Carlos Sauer e la Casa dell’Aquila a Rio

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La Casa dell’Aquila di Rio de Janeiro: un’esperienza olistica eclettica che coniuga sciamanismo nordamericano con sciamanismo sudamericano, yoga e altre discipline. Il caso di Carlos Sauer, medium e operatore olistico. Ruota di Cura, Ruota del Fuoco. Medium e Sciamani.  Sciamanismo Cheyenne. Cure sciamaniche e Tenda del Sudore. Il tamburo sciamanico.

Carlos Sauer oggi è un uomo di 58 anni discendente da un’antica famiglia portoghese di Rio de Janeiro. Una famiglia molto attiva di imprenditori fin dal XIX secolo, ma anche di medium di una certa rilevanza. Quando aveva 20 anni erano gli anni ’70 e i giovani di Rio de Janeiro vivevano, come nel resto del mondo, un momento di ribellione e di ricerca, ma anche di disorientamento. Il giovane Carlos preferì allontanarsene e finì in Arizona, dove prese contatto con alcune tribù del popolo Cheyenne. In particolare ben presto divenne allievo dello sciamano Nelson Turtle, col quale iniziò un lunghissimo cammino che lo portò a conoscenza del potere dei canti, del tamburo, della tenda del sudore e di diverse altre pratiche sciamaniche. Le capacità medianiche e di guaritore di Carlos non tardarono a manifestarsi, ma il tirocinio per diventare un curandero durò moltissimi anni. Tanto per dare un’idea solo la funzione di guardiano del fuoco sacro durò 14 lunghi anni. Quando era già un adulto è sicuro del bagaglio spirituale e culturale acquisito viaggiò per mezzo mondo a curare persone facoltose. Tale attività gli permise di avere abbastanza denaro per poter aiutare le tribù nordamericane i difficoltà. Per diversi anni divise la sua vita tra l’attività di cura a occidentali e gli aiuti agli indios.

Negli anni ’90 fu il primo a portare la cultura e la tradizione sciamanica nordamericana in Brasile. Allestì, insieme ad amici Cheyenne il primo teepee in terra brasiliana. Da allora lo sciamanismo nordamericano si è radicato a Rio de Janeiro.

Circa sette anni fa decise di tornare definitivamente in Brasile, sua terra natia, dove a Rio, nel quartiere di Sao Conrado, nel territorio e nelle costruzioni di un’antica fazenda del caffè, aprì un luogo di cura, la Casa da Aguia, la casa dell’Aquila. Qui conduce cerimonie di cura sciamanica con canti indigeni dei Cheyenne e dei Sioux, con i tamburi e le danze, ma collabora anche con numerosi altri medium, insegnanti di yoga e meditazione, operatori olistici di diversi settori.

La fazenda si chiama Vila Riso ed era appartenuta a un italiano emigrato sposatosi con una bellissima donna indigena. Una delle figlie, Bebeta, è quella che ha messo lo spazio a disposizione di Carlos. Si tratta di un luogo di alta energia, ricco di rocce e vegetazione, con una cascata e una piscina naturale di acqua nativa.

Il luogo si trova a poche centinaia di metri da dove risiedo in Brasile, nel quartiere di São Conrado. Mi ci reco spessissimo, la sera, il martedì e il giovedì. Il martedì è dedicato a canti e tamburi e ruote di cura, nelle quali diversi medium operano su persone che presentano patologie di varia natura. Il giovedì è dedicato alla Ruota intorno al Fuoco, una tradizione degli indiani del Noramerica, portata da Sauer in Brasile. Decine di persone intorno al fuoco, cantano, suonano il tamburo, dialogano, meditano. Sia il martedì che il giovedì spesso partecipano indios di una tribù brasiliana del Pernambuco, i Fulni-o (vedi paragrafo dedicato). Diversi esponenti dei Fulni-o, esperti in canti, danze, cura con erbe, artigianato sacro, danno la loro energia nelle ruote di cura. Assistere a una delle loro danze, accompagnate dai potenti canti tradizionali e straordinario.

Spesso nei fine settimana vengono organizzate maratone di yoga o percorsi di cura che prevedono bagni di sale, di gong e nella cascata e piscina di acqua di sorgente in un paesaggio di rocce e vegetazione che è sorprendente trovare nel centro di una metropoli.

Durante la settimana Carlos Sauer e la sua compagna Juliana Ramos. Psicologa reichiana, attendono persone che necessitano di cure personalizzate.

Carlos proviene da una famiglia di medium. Lo erano la madre e la sorella più grande di lui. Quest’ultima operò per diversi anni anche come curandera, fino a quando si è disincarnata, lasciando la sua eredità spirituale a Carlos.

Carlos utilizza diversi metodi di cura, come l’imposizione delle mani o l’aspirazione di energie negative dai pazienti. È maestro di cerimonia della capanna del sudore e il suo principale animale totem è l’orso. Utilizza anche canti, percussioni e preghiere. Nel corso degli anni ha curato moltissime persone. Spesso opera con curanderos indios Fulni-o. in particolare l’amico Tafkea Cruz, che cura con l’energia dell’Amore.

Da alcuni anni realizza tournée in Europa, dove opera in centri di sciamanismo e associazioni. Ha anche tenuto conferenze per medici e università.

Con Carlos siamo molto amici e già lo scorso anno abbiamo organizzato con lui, a Torino in giugno, una cerimonia del fuoco e un workshop di 2 giorni sulla cultura sciamanica. Il tutto è avvenuto nel parco della Villa della famiglia Rava, una dimora storica del ‘600.

La prossima tournée di Carlos in Europa sarà tra fine maggio e Giugno. In giugno sarà in Italia per due workshop a Verona e Matera. Noi stiamo organizzando una cerimonia del fuoco a Torino (7 giugno) e una a Roma (21 giugno). Indicativamente l’oraio di incontro sarà per le 19.00, con inizio alle 20.00, dopo aver accesso il fuoco per terminare alle 23.00 circa.

L’attività sarà costituita da canti e suono di tamburi guidati da Carlos Sauer e Juliana Ramos con il supporto mio e di Lidia Urani.
La cerimonia è pervasa da sentimenti ed emozioni, ma principalmente esprime devozione al Grande Spirito, alla Terra e all’Universo.
Carlos Sauer (tradotto da me simultaneamente dal portoghese) spiegherà diversi aspetti della filosofia sciamanica Cheyenne e il senso di alcuni dei canti, nonchè dell’utilizzo del tamburo.
La partecipazione alla cerimonia permette di scaricare tensioni e di caricarsi enormemente di energia e motivazione.
Il raggiungimento della trance non è facile e nemmeno determinante, ma può verificarsi.
Durante la giornata precedente la cerimonia Carlos Sauer sarà disponibile per attendimenti privati per chi lo desidera. Il costo per un intervento di 1 ora e mezza verrà comunicato privatamente. La disponibilità è ovviamente limitata.

COSTO ISCRIZIONE CERIMONIA TORINO: 30€

VERSAMENTO SU:

ASSOCIAZIONE GENTE DELLA CITTA’ NUOVA

BANCA REGIONALE EUROPEA – AG.TORINO

IBAN:  IT55P0690601008000000005946

COSTO ISCRIZIONE CERIMONIA A ROMA: In fase di definizione.

Calendario completo.

May 18-  Drumming circle with Waltraud in Vienna, Austria.
May 19,20 and 21- Weekend workshop with Sweat Lodge in Thunau with Theresia.
May 25- Drumming circle with you and Renata in Switzerland (not confirmed)
May 26,27 and 28- Weekend workshop with Sweat Lodge in Switzerland at Renata’s (not confirmed).
June 2,3 and 4- Weekend workshop with Sweat Lodge in Grenoble, France with Daniele.
June 9,10 and 11- Weekend workshop with Sweat Lodge in Verona, Italy with Nello.
June 15- Drumming circle in Matera, Italy
June 16,17 and 18- Weekend workshop in Matera, Italy with Nello.

Chi fosse interessato può scrivere a unaltrosguardo@libero.it

A’hooo!!!

OPERAZIONE FUNDRAISING

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Abbiamo una ONG di 25 anni a Rio de Janeiro: Para Ti Amizade e Solidariedade. È impegnata nel sostegno educativo di decine di bambini di famiglie povere di favela. Info su www.parationg.org.

Per 25 anni siamo riusciti a sostenere il progetto perlopiù con donazioni di privati provenienti da diverse città d’Italia. Il sostegno non è venuto meno per ora, ma senza dubbio, con la crisi in atto le donazioni sono diminuite.

Una ulteriore nostra fonte di sostentamento da circa 4 anni è il turismo solidale che prevede viaggi sostenibili e volontariato. Disponiamo di 12 camere di charme in affitto e di spazi per eventi (http://paratiguesthouse.wordpress.com). Organizziamo tour culturali e spirituali molto speciali (www.favelaparatitour.com). (Sezione web viaggi culturali e spirituali in preparazione).

Per questa sezione disponiamo di Ufficio Stampa dedicato e molto attivo in Italia.

Tuttavia di anno in anno la certezza di coprire il budget necessario non c’è.

Stiamo comunque ampliando il nostro raggio di azione. Abbiamo iniziato a sostenere indigeni in difficoltà con scambi culturali di altissimo valore. Inoltre vorremmo cominciare a occuparci di bambini di strada e di un’altra categoria a rischio che sono gli adolescenti.

In vista di tali obbiettivi abbiamo necessità di più fondi.

Intendiamo rivolgerci alle aziende chiedendo loro una minima percentuale del loro budget per i regali natalizi a dipendenti e fornitori.

L’offerta è ovviamente libera, ma a partire da 2.000 € a sostenitore.

Con tale cifra possiamo sostenere una delle seguenti opzioni:

  • mantenere il centro, come è attualmente strutturato, con 25 bambini, per quasi un mese;
  • realizzare iniziative culturali extra, come escursioni e progetti culturali quali musica e teatro per un mese;
  • avviare un progetto socioculturale per adolescenti, come per esempio fotografia sociale, per un mese;
  • avviare un progetto di distribuzione cibo a senzatetto per un mese;
  • contribuire a un progetto di aiuto a comunità indigene, come per esempio il rifornimento di acqua in aree devastate;

12 contributori coprirebbero un anno di budget delle spese vive del centro così come è strutturato.

A fronte di tale contribuzione di 2000 € offriamo.

  • aggiornamenti sulle nostre attività due volte l’anno;
  • una copia del libro Unaltrosguardo con i reportage fotografici sulla favela realizzati in un laboratorio con i nostri bambini;
  • una copia del libro sulla esperienza in Brasile del fondatore della ONG e Presidente Fiat Brasile e Sudamerica negli anni ’60-’70-‘80, Franco Urani;
  • una copia del libro-guida fotografico-culturale di Mauro Villone e Lidia Urani: Rio – Unaltrosguardo;
  • sconto del 30% per l’acquisto di un numero di copie da concordare dei nostri libri, personalizzati con il marchio dell’azienda, da regalare a dipendenti e/o fornitori;
  • sconto del 20% su agende di design personalizzate Para Ti e personalizzate con il marchio dell’azienda;
  • sconto del 50% per dipendenti e fornitori, su un totale di 70 notti nella nostra Guesthouse da distribuire con modalità da concordare;
  • presentazione personalizzata in power point, con slide e video valutando nostra presenza in relazione a disponibilità in Italia ed eventuale contributo per trasferta al di fuori del Piemonte;
  • marchio dell’azienda collocato sui nostri siti, negli eventi, nei social dove siamo presenti;
  • citazione dell’azienda sostenitrice nel materiale di ufficio stampa dedicato;
  • frequenti comunicazioni di agreement citando i sostenitori;
  • disponibilità continua a ospitare per 2 notti gratuitamente personale dell’azienda che intenda visionare direttamente le nostre attività, e sconto del 50% fino a eventuali ulteriori 5 notti.

Con 2.000€ un’azienda, oltre a fare un’operazione no-profit seria e nobile, avrebbe una ottima visibilità, vista la nostra continua presenza su social e media e in eventi di presentazione.

Lidia Urani e Mauro Villone sono stati presenti sui Canali RAI a Uno Mattina, La Vita in Diretta, Turisti per Caso. E recensiti su diversi media cartacei e web.

Mauro Villone è blogger de IlFattoQotidiano – online.

Trattative ulteriori per contribuzioni di maggiore entità.

A richieste offerte speciali per viaggi incentive a Rio de Janeiro.

La motivazione di tale iniziativa è principalmente la raccolta di fondi per il sostentamento di attività senza alcun fine di lucro, destinate a persone in difficoltà. Ma non solo. Intendiamo anche creare un canale di dialogo tra il mondo industriale e imprenditoriale e quello del no-profit e dell’impegno sociale e culturale.

Per info: mauro.villone@libero.it

Video di Para Ti https://www.youtube.com/watch?v=vLdfloJKOQY&feature=youtu.be

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È ora di cambiare

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Mio zio Italo, al quale ero molto affezionato anche se vedevo pochissimo, mi ha trasmesso la bulimia letteraria. Leggeva qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Parlava il greco antico e il latino come fossero lingue vive, oltre all’inglese e il russo. Sapeva di filosofia e musica, cantava e suonava il piano e la chitarra. Conosceva gli animali, i funghi e le piante e talvolta aveva dato filo da torcere ad autori di botanica e micologia ravvisando errori nei loro testi.

Si definiva un “filosofo analista”. Aveva, con un semplice esempio, mirabilmente sintetizzato uno dei mali del nostro vivere e che io affronto nel mio libro “Il Mistero della Libertà”. La storiella, veramente semplicissima, è la seguente.

Un tizio voleva andare a Roma e trovandosi nel nord Italia, senza mezzi e con pochi soldi cercò il modo migliore per ridurre i tempi del viaggio con poca spesa. La bicicletta era la soluzione migliore, così acquisto i pezzi per costruirsene una e si accinse al compito. Dopo un po’ un suo amico passo lì vicino con una bellissima vettura e lo vide. Abbassò il finestrino e lo salutò, poi aggiunse: “Sto andando a Roma, vuoi venire con me?”. “Non posso – rispose il tizio – mi sto costruendo una bicicletta”.

Quando ascoltai la storiella da mio zio ero molto giovane e mi rimase impressa. Nonostante ciò mi capitò più volte nella vita di rinunciare a un obbiettivo per seguirne un altro che serviva per raggiungere il primo. Poi smisi. Naturalmente, trovandomi poi in situazioni favorevoli molti mi dissero di tutto: “beato te che puoi”, “sei stato fortunato”, “bella la vita eh?”, “non puoi fare così”…e via dicendo. Quando riesci a fare quello che volevi fare la prima reazione che susciti è invidia.

Non riesco a farci l’abitudine, poiché sarebbe molto più bello vedere le persone lottare per la propria vita anziché vederle rodersi e continuare a prendersi per il culo, ma soprattutto continuare a vivere nel grigio, oltretutto, come molti italiani fanno, continuando a ritenere altri i responsabili del loro fallimento o del loro grigiore.

Quello che spesso inchioda in simili situazioni sono così tanti fattori da avermi indotto a scriverne un libro al riguardo (Il Mistero della Libertà – si trova a questo link). Tali fattori sono il senso di colpa, il senso del dovere, la necessità di consenso sociale, la paura, la pigrizia e mille altri. In queste poche righe voglio invece dare un breve compendio pratico su cosa fare per affrontare la temibile situazione di cambiare il lavoro di merda che odiamo, pur essendo senza una lira o con pochissimi soldi. Alla faccia di chi mi ritiene “fortunato” io ho fatto proprio così.

  1. Prendere coscienza dei propri reali sentimenti nei confronti del proprio attuale lavoro e attuale situazione. La meditazione è un valido, per non dire imprescindibile, supporto. Non è necessario essere dei guru, basta sedersi un attimo e respirare, rispettando se stessi e il proprio silenzio almeno una volta nella vita. Ascoltarsi.
  2. Prendere coscienza dell’impermanenza. La vita passa in un soffio e spesso non ne siamo coscienti. Ci ritroveremo maturi, anziani, o a un passo dalla tomba come se fosse passato tutto in un battito d’ali. Quello che ci deve interessare realmente sono l’eternità e la nostra vera felicità qui ed ora.
  3. Rendersi conto che la nostra vita e solo nostra, solo noi siamo i responsabili e vale la pena giocare il tutto per tutto.
  4. Prendere la decisione di cambiare, a qualunque costo, per esprimere davvero il meglio di se stessi, il vero mago, il vero eroe che si trova dentro ognuno di noi. Il prima possibile.
  5. Definire e scrivere i nostri reali desideri più profondi, senza prendersi in giro. Scriverli solennemente su un foglio da custodire su un altare o comunque in un luogo per noi sacro. Rileggeteli il più spesso possibile e immaginatevi fortemente nella vostra nuova MERAVIGLIOSA situazione.
  6. Promettere a se stessi di fare tutto il possibile per non tradirsi e per tirarsi fuori da quella vergognosa e deplorevole situazione. E poi cominciare sul serio.
  7. Pianificare una vera e propria guerra per la propria libertà dandosi un ragionevole limite di tempo. Un anno può essere sensato. Per alcuni può essere meno, per altri di più.
  8. Pianificare un budget per quel limite di tempo e porre un altro limite ragionevole, quello per il raggiungimento di quel budget. Potrebbe essere un altro anno, ma ognuno ha i suoi tempi. L’essenziale è non aspettare troppo poiché la vita passa.
  9. Ridurre le proprie spese al minimo, con il sistema che illustro in altro articolo di questo blog Spendere meno e vivere felici. E iniziare a risparmiare. Se è il caso ridurre proprio le proprie pretese, ridurre le dimensioni della casa, rinunciare all’auto e girare in bici e autobus.
  10. Dedicarsi il più possibile, durante la giornata, a immaginarsi nella situazione che si vuole creare. La meditazione è fondamentale, ma qualsiasi momento va bene. Aiutarsi con una compilation delle proprie musiche preferite e di musiche evocative. Ricordarsi che si dovrà andare avanti due anni.
  11. Fare attività fisiche (sport, palestra), mentali (meditazione, studio, lettura, parlare con altri, coccolare animali, camminare nella natura e parlare alle piante), spirituali (meditazione, preghiera, mantra). Combattete la pigrizia.
  12. Non avere nessuna paura del fallimento poiché non si presenterà.
  13. Non avere nessuna paura di parlare con altri della propria lotta, di condividere con altri, di chiedere aiuto. I guerrieri aiutano SEMPRE gli altri guerrieri. Una guerra non si fa da soli. Allontanate invidiosi e perdenti e parlate con psicologi veri, spiritualisti, uomini di fede, guerrieri, padri, madri, fratelli, amici veri, maestri, sognatori. Potrebbe anche capitarvi di chiedere cibo e alloggio, non vergognatevene, anche ai grandi è capitato di sopravvivere di aiuti. È il vostro obbiettivo grandioso che conta, vi sdebiterete senza alcun dubbio.
  14. Non indietreggiare quando il mondo dei piccoli (non i bambini, bensì i non guerrieri e gli schiavi) si ribellerà, con una sorprendente capacità di farvi sentire stupidi, in errore, pretenziosi, egoisti e via dicendo. Sono un mare di balle create dal mondo di buio, che cerca di sopravvivere come può, e per attirarvi nuovamente nel gorgo.
  15. Dedicate un giorno o anche solo mezza giornata alla settimana al volontariato. Questo è un punto chiave per quattro ragioni. 1. Vi aiuterà a uscire dal piccolo io. 2. Vi servirà per avere una visione corretta della vostra posizione nell’universo. Che cazzo è il vostro ridicolo problema di fronte a chi non ha un tetto o da mangiare o a dei bambini terminali di cancro. 3. I maestri insegnano che quello che si da ritorna triplicato. Volontariato con gli altri significa che poi faranno a gara altri per aiutare voi. Garantito. Anzi regalate soldi a chi ne ha bisogno, più che potete e distribuite cibo e regali, anche se avete i soldi contati. Tornerà tutto triplicato. 4. Vi arricchirà l’anima a tal punto da farvela sentire come connessa direttamente al Grande Spirito.
  16. Create i contatti e le situazioni concrete che vi servono per perseguire il vostro obbiettivo. Ma non usate le persone, fatelo con il cuore. Trovate alleati. La gente VERA ama i lottatori e ancora di più i sognatori.
  17. Concentratevi sul ringraziare ogni giorno tutto e amare TUTTO il più possibile.
  18. Quando avrete risparmiato sufficiente denaro per sopravvivere un anno pur tirando la cinghia fate il salto, abbandonate il lavoro che non volete più, con rispetto, pensando che liberate anche una possibilità per altri in una situazione diversa dalla vostra.
  19. Fate una sintesi di tutto quanto la vostra lotta ha prodotto fino a quel momento e tirate le fila cominciando a pensare concretamente di attivare la nuova occupazione. Vi si profileranno scenari che non avreste immaginato.
  20. Godetevi, senza il benché minimo senso di colpa, i frutti della vostra lotta, facendo crescere la vostra nuova attività.
  21. Continuate con le attività viste in precedenza, intensificando il volontariato e la disponibilità agli altri, che è poi l’unica cosa che conta veramente.
  22. Siate felici. Avete scoperto la vostra VERA natura: siete dei Maghi. Siete delle Streghe.

Ci saranno innumerevoli cadute e sconfitte, sappiatelo. Ma alla fine è impossibile l’insuccesso. Nella peggiore delle ipotesi sarete cresciuti e vi capiterà di affrontare ancora mille volte, per tutta l’eternità una guerra simile.

Se non avete il coraggio di affrontare un simile cammino, rassegnatevi, ma non prendetevi più per il culo e non rompete più il cazzo a chi ha avuto il coraggio di farlo. Ma, soprattutto, non andate a cercare responsabilità in altri.

Boa sorte guerreiros e companheiros. Non prendetevela, ho solo scritto con il cuore.

Ah, un’ultima cosa. Non c’è nessuno motivo per non essere felici. E la morte non esiste…vi hanno raccontato un sacco di balle.

 

 

 

Come realizzare i sogni più grandi senza una lira

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1. Smettere di piangersi addosso e di considerarsi “meno fortunati” di altri.
2. Essere convinti della necessità profonda di realizzare il sogno. Sentire fortemente il senso di Missione.
3. Abbandonare totalmente la paura del rischio e del cambiamento.
4. Piantarla di pensare di non avere i soldi per la messa in atto. Condividere il più possibile il sogno con altri. (La solitudine uccide persone e sogni).
5. Immaginarsi fortemente nella realizzazione del sogno. E amarlo profondamente.
6. Dare priorità assoluta al sogno in oggetto. (E non alla pensione, al posto sicuro, alle cose ancora da fare, alle finte responsabilità).
7. Non pensare al budget necessario (qualsiasi entità possa avere), ma organizzare tutto come se già fosse disponibile.
8. Credere profondamente nella sincronicità. E all’armonia intrinseca dell’Universo.
9. Essere disponibili all’accoglienza del necessario, quando invariabilmente arriverà, per la messa in opera.
10. Mettersi finalmente all’opera.
Impossibile il fallimento. Nella peggiore delle ipotesi ci sarà un’evoluzione profonda. Se non altro nell’individuazione delle proprie VERE Priorità. Si smetterà di prendersi per il culo fino alla Morte.
Potrei fare decine di esempi, ma per ora mi limito a uno poiché mi è accaduto poco dopo aver postato il precedente decalogo su FB.

Un anno fa il Rio Doce, nel Minas Gerais è stato distrutto dal fango della diga di Mariana. Il più grande disastro ambientale della storia del Brasile. Ha distrutto un intero bacino e migliaia di vite umane. Ne sapete poco poiché l’azienda responsabile ha pagato i media di tutto il mondo per metterli a tacere.

Un ragazzo brasiliano di 29 anni ha fatto un progetto con i controcazzi per aiutare gli indios senza acqua per il disastro, coinvolgendo ingegneri, geologi, tecnici, aziende di vestiti e di servizi. L’intera equipe ha fondato una ONG che non ha un soldo e servono 130.000 Euro per i pozzi e la rete idrica.
Il ragazzo si chiama Ian Lazoski.
Fa parte dell’ampio movimento culturale e spirituale di giovani brasiliani che si stanno riavvicinando molto alle culture indigene. Hanno fondato l’istituto Welight, letteralmente, Noi illuminiamo.

Il progetto si propone di recuperare flora, fauna, bacino idrico, cultura e tradizioni del territorio del popolo Krenak, distrutto dal disastro. Molti di loro sono caduti in gravi forme depressive, non hanno più acqua, né di che cibarsi.

Nel progetto, per il quale hanno girato un film e un promo, sono coinvolte decine di persone, da pochi giorni inclusi noi con la nostra ONG Para Ti, per un appoggio logistico. Ma anche:

(trovate tutto qua: https://www.instituto.welight.co/#/)

Ana Carolina Vasconcelos

Produzione

Anna Dantes

Direzione artistica

Antonia Canto

Marketing e Comunicazione

Brittany Cane

Realazioni internazionali

Bruno Portinho

Colonna Sonora

Camilla Coutinho

Direzione artistica e fotografia

Cristiane Roppa

Ingegnere forestale

Daniela Reis

Realazioni Istituzionali

Derek Gallo

Realazioni internazionali

Eduardo Pedroso

Avvocato

Fernanda Sampaio

Sviluppo Web

Filipe Farias

Edizione video

Guilherme Moreira

Italo Izaac

Iury Lazoski

Sviluppo Web

Komel Soin

Realzioni Internazionali

Laura Zimmermann

Fonico esterni

Leonardo Eloi

Supervisione

Maíra Inaê

Relazioni istituzionali

Marcos W. Ferretti

Sviluppo web

Marcus Rangel

Geologo

Mauro Quevedo Bornes

Coordinamento tecnico

Maximilian Engel

Relazioni internazionali

Pedro P. Lins e Silva

Strategia e Comunicazione

Rafael Andreoni

Edizione video

Reza Shahcheraghi

Valutazione impatto ambientale

Roberto Herrera

Riprese

Rodrigo Faerman

Logistica

Taua Klonowski

Immagini aeree

Thiago Canellas

Strategie finanziarie

Vanessa Pinheiro

Comunicazione e Reti

Victor Tigronez

Tecnico del suono

Vinicius Novello

Ingegneria ambientale

Xavi Cortes

Edizione video

Yan Saldanha

Edizione suono

Eh? Che ne dite?

Tutto autofinanziato e senza un soldo per la realizzazione pratica del progetto. Cominciano il 6 febbraio la raccolta di fondi e noi con Para Ti li appoggeremo attivamente sul piano logistico.

Chi ha orecchie per intendere…..

Residenze d’Artista a Rio de Janeiro

Offriamo pernottamento gratuito per periodi da 20 gg a 3 mesi ad artisti interessati a passare un periodo a Rio de Janeiro.
I periodi dovranno essere all’interno delle seguenti date: 20 marzo – 15 maggio e 15 luglio – 15 ottobre, 2017.
E’ richiesto un minimo di conoscenza della lingua portoghese. Flessibilità. Disponibilità a realizzare workshop con i bambini della nostra ONG Para Ti (www.parationg.org). Lasciare nella nostra sede almeno un’opera realizzata durante la residenza.
Selezioni a insindacabile giudizio della direzione Para Ti.
Offriamo pernottamento in camera con bagno immersa nella foresta, uso cucina comune. Spiaggia a 400 metri.
Le persone che trascorrono un periodo nella nostra ONG hanno la concreta possibilità di entrare in contatto con il vero mondo Carioca. Artisti, artigiani, favelas, eventi, volontari, quartieri tipici tradizionali, strade, gente comune, movimenti culturali e spirituali, indigeni, cerimonie indigene.
Chi fosse interessato può scrivermi privatamente. Grazie.
mauro.villone@libero.it
Foto: @mvillone – Street Art. Rio de Janeiro.

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Cristalli e aree energetiche del pianeta

I cristalli dello scudo brasiliano. Una storia geologica tra le più antiche del mondo.

Testo e foto: @mvillone

Le suggestive rocce della Valle della Luna, Alto Paraiso, Goias, Brasile. Hanno 1 miliardo e 800 milioni di anni. Sono tra le più antiche del pianeta.

Le suggestive rocce della Valle della Luna, Alto Paraiso, Goias, Brasile.
Hanno 1 miliardo e 800 milioni di anni. Sono tra le più antiche del pianeta.

Un modello comunemente accettato dalla comunità scientifica e ormai anche largamente conosciuto a livello popolare e mediatico sull’evoluzione geologica della terra è quello della tettonica a zolle o tettonica a placche.

Sintetizzando enormemente tutto ciò che è stato osservato e studiato in decenni di ricerche, possiamo dire quanto segue. I diversi continenti si spostano uno rispetto all’altro. In mezzo agli oceani si trovano montagne sommerse, chiamate dorsali oceaniche, che derivano, questo è certo, da emissioni di magma a grandi profondità. Tali emissioni di magma spostano di alcuni centimetri ogni anno i bordi di tali dorsali e, come conseguenza, le intere placche continentali che su tale linea si incontrano. Il risultato è ciò che in origine venne chiamato “deriva dei continenti” dal naturalista ed esploratore Alfred Wegener, il primo a intuire tale possibilità evolutiva sul piano geologico. Ovvero lo spostamento delle posizioni relative di Europa, Africa, Asia, Americhe e Oceania.

In altri punti avviene il contrario, ovvero i continenti si incontrano o, per meglio dire, si scontrano, dando origine a corrugamenti orografici giganteschi come le Alpi e l’Himalaya oppure a complessi vulcanici, come per esempio il Giappone.

Tale “deriva”, insieme alla evidente forma complementare di alcuni continenti, come per esempio l’Africa e il Sudamerica, ha portato a ipotizzare che essi fossero originariamente uniti e l’insorgenza della spaccatura vulcanica medioatlantica li abbia, negli eoni, separati.

Alcuni modelli geologici sono arrivati a ipotizzare che originariamente tutti i continenti fossero uniti in un’unica enorme massa, circondata da un unico enorme oceano, che successivamente si fosse espansa dando nel tempo origine alla geografia planetaria che conosciamo oggi. Tali continenti originari sono stati chiamati con diversi nomi, come Pangea, Mu, Terra di Gondwana.

Comunque siano andate realmente le cose un fatto è certo. Attualmente il pianeta è diviso in aree di forte attività geologica, talvolta manifestata in vulcani e terremoti, e in aree di relativa o profonda tranquillità geologica. Le aree più tranquille, ovvero che sembrano dormire, sul piano dell’attività geologica, da centinaia di milioni di anni, sono chiamate in gergo scientifico, “scudi”. Alcuni di essi sono chiamati scudo sino-siberiano, scudo canadese e scudo brasiliano. Quest’ultimo è l’oggetto del nostro interesse specifico in questa ricerca.

Gli scudi in generale possono trovarsi vicini ad aree di maggiore attività geologica. Per esempio lo scudo canadese è attaccato alle Montagne Rocciose, lo scudo sino-siberiano al Giappone e lo scudo brasiliano alle Ande.

Nonostante ciò gli scudi sono aree enormemente vaste dove non si verificano terremoti né eruzioni vulcaniche, attività che invece vi si verificarono milioni di anni fa, nel periodo della loro formazione.

La geologia del territorio brasiliano è enormemente complessa e maestosa. Qui, come in tutto il mondo le rocce sono di carattere sedimentario (ovvero depositatesi in fiumi, laghi e mari), eruttivo, ovvero vulcaniche, intrusivo, cioè rocce magmatiche raffreddatesi lentamente a grandi profondità e metamorfiche, ovvero rocce dei tre tipi precedenti sottoposte a un lento ed enorme processo di seppellimento con conseguente modificazione delle condizioni di pressione e temperatura e quindi di struttura cristallina.

Quasi tutte le rocce sono composte da cristalli, escluse alcune rocce vulcaniche che sono di vetro amorfo. In particolare nei fenomeni intrusivi, siccome le rocce si raffreddano con estrema lentezza si formano cristalli di maggiori dimensioni. Quando il processo di raffreddamento si prolunga enormemente si possono formare cristalli di grandi dimensioni e, talvolta, di proporzioni gigantesche. Questo è il caso dello scudo brasiliano dove, non ovunque certamente, ma in vaste aree, si sono formati enormi giacimenti dei minerali più diversi. Alcuni di questi minerali si presentano in filoni e spesso qui, i cristalli possono avere davvero dimensioni sorprendenti, anche di diversi metri cubi. Oppure essere geodi, cioè rocce cave tappezzate di colonie costituite da innumerevoli cristalli. Si tratta di creazioni della natura meravigliose.

La quantità enorme di filoni, giacimenti e cristalli presenti in Brasile ha dato origine, nella storia, a diversi fenomeni, come lo sfruttamento minerario, la corsa all’oro, la schiavitù mineraria, la ricerca di cristalli e il loro commercio in tutto il mondo.

In particolare, per la nostra storia, a noi interessano i giacimenti di cristalli di grandi dimensioni che vengono a formarsi quando entra in gioco anche il passaggio di acqua, dando luogo a ciò che viene conosciuto come processo idrotermale.

Vastissime aree del Brasile, soprattutto nella parte centrale, sono costituite da rocce intrusive e cristalli di origine idrotermale. In Particolare gli stati di Minas Gerais, Bahia, Rio de Janeiro, Sao Paulo, Goias, Acre, Amazzonia.

Questa gigantesca presenza di cristalli ha enormemente condizionato la storia del paese non solo sul piano pratico per i fenomeni visti prima, ma anche sul piano energetico. Ovvero in Brasile avvengono molte cose proprio grazie al fatto che la natura e le società umane poggiano su una gigantesca macchina di produzione e trasformazione di energia: milioni di chilometri cubi di cristalli di varia natura.

Il silicio, principale componente di rocce e cristalli, ha caratteristiche simili a quelle del carbonio, per ragioni legate anche al numero atomico che li posiziona nella stessa serie nella tavola di Mendeleiev. Prima tra tutte la capacità di creare catene di silicio, così come si creano catene di carbonio, uno dei componenti fondamentali dei composti organici, ovvero della vita.

Alcuni scienziati ipotizzarono, in passato, che potessero esistere teoricamente nell’universo forme di vita legate al silicio. Questa idea venne successivamente abbandonata, ma resta il fatto che il silicio, principale componente dei cristalli, è simile, per certi versi, al carbonio.

Una delle forme cristalline in cui più frequentemente si presenta il silicio sul pianeta è il quarzo, cristallo composto di diossido di silicio (SiO2), che può presentare inclusioni di svariata natura le quali permettono il formarsi di innumerevoli varietà, ed è dotato di caratteristiche straordinarie. Una delle caratteristiche più evidenti e più conosciuta è la piezoelettricità, ovvero la capacità che ha un cristallo di presentare una differenza di potenziale elettrico su due facce contrapposte, quando vengono compresse due facce ad esse perpendicolari.

Tra le sue proprietà, chi lo utilizza per fini terapeutici e spirituali, riconosce soprattutto quella di essere un amplificatore di energie.

La gigantesca diffusione di cristalli di quarzo e di altra natura in Brasile ha probabilmente influito, anche ampiamente, sul fatto che nel corso della storia si verificassero nel paese storie singolari e intense. Da una parte storie di personaggi molto particolari, dall’altra l’individuazione di aree specifiche dotate di un altissimo livello di energia. Un livello di energia tale da permettere il verificarsi di poteri psichici e spirituali del tutto anomali.

Sono numerosissime le zone del paese influenzate dalla presenza di cristalli. Tale influenza si espleta, sostanzialmente, nel manifestarsi di atmosfere rilassanti, ma anche stimolanti, le quali favoriscono il nascere di attività volte all’armonizzazione fisica, spirituale e mentale. Un esempio di queste aree è Alto Paraiso, villaggio situato su un altopiano della Chapada dos Veaderos. Un altro è la cittadina di Abadiania, dove da trenta anni opera lo straordinario e potentissimo medium conosciuto come Joao de Deus.

Questa non è che l’anticipazione di un lavoro che sto realizzando e che illustrerà i luoghi energetici e spirituali del Brasile.

Nuove ricerche scientifiche sull’Ayahuasca

Il Prof. Tiago Arruda Sanchez al convegno Beyond Psychedelic Forum a Praga l'1 e 2 ottobre.

Il Prof. Tiago Arruda Sanchez al convegno Beyond Psychedelic Forum a Praga l’1 e 2 ottobre.

Intervista integrale al Professor Tiago Arruda Sanchez dell’Università Federale di Rio de Janeiro.

L’Ayahuasca è una miscela dei succhi di due piante tropicali: la Banisteriopsis Caapi e la Psychotria Viridis. Contiene, tra le altre cose, il DMT, sostanza capace di indurre una profonda modificazione nello stato di coscienza, incluse modificazioni nella percezione emozionale e cognitiva, che può manifestarsi in diversi modi.

Questa miscela è utilizzata da millenni da alcune popolazioni indigene dell’Amazzonia sia brasiliana che peruviana. Per loro è una pianta sacra e la sua assunzione avviene in determinate cerimonie, peraltro piuttosto frequenti. La utilizzano soprattutto gli sciamani, in Brasile chiamati pajé, per sperimentare una profonda comunicazione con il mondo spirituale. Sembrerebbe che l’Ayahuasca faccia vedere le cose così come sono realmente. Il tema è profondo e complesso e non è certo possibile esaurirlo con un post. D’altra parte si tratta di un argomento interessante, che coinvolge la coscienza. Ma soprattutto l’uso di questa sostanza si sta diffondendo negli Stati Uniti e in Europa e anche in altri paesi. Il fenomeno è stato oggetto di critiche, poiché ha assunto caratteri commerciali che non tengono conto della sacralità della bevanda e nemmeno della sua potenziale pericolosità, assunta nei contesti non corretti. È qualcosa da trattare con attenzione, sebbene contenga aspetti assai interessanti. E la demonizzazione a priori del fenomeno della ricerca della modificazione dello stato di coscienza non aiuta a comprendere cosa esso sia realmente.

Il dibattito è ancora aperto ed è complesso e delicato.

Il 1° e 2 di ottobre scorsi ha avuto luogo a Praga Il Global Beyond Psychedelic Forum. Decine di scienziati delle più eminenti università del mondo si sono riuniti per discutere delle ultime ricerche da loro effettuate sulle sostanze psichedeliche, sintetiche e naturali, attraverso lo studio dei loro potenti effetti sul sistema nervoso. Sostanze come Ayahuasca, Ibogaina, Psilocibina, MDMZ, Acido Lisergico, Ketamina e altre.

Uno di loro è il Professor Thiago Aruda Sanchez dell’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ). Siamo andati a trovarlo per fargli alcune domande sulla ricerca che sta facendo da circa due anni su un campione di 19 soggetti che assumono regolarmente Ayahuasca per usi religiosi.

Il professore ci ha ricevuti negli uffici della sezione informatica del suo laboratorio della UFRJ. Qui pubblico (per ragioni di spazio) una sintesi del nostro incontro.

“Professore, che tipo di ricerca sta facendo?”

Sanchez: L’esperimento lo stiamo conducendo su persone di esperienza che da almeno due anni prendono l’Ayahuasca. Osserviamo modificazioni comportamentali e cerebrali nei soggetti prima e dopo l’assunzione, che avviene in laboratorio. La variazione che osserviamo è di tipo emozionale. La regolazione emozionale. Si manifesta una riduzione di ansia e della risposta emozionale avversiva dopo l’assunzione di Ayahuasca. Chiediamo al soggetto di riempire un questionario con alcune domande stimolanti sul piano emozionale. Prima dell’assunzione e dopo. Inoltre, durante un esame di immagini di risonanza, dopo l’assunzione mostriamo alcune immagini di persone di fronte alle quali i soggetti devono dare una semplice risposta Sì/No premendo un bottone. Devono solo riconoscere il genere delle persone dai volti.

Osserviamo questo effetto tramite la Risonanza Funzionale, che produce immagini. Otteniamo un’immagine digitale del cervello ogni due secondi. L’immagine da informazioni principalmente sul flusso sanguigno e quindi dell’attività cerebrale in risposta a uno stimolo. Tutte le immagini vengono montate insieme, come un film, in modo da poter osservare la variazione di flusso sanguigno nel tempo. In pratica un aumento del flusso sanguigno in un’area del cervello significa una maggiore attività in quell’area.

L’esame viene effettuato due volte. Prima e dopo l’assunzione dell’Ayahuasca. Dopo l’assunzione si attende che la sostanza (in circa 40/50 minuti) faccia effetto.

Utilizziamo emozioni avversive come stimolo nel compito di riconoscimento dei volti. Sotto l’effetto della sostanza la risposta emozionalmente negativa si attenua.

L’esperimento in atto, condotto su 19 persone, non è che il secondo di una serie di mie ricerche. Presenteremo i primi risultati al Beyond Psychedelic Forum. Quello che sembra emergere dallo studio è una riduzione della risposta emozionale e un aumento dell’attività nelle aree cognitive del cervello. Questo potrebbe suggerire un effetto terapeutico, ma l’esperimento è stato effettuato per ora su persone sane. Ora occorrerebbe realizzare esperienze su soggetti con problemi di ansia e depressione. Dunque occorre procedere con cautela e continuare a sperimentare.

Il lavoro è finanziato da una Fondazione pubblica di Rio de Janeiro. Si tratterà di una vera e propria linea di ricerca.

I volontari sono stati reperiti tramite contatti con gruppi che utilizzano Ayahuasca, come per esempio il Santo Daime. Sono tutte persone che hanno dai due ai 40 anni di esperienza con la sostanza.

Uno dei primi studi realizzati in questo senso è del professor Jordi Riba, spagnolo, uno dei massimi esperti nella ricerca su Ayahuasca. Sarà presente anche lui al Forum. Aveva già notato un aumento dell’attività di una struttura del cervello chiamata “insula”, legata all’attività emotiva. Sono stati condotti altri studi. Ad esempio all’Università di San Paolo, un gruppo di ricercatori, con i quali collaboravo, ha effettuato una ricerca su pazienti clinici affetti da depressione. Si è osservato un miglioramento delle loro condizioni nel giro di una settimana, con la durata per un periodo fino a venti giorni, con l’assunzione di un’unica dose di Ayahuasca.

Stiamo pensando di realizzare serie di esperimenti analoghi sugli effetti emozionali in soggetti che utilizzino da tempo la meditazione. Sembra che la meditazione produca un miglioramento cognitivo che influenza la risposta emozionale nei soggetti.”

“Occorre sottolineare che di solito l’Ayahuasca viene assunta all’interno di un contesto rituale ben organizzato che presenta rituali, fuoco, arredi di un certo tipo?

Continua il professor Sanchez: “E’ ciò che noi in termine tecnico chiamiamo “set” e “setting”. Questo coinvolge il contesto preciso per l’uso della sostanza ed è legato alla conoscenza antropologica del fenomeno. Ho parlato con alcuni antropologi dell’importanza che possono avere tali elementi nella produzione di effetti che la sostanza produce sul piano emozionale.

Sul piano scientifico noi dobbiamo ancora attenerci sempre a dati quantitativi misurabili.”

“Perché avete deciso di fare proprio questa ricerca?”

“Durante il dottorato lavoravo con lo strumento delle neuroimmagini sul tema della regolazione emozionale, poiché mi interessava esplorare la coscienza. Uno dei modi per studiare la coscienza è proprio attraverso le sue modificazioni. Modificazioni che possono essere indotte con training cognitivo, stati meditativi o con l’assunzione di sostanze. Queste ultime presentano ancora dei limiti per la scienza mondiale, poiché la maggioranza degli psichedelici è proibita, persino per la ricerca scientifica e per la ricerca ad uso medico. L’Ayahuasca qui in Brasile presenta una breccia, poiché è autorizzata per usi sacri e rituali, ma anche scientifici e addirittura il governo ne incentiva lo studio. Cosa che avviene poiché c’è l’interesse a capire cosa faccia chi la assume ritualmente.

Attraverso un contatto che avevo con un utilizzatore abituale di Ayahuasca, con il gruppo del Santo Daime, decisi con il mio relatore di avviare relazioni con questo gruppo e testarne la disponibilità a farsi studiare. Continuiamo la ricerca poiché le scoperte stimolano ulteriori curiosità e oggi riteniamo interessante capire cosa accade nel cervello con l’utilizzo di sostanze diverse. Che è poi il tema del Convegno. Ma vogliamo anche conoscere meglio il funzionamento del cervello e la sua relazione con la salute mentale. Negli ultimi anni ci sono stati interessanti sviluppi.

Oggi la neuroscienza dispone della tecnologia necessaria per capire di più sull’argomento. Le sostanze naturali sono un possibile strumento in più, così come può esserlo la meditazione. Questi stessi fattori sembra siano utili alla regolazione emozionale.

Recentemente è stato realizzato un nuovo giornale scientifico sul tema. Abbiamo avuto difficoltà a trovargli un nome adeguato, vista la polemica e la stigmatizzazione sulle droghe la cui nascita risale ormai agli anni ’60. Alla fine abbia scartato il termine allucinogeno e optato per psichedelico, che significa ciò che rivela la mente. Non tutte le sostanze psicoattive causano allucinazioni e non tutte modificano la percezione, che è solo un aspetto della coscienza. Gli psichedelici sono sostanze psicoattive che causano modificazioni dello stato di coscienza tramite modificazione della percezione, delle emozioni e delle funzioni cognitive.

Sono stati suggeriti anche altri termini come enteogeno o psicointegratore.

Psichedelico ci sembrava quello giusto. È già in distribuzione e si chiama Journal of Psychedelic Studies (http://submit.akademiai.com/jps/index.php/jps).

Ma occorre sottolineare che il professore non studia solo gli psichedelici bensì la depressione, l’emicrania, la sclerosi multipla e numerosi altri aspetti legati alla coscienza.

La ricerca avviene su diversi fronti principalmente attraverso l’uso delle neuroimmagini, supportati da test comportamentali e relazioni dei soggetti sulle loro sensazioni. Una ulteriore opzione è la misurazione di flussi elettrici nel corpo umano.

In futuro immagino di allargare la ricerca sia su campioni di popolazione che non assumano abitualmente sostanze, con il supporto di medici e psichiatri. Per ora comunque rimaniamo sullo studio di fenomeni emozionali e cognitivi sul campione già allo studio.”

Grazie professore, avremo ancora modo di parlarne.

Ho realizzato l’intervista in collaborazione con Lidia Urani.

Calendario presentazioni “Il Mistero della Libertà”

Tra metà ottobre e fine novembre girerò l’Italia con una serie di presentazioni del libro. Venite poiché ci sarà da ridere. Più che noiose presentazioni saranno Show Motivazionali.  Vi aspetto.
E’ possibile prenotare il libro al link in calce.
Venerdì 14 Ottobre Forlì – Verdepaglia Bistrò V.le Bologna 277/A – 19.00
Venerdì 21 Ottobre Torino – Bagni via Aglié, 9 – 19.00
Domenica 23 Ottobre Torino – Cavallerizza Reale, via Verdi, 9 – 17.00
Martedì 25 Ottobre Milano – Mondadori Multicenter, via Marghera 28 – 21.00
Giovedì 27 Otttobre Torino – Libreria Fenice, Via Porta Palatina, 2 – 18.30
Venerdì 28 Ottobre Valchiusella,
Alice Sup. (To) – Sala ex Società Operaia – 20.45

Domenica 30 Ottobre Alba (Cn) – Associazione Asso di Coppe, Via Vincenzo Gioberti, 7 – 18.00
Giovedì 10 Novembre Bolzano – Sala Incontri Chiesa Tre Santi, via Duca d’Aosta, 25 – 20.00
Sabato 12 Novembre Mantova – Sala della colonne Biblioteca comunale Baratta, Corso Garibaldi, 88 – 18.00
Giovedì 17 Novembre Roma – Centro Olistico Harmonia Mundi Via Dei SS. Quattro, 26/a – 19.30
Sabato 19 Novembre Roma – Libreria Teatro Tlon, via Federico Nansen, 14 – ore 18:00

Le balle che ci raccontano. Alcune riflessioni.

Testo e foto: Mauro Villone

Foto: Streghe zigane in trance danzano intorno al fuoco. Santa Cruz. Rio de Janeiro, Brasile.

Non sono propriamente delle novità. Infatti è incredibile che, pur essendo alla luce del sole, moltissimi fatti noti ormai da tempo continuino a passare inosservati ai più.

Il fatto è che la storia, come ci viene raccontata, è congegnata benissimo e viene inculcata nelle teste di chiunque vada a scuola, come una verità inconfutabile. Tale indottrinamento essendo perpetrato da secoli, si è ormai sedimentato nel Dna e nell’inconscio, risulta quindi estremamente difficile riuscire a liberarsene. Senza contare che alla maggioranza non viene nemmeno in mente di mettere in discussione alcunché, mentre nel frattempo la storia ufficiale è sostenuta da istituzioni che ben pochi osano mettere in discussione, come le Università, i mass-media, le grandi religioni.

In sostanza quasi tutti sono convinti che, dopo circa cinque miliardi di anni di vita della Terra, si sia evoluta, da alcuni primati, una specie che la scienza ha denominato Homo Sapiens e che questa sia passata da un periodo lunghissimo erroneamente chiamato preistoria o, scientificamente, paleolitico e poi neolitico, per poi arrivare alla storia e ai giorni nostri. Questo potrà forse essere vero in parte da un punto di vista eurocentrico e, se vogliamo, allargato all’Eurasia. Se lo andassimo a chiedere ad alcune tribù incontattate in qualche parte del pianeta esse non saprebbero che quella fase storica nella quale si trovano si chiami paleolitico, né che ci sia stato qualcosa prima, né che ci potrebbe essere qualcosa dopo. Non capirebbero nemmeno di cosa stiamo parlando. Resta il fatto, inconfutabile, che, dal nostro punto di vista, in quelle regioni il paleolitico non è mai finito.

Un’altra delle fandonie che ci viene data a bere è quella che sostiene che sul pianeta ci sia stato uno sviluppo dell’umanità, il quale, in tempi più recenti, ha dato origine a una civiltà “tecnologica” nella quale si vive molto meglio di un tempo. Seppur vero che la tecnologia abbia portato dei grandi vantaggi in termini di trasporti, comunicazioni, alimentazione, medicina, occorre vedere in primo luogo se tale tecnologia sia davvero disponibile per tutti. In secondo luogo è davvero da dimostrare che la qualità della vita sia migliore di quella del paleolitico, visto il generale disagio nel quale sta vivendo oggi la cultura, diciamo così occidentale. Violenze, prevaricazioni, torture, guerre, mancanza di senso della vita, depressione, cancro, corruzione, abbandono, solitudine. Molti sostengono che questo sia insito normalmente nella natura dell’uomo, ma ci sono molti, inclusi grandi scienziati e pensatori, che ritengono non sia affatto così. Ritengono anzi che la vera natura della vita sia sistemica e cooperativa. Cosa ci abbia portati all’attuale stato di cose è ancora da comprendere.

E veniamo nello specifico. Lo sviluppo avrebbe prodotto, in tempi antichi e, tutto sommato, anche oggi, meraviglie artistiche e architettoniche di altissimo rilievo. È sicuramente vero, ma è anche vero che l’arte era presente, con espressioni di altissimo livello, anche nel paleolitico. Vedi ad esempio le Grotte di Lascaux. Ma queste sono niente se paragonate al sito archeologico di Gobekli Tepe, in Turchia, dove è stato rinvenuto un complesso architettonico straordinario, difficile da interpretare, probabilmente sacro, che risale a 12.000 anni fa, dunque in piena preistoria. A questo si aggiungono altre meraviglie architettoniche dell’antichità come le Piramidi, Stonehenge, le Tombe dei Giganti in Sardegna e i villaggi megalitici del centro Italia, solo per citare alcuni esempi. Meraviglie architettoniche che con le tecnologie di oggi non sarebbero assolutamente realizzabili. Nessuno sa come vennero poste in opera, né quale fosse la loro funzione esattamente. Riguardo questi temi si può trovare un fiume di letteratura in tutte le lingue. Sono argomenti che molti conoscono, nonostante questo sembrano perlopiù passare inosservati, sebbene mettano seriamente in discussione l’idea di “sviluppo” come ci viene propinata.

In sostanza questi popoli antichi erano in possesso di conoscenze tecnologiche addirittura superiori, in alcuni settori, a quelle attuali. Ma al di là di ingegneria e architettura ci sono altre tecnologie andate perdute che con ogni evidenza erano abilmente utilizzate dai popoli della preistoria.

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L’uomo di Similaun, rinvenuto alcuni decenni fa ben conservato dal ghiaccio, sulle montagne al confine tra Austria e Italia, si rivelò una miniera di informazioni al riguardo. Lo stato di conservazione era talmente buono da permettere di capire come fosse vestito e quali materiali portasse con sé. Si ipotizza si trattasse di un cacciatore, ma anche di uno sciamano ed era vestito con fibre vegetali e pelli animali utilizzate con estrema perizia a seconda della funzione che dovevano sopperire. Portava con sé erbe e funghi di diverse specie. La conoscenza delle piante e del loro uso è estremamente antica. Non è da escludere che in tempi molto remoti potesse essere ancora più profonda e dettagliata, anche solo per la semplice ragione che l’uomo viveva immerso nella natura, ne faceva esso stesso parte. Potremmo dire che disponevano di una tecnologia straordinaria riguardante l’uso delle piante per l’alimentazione, la cura e altri usi.

Ancora oggi esistono popoli che vivono profondamente immersi nella natura e sono ancora a conoscenza di antichissime tecnologie per l’utilizzo delle piante.

Diverse tribù della vasta regione amazzonica utilizzano centinaia di specie e conoscono alla perfezione e nel dettaglio l’utilizzo di ognuna di esse. In particolare utilizzano alcuni allucinogeni, i quali permettono di effettuare viaggi nella psiche di grandissimo interesse sul piano psicologico e spirituale. Si entra così in un altro settore, quello della tecnologia psichica e spirituale, delle quali sono maestri.

A proposito di ciò un caso interessante e curiosissimo è quello dell’Ayahuasca, uno dei più potenti allucinogeni al mondo, che ha destato anche l’interesse di medici e psichiatri che ritengono possa essere utilizzato nella cura di alcune patologie psichiche.

Ma soprattutto è singolare il fatto che questo allucinogeno sia una miscela di due piante, conosciute dai botanici occidentali come Banisteriopsis Caapi (una liana) e Psichotrya Viridis (un arbusto). Gli effetti allucinogeni e curativi si possono ottenere solo ed esclusivamente miscelando le due specie. Prese da sole non funzionano. La domanda è la seguente. Come fecero dei selvaggi delle foreste di 12.000 anni fa o più a scoprire questa caratteristica? Secondo alcune leggende tribali questa conoscenza venne passata loro dagli animali, in particolare dalla Jiboia, l’Ananconda.

Domande analoghe ci si potrebbe porre per quel che riguarda la costruzione delle Piramidi. Come fecero popoli antichissimi e primitivi arrivare in poco tempo a concepire costruzioni simili che, a dispetto delle proporzioni inimmaginabili, presentano dettagli di una precisione sconcertante?

C’è qualcosa che non torna. Ma andiamo avanti.

Negli anni ’20 del secolo scorso Bronislaw Malinowski, un grande antropologo, presentò alla comunità scientifica il risultato di alcune sue ricerche basate sull’osservazione di popoli della Polinesia, in particolare abitanti delle Isole Trobriand. Tra molte altre cose è interessante notare come avesse osservato la totale assenza di un fenomeno come il complesso di Edipo nei rapporti familiari di queste popolazioni. Questa osservazione, insieme ad altre, lo aveva portato a contestare seriamente l’idea della psicanalisi che presenta tale tipo di relazione (e molte altre) come qualcosa di universale e assoluto.

Ma senza arrivare a tali raffinatezze è sotto gli occhi di tutti come le religioni panteistiche siano sistemi del tutto inventati basati su testi a loro volta inventati dalla tradizione popolare.

In sostanza l’uomo medio occidentale di oggi crede di vivere all’interno di un sistema di certezze che in realtà non è affatto la realtà, bensì un codice del tutto inventato per regolare delle relazioni in maniera più o meno soddisfacente, soprattutto per le classi dominanti.

Quanto scritto sopra sono solo alcuni esempi.

Una qualsiasi persona che si renda conto di ciò ha davanti a sé tre strade.

  1. Tirare avanti, all’interno del sistema, come se nulla fosse e adattarsi a tale sistema fasullo.
  2. Uscire dal sistema più o meno totalmente ritirandosi a vivere in maniera più o meno appartata.
  3. Combattere per denunciare la realtà della situazione, come sto facendo io ora. In tal caso rimane a vivere nel sistema, utilizzandone per forza diversi elementi, ma cosciente di quale sia la situazione.

Personalmente la mia scelta cade sull’opzione tre non perché la ritenga più utile oppure doverosa o perché mi ritenga un paladino della verità. Bensì perché è quella che mi fa più comodo e trovo più stimolante. Anche se devo dire che, al di là delle oggettive difficoltà logistiche create da un eventuale fuoruscita dal sistema, talvolta il senso di rifiuto per la situazione prodotta da questo stato di cose mi fa pensare che un più o meno totale allontanamento da esso, seppur difficilissimo da realizzare, sarebbe auspicabile.

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Ma c’è anche un’altra considerazione da fare. Per quanto sia comunque da ammettere che sia comodo, per certi versi, vivere nel sistema, una volta resisi conto di quale sia la realtà della situazione non solo risulta difficile non ribellarsi, ma anche necessario. Nella speranza di poter dare un contributo seppur minimo almeno a rallentare i danni immani, di cui molti irreversibili, che tale sistema di pensiero ha arrecato al pianeta dove abbiamo radici, beviamo, mangiamo, ci muoviamo e respiriamo.

Il sistema che predilige il razionale, in una maniera ossessiva, al punto da essere paradossalmente irrazionale, ha prodotto dei risultati devastanti come un inquinamento che ha ridotto l’aria e gli oceani al collasso, e i ghiacciai e le foreste in pessime condizioni. Sterminando centinaia di milioni di persone, animali e piante.

Come abbia potuto verificarsi un simile disastro in fondo è un mistero. Come tale disequilibrio possa esser arrivato fino a questo punto non lo sapremo mai. Risulta difficile persino capire per quale ragione ampie fasce di umanità, circa 12.000 anni fa, abbiano deciso di passare dalla vita libera e felice dei cacciatori-raccoglitori, a quella schiava e faticosa degli agricoltori. Studi recenti mettono seriamente in dubbio che la vita dei cosiddetti primitivi fosse una continua guerra per una sopravvivenza precaria. Ci sono molti segnali che al contrario farebbero pensare a una qualità di vita piuttosto elevata sia sul piano della felicità materiale che della soddisfazione spirituale. I pochi sciamani sopravvissuti, dediti a una spiritualità che non vede alcuna differenza tra corpo e spirito, tra terra e cielo, tra visibile e invisibile, dimostrano come il loro modo di vedere la vita sia ampiamente più profondo di quello di un essere umano urbanizzato e tecnologizzato. Sia esso una persona comune, un mistico, un industriale, uno scienziato, un ricco o un poveraccio.

I selvaggi, gli uomini della selva, non è detto che vivano meglio dei civilizzati, ma una cosa è certa, sono in linea di massima più felici dentro e vedono a profondità inimmaginabili per un uomo civilizzato.

Hanno inoltre una conoscenza della Vita ben più ampia di qualsiasi scienziato, che probabilmente ha a disposizione una incredibile quantità di dati, magari oggettivi e seri, ed è in grado di scoprire relazioni insospettate sul piano concettuale e matematico. Ma mentre questi ultimi hanno una grande soddisfazione sul piano intellettuale, che di sicuro non è da buttare via, i primi hanno a disposizione il “sentire” sulla propria pelle e nel proprio spirito la straordinaria e profonda interezza dell’esistenza.

Probabilmente un riequilibrio delle relazioni tra razionale e irrazionale sarebbe l’ideale per il futuro. Unico punto di contatto, sebbene ci sia chi contesta anche questo, è probabilmente l’amore, che vede coinvolto qualsiasi essere.

L’espansione della coscienza, che significa semplicemente attivare tutto il proprio essere per tentare di percepire il più possibile la realtà del cosmo, è la strada maestra. Per farlo occorre prima uscire dall’egoismo, poiché la coscienza è un’esperienza collettiva e non individuale, visto che a grandi profondità si perde la concezione di “io e il resto”. Purtroppo il sistema urbano, lanciato a velocità folle come un Tir inarrestabile, senza freni in una discesa, si preoccupa di fare esattamente il contrario, ovvero alimentare la competizione, il conflitto, il profitto personale e l’individualità.

Chi ha optato per la strada numero tre non ha altra scelta che resistere e continuare a credere, affondare radici sempre più profonde nella terra e immaginare rami sempre più alti nel cielo. Unica arma il continuo, difficile, quotidiano esercizio dell’amore deliberato. Decidere di amare nonostante tutto.

Dettagli importanti

Nizza e Berlino in prima pagina e in testa nelle Home Page. Kabul, 60 morti, notizia di 4° o 5° piano.

Per l’opinione pubblica occidentale e i suoi quotidiani esistono morti di serie A e morti di serie B.

Lo vedete come NON funziona?

E mentre Gramellini su La Stampa spiega dal suo scranno perché i Musulmani devono mobilitarsi, io spiego da Rio perché devono mobilitarsi TUTTI…da dentro se stessi….

Che questa notizia sia considerata meno importante è vergognoso!

Ma di fatto la cultura occidentale è una cultura di esclusione per eccellenza. Se vieni ucciso sulla Promenade des Anglais o in un centro commerciale a Berlino sei un morto più eccellente di un lurido Afghano sconosciuto e musulmano. Sembra un dettaglio di poco conto, ma io invece trovo questo punto fondamentale. Loro nemmeno se ne accorgono, poiché chi fa i giornali da per scontato (e a ragione) che agli occidentali se crepano alcune decine di persone in oriente, tra gli indios, i lapponi, i favelados o gli aborigeni interessa molto meno.

Un attentato è sempre scandaloso e dovrebbe indignare allo stesso livello indipendentemente da latitudine, longitudine, cultura e religione. Ma di fatto NON E’ COSI’.

Invito tutti a riflettere su questo.

È inutile che continuiate a scandalizzarvi e ad avere paura per il terrorismo quando nel vostro cuore gli spazi che date alle persone non sono affatto tutti uguali. Sempre che riusciate a dare spazio a qualcuno.

Se vogliamo salvarci veramente da questa situazione non si deve spiegare cosa devono fare gli altri, si deve cambiare totalmente paradigma a cominciare da se stessi.

Non devono “mobilitarsi i musulmani”. Troppo comodo pensare siano sempre gli altri a dover cominciare. Dobbiamo mobilitarci tutti cambiando radicalmente il nostro atteggiamento nei confronti della Vita stessa e delle relazioni umane.

Se c’è qualcosa di positivo in questa situazione disastrosa è proprio il fatto che costringerà l’umanità a guardare la realtà in faccia una volta per tutte e a cambiare, per sopravvivere, una volta per tutte.

 

Moschea, Istanbul - @mvillone

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