potessero migliorare le cose, anzi diciamo la verità qualcuno c’è, ma nessuno si è ancora dato la pena di organizzarli, sarebbe troppo imbecille, ma per fortuna sfacciata in questi posti ci sono militari preparati che sanno come si fa seriamente. Siamo razionali perbacco, come possono dei ragazzini risollevare le sorti di questo disastro che di sicuro, non c’è alcun dubbio, possono farlo solo questi grandissimi uomini di sapienza e potere che, per fortuna, ci tengono ancora tantissimo a dare una mano a un popolo sfiduciato, mentre è evidente che quando si sale su uno scranno alla fine sono tutti uguali, anche i movimenti più radicali come questo qui. Ma Nicolino non ne vuole sapere, continua a credere che le idee che hanno dato origine al Movimento siano ragionevoli, valide e interessanti, per quanto, dirà qualcuno in vena di originalità, utopistiche, ma anche regolarmente smentite dai fatti diranno altri, e che oltretutto si arrogano persino il diritto di immaginare cosa potrebbe succedere tra cinquant’anni, lo riporta anche nel documentario da lui realizzato “Dentro le stelle” (password: grillo), un work-in progress che accetta contributi di contenuti significativi da parte di tutti coloro che intendessero fungere da anticorpi. È molto interessante e piacerebbe a molti poterci credere.

Spiritualità e denaro

“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Vangelo secondo Matteo 22,21)

lençois1

È luogo comune, forse da sempre, forse da alcuni decenni, ritenere che il denaro, “lo sterco di satana”, non dovrebbe mai avere niente a che fare con la spiritualità. Un’altra credenza è quella, secondo molti, che la nuova spiritualità sia invece sempre un business, sempre condita da denaro e che questo fatto ne infici definitivamente la validità.

Naturalmente non credo sia vero nessuno di questi due assunti e, se avrete la pazienza e la compiacenza di leggere fino in fondo (vi avverto che purtroppo non sarò così breve come speravo di essere), vedrete come lo andrò a dimostrare, utilizzando la logica (una pratica oggi in disuso, ma molto in voga presso, per esempio, i Pitagorici, 2.500 anni fa) e alcuni esempi.

Occorre premettere che ci sono persone che alla spiritualità in genere non credono e che la ritengono, per assunto, una truffa per creduloni. Marxisti, cartesiani, cinici e altri individui che amano etichette filosofiche o anche altri, capaci di avere invece idee originali loro alle quali però si attaccano come un fungo su un tronco. Per questi ovviamente la spiritualità e le religioni non possono che essere truffe organizzate. Naturalmente ognuno ha il diritto di avere la propria opinione.

Tra quelli che invece credono nel trascendentale, nell’eternità della vita, nell’esistenza degli spiriti e via dicendo ci sono molti che sarebbero o sono interessati alle diverse scuole spirituali, religiose e filosofiche, ma sono sempre sul chi va là poiché temono di diventare preda di ciarlatani e improvvisati, cosa che peraltro spesso accade.

Inoltre è evidente che spesso le religioni e i movimenti religiosi e spirituali, soprattutto quando assumono certe dimensioni, macinano per forza enormi quantità di denaro.

Infine preciso la mia personale posizione in merito. Non solo sono molto interessato alla spiritualità, ma ne sono profondamente coinvolto sia sul piano personale che professionale. Per quanto riguarda le religioni ho di recente cambiato alcune idee. Mentre prima pensavo fossero tutte delle truffe di recente ho rivisto le mie posizioni e sono disposto ad ammettere che, sebbene spesso di truffe si tratti, altrettanto spesso qualsiasi credo religioso contiene al suo interno parti di verità e ancora più spesso le religioni coinvolgono persone in buona fede che svolgono compiti delicati con impegno, amore e serietà. Come sempre nelle faccende umane le questioni sono molto più complicate di quanto non sembri e bene e male sono sempre finemente intrecciati e, talvolta, addirittura inestricabili.

Sul piano pratico io preferisco, perlomeno al momento, muovermi su diversi fronti in modo ecumenico e ragionevolmente sincretico. Laddove il sincretismo è il mescolarsi di tradizioni, pratiche e credenze di diversa provenienza.

Nel corso di diversi decenni ho sperimentato, devo dire con profitto, almeno dal mio umile punto di vista, pratiche cristiane, buddiste, taoiste, induiste, africane, indigene, esoteriche e anche altre di matrice americana ed europea che con le religioni magari hanno poco a che fare, ma in qualche modo lambiscono o penetrano parzialmente il mondo della spiritualità. Con queste ultime accade ciò in virtù del fatto che muoversi nel mondo della psiche porta per forza ad aver a che fare con quello dello spirito. La parola psiche, di origine greca, significa appunto anima. Lo psicologo del profondo Carl Gustav Jung aveva sottolineato più di altri la pertinenza spirituale della psicologia e aveva posto l’attenzione su diverse pratiche antiche di matrice europea e mediterranea che avevano a che fare con la spiritualità, come per esempio la cabala, l’alchimia e i tarocchi.

Ma veniamo al dunque e torniamo con i piedi per terra.

Oggi stiamo assistendo a una sorta di boom della spiritualità. Sta avvenendo per forza di cose. Vista la deplorevole situazione in cui versa il pianeta è ovvio che molte persone abbiano interesse a cercare al di là della materia qualcosa che dia loro conto di ciò che sta accadendo e anche un lume sul senso della vita. Oppure molto semplicemente, visto che muoversi nel mondo della materia ha per forza dei limiti, dal momento che il numero di auto che si possono possedere dopo un po’ perde di significato, e così pure vale per i vestiti e anche il numero degli orgasmi giornalieri dev’essere per forza a un certo punto limitato.

In tale situazione si è venuto a creare, per forza di cose, un mercato. Il mondo occidentale, ci piaccia o meno, funziona così. Qualsiasi cosa finisce per essere monetizzata, poiché il sistema imperante di scambio sono i crediti dei diversi stati. A me, per esempio, questo sistema, come ho già ribadito più volte, non piace particolarmente, anche se riesco a conviverci. Mi piace ancora meno da un paio di decenni poiché è diventato un mostro impersonale che macina qualsiasi cosa e la risputa sotto forma di prodotto e poi di rifiuto.

Tale sistema può essere rifiutato in toto solo allontanandosene fisicamente con la morte o fuggendo in aree non urbanizzate. Finché ci si ha a che fare occorre in qualche modo relazionarvisi. Per contro occorre osservare che non tutto è da buttare via, come, per fare alcuni esempi, il web, il design e molte altre cose.

Dunque nel sistema anche la spiritualità viene monetizzata e può diventare un prodotto, ma questo non significa che non possa comunque contenere elementi di valore. A questo punto, sul piano pratico, ci troviamo a un bivio, da una parte si trova la spiritualità costosa, dall’altra quella molto più accessibile.

Qui si trova la mia prima contestazione nei confronti di chi sostiene che la spiritualità sia sempre condita da richieste ed esborsi cospicui di denaro. Naturalmente io ritengo che sia una scusa per i soliti spiriti di scarso valore che non vedono l’ora per trovare ancora una volta qualcosa di cui lamentarsi, con l’ulteriore vantaggio di mettersi al sicuro nei confronti della possibilità di doversi mettere in discussione.

Ovvero: quella cosa lì non vale niente di sicuro, dunque non mi ci avvicino e sono stupidi quelli che lo fanno.

Dal mio punto di vista invece il punto è un altro. Ovvero occorre essere molto attenti nella selezione delle proposte, ma indipendentemente dal loro costo. Sono convinto possano esistere proposte di alto valore con costi non indifferenti.

Ma c’è un’ulteriore considerazione da fare. Chi crede nel trascendentale dovrebbe sapere che, quando abbiamo fiducia, siamo allineati, ci muoviamo con amore, le risorse per ottenere ciò che serve davvero alla nostra vita arrivano. Senza dubbio.

Nel caso invece che le proposte che arrivano nella nostra vita richiedano investimenti limitati o molto limitati non è conveniente buttarvisi sopra a pesce solo per quello, poiché potrebbero avere scarso valore. Meglio invece operare comunque una selezione attenta basata su altri fattori.

Detto questo personalmente ritengo che non sia per niente vero che la spiritualità abbia sempre o spesso costi elevati. Io mi sono imbattuto in continuazione in pratiche e attività spirituali che costano poco o nulla e che hanno grandissimo valore. Naturalmente anche questa è una scusa per gli stessi furbi di prima che giustificano la loro pigrizia, la mancanza del loro spirito di ricerca, in altre parole, la loro vita statica di merda, con la storia che tutto ciò che ha che vedere con la spiritualità è la truffa di ciarlatani che vogliono loro fottere denaro. Naturalmente questo è stravero in casi tipo Vanna Marchi che con la spiritualità non hanno nulla a che fare e che, anzi, in barba a qualsiasi legge logica di causa ed effetto, di sforzo e risultati, promettono di risolvere qualsiasi problema senza che il malcapitato debba fare assolutamente nulla. È anche pieno di predicatori e di finti guru, dai quali difendersi, ma la cui esistenza non dovrebbe portare automaticamente all’idea che tutto questo mondo sia fatto così.

La spiritualità è sforzo, capacità di mettersi in gioco e in discussione, è ricerca, spesso al buio, è comprensione, amore. Soprattutto è condivisione e la capacità di capire che non esiste un “mondo spirituale” staccato dalla materia, bensì è tutto in connessione: il corpo con l’anima e lo spirito, i sentimenti con i desideri carnali, il vento, le foglie, l’acqua e il cielo con le nostre emozioni. L’essere umano è un “tutto” collegato con un altro “tutto”, quello universale, nel quale solo l’espansione della coscienza può metterci in grado di muoverci verso l’evoluzione spirituale.

Per gli indios per esempio non ha nessun significato pensare allo spirito staccato dalla materia. Per essi tutto è la stessa cosa. Essi sentono sulla pelle gli elementi naturali, le emozioni, i sentimenti e le visioni. Nascere e morire nella carne è per loro un fatto spirituale, come di sicuro lo è per ogni mistico o ricercatore.

In un simile contesto non ha nessuna importanza il costo di un’attività spirituale qualsiasi. Nella foresta o nel deserto sarà gratuita, mentre in una città non può esserlo. Gli stessi sciamani indigeni quando si spostano nelle città sono costretti a chiedere un emolumento per i loro servizi, se non altro per gli imprescindibili spostamenti.

Senza contare che nemmeno nei luoghi naturali i servizi di sciamani e mistici sono gratuiti, visto che, per forza di cose a causa delle necessità di sopravvivenza, saranno costretti a chiedere delle offerte in cambio. Cosa che accade regolarmente dalla notte dei tempi.

In tempi come quelli di Gesù, la situazione non era diversa. Non è che i dodici avventurieri spirituali col loro capo si cibassero d’aria. Infatti il vangelo parla a più riprese dell’apostolo che teneva la borsa. Saranno probabilmente state elemosine, ma era impossibile a quei tempi così come oggi vivere completamente senza denaro.

Il problema è ben diverso. E qui entra la frase che ho citato in apertura, date a Cesare quel che è di Cesare. Senza dubbio il Cristo si riferiva, esattamente come spiegano in altri contesti guru indiani e lama buddisti, al non-attaccamento, ovvero ciò che serve per essere davvero liberi. Potremmo possedere qualsiasi cosa. Il punto è non esserci attaccati come succiacapre, come i politici alle loro preziose e nauseabonde poltrone.

In un simile conteso perde totalmente significato parlare di costi o non costi della spiritualità. Essa è un fatto importante, come diversi altri nella vita, e occorre avvicinarvisi con fiducia, senza nemmeno pensare al denaro.

A questo punto possiamo guardarci intorno serenamente senza timore di essere barbati da finti santoni, guitti televisivi o ciarlatani vari. Il nostro metro di misura non sarà il denaro, bensì i contenuti. Ed è proprio per l’incapacità di molti nel riconoscere questi ultimi che si annidano le fregature, non nel denaro necessario per muoversi, poco o tanto che sia.

Gli stessi popoli sciamanici, costretti dal depauperamento delle risorse naturali, a cominciare a muoversi nelle zone urbane, devono vendere il loro artigianato sacro e la loro sapienza millenaria. Anche se loro preferiscono parlare di scambio di offerte e non perdono occasione per ringraziare e pregare ogni volta che si verifica uno scambio di qualche tipo, incluso quello di denaro.

Per venire poi ad aspetti più eminentemente pratici la mia esperienza personale è costellata di incontri che si sono rivelati per me molto produttivi sul piano dell’evoluzione e dell’espansione della coscienza. E nel corso della mia vita, sebbene abbia dovuto ovviamente investire del denaro nella ricerca spirituale, se non altro per gli spostamenti, quello che ho speso non è niente di fronte ai benefici che ne ho sempre tratto.

Posso portare alcuni esempi. Molti decenni fa feci a Torino un corso di meditazione profonda che continuo a praticare ancora adesso, con un investimento ridicolo. Tempo dopo mi avvicinai al Buddismo della Soka Gakkai, che non costa un soldo. Certamente l’associazione incoraggia i membri a fare annualmente donazioni, ma sono libere e ognuno può calibrarla sulle proprie possibilità. Gli incontri, la frequentazione dei centri culturali, le pratiche settimanali con gli altri membri sono del tutto gratuite. Molti fanno volontariato e offrono gratuitamente la casa per incontri. Certamente ci sono i costi di pubblicazioni, accessori e corsi, ma del tutto contenuti e non obbligatori. La pratica in sé, la quale da molti e profondi benefici, alla fine non costa assolutamente nulla. Lo stesso vale per la frequentazione di associazioni di meditazione, sia orientali che cattoliche. Costi zero. Offerte libere.

Di recente ho partecipato a una cerimonia di quattro giorni per il conferimento delle tre gioie del Tao. Costo 6 euro, incluse pubblicazioni, accessori e quattro abbondanti e gustosissime cene preparate da master chef di cucina cinese vegetariana.

La frequentazione di sciamani indigeni presenta talvolta costi più elevati per via dei frequenti spostamenti dalle foreste alle città, ma spesso le cerimonie a cui partecipo settimanalmente hanno un costo di 6 euro a serata, incluso piccolo buffet da condividere tra amici.

Un’altra pratica la cui valenza spirituale è oggi ancora misconosciuta è il volontariato. Attività di volontariato di varia natura danno un grandissimo impulso all’amore e all’espansione della coscienza. L’ho fatta per anni con una suora di Torino che aiuta i migranti e, oltre a non spendere nulla di tanto in tanto ci venivano offerti pasti frugali. Lo stesso vale per l’attività di volontariato che ho svolto nelle carceri e da diversi anni in Brasile.

Sempre in Brasile di recente mi sono avvicinato a una realtà addirittura stratosferica sia sul piano spirituale che umano. Nel centro del paese, vicino a Brasilia, si trova la Casa de Dom Inacio. Si tratta di un centro creato dal Joao de Deus, forse il più potente medium e curandero del mondo. Qui, dal mercoledì al venerdì, da decenni, si svolgono attività di cura, preghiera, meditazione, che coinvolgono sempre più persone provenienti da tutto il mondo. Nei tre giorni attivi della settimana passano dal medium e nelle sessioni di preghiera e meditazione fino a mille persone. Non solo è del tutto gratuito, ma addirittura a tutti, ma proprio tutti i partecipanti viene offerta gratuitamente una gustosa zuppa di verdura con pane. Certamente c’è anche un bar dove vengono venduti prodotti vari, una farmacia che vende rimedi naturali, un negozio che vende accessori vari e pubblicazioni, tutto a costi contenuti. È ovvio che l’intero complesso ha dei costi e in qualche modo si deve mantenere. Ma per chi non ha troppe possibilità è possibile frequentare il centro anche per tutta la vita senza spendere una lira. Parlerò di questo posto ampiamente in altra sede.

Oltretutto personalmente ho preso l’abitudine, nei diversi contesti di crescita spirituale che frequento, a operare scambi di servizi. Offro disponibilità come volontario in cambio di abbattimento di costi.

Una volta la settimana mi incontro con amici per meditazioni di varia natura. Tutti volontari, costi ridotti a zero.

Una o due volte l’anno ospitiamo in Brasile un guru indiano per incontri, corsi e workshop. Costo di un incontro di una serata 9 euro. Stesso costo delle serate che organizziamo con gli sciamani indios.

Per le attività del gruppo di Ayahuasca non solo non spendo più una lira, ma incasso persino qualche soldino ogni tanto per l’ospitalità che talvolta do agli sciamani in trasferta.

Quando mi imbatto in attività che richiedono investimenti importanti valuto di volta in volta l’opportunità e, se non riesco a operare uno scambio, di solito considero il costo un investimento sicuro, consapevole del fatto che la ricerca della coscienza e dell’amore produce abbondanza e ogni soldo investito ritornerà decuplicato. Non è un’ipotesi o una credenza, bensì una realtà che ormai ho sperimentato decine di volte.

La spiritualità è frugale, ma non miserabile. L’amore non può che creare abbondanza. Non si possono aiutare bambini affamati e adulti poveri con le pezze al culo o con le elemosine, si aiutano con progetti seri e articolati. Dopo anni e anni di volontariato posso assicurare che il denaro arriva sempre, spesso in misura molto maggiore a quanto ci si aspettasse. Il segreto è solo uno: amare, provare gratitudine, avere fede e affidarsi.

I risultati che ottieni in qualsiasi cosa dipendono, in ultima analisi, solo ed esclusivamente, dall’energia che ci butti dentro per ottenerli. Indipendentemente da qualsiasi altra cosa come la bontà o meno degli individui, dalla bontà o meno dell’obbiettivo, dalla fortuna, dal luogo, dal tempo, dagli strumenti, dalle opportunità, da tutto. Conta solo l’energia, che a sua volta contiene in sé tutti gli altri fattori.

Non esiste possibilità di fallimento. Chi è capace di affidarsi come un bambino alla madre, con fiducia e amore, è garantito che non passerà troppo tempo col muso nella polvere.

La nostra cultura occidentale schiavista è riuscita nell’intento di convincere le persone che per ottenere denaro occorre accettare di diventare schiavi oppure essere molto bravi o ancora spregiudicati per procurarsene molto. In realtà non è così. Meditare sull’abbondanza genera abbondanza, così come la generano generosità, fiducia e amore. L’universo non nega mai ai suoi figli cosa serve loro per crescere.

Tornando a quanto dicevo in apertura non c’è differenza tra spirito e materia. Padre e Madre non ci abbandonano. La radice della parola “materia” è la stessa di “madre” (dal latino Mater). La Madre è la Terra, lo Spirito il Padre, il Cielo. La spiritualità è totalità, non divisione.

Il gran finale della ricerca spirituale è sempre positivo. Dio può essere tante cose, spesso è una enorme grande, aperta, felicissima risata. La spiritualità è distacco, non miseria, è felicità non mestizia, è abbondanza nella libertà, non povertà nell’attaccamento.

Capisco che possa sembrare incredibile a chi non ha ancora sperimentato tutto questo e che i cinici e gli scontenti vedano in tutto ciò qualcosa che per loro induce a odiare ulteriormente. Ad attivarsi per dimostrare che tutto questo non è vero e chi ci crede non è altro che uno stupido inconsapevole mitomane. Ma mi dispiace per loro è esattamente come ho scritto. Lo so poiché lo vivo quotidianamente.

In ultima analisi effettivamente la necessità che si sente, il desiderio che sorge di espandere la propria coscienza di fatto non ci chiede nulla, se si dà ascolto al proprio sentire. L’unica cosa da fare è dare spazio a ciò che ognuno aveva già dentro di sé fin dall’inizio. La capacità di amare, di abbandonarsi, di credere nell’abbondanza e nell’amore dell’universo, di donare e provare profonda gratitudine per tutto o anche solo per il semplice fatto di esistere e di respirare.

 

 

 

Comfort Zone. La zona di conforto

IMG_6840

Pochi ci fanno mente locale, ma in fondo tutti lo sanno. Infatti il concetto è facilissimo spiegarlo. La zona di conforto è quella nella quale vivono o vogliono vivere moltissimi di noi. Chi non ci vive anela a farlo. Ci sono molte persone nel mondo che non hanno nemmeno la speranza di arrivarci.

Di solito chi ci sta dentro non ha troppa voglia di uscirne, per non dire che non ci pensa nemmeno.

Paradossalmente, lo dico a causa di lunghe osservazioni e per esperienza personale, uscire dalla zona di conforto è l’unica maniera per avere qualche possibilità di vedere le cose come realmente stanno.

Uscire dalla zona di conforto non significa necessariamente sperimentare la povertà oppure modificare la propria coscienza con delle droghe. Può essere una di queste due ultime opzioni come qualsiasi altra cosa che ci strappi alle nostre granitiche certezze quotidiane. La classica poltrona sgualcita del capo di fronte alla Tv con le patatine, la birra e il vecchio cane pulcioso che gli porta le pantofole, perché al padrone del giornale ormai non gliene frega nemmeno più un cazzo.

Al di là di questo stereotipo la zona di conforto si manifesta in realtà in milioni di modi. Una sorta di anestesia ambientale. Ci si sente protetti e tranquilli dentro uno schema che sentiamo come nostro familiare e che a volte non sopportiamo nemmeno più, ma non vogliamo comunque uscirne. A qualsiasi costo.

Di nuovo paradossalmente avere il coraggio di uscirne invece pone in una condizione di maggiore chiarezza e soddisfazione. Solo che c’è un prezzo da pagare. Ovvero passare dall’inferno per arrivare a Sé stessi veramente.

Ciò che ammorbidisce la situazione è che, essendo uscire dalla zona di conforto un atto d’amore, tutto può essere fatto con determinazione, ma anche con dolcezza e per gradi.

Non è né obbligatorio né necessario farlo, a meno che non si voglia espandere la coscienza.

Ovviamente occorre stabilire se si vuole o no uscire dalla zona di conforto. Come abbiamo visto la maggioranza nemmeno ci pensa. Molti credono di uscirne ogni tanto con qualche viaggio, una sbronza o delle mattacchionate con amici. In realtà queste sono timide sortite per poi ritornare rapidamente nell’alcova di sempre. Per non dire che spesso sono vere e proprie illusioni, con i “viaggiatori” quindici giorni tutto compreso che magari vogliono pure mangiare gli spaghetti al dente al Cairo e le trofie a Bombay.

La zona di conforto è così confortevole che talvolta persino quelli che ne sono usciti per davvero vogliono farvi ritorno. Gli orari, la città, le luci elettriche, le comunicazioni, le lenzuola e la tazza del cesso hanno un fascino così peculiare che può sembrare addirittura impossibile resistervi.

Anche chi non sapeva nemmeno cosa fosse la zona di conforto quando lo scopre ci vorrebbe entrare. Sono belli pure i soldi, le vetrine dei negozi e gli elicotteri.

La zona di conforto ti tiene lontano dall’idea (orrore!) della morte, per tutta la vita, fino a quando la Signora arriva inesorabile e tutto si dissolve. Pensare che proprio la coscienza della morte, molto più facile da sviluppare fuori della zona di conforto, è quella che da il più profondo senso alla vita. Quasi che la paura della morte sia sorella della paura della vita.

Uscire dalla zona di conforto richiede un prezzo altissimo. D’altra parte esiste anche l’opzione di entrare e uscire e vivere così in bilico tra i due mondi. Una posizione senza dubbio che richiede attenzione, ma che ha pure i suoi vantaggi.

Visti da questa posizione quelli che stanno “sempre” nella zona di conforto sembrano morti, o forse animali a sangue freddo in un giorno di pioggia…..

Fuori dalla zona di conforto la vita è pericolosa poiché può uccidere l’ego…anzi, diciamo che lo fa a pezzi senza appello.

Chi ha il coraggio di morire a se stesso nelle zone selvagge della vita, non può più concedersi il lusso di non amare.

Chi ha il coraggio di voltare le spalle alla propria vita individuale ha la fortuna di trovare quella universale.

IMG_6836

Amazzonia. Resoconto di una prima immersione.

IMG_6676

Dire Amazzonia vuol dire molto sul piano geografico e culturale, ma pochissimo su quello pratico. L’Amazzonia è un territorio grande 22 volte l’Italia, quindi immenso. Il suo nome evoca epopee di colonialismo, esplorazioni, contatti con culture sconosciute, il più grande assembramento di alberi al mondo. Oggi, ahimè, porta anche alla mente il disboscamento selvaggio, tuttora in corso.

Il territorio è così grande da presentare situazioni di tuti i tipi. Si può andare da Manaus, la capitale, con due università, alberghi e locali di lusso, fino ai villaggi più sconosciuti nel folto della foresta. Vi si trovano zone disboscate, con fazende di allevamento del bestiame e fiumi giganti come il Rio delle Amazzoni, che si può percorrere anche in comode navi da crociera di lusso. Vi si trovano ancora moltissime aree sconosciute con piccoli fiumi che conducono a territori in parte inesplorati, in parte abitati da tribù che conservano al 90% antiche tradizioni, ma che hanno acquisito un minimo di tecnologia e di costumi dei bianchi. Quest’ultima situazione è quella in cui noi ci siamo immersi per 14 giorni. Un periodo volutamente limitato per un primo esperimento. Si è rivelata un’ottima scelta, visto che l’impatto con il mondo della foresta quasi del tutto incontaminata non è il più semplice da assorbire. Rimandando a prossime occasioni una descrizione più umanistica e poetica della straordinaria esperienza vissuta, qui mi limito a dare un resoconto più tecnico dei problemi logistici affrontati, in modo da dare un’idea delle difficoltà che si possono incontrare.

Acclimatamento

Per un europeo o un americano che arrivano dalle loro terre è consigliabile passare almeno 15 gg in città come Rio de Janeiro. L’impatto col clima amazzonico è troppo forte. Lo è anche per chi, come noi, arriva da Rio.

Le temperature sono elevatissime sotto il sole, con un altissimo tasso di umidità, mentre di notte può fare anche piuttosto freddo e umido.

L’aria è infestata da ogni tipo di insetti. L’alimentazione presenta difficoltà.

Trasporti

Il viaggio è lunghissimo. 15 ore dall’Europa al Brasile, con uno scalo. Da Rio a Brasilia 2 ore, da Brasilia a Rio Branco 3 ore e mezza. Da Rio Branco a Jordao, ultima frontiera con la foresta, 1-2 ore di aerotaxi. Da Jordao barca in legno o lancia in alluminio (ambedue a motore) senza nessun comfort. Il viaggio di risalita del fiume fino all’ultima aldeia può durare da 8 ore a 5 giorni, dipendendo fortemente dal livello di acqua del fiume. Se l’acqua non c’è in pratica si fa a piedi trasportando a spalle la barca.

Noi ci abbiamo impiegato 1 giorno e mezzo per risalire e 5 ore per ridiscendere (in condizioni particolarmente fortunate). Le tappe si fanno ospitati in aldeias lungo il fiume. Del tutto fuori discussione fermarsi nella foresta senza protezione. Assolutamente impossibile navigare al buio o farsi sorprendere dalla notte. Per dormire è necessaria amaca sollevata da terra, con zanzariera, sistemata su palafitta in legno. A causa degli animali.

Il fiume non è solo acqua. L’alveo è pieno di enormi tronchi trasportati dalla corrente. Il fiume si trasforma in continuazione. I barcaioli devono avere grande perizia ed esperienza. Un qualsiasi errore che ti blocchi nella foresta lontano da qualsiasi aldeia può essere fatale. Alcuni tratti di rapide o secca vanno percorsi a piedi.

Attrezzatura

Partendo dal contatto col suolo. Havaianas, stivali in gomma, croque (gli zoccoli di plastica traforati), scarpe da ginnastica. Il problema è, se piove, il fango onnipresente. Si scivola al punto che, oltre un certo limite conviene il piede nudo, più prensile. Inutili i calzini. Utile un bastone in legno.

Pantaloni bermuda, ma meglio lunghi per via degli insetti. Magliette, anche con maniche lunghe. Il corpo dipinto da Genipapu (pianta i cui semi producono un pigmento nero). È necessario come protezione sia psichica che pratica (non ne conosco le ragioni) e da Urucum (pigmento rosso).

Cappello. Cappa impermeabile per le frequenti piogge.

Per dormire amaca con zanzariera, collocata su palafitta in legno, come normalmente sono fatte le case nelle aldeias. Sacco a pelo leggero ma a mummia.

Per l’illuminazione candele, torce, lampada frontale (quest’ultima fondamentale). Accendino.

Coltello multiuso, coltello grande, machete. Un cucchiaio e una forchetta.

Sacchetti di plastica per proteggere tutto dalla pioggia. Anche sacchi per spazzatura. Uno o due teli 3 metri per quattro per ricoprire tutto quando piove. Sacchetti speciali per porre indumenti sottovuoto in modo da occupare poco spazio e mantenerli asciutti. Sacchi ermetici per attrezzature fotografiche e varie. Carta igienica e salviette inumidite.

Molte batterie fotografiche e altre batterie di lunga durata per ricarica.

Alimentazione

È il problema più grosso. Nella foresta c’è anche povertà, non miseria, ma povertà e si vive alla giornata. Gli indios mangiano praticamente tutti i giorni banana, manioca e qualche frutto. Talvolta un po’ di carne o pesce se caccia e pesca sono state fortunate.

Per un bianco è difficile. D’altra parte trasportare molte derrate è impossibile. In ogni caso ci si può portare pasta e riso, legumi secchi, un po’ di scatolame con sughi e pesce conservato. Magari un complesso vitaminico, cioccolata e barrette proteiche.

L’acqua è un problema grosso. Per brevi permanenze ci si può portare taniche o bottiglie. Per permanenze lunghe (oltre 10 gg) è necessario disporre di filtri. Noi abbiamo portato una bottiglia speciale che filtra persino l’acqua di pozzanghere infette, prodotta in Inghilterra e in uso presso l’esercito britannico.

Utilizzare acqua non filtrata anche solo per lavarsi i denti può causare diarrea o altre patologie.

Medicinali

La foresta offre molti rimedi. Ma meglio munirsi di antiinfiammatori, antibiotici, cerotti, vitamine, pomate, cortisonici. Necessari repellenti per insetti.

L’essenziale è non farsi male e non beccarsi nulla. Un problema serio può essere fatale a 2 giorni di barca più 2 ore di aerotaxi dal primo ospedale un minimo attrezzato raggiungibile.

La vita quotidiana

Gli indios lavorano parecchio. Gli uomini si occupano di costruzioni, fare legna, raccogliere piante, cacciare, pescare, condurre barche. Si occupano anche dei bambini. Le donne cucinano, tessono, raccolgono piante, preparano le piante per usi medicinali o per la pittura del corpo, si occupano della casa e dei bambini.

Stare nell’aldeia significa partecipare a queste attività con loro.

Viene dato anche largo spazio a riposo e relazioni sociali.

Si mangia tutti insieme in una delle palafitte preposta alla riunione alimentare. Quando il cibo è pronto tutti vengono chiamati con il suono di un corno ricavato fa un bambù o dalla corazza di un animale. Tutto viene condiviso. Mangiare da soli cose proprie semplicemente non esiste. La comunità è un unico organismo.

Si va a dormire presto e ci si alza prestissimo, anche alle 5 del mattino. A meno che non ci siano cerimonie serali o notturne, che sono l’aspetto più importante della vita in comunità nella foresta. In questo gli indios sono veri maestri, capaci di entrare e uscire a piacimento dal mondo degli spiriti. Sono profondamente spirituali e capaci di amare profondamente.

La vita spirituale

È il punto cruciale e il perno di tutta la comunità. Non solo, è anche il perno della sempre più intensa collaborazione tra indios e bianchi. Gli indios sono grandi e profondi conoscitori degli spiriti, della foresta, delle piante sacre, dei canti divini. L’argomento è così importante che non lo tratto qui, ma gli dedicherò largo spazio in altre occasioni dedicate. Gli indios e la foresta sono Amore.

Conclusione

Un’esperienza straordinaria, profonda e commovente. Ma soprattutto un cammino incantato di carattere spirituale. Al di là di ciò un’esperienza utile per uscire dalla maledetta “Zona di conforto” che uccide l’uomo tecnologico e di cui parlerò a breve in questo blog.

IMG_7066

Come far accadere le cose giuste per la nostra Vita senza fare assolutamente niente

mauroamaca

Anche questa volta il titolo è a effetto. Nonostante ciò è realmente possibile realizzare delle cose senza impazzire più di tanto.

La faccenda è complessa. Non aspettatevi facili formule o trucchetti da quattro soldi. Per arrivare a questo occorre prima farsi un culo così.  Non solo. Non crediate che io ci riesca sempre, ho solo scoperto che funziona esattamente così. Ma per riuscire a mettere in atto il meccanismo occorre essere puri come il cristallo.

Tutti vogliono, chi più chi meno, realizzare delle cose per la propria vita. Non tutti ci provano, ma molti sì. Tra questi ultimi quasi tutti, prima o poi falliscono. Quelli che alla fine vincono sono quelli che si rialzano sempre. Quelli che continuano a provare.

Dunque il primo elemento utile è essere demenzialmente cocciuti e passare un certo tempo della propria vita a tentare imprese, sbattere la testa, riprovare. Ci sono persone che riescono a ottenere risultati in tempi brevi, altri che impiegano tempi immensamente lunghi. Ai fini del nostro discorso chi ottiene risultati in tempi brevi non è detto che sia avvantaggiato, poiché corre il rischio di rimanere soddisfatto presto e non riuscire a credere che si possa ottenere tutto senza fare niente.

Questo accade poiché spesso facendo qualcosa si ottiene qualcos’altro. È logico. Senza dubbio per ottenere effetti occorre postare cause. Ma quello che ci interessa qui è vedere come ottenere quello che realmente ci serve per la nostra evoluzione senza fare niente. O meglio, parlandosi seriamente, senza lo sbattimento demenziale che caratterizza tutto quello che il mondo cittadino, burocratico, industriale e di mercato chiede in continuazione ai suoi servi.

In genere accade anche che qualcuno si sbatta in continuazione senza ottenere nulla e finisca per sentirsi fallito, inutile e frustrato, o semplicemente desistere.

Quest’ultima situazione si verifica perché non è detto che tutto dipenda solo dal panorama e dalla nostra volontà contingenti. Ci possono essere fattori psicologici profondi, accumuli di cause negative messe in precedenza oppure semplicemente circostanze non favorevoli o addirittura avverse. Per chi ci crede potrebbero esserci influenze karmiche da vite precedenti. Ci potrebbero essere relazioni sbagliate. Oppure potrebbe essere che proprio gli obbiettivi siano errati. Questo accade abbastanza spesso poiché spesso crediamo di volere delle cose che in realtà ci sono state rese appetibili a causa di influenze di altre persone o situazioni.

Dunque un secondo punto è essere (di nuovo demenzialmente) sinceri con sé stessi. Ovvero dobbiamo dichiarare a noi stessi solennemente, con sincerità assoluta, senza la benché minima macchia, cosa vogliamo veramente. Bisogna essere puri come il cristallo, non deve esserci nemmeno un’ombra, poiché dobbiamo vedere veramente cosa vogliamo nel profondo di noi stessi con tutta la nostra volontà, il nostro cuore, la nostra mente, la nostra pelle.

Una volta individuato questo obbiettivo sontuoso torniamo un attimo indietro a tutti i fattori che compongono lo scenario. Oltre alle circostanze generali e alla situazione psicologica ci sono la natura degli obbiettivi prefissati. Potrei voler diventare spazzino o calzolaio, oppure artista o scrittore, o ancora esploratore o amministratore delegato. O semplicemente voler viaggiare o fare un orto biologico. Poi concorrono fattori molto materiali come il denaro da investire per realizzare le cose o studiare o spostarsi. Per contro ci sono fattori immateriali come il nostro amore, la nostra volontà, la nostra determinazione. Potremmo andare avanti a lungo a elencare elementi che compongono lo scenario in cui ci dobbiamo o vogliamo muovere. Ma il punto importante è uno solo. Tutti questi fattori sono variabili e sono tutti fatti di una cosa sola, così come tutto il resto: ENERGIA.

Il punto chiave è questo. Tutto quello che ha a che fare con la nostra vita e con la vita di tutto l’universo non è altro che energia. Tutto è ENERGIA.

Di fatto la realizzazione o meno di qualsiasi opera non è che la materializzazione di energia. In pratica qualsiasi opera materiale o immateriale è già presente nel momento in cui è stata concepita dalla mente. La manifestazione di tale opera sul piano materiale non è che la condensazione dell’energia accumulata nel corso della sua ideazione prima e realizzazione poi.

Sappiamo bene che spesso gli obbiettivi non si riesce a raggiungerli. In tal caso, facendo un’analisi, possiamo individuare numerose cause oggettive che spiegano il fallimento. Ma tutte le cause possono essere ricondotte a una sola: la mancanza di energia.

La preghiera, i mantra, la meditazione, la concentrazione, lo stesso impegno che si mette nel progettare una cosa e poi realizzarla non sono altro che sistemi per accumulare energia. È per tale ragione che preghiere e mantra funzionano, come per esempio recitare Nammyohorengekyo. Tutte queste pratiche non fanno altro che accumulare energia. È consigliabile metterle in atto. Chi utilizza tali sistemi ha molte più possibilità e probabilità di riuscire in un’impresa qualsiasi. Anche il lavoro mentale e fisico che mettiamo per realizzare qualcosa è energia, ma ha lo sgradevole effetto collaterale di essere soggetto a moltissime dispersioni. Questo accade per diverse ragioni che non intendo approfondire qui poiché ci porterebbero troppo lontano. Il nostro lavoro è importante, ma se non è supportato da altre azioni di carattere immateriale che producono energia nel mondo invisibile, rischia di essere inutile o addirittura controproducente stressandoci o sfruttando troppo le nostre risorse senza ricaricarle.

Invece, una volta acquisito il concetto che per realizzare qualsiasi cosa non occorre altro che accumulare energia non occorre sbattersi oltremisura, ma soprattutto diventa del tutto inutile preoccuparsi. Non occorre accanirsi sulle cose più di tanto.

I saggi orientali spiegano, a chi si accinge a mettere in opera una pratica come la recitazione di un mantra o una meditazione, che l’ultima cosa da fare è concentrarsi sull’obbiettivo che ci si è prefissati. Sono gli spiriti, le entità, in una parola, le energie in ballo, che determineranno la vittoria, non le vostre preoccupazioni e i vostri sbattimenti.

Sono arrivato a tali conclusioni non solo in seguito ad approfondimenti di studio sul tema, ma proprio per esperienza personale. Tutto l’accanimento che ho messo per realizzare cose e raggiungere obbiettivi mi rendo conto ora che non è servito a nulla. Ciò che mi ha fatto ottenere risultati è quando sono stato in grado di concentrare l’energia come in un laser.

Quando mi sono reso conto di questo ho smesso progressivamente di preoccuparmi, fino al punto di applicare quello che io chiamo “fancazzismo attivo”. Ovvero faccio progetti, pongo obbiettivi, soprattutto mi immergo nei sogni e poi mi armonizzo con le attività quotidiane che naturalmente si presentano, senza preoccuparmi assolutamente di NIENTE. Parlando di nuovo seriamente è chiaro che dovrò attivarmi, ma senza accanirmi, bensì svolgendo armonicamente, con naturalezza le mie attività quotidiane. Se riuscite a entrare in questo tipo di armonia si verifica un ulteriore fenomeno, quello della sincronicità, di cui parlava molto lo psicologo del profondo Gustav Jung e altri dopo di lui. Sembra magia, e se vogliamo lo è, ma non è altro che armonizzazione di energie all’interno di un universo nel quale tutto è in relazione con tutto e le cose avvengono grazie allo svilupparsi di interazioni sublimi. In pratica la sincronicità, che per me è un’esperienza quotidiana, è il curioso susseguirsi armonico di incastri sorprendenti che fanno sembrare che l’universo complotti a vostro favore.

Naturalmente in tale contesto è importantissimo inserirsi correttamente. Ovvero rispettare la prima regola che ho citato: sentire profondamente qual è il vostro vero obbiettivo o sogno. Ci saranno un sacco di cose che non si realizzeranno MAI. Sono quelle che non sono previste e non sono armoniche per la vostra vita. Molto spesso lo sbattimento deriva proprio dal fatto che ci si accanisce nel realizzare cose che in realtà non volevamo veramente o non sono adatte per noi.

Il punto fondamentale è rendersi conto che la nostra serenità, la nostra salute, la nostra felicità, il nostro amore, così come quelle di tutti gli altri, sono prioritari rispetto a qualsiasi altra cosa.

Questa è la ragione per cui le culture naturali, i mistici, gli spiritualisti, saggi e sapienti, passano molto più tempo in cerimonie, meditazioni, offerte, canti e preghiere, anziché in fabbrica o in ufficio. Perché il punto chiave fondamentale è onorare la Vita, la Meraviglia, l’Infinito, l’Universo e l’Inspiegabile.

Il resto è fuffa per schiavi inconsapevoli che corrono come cani rabbiosi verso una quantità di cose materiali che non servono in realtà a niente per la nostra vera felicità.

La vera felicità, che non è detto che sia assenza di sofferenza e presenza di ricchezza materiale, bensì un equilibrio di forze ed energie enormi, è realizzata da abbandono e devozione totali, senza chiedere assolutamente nulla, ma dando spazio alla creatività nello spirito, nella mente e nel corpo, godendo della inconcepibile abbondanza che c’era sempre stata fin dall’inizio.

lençois1

Come guarire da qualsiasi cosa

pedragavea

Naturalmente mi serviva il titolo ad effetto. La verità è la seguente. Qual è, secondo me, il percorso imprescindibile da fare per cercare di arrivare alla vera fonte di tutte le patologie.

Ma andiamo per ordine. Sarò costretto ad essere sintetico.

Cosa fa la medicina ufficialmente accettata come l’unica vera dal mondo occidentale di mercato?

Fa ricerca su basi cartesiane dove scopre cose interessanti che essa considera come le uniche vere certezze poiché appunto certificate dal sistema di pensiero cartesiano. Il procedimento scientifico osserva un fatto e, secondo i dettami cartesiani, deve poterlo ripetere in laboratorio, laddove lo studia in maniera da poter definire una legge generale che spiega i meccanismi di causa-effetto anche per quel caso specifico studiato. Nel caso della medicina si cerca di scoprire quale sia la causa per una determinata patologia. Spesso, come nel caso di certi cancri, le cause non vengono trovate affatto. In molti altri casi sì. Per esempio una malattia può essere causata da un virus o da un batterio. Oppure si possono trovare difetti organici che causano patologie autoimmuni.

In ogni caso la medicina non arriva mai a una causa prima. Non spiega affatto perché un determinato batterio abbia attaccato quell’organismo specifico o quel gruppo specifico in quell’area. Non spiega per quale ragione certi organismi presentino dei “difetti”.

Nel caso delle malattie causate da batteri, per fare un esempio, la medicina ha conseguito buoni risultati studiando farmaci che contrastano l’invasione. Anche la chirurgia è arrivata a livelli straordinari. Ma queste vittorie non spiegano per quale ragione si verifichino certi fatti.

Anche nel caso degli antibiotici viene sì risolto il problema batteriologico contingente che potrebbe anche causare la morte e spesso con successo, ma non si va affatto a fondo con il perché certi organismi presentino bassa reazione immunitaria.

In sostanza quali siano le vere cause delle malattie, specie quelle come il cancro e quelle psichiche, nessuno lo sa. O perlomeno, nessuno lo sa nel mondo scientifico occidentale.

Esiste poi tutt’altra corrente di pensiero che invece fa ipotesi diverse. Sostiene che le cause primarie di qualsiasi patologia siano in primo luogo molteplici. Una serie di concause che trova la sua fonte primaria nella vita spirituale, emozionale e psichica. A loro volta questi aspetti dell’esistenza sono influenzati da traumi, avvenimenti, desideri, sensazioni, aneliti spirituali che si presentano sia nella mente che nel corpo fisico. Il perché questo avvenga è difficile da spiegare poiché probabilmente a monte potrebbero esserci altre cause. Il tutto viene sintetizzato nella filosofia orientale dal concetto di karma. Una legge mistica inconcepibile sul piano razionale, che lega tutte le cose e tutte le esistenze in un Tutt’uno continuamente in movimento e nel quale mutano in continuazione le relazioni tra una cosa e l’altra. Qualcosa di persino inavvicinabile sul piano razionale. In questo mondo la ragione può servire solo a farci intuire che uno scenario del genere, se non certamente esistente, è quantomeno del tutto plausibile.

Naturalmente una simile visione rende il mondo in cui siamo immersi immensamente più grande di quanto non lo vedano una persona comune che non si fa domande o uno scienziato che se ne fa tantissime cercando le risposte sempre solo nello stesso posto.

Questo mondo gigantesco, difficilmente spiegabile o addirittura inconcepibile, può essere esplorato solo con una serie di strumenti all’interno della quale la ragione è solo uno e nemmeno il principale. Sono necessari, oltre alla ragione, anche follia controllata, capacità di abbandono, fede profonda, capacità di abnegazione, intuizione, istinto, tonnellate di amore, coraggio, curiosità demenziale, poteri medianici.

Ebbene ci sono persone che hanno tutte o alcune di queste caratteristiche ed esplorano così questi mondi. Esiste una sterminata letteratura al riguardo e ancora più tradizioni orali ed esperienze.

Tali persone sono meditatori, guru, ricercatori non solo cartesiani, psiconauti, poeti, sciamani, medium, curanderos, esploratori dello spirito.

Spesso alcune di queste persone sono state in grado di curare altre persone o, ancora meglio, dare loro i mezzi per curarsi. Spesso chi soffre di qualche patologia ha in sé la capacità di curarsi a livello latente. Curanderos, sciamani, erboristi, sono solo facilitatori che permettono al paziente di entrare in sé stesso e andare a grande profondità e indietro nel tempo (anche se solo emozionalmente) e “curare” i propri traumi, che spesso possono aver a che fare, oltre che con il periodo dell’infanzia, con il periodo prenatale o addirittura di vite precedenti. Sono inoltre da tenere in seria considerazione i legami familiari, in particolar modo con gli antenati. Nelle culture sciamaniche indigene il rapporto con gli antenati è un punto chiave della vita dell’intera tribù. Dalla vita spirituale o emozionale e affettiva alla caccia e all’economia.

Avere un’idea realmente chiara sul fatto che la medicina odierna ottenga migliori risultati che non le medicine naturali sarebbe possibile solo con una ricerca seria e approfondita che non è mai stata fatta e richiederebbe risorse gigantesche. Dobbiamo accontentarci delle osservazioni personali. Gli ospedali pullulano di gente che dal cancro non è mai guarita. Il livello di salute generale della popolazione occidentale è migliorato solo sul piano delle aggressioni di batteri e virus (dai quali peraltro è continuamente minacciata) e, forse, di un mix di alimentazione e prevenzione che ha allungato la vita media. Sul piano delle patologie psichiche siamo invece messi malissimo. E, senza arrivare alle psicosi vere e proprie, le nevrosi sono sempre più diffuse. Ma non basta. Il livello di felicità e soddisfazione medio del cittadino occidentale è, lo dico in attesa di dati più ufficiali, sotto la suola delle scarpe. Quelli che, nella migliore delle ipotesi, sono i meno infelici, non hanno la minima idea del perché siano al mondo. Uno può fare finta di niente, o dire che non sia importante saperlo. Ma la mia sensazione è che in realtà sia un fastidio che da alcuni è vissuto come disagio, da altri come urgenza, da altri ancora come opportunità. Quelli che non si accorgono di niente o ritengono che sia una bazzecola da maniaci fighetti secondo me prima o poi qualche manifestazione fisica o psichica non troppo gradevole la presenteranno.

Come fare per uscire da sto casino.

La maggior parte della gente, soprattutto per ignoranza, ma anche a causa preconcetti, non intende esplorare nuove strade. Si affida alla medicina ufficiale. Il sogno di tutti è non dover mai pensare a queste cose e, quando si presentano, andare da un tecnico che ti levi le castagne dal fuoco al più presto, perlopiù somministrandoti una medicina. Quando si finisce in un abisso di malattia si finisce, gradualmente, per prendere rimedi sempre più forti, per arrivare poi al ricovero in ospedale e, infine, a interventi chirurgici.

L’ideale invece sarebbe tutto l’opposto. Ovvero condurre una vita sana con attività fisiche, mentali, emozionali e spirituali in equilibrio, poco stress, sport e sana alimentazione. La maggior parte della gente semplicemente non lo fa. Ma non basta. Nel caso in cui si presentasse una malattia andrebbe accolta con grinta, determinazione, ma anche gratitudine, poiché si tratta di un segnale del nostro sistema psico-fisico-spirituale. Dunque un’occasione unica per lavorare su sé stessi ed evolvere. Non solo. C’è anche da dire che non si tratta di evolversi spiritualmente o psicologicamente grazie alle interazioni psicosomatiche tra corpo e mente, bensì di evolversi e basta. La classificazione fisico-mente-emozioni-spirito la usiamo noi per fissare le idee, ma non esiste affatto. Esiste solo energia, che si manifesta con diverse forme. Nelle culture naturali e indigene non può esistere il concetto di “psicosomatico”, semplicemente perché non esistono cose separate. Ogni cosa è solo un aspetto del Tutto, visibile o invisibile che sia.

Sciamani, medium e curanderos possono “vedere” le cose diversamente dalla gente comune in virtù delle loro capacità di entrare in stati di coscienza diversi dall’ordinario.

Ma accade anche un’altra cosa. La maggioranza si affida a questa gente con lo stesso atteggiamento che aveva quando si aspettava la pillola risolutiva. Ovvero, vado dallo sciamano che con i suoi magnifici poteri e un paio di formule e magari qualche erbetta, mi tira fuori dai pasticci.

Non funziona affatto così.

Una persona che voglia guarire da una patologia, lieve o grave che sia, acuta o cronica, psichica o fisica è chiamata, senza altre possibilità, a effettuare un viaggio dentro sé stessa, per incontrare angeli e demoni inerenti il suo cammino. Le malattie servono soprattutto a questo.

Ora, questo cammino la maggior parte è talmente poco disposta a farlo che non ha nemmeno voglia di sentire discorsi come quello che sto facendo io adesso.

Purtroppo non c’è altra scelta. Più è pesante la malattia più abbiamo la possibilità di trovarci con le spalle al muro e quindi con più opportunità di tirare fuori il meglio di sé stessi.

Purtroppo il sistema di merda nel quale ci troviamo ha lavorato bene. La maggioranza non ha nessuna fiducia in sé stesso, ben poca nel trascendentale, ma soprattutto non ha nessuna fede nell’enormità dell’universo, né nelle proprie possibilità. Ci hanno insegnato a credere di valere molto meno di quanto in realtà valiamo. Non solo. Tutto il sistema di consumi ci ha ridotto a dipendere da qualsiasi cosa per cui è difficilissimo pensare di poter realizzare qualcosa da sé medesimi.

Per fortuna c’è chi invece ha fatto esperienze e percorsi di questo tipo e può iniziare a indirizzare altri.

Se una persona dunque ha il coraggio, la capacità di abbandono, la fede, l’empatia, la fiducia, l’amore per sé e per gli altri, la convinzione che il mistero nel quale ci troviamo abbia un senso, ha la possibilità di guarire da qualsiasi cosa.

C’è però un punto importante da sottolineare: il fattore tempo. Non è che se uno ha le caratteristiche scritte sopra incontra uno sciamano mentre deve curarsi dal cancro se la cavi nel giro di un paio di giorni o di settimane. Dovrà avere la consapevolezza di poter andare avanti per mesi, forse anni o addirittura decenni. Ma non solo. In questo periodo di tempo non sarà un pezzo di carne passivo che sarà curato. Dovrà invece essere un guerriero che non ha nessuna paura di scendere nell’inferno che, se ha una brutta malattia, di sicuro si trova nelle profondità della sua vita, e poi risalire alla terra, a sé stesso, al paradiso.

Naturalmente, come nella medicina cosiddetta ufficiale, non c’è alcuna garanzia di riuscita. È possibile fallire, non fare in tempo oppure essere vittima di forze sconosciute e, per il momento, superiori, magari legate al karma o ad altri fattori. Potremmo essere destinati a reincarnarci o a vivere in altre dimensioni.

Ma questo tipo di esperienza è l’unica che possa assicurarci, se è possibile, di guarire veramente in profondità.

Personalmente mi sono salvato dalla morte più di una volta e ho lottato con la malattia e la morte direttamente e indirettamente per tutta la vita. Mi sono reso conto dell’importanza che ha ogni singolo individuo senza distinzione e dell’importanza che ha il vivere. Laddove vivere può anche essere il morire, che non è altro che un passaggio di stato, che andrebbe fatto in modo sereno e consapevole.

Nonostante fin da piccolo avessi consapevolezza di certe cose solo tardivamente mi sono avvicinato a queste idee. Avevo già 25 anni. In un primo tempo approfondii le dottrine orientali, la meditazione, l’alchimia, i mandala, la psicologia comportamentale, i tarocchi, ma si trattava per lo più di interessi intellettuali e culturali. Solo verso i 30 anni cominciai a lottare per riappropriarmi seriamente della mia vita. Cominciai a recitare Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo. Lo trovai potentissimo e iniziai un periodo di profonda trasformazione che, per certi versi, mi portò all’inferno e insieme in paradiso, poiché vissi un decennio, tra una soddisfazione e l’altra, di esperienze durissime. Fu però una trasformazione profonda che in seguito mi ha portato a iniziare a realizzare la mia vita come la volevo io. Sono molto grato agli amici che mi iniziarono a questa pratica e all’associazione, con le sue numerose attività, ma dopo alcuni anni me ne allontanai per una forte divergenza di vedute. Ma ciò che condivido meno è l’idea, come loro raccontano, che questo sia il “vero buddismo”, come se gli altri (incluso quello del Dalai Lama) fossero falsi. Ma anche come se questa fosse l’unica verità o l’unica strada verso l’illuminazione. Naturalmente io non credo affatto che sia così.

Infatti, dopo anni di questa pratica sentii il bisogno di approfondire e mi avvicinai a innumerevoli altri percorsi di ricerca spirituale, alcuni dei quali permettono di arrivare davvero a grandi profondità nell’esplorazione di sé stessi.

Inutile dire che comunque dove siano la Verità e la Luce continua a rimanere un mistero. Quasi come se non esistesse una meta finale, bensì un eterno divenire e sperimentare.

Ma torniamo alla malattia.

Il punto fondamentale, che non lascia spazio a scappatoie è il seguente. La condizione di qualsiasi individuo è una questione complessa e non esistono condizioni migliori o peggiori, bensì cammini differenti, ognuno con il suo significato. Un processo di guarigione, indipendentemente dal tipo di condizione o gravità della malattia, è avvicinarsi sempre di più a “sentire” o “intuire” quel significato.

In tale ottica affidare la propria guarigione a un rimedio o una serie di rimedi non ha più senso. Il rimedio, così come la chirurgia possono essere parti importanti e, talvolta, imprescindibili, specie in situazioni di emergenza. Ma non possono portarci a una vera e propria guarigione profonda, poiché questa dipende dallo sviluppo e dall’espansione della propria coscienza.

Non credo esistano strade predefinite, ognuno ha la sua, e quella di chiunque può essere costituita da un mix di esperienze fisiche, intellettuali, culturali, spirituali che solo ogni individuo può riconoscere come il proprio cammino.

Nessuno può insegnare niente a nessun altro. Si possono solo condividere energie ed esperienze.

La mia esperienza personale mi ha portato prima alla meditazione, poi alla ricerca intellettuale, studiando molto, poi all’approfondimento della meditazione rendendola quasi perenne, scandita anche da incontri e cerimonie con altre persone in cammino. Cerimonie in cui si condividono suoni, colori, esperienze psichiche, cibo. Quotidianità nella quale qualsiasi cosa si faccia la si assapora ad ogni istante, con la coscienza sempre accesa e nello stesso tempo totalmente abbandonata a quel che è. Ma un punto fondamentale sono le relazioni. Il mondo esiste solo in virtù delle relazioni, così come la nostra vita. Il fluire di relazioni nelle quali si susseguono emozioni, positive come negative, tra le quali anche l’amore, è la cartina da tornasole di quello che sta avvenendo nel nostro essere.

Sebbene nella guarigione sia molto importante anche il processo, i risultati non sono da meno. Dopo decenni di “pratica della coscienza” posso dire di non aver fatto troppi danni, il che sarebbe già di per sé un risultato soddisfacente. Ma oserei dire che nel complesso sto molto meglio di, che so, venti anni fa, anche fisicamente proprio. E soprattutto stanno molto meglio con me molti altri e io sto molto meglio con tutti gli altri, anche quelli che mi stanno sulle croste da decenni e quelli che non avevo mai visto prima.

Non ho concluso niente, non sono arrivato da nessuna parte, potrei anche dire che ci capisco un cazzo forse più di prima. Ma provo felicità molto, ma molto più spesso di prima. Potrei dire che avviene “senza nessun motivo”, ma oggi tendo più a pensare avvenga per via di un senso di abbandono a qualcosa di grande, reso profondamente significativo, grazie alle relazioni, dalla sensazione di non essere soli, anzi di essere un Tutto.

Esiste un bene supremo. Che non sappiamo né come, né dove sia, ma riusciamo a intravederlo nelle pieghe sia della vita quotidiana che delle grandi visioni che ogni tanto attraversano la nostra mente, nei sogni come nella veglia.

Tutto questo cura. Anche se non finisce mai. Non ci rende affatto immuni dalla malattia e dalla morte, ma è una possibilità per viverle come trasformazioni sempre significative.

È un percorso lungo che in parte ho fatto in Italia e altri paesi, in parte in Brasile. Credo che tutti possano fare, ovunque, il proprio percorso, ma con la disponibilità a farsi dilaniare l’anima, per poi ricomporla.

Cerimonie sacre indigene nell’Aldeia Akasha

IMG_6462

Due notti straordinarie con i Canti soprannaturali dei popoli Huni Kuin e Yawanawà.
Una jam session olotropica e spirituale che solo il Grande Spirito sa come abbiano potuto armonizzarsi più di cento persone, molte delle quali non si erano mai viste prima. Soprattutto voci umane, ma anche chitarre, percussioni, armoniche, flauti, tamburi, un hang, maracas, didgeridoo, persino delle campane tubolari.
Una armonia che ci ha trasportati, come a bordo di una astronave psichedelica, a vedere cosa possono essere i mondi della Pace, dell’Amore e della Fratellanza.
Gratitudine eterna a questi fratelli, di Brasile, Italia, Argentina, Cile, Perù, Iran, Israele, Kwait, Giappone, Croazia, Francia, Germania, Austria, Stati Uniti, Australia, Spagna, Portogallo, Olanda e altri paesi, compagni di viaggio nelle profondità dell’Anima.
Foto: @mvillone – Aldeia Akasha, Itaipava. Brasile.

Si tratta di uno di una serie di avvenimenti storici in Brasile. Per la prima volta nella storia, popoli indigeni e popoli occidentali si influenzano a vicenda creando una nuova cultura. Il fenomeno sta avvenendo con sempre maggiore intensità e impatto sociale. Si va a inserire nel più ampio quadro di sviluppo della ricerca spirituale in tutto il mondo. Settore culturale nel quale il Brasile avrà un sempre maggiore peso a breve e medio termine.

Si stanno mischiando i gruppi di indios con ragazzi delle città brasiliane. Ci sono anche matrimoni misti e una sempre maggiore condivisione di una cultura di pace. Basata sull’introspezione psicospirituale, sulle relazioni armoniche, sull’espressione artistica ed emozionale attraverso la musica, l’impegno ecologico e sociale, l’organizzazione di eventi, l’arte plastica, la semplice espressione corporea, l’abbandono alle relazioni con gli altri esseri viventi e l’ambiente.

Le cerimonie sacre con la medicina della foresta e i canti sono un lavoro di profondo impegno per la propria trasformazione psicospirituale e per l’armonizzazione delle relazioni. Ma sono anche un omaggio alla bellezza dell’universo e della vita. Sono canzoni, cantici, mantra, gesti, emozioni, suoni, rivolti al Grande Spirito, con una profonda consapevolezza del Mistero intrinseco del Tutto.

Non si tratta di una religione tout-court come comunemente inteso, poiché non lega né intende legare nessuno. Si tratta di un movimento inclusivo e non esclusivo e non nega nulla. Non si contrappone a nulla, se non alla mancanza di buon senso che sta distruggendo il pianeta. E’ una maniera di vedere e vivere il mondo nella sua essenza indicibile.