La via delle maschere

Ph. @mvillone - Carnevale in Perù sul lago Titicaca
Ph. @mvillone – Carnevale in Perù sul lago Titicaca

LA VIA DELLE MASCHERE

(Un estratto dal mio libro “Il Mistero della Libertà”).

“La via delle maschere” è il titolo di un noto libro del grande Levi-Strauss. L’ho preso a prestito per intitolare il paragrafo poiché suggerisce l’idea di un percorso segnato o caratterizzato da maschere. Il tema delle maschere è estremamente complesso e affascinante. Così profondo da indurre alcuni autori a sostenere che “lo studioso che fosse riuscito a comprendere pienamente questo argomento avrebbe trovato la chiave per svelare “il pensiero religioso e lo sviluppo sociale dell’uomo primitivo o non civilizzato” (William Healey Dall, 1884, p. 73) e che l’uso generale delle maschere nelle società primitive costituisse “uno dei misteri principali dell’etnografia” (Roger Caillois, 1967, p. 170).

Lévi-Strauss disse inoltre che “l’uomo sociale è per eccellenza mascherato: in quanto porta un nome, eredita uno status, detiene una posizione” (Lévi-Strauss, 1961, p. 18).

Si tratta di un tema così vasto e affascinante che vale la pena di essere approfondito. Non è mia intenzione dilungarmi troppo sull’argomento. Quello che mi interessa è partire dal concetto di maschera per analizzare brevemente e sul piano pratico cos’è del nostro vero volto, cioè del nostro vero io, che mostriamo al mondo e molto spesso anche a noi stessi.

Mi permetto di fare un passo indietro e riassumere a grandi linee storia e funzioni della maschera. Il suo utilizzo si perde letteralmente nella notte dei tempi. Potrebbe forse trattarsi di una delle più antiche forme di comunicazione e di ritualizzazione dell’uomo. La maschera è una rappresentazione: può rappresentare spiriti, demoni, divinità, animali o stati d’animo dell’uomo stesso. Può essere indossata o essere solo una scultura, come un totem o una stele, ma il suo aspetto decorativo è sempre accompagnato da quello semantico, che è preponderante.

Le maschere hanno da sempre avuto principalmente un ruolo rituale, funerario o esorcistico e vengono indossate per scacciare demoni o piuttosto chiamare dei, spiriti e antenati. Essendo legate alla rappresentazione successivamente lo sono al teatro, al teatro catartico greco, al metateatro, ma anche alle feste rituali. Nell’antica Grecia venivano usate anche nelle feste dionisiache e in altre rappresentazioni magico-rituali. In estrema sintesi il loro primo utilizzo era volto a mostrare ciò che normalmente è nascosto, ma la loro funzione era sacra. Tale funzione sacra venne meno con l’avvento di religioni monoteistiche come per esempio il Cristianesimo poiché da questo punto di vista, non riconoscendo molte divinità, esse finivano con essere soltanto rappresentazioni di demoni o del diavolo. Ma la necessità di liberare anche solo simbolicamente profondi e potenti archetipi e simboli del profondo è rimasta nell’uomo, tanto è vero che dal medioevo nell’Europa cristiana iniziò a svilupparsi la tradizione del Carnevale.

L’utilizzo delle maschere a scopo sacro e rituale è ancora presente in Africa, Asia e altri continenti, ma dove si è tentato di reprimere tali usanze esse sono risorte con forme diverse altrettanto potenti in molte parti del mondo. I Carnevali italiani di Venezia, Ivrea e Viareggio sono famosi, ma il Carnevale viene festeggiato in molte parti del mondo e il Brasile è forse patria di alcuni tra i più scatenati carnevali del pianeta, specie quello di Rio de Janeiro.

La funzione del Carnevale, come quello di altre rappresentazioni (come spiega J. Frazer nel “Ramo d’Oro”) era quella di ribaltare (ritualmente) la situazione tra servi e padroni: per un giorno (o per un certo periodo) il re e i nobili venivano derisi e umiliati, mentre i poveracci si vestivano da re e regine. Questa tradizione oggi, anche se inconsciamente, è più viva che mai, il Carnevale è il momento degli sberleffi a politici e padroni,  il momento in cui tutte le “regole” vengono sospese e “ogni scherzo vale”. Ovviamente si tratta, da sempre, di un contentino poiché dopo, con la quaresima, tutto ritorna come prima.

Ho avuto modo di conoscere il Carnevale di Rio nel quale mi sono trovato coinvolto più di una volta e che sto continuando ad approfondire poiché si tratta di un fenomeno di vastissima portata sociale e psicologica, davvero molto interessante.

Capita per forza di esserne coinvolti visto che, nei giorni fatidici, per televisione, nelle case e nei bar non si parla d’altro e per le strade è pieno di blocos de Samba spontanei o organizzati. Non partecipare, anche solo per caso, a uno di essi è impossibile, se si esce di casa. Il carnevale in Brasile e in particolare a Rio è più che una tradizione culturale, è quasi una religione. Da un anno all’altro, dopo che sono stati fatti i progetti da grandi artisti per le scuole di Samba più importanti e da semplici appassionati per tutti gli altri, partono gli artigiani volontari a darsi da fare per preparare alla perfezione carri e costumi. È un delirio. Un anno di lavoro per sfilare un’ora e venti minuti nel Sambodromo.

A differenza delle maschere non si può dire che sul significato del carnevale siano stati spesi fiumi di inchiostro, come si suole dire, poiché stranamente nonostante la portata della manifestazione non troppi ricercatori come antropologi, sociologi, psicologi vi si sono cimentati. La ragione non la so, ma posso azzardare un’ipotesi. Il Carnevale non è una festa istituzionale, ma una tradizione popolare che ingloba dentro di se credenze più antiche di varia provenienza. Inoltre è in continuo sviluppo e a Rio, tanto per fare un esempio, mentre oggi vengono utilizzate alte tecnologie con schermi al plasma e laser, continuano a sfilare le vecchie bahiane di novanta o cento anni che ruotano su se stesse con la tradizionale gonnellona ampia in un antico rituale (Evolução) che un tempo serviva per modificare lo stato di coscienza e andare in trance. Lo studio di un simile fenomeno è lungo e complesso e facilmente può portare a perdersi in mille rivoli che si perdono nella notte dei tempi e nei meandri della psiche umana. Per quanto riguarda le maschere e i costumi sontuosi e incredibilmente creativi dopo il carnevale vengono subito buttati via e si trovano per la strada o nei cassonetti della spazzatura. Questo è un altro fenomeno interessante. Nonostante i costumi possano costare migliaia di euro, dopo la sfilata di un’ora vengono abbandonati. La spiegazione potrebbe essere che di questo rituale catartico e liberatorio non debba rimanere nulla, e questo potrebbe altresì spiegare la reticenza a parlarne anche sul piano editoriale o letterario.

L’ora e mezza che si passa nel Sambodromo è devastante, folle, catartica. È una festa incredibile dove ogni scuola presenta dalle quattromila alle ottomila persone in costume più i carri e la musica assordante che sfilano sotto i riflettori e gli spalti pieni di gente in delirio. In questa massa enorme di persone c’è letteralmente di tutto ed è facilissimo incontrare dirigenti d’azienda, impiegati e droghieri che sfilano con prostitute, narcotrafficanti, avvocati, ingegneri, commesse, miliardari e poveracci di ogni sorta. Spariscono le regole e mentre il ricco signore per una notte si lascia andare il poveraccio si prende la sua piccola grande rivincita. Forse proprio questo è uno dei significati più palesi che, come si diceva, risale fino al medioevo europeo e ancora più indietro alle antiche feste dionisiache. Il rituale è molto profondo e io stesso dopo una faticosa e catartica sfilata in un simile scenario, pregno di questi significati, al cadere della tensione ho pianto. In occidente si conosce molto poco sulla realtà delle feste e dei rituali in genere e la maggior parte delle foto del carnevale di Rio sono ragazze dai fisici statuari, in gran parte rifatte, visto che in Brasile ci sono i migliori chirurghi plastici al mondo. In Italia arrivano solo notizie volgari su tette e culi e gli eventuali morti e tafferugli, peraltro rarissimi. C’è molto di più. Cultura, psicologia del profondo, tradizione, impegno, politica, denuncia, creatività, arte, amore e pace. Anche i Carnevali italiani ed europei sono molto floridi, ma probabilmente a molti sfugge il loro profondo significato simbolico. Si tratta di un rituale di liberazione.

Si tratta del poetico momento di gloria di persone che non hanno niente e diventano Re e Regine per una notte.

Questa simbologia molto interessante mi serve anche per sottolineare un altro aspetto, che è l’altra faccia della medaglia. L’utilizzo delle maschere e di questi rituali catartici, serve per esorcizzare e portare a galla simboli e stati d’animo profondi. Come si è visto il processo può avvenire più o meno consciamente o inconsciamente.

Ebbene il contraltare di questo rituale è l’abitudine (anche in questo caso più o meno conscia o inconscia) dell’uomo (odierno, occidentale, urbano e di classe media in particolare) a indossare maschere di ogni tipo. Si tratta di atteggiamenti, modi di fare, ma anche di veri e propri costumi e vestiti i quali contribuiscono a fare entrare in un particolare ruolo. I cosmetici utilizzati dalle donne (e dall’uomo anche se in minor misura), insieme ad abbigliamento e accessori sono probabilmente un fatto positivo, ma solo fino a quando vengono vissuti appunto come cosmetici, vestiti e accessori. Poiché quando invece iniziano ad assumere un ruolo “semantico” come le maschere e diventano portatori di una quantità di significati, non sono più “accessori” ma diventano maschere che, a differenza di quelle rituali “liberatorie” ci imprigionano in ruoli definiti, anche perché sfuggono alla sfera della coscienza. Sono maschere che, al contrario di quelle rituali utilizzate per un tempo definito (quello appunto del rituale) e consapevole, sono quasi sempre presenti addosso o intorno al nostro corpo, senza che ce ne rendiamo conto. Sono maschere che ci fanno perdere la nostra vera identità e ci rendono ancora una volta schiavi di una rappresentazione. Quella a beneficio di come ci desiderano (o come crediamo che ci desiderino) gli altri o il sistema. Per cui in pratica alla fine dei conti invece di vivere, semplicemente vivere per noi stessi, passiamo (spesso inconsciamente) da un costume e da una maschera all’altra, nella necessità (oggettiva o presunta) di vivere per gli altri o per uno schema predefinito da onorare.

Così oggi siamo vestiti da dirigenti e domani da giardinieri, oggi da idraulici e domani da seduttori del sabato sera, la mattina siamo presidenti e la sera papà. È chiaro che un minimo di ruoli sono indispensabili, ma anzitutto occorrerebbe essere consapevoli che di ruoli si tratta. Oltretutto molti di questi ruoli spesso non sono affatto necessari.

La liberazione da queste costrizioni ancora una volta passa, in primo luogo, attraverso una presa di coscienza. Dopo che ci siamo resi conto che stiamo indossando maschere occorrerebbe capire che di molte di esse si potrebbe tranquillamente fare a meno. Nella maggior parte dei casi non sono affatto necessarie per vivere né per sopravvivere. Sono solo un trucco nel quale siamo cascati, ormai per inerzia, poiché il trucco viene perpetuato da secoli. In realtà potremmo vivere mostrandoci per quello che veramente siamo per due ragioni. Abbiamo il diritto di essere ciò che veramente siamo, questo diritto è inalienabile e contrariamente a quanto si teme non ci può essere assolutamente nulla che ci danneggia se lo facciamo. E poi vivere liberi e senza maschere conviene, è meno dispendioso, più salutare e più allegro. Lo dimostra il fatto, tra altre cose, che molti poveri sopravvivono benissimo, vivono anche meglio e sembrano mediamente più felici e spensierati dei ricchi che hanno più mezzi per procurarsi più maschere. I poveri che vivono peggio sono quelli più contaminati dal mondo dei ricchi e dal sistema dei consumi. Cominciano anch’essi a credere di avere bisogni, ma non bisogni di base o profondi, bensì bisogni consumistici e fittizi.

Quindi, lo sottolineo nuovamente, ciò che Lévi-Strauss disse “l’uomo sociale è per eccellenza mascherato in quanto porta un nome, eredita uno status, detiene una posizione” è qualcosa che, senza essere grandi antropologi, possiamo oggettivamente osservare tutti. Questo non significa che essa sia la situazione corretta o che comunque siamo tenuti, da qualcuno o qualcosa, ad accettare. Per lo meno se qualche maschera dovrà essere indossata meglio esserne coscienti e godere del travestimento fino in fondo, vivendolo senza remore, ma sapendo che è solo una parte del nostro vero io.

Onde cerebrali e stati di coscienza

di Mauro Villone
Foto @mvillone - Tac di cervello di volontario che ha assunto una dose di Ayahuasca. istituto di neurofisiologia dell'Università di rio de Janeiro.
Foto @mvillone – Tac di cervello di volontario che ha assunto una dose di Ayahuasca. Istituto di neurofisiologia dell’Università di Rio de Janeiro.

Onde cerebrali e stati di coscienza

Gli stati di coscienza, ovvero gli stadi percettivi della mente, sono un territorio ancora relativamente poco conosciuto della psicofisiologia umana.

In occidente, fino all’avvento della psicologia freudiana, nessuno li ha mai presi seriamente in considerazione. Nel corso del XIX secolo cominciò a svilupparsi interesse per gli stati medianici e mistici, con le ricerche, per esempio di Allan Kardec, e sugli stati ipnotici, a cominciare dalle esperienze di Mesmer.

Nel corso del 900 il tema venne approfondito a partire dagli studi di Freud sul sonno e i sogni, in seguito quelli di Jung e poi di altri ricercatori nel campo della psicologia e della psicofisiologia.

Ulteriori ricerche furono possibili a partire dall’osservazione di oscillazioni elettromagnetiche nel cervello di animali e negli umani. Ma fu con l’invenzione dell’elettroencefalogramma nel 1929 ad opera di Hans Berger che cominciò ad essere possibile tracciare curve sinusoidali precise. Nel corso del XX secolo queste osservazioni, accolte inizialmente con scetticismo, vennero via via sviluppandosi sempre di più, fino ad arrivare alle sofisticate ricerche odierne, effettuate con tecnologie digitali.

Si scoprì che frequenze di onde differenti si associavano a stati di coscienza più o meno profondi. E attualmente, grazie a meditatori espertissimi, come per esempio Deepak Chopra e a studi realizzati su volontari è stato possibile tracciare mappe sempre più precise.

Sono in corso intanto ricerche in tutte le università e centri di studio per approfondire sempre di più la conoscenza di stati modificati di coscienza. Tali stati modificati sono di solito associati al rilassamento, al sonno e a condizioni di particolare ipereccitazione.

In generale si considera come stato di coscienza ordinario quello legato a onde definite Beta, con una frequenza di oscillazione che va da 14 a 30 Hertz.

Al di sopra e al di sotto di tali frequenze si trovano le onde Alfa, Theta, Gamma e Delta.

A seconda della frequenza, si dividono in:

onde Delta: sono caratterizzate da una frequenza che va da 0,1 a 3,9 hertz. Sono le onde che caratterizzano gli stadi di sonno profondo.

onde Theta: vanno dai 4 ai 7,9 hertz, caratterizzano gli stadi 1 e 2 del sonno NREM e il sonno REM.

onde Alfa: sono caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 13,9 hertz, sono tipiche della veglia ad occhi chiusi e degli istanti precedenti l’addormentamento.

attività Beta: vanno dai 14 ai 30 hertz, si registrano in un soggetto in stato di veglia, nel corso di una intensa attività mentale (ad es. durante calcoli matematici) e soprattutto da aree cerebrali frontali. [nota bene: per quanto riguarda questo tipo di oscillazione manca il requisito della periodicità. Si riscontra, invece, nella rappresentazione encefalografica, una desincronizzazione; per cui non si parla di “onde” ma di “attività”]

onde Gamma: vanno dai 30 ai 42 hertz, caratterizzano gli stati di particolare tensione.

(Fonte: Wikipedia)

Studi ulteriori hanno evidenziato l’esistenza di onde Epsilon e Delta, Ipergamma e Lambda.

Il fenomeno comunque non è affatto ancora così ben conosciuto, poiché le diverse onde cerebrali possono interagire tra loro a diversi livelli. Anche perché tali onde vengono prodotte da diverse aree del cervello. E tali attività possono essere rilevate dagli attuali metodi di indagine scientifica realizzati con tecnologie digitali.

In particolare gli stati meditativi possono produrre complesse interazioni tra i diversi tipi di onde.

Per esempio meditazioni dinamiche stimolano in diversi modi aree differenti del cervello, producendo sia le onde Alfa che Gamma e Lambda o Delta. Ma anche questa è una esemplificazione, poiché in realtà il processo è molto più complesso, mettendo in gioco flusso sanguigno, scambi di neuroni, flussi elettronici e via dicendo. Senza contare tutto ciò che sfugge all’analisi scientifica, come corpi aurici ed energie sottili, conosciute dallo Yoga Vedico come Kundalini-Shakti.

L’induzione volontaria degli stati modificati

Le variazioni elettromagnetiche possono essere spontanee, avvenendo per esempio quando si scivola nel sonno o quando si fa intensa attività fisica, oppure indotte volontariamente. Oppure in relazione a stimoli sensoriali legati a vista, olfatto, tatto, gusto, udito.

L’induzione volontaria può avvenire mettendo in gioco la mente con:

  • meditazioni statiche e dinamiche, attive o passive
  • stimoli sensoriali
  • assunzione di sostanze che interagiscano con il sistema nervoso e psichico

Meditazioni statiche e dinamiche

Tecniche psicofisiche, alcune attuali e moderne, ma perlopiù antichissime, che utilizzano visualizzazioni, respirazioni e movimenti del corpo.

Stimoli sensoriali

Produzione volontaria di suoni con la voce umana o con strumenti, perlopiù a percussione, di solito ripetuti moltissime volte a determinate frequenze. Contemplazioni prolungate di immagini, simboli, archetipi. Diversi metodi di movimento del corpo come posizioni particolari mantenute per tempi prolungati e diversi metodi di danza. Respirazioni forzate e ripetute ritmicamente.

Assunzione di sostanze

Esiste un elenco sterminato di sostanze utilizzate in molte culture di tutto il mondo per indurre stati modificati di coscienza. Le più note sono la cannabis, l’Ayahuasca, il Peyote, l’Amanita Muscaria e altri funghi. Ma ne esistono a centinaia, utilizzate da migliaia di anni.

Tutti questi metodi sono utilizzati da diverse culture fin dalla notte dei tempi. È come se fosse una necessità primaria dell’essere umano, al pari del sonno e dell’assunzione di cibo, la modificazione dello stato di coscienza.

Tutte queste tecniche sono andate perdute in occidente, nel corso dello sviluppo tecnologico e scientifico.

Oggi sono in fase di recupero già da alcuni decenni, in quel settore generalmente denominato olistico.

Ma anche la scienza se ne sta interessando seriamente e numerosi istituti di ricerca in tutto il mondo oggi hanno progetti in corso sugli stati modificati. E si possono reperire numerosi documenti al riguardo, anche in rete.

La nostra scuola Para Ti Education si occupa principalmente di esperienze pratiche che utilizzano tamburi e sonagli, produzione di suoni vocali ripetitivi, con canti e mantra e potenti meditazioni dinamiche che prevedono utilizzo di respirazioni, movimenti e danze.

Le finalità

La modificazione dello stato di coscienza ha finalità soprattutto terapeutiche in senso lato. Ovvero si occupa di guarigione, ma non solo fisica, bensì olistica. Una guarigione che non vede soluzione di continuità tra aspetti fisici, fisiologici, psicologici, energetici, di relazione e spirituali. In questo senso l’essere umano è un’entità non solo biologica, ma anche e soprattutto energetica, che esiste in virtù di relazioni profonde e spesso misteriose e molto significative, tra cellule, particelle, altri esseri biologici e non, ambiente, universo, entità ed energie.

L’essere umano è un addensamento di energia che, al pari di tutti gli altri, è non locale. Ovvero esiste ovunque, ma si localizza con maggiori probabilità i determinati punti dell’universo, dove raggiunge una forte stabilità.

Di fatto quello che una qualsiasi persona vede, vive e percepisce nel corso di una giornata non sarebbe che una proiezione in tre dimensioni che sicuramente esiste, ma è illusoria poiché non è affatto “tutta” la realtà, bensì solo una sua porzione.

La modificazione dello stato di coscienza di un individuo consente allo stesso di “vedere” quello che realmente sta dietro a tale proiezione e conseguire così una progressiva illuminazione alla realtà immanente che sta dietro il mondo a tre dimensioni più il tempo.

Tale illuminazione provoca “guarigione” nei corpi fisici ed energetici di un individuo e di interi ambienti e comunità.

Le motivazioni

La domanda iniziale e finale di tutto il percorso è. “Chi sono io?”.

Una domanda che l’uomo si fa da millenni e che esiste da quando esiste la sua coscienza. Una domanda che non può trovare una risposta razionale che giunga da un ordinario stato di coscienza.

Occorre andare a cercare altrove, nelle pieghe del mistero di un universo infinito e inconcepibile per la mente umana. Un universo che la ragione può intendere forse in infinitesima parte e che, senza per questo negare la ragione stessa, può essere “sentito” solo abbandonando le redini di quella stessa ragione.

 

Ouricourì. Ancestralità per un nuovo paradigma

Rituale Fulni-o nella nostra sede a Rio de Janeiro
Rituale Fulni-o nella nostra sede a Rio de Janeiro

Questa storia è interessante, poiché potrebbe far riflettere anche dei formatori di grandi aziende occidentali, e spiegherò perché.

Ai primi di settembre inizia di solito l’Ouricourì, il misterioso ritiro spirituale di tre mesi dei guerrieri Fulni-o del Pernambuco.

Gli indigeni del Brasile, si sa, sono un’infima minoranza. Circa lo 0,5% della popolazione. C’è chi vorrebbe sterminarli del tutto, ma c’è anche chi invece apprezza l’enorme apporto culturale e umano che hanno dato e danno anche al Brasile moderno. Lo sterminio degli indios del Sudamerica per mano degli spagnoli è considerato uno dei maggiori genocidi della storia dell’umanità. Hanno ragione gli anti-migranti, gli immigrati sono senza dubbio figuri dei quali gli autoctoni non dovrebbero fidarsi troppo, possono essere letali.

I sopravvissuti all’immigrazione europea iniziata nel XVI secolo e tuttora in corso hanno in gran parte perso i loro costumi, si sono urbanizzati, sono caduti in depressione, si sono mischiati ad altre etnie, sono finiti ubriaconi nelle favelas, ma alcuni hanno resistito e resistono. Tra questi i guerrieri Fulni-ô del Pernambuco. Altre tribù che hanno mantenuto i loro costumi sono sparse tra Amazzonia, Xingù e altre terre inaccessibili. Ma nel nord-est del paese, dove si trova il Pernambuco gli unici sopravvissuti che hanno mantenuto i costumi e le tradizioni culturali sono solo loro, i Fulni-ô. Il loro nome significa “Il popolo che si raduna sulla riva del fiume”. Sono in realtà un gruppo di etnie provenienti da diverse tribù sopravvissute alla guerra del Paraguay, il più violento e sanguinoso conflitto delle Americhe e il secondo dopo la guerra di Crimea nel secolo trascorso tra il 1815 e il 1914. La guerra, violentissima e feroce, scoppiò per cause complesse che coinvolsero, oltre al Paraguay, Uruguay, Argentina e Brasile. Le enormi forze in campo, reclutate a forza anche tra schiavi e indigeni produssero una carneficina considerata dagli storici un vero e proprio genocidio. Sopravvisse mediamente nei diversi paesi il 50-60% della popolazione. Tra questi, in Brasile, alcune tribù indigene, che si riunirono per aiutarsi a vicenda e si diedero il nome di Fulni-ô. Questa unione produsse un ricchissimo patrimonio culturale, spirituale, rituale e filosofico che permise a questa tribù costituita da altre tribù di sopravvivere mantenendo numerosi costumi e una lingua singolare, la quale, pur essendo unificata, può essere parlata in modi diversi, avendo così anche alcune caratteristiche di segretezza. Poiché se i bianchi avessero imparato dei termini, gli stessi potevano essere espressi in un altro modo, sconosciuto.

Una prima cosa sorprendente è che non solo hanno mantenuto i costumi fino ad oggi, ma li hanno mantenuti fortemente, con una ricchezza incredibile di dettagli che interessano numerosi aspetti delle arti umane. Sono maestri nell’arte, nell’artigianato, nella medicina con le piante, nelle arti marziali, nella danza, nel canto, nella caccia e nella pesca, ma soprattutto nelle pratiche spirituali e sciamaniche. Sono curanderos formidabili e hanno una conoscenza della filosofia naturale sopraffina. La devastazione del loro territorio a opera dei fazenderos senza scrupoli e di governi altrettanto spregiudicati che non hanno lesinato nel prosciugare fiumi e desertificare territori grazie alle dighe per le centrali idroelettriche, li ha costretti a muoversi fuori dal Pernambuco per cercare di vendere il loro artigianato nelle grandi città. Insieme all’artigianato esportano anche le loro pratiche sciamaniche e capita con una certa frequenza che cittadini di grandi metropoli si sottopongano alle loro cure sapienti, spesso con interessantissimi risultati.

La loro aldeia, il loro villaggio, che ho visitato per diversi giorni personalmente, è in condizioni seriamente difficili, ai margini della cittadina di Aguas Belas, che di agua e di bela, porta solo più il nome, essendo diventata un polveroso centro di commercio in un territorio preda della siccità.

Come facciano non solo a resistere, ma a mantenere i propri costumi e le proprie conoscenze vivacissimi, è un mistero che non hanno nessuna intenzione di svelare, ma che in parte io conosco in virtù della nostra profonda amicizia, visto che li ospito a casa mia a Rio de Janeiro per diversi mesi l’anno, tutte le volte che vengono nella metropoli per la loro sopravvivenza finanziaria, vendendo artigianato, realizzando cure e cerimonie spirituali.

A pochi chilometri dal loro villaggio si trova l’area indigena protetta Ouricurì. Un territorio suggestivo, sebbene in parte devastato dalla siccità, nella Katinga, la tipica foresta di arbusti e piccole piante del luogo. Qui sorge un altro villaggio fatto di casette colorate, che un tempo erano capanne di paglia che però i bianchi davano regolarmente alle fiamme.

L’area è considerata profondamente sacra dai Fulni-ô. Al suo interno si trova un albero maestoso, decorato con nastrini colorati e altri oggetti, che i guerrieri considerano alla stregua dell’immaginario Vitraya Ramunong, l’albero della Anime di Pandora, che i Na’vi del film Avatar considerano la cosa più sacra del loro pianeta. Nonostante io abbia potuto visitare e fotografare l’area, poiché accompagnato da cari amici Fulni-ô, sciamani e capi tribù, questo albero non solo non mi è stato permesso fotografarlo, ma nemmeno avvicinarlo.

Ma la cosa più interessante è un’altra.

Per tre mesi l’anno, a partire da inizio settembre, tutti i 7.000 Fulni-ô si spostano dal loro villaggio all’area dell’Ouricourì, dove trascorreranno il tempo in assoluta comunione con la natura. Nudi, privi di vestiti, coperte, cellulari, orologi, qualsiasi altro elemento tecnologico. Per tre mesi, un giorno dopo l’altro, con cerimonie continue, celebrano la loro unione con la natura, specialmente onorando l’albero sacro che rappresenta per loro, come gli immaginari Na’vi di Avatar, la fonte della vita. Cosa accada esattamente nei tre mesi non ci è dato di saperlo poiché in quel periodo l’accesso all’area è tassativamente vietato ai bianchi e comunque ai non Fulni-ô Nessuno può accedervi, mentre tutti i Fulni-ô sono obbligati da un patto intertribale a partecipare a questo rito, pena l’espulsione dalla tribù. Nessuno di essi può raccontare cosa accada nel ritiro.

Questo ritiro spirituale lungo e difficile, al di là della valenza profondamente spirituale, è anche un impegnativo stage motivazionale che ha lo scopo di mantenere fortemente unita la tribù e di dare la forza e gli strumenti per sopravvivere, nonostante le condizioni proibitive imposte dall’avanzare inesorabile del mondo occidentale.

Quello che i Fulni-ô fanno nell’Ouricourì è realmente misterioso poiché le loro pratiche spirituali, composte da uso di erbe, mantra, canti, percussioni, danze, preghiere, rituali, alimentazione controllata, sono realmente ricchissime e variegate.

Di fatto i Fulni-ô riescono non solo a sopravvivere faticosamente, ma a mantenere caparbiamente le loro tradizioni, soprattutto sul piano spirituale. Soprattutto sono curanderos formidabili.

La distruzione dell’ambiente sempre più profonda li costringe oggi ad avvicinarsi ai bianchi e alle città, per vendere artigianato e offrire servizi di cura. È in atto un forte fenomeno di interazione tra essi e numerosi gruppi di cittadini brasiliani di origine europea interessati alle arti indigene, sia sul piano materiale che filosofico e spirituale.

A Rio de Janeiro e a San Paolo si stanno formando vere e proprie scuole di sciamanismo legate a tribù indigene, ma questa è un’altra storia che avrò modo di raccontare.

Ogni anno passiamo diversi mesi insieme ad alcuni di loro, ospiti a casa nostra, dove ogni sera accendono un fuoco accanto al quale meditano fumando la pipa. Spesso celebriamo insieme rituali di danza, canti e assunzione di pozioni di erbe, pitture corporali. La loro vita è un rituale continuo. La vita quotidiana per i Fulni-ô è una cura continua. La vita a stretto contatto con loro ha via via modificato la mia visione dell’esistenza. Ho definitivamente perso il senso del dovere e del costruire tipico della cultura occidentale, i quali hanno lasciato largo spazio al semplice essere e al curare, insieme al celebrare. Un modo di vivere spirituale molto più vicino al vero senso della vita come percorso di cura ed evoluzione animica.

Quello degli indios è stato il più grande genocidio della storia. Oggi i Fulni-ô continuano a resistere con i loro costumi ancestrali, sono professionisti della resistenza. Nello sfacelo della nostra cultura materiale, nell’attuale profondo cambio di paradigma e di dimensione, la loro esperienza potrebbe costituire un interessante spunto di riflessione su come fare per recuperare un vero e profondo senso di identità.

La Guarigione del Tutto-Nulla

Cristo di San Juan de la Cruz - Salvador Dalì
Cristo di San Juan de la Cruz – Salvador Dalì

La malattia è già in se stessa cura. Il sopraggiungere di una malattia, manifesta nel corpo, è già manifestazione di cura di un processo precedente, invisibile, probabilmente già avvenuto da tempo negli altri corpi sottili, invisibili alla scienza, i quali si trovano intorno e all’interno del corpo fisico. Perché questo accada ci è del tutto misterioso, ma di fatto avviene.

La vera guarigione è la reazione dell’organismo a tale sollecitazione.

I vaccini primordiali, come per esempio l’antipolio di Sabin, erano del tutto naturali, si chiamano vaccini proprio poiché erano estratti dal siero dei bovini. Tali vaccini aiutavano realmente gli organismi a dare una risposta immunitaria, poiché davano ulteriore stimolo a un organismo nel reagire autonomamente.

I vaccini di oggi invece sono cocktail di sostanze che hanno pochissimo di naturale e provengono da processi industriali e di laboratorio totalmente snaturati, i quali probabilmente derivano anche da situazioni, come feti e cadaveri, impregnati di sofferenza.

È come paragonare il cibo spazzatura trovato su uno scaffale di supermercato a un cespo di insalata raccolto alla rugiada del mattino in un orto di duemila anni fa.

Oltre ai vaccini primordiali e a sostanze chimiche naturali come erbe e piante le vere cure per l’organismo dovrebbero essere altri stimoli di carattere fisico, come il movimento e la respirazione, di tipo spirituale, come l’amore attraverso la presenza e l’imposizione delle mani e di tipo culturale come l’arte. L’arte cura, anche a distanza.

I veri artisti che producono opere che scaturiscono dall’emozione, dall’amore e dalla capacità espressiva coadiuvata dalla tecnica, sono curanderos. Gli stessi sciamani sono spesso attori istrionici di teatro catartico di strada, oppure cantanti o danzatori. Un teatrante è anche un medico dell’anima che può curare producendo emozioni anche fortissime. Un pezzo teatrale o una sequenza cinematografica possono scatenare emozioni fortissime che spesso portano al pianto e ad altre reazioni che liberano blocchi dell’organismo, della mente e dello spirito.

Lo stesso vale per altre forme di arte visuale. Addirittura grandi artisti visuali possono curare a distanza un individuo o l’intera umanità. Per citare solo un paio di esempi, Picasso con Guernica crea una catarsi per l’umanità intera, mentre Andy Warhol, con le sue sequenze visive di Campbell Soup, Elvis e Marilyn parla anch’egli a tutti in maniera accattivante e attrattiva per la vista, dicendo, “occhio, che se non fate attenzione diventate così”, ovvero sequenze di cose tutte uguali.

La sindrome di Stendhal è un esempio del genere, ma focalizzato sull’individuo. Essere talmente rapito da un’opera d’arte da venire coinvolto, anche a distanza di anni o addirittura secoli, nell’energia dell’artista, fino a sentirsi male. A me personalmente è accaduto molti anni fa a Figueras, in Spagna, nella casa-museo di Salvador Dalì. Dopo tutto il giro all’interno della struttura, tra opere straordinarie e di enorme stimolo creativo mi trovai, in una stanza, di fronte a un angolo della stessa, che era stato coperto dall’artista con un pannello, posto obliquamente tra le due pareti, che aveva un foro minuscolo ad altezza d’uomo, il quale invitava a guardarci dentro, poiché si capiva che dietro si trovava una luce. Guardai nel foro e a quel punto venni colpito quasi istantaneamente dalla cosiddetta Sindrome di Stendhal. Mi sentii malissimo e al contempo profondamente commosso. La luce proveniva da un punto minuscolo collocato alla giunzione tra le due pareti e illuminava lo spazio tra esse e il pannello, interamente dipinto di un azzurro intensissimo e fosforescente. Dovessi realizzare cosa mi colpì, direi la mirabile, fantasmagorica, straordinaria, illuminante concezione e rappresentazione di uno “spazio di luce”, presente in quel momento in quell’opera, quale simbolo di uno spazio di luce eterno e immutabile presente ovunque per sempre in ogni angolo del cosmo. Ma in realtà non saprei dire cosa mi accadde. So solo che rimasi profondamente commosso, e sconvolto, con un forte senso di nausea e dovetti uscire da quell’antica abitazione sconvolgente per rimanere alcune decine di minuti nella strada antistante in meditazione profonda. L’effetto curativo di quell’opera sulla mia psiche è presente in me ancora oggi, nonostante essa non ci sia nemmeno più, poiché in una seconda visita molti anni dopo non la trovai più. Sono grato a Dalì per questa cura a distanza.

Le opere d’arte curano senza alcun dubbio. Così come i vaccini di un tempo.

Ho forti dubbi invece su certa arte dozzinale di oggi, nata da masturbazioni intellettuali e non da emozioni, così come ho forti dubbi sulla bontà degli odierni vaccini. Si tratta di vaccini prodotti meccanicamente, esattamente come i virus che ci colpiscono. Oserei dire che non sono più sane nemmeno le malattie. Non sono più naturali. Vengono letteralmente fabbricate in laboratorio, mettendo insieme pezzi di Dna manipolato esattamente come vengono manipolati atomi e particelle per produrre energia atomica deleteria e distruttiva. Energia atomica ben diversa da quella naturale prodotta nei normali processi di trasformazione delle stelle, esattamente come è diversa la manipolazione di Dna in laboratorio da quella naturale dei virus e dei batteri primordiali, che hanno dato origine alla vita organica.

La vera cura di oggi per ogni individuo e per tutta l’umanità è in realtà l’uscita da questi meccanismo ormai pervertiti, vittime anch’essi del sistema finanziario e di potere.

Tale uscita può essere immediata sia per un individuo che per un’intera collettività, con la semplice armonizzazione creata da una profonda presa di coscienza della reale natura magico-spirituale di noi stessi e dell’intero cosmo che non sono altro che due facce della stessa medaglia, due facce dello stesso poliedro cristallino.

Come si fa a realizzare questo? Incredibilmente è molto semplice. Non richiede investimenti finanziari né chissà quali risorse materiali, bensì solo respirazione regolare, posture armoniche del corpo e della mente e silenzio. Lo stesso silenzio delle profondità dell’universo, la sua stessa respirazione regolare eterna, le sue stesse forme armoniche presenti dall’infinito passato.

Ma è necessario anche passare attraverso la sofferenza. Per questo la malattia fa parte della guarigione, così come la morte fa parte della vita. Per arrivare al Paradiso è necessario passare dall’Inferno e l’uno non può esistere senza l’altro. Sempre per la stessa ragione medicine sacre ancestrali, come per esempio l’Ayahuasca, le quali producono guarigione profonda, nella prima fase del viaggio di cura portano a un malessere profondo, quasi sempre al vomito catartico, che permette di liberarsi del germe maligno, per poi condurre a visioni celestiali.

La cura primordiale è il non-fare, l’armonizzarsi con quello che c’è e che c’era, ciò che c’è sempre stato, prima di essere sommerso da tonnellate di macerie e rifiuti.

L’origine, la fonte originale, inimmaginabile, eterna del tutto, che sempre è stata, è e sarà per tutta l’eternità. Il Tutto-Nulla delle regioni dell’insondabile.

Ahoo Metakoye Oyasin. Haux Haux.

La dittatura culturale della scienza

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Complotto o non complotto io affermo che viviamo in una dittatura scientifico-religiosa che vanta almeno tre secoli. Lo affermo da studioso autodidatta, ma molto serio. Ho avuto una formazione scientifica di primordine all’Università degli studi di Torino, nella facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, con il corso di studi in Scienze Geologiche, dove non mi laureai, per ragioni familiari serie, ma sostenni tutti gli esami. Matematica, Fisica, Chimica, Paleontologia, Mineralogia, Petrografia, Biochimica, Geografia, Meteorologia e diversi altri. Quindi conosco il metodo di indagine scientifica e apprezzo la scienza, non la contesto. Ne contesto invece la miopia.

Dopo gli studi universitari continuai gli studi scientifici e umanistici che portavo avanti già da prima, con uno studio molto impegnativo da autodidatta, avvicinando diverse discipline. Letteratura, filosofia, esoterismo, spiritualità, religioni, fotografia, ecologia, storia, economia, zoologia, fisica delle alte energie, antropologia, sciamanesimo, meditazione, stati di coscienza, psicologia, astrofisica, biologia, sociologia e altre. Questo studio ad ampio raggio lo portai avanti istintivamente, ma con l’intento di dare a me stesso una formazione interdisciplinare, che mi permettesse di scoprire relazioni insospettate tra diverse discipline e conoscenze. Uno studio che andava in direzione opposta alla ossessiva specializzazione del mondo odierno.

Certamente questo approccio non avrebbe permesso facilmente di lavorare in qualche ambito, essendo appunto richiesta specializzazione tecnica su argomenti specifici, ma la cosa non mi ha mai minimamente interessato. Mi guadagnai da vivere come commerciale in campo pubblicitario e poi come fotografo, soprattutto nel reportage sociale e di viaggio. Non è stato facile, ma ha funzionato. Il mio obbiettivo era quello di avere una mia visione del mondo personale costruita seriamente. Ero abbastanza presuntuoso da non ritenere necessario un riconoscimento sociale ed economico.

Successivamente questa lunga ricerca diede i suoi frutti, permettendomi da una parte di lavorare nel campo della formazione psico-spirituale e dall’altra in campo sociale, creando anche punti di contatto tra le diverse attività e creando una mia nicchia lavorativa che si rivelò sufficiente per garantirmi la sopravvivenza.

Ma la cosa che mi interessava di più era la possibilità di creare opinioni nuove e singolari e saperne sostenere la validità sul piano della dimostrazione dialettica. Di sicuro senza il benché minimo riconoscimento da parte di organismi e istituzioni, né accademie di alcun genere. Ma anche in questo caso l’elevata considerazione che ho di me stesso mi ha permesso di superare questo ostacolo e di inventare la mia scienza personale. Non mi aspetto né di avere successo né di avere chissà quale seguito, del resto non mi interessa. Mi interessa invece costruire percorsi di idee da proporre a poche unità e decine di persone. Se una decina di persone trova interessante ciò che ho da dire non solo mi basta, ma mi avanza abbondantemente, facendomi sentire profondamente soddisfatto e a mio agio.

Detto ciò veniamo al dunque.

I miei studi mi hanno permesso di capire che l’essere umano, da diversi secoli fino ad oggi ha vissuto e vive nella schiavitù. Per una approfondita trattazione di questa idea rimando al mio libro “Il Mistero della Libertà”, dove in trecento pagine sviscero l’argomento.

In questa sede mi vorrei soffermare in particolare sulla dittatura culturale creata dal sistema scienza-religione.

Trattandosi di un articolo e non di un intero saggio sono costretto a presentare gli argomenti in maniera sintetica.

Sappiamo che la scienza moderna sviluppatasi progressivamente e in maniera esponenziale dal rinascimento ad oggi, cominciò ad opporsi alla religione, in particolare in Europa, al cristianesimo soprattutto di matrice cattolica e ci furono secoli in cui i due sistemi di pensiero si affrontarono e si scontarono, anche violentemente. Diversi scienziati, che impiegavano la ragione e la logica, nonché la sperimentazione, furono perseguitati dalla chiesa per le loro scoperte e affermazioni. La scienza non si diede per vinta, e a partire dal XVII secolo iniziò a porre le basi per l’affermazione della propria autorità al pari della religione. Questo avvenne grazie a diversi scienziati e studiosi nel corso del XVI e XVII secolo, ma fu Cartesio in particolare a porre le basi per quello che sarebbe poi stato accettato come metodo scientifico, mirabilmente sancito da Newton. Nel XVIII secolo poi l’avvento dell’illuminismo ratificò la supremazia della ragione, e vennero gettate le basi per il sapere razionale ed enciclopedico. Ne seguirono la rivoluzione francese e altri moti rivoluzionari nei decenni successivi. In seguito il XIX secolo fu l’epoca delle grandi esplorazioni e delle grandi scoperte scientifiche le quali, soprattutto queste ultime, diedero ragione al sistema scientifico e razionale. Elementi chimici, composti, sostanze, leghe, metalli, metodi diedero impulso alla rivoluzione industriale che generò il liberismo, nel quale giovani imprenditori davano filo da torcere alle istituzioni e ai rimasugli del potere aristocratico. Una meraviglia. Nacquero i primi giornali e il mondo si avviò a grandi passi verso il capitalismo, i consumi, il benessere, il potere, gli orrori del XX secolo, ma anche il benessere e, apparentemente, una salute più sicura, grazie agli scientifici vaccini e a un’alimentazione migliore. Ci fu poi, soprattutto, una progressiva ulteriore rivoluzione scientifica, con numerose scoperte, ma soprattutto quella della teoria della relatività, della fisica delle particelle e delle alte energie.

Tra la fine del XX e l’inizio de XXI secolo lo sviluppo tecnico-scientifico è stato esponenziale, come lo sono stati i consumi e come lo è stato, soprattutto, l’abbrutimento culturale di masse di popolazione via via crescenti. Così, mentre da una parte la scienza e la tecnologia hanno fatto passi da gigante, con lo sviluppo del digitale, della miniaturizzazione e delle biotecnologie, coinvolgendo tecnici sempre più specializzati e più preparati, dall’altra la massa di impiegati, operai e disoccupati di varia natura ha dato origine a una società complessa e variegata, ma che presenta soprattutto, interessante per il discorso che sto andando a fare, delle gigantesche sacche di inconsapevolezza.

Non è certo una novità. Ne parlò Platone, ne parlava Bukowskij, ne ha parlato Popper e innumerevoli altri filosofi, scrittori e sociologi. Ma non basta mai.

Non che mi paragoni certo a simili campioni, ma mi sono accorto di alcune cose, che riguardano soprattutto un campo che è la cenerentola della sociologia, o almeno lo è stata fino ad oggi, l’esoterismo.

All’inizio del processo di sviluppo della scienza gli scienziati stessi spesso si interessavano anche di questioni filosofiche e spirituali, talvolta esoteriche. Accadde a Cartesio stesso e negli appunti di Newton, tanto per fare un esempio, si ritrovano una quantità di misteriosi simboli, a margine delle formule invece ben conosciute da tutti, un mistero. Nonostante l’Illuminismo possiamo trovare anche nel XIX secolo molti personaggi che, pur medici e scienziati, si interessavano di fenomeni ai margini. Possiamo citare Mesmer, medico, considerato il capostipite dell’ipnosi, che parlava di magnetismo animale, oppure il Barone von Reichembach, scienziato scopritore di numerose sostanze chimiche, grande industriale, il quale parlava di una certa forza odica, che a suo parere si trovava nell’aria, nelle persone e negli esseri viventi. Sempre nel XIX secolo fiorì lo spiritismo con personaggi come Allan Kardec e Madame Blavatskij. Di personaggi peculiari così, scienziati e non, è piena la storia. Ma la cosa interessante che voglio portare all’attenzione del lettore è la seguente. Pur sviluppandosi discipline che di metodo scientifico in senso stretto hanno poco, come per esempio la psicologia, la scienza ha acquistato sempre maggiore credibilità, anzi ne ha acquistata sempre di più proprio il metodo scientifico, quello che in realtà perterrebbe più che altro alla fisica. Ovvero un fenomeno deve essere osservabile, misurabile e ripetibile. Questo assunto, che con discipline come per esempio la cosmologia ha ben poco a che fare, poiché voglio vedere come puoi ripetere in laboratorio, che so, l’esplosione di una supernova e misurarla, è diventato letteralmente il vangelo del XX secolo.

Quello che non è “scientifico” non esiste. Come se le relazioni interpersonali, che si studiano anche all’università, potessero essere ripetibili e misurabili. La scienza stessa è in contraddizione con se stessa. Ma non è nemmeno questo il punto dove voglio arrivare.

Tale assunto: ripetibilità, osservazione, misurazione, dimostrazione, talvolta scoperta di una legge generale, è diventato una verità assoluta, dando diversi risultati.

Il primo è creare una certa soggezione nei confronti di chi scienziato non è e non può quindi avvalersi di certi mezzi.

Il secondo è che partendo da tale assunto si escludono dall’interesse scientifico una miriade di cose, una quantità di argomenti interessantissimi, che non potendo essere dimostrati per avere “evidenza scientifica”, rimangono relegati nei campi di studio di appassionati, di scienziati outsider o dissidenti, di ciarlatani veri o presunti, comunque, in ultima analisi, nelle mani di persone che non potranno mai accedere a finanziamenti cospicui e a vari sostegni e contributi di tipo istituzionale.

In realtà però esistono istituzioni, enti e persino università che si occupano di certi temi e di cui parlerò più avanti. Il problema è che comunque di solito hanno pochi fondi, ma soprattutto si tratta di realtà di nicchia, naturalmente presenti quasi esclusivamente in paesi come USA e Russia, e in Italia manco parlarne, figuriamoci.

I fondi per avvicinare temi che non hanno “interesse scientifico” sono difficili da reperire per ragioni precise che vedremo dopo.

In ogni caso tale stato di cose crea una situazione precisa. Ovvero getta nel più assoluto discredito temi come certi studi di Tesla, l’energia orgonica di Reich, tutto il campo dell’ufologia, la medicina ayurvedica, l’effetto Kirlian, l’Aura, e una quantità di altre cose, soprattutto definite di carattere “paranormale”.

Si tratta di una vera e propria dittatura culturale, poiché parlare di simili temi è addirittura un tabù. Questo mio stesso articolo lo è. L’idea della “credibilità scientifica” è talmente penetrata a livello generale e popolare che non è realmente possibile parlare di certi argomenti senza temere di essere ostracizzati o coperti di ridicolo.

Basta osservare l’attuale vicenda della pandemia, nella quale opinioni semplicemente differenti, che non siano allineate con quelle del cosiddetto “mondo accademico” o “mondo scientifico istituzionale”, vengono semplicemente oscurate, bannate dai social, addirittura perseguite penalmente, come per esempio il canale Byoblù.

Non si tratta di una questione politica, ma molto più profonda, ovvero culturale. Chiunque, nel profondo sa che non si può andare contro la scienza nel mondo occidentale. Ha paura a farlo e, se non ha paura, sa comunque che andrà incontro a dei problemi. Per un operatore olistico, un medico ayurvedico, un esperto di meditazione o sciamanismo è molto complicato lavorare.

Per quanto riguarda i finanziamenti per questo tipo di ricerche poi, è interessante notare alcune cose. In Italia nemmeno parlarne, e lo stesso vale per altri paesi europei. Francamente non ho idea di cosa accada in Giappone e, ovviamente, in Cina. Sicuramente in paesi come la Russia vengono fatti e sono stati fatti studi seri nel settore paranormale. È accaduto e accade anche negli Stati Uniti, ma, tanto per fare un esempio, il Center for Health Sciences dell’UCLA, dove Thelma Moss dirigeva un laboratorio di parapsicologia indipendente e non supportato venne chiuso dall’università nel 1979.

La mia idea è che alle istituzioni e ai governi non convenga finanziare studi di questo tipo poiché si tratta di campi per l’appunto difficili da indagare sul piano scientifico e quindi non potendo produrre certezze non possono avere applicazioni sul piano industriale e militare. Ma mi spingo ancora oltre.

Studiare fenomeni come l’Aura umana, la cura paranormale, la medicina ayurvedica, per finalità di produzione e consumo è difficilissimo, dal momento che si tratta non solo di fenomeni che spesso sconfinano nell’invisibile, ma che speso sono legati a onde di pensiero generalmente positive, di amore ed espansione della coscienza, che difficilmente potrebbero farsi coinvolgere in faccende di carattere bellico o lucrativo.

Le mie potrebbero essere solo illazioni certamente, visto che non possono essere provate sul piano scientifico. E arriviamo così di nuovo al punto di partenza. È come un gatto che si morde la coda.

Ma il fatto è che tutti questi temi fanno parte di un mondo invisibile e misterioso che oggettivamente potrebbe semplicemente sfuggire ai metodi di indagine scientifica, poiché la scienza non ha proprio i mezzi per poterlo indagare. Di fatto io considero la scienza odierna arrogante e primitiva, e solo alcuni outsider si concedono il lusso di andare oltre, come per esempio fece Fritjof Capra, scienziato studioso delle alte energie, nel suo libro Il Tao della Fisica, dove spiega doviziosamente i punti di contatto tra la fisica odierna e gli antichi testi orientali. Un altro di questi scienziati è Pier Luigi Luisi, chimico accademico di chiara fama internazionale, che, più recentemente ha scritto con Capra il libro “Vita e Natura”. È noto poi l’esempio del premio Nobel per la chimica nel 1977 per la sua scoperta delle da lui denominate “strutture dissipative”, sistemi termodinamici in non-equilibrio. Questa scoperta lo portò a scrivere il libro “la nuova alleanza”. Riassumendo molto i suoi studi dimostravano come sistemi termodinamici lontani dall’ordine cominciassero spontaneamente a organizzarsi, come se esistesse una qualche forma di intelligenza che li guidasse. Da qui il concetto di “attrattore strano”, ovvero figure matematiche che si formano in sistemi disorganizzati, dove per esempio delle particelle cominciano a muoversi secondo uno schema preciso che si ripete nel tempo, senza che ci sia stato apparentemente alcun intervento dall’esterno. Un altro scienziato che condusse studi di questo tipo è il giapponese Masaru Emotu, che dimostrò come l’acqua abbia una memoria che oltretutto può essere influenzata da parole, suoni, parolacce, canti, mantra, sentimenti negativi e positivi.

Lo stesso Carlos Castañeda fece la sua tesi all’UCLA sullo sciamanismo, pubblicandola poi con il libro “A Scuola dallo Stregone” che diede inizio alla sua sfolgorante carriera di scrittore, e venne ostracizzato dalla comunità accademica, considerato un impostore da qualsiasi antropologo che si rispetti. Stessa sorte tocco a un suo amico, Michael Harner, maestro del mio maestro di sciamanismo, antropologo, il quale a forza di stare in contatto con tribù native dagli USA all’Amazzonia per decenni smise di osservare gli indigeni come “scienziato”, per diventare sciamano egli stesso e iniziare a studiare gli stati di coscienza modificati indotti dal tamburo. Considerato il più grande antropologo al mondo esperto di sciamanismo venne poi bandito dalla comunità accademica.

Esempi di questo tipo ce ne sono parecchi, seppur isolati e ostracizzati. Ma il mainstream scientifico continua imperterrito, nella sua arroganza e nella sua miopia più assolute, a considerare scienza solo quello che viene deciso nelle grigie aule accademiche. Né più né meno che una lobby di potere.

Un altro esempio interessante è uno studioso e ricercatore indipendente, con il quale mi capita di lavorare organizzando per lui eventi in Brasile. Si tratta dell’astrofisico e ufologo brasiliano Laercio Fonseca. Laureato in astrofisica e cosmologia alla prestigiosa Unicamp dello stato di San Paolo lavorò per oltre dieci anni con istituti universitari e collegi, inclusa la stessa università. Qui la storia è un po’ diversa poiché essendo la mentalità brasiliana decisamente più aperta di quella di altri paesi, gli accadde di organizzare per diversi anni convegni di ufologia per l’università stessa. Solo che essendo egli anche sensitivo e medium ai convegni vedeva entità varie provenienti da altre dimensioni di cui gli altri professori parlavano solo. Un giorno dovette uscire dall’università e aprì il suo istituto Caminho da Luz (Cammino della Luce), per l’appunto faticosamente autofinanziato, col quale lavora a tutt’oggi tenendo corsi e convegni di ufologia, medianità e spiritualità in tutto il Brasile.

Ma un aspetto interessante dei rapporti tra cosiddetto paranormale e scienza è l’Aura umana. Riassumendo molto l’Aura è costituita da diversi corpi sottili, compenetrantisi l’un l’altro, perlopiù invisibili e che si trovano intorno e dentro il corpo fisico. Il tema è complesso, ma basti sapere che esisterebbe un alone intorno al corpo che mistici e veggenti vedrebbero. L’uso del condizionale, lo sottolineo, è obbligatorio nella dittatura scientifica. Non posso dire che esiste, per il semplice fatto che la scienza non può rilevarlo né dimostrarlo, nonostante alcuni tentativi fatti nel corso della storia. Siamo obbligati a usare il condizionale, poiché siamo tutti convinti, persino a livello inconscio e istintivo che non ci sono certezze, poiché la scienza non lo prova.

Il fatto che dell’aura ne parlino gli sciamani messicani, i mistici indiani, i mistici cristiani, ricercatori russi, ma soprattutto i Veda, i più antichi trattati mistici della storia, i cui primi testi risalgono a 5.000 anni fa e che hanno dato inizio a tutto il percorso mistico e spirituale indiano, sembra non rivestire interesse per la scienza cosiddetta ufficiale. Una sapienza antica quanto il mondo, corroborata da millenni di osservazioni di veggenti, saggi e maestri non vale nulla di fronte a quello che “dice la scienza” che nella sua veste moderna iperrazionalista avrà si e no 300 anni.

Barbara Ann Brennan, ricercatrice scientifica per la NASA, presso il Goddard Space Flight Center, specialista in fisica atmosferica, veggente, terapeuta e sensitiva ha dovuto fondare la sua Barbara Brennan School of Healing per portare avanti le sue ricerche sul campo energetico umano. Negli USA si trovano diverse realtà di questo tipo, come l’Esalen Insitute in California, la Drexel University e altre.

In sostanza i punti sono i seguenti.

Esiste un mondo invisibile nel quale la scienza non può e non vuole indagare.

La scienza si arroga il diritto di detenere la verità e l’unico metodo plausibile per indagare la realtà.

La scienza non riconosce l’esistenza di una realtà al di fuori dell’invisibile.

La scienza, di concerto con il potere politico, non permette di operare al di fuori degli schemi e degli standard da essa stessa imposti.

Per fare questo opera sia sul piano politico-legislativo sia su quello culturale con un’opera che va avanti da secoli di persuasione e coercizione riguardanti la validità unica dei propri metodi.

A differenza di secoli orsono in cui la scienza andò contro la religione per affermare il diritto all’operare con la ragione, oggi si spartisce il potere con la religione, avendo ben definito con essa i relativi campi di potere e intervento.

La scienza oggi sostiene il potere politico con affermazioni che coercitivamente vengono fatte passare come le uniche plausibili e possibili.

Non va condannata la scienza nel suo insieme. La scienza è una cosa buona che può indagare con successo all’interno di molti settori, ma è diventata strumento di potere.

Mentre dovrebbe riconoscere i propri limiti. Dando così un contributo significativo alla formazione dell’agognato Mondo Nuovo.

 

Cos’è lo Sciamanismo

Io e Sabino Huni Kuin - Aldeia Novo Segredo. Alto Rio Jordao Acre/Amazzonia
Io e Sabino Huni Kuin – Aldeia Novo Segredo. Alto Rio Jordao Acre/Amazzonia

Cos’è lo Sciamanismo

È un insieme molto articolato di conoscenze che mettono in relazione l’uomo con tutti gli elementi naturali, sia visibili che invisibili.

Si tratta della prima formalizzazione, se così si può dire, della spiritualità, presentatasi già decine di millenni orsono, presso tribù di epoche arcaiche.

Lo sciamanismo è sopravvissuto a tutt’oggi ed è ancora enormemente fiorente presso numerosi popoli nativi.

Utilizza strumenti come il tamburo, i sonagli, la voce umana, piante, animali, minerali, pigmenti, semi, artigianato sacro, pitture sacre, oggetti rituali di vario tipo, simboli, disegni, danze, per indurre stati di coscienza che permettono di comunicare con spiriti, entità, elementi naturali, astri, animali, piante, esseri sconosciuti nel mondo visibile.

Tutte le forme di spiritualità si sono evolute successivamente dallo sciamanismo, ma esso è rimasto vivo e non ha perso nulla del fulgore ancestrale, poiché ha mantenuto la capacità di andare a grandissime profondità nell’animo umano, portandolo a contatto diretto con le energie divine dell’universo, senza fare nessuna distinzione tra quelle del bene e quelle del male. Tale dualità, del tutto illusoria, è un’acquisizione molto più recente, che deriva da necessità quotidiane di classificazione e non si è rivelata affatto un vantaggio per l’umanità, o perlomeno non sempre.

Lo sciamanismo lavora con le forze profonde e ancestrali dell’uomo, della natura e dell’universo, e ha finalità molto pratiche di cura psichica, fisica, spirituale, nonché di risoluzione di problemi quotidiani di qualsiasi natura. Serve a realizzare desideri, i quali sono sempre collegati alla nostra natura più profonda.

Ma il punto focale dello sciamanismo, come della spiritualità in genere, è l’individuazione del Sé di cristallo, della più pura essenza profonda del nostro essere. Si tratta di una coscienza pura come un cristallo di quarzo o un diamante, che non vive solo per se stessa, bensì per tutta la collettività e tutto l’universo, nell’amore incondizionato.

È per tale ragione che lo sciamano profondamente realizzato è un curandero, un uomo medicina, un uomo che cura sia se stesso che gli altri.

Il termine sciamano si è diffuso in tutto il mondo a partire dall’800, ma è di origine tungusa, in area siberiana. E designa oggi questo modo di operare in tutto il mondo, anche se in luoghi diversi ha nomi diversi. Per esempio le tribù native brasiliane lo chiamano pajé.

Lo sciamanismo si è diffuso in Asia centrale e settentrionale, nel sudest asiatico, nelle Americhe, dove è ancora fiorente e nell’Europa arcaica fino a tempi recenti. Le streghe, distrutte a milioni dall’inquisizione cattolica erano sciamane.

Il periodo attuale è favorevole per avvicinarsi allo sciamanismo, poiché ci sono ancora concrete possibilità di contatto con tribù native in diversi paesi e l’ambiente culturale non è ancora completamente distrutto, anche se compromesso seriamente negli ultimi cinquanta anni. D’altra parte in alcune aree del Brasile la situazione è addirittura migliorata, poiché nativi giovani e meno giovani hanno ripreso seriamente un profondo interesse per le loro origini e le loro usanze ancestrali.

Fare sciamanismo significa sostanzialmente curare se stessi, gli altri, la terra e la natura e celebrare la vita con cerimonie e manifestazioni artistiche come l’artigianato sacro, la musica, il canto e la danza.

Essere sciamano invece è ben altra cosa e, sebbene ci sia una pletora di cosiddetti sciamani oggi in occidente, in realtà richiede far parte di un lignaggio ancestrale, aver fatto tirocini di decenni e aver superato prove durissime.

È facilissimo incocciare male, poiché anche soggetti occidentali che hanno passato del tempo in Amazzonia o in Asia spesso non hanno affatto le competenze per poter curare altri o poter insegnare ad altri. Mentre d’altra parte esistono persone che non hanno mai avuto contatti diretti con sciamani, ma presentano poteri particolari di guarigione e veggenza.

Il problema di fondo, come in tutte le cose, è l’ego che costringe quasi qualsiasi individuo ad aver a che fare con l’illusione di essere o essere diventato qualcuno o qualcosa. Mentre uno sciamano di solito sa di essere o di essere diventato un nulla totale. Un osso cavo.

Io credo che chi ha realmente la possibilità di operare come sciamano venga percepito dalle altre persone, poiché trasmette energia di un certo tipo e verrà del tutto naturale fidarsi di quella persona, ma generalmente chi ho incontrato degno di questo nome erano perlopiù nativi e pochissimi occidentali sottoposti dai nativi a tirocini durissimi di diversi decenni.

Praticare lo sciamanismo per celebrare la vita invece è una cosa che possono fare in molti, a patto di rispettare profondamente usanze, costumi, credenze e gerarchie.

 

Gli strumenti dello sciamanismo

Si tratta di strumenti interiori, di oggetti fisici, di alleati spirituali e di cose da fare.

 

Gli strumenti interiori

Capacità di concentrazione

Capacità di controllare la respirazione

Capacità di meditare e contemplare

Capacità di non indulgere col proprio ego

Umiltà

Amore incondizionato

Non attaccamento

Interesse per la comunità

Consapevolezza del potere personale

Coscienza dei cicli di vita e morte

 

Gli strumenti interiori sono più un punto di arrivo che di partenza, ma occorre tenerli sempre a mente.

 

Oggetti

Tamburo

Sonagli

Flauto

Abbigliamento artigianale

Accessori di abbigliamento artigianali

Piante ed erbe

Conchiglie o contenitori

Ventagli di piume

Diademi di piume

Piume

Ossa

Pelli e pellicce

Bastoni e altri accessori

Cristalli, soprattutto di quarzo

Amuleti vari

Pipe

 

Alleati spirituali

Spiriti guida

Spiriti alleati

Spiriti ancestrali

Animali totem

Animali guida e di potere

 

Cose da fare

Tenere il ritmo con tamburo e sonagli

Cantare

Danzare

Suonare il flauto

Accendere e curare un fuoco

Preparare medicine con le piante

Preparare borse di medicina con piante, amuleti, cristalli

Fumare la pipa in meditazione

Onorare in continuazione gli spiriti, gli antenati, le piante e gli animali

Parlare e cantare alle piante

Seguire i sogni e, talvolta, interpretarli

Partecipare e ritiri spirituali periodici

Pregare

Meditare

Suonare

Camminare

Osservare

Sentire

Amare

Celebrare

Ringraziare

Curare

Essere

 

La celebrazione

La celebrazione della vita per un praticante lo sciamanismo è continua, ma ci sono momenti topici particolarmente significativi: le Cerimonie.

Le cerimonie di solito contengono diversi elementi

Canto di gruppo sostenuto dal tamburo

Accensione e cura di un fuoco sacro

Danza e Danza intorno al fuoco

Discussione rispettosa, di solito utilizzando il bastone della Parola

Cura di gruppo, personale e reciproca

Comunicazione corporale

Offerte di tabacco e altre piante

Omaggio agli elementi naturali, alle direzioni, alla terra, al cielo e agli antenati

Omaggio agli anziani

Preghiera

Sostegno del gruppo e della comunità

Fumo della pipa sacra

Col mio tamburo
Col mio tamburo

La cura e la guarigione

Cura e guarigione sono il punto chiave di tutto il fenomeno dello sciamanesimo. Di fatto gli sciamani esistono, fin dalla notte dei tempi, proprio per dare sostegno e cura alle persone che possono presentare squilibri sul piano fisico, psicofisico e spirituale, inclusi se stessi.

Per gli sciamani la causa delle malattie è una questione di energia. Sostanzialmente per uno sciamano gli squilibri sono dovuti o alla perdita dell’anima o di pezzi d’anima, dunque di energia o all’intrusione di energie negative esterne.

Per curare lo sciamano utilizza tutti gli strumenti che abbiamo visto in precedenza e, nella fattispecie, li utilizza per il viaggio sciamanico.

Il viaggio sciamanico può avvenire anche a scopo di cura spirituale, sia per la cura di altri che di se stessi. Di fatto lo sciamano intraprende spessissimo viaggi sciamanici, anche a scopo preventivo. Ovvero, nel mondo dello sciamanismo la cura è continua, così come è continua la ricerca spirituale, poiché in questo mondo viene dato per scontato che la ragione dell’esistenza su questo piano materiale è proprio la cura.

Il viaggio sciamanico viene effettuato nel mondo di sotto, nel mondo di sopra, o nel mondo di mezzo, che è quello ordinario in cui ci troviamo comunemente nello stato di veglia. Ma in qualsiasi direzione si vada, per entrare in questi mondi occorre entrare in uno stato modificato di coscienza che Michael Harner chiama Stato Sciamanico di Coscienza (SSC).

Lo SSC viene indotto in diversi modi, ma principalmente con l’ingestione o inalazione di sostanze psicoattive, con il suono prodotto da tamburi, sonagli e voce, con la danza.

Di solito lo sciamano, in stato modificato di coscienza, intraprende il viaggio da solo o con aiutanti, talvolta con l’utilizzo di una imbarcazione. L’imbarcazione può essere solo visualizzata oppure può essere mimata da uno, due o più persone che intraprendono il viaggio, remando sulla barca per raggiungere l’altro mondo.

Spesso invece il tamburo dello sciamano si trasforma in un cavallo che trasporta il guaritore in un altro mondo.

Nell’altro mondo si trovano i pezzi di anima da recuperare e da restituire al paziente oppure le risposte sulle cause della sua malattia.

Se la causa è l’intrusione di energie negative al suo ritorno lo sciamano effettuerà un’estrazione. Operazione che realizzerà fisicamente, aspirando le energie negative con la bocca dalla parte malata. Sempre con la bocca lo sciamano può al contrario immettere pezzi d’anima o energie positive nel paziente.

Al di là delle operazioni di cura specifica realizzate da sciamani e guaritori esperti si può vivere lo sciamanismo in maniera molto naturale nella propria quotidianità, sia in gruppo che personalmente.

La filosofia sciamanica invece può essere vissuta anche nella propria intimità usando gli strumenti visti in precedenza, cristalli, tamburi, sonagli, pensieri, canti, preghiere, erbe, accessori artigianali diversi.

La relazione col gruppo è importante. Ed è per tale ragione che noi sia in Italia che in Brasile organizziamo incontri, workshop e cerimonie. Lavoriamo da molti anni con tribù di Acre, Minas Gerais e Pernambuco in Brasile. Siamo Guardiani Huni Kuin per le cerimonie Ayahuasca in Brasile. Organizziamo workshop, cerimonie, cure native con Carlos Sauer, nostro maestro a sua volta allievo di Michael Harner e portatore della tradizione Cheyenne, con i quali ha vissuto 30 anni.

Lavoriamo con tribù Huni Kuin, Yawanawà, Krenak, Fulni-o.

Per ulteriori informazioni su corsi, workshop, viaggi e per ricevere un libro in Pdf online di 40 pagine, al costo di 5€, potete scrivermi su: mauro.villone@libero.it

Info: www.spiritualrio.com

Nel libro in Pdf, corredato di fotografie, sono spiegate diverse pratiche e tecniche del mondo dello sciamanismo nordamericano e brasiliano. Viene approfondita la filosofia dello sciamanismo, e le cose da fare in pratica. La modificazione dello stato di coscienza. Più alcune tecniche di respirazione provenienti dalla tradizione indiana.

L’inganno

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Insisto.
Capisco che la situazione sia di emergenza, anche se moltissime cose non mi convincono per niente. Ma credo che ci siano numerose rianimazioni con un’emergenza più pesante del solito. E sono solidale con chi sta soffrendo e chi sta lottando per aiutare gli altri.
Ma resta il fatto che questo casino fa buon gioco al sistema per dare una stretta feroce alle regole di controllo e di spostamento, facendo sembrare oltretutto che salvino l’umanità.
Col cazzo!!!
Il sistema ha creato interi popoli di schiavi immunodepressi, dipendenti da farmaci, vaccini e macchine. Non solo. Ha creato laboratori dove si inventano virus, batteri e vaccini. Ma non basta. Ha creato laboratori di vivisezione dove in nome della scienza (ma quale scienza!) torturano gli animali.
Soprattutto il sistema scienza-religione-stato ha creato una griglia cartesiana psiconeurale dalla quale è quasi impossibile uscire.
State molto all’occhio. Poiché questo lurido regime globale fa in modo da sembrare buono e interessato ai cittadini, mentre si tratta invece di un progetto di irregimentazione globale che toglie sistematicamente potere agli individui.
Lo so per certo per esperienza di vita. Da anni pratico sciamanesimo, canti e tamburi sciamanici, tradizioni native, respirazione pranayama, meditazione, esercizi tibetani, trekking, grounding, stati modificati di coscienza, mantra, scrittura e percussioni. In sostanza vivo in maniera creativa come diversi miei amici artisti e creativi. Questo modo di vivere cura e da molto potere personale. Ma questi ultimi sono persone sagge che hanno enormi difficoltà a vivere col proprio lavoro, che dipingano, fotografino, facciano musica o qualsiasi altra attività creativa. Dovrebbero essere Re e Regine (come dimostra la ragazza della foto) e invece sono persone che arrancano faticosamente per sopravvivere. Mentre il potere è spartito tra luridi scalzacani incompetenti senza valori.
Hanno distrutto l’artigianato, le piccole produzioni familiari, per accentrare tutto nei grandi gruppi di proprietà di finanziatori che di creativo hanno solo la capacità di intrallazzo a tutti i livelli.
Non dico che il Covid-19 non esista. Dico che causa molti più danni di quellli che avrebbe potuto causare su una popolazione sana psicofisicamente, creativa e felice. Ma non solo. I danni devastanti che sta provocando danno l’estro al regime per apparire buono e attivo nell’aiutare i cittadini, mentre invece, fottuti bastardi, mettono solo le pezze a un sistema sanitario schifoso a causa delle enormi quantità di soldi che si sono mangiati con la corruzione.
Inoltre utilizzano questa situazione per operazioni di polizia militare utili a vedere fino a che punto abbassiamo le ali.
Io piuttosto che darla vinta a questi luridi vivo, e magari anche morirò, nella foresta, con gente dieci milioni di volte più di valore del più fottuto dei presidenti occidentali.
Quindi, per favore, prima di consegnarvi alla paura e alla sensazione che il sistema sanitario sia l’unico che vi possa salvare, fate uno sforzo enorme per ricordarvi chi siete. Siete guerrieri spirituali dall’infinito passato, scesi sulla terra per una missione cosmica, dotati di grande potere personale, ai quali i vampiri al potere, da secoli, stanno rubando l’anima e l’energia vitale.
Avete potere, energia, amore a sufficienza per autocurarvi da qualsiasi malattia. Riprendetevi i vostri diritti.
Foto @mvillone – Splendida Sacerdotessa dell’Afrosamba cura se stessa, i sui compagni e il pubblico in una rappresentazione afrobrasiliana della Vita.

Terra di masche, spiriti, curatori e donne medicina

 

Un baracchino che vende panini sulla strada in un punto panoramico spettacolare? No. L'incontro con due esponenti della resilienza culturale locale, Alessio e sua moglie.
Un baracchino che vende panini sulla strada in un punto panoramico spettacolare?
No. L’incontro con due esponenti della resilienza culturale locale, Alessio e sua moglie.

È sorprendente come i bastioni di Langa, per l’esattezza Alta Langa, tengano duro all’attacco della digitalizzazione, del consumismo e della banalizzazione. Me n’ero già accorto anni fa, quando avevo fatto un servizio fotografico su aziende vinicole e di produzione di formaggi. Avamposti di un mondo antico e duro a morire, per fortuna.

Ma si tratta di parecchi anni fa e non mi aspettavo la zona fosse ancora così protetta. In Alta Langa si produce meno vino, mentre le aree boschive sono ancora molto estese. Si producono nocciole, frutti, carni e formaggi. È costellata di castelli, in parte abbandonati, in parte ristrutturati e in parte in via di restauro. Alcuni di essi sono stati devastati da interventi disastrosi, avvenuti nel corso degli ultimi decenni, a partire dagli anni 50 del secolo scorso. Uno di questi è quello di Monesiglio. Ci sono andato di proposito, con l’intento di vederlo, anche solo da fuori. Con mia sorpresa arrivati sul posto c’era un francese che stava riparando un’auto, il quale ci ha detto, in francese, che il castello era visitabile, e ha suonato un campanello. È sceso ad aprirci Gabriel, un ragazzo portoghese. L’associazione Alta Langa da un paio d’anni sta investendo sulla zona e sono in corso alcuni progetti di recupero che coinvolgono volontari italiani e di altre parti del mondo. Il francese, Frederic, è un architetto. È possibile per ragazzi di progetti Erasmus, ma anche liberi battitori, partecipare al progetto.

L’interno di questo castello è realmente enormemente compromesso da interventi della chiesa e di privati che probabilmente non avevano mai sentito nominare né la cultura né l’architettura e nemmeno le belle arti.

Fortunatamente alcune parti si sono conservate bene, come le segrete, la camera per le torture, le cucine e le cantine, abbastanza ricche di reperti d’epoca. La maggioranza degli affreschi ai piani superiori invece è scomparsa. Gabriel, che ci ha guidati in portoghese, è stato una guida straordinaria.

Tutta la zona circostante è di grandissimo interesse e su molte alture circostanti ci sono diversi splendidi castelli. Uno di questi è quello di Prunetto, un luogo straordinario e suggestivo. Tutta l’Alta Langa è un paradiso per gli amanti del medioevo.

Ma i nostri incontri non sono finiti qui. Sulla strada tra Monesiglio e Bossolasco, un’altra chicca culturale e ambientale, ci siamo imbattuti in una di quelle paninoteche ambulanti, situata su un curvone, con una vista mozzafiato sulla vallata. Inutile dire che sapevo già si sarebbe rivelato uno dei nostri plurisettimanali incontri sorprendenti, come ormai ci accade da dieci anni.

Mangiando i panini squisiti Alessio e sua moglie ci hanno intrattenuti con racconti incredibili su masche, spiriti, curatori e donne medicina. Ma la cosa sorprendente è che non si trattava affatto di racconti folcloristici su strane storie del passato, bensì di faccende contemporanee curiosissime e misteriose che avvengono ancora tuttora. Fatti strani e stranissimi di oggi e di pochi anni fa. Ci hanno spiegato come in zona siano ancora sopravvissuti relativamente numerosi curatori e donne di medicina.

Alessio ci ha raccontato come suo padre, Luigi Barovero, il suonatore di fisarmonica, continui a perpetrare la cultura antica con la musica e raccontando storie di saggezza antica, con una maestria tale da averlo portato fino a New York, dove ha potuto trasmettere la sua conoscenza.

Abbiamo fatto uno scambio, il libro di suo padre “Madre Langa” con il mio “Il Mistero della Libertà”. Direi che è stato un buon affare, un baratto, come quelli di una volta.

Oggi, il giorno degli antenati, e non dei morti, poiché non sono affatto morti, torno da quelle parti, la magia mi chiama. Rimando ad altra occasione il racconto dei loro racconti, poiché sono talmente strani, che ritengo opportuno chiedere una autorizzazione esplicita per la pubblicazione.

Che la magia e la stregoneria siano con voi.

Trattoria da “Elsa”

Foto @lidiaurani - Con Caterina
Foto @lidiaurani – Con Caterina

Per chi, come me, è nato nel 900 si tratta di una corsa contro il tempo. Per carità, il mondo come per certi aspetti è peggiorato, per altri è migliorato. Il punto è che certi ambienti, certe atmosfere vanno perdute per sempre. Niente di male, non è che possiamo aspettarci oggi di avere funzionanti le antiche botteghe romane, d’altra parte è del tutto umano apprezzare quello che ci ha fatto stare bene in passato, naturalmente sempre guardando al futuro.

Il punto è che il futuro, sul piano gastronomico, sembra incerto. Difficile inventare qualcosa di nuovo, sebbene possibile, ma gli antichi sapori continuano ad esercitare il loro fascino.

Ma non basta. Quando si esce per mangiare in qualche ristorante o trattoria l’ambiente contribuisce al sapore per una percentuale cospicua. È così che i proprietari e i gestori di una quantità di locande e trattorie si sono affannati negli ultimi venti anni ad arredare nel modo giusto i loro locali, con infissi in legno, candele, luci soffuse. Tutto, rigorosamente, finto.

Da “Elza” (rigorosamente tra virgolette, anche sul biglietto da visita) non è così. Gli infissi sono in alluminio e l’arredamento interno, forse sopravvissuto dagli anni 70 o 80, è rigorosamente autentico. Quelle luci soffuse dei borghi medievali sono carine e accoglienti, ma fanno sì che si possano apprezzare queste curiose atmosfere neo-retrò. Pareti e soffitto in spugnato bianco, tavoli distanti uno dall’altro in uno spazio ampio, ma accogliente. All’esterno, al di là di una stradina poco trafficata, alcuni tavoli all’ombra di grandi alberi antichi. Il luogo è San Bovo, frazione di Calosso, in provincia di Cuneo, tra boschi, vigne e colline.

Ma il punto forte è costituito dalle casseruole portate direttamente dalla cucina dalle quali vengono serviti cibi della tradizione piemontese.

Antipasti piemontesi, come affettati locali, robiola con salsa di nocciole locali, vitello tonnato, peperoni in bagna caoda, insalata russa, carne all’albese, salsiccia cotta nel vino, asparagi grigliati al parmigiano. Tutto sopraffino. Agnolotti del plin fatti in casa, con ripieno di carne e ragù oppure burro e salvia. Risotto ai funghi. Straordinari. Arrostino con peperonata che modifica lo stato di coscienza, permettendo di raggiungere l’unione con lo spirito del peperone. Cinghiale in umido. Buona scelta di formaggi e di vini. Colpo di grazia con carrello di dolci fatti in casa, tra i quali tiramisù e bunette. Caffè della Moka portata in sala.

Le porzioni non solo sono abbondanti, non hanno quasi limite, e i prezzi sono onesti. La qualità del cibo è eccezionale se si ama la vera cucina casalinga.

Il tutto offerto da Caterina che mette il tocco decisamente fondamentale: accogliere gli ospiti con amore e soddisfazione per il suo lavoro.

Non manco di andarci di tanto in tanto, quando sono in Langa, per assaporare i cibi, l’atmosfera autentica, il luogo, la passeggiata tra i vigneti prima o dopo pasto, le contrade vicine, ma soprattutto l’accoglienza di Caterina e suo marito Marco.

 

Fede e Medicina

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Da diversi anni gira in rete un documento in portoghese brasiliano che parla di una ricerca effettuata in congiunto da alcune università brasiliane, la quale dimostrerebbe che l’imposizione delle mani può curare qualsiasi malattia. Vengono fatti nomi e cognomi dei ricercatori e degli istituti universitari, tutti reali. È reale persino la ricerca, ma prontamente è arrivata la smentita dei cacciatori di bufale, razionali a oltranza. La ricerca in oggetto non osserverebbe secondo loro alcuni standard scientifici come il doppio cieco e la ripetibilità dell’esperimento, eccetera eccetera.

La correttezza della ricerca è senza dubbio discutibile. A mio umile modo di vedere il punto è tutto un altro, e intenderei sviscerarlo.

Questa vicenda è solo un esempio, ma ce ne sono mille altri. La diatriba tra razionalisti e intuitivi, scientisti e fideisti e via dicendo è ormai secolare. La dicotomia è nata, come sanno tutti, ma vale la pena ripeterlo, tra il ‘600, con le prime osservazioni di Cartesio sul tema, e il ‘700, con l’avvento dell’illuminismo e la valorizzazione della ragione. Questi avvenimenti furono la conseguenza del dilagare delle superstizioni medioevali e dello strapotere della chiesa che anteponeva la fede alla ragione. Tale questione, con modalità diverse, è aperta ancora oggi. Quello che a mio avviso è errato nell’affrontarla è una banalità. Ovvero i due punti di vista non possono minimamente essere messi in relazione. La scienza si occupa, giustamente, di fatti. L’approccio è del tutto razionale e vengono accettati solo fenomeni ripetibili, dimostrabili e classificabili. Punto. C’è da obiettare che in realtà alcuni fenomeni, che la scienza pretende di studiare, non siano ripetibili affatto, come per esempio l’esplosione di una supernova a venti milioni di anni luce da noi, ma non perdiamoci in quisquilie e accettiamo il fatto che la scienza si muova come intende muoversi.

Di fatto dunque la scienza non può prendere in considerazione fatti fideistici o che comunque non possano essere avvicinati e studiati con rigore scientifico. Ebbene il gap in questione è tutto qui. Ovvero esistono fenomeni che la scienza non può studiare poiché non si presentano con le caratteristiche adatte ad essere studiate dalla scienza, per diversi motivi. Uno di questi motivi è il fatto che in taluni di questi fenomeni spesso interviene una quantità di fattori tale da impedirne la razionalizzazione e la riduzione in termini matematici.

Questo non significa affatto che questi fenomeni non avvengano o non esistano, significa solo che sfuggono all’analisi scientifica. Non solo. Occorre anche ammettere che non possono essere utilizzati con sicurezza. È per tale ragione che, se per esempio un malato di cancro si dovesse sottoporre alla pranoterapia, non dovrebbe in nessun modo abbandonare le cure allopatiche della medicina ufficiale.

Resta però il fatto inconfutabile che l’imposizione delle mani, l’abbraccio, il relax, lo yoga, la vicinanza di cristalli, l’utilizzo di oli essenziali e una miriade di altre cose, arrechi beneficio in qualsiasi cura, anche se non sempre e, come abbiamo detto, in maniera non razionalizzabile e ripetibile.

Di fronte ad alcuni di questi risultati la scienza invoca il cosiddetto effetto placebo, smentendo peraltro se stessa. Poiché se esiste un effetto placebo, ovvero un miglioramento della sintomatologia di una malattia, non si capisce come possa essere spiegato questo effetto se non invocando ulteriormente un fattore non misurabile di qualche carattere che sfugge all’analisi scientifica.

Detto ciò credo sinceramente che sia del tutto sterile continuare a discutere sul fatto che andare a Lourdes o suonare il didgereedoo sulle parti malate di un paziente sia contro o non contro la scienza. Ovvero non ci dovrebbe essere alcun conflitto e le due procedure dovrebbero essere applicate parallelamente, se non altro per accontentare i pazienti e far passare loro del tempo con qualcuno che, in buona fede e con amore si sta occupando di loro.

Che poi riempirsi di cristalli, amuleti e crocifissi oltremisura sia superstizione possiamo anche ammetterlo, ma né più né meno di quanto lo sia riempirsi di farmaci dai nomi strani e costosissimi che affollano le farmacie di tutto il mondo.

In ultima analisi una collaborazione aperta e serena tra diverse metodologie, di cui alcune prediligano la ragione e la sperimentazione scientifica e altre l’amore e la fede e la sperimentazione empirica, dovrebbe essere la normale procedura per menti realmente razionali e aperte al sacrosanto imponderabile. Qualsiasi persona con un minimo di intelligenza dovrebbe ammettere che, sebbene nel sistema in cui ci troviamo sembri esistere un collegamento razionale e causa-effetto tra diversi fattori, potrebbe esistere un altro sistema, che da questa realtà non possiamo vedere che funzioni in tutt’altra maniera.

Ma senza nemmeno andare troppo lontano in altri mondi o realtà separate, basta approfondire la fisica quantistica per rendersi conto di come, a detta degli stessi scienziati, la realtà non sia affatto come ci appare nella vita quotidiana. Questo lo ammettono fior di ricercatori come Carlo Roversi, Fritjof Capra, Luigi Luisi e Ilja Prigogine, solo per citarne alcuni.

Il discorso e lungo e si sono sprecate pubblicazioni su pubblicazioni al riguardo. Resta il fatto che, per esempio in Brasile, sono stati introdotti il Reiki (che sembrerebbe non avere alcuna prova scientifica) e altre terapie alternative, negli ospedali, mentre in Olanda l’abbraccio è stato introdotto come tecnica pedagogica. Hanno scoperto la classica acqua calda. È ovvio che se qualcuno ti sta vicino, ti abbraccia e ti tocca, non possa che farti bene, sebben magari i risultati possano essere così variabili da sfuggire a qualsiasi analisi razionale e scientifica.

Io suono il tamburo e apprendo come curare le persone con il tamburo, i sonagli, i canti e le erbe, come fanno gli indios.

Una volta smesso di litigare, dopo un profondo respiro, si potrebbe considerare l’idea che mentre la medicina occidentale ha fatto scoperte meravigliose, le antiche tecniche di interrelazione tra curandero e paziente potrebbero tuttora produrre effetti determinanti per la guarigione, proprio supportando chirurgie e altre tecniche tecnologiche avanzatissime.

È probabilmente del tutto inutile pensare di poter dimostrare un giorno l’esistenza dell’anima, specie con le tecniche di cui disponiamo ora. Così come non siamo in grado di renderci conto di cosa siano quegli oggetti che sfrecciano a velocità inarrivabili al di sopra delle basi militari americane.

Possiamo invece umilmente continuare a curarci con la tecnologia odierna, utilizzando e rispettando al tempo stesso conoscenze antichissime e oggi incomprensibili con gli strumenti attuali.

Ma la mia è solo un’opinione non misurabile, esattamente come non si può misurare l’amore.

Nel frattempo se vin interessassero parole come Ayahuasca, Piante medicinali, Pipa sacra, Tamburo, Canto , Danze, Fuoco, Stati modificati di coscienza, Grande spirito, Morte, Pitture corporali, Jurema, Diademi di piume, Artigianato Sacro, Ricerca della visione, Animale di potere, Spiriti guida,Animale guida, Mondo di sotto, Mondo di sopra, Caverna sacra, Sonagli, Armi, Ancestrali, Quattro direzioni, Quattro elementi, Forza vitale, Rapé, Foresta, Cura, Spiriti, Ectoplasma, Guerriero, Popolo in piedi, Popolo delle stelle, Medicina, Tenda del sudore, Borsa della medicina, Oggetti di potere, Estrazione, Teepee, Totem, Potere, Ruota della Medicina, Ruota di Cura, Viaggio sciamanico, Pajé, Piante di potere, Sogni, Storie di potere, Aquila, Orso, Lupo, Condor, Canoa, Aldeia, Peyote, Bagno di erbe, Inframondo, Realtà non ordinaria, Trance, Jiboia, Serpente, Regina della Foresta, Bisonte, Sogno, Cristalli di Quarzo, venite a trovarci a Torino.

Chi volesse approfondire nel parleremo il 10 ottobre a Torino, ore 19.00 in SpazzioNizza11, via Nizza 11 e 12 e 13 ottobre a Rivoli, al Centro Olistico Amida.

Info: mauro.villone@libero.it

Unaltrosguardo su viaggi, eventi, fatti, luoghi, persone – Testi e foto di Mauro Villone, se non diversamente specificato