La data limite dei veggenti brasiliani

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Siamo alle solite. Sono ormai millenni che viene pronosticata la fine del mondo. Dalla perduta Atlantide alle profezie di Gesù, poi i Maya, da Nostradamus ai Rosacroce e chissà quanti altri. Fine di millenni, allineamenti perniciosi di pianeti, oggettive osservazioni scientifiche che spiegano come siamo realmente oltre al punto di non ritorno.

Cosa c’è di vero?

E io che ne so.

L’unica cosa che posso fare è il cronista. Ovvero raccontare qualcosa di concreto, osservato personalmente, con la presunzione che si tratti di notizie nuove.

Sono costretto a riassumere enormemente, poiché le esperienze che sto vivendo da anni in Brasile sono molte, articolate e complesse e con esse sto lavorando a un nuovo libro. Qui voglio parlare il più sinteticamente ed efficacemente possibile del tema in oggetto.

Il Brasile, come si sa e avrò modo di approfondire nel libro, è terra di veggenti e medium. Vi si trovano tra i più potenti al mondo. Uno di questi, passato a un altro piano di esistenza alcuni anni orsono, era Xico Xavier. Un uomo straordinario, che aveva psicografato centinaia di libri, venduti in tutto il mondo a milioni di copie e dei quali non aveva mai preso una lira dei diritti, devolvendo tutto regolarmente in beneficienza. Un’altra sua attività era quella di ricevere ogni giorno decine e centinaia di persone che andavano a trovarlo per ricevere cure, conforto, aiuto o mettersi in contatto con i propri cari defunti. Cose che avvenivano regolarmente e per le quali non ha mai percepito un soldo, vivendo tutta la vita in semplicità e frugalità.

In primo luogo Xico Xavier sapeva che i morti non sono affatto morti, ma hanno semplicemente abbandonato il corpo biologico e continuano a evolversi su altri piani di esistenza.

Ebbene Xico Xavier, tra le altre rivelazioni che aveva fatto, sosteneva che ci fosse una data limite nel processo storico che stiamo vivendo ora e che tale data si attestasse intorno al 2019 della nostra era. Alcuni altri medium e veggenti concordano con questa profezia, altri no. E proprio qui viene il bello. Quelli che concordano con lui sono altri personaggi di un interesse superlativo e qui intendo parlare di loro. Allacciate le cinture, poiché quello che andrò a raccontare è probabile che superi le più visionarie aspettative.

Uno di questi personaggi è la dottoressa brasiliana Monica de Medeiros, medium, contattista e medico. La dottoressa è molto conosciuta in Brasile, formatasi alla Unicamp e poi specializzatasi in chirurgia a Chicago, membro della Società di Chirurgia Internazionale, terapeuta in reiki, conferenziera di livello internazionale, scrittrice, abdotta e contattata. Ha fondato a San Paolo la Casa do Consolador, che cura gratuitamente 5.000 persone ogni mese, e distribuisce, sempre mensilmente, 4 tonnellate di cibo per umani e 1 tonnellata di razioni per animali, oltre a vestiti e altri aiuti.

La dottoressa conferma le previsioni di Xico Xavier.

Ma ancora più sconcertante il caso del Professor Laercio Fonseca, che ho conosciuto personalmente alcuni mesi fa, partecipando a un suo seminario di alcuni giorni. Da allora ho iniziato ad approfondire i suoi studi con passione, con l’obbiettivo, entro fine 2018 di partecipare a un ritiro nel suo Ashram, che si trova nella cittadina di Sao Tomé das Letras, nel Minas Gerais. Uno dei luoghi più ricchi di avvistamenti Ufo del pianeta.

Chi è Laercio Fonseca? Purtroppo per i negativisti è un personaggio abbastanza straordinario.

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Nato 62 anni fa in una famiglia talmente povera che non poteva nemmeno comprargli i libri per studiare, si formò, un anno dopo l’altro, con i testi che prendeva in prestito nelle biblioteche pubbliche, fino ad arrivare alla laurea in fisica all’Unicamp, l’Università di Campinas, nello stato di San Paolo. Specializzato in astrofisica, cosmologia e fisica quantica è stato professore nella stessa Università e ha insegnato in diversi istituti.

È anche musicista, esperto di yoga, kung-fu, arti marziali, filosofie orientali e medicina cinese. Grande comunicatore e organizzatore di eventi, ha lavorato con diverse emittenti e fino a circa 30 anni fa organizzava conferenze e convegni per l’università, anche su temi scottanti per la scienza, come l’ufologia.

Poi ha dovuto cominciare a muoversi autonomamente, pur mantenendo contatti con esponenti del mondo scientifico. Perché?

Perché oltre alla formazione di cui sopra è anche spiritualista, medium e contattista. Non era più possibile per lui andare a due velocità. Ovvero quella della scienza ufficiale, sebbene in Brasile sia ben più aperta e possibilista che in altre parti del pianeta, e quella di un medium che vedeva, negli incontri, la presenza di entità provenienti da altri mondi.

Non è un medium-contattista qualsiasi, bensì forse il più potente che ci sia sulla faccia della terra. Ovvero, da quando era piccolo fino a oggi, vive praticamente su diversi piani di esistenza. Da quello biologico che tutti conosciamo a quello del contatto con entità di altri mondi, altri livelli di coscienza, altri pianeti e galassie.

Come dimostrare che tutto quello che io riporto e che lui dice è vero?

Non si può. Posso solo spiegarvi per quale ragione io (come del resto altre persone) ritenga tutto ciò assolutamente plausibile, contando solo sulla mia intelligenza, la mia coscienza, il mio intuito, la mia esperienza i miei studi personali.

Le innumerevoli conferenze del professor Fonseca, reperibili su Youtube, generalmente della durata di 1 ora e mezza o due, sono estremamente piacevoli, dotte, circostanziate. I ragionamenti e le informazioni che porta sono del tutto coerenti. E questo accade da decenni. Ovvero tutto il sistema da lui creato per spiegare la Realtà in maniera completamente diversa da come lo spiega il sistema di pensiero imperante è totalmente coerente e ragionevole. Tale coerenza ha permesso di produrre addirittura, coinvolgendo numerosi altri tecnici e ricercatori, un docufilm intitolato “Il Progetto Terra e la data limite”. Praticamente basato quasi solo ed esclusivamente sulle sue doti di conferenziere, senza una caduta che sia una.

Fonseca ha anche scritto diversi libri dottissimi. Tra questi “Ufologia e fisica quantica”, basato su teorie fisiche e formule matematiche, il quale tenta di creare un ponte tra spiritualità, spiritualismo e scienza.

Non è così facilmente esportabile all’estero per due ragioni fondamentali. La prima ovviamente è la lingua. Ma questa è facilmente risolvibile, poiché io, per esempio, sono ormai abituato alla traduzione simultanea in conferenza su certi temi. L’altra è che in Brasile c’è una molto maggiore abitudine a trattare argomenti che altrove sono avversati o addirittura del tutto sconosciuti. Per un brasiliano, spiritualismo, umbanda, convivenza tra un mondo prosaicamente materiale come le grigliate e la birra e veggenti sono all’ordine del giorno, mentre altrove non è così. Questo può creare difficoltà nel presentare determinati argomenti e, soprattutto, presentarli nel modo corretto. Ovvero occorre entrare in empatia con chi trasmette le informazioni, maggiormente che in altri contesti.

Detto ciò mi fermo, non intendo convincere a tutti i costi. Ho inteso solo spiegare nel migliore dei modi i motivi per cui credo che il sistema di pensiero di Fonseca meriti di essere approfondito. E proseguiamo.

Tutto il sapere del professor Fonseca è veramente azzardato riassumerlo in poche pagine, per non dire poche righe, poiché è veramente vasto. Ma ai fini della tesi in oggetto, ovvero la “data limite”, posso tentare una sintesi, senza la pretesa di far credere che sia tutto vero, ma con l’intento di trasmettere nelle grandi linee il funzionamento del sistema cosmo come lo spiega il professore e che, come ho tentato di fare sopra, tale spiegazione potrebbe ragionevolmente risultare plausibile.

Scusate tutte queste digressioni, ma il campo è minato.

Il sistema che andrò a spiegare è, in estrema sintesi, quello che il professore illustra nei suoi seminari. In questi seminari spiega come riesca a coordinare quanto appreso negli studi scientifici e quanto gli hanno spiegato e gli spiegano diversi maestri con i quali lui è quotidianamente in contatto e che provengono da innumerevoli altri mondi e piani di esistenza. Un’altra premessa è avere la consapevolezza del fatto che il sistema cosmo e il progetto di evoluzione relativo è incomprensibile nel suo insieme a una mente umana, per forza di cose limitata. Siamo come insetti al cospetto di una mente come quella di Einstein, o forse ancora peggio.

E veniamo al dunque, così come è spiegato nel docufilm e nel libro “Progetto Terra”, e suffragato, anche con dimostrazioni di fisica quantistica e formule matematiche, nel libro “Ufologia e fisica quantica”. Tenete presente che si tratta di un riassunto estremo e per spiegare tutto nei dettagli non basta un libro, ma, come in effetti fa il professor Fonseca, decenni di conferenze e seminari, numerosi testi e vastissimo materiale video.

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Il nostro pianeta, così come lo conosciamo, non sarebbe che la parte più densa, fisicamente, di un sistema molto più ampio. In questa parte più densa hanno luogo i processi geologici, biologici e sociali che conosciamo tutti. In realtà esistono altri livelli di esistenza che ospitano vita non biologica, inclusi gli spiriti dopo la morte e altre entità, i quali si troverebbero a diverse altitudini sopra il pianeta. Il primo livello sarebbe a circa 500 chilometri di altezza, seguito da altri cinque o sei, con livelli di densità sempre inferiore e, per contro, di illuminazione della coscienza sempre maggiore. All’ultimo livello si troverebbe un “Comando Planetario” che coordina tutto quanto avviene ai livelli inferiori e riporta informazioni ai livelli superiori.

Quali livelli superiori?

In realtà tutti i pianeti avrebbero una struttura di questo tipo e così pure i sistemi solari, le galassie e gli ammassi di galassie. In una struttura di livelli di densità decrescenti e illuminazione crescente senza fine, ma con finalità ben precise, del tutto incomprensibili a una mente umana.

Tali livelli non sono generalmente percepibili dai più poiché fatti di materia meno densa che vibrerebbe a frequenze diverse da quella che comunemente conosciamo. Lo spiego più avanti.

Nei livelli di coscienza superiore e densità inferiore sarebbe possibile spostarsi non solo a velocità ben superiori a quelle della luce, ma anche a velocità, per così dire, infinita. Ovvero essere simultaneamente in ogni luogo dell’universo in ogni istante. Ed è così che si sposterebbero le entità extraterrestri. Ovvero lo farebbero non con corpi biologici e astronavi dense, bensì con corpi e astronavi sempre fisici, ma di bassissima densità. Percepibili solo in determinate condizioni dagli esseri umani. E questo spiegherebbe la relativa rarità degli avvistamenti, quasi sempre inspiegabili, e anche il tentativo di diverse entità di comunicare con gli umani in modi peculiari, come per esempio i cerchi nel grano.

Le densità inferiori il professore le spiega illustrando come la scienza sappia che qualsiasi corpo fisico, incluse le particelle subatomiche, ha frequenze di vibrazione ben precise. Detto in poche parole un elettrone può vibrare con diverse frequenze. La vibrazione a certe frequenze renderebbe la materia percepibile alla coscienza umana (così come la conosciamo), mentre altre frequenze renderebbero gli stessi tipi di particelle non percepibili alle stesse coscienze, ma comunque esistenti e percepibili da altri tipi di coscienze.

Come ho già spiegato prima, ma lo ribadisco, trovo le spiegazioni del professore, sebbene francamente incredibili, non solo coerenti tra esse, ma anche con altri sistemi di pensiero che ho approfondito nella mia vita, come per esempio Castañeda, lo sciamanismo, le credenze indigene, il cristianesimo, la cabala, il tantrismo, il buddismo, il taoismo, lo spiritualismo e altre. Ma procediamo. Dobbiamo arrivare alla “data limite”.

 

In tale sorprendente sistema nel quale, come già accennato, si trova un disegno preciso di evoluzione coscienziale, perlopiù incomprensibile a una mente biologica umana, esisterebbero anche operazioni e scadenze precise. Tali scadenze precise non toglierebbero nulla al nostro libero arbitrio, anzi sarebbero in qualche modo flessibili, poiché influenzate dal karma di individui, gruppi, umanità, entità diverse, in una mescolanza gigantesca che in effetti io credo di ravvisare in ciò che il Buddismo chiama “Legge mistica dell’universo”, una legge precisa, ma incomprensibile poiché composta da una quantità infinita di variabili.

Per tale ragione la “data limite” non è un momento esatto, ma un periodo indicativo nel quale dovrebbero avvenire cambiamenti drastici, come visualizzato dai veggenti.

Come detto in apertura tale data si attesterebbe intorno al 2019.

Cosa avverrà?

Tutti conosciamo, chi con maggiore coscienza chi meno, le condizioni nelle quali versa il pianeta, sul piano politico, economico, sociale e, soprattutto, ambientale. Potremmo affermare tranquillamente di trovarci in un periodo di terribile abbandono, conflitto, tenebre e oscurità. D’altra parte è anche ragionevole pensare che oggi si sia arrivati, se non ovunque, in diverse parti del pianeta, a un più elevato livello di coscienza, se non altro nel riconoscere che vanno rispettati diritti umani, degli animali e della terra nel suo insieme. E’ in aumento altresì l’inclinazione di persone e interi gruppi alla ricerca spirituale.

Ebbene, quello che il professor Fonseca afferma che potrebbe accadere e il seguente. Potrebbe verificarsi un cambiamento epocale e tale cambiamento potrebbe avvenire più o meno dolcemente o violentemente. Il fatto di cadere in un conflitto mondiale, magari nucleare, è una possibilità che tutti stanno cercando di scongiurare. In ogni caso in un periodo a breve scadenza ci sarà un cambiamento in positivo del livello di coscienza di tutta l’umanità e un palese intervento dall’esterno, ovvero extraterrestre che, con mezzi di tecnologia sconosciuta agli umani e di livello elevatissimo, ripulirebbe il pianeta da tutta la polluzione e le macerie create negli ultimi decenni di storia.

Tale intervento avrebbe quindi il duplice intento di ripulire fisicamente il pianeta e di palesare la presenza nel cosmo di innumerevoli razze extraterrestri e di entità viventi non biologiche, con l’intento di elevare il livello di coscienza di tutta l’umanità, e dare inizio a un periodo d’oro di luce e felicità.

Le anime umane incarnate in questo periodo storico prenderanno coscienza dell’eternità della vita, la quale non è legata alla sola esistenza del corpo biologico, ma è spirituale e autonoma e si sviluppa per tutta l’eternità su diversi livelli di coscienza. In sostanza la morte come la intendiamo ora non esiste (come sosteneva Osho e sostengono diversi maestri), ma è solo un passaggio di stato che permette di continuare a sviluppare il proprio Dharma su diversi piani di esistenza, perdendo inoltre progressivamente il senso di essere un’entità isolata ed essere invece si un’identità precisa, ma collegata a infinite altre in una rete infinita di amore e scambio reciproco di energia.

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Tutto questo dovrebbe avvenire in tempi ragionevolmente brevi, ovvero, secondo alcuni veggenti, proprio nel 2019 o perlomeno avere inizio in questa data.

A questo punto potete fare quello che volete. Non crederci, fregarvene, farvene una ragione, lavorarci su, approfondire, scrivermi.

Una cosa che, almeno per quanto mi riguarda personalmente, non potete fare e insultarmi o fare del sarcasmo di bassa lega per la semplice ragione che non mi interessa e non so che farmene. D’altra parte, al di là di date e schemi, omini grigi e rettiliani, esiste un tema ancora più profondo e interessante tra le pieghe di quanto Fonseca spiega e insegna. Ovvero chi siamo noi veramente? Chi sono io? Qual è il senso profondo dell’esistenza e di tutto ciò che ci circonda?

Per il resto chi volesse approfondire sono aperto al dialogo e non mi dispiacerebbe affatto invitare il professor Fonseca in Italia per incontri e conferenze.

Che tutto ciò sia crescente consapevolezza o ridicola credulità è relativo e non mi impedirà di continuare nelle mie consuete attività, specie quella di fare la pizza il mercoledì o il giovedì con i bambini della nostra Ong a Rio.

Un cordiale saluto.

Di seguito alcuni link alle conferenze del Prof. Laercio Fonseca

https://www.youtube.com/watch?v=IgPs-xcaNTo&t=156s

https://www.youtube.com/watch?v=Pcg1CwCbpNU

https://www.youtube.com/watch?v=RPW54LumeMA&t=33s

 

 

 

Carlos Sauer a Torino Maggio 2018 – Attività

Ph. Nanni Lolli

Ph. Nanni Lolli

Lo sciamano e curandero brasiliano Carlos Sauer sarà a Torino dal 15 al 20 maggio.

Carlos è uno dei maggiori esperti al mondo in questo settore nel quale opera da 40 anni, di cui 30 vissuti con i Cheyenne.

In questo periodo abbiamo organizzato con lui diverse attività.

La principale è il corso di sabato e domenica 19-20, illustrato a questo link:

http://www.unaltrosguardo.it/2018/01/corso-di-introduzione-alle-tradizioni-native.html

I giorni mercoledì, giovedì e venerdì sono previste le seguenti attività: Sessioni Private, Canti e tamburi intorno al fuoco, Workshop di Canti e tamburo.

Sessioni private. Da fissare su appuntamento, in orari da definire singolarmente. I giorni Mercoledì 16, Giovedì 17 e Venerdì 18.

Per appuntamenti: mauro.villone@libero.it o Wapp: 0039348-7299033

Le sessioni durano circa un’ora, nella quale Carlos interviene con modalità tipiche dello sciamanismo sul richiedente. Imposizione delle mani, aspirazione di energie, canalizzazione, proiezione di energia.

Tale intervento è preceduto da dialogo e terapia verbale, appoggiato anche dalla sua compagna Juliana Ramos, psicologa “Reichiana”.

Il ruolo mio (Mauro Villone) e di Lidia Urani è quello di dare appoggio nel dialogo, soprattutto con la traduzione simultanea e successivamente con apporto di energie utilizzando strumenti come tamburo, canto e sonagli.

Il costo è di 130€.

Ph. mvillone

Ph. mvillone

Foguera. Circolo di canti e tamburi intorno al fuoco. Giovedì 17 maggio. È la terza volta che lo facciamo a Torino. Questa volta avremo come cornice il bellissimo giardino di una casa sulla prima collina torinese, sopra corso Moncalieri. La partecipazione è aperta a tutti. Sono benvenuti gli esperti di canto e tamburo, ma anche i principianti o chi semplicemente è appassionato di atmosfere di pace, unione, amore e meditazione.

Comincia alle 20, ma chiediamo alle persone di cominciare ad arrivare alle 19.00. Dopo alcune decine di minuti di meditazione e armonizzazione con il gruppo e con l’ambiente Carlos parlerà della filosofia del Cammino degli indios Nordamericani, in particolare i Cheyenne con i quali lui è cresciuto e ha vissuto per 30 anni. Poi si accenderà il fuoco e inizierà la Cerimonia Sacra di canto e tamburo guidata da Carlos, con la sua dirompente energia, il nostro supporto e quello dei convenuti già esperti nel tamburo e/o nei canti. La Ruota Sacra durerà circa un’ora, nella quale si canterà, si suonerà e si ballerà intorno al Fuoco Sacro, dopo aver reso omaggio a tutti gli elementi naturali.

Non è solo una sessione di canto e tamburi, ma una vera e propria Cerimonia Sacra che Carlos è autorizzato a condurre dagli stessi Sciamani Cheyenne che gli hanno trasmesso questa conoscenza.

L’atmosfera che si crea è profondamente sacra e di fortissimo coinvolgimento emotivo. Durante alcune cerimonie che facciamo settimanalmente in Brasile a Rio vengono effettuate vere e proprie cure su persone e gruppi.

Il costo di partecipazione è di 45€. 30€ per chi si iscrive entro 31 marzo. 35€ per chi si iscrive entro 30 aprile. 40€ per chi si iscrive entro 10 maggio.

AVRA’ LUOGO A REANO, VIA FONTANELLE, 1. NEI PRESSI DI VILLARBASSE (PROVINCIA TORINO). ORE 19.00

Ph. lidiaurani

Ph. lidiaurani

 

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Per info: mauro.villone@libero.it e Wapp: 0039348-7299033

Tutte queste attività sono di alto valore culturale e con contenuti spirituali molto seri che noi con la nostra organizzazione cerchiamo di diffondere in collaborazione con la “Scuola di Tradizioni Native Carlos Sauer”.

Non sono un business, ma servono per mantenere le nostre ricerche, il sostegno agli indios e una parte è utilizzata per continuare il nostro progetto umanitario Para Ti Ong: http://www.parationg.org

 

 

 

 

 

90 Anni a Scuola di Vita

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90 Anni a Scuola di Vita. Autobiografia di Domenico Villone

Questa recensione è quantomeno sospetta, essendo l’autore del volume in oggetto, mio padre. D’altra parte è anche vero che c’è un sacco di gente che il proprio padre non lo può vedere, o magari gli è semplicemente indifferente. Dunque è tutto relativo. L’esperienza di una vita, che mio padre racconta nel libro, è interessante per chiunque e il mio punto di vista personale di figlio potrebbe anche avere un suo valore, essendo appunto del tutto peculiare.

Mio padre decise di iscriversi all’università quando aveva 80 anni, dopo una vita di lotta e di duro lavoro, per coronare un antico sogno e per sincero e concreto interesse personale per la cultura in genere e la psicologia nello specifico. Si laureò a 84, nel 2011, con una tesi intitolata “L’autobiografia come strumento di autoanalisi”. Già l’argomento della tesi la dice lunga. Sentire il bisogno di scrivere la propria biografia, di utilizzarla per autoanalizzarsi sul piano psicologico (e anche umano) e, alla fine, di pubblicarla (cosa avvenuta 6 anni dopo la laurea), significa non solo che si ritiene ci siano nella propria storia elementi utili per approfondire la conoscenza di se stessi, ma anche che c’è un sacco di roba che si ha voglia di buttare fuori. Roba da psicopatici, verrebbe da dire. Se non fosse che ormai sappiamo tutti che la psicopatologia, sempre che sia contenuta entro certi limiti (che solo gli angeli sanno quali siano), è qualcosa che riguarda chiunque. Diciamo piuttosto che il punto fondamentale è la coscienza. Se un Budda non vede nessuna differenza tra se e gli altri, e semplicemente è cosciente di essere un illuminato, mentre gli altri non lo sanno, una persona che sente il bisogno di analizzarsi, eventualmente per evolversi, sul piano psicologico, e perché no, anche fisico o spirituale, è semplicemente cosciente di averne la necessità, o meglio ancora, l’opportunità, mentre gli altri non ce l’hanno.

Detto questo veniamo al dunque.

Il libro, pubblicato nel 2017 con Effatà Editore, è anzitutto interessante come documento storico, soprattutto del ‘900, coprendo un arco di tempo di circa 85 anni, dagli anni del regime fascista in Italia, fino a oggi. Mio nonno era un ufficiale del regio esercito che aveva lavorato in diversi porti italiani, poi in Libia e infine in Etiopia ed Eritrea. Quindi il racconto passa per l’Africa coloniale, per poi descrivere l’avvento della guerra, con i suoi orrori, il campo di concentramento e di prigionia, il rimpatrio, la miseria, la difficile ripresa, il mondo del lavoro dagli anni ’60 al duemila e gli incredibili cambiamenti del mondo degli ultimi venti anni, le complesse relazioni umane e familiari, la ricerca spirituale, gli interrogativi di fronte alla morte e le malattie. Un susseguirsi di sfide e di lotte resistere alle quali già è un argomento di sicuro interesse.

Quello che lo fa essere anziché un documento di cronaca, un racconto ricco di patos e di umanità non è solo l’amore con il quale vengono raccolti e riportati alla luce episodi talvolta magnifici e altre volte terrificanti, ma lo sono anche una sorprendente lucidità (a 90 anni) nel ricordare fatti sepolti dagli strati inesorabili del tempo e una incredibile creatività, visto che per sopravvivere si fa letteralmente di tutto, anche le cose più curiose, come il burattinaio di strada, e il restauratore di miniature.

Ma quello che rende ancora più piacevole la lettura, e utile e liberatorio il documento anche per chi lo legge, è un certo, se non umorismo, modo di vedere le cose ironico e disincantato, anche di fronte a una serie di vicende decisamente fuori del comune e tutt’altro che facili da affrontare. Alcune di esse vere e proprie tragedie che, e questo è il punto più importante, non hanno impedito all’autore di vivere con entusiasmo e, alla fine, con sempre più amore per l’esistenza.

L’autobiografia non è solo uno strumento di autoanalisi per conoscersi, ma per conoscere la realtà della vita stessa che va ben al di là della sofferenza e della gioia, della felicità e della morte. Se per gli orientali “meditare” è “osservare la propria mente” per trascendere realtà e illusione, osservare tutta la propria vita permette di trascendere la vita stessa e la morte.

Non è una novità. Esiste in Italia addirittura una Università della Biografia. E il grande scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez aveva scritto, verso la fine della sua vita “Vivere per raccontarla”, un libro dove spiegava come una miriade di episodi reali della sua vita gli avevano dato materiale per le fantastiche storie concepite dalla sua creatività.

Ma la necessità del “raccontare” è ancora più antica. Ne parla il grande sciamano Don Juan al suo discepolo Carlos Castaneda che lo riporta nei suoi libri. Gli antichi guerrieri Toltechi la chiamavano “ricapitolazione”. Ed era un esercizio psichico profondissimo che attingeva ai ricordi palesi come a quelli più nascosti, soprattutto per dare vita alla pratica più importante di tutte: l’espansione della coscienza. Una pratica che conoscono bene gli orientali e anche gli indigeni americani, che da millenni trasmettono di padre in figlio racconti e ricordi in una danza sacra e senza fine di parole, sentimenti e sguardi.

Tale espansione non riguarda solo chi analizza i propri ricordi, chi scrive, chi ricapitola, ma anche il suo ambiente esterno, composto soprattutto da amici e familiari.

L’esercizio di mio padre, un esercizio sacro e profondo, ha permesso di espandere la coscienza mia e di tutti noi. È il fatto più importante di tutti, sempre se accettiamo ciò che ci dicono da secoli tutti i grandi maestri: l’evoluzione spirituale porta con se la progressiva perdita del senso illusorio di isolamento e di individualità, per portarsi sempre di più, all’infinito, nella comunione col Tutto.

Leggere una biografia o un’autobiografia permette al lettore di esercitarsi in una pratica importantissima: la condivisione della vita. La cosa più importante di tutte. Quello che ci permette di perdere la maledetta corazza dell’ego, per accedere alla vita universale dove non esistono il giusto e lo sbagliato, il dolore e la gioia, la sconfitta e la vittoria. Non esiste proprio tutta questa dualità, creata ad arte dalla nostra cultura scollata dalla natura. Esistono solo le vibrazioni del cosmo, di cui noi facciamo parte e che non possiamo fare altro che osservare estasiati.

Mio padre con mia madre a Rio de Janeiro, Parco Nazionale di Tijuca.

Mio padre con mia madre a Rio de Janeiro, Parco Nazionale di Tijuca

 

 

Corso Guru Atma Nambi 26-27 maggio – Torino

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CORSO ATMA NAMBI 26-27 MAGGIO

Il programma del corso è indicativo e serve a dare un’idea di massima degli argomenti trattati. Atma Nambi è un uomo di profonda conoscenza ed esperienza. Dunque gli incontri prenderanno la strada che verrà dettata dall’atmosfera e dall’energia del gruppo. Il silenzio e la stessa semplice presenza del Guru trasmetteranno profonda espansione della coscienza.
Ma il punto fondamentale è un altro. Con la filosofia, le tecniche, l’energia trasmesse da Atma Nambi è possibile cominciare a liberarsi realmente dalle catene dell’ego ed essere veramente se stessi.

SABATO 26 MAGGIO 10-17

Break 13-14
AROUND THE CLOCK AWARENESS
RISVEGLIO CONTINUO

ROUND THE CLOCK AWARENESS
Essere centrati spiritualmente non è qualcosa da fare part-time, bensì 24 0re su 24. Ovviamente abbiamo moltissime cose da fare durante il giorno. Come mantenersi continuamente connessi e consapevoli? Molto semplice. Non è importante cosa fai, bensì come lo fai. Qualsiasi attività quotidiana, dal fare il bagno a mangiare, dal camminare all’ascoltare, possono diventare attività di puro risveglio. Cosa rende impura una qualsiasi attività? Semplicemente interferenze di pensieri ed emozioni negative. Possiamo ripulire le nostre attività quotidiane da ogni interferenza. Possiamo imparare ad accumulare energia anziché disperderla con qualsiasi azione. Durante il corso impareremo anche come iniziare e concludere la giornata. Impareremo come risparmiare un sacco di tempo con un approccio consapevole alla vita.

Attivazione del chakra della gola. Il 5 chakra. Permette di vivere comunicando meglio e senza paura. Protezione energetica e spirituale.

Benedizione del 3 occhio. Maggiore percezione è comprensione della vita.

DOMENICA 27 MAGGIO 10-17

Break 13-14

LIFE EMPOWERMENT
POTENZIAMENTO DELLA PROPRIA VITA

LIFE EMPOWERMENT
Il potenziamento della vita è orientato a come creare una atmosfera di continuo risveglio, energia e creatività. Vedremo come creare la giusta atmosfera in sé stessi il che di conseguenza stabilirà migliori relazioni in famiglia, con gli amici e i colleghi. Migliori relazioni a scuola e sul posto di lavoro. Quando l’energia fluisce ci troviamo in uno stato di coscienza che rimuove i blocchi dal corpo, dal cuore e dallo spirito dando spazio alla creatività e dandoci la capacità di vivere le situazioni come realmente sono.

Iniziazione Kundalini attiva la forza vitale interiore dissolvendo la paura, l’ansia e la depressione

Il corso si terrà nella sede del centro Henryushiatsu.

COSTI ISCRIZIONE

I costi si riferiscono esclusivamente al corso e non includono le iniziazioni per le quali è richiesto un contributo di 50€ e alle consultazioni private di circa 30 minuti con contributo di 50€.

È inoltre richiesto un contributo di 20€ (10€ al giorno) per i pasti.

260€ + 20€ scadenza 30 aprile

280€ + 20€ scadenza 26 maggio

È possibile iscriversi a un solo giorno versando 50% relativamente a ogni scadenza.

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Via S. Bernardino, 48
10141 – Torino – Italia
Tel.: 338/5314026

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0039-3487299033 Wapp

Corso di Introduzione alle Tradizioni Native

Carlos Sauer durante una cerimonia

Carlos Sauer durante una cerimonia

Sono sempre più coinvolto dallo sciamanismo, molto di più di quanto non avrei potuto pensare e anche di più di quanto io stesso ho cercato di fare. Avete presente quando spostate un sassolino in montagna e viene giù una frana? O quando togliete un legnetto da una catasta e crolla tutto? Ecco, qualcosa del genere. Non mi dispiace affatto sia chiaro. Cominciai a studiare teoricamente lo sciamanismo già dalla fine degli anni ’70, all’interno della mia già annosa ricerca nel mondo spirituale.

Ora da diversi anni sono travolto dalla spiritualità indigena brasiliana come da una valanga e, come se non bastasse, sono entrato anche in contatto con lo sciamanismo nordamericano tramite Carlos Sauer un interessante personaggio di altissimo livello umano e spirituale che negli anni ’70 uscì dal Brasile per andare negli Stati Uniti dove in un primo momento venne in contatto con popoli come i Cheyenne e gli Ogibwa e poi fu letteralmente adottato da un anziano sciamano, Nelson Turtle, che gli trasmise tutto il suo sapere. Divenne così sciamano Carlos Sauer, dopo 30 anni di tirocinio ed esperienze di capanna del sudore, viaggi sciamanici, cura e molte altre cose. Il suo destino era già in qualche modo indicato dalla sua provenienza da una famiglia di medium da almeno quattro generazioni. Sua mamma era un potentissimo medium e due sue sorelle forti curanderas. Oggi Carlos Sauer è nuovamente in Brasile da poco meno di dieci anni e siamo diventati molto amici. Io stesso partecipo a Rio settimanalmente a cerimonie e ruote di cura alla Casa dell’Aquila, un posto straordinario, urbano, ma immerso nella natura, dove sono coinvolti numerosi altri medium e curanderos e dove Carlos tiene le sue attività.

Carlos da anni faceva tournée in Europa e negli States con corsi, workshop e cure sciamaniche. Oggi mi sono fatto coinvolgere nell’organizzazione in Italia di attività di divulgazione sullo sciamanismo dove lui e la sua compagna, Juliana Ramos, psicologa reichiana, conducono workshop e seminari con il supporto mio e della mia compagna Lidia Urani per l’organizzazione, la traduzione simultanea e la veicolazione di energie.

Chi è Carlos Sauer e com’è strutturato il nostro gruppo.

Carlos Sauer, brasiliano, di origine europea è nato nel 1959. Durante un viaggio in California negli anni ‘70 decise di non tornare a casa per avvicinarsi alla cultura nativa dei Cheyenne e altre tribù. Fece la sua prima capanna del sudore (sweat lodge) nel 1982. Venne poi adottato da Nelson Turtle, uno sciamano Cheyenne, nel 1993. Ha fatto un lunghissimo tirocinio con i Cheyenne, apprendendo i segreti dei canti e dei tamburi, del peyote, della capanna del sudore, del tabacco, della cosmogonia e della filosofia indigena. Si autodefinisce operatore olistico ma di fatto è diventato uno sciamano. È un curandero molto forte e discende da un lignaggio di quattro generazioni di guaritori e medium. Era una potente medium sua mamma e sono curanderas due sue sorelle.

Oggi opera in Brasile, perlopiù a Rio de Janeiro, dove conduce cerimonie di tamburi e canti, cerimonie di tenda del sudore e diverse altre pratiche sciamaniche, spesso in collaborazione con la sua compagna Juliana Ramos, psicologa reichiana e con sciamani indigeni, specie Fulni-o del Pernambuco.

Carlos sta fondando la sua propria scuola di sciamanismo e due volte l’anno viaggia in Europa e Stati Uniti per diffondere la cultura e la spiritualità native. In Brasile collabora strettamente con popoli nativi come i Fulni-o e i Guarany. Ha collaborato con diversi istituti di studi sciamanici nel mondo.

Mauro Villone e Lidia Urani operano da 25 anni in Brasile, con la loro ONG Para Ti, nata per dare sostegno a decine di bambini di famiglie poverissime delle favelas di Rio. Accanto a questa attività si è sviluppata, negli ultimi anni la ricerca sulle tradizioni e le culture indigene. Para Ti da dunque sostegno anche a popoli indigeni che vengono ospitati nella sede della ONG diversi mesi l’anno. Tra questi: Fulni-o del Pernambuco, Krenak del Minas Gerais, Huni Kuin e Yawanawà dell’Acre/Amazzonia.

Mauro e Lidia collaborano da diversi anni con Carlos e Juliana nelle attività settimanali a Rio come cerimonie, sessioni di cura, workshop, corsi, relazioni con gruppi indigeni.

La missione di Carlos, Juliana, Lidia e Mauro è quella di diffondere la cultura nativa per dare a più persone possibile opportunità di cura di anima, corpo, spirito e mente.

Questa diffusione avviene tramite l’organizzazione di cerimonie, workshop, corsi, conferenze, pubblicazioni e consultazioni private in Italia, Brasile, Europa.

Le cure individuali le effettua Carlos utilizzando sistemi tradizionali indigeni come canto, tamburo, sonagli, imposizione delle mani, massaggio spirituale, estrazioni con il respiro, induzione al rilassamento profondo, dialogo, meditazione. Le terapie le effettua insieme al fondamentale supporto Juliana, psicologa reichiana. In Italia Mauro e Lidia danno assistenza logistica e con apporto di energia, si occupano inoltre della traduzione simultanea dal portoghese.

Dal 2018 cominceremo a proporre in Italia il Corso Basico di Tradizioni Native, della Scuola Carlos Sauer. Un workshop teorico-pratico di 2 giorni (di solito il fine settimana), al quale possono fare da corollario cerimonie di canti e tamburi e cure personalizzate per chi ne faccia richiesta.

 

Parte teorica

Introduzione

Filosofia delle tradizioni native

Il sentiero rosso. Tradizioni spirituali

I quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco

Chi è lo sciamano

Stati di coscienza e realtà non ordinarie

Storia dello sciamanismo

Tribù nordamericane. Diffusione e tradizioni

L’invasione europea

 

Spiritualità sciamanica

Canti sacri

L’animale di potere

Viaggio sciamanico

 

Strumenti sacri dello sciamano

Borsa della medicina

Tamburo sciamanico

Chocalho o maraca

Pipa sacra

Bastone della parola

Erbe e piante

Il popolo di pietra

 

Riti e cerimonie

Tenda del Sudore

Tenda della Luna

Pow-Wow

Cerimonia del Fuoco

Ruota di Medicina

Ricerca della Visione

Cerimonia del Peyote

Danza dell’Animale di Potere

Danza con gli Spiriti

Danza del Sole

 

Parte pratica

Esercizi di meditazione

Il viaggio interiore

Interazione con elementi naturali

Canto e tamburo

Esercizi di cura a coppie e/o a gruppi

Gli esercizi pratici possono variare molto a seconda delle circostanze, dei luoghi o del tipo di energia del gruppo

Chiusura con considerazioni finali

Contenuti e valore dell’esperienza

Le lezioni teoriche avvengono con l’ausilio di proiezioni di Power Point, con testi e immagini.

I contenuti del corso sono importanti, ma quello che realizza realmente la trasmissione di energia e sapienza sono le esperienze di vita straordinarie di Carlos Sauer e l’amore dello staff che collabora con lui, Juliana, Lidia e Mauro. Sono importanti anche la location e l’energia e i contenuti del gruppo.

Juliana, compagna di Carlos e psicologa reichiana (opera nel suo studio a Ipanema in Rio de Janeiro), organizza, sistematizza e sostiene il lavoro di Carlos, che altresì integra con le competenze di psicologia.

Lidia e Mauro, oltre a occuparsi della traduzione simultanea e dell’organizzazione, sostengono l’operato di Carlos, poiché profondamente coinvolti in prima perosna nelle esperienze di sciamanismo sia con lui che con indigeni di Pernambuco e Amazzonia.

Le lezioni teoriche sono alternate con brevi canti accompagnati dal tamburo sciamanico. Le esperienze pratiche (in Brasile chiamate vivencias) hanno luogo in genere all’aperto e sono guidate da Carlos e Juliana (tradotti in simultanea da Lidia e Mauro) che utilizzano strumenti sciamanici come il tamburo, il chucalho e la salvia.

Il risultato finale son l’amore, la felicità e lo stato vitale superlativi, al di là delle preziose informazioni che vengono trasmesse.

Il corso basico potrà essere seguito da quello intermedio e quello avanzato. Ovviamente non serve a diventare sciamani, cosa che richiede decenni di pratica e dedizione, ma da un’ottima base per cominciare e, soprattutto, per vedere il mondo con altri occhi e approfondire enormemente la coscienza di Sé e delle proprie relazioni con la natura e il cosmo.

 

Giorni e orari

Sabato e domenica (19-20 maggio): 10-13 e 14-17

 

Dove

Centro Henryushiatsu

Via S. Bernardino, 48

10141 – Torino – Italia

Tel.: 338/5314026

Info: mauro.villone@liber

0039-3487299033 Wapp

Costi

320€ i due giorni

+ 10€ iscrizione annuale alla nostra Associazione Gente della Città Nuova

+ 20€ pasti, break, caffè

Sconti

Per chi si iscrive entro 30 aprile 300€ + 20€ pasti

VERSAMENTI QUI:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT85C0311101007000000005946

Siamo inoltre disposti a riconoscere la gratuità nella partecipazione a chi porta un minimo di 5 persone nel gruppo. Questo lo facciamo poiché abbiamo desiderio di diffondere il progetto e permette un maggiore coinvolgimento e da maggiori opportunità di partecipazione agli amici che sono più vicini.

INFO: mauro.villone@libero.it

Juliana Ramos - Casa dell'Aquila, Rio

Juliana Ramos – Casa dell’Aquila, Rio

Corso Basico di Tradizioni Native

Carlos Sauer durante una cerimonia

Carlos Sauer durante una cerimonia

Sono sempre più coinvolto dallo sciamanismo, molto di più di quanto non avrei potuto pensare e anche di più di quanto io stesso ho cercato di fare. Avete presente quando spostate un sassolino in montagna e viene giù una frana? O quando togliete un legnetto da una catasta e crolla tutto? Ecco, qualcosa del genere. Non mi dispiace affatto sia chiaro. Cominciai a studiare teoricamente lo sciamanismo già dalla fine degli anni ’70, all’interno della mia già annosa ricerca nel mondo spirituale.

Ora da diversi anni sono travolto dalla spiritualità indigena brasiliana come da una valanga e, come se non bastasse, sono entrato anche in contatto con lo sciamanismo nordamericano tramite Carlos Sauer un interessante personaggio di altissimo livello umano e spirituale che negli anni ’70 uscì dal Brasile per andare negli Stati Uniti dove in un primo momento venne in contatto con popoli come i Cheyenne e gli Ogibwa e poi fu letteralmente adottato da un anziano sciamano, Nelson Turtle, che gli trasmise tutto il suo sapere. Divenne così sciamano Carlos Sauer, dopo 30 anni di tirocinio ed esperienze di capanna del sudore, viaggi sciamanici, cura e molte altre cose. Il suo destino era già in qualche modo indicato dalla sua provenienza da una famiglia di medium da almeno quattro generazioni. Sua mamma era un potentissimo medium e due sue sorelle forti curanderas. Oggi Carlos Sauer è nuovamente in Brasile da poco meno di dieci anni e siamo diventati molto amici. Io stesso partecipo a Rio settimanalmente a cerimonie e ruote di cura alla Casa dell’Aquila, un posto straordinario, urbano, ma immerso nella natura, dove sono coinvolti numerosi altri medium e curanderos e dove Carlos tiene le sue attività.

Carlos da anni faceva tournée in Europa e negli States con corsi, workshop e cure sciamaniche. Oggi mi sono fatto coinvolgere nell’organizzazione in Italia di attività di divulgazione sullo sciamanismo dove lui e la sua compagna, Juliana Ramos, psicologa reichiana, conducono workshop e seminari con il supporto mio e della mia compagna Lidia Urani per l’organizzazione, la traduzione simultanea e la veicolazione di energie.

Dal 2018 cominceremo a proporre in Italia il Corso Basico di Tradizioni Native, della Scuola Carlos Sauer. Un workshop teorico-pratico di 2 giorni (di solito il fine settimana), al quale possono fare da corollario cerimonie di canti e tamburi e cure personalizzate per chi ne faccia richiesta.

 

Parte teorica

Introduzione

Filosofia delle tradizioni native

Il sentiero rosso. Tradizioni spirituali

I quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco

Chi è lo sciamano

Stati di coscienza e realtà non ordinarie

Storia dello sciamanismo

Tribù nordamericane. Diffusione e tradizioni

L’invasione europea

 

Spiritualità sciamanica

Canti sacri

L’animale di potere

Viaggio sciamanico

 

Strumenti sacri dello sciamano

Borsa della medicina

Tamburo sciamanico

Chocalho o maraca

Pipa sacra

Bastone della parola

Erbe e piante

Il popolo di pietra

 

Riti e cerimonie

Tenda del Sudore

Tenda della Luna

Pow-Wow

Cerimonia del Fuoco

Ruota di Medicina

Ricerca della Visione

Cerimonia del Peyote

Danza dell’Animale di Potere

Danza con gli Spiriti

Danza del Sole

 

Parte pratica

Esercizi di meditazione

Il viaggio interiore

Interazione con elementi naturali

Canto e tamburo

Gli esercizi pratici possono variare molto a seconda delle circostanze, dei luoghi o del tipo di energia del gruppo.

Chiusura con considerazioni finali.

Contenuti e valore dell’esperienza

Le lezioni teoriche avvengono con l’ausilio di proiezioni di Power Point, con testi e immagini.

I contenuti del corso sono importanti, ma quello che realizza realmente la trasmissione di energia e sapienza sono le esperienze di vita straordinarie di Carlos Sauer e l’amore dello staff che collabora con lui, Juliana, Lidia e Mauro. Sono importanti anche la location e l’energia e i contenuti del gruppo.

Juliana, compagna di Carlos e psicologa reichiana (opera nel suo studio a Ipanema in Rio de Janeiro), organizza, sistematizza e sostiene il lavoro di Carlos, che altresì integra con le competenze di psicologia.

Lidia e Mauro, oltre a occuparsi della traduzione simultanea e dell’organizzazione, sostengono l’operato di Carlos, poiché profondamente coinvolti in prima perosna nelle esperienze di sciamanismo sia con lui che con indigeni di Pernambuco e Amazzonia.

Le lezioni teoriche sono alternate con brevi canti accompagnati dal tamburo sciamanico. Le esperienze pratiche (in Brasile chiamate vivencias) hanno luogo in genere all’aperto e sono guidate da Carlos e Juliana (tradotti in simultanea da Lidia e Mauro) che utilizzano strumenti sciamanici come il tamburo, il chucalho e la salvia.

Il risultato finale son l’amore, la felicità e lo stato vitale superlativi, al di là delle preziose informazioni che vengono trasmesse.

Il corso basico potrà essere seguito da quello intermedio e quello avanzato. Ovviamente non serve a diventare sciamani, cosa che richiede decenni di pratica e dedizione, ma da un’ottima base per cominciare e, soprattutto, per vedere il mondo con altri occhi e approfondire enormemente la coscienza di Sé e delle proprie relazioni con la natura e il cosmo.

 

Giorni e orari

Sabato e domenica (19-20 maggio): 10-13 e 14-17

 

Dove

In una casa nel verde della Collina di Torino. L’indirizzo esatto verrà comunicato più avanti.

 

Costi

320€ i due giorni

+ 10€ iscrizione annuale alla nostra Associazione Gente della Città Nuova

+ eventuali pasti (da definire se si pranza in loco o fuori)

Sconti

Per chi si iscrive entro 31 gennaio 200€

Per chi si iscrive entro 28 febbraio 250€

Per chi si iscrive entro 31 marzo 280€

Per chi si iscrive entro 30 aprile 300€

VERSAMENTI QUI:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT85C0311101007000000005946

Siamo inoltre disposti a riconoscere la gratuità nella partecipazione a chi porta un minimo di 5 persone nel gruppo. Questo lo facciamo poiché abbiamo desiderio di diffondere il progetto e permette un maggiore coinvolgimento e da maggiori opportunità di partecipazione agli amici che sono più vicini.

INFO: mauro.villone@libero.it

 

Juliana Ramos - Casa dell'Aquila, Rio

Juliana Ramos – Casa dell’Aquila, Rio

 

 

 

 

 

O Canto da Floresta

Aldeia Huni Kuin Novo Segredo, Alto Rio Jordao, Acre-Amazzonia

Aldeia Huni Kuin Novo Segredo, Alto Rio Jordao, Acre-Amazzonia (Foto. @maurovillone)

Este artigo é a versão em português do que eu publiquei em italiano.

O século XVII foi para a Europa um período de transição e grandes mudanças, que levaram o mundo ocidental do Renascimento até a era do iluminismo. Um período também dramático, com eventos como a Guerra dos Trinta Anos, as últimas conseqüências da caça às bruxas após a Contrareforma, a abertura real da invasão das índias ocidentais, com as primeiras colônias no norte e no sul do novo continente. Mas também foi um período fundamental para o nascimento e desenvolvimento do novo método científico, baseado em observação, experimentação e abordagem analítica, previstas e praticadas por mentes como Copernicus, Descartes, Kepler, Galileo, que abriram o caminho para a próxima ciência newtoniana. O século XVIII então consagraria a supremacia da razão, com o advento do iluminismo e a sistematização do conhecimento.

Coisas maravilhosas. Mas as luzes da razão não impediram aos europeus, nos séculos seguintes, de continuar a colonizar, escravizar, explorar, destruir, dominar todo o planeta, em nome do desenvolvimento. A razão, justamente contrária à fé cega em dogmas arbitrários e uma multiplicidade de superstições, acabou por dividir-se com eles o poder sobre as mentes e, de fato, em uma surpreendente combinação de apoio mútuo, conseguindo justificar centenas de anos de horrores sem fim, como a escravidão, as revoluções, a repressão feroz, as guerras e os regimes totalitários, que vieram até hoje.

Enquanto isso, em nome do desenvolvimento, o homem conseguiu, no último século, entre outras coisas, criar uma tecnologia superior em relação a períodos anteriores, o que permitiu de viver, ao menos aparentemente, de maneira muito mais fácil no plano pratico. Prático, se for apenas para algumas partes da população, e aproveitando ferramentas extraordinárias como refrigerador, laptop, android, drones e o carro. Entre o final do século XX e o início do século XXI, vimos o triunfo da tecnologia, que até mesmo foi empurrada para a jurisdição biológica, com a genética, a robótica e as biotecnologias. Parece que o homem pode controlar e condicionar tudo.

Infelizmente, no entanto, as coisas não forom como se esperava. E a tecnologia triunfante não conseguiu prevenir mudanças climáticas, poluições fora do controle, o esgotamento de todos os tipos de recursos, da energia até alimentação. Mas, acima de tudo, não forneceu uma explicação sobre o significado da vida ou mesmo a sua origem, nem consegui explicar a origem do universo, e muito menos consegui fornecer luz aos seres humanos sobre como viver sua espiritualidade. Vivemos ainda na escuridão. Mas não só. A física quântica abriu abismos nas certezas de todos os séculos anteriores e até mesmo os mesmos cientistas, céticos no nível espiritual, reconhecem e declaram que a realidade e a matéria não são como elas aparecem.

Além das considerações filosóficas, em essência, o homem comum, bem como o cientista, os ricos como os pobres, não vivem tão bem na cultura ocidental. Porque as situações de conflito, manifestas ou não, tornaram-se insuportáveis, ou porque a situação financeira para muitos tornou-se insustentável, ou porque por muitas pessoas achar significado na vida é como procurar uma agulha em um palheiro, mas a substância é essa, ao contrário de algumas décadas atrás, não temos mais confiança na possibilidade de encontrar a felicidade apenas no nível material. Os jovens estão muito confusos e os adultos não passam melhor, digamos que estamos enfrentando uma crise epocal.

Enquanto isso, o mundo tecnológico continua a destruir tudo, como se nada tivesse acontecido. A Amazônia continua a ser desmatada, bem como outras áreas do planeta, e a bulimia energética, resultando em um aumento exponencial da poluição, parece não ter freios.

Tudo isso é acompanhado por uma espécie de revolução espiritual. Durante algumas décadas, um número crescente de indivíduos começarom a se fazer muitas perguntas sobre o significado da sua vida e há cada vez mais grupos e associações que estão procurando respostas ou, de forma mais modesta, até apenas a luz para encontrar uma direção e, por que não, uma felicidade mais profunda e verdadeira.

Ao mesmo tempo, tudo que é uma instituição certamente não abandona a fé na razão e na ideia idiota da “recuperação no consumo”.

Em todo o planeta, as últimas tragédias são consumidas e, em muitos lugares do mundo, os últimos paraísos são profundamente afetados pela ganância do sistema ocidental. A Amazônia é um desses lugares e lá estão ocorrendo, mesmo enquanto eu escrevo e outra pessoa lê essas linhas, massacres e genocídios contra os povos indígenas que viveram nessas terras há milhares de anos. Os nativos, alguns dos quais resistiram surpreendentemente a mais de quinhentos anos desde a primeira invasão européia, para o sistema ocidental são apenas um inconveniente irritante que simplesmente atrasa a possibilidade de explorar a terra, recursos de energia, alimentos e mineração.

O desmatamento esta progredindo mas, ao mesmo tempo, as populações ocidentais e indígenas entram em contato cada vez mais profundo entre elas. Há sete ou oito décadas, esses territórios e as suas culturas já estavam longe das maravilhas dos séculos anteriores, como explicava em seu livro “Tristes Tropicos”, nos anos ‘50, o grande antropólogo Levi Strauss, e hoje estão profundamente contaminados pela cultura ocidental, mesmo que ainda sejam extraordinariamente vitais. E os mais bem escolhidos entre os ocidentais, como os antropólogos, os viajantes e os intelectuais, se aproximaram desses mundos com as boas intenções de salvaguardá-los, ajudá-los, protegê-los. Em vez disso: Surpresa! Algumas populações que conseguiram, durante séculos, se retirarem no meio de uma floresta que ainda é parcialmente impenetrável, não só mantiveram os antigos costumes vivos, mas também conseguiram acessar mundos desconhecidos com uma tecnologia espiritual muito especial. São eles que podem ser uma ajuda para os ocidentais no nível espiritual.

A razão, na Europa, conseguiu chegar, quase um século atrás, conceber a existência de um aparelho imaterial do ser humano que eles chamavam de psique e investiga-la com técnicas chamadas psicanálise e psicologia analítica. Foi um grande passo que nos permitiu reavaliar a importância das emoções e dos sonhos durante muito tempo relegados aos mundos da superstição e da fantasia.

Algumas décadas depois, desde os anos 60, a beat generation, escritores como Kerouac, Castañeda, Ginsberg, cientistas como Hoffman, descobridor da molécula LSD, músicos e outros personagens abriram uma porta impensável: a multidimensionalidade da percepção. Mas foi apenas o começo.

Enquanto isso, no Brasil, onde, ao longo do século XX, continuavam se manifestar inumeros videntes e pessoas capazes de entrar em contato com os espíritos, uma figura surpreendente conhecida como Mestre Irineu, um pobre caboclo inteligente que viajava pelo país para encontrar trabalho ao longo dos anos vinte tinha acabado na Amazônia e tinha entrado em contato com grupos indígenas. Eles lhe deram uma bebida que consideravam sagrada permitindo o acesso a outros mundos onde podiam se encontrar espíritos, entidades, extraordinárias paisagens visuais e psíquicas. Eles a chamaram de Ayahuasca, cipò dos espiritos.

Mestre Irineu encontrou em uma ocasião um espírito feminino na floresta que começou a orientar seu crescimento espiritual. Mais tarde, fundou a Igreja do Santo Daime, uma mistura de crenças cristãs e práticas psíquicas indígenas, que cresceu até hoje se difundindo no mundo todo, incluindo a Europa. Mas não foi o único encontro do mundo ocidental com a medicina sagrada dos índios. Nas últimas décadas do século XX, viajantes, psicólogos e antropólogos, por suas vez, entraram em contato com Ayahuasca e entenderam que não era apenas um alucinógeno, mas uma substância natural que permitia entrar profundamente em contato consigo mesmo, para explorar o passado e o futuro, para ver a realidade a partir de milhares de posições diferentes, para ver coisas inconcebíveis que não correspondem ao mundo cotidiano. Mas, acima de tudo, com essa substância, podemos realmente curar, em particular doenças mentais, apegos de qualquer tipo, depressão, sensação de vazio e erradicação. Interessantes, a este respeito, os estudos de um grande psiquiatra tcheco, Stanislav Grof, que vem experimentando essa substância há décadas, com excelentes resultados.

Mas o ponto é realmente outro. Os nativos que, durante séculos, se retiraram na floresta, apesar dos ataques, massacres e escravidão feitos pelos brancos conseguiram não só manter costumes milenares cujas origens se perdem na noite dos tempos, mas também para viver em profunda harmonia consigo mesmo, com os outros e com o ambiente natural, mas há mais. Seu conhecimento da psique, das plantas, do ambiente é, de certa forma, extremamente superior ao dos acadêmicos ocidentais, por mais respeitável que seja. A razão está no fato de que os indivíduos das sociedades naturais não “observam” e não “analisam” a realidade, mas a vivem na sua própria pele, percebendo-a de maneiras diferentes, ligadas a paradigmas completamente diferentes daqueles dos ocidentais. Conhecer estes paradigmas  ira abrir um discurso hiperbólico, mas è suficiente pensar como simplesmente, apenas para fazer alguns exemplos, eles não concebem a posse de nada ou a ausência de um espírito para subtender qualquer elemento natural, para entender como você enfrenta uma visão do cosmo totalmente diferente da nossa, mas pelo menos igualmente consistente, uma vez que a vida deles é, sem dúvida, mais feliz daquela dos ocidentais urbanizados.

E aqui está a surpresa. Os pobres indígenas precisam sim de ajuda material e apoio para a proteção de seus direitos, mas pelo contrário, eles parecem ser de grande ajuda para os ocidentais. Nas últimas décadas isso já aconteceu e há muitos ocidentais que começaram a se beneficiar da ajuda espiritual dos nativos. Nos últimos quinze anos, grupos de pessoas reuniram-se para ter um intercâmbio material, cultural e espiritual com os nativos com grande benefício em ambos os lados.

Está acontecendo no Brasil, também no Peru, mas de maneiras diferentes em muitos outros países, no mundo todo.

A experiência brasileira é muito incisiva e trouxe muitos pesquisadores espirituais brasileiros e doutros paises em contato com indigenos do Acre, Amazônia, Pernambuco, Minas Gerais e outros estados. Em particular, no estado do Acre, na extrema parte sul da Amazônia brasileira, dois povos estabeleceram um vínculo privilegiado com o Ocidente. Os Huni Kuin e os Yawanawà.

Ambos conhecedores profundos de plantas tropicais que podem usar para inúmeras necessidades de cura. Mas é a abordagem no relacionamento com as plantas que é totalmente diferente do ocidental. Para eles, as plantas não são apenas plantas, mas a materialização dos espíritos sagrados que se devem respeitar e amar, e que pontualmente devolvem amor aos humanos. A figura complexa do xamã, aquele que trabalha com remédios e com as almas, fala, mas acima de tudo, canta para plantas, talvez durante uma noite inteira. Ele ama as plantas profundamente, nelas há tudo, como tudo também está no ser humano. A cura não é atacar um mal, mas restabelecer a harmonia com o amor. A planta cura se seu espírito amará o ser humano doente. E isso acontece tanto a nível físico quanto psíquico.

Entre essas plantas e misturas de plantas, há também a Ayahuasca, medicina sagrada. Uma mistura de duas plantas, um arbusto de folhas largas e um cipò  lenhoso e outros aditivos vegetais variáveis.

Ninguém é capaz de explicar como, há milênios e milênios, os habitantes das florestas conseguiram descobrir que duas plantas muito diferentes, misturadas e cozidas, poderiam produzir uma bebida com efeitos chocantes que abriram as portas da percepção em outro mundo, talvez muito maior do que de todos os dias. As duas plantas tomadas sozinhas não têm nenhum efeito. Os índios afirmam que a fórmula da mistura sagrada foi transmitida para eles, na noite dos tempos, pela Jiboia, a anaconda sagrada, que muitas vezes aparece em visões durante a jornada com a medicina.

Mas acima de tudo é interessante o uso que eles podem fazer com isso. Um veículo para harmonizar consigo mesmo, com os outros, com a vida e com o cosmo, mudando constantemente, em equilíbrio recíproco variável e móvel, enfrentando também sacrifícios e desafios e dando-lhes um profundo senso de felicidade e satisfação.

A ingestão da bebida é quase sempre cerimonial e nas cerimônias é de grande importância, juntamente com outros elementos como o fogo e a unidade do grupo, o som. É assim que os icaros, cantos sagrados cerimoniais que o Grande Espírito, diretamente ou através de outras entidades, transmitiu aos Pajés, os Xamãs, nasceram há milênios e milênios atrás.

Uma cerimônia de Ayahuasca é um ato de amor para si, outros, a floresta, o cosmo, não tem nada a ver com a religião, é espiritualidade natural, tem ainda menos a ver com “alucinações”. A meditação é fundamental, mas o ponto focal não é pedir algo, adorar um ícone, submeter-se a um ministro de culto, mas entrar em harmonia com o Todo. Essa harmonia é total, sem necessariamente prescindir das necessidades diárias, das maravilhas da tecnologia, ou de qualquer outra coisa, simplesmente leva a agir para se coordenar com o mundo, mas sempre com amor, o mais importante de tudo.

Mas é necessário falar sobre um tópico crucial. Por que os nativos tiveram a pior no choque com o mundo ocidental? É uma questão legítima que abre um discurso que talvez não tem fim e que alguns antropólogos também se tenham perguntado. As respostas podem, portanto, ser muitas, mas não se deve excluir que fosse necessário, de alguma forma, chegar à situação de hoje em que dois mundos substancialmente diferentes são comparados. Se o homem ocidental destrui completamente as sociedades naturais, mais cedo ou mais tarde ele se encontrará com nada na mão e pronto para ir para a destruição sem ninguem quem pudesse mostrar-lhe uma maneira de se conectar harmoniosamente com a natureza. Outra hipótese poderia ver uma colaboração frutuosa entre a razão e o espírito que poderia abrir cenários até agora inimagináveis. É interessante notar como a civilização tecnológica, após três mil anos de história, se reúne praticamente com a pré-história, ou pelo menos com algo erroneamente conhecido como “pré-história”, e provavelmente, em vez disso, uma “história” muito muito antiga e ainda muito pouco conhecida.

O encontro com os nativos não é a panacéia, mas um elemento crucial, essencial e estratégico. Não tem nada a ver com a competição entre religiões, que também contém elementos profundos e importantes, mas tem a ver com o desenvolvimento da consciência. Elementos de diferentes espiritualidades podem se integrar maravilhosamente. Tudo é Um.

Os Cantos dos Pajés são fundamentais para levar os participantes a uma cerimônia para paisagens divinas, onde é possível “ver” a propria vida. Os cantos dos Huni Kuin e Yawanawà, ambos grupos de grande musicalidade, são profundos e sobrenaturais. Aqueles dos estes últimos são talvez aqueles que se prestam a viver sua própria vida não necessariamente ligados a uma cerimônia. Ao mesmo tempo, uma performance fora do contexto de uma cerimônia ainda contém elementos de sacralidade e teria o propósito nobre de levar o grito, a música da floresta, a uma ampla audiência.

Esses povos são “Guardiões da Floresta”, como também é chamado o grupo que inclui jovens brasileiros e adultos que interagem com os nativos.

O canto da floresta è o grito do Grande Espírito que, como um vulcão em erupção, pressiona das profundezas da terra para entrar nos corações dos humanos. Chegou a hora de abrir o coração e voltar a ouvir para viver verdadeiramente o que de mítico e profundo ainda podemos encontrar em uma existência moderna.

Mauro Villone

 

Scuola Sciamanica dal Brasile

Carlos Sauer durante una cerimonia

Carlos Sauer durante una cerimonia

La nostra sede Para Ti ONG si trova a Rio dove operiamo da 25 anni con un doposcuola e diverse attività per bambini poveri delle favelas e le loro famiglie.

Info: www.parationg.org.

Da diversi anni operiamo anche con tribù indigene con diverse altre attività di sostegno logistico e di ricerca antropologica, antropologia visuale, ricerca spirituale, partecipazione a cerimonie, comunicazione.

Dal 2016 portiamo in Italia lo sciamano brasiliano Carlos Sauer, con il quale abbiamo organizzato a Torino cerimonie di cura con canti e tamburi, workshop di sciamanismo e sedute di cura private. Info: http://www.unaltrosguardo.it/2017/07/filosofia-sciamanica-carlos-sauer-in-italia.html.

Sempre dal 2016 realizziamo conferenze show con proiezione di immagini commentate dall’autore o con commento musicale. Teniamo workshop e corsi nelle scuole dalle elementari all’università.

Dal 2017 siamo al lavoro per portare piccoli gruppi indigeni in Italia per cerimonie e spettacoli di cantoria. Yawanawà, Huni Kuin, Fulni-o.

 

Le nostre proposte sono le seguenti.

 

Cerimonia serale intorno al fuoco sacro con canti e tamburi.

Workshop di 1 o 2 giorni di sciamanismo.

Costruzione del tamburo sciamanico e iniziazione del tamburo

Costruzione di tenda del sudore

Cerimonia di tenda del sudore

Conferenze sullo sciamanismo

Conferenze con proiezione di immagini

Cerimonia sacra con Yawanawà

Cantoria Yawanawà

 

Sia Carlos Sauer che le tribù indigene sono ai massimi livelli mondiali come qualità e originalità delle proposte.

 

Info. unaltrosguardo@libero.it   W.app: 00393487299033

 

 

 

Ritorno alla natura

Brasil

Brasil

Siamo comunemente portati a pensare che il mondo stia andando a rotoli e non ci sia stato nessun periodo peggiore di questo in precedenza. In realtà un’attenta lettura della storia, sia macro che micro, ci potrebbe portare a vedere che non è affatto vero, non è proprio così. Ci sono stati periodi ben peggiori di questo con i loro orrori e i loro mostri. Basti pensare alle guerre mondiali, al fascismo e al nazismo, alle torture medioevali, all’inquisizione, alle crocefissioni romane, tanto per citare alcuni tra gli esempi più eclatanti. Ma, molto più semplicemente, i precedenti secoli di storia sono stati un susseguirsi di schiavitù, oscurantismi e privazioni senza fine.

Detto questo sicuramente occorre essere coscienti del fatto che oggi siamo di fronte a una profonda crisi di valori, economica, politica, spirituale e sociale. Oltre a ciò ci stiamo avvicinando a grandi passi verso una crisi energetica e idrica senza precedenti, senza contare che le disuguaglianze sono sempre più marcate e oltre un miliardo di persone sul pianeta soffre la fame mentre, in generale, i diritti umani non sono affatto rispettati per larghe fasce della popolazione mondiale.

Ma ci sono anche aspetti positivi. In generale il livello di coscienza globale si sta alzando, sebbene la quantità percentuale di mostri all’interno dell’umanità sia senza dubbio troppo elevata. Si sono però incarnati sul pianeta nuovi esseri, quelli che vengono chiamati “indaco” e “cristallo”. Moltissima gente cerca pace e amore e moltissimi si sono attivati concretamente per creare nuove opportunità di vita alternativa, per esplorare nuovi orizzonti, per affrancarsi dalla schiavitù che i sistemi capitalisti e collettivisti impongono, senza differenza alcuna tra l’uno e l’altro.

È in atto un generale risveglio nel quale moltissima gente si è resa conto che “così non si può andare avanti”. Mai come oggi è stata presente a livello globale la consapevolezza che occorre rivalutare il feminino, la sacralità, la natura, le relazioni umane, la bellezza della quotidianità.

In pratica sta crescendo un diffuso sentimento di amore per una vita diversa e una diversa concezione del proprio Sé, meno egoica e più profonda.

Tutto questo è difficile da sintetizzare, ma possiamo riassumerlo, con buona approssimazione, nel desiderio di riavvicinarsi alla natura, sebbene in parte compromessa, e a ritmi di vita ben più naturali.

In questo le culture e le società naturali ancora esistenti possono venirci in aiuto. Di certo anch’esse sono tutt’altro che scevre da problemi e presentano senza dubbio le loro lacune, ma hanno il pregio di poter trasmettere ad altri un profondo amore per la natura e per una vita comunitaria e di relazione basata su profonde radici comuni con altri esseri, umani e non.

L'autore con Ari-tan, capo di un gruppo di Fulni-o. Mio pittore corporale, artista e danzatore al quale offro la mia più profonda gratitudine per avermi fatto scoprire il mio grido di combattimento.

L’autore con Ari-tan, capo di un gruppo di Fulni-o. Mio pittore corporale, artista e danzatore al quale offro la mia più profonda gratitudine per avermi fatto scoprire il mio grido di combattimento.

Di società naturali sul pianeta se ne trovano tutto sommato ancora parecchie, un po’ in ogni dove. Australia, India, Africa, Stati Uniti, Canada, Messico, Sudamerica, Asia. Se ne trovano in ogni angolo del mondo. Avvicinarle non è semplice e oltretutto può essere molto pericoloso soprattutto per loro. Ma senza dubbio può aiutare molto i poveri occidentali del tutto disorientati e che non ne possono più delle meraviglie del consumismo, del capitalismo e del comunismo.

La mia esperienza personale non si limita al Brasile poiché ho avuto a che fare con culture naturali in Africa e Asia prima di finire in questo paese, ma è in Brasile che ho approfondito maggiormente le relazioni con alcuni di loro.

In linea generale nel corso del ‘900 le culture naturali sono state considerate dalla maggior parte di studiosi e intellettuali come “primitive” e “selvagge”, portatrici di conoscenze antiche di grande valore sul piano tecnico per lo studio dell’evoluzione umana, osservata da un punto di vista darwiniano. Solo alcuni, come per esempio il grande studioso di storia delle religioni Mircea Eliade, la pensavano diversamente. All’inizio della seconda metà del XX secolo egli sosteneva, tra le altre cose, che non bastava più osservare le arti africana e oceaniana come qualcosa di curioso e interessante, ma occorreva cominciare a riscoprire le radici di quelle arti.

Molti antropologi e psicologi del ‘900 hanno considerato i popoli che vivevano a stretto contatto con la natura un ottimo laboratorio per scoprire cose che avessero a che fare perlopiù con il passato dell’umanità, ora evolutasi nella meravigliosa cultura tecnologica.

In generale la cultura accademica vede ancora oggi le cose in questo modo, ma è in sensibile aumento la quantità di persone, intellettuali, studiosi, ricercatori, gente comune che si è resa conto di come in realtà le conoscenze dei popoli naturali siano non solo profonde, vaste e antichissime, ma anche di grande utilità sul piano pratico.

Tali conoscenze sono relative all’uso alimentare e farmacologico di erbe, piante e frutti, al rapporto con la natura e all’interazione con il mondo delle energie sottili, che hanno a che vedere con gli spiriti, gli antenati, la psicologia del profondo, e tutto quello che costituisce l’essenza della vita e che non si può “vedere” direttamente né “misurare” in alcun modo.

Queste conoscenze hanno risvolti pratici incommensurabili per ragioni semplicissime, nemmeno troppo magiche. Erbe e piante, banalmente, contengono principi attivi che la stessa chimica e farmacologia riconoscono avere effetti tangibili sul corpo umano. Unica differenza, fondamentale, tra la farmacopea indigena e quella tecnologica, il fatto che quest’ultima utilizza sostanze o combinazioni di sostanze sintetizzate in laboratorio, attentamente calibrate, mentre la prima utilizza composti naturali formati da decine e centinaia di componenti, mescolati alchemicamente dalla natura insieme a energie sottili impossibili da misurare e isolare.

Gli indigeni inoltre sono “capaci” di aver a che fare con la natura in maniera armonica e sono le persone più indicate per la gestione e la salvaguardia del traballante patrimonio naturale del pianeta.

Mentre si trova inoltre nel loro ambiente culturale una quantità di conoscenze artistiche, psicologiche, comportamentali, spirituali, che va a costituire un “corpus” di informazioni articolate, utile, o forse addirittura imprescindibile, per l’indagine e la cura di corpo, mente, spirito e relazioni. Si tratta di un insieme di conoscenze profondo, antico, articolato e complesso, legato a una visione del cosmo fondamentalmente diversa da quella suggerita dall’utilizzo della ragione da sola.

In particolare gli indios hanno la capacità di “sentire” profondamente la materia, l’essere, le cose, senza limitarsi a “osservarle” e “analizzarle”, bensì “sentendole” nel corpo, sulla pelle, nella mente e nell’anima. Nella visione indigena non esiste separazione tra spirito e materia, razionale e irrazionale, veglia e sogno, io e gli altri, vita e morte. Tutto è Uno e tutto è un insieme che non può essere scansionato e analizzato, ma può solo essere vissuto. L’osservare indigeno si manifesta in un mix di osservazione e abbandono. E ciò che si osserva non ha tre dimensioni più il tempo, bensì sembrerebbe essere quello che la fisica quantistica oggi ipotizza: un ologramma atemporale dove i fenomeni e i noumeni sono indivisibili e non-locali.

Tutto questo non li rende necessariamente migliori, sono afflitti anch’essi, ovviamente, da tanti problemi. Ma la loro “strategia”, se così possiamo chiamarla, li ha fatti sopravvivere per 10.000 anni, e in una condizione generalmente di maggiore armonia con l’ambiente esterno, che sia la foresta o che sia il cosmo intero, inclusa l’energia e tutto quanto possa esserci e non si possa vedere. Molto spesso la loro visione scarseggia o è totalmente priva di razionalità, il che non li rende adatti all’analisi e alla pianificazione strategica e nemmeno alla formalizzazione di un pensiero lineare. D’altra parte sono in qualche modo più “capaci” di “esistere” felicemente e di “sentire” di essere in relazione con tutto indipendentemente dal tempo. Più facile per loro “ritualizzare” anziché scansionare e ordinare. Mentre l’osservatore razionale occidentale sa analizzare, scansionare, creare relazioni dialettiche che, spesso, portano a scrivere fiumi di parole, libri interi, addirittura creare scuole accademiche secolari, mentre fatica semplicemente a “vivere”, come fa un indigeno, godendo profondamente, nell’attimo, di ciò di cui si sente parte, che magari non “capisce”, ma che in qualche modo “conosce”.

Molto spesso gli scritti di noi occidentali possono sembrare dotti e interessanti, ma visti con un altro sguardo, a volte, francamente delle seghe mentali senza fine.

L’uomo comune occidentale ha sviluppato una coscienza basata sull’osservazione oggettiva e sulla ragione. Per gli indigeni questi sono solo due elementi di un quadro ben più ampio, nel quale concorrono anche il sogno e la visione irrazionale, l’amore, l’abbandono, il contatto con dio, gli spiriti, gli animali e gli antenati. Non esiste una logica o perlomeno non esiste solo e soprattutto quella, bensì esiste il sentire a infinite dimensioni.

Altro che primitivi.

In tale contesto la malattia e i disagi non sono più visti come qualcosa di esterno da eliminare, bensì come segnali di un tutto da equilibrare. La medicina indigena non esclude affatto quella tecnologica, bensì la integra e, soprattutto, ha una funzione preventiva. Può inoltre operare con quello che i curanderos chiamano “esplosione d’amore” per curare patologie di ogni tipo, anche gravi.

Un curandero dice: “Non fa male la schiena, fanno male i carichi. Non hanno problemi gli occhi, fa male l’ingiustizia. Non fa male la testa, fanno male i pensieri. Non fa male la gola, fa male ciò che non si esprime o si esprime con rabbia. Non fa male lo stomaco, fa male ciò che l’anima non digerisce. Non fa male il fegato, fa male la rabbia continua. Non soffre il cuore, a soffrire è l’amore. Ed è precisamente questo, proprio l’amore, la medicina più forte”.

In pratica cosa succede? Uomini bianchi, occidentali, tecnologici, razionali, talvolta con una formazione scientifica o accademica si stanno avvicinando agli indios non più per “studiarli” come un qualsiasi antropologo, afflitto da strascichi di colonialismo, bensì per “apprendere” da loro come fare per tornare a “sentire” la vita anziché “studiarla” e cercare di capire come diavolo abbia fatto a venire fuori dal nulla e, magari, cosa possa significare.

Cosa significa “sentire” la vita? (C’è sempre qualche stronzetto che me lo chiede con una leggerissima connotazione polemica).

Ebbene ovviamente è difficile da spiegare su basi razionali, comunque ci proverò. Significa stare in qualsiasi luogo, magari immerso nella natura o magari no, in silenzio, acquisendo informazioni senza analizzarle e sospendendo qualsiasi giudizio. Significa fare cose che per un bianco occidentale possono sembrare assurde, come parlare o cantare a piante, fiumi, animali, o elementi come acqua e fuoco. Significa “sentire” una relazione misteriosa e inesplicabile con alcuni animali, alcune piante o magari altre persone. Significa non dare nulla per scontato, sacralizzare tutto, e vedere in cose che per un bianco possono sembrare automatiche o casuali, continui segnali di qualcosa che è nell’universo, ma nessuno può vedere, nonostante questa cosa pervada tutto regolando tutto in maniera mistica, giusta, amorevole e musicale. Significa dare un’importanza profonda a tutte le relazioni, sia umane che di qualsiasi altro tipo.

Il mondo è fatto solo di relazioni. Ancora una volta la visione mistica, anche indigena, e quella scientifica convergono. Per la fisica quantistica non esistono particelle subatomiche isolate, esistono solo relazioni tra particelle e flussi di energia.

Quello che sta avvenendo in Brasile, ma anche in tutto il mondo è un rinnovato interesse da parte delle persone occidentali per le culture naturali, in particolare per lo sciamanismo. Tale interesse spesso si espleta nella partecipazione a workshop o cerimonie dove vengono utilizzati canti, tamburi, danze e sostanze psicoattive. Il fenomeno è diventato una moda, ma va al di là della moda poiché le necessita psico-spirituali che spingono a questo comportamento sono concrete.

Non è così facile acquisire questo tipo di psicologia, d’altra parte non dipende, tutto sommato, da dove si è e cosa si fa, bensì dalla necessità che si ha di cambiare e di ritrovare il vero Sé. Si tratta di ricordare chi o cosa siamo veramente. Si tratta di tornare all’origine del proprio processo creativo, all’esplosione d’amore primordiale che ha creato tutto.

Il punto è che non è affatto sufficiente mettersi un cocard di piume in testa, farsi di ayahuasca, battere su un tamburo, strabuzzare gli occhi, passare un sacco di tempo nella foresta o nella natura, dire cose mirabolanti, stare con le gambe incrociate a occhi chiusi, mangiare radici, andare in India, tornare in Brasile, fare il corso di Reiki e tutta una serie di altre menate che sono diventate di moda negli ultimi dieci/venti anni.

Il punto è fare una rivoluzione interiore spaventosa, mettere tutto in discussione e finirla di prendersi in giro dal mattino alla sera, come fa la maggior parte delle persone.

Come si fa a sapere se la rivoluzione è riuscita o no? È semplicissimo. Si smette di chiacchierare e si è realmente disponibili agli altri, con amore, ma non perché si è buoni, coscienti e maturi, bensì semplicemente poiché finalmente si “sa” che non ci sono altre vie di uscita.

In sostanza “ritornare alla natura” non è avere una casa sull’albero e cibarsi di radici o assumere sostanze strane, bensì è tornare alla “propria” natura, quella di essere umano sano e creativo, orientato all’amore piuttosto che all’odio.

L’umanità si trova a un bivio. Perdere il contatto con se stessa in nome di chissà quale benessere tecnologico o materiale, oppure ritrovare le proprie radici e imboccare così una strada di rispetto per se stessa, la vita, la terra e la natura e vivere qualsiasi cosa ad essa si presenti, tecnologia inclusa, nella consapevolezza che solo l’amore può creare vero benessere profondo e sviluppo della coscienza su quello che è il significato misterioso dell’intero universo.

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Le Ruote di Cura

Juliana Ramos - Casa dell'Aquila, Rio

Juliana Ramos – Casa dell’Aquila, Rio

Tutti i martedì sera a Rio de Janeiro in una delle costruzioni di quella che era un’antica fazenda del quartiere di São Conrado vengono celebrate “Ruote di Cura”, “Rodas de Cura” in portoghese. L’antica fazenda si chiamava Villa Riso e vi si coltivava prevalentemente caffè, come in tutta l’area circostante. Fino a circa 35 anni fa il luogo era ancora relativamente selvaggio e rurale, oggi è uno dei quartieri trafficati della città come diversi altri.

Villa Riso era stata fondata dal signor Riso, un italiano facoltoso che aveva sposato una donna indigena dalla quale aveva avuto due figlie, Bebeta e Cesarina. Oggi la proprietà e divisa tra le due sorelle e Bebeta si occupa proprio della parte di proprietà dove si svolgono attività sciamaniche e spirituali in genere. Il luogo oggi è stato battezzato “Casa dell’Aquila” ed è piuttosto conosciuto a Rio tra la gente interessata a questi temi. La “casa” è immersa in una natura lussureggiante, lontano dal ruomore cittadino, tra rocce, piante, cascate e piscine d’acqua di fonte.

Il martedì dunque vi si svolgono le ruote di cura, dalle 20 alle 22,30 circa. Sono guidate da Carlos Sauer, di cui parlo diffusamente in altri post di questo stesso blog, un curandero brasiliano, oggi cinquantottenne, che dai venti ai cinquanta anni visse con il popolo dei Cheyenne in California, dove era stato adottato da un vecchio sciamano, Nelson Turtle. Qui Carlos aveva appreso tutti i segreti dello sciamanismo di questa tribù e di altre, come per esempio i Sioux Lakota.

A queste “ruote” partecipano diversi praticanti dello sciamanismo, numerosi altri medium e Juliana Ramos, compagna di Carlos e psicologa reichiana.

Nelle suggestive luci soffuse della sala, davanti a una candela accesa Carlos inizia a battere sommessamente sul suo tamburo sciamanico, seguito da tutti gli altri (me compreso) e poco dopo inizia a intonare i canti Lakota e Cheyenne. Sono canti che parlano d’amore, del sole e della luna, della terra, della vita e della morte, degli antenati, degli animali totem, di dio e dell’acqua, delle dee e del fuoco. All’inizio sono tutti seduti, poi man mano l’atmosfera si scalda e l’energia cresce, fino a quando Carlos si alza in piedi e invita anche altri a farlo. Dopo circa un’ora di ritmo con i tamburi e di canti a gran voce tutti insieme il livello di energia è altissimo, si sente l’energia palpabile nella sala. Spesso, quanto sono presenti a Rio, a un certo punto entrano, ornati dei loro diademi, a partecipare gli indios Fulni-o del Pernambuco, grandi amici e fratelli spirituali, con i loro potenti canti di guarigione. Poi tutto tace e, nel silenzio, iniziano le cure a tutto il gruppo e a specifiche persone che lo richiedono e che soffrono di particolari patologie acute o croniche in quel momento.

I medium iniziano nella semioscurità i loro massaggi spirituali e l’estrazione dei mali. Nel frattempo due voci femminili intonano dolcissimi canti arcaici matriarcali, accompagnandosi dal lento ritmo dei tamburi sciamanici. Di solito si tratta della compagna e della sorella di Carlos, medium anche loro.

In quella fase, dopo aver sperimentato la fortissima energia dei canti, dove non risparmio nemmeno la mia voce, cado in una trance profondissima nella quale, seduto, percepisco a malapena l’avvicinarsi di uno dei medium e il suo massaggio spirituale. Spesso lascio sgorgare le lacrime e perdo la nozione del tempo, lasciandomi trasportare dalla dolcezza dei canti matriarcali.

Quando tutto finisce ci metto parecchio a riprendermi e di solito torno rapidamente a casa dove mi accingo subito a un sonno profondo.

Le ruote di cura sono una delle attività più straordinarie della Casa. Magia pura nella quale tutto il gruppo cura una singola persona e, nel farlo, cura tutto se stesso, mentre le malattie di ogni singola persona investono tutto il gruppo e ogni singola cura coinvolge tutti gli altri.

Un’esperienza profonda.