Il Potere degli Ancestrali

MAURONE

Parlo a Voi, dei quali ho il massimo rispetto, ma che siete prigionieri. Parlo a Voi che siete schiavi di un sistema metropolitano che vi riempie di veleni e di rifiuti liquidi, solidi, psichici e gassosi.
È difficilissimo dare alla luce Sé stessi, la propria creatività e il proprio Amore, quando si passano le giornate a produrre cose che non interessano veramente, utilizzati come schiavi, che guadagniate una miseria o 10.000 dollari al mese. Vi siete messi nei pasticci da soli, per ingenuità, credendo di poter vivere vite felici. Oppure, molto spesso, per avidità, nella speranza di aver di più e avere di meglio. Adesso Vi ritrovate con un pugno di mosche in mano, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, che è quella reale, vi dovete accontentare di sputare il veleno ingoiato, da dietro una tastiera, contro questo e contro quello. Contro una manica di politici corrotti o di bambocci per errore al potere. Pieni di invidia verso chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco rinunciando ai giocattoli da schiavo per avere tutto, ovvero la propria Vita.
La Morte è il vero consigliere. La luce nera che ci segue dall’inizio alla fine, la Signora delle Illusioni. Quella che ridurrà in cenere questo temporaneo involucro, che ora non è altro che il tempio della nostra coscienza cosmica ed eterna. Le uniche vere cose da onorare.
Continuate pure a dibattervi e a odiare, non Vi servirà a nulla. L’unica vera via di uscita sarà la rinuncia a questa ridicola farsa che vi fa credere di poter avere, mentre non fa altro che togliervi la possibilità di Essere.
Il ricordo di ciò che siamo veramente, Un Tutt’uno con la natura e con i nostri ancestrali, così antichi da fondersi con gli animali, che oggi l’oscurità è tale da far ammazzare anche solo per gioco, sarà la vera via. L’amore per gli ancestrali, per gli animali, gli uccelli e i serpenti, gli insetti e i felini, per le piante, le acque e le montagne è il nostro vero nutrimento. Amare la libertà al punto di poter rinunciare alla propria vita per la Libertà vi darà la Vera Vita e la Vera Felicità nella Vita, così come nella Morte.

Se qualcuno poi desidera un aiutino, propongo umilmente il mio fottutissimo libro al seguente link:

IL MISTERO DELLA LIBERTA’

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Meditazione Para Ti

Premessa

Trasmetto la mia esperienza sulla meditazione non certo in qualità di maestro, ma come sperimentatore e ricercatore autonomo. Ho ormai accumulato oltre 30 anni di esperienza nella ricerca personale. Le forme e le scuole di meditazione sono innumerevoli. Ma in un certo senso meditazione è anche esperienza di vita personale, contemplazione del mondo, concentrazione in attività diverse, relazioni umane, arte, viaggi. Sintetizzo qui i risultati della mia modesta esperienza, per me significativa. L’obbiettivo è quello di fornire uno strumento molto semplice di introduzione a un tema cruciale del nostro tempo: il ritorno a Sé stessi. (Mauro Villone)

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Ferma un attimo

La meditazione è in primo luogo fermarsi un attimo e trovare tempo per se stessi. Sembra banale, ma non lo è affatto, in una società e una cultura che hanno ridotto tutto a valori misurabili solo in termini economici. Pochi sfuggono a questa legge. Così il tempo cosiddetto libero finisce per essere impiegato in TV, videogame, attività futili varie.
Trovare il tempo per se stessi significa ricordarsi di avere un corpo fisico che è come un tempio sacro che ospita un corpo astrale, un corpo eterico, un’anima, una mente, un cuore.

Cosa si fa in pratica.

Si può stare sdraiati o meglio ancora seduti, ma l’ideale è una posizione yoga che si ritenga comoda per se stessi, come quella del Loto per esempio, semplice o con una o ambedue le gambe incrociate, le mani appoggiate sulle ginocchia o poste sul grembo con le prime falangi incorciate. La posizione con la spina dorsale eretta serve per allineare i chackras verticalmente lungo la Sushumna, la linea energetica che passa dalla sommità del capo fino al perineo attraverso il nostro corpo.

Cosa sono i Chackras

Sono centri di energia dinamici, ovvero che ruotano in senso orario o antiorario, situati in punti particolari del nostro corpo. I principali sono, secondo la tradizione Vedica, 7. Ma ci sono opinioni diverse in merito. Per esempio Master Choa Kok Sui, che formalizzò il Pranic Healing (la cura pranica con le mani) e l’Arathic Yoga, ritiene che, secondo la tradizione cinese, siano 12, ovvero i 7 riconosciuti dai Veda più altri 5. Si tratta di una visione forse più dettagliata, ma l’essenziale è comprendere il concetto di base. I chackras in realtà sono innumerevoli in tutto il corpo e hanno una relazione con i meridiani dell’agopuntura cinese. I chackras, quali nodi di energia, hanno un corrispettivo nella terra, nel cielo, nel sistema solare e nell’universo e questo concorda con la visione della fisica quantistica, la quale spiega che tutto, sia materia che energia, sono la stessa cosa. Forme e aspetti diversi non sono che manifestazioni della stessa cosa. La stessa dualità di io e il resto, soggetto e oggetto, non è che un’illusione creata dall’erronea concezione di un io staccato dal resto del mondo e dell’intero universo.
I 7 chackras principali dell’induismo hanno innumerevoli collegamenti non solo con le parti del corpo, ma anche con pietre, cristalli, piante, erbe, pianeti, emozioni, organi, animali, elementi, sapori, etc. Il sistema dei chackras è interessantissimo e illuminante riguardo la nostra posizione energetica nel mondo. Al fine del nostro pratico sistema di rilassamento e immersione in meditazione è importante sapere che sono collegati alle 7 ghiandole endocrine. A partire dal basso: mūlādhāra-gonadi (perineo), svādhiṣṭhāna-surrenali (sotto l’ombelico), maṇipūra-pancreas (plesso solare), anāhata-timo (cuore), viśuddha-tiroide (gola), ājñā-ipofisi (terzo occhio), sahasrāra-pineale (sommità del capo).

Il Body Scanning

Trovata la posizione più comoda si procede al body scanning, un’analisi di tutte le parti del corpo che può essere fatta in diversi modi, partendo dalla punta dei piedi. Si possono visualizzare come due luci oppure come delle formichine che abbandonano il corpo. Partendo dai piedi si sale su ai polpacci, poi alle cosce, al bacino e ancora su al ventre, al torace e poi alle spalle, il collo e la testa. Occorre visualizzare ogni parte del corpo che viene abbandonata dalla tensione e si rilassa. Giunti alla sommità del capo si immagina che questa forza rilassante entri nel cranio e passi attraverso le circonvoluzioni del cervello, per poi scendere alla gola e, attraverso trachea ed esofago scendendo poi nei polmoni, allo stomaco, al fegato, ai reni, poi nelle viscere, fino ai genitali. Occorre sentire tutto il corpo, muscoli, organi interni, nervi, tendini e vasi sanguigni completamente rilassati e abbandonati.

La respirazione

Si può stare settimane senza mangiare, non più di una settimana senza bere, non più di decine di secondi senza respirare. La respirazione non solo è fondamentale sul piano fisico, ma è il punto chiave sia della nostra esistenza cosciente sia della nostra immersione in meditazione. L’antichissima meditazione Vipassana è basata principalmente sul controllo della respirazione che, a sua volta, porta al controllo della mente. Per raggiungere uno stato meditativo occorre respirare ritmicamente e in totale relax di diaframma. Alcuni autori insistono sull’importanza della respirazione completa ovvero di diaframma, toracica e apicale. Questo tipo di respirazione può essere effettuata coscientemente, insieme ad altri esercizi respiratori, una o più volte al giorno. Ma per entrare in meditazione basta respirare ritmicamente di diaframma, concentrando l’attenzione sull’aria che entra e che esce dalle narici. Questo semplice sforzo di concentrazione per alcuni minuti porta già all’abbassamento della frequenza delle onde cerebrali.

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Radicamento

Non tutti i meditatori e gli insegnanti di meditazione ne parlano, ma io lo ritengo importante per una semplice ragione. Uno dei problemi principali della società e della vita occidentali è un’incipiente decadenza dovuta, tra gli altri fattori, al distacco dalla natura e dalla madre terra. Un esercizio di radicamento prima di immergersi in meditazione non può che essere benefico per ristabilire il contatto con la terra e il cosmo.
Si immaginano come delle radici di luce che escono dal coccige o dal perineo per penetrare nella terra, andando a grandi profondità. Si visualizzeranno queste radici che si ramificano in mille dendriti, che andranno a nutrirsi dell’infinita energia della madre cosmica, sempre più in profondità. Si potrà anche visualizzare che le nostre radici andranno a incontrare altre radici di esseri senzienti, come noi alla ricerca di unione (yoga) ed energia.
Al radicamento con la terra può corrispondere un radicamento con il cielo, visualizzando un flusso di energia che entra dal chackra della sommità della testa, il chackra della corona.
Alcuni autori suggeriscono di visualizzare anche se stessi penetrare, con tutto il corpo, la terra, andando in profondità e poi riemergendo, ritmicamente.

Il rilassamento dei chackra e delle ghiandole

A occhi chiusi si parte dall’alto visualizzando il 7° chackra e la pineale che si rilassano, visualizzando anche un grande numero 7 all’orizzonte. Per tre volte con tre espirazioni per ogni chackra. Così fino al primo chakra, quello alla base della spina dorsale.

La discesa in profondità

Si visualizza se stessi a scendere in profondità in una caverna, nella terra, nel cavo di un albero, nelle profondità marine. Ognuno può visualizzare la situazione che preferisce. Si può immaginare di scendere una scala ben illuminata, con la forma e la tipologia che si preferisce, oppure una corda, o fluttuando nell’aria, contando alla rovescia, lentamente, ma decisamente, da dieci a uno.
Una volta in profondità si visualizza di trovare una posizione comoda in un posto confortevole e lì ha inizio la meditazione. Le immagini scorreranno, come sempre, velocissime, poi più lentamente, sempre più lentamente e, alla fine, con la pratica, si fermeranno, lasciando che la mente osservi solo più il vuoto. Nel vuoto si potrà attingere all’energia cosmica, che è sempre stata ed è sempre presente (ma di solito non ne siamo coscienti) per nutrire e curare il proprio corpo, il corpo eterico, la mente e l’anima.

La risalita e la pienezza della quotidianità

Quando ci sentiamo soddisfatti o riteniamo opportuno ritornare allo stato di coscienza di veglia non dobbiamo subito riaprire gli occhi, ma prepararci, anche se rapidamente, a rientrare nel mondo esterno. Cominciamo con il muovere le dita di mani e piedi e poi, contando fino a cinque, visualizziamo una rapida risalita alla fine della quale riapriremo gli occhi. Tutto sembrerà più luminoso di prima. Mantenere comunque un legame con lo stato di coscienza di meditazione può essere molto utile. Come? Cercando il più possibile durante il giorno di rimanere coscienti della propria respirazione e del proprio essere. In tal modo si potrebbe dire che qualsiasi attività noi facciamo: il nostro lavoro, fare le pulizie, produrre artigianato, fare arte, fare musica, fare l’amore, correre, camminare, chiacchierare, nutrirsi e qualsiasi altra cosa è “meditazione”. Dopo un certo tempo si è sempre in meditazione, si è sempre “collegati” all’Assoluto. La vita smette di essere una corsa all’avere per diventare semplicemente essere nel mondo, in Contemplazione. Molte culture indigene vivevano, e alcune vivono ancora oggi, così. Consapevoli del fatto che tutto è quel che è, in qualsiasi istante, in un continuo divenire, sacro e da celebrare.

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Altre visualizzazioni

La discesa in profondità rappresenta la discesa dentro se stessi, ma si può anche visualizzare di salire in alto, verso la luce, oppure di fluttuare nel cosmo. Sono decine e decine le visualizzazioni che si possono fare, con scopi e finalità diverse. Possono essere un approfondimento e per ora esulano dai fini di questa pubblicazione.

I mantra

Quando ci si trova in profondità o comunque in meditazione la chiave per entrare nel mondo dello spirito è il mantra. Il mantra, insegnano le tradizioni spirituali, può essere tratto da qualsiasi testo sacro e di solito sono frasi o parole che hanno una struttura adatta ad essere divisa in due. Una parte va recitata mentalmente quando si inspira e l’altra quando si espira. Personalmente ho trovato diversi mantra che sentivo adatti a me. Ma avendo avuto una formazione buddista relativa agli insegnamenti di Nichiren Daishonin prediligo l’invocazione Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo, che significa: Mi affido alla Legge Mistica di Causa ed Effetto tramite Vibrazione. Lo trovo ottimo e consono alla mia persona. È un mantra generalizzato che nella scuola Nichiren viene insegnato a tutti. Io ritengo che ognuno debba fare come vuole e come sente. Nella scuola Nichiren questa invocazione viene fatta a occhi aperti davanti a un mandala. La recitazione di mantra di fronte a mandala di diversa natura è praticata in molte scuole buddiste cinesi, giapponesi e tibetane ed è legata alla tradizione tantrica. Anche questa è estremamente interessante, ma va approfondita in altra sede poiché qui ci porterebbe troppo lontano.

Le meditazioni dinamiche

La meditazione di cui stiamo parlando qui è statica e basata su rilassamento, respirazione e concentrazione. Si tratta di un’attività estremamente benefica e assolutamente consigliabile. Per completezza di informazione occorre segnalare che esistono metodi di meditazione più dinamici che possono portare più rapidamente a risultati apprezzabili, essendo la meditazione destinata fondamentalmente alla modificazione dello stato di coscienza e alla fine all’illuminazione.
Queste metodologie prevedono respirazioni molto rapide, movimenti, danza, recitazione di mantra ad alta voce e a occhi aperti o chiusi oppure concentrandosi su mandala, e altri procedimenti. La meditazione qui proposta non esclude affatto queste altre, anzi, ne è complementare. L’approfondimento di queste metodologie di meditazione esula dagli scopi di questa pubblicazione. Diversi tipi di meditazioni dinamiche sono insegnate nel nostro centro Para Ti in workshop dedicati.

Gli stati di coscienza

Il tema della coscienza è ovviamente centrale e qui lo accenno solo brevemente. Fondamentalmente la meditazione, così come altre pratiche spirituali, ha come fine ultimo proprio la modificazione dello stato di coscienza. Il problema di fondo infatti, non solo relativamente alla nostra salute psicofisica e spirituale, ma anche al senso stesso della vita, è l’approfondimento e l’espansione della coscienza. Con le tecniche di meditazione in pratica si fa proprio questo.
Il tema, molto grande e molto profondo, della coscienza è affrontato da diverse scuole spirituali e filosofiche in tutto il mondo. Qui ho deciso di utilizzare un sistema di classificazione, che ovviamente non esiste in natura e che serve solo per fissare le idee, derivato dalla scuola buddista giapponese che ho approfondito. Non lo ritengo necessariamente quello giusto o il più corretto, semplicemente lo trovo molto valido sul piano pratico, che è quello che ci interessa qui. Tale scuola di buddismo propone un sistema di classificazione dei tipi di coscienza, che per ora tralascio, il quale è legato a una ulteriore classificazione, che presenta come “stati vitali”. Li chiama “i dieci mondi” i quali sono denominati come di seguito: Inferno, Animalità, Avidità, Collera, Umanità, Estasi, Ricerca, Illuminazione parziale, Bodhisattva e Buddità. Lo trovo un sistema estremamente interessante sul piano pratico e ora andrò a spiegare perché.
I primi sei sono anche chiamati “i sei sentieri” e sono ritenuti gli stati in cui comunemente l’umanità si dibatte. Inferno, ovvero sofferenza più o meno profonda. Animalità e cioè essere dominati dagli istinti. Avidità, che non richiede spiegazioni di sicuro e sembrerebbe essere la maggiore responsabile della deplorevole situazione nella quale si trova il mondo occidentale di oggi. Collera si riferisce a un altro degli stati vitali responsabile della situazione in cui versa l’umanità oggi, ovvero il desiderio di potere e di soggiogare. Umanità si riferisce allo stato di relativa tranquillità nella quale si trova l’uomo medio, senza lode e senza infamia. Estasi è l’apparente e fugace felicità di alcuni momenti.
Al di là di questi sei sentieri si trovano gli stati di ricerca e studio e quello di parziale illuminazione. Sono i mondi degli individui più realizzati sul piano intellettuale, emozionale e spirituale.
Infine troviamo i mondi di Bodhisattva e Buddità. I Bodhisattva sono gli illuminati che si occupano degli altri e per ora tralascerei questo tema che per me è funzionale affrontare a breve, ma successivamente. Mentre il mondo di Buddità, quello appunto del Budda, è lo stato vitale incorruttibile degli illuminati. Coloro i quali sono riusciti ad accedere all’illuminazione totale che rende conto del senso profondo della vita, della morte e dell’eternità.
I dieci mondi, spiega il buddismo, sono in mutuo possesso, ovvero si compenetrano l’un l’altro e sono funzionali uno all’altro. Non esistono mondi superiori e mondi inferiori, bensì sono tutti la stessa cosa, sono relativi all’esistenza stessa e imprescindibili. L’unica differenza tra un uomo saggio e uno non illuminato è che il primo sa di essere esso stesso un Budda o, se vogliamo, l’Assoluto oppure l’Universo. Il mondo di Buddità illumina tutti gli altri e rende conto del senso della vita. La Meditazione non rende migliori o peggiori e non facilita necessariamente le cose, semplicemente “illumina” il cammino, getta luce sulla nostra vita facendone comprendere il senso e la missione che noi abbiamo in questa esistenza.

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L’Amore

È una parola abusata e che ha dato adito a molti equivoci. Secondo molte filosofie di popoli Indios il mondo è fatto di terra, aria, acqua, fuoco e amore. Si tratta di un elemento imprescindibile dell’esistenza. Che sia importantissimo lo sanno tutti e tutti lo sperimentano e lo cercano. Quello che a me risulta difficile capire è per quale ragione maestri, scuole di meditazione, scuole in genere, coach e insegnanti battano relativamente poco su un tema così cruciale. Ovvero di solito nelle scuole di meditazione questo tema viene si affrontato, ma tutto sommato senza dargli la rilevanza che meriterebbe. Potrei sbagliarmi, ma io credo che invece questo tema vada affrontato con estrema decisione. Può darsi che io personalmente lo trovi particolarmente interessante per la semplice ragione che nella mia vita sono stato a lungo un grandissimo egoista. Tale egoismo, che non è altro che la conscia o inconscia esagerata dedizione al proprio ego, è diffusissimo al punto tale da aver creato un’intera cultura, se così possiamo chiamarla, dove si trovano addirittura dei templi dedicati all’Ego, i centri commerciali. Ovvero il vuoto con l’illusione intorno.
L’egoismo, che in parte è del tutto normale e addirittura salutare, è diventato oggi un mostro di proporzioni sgraziatissime il quale occupa quasi del tutto le vite di molti. L’egoismo crea solitudine. Una solitudine profonda che la meditazione o qualsiasi altra attività, da sole non possono combattere, poiché è diventata un modo di vivere che sembra quasi normale, chiusi nelle cuffie dei propri i-Pad, davanti ai propri schermi, nelle proprie camere, con i propri progetti e, al massimo, per i più fortunati, con la propria famiglia o il proprio gruppo.
L’opposto di questo atteggiamento, ormai endemico, è quello di cui abbiamo solo accennato prima e riservato per ora, ovvero il mondo di Bodhisattva. Il Bodhisattva è la persona illuminata che si preoccupa degli altri, degli animali, dell’ambiente, dell’intero universo. Universo nel quale, naturalmente, si trova anche egli stesso. Anche perché il Bodhisattva è un Budda e sa che non c’è alcuna differenza tra Io e il resto. Ha raggiunto prima l’individuazione del Sé e, successivamente, quella del Sé transpersonale, ovvero si è fuso totalmente con l’intero universo. Non può non amarlo poiché l’universo è egli stesso. Questa sensazione è quella che si può raggiungere attraverso diverse strade, incluse quelle aperte dalle droghe sacre psicoattive, come per esempio l’Ayahuasca e il Peyote, che utilizzano alcune culture.

In pratica noi riteniamo che la meditazione da sola non sia sufficiente ad aprire le nostre vite e che serva anche una potente iniezione di quello che chiamiamo “amore deliberato”. Non “amore incondizionato” per la semplice ragione che l’amore incondizionato in realtà non esiste poiché in qualche modo è sempre dettato da qualcosa. Anche una madre ama il figlio “incondizionatamente” proprio perché egli è suo figlio ed è quasi costretta a farlo, proprio in virtù di un forte condizionamento istintivo. Si tratta di un amore meraviglioso, ma che non viene scelto, bensì è del tutto naturale e innato. Mentre quello di cui stiamo parlando ora è un amore scelto deliberatamente e alimentato altrettanto deliberatamente, con lo scopo di sviluppare un forte avanzamento della nostra vita verso gli altri, per abbattere una volta per tutte il muro che separa (apparentemente) il nostro io dall’intero universo. Per ricollocare l’Ego nella sua posizione corretta, quella di un semplice strumento per interagire con il mondo materiale, né più e né meno.

Una maniera per praticare l’amore deliberato è proprio il volontariato, il quale prevede appunto di dedicarsi volontariamente agli altri, con grandi soddisfazioni e gratificazioni, ma senza nulla di materiale in cambio, se non qualche servizio e molte emozioni. Senza arrivare al volontariato molti amano semplicemente dedicandosi molto ad altri. La meditazione serve in questo caso a dare equilibrio all’amore, illuminando la nostra vita, in modo da non dimenticare se stessi o di non trovarsi invischiati in rapporti nevrotici di dare e avere.

Ma esiste anche un altro modo per esercitare l’amore deliberato. Quello di “pensare” agli altri. O meglio ancora di dedicare parte del proprio tempo durante le sessioni di meditazione per “inviare” energie positive e amore agli altri.
Si tratta sempre di visualizzazione e concentrazione. Quando siamo in meditazione possiamo dedicare parte del nostro tempo visualizzando di fronte a noi la persona che vogliamo aiutare o semplicemente sostenere, e vedere un flusso di energia positiva che parte da noi o dalle nostre mani rivolte verso di loro e li inonda di luce. È possibile anche visualizzare di guardarli profondamente negli occhi, oppure immaginarli sdraiati e rilassati mentre noi inviamo loro energia con le mani o semplicemente con la mente e lo spirito. Possiamo anche visualizzare di abbracciarli.
Si può anche fare per interi gruppi, per animali o piante, per l’ambiente, per luoghi e persino per l’intera Terra o l’Universo. A questo proposito segnalo che esiste una stupenda meditazione guidata, reperibile anche in internet su youtube, dal Maestro Choa Kok Sui, in inglese e tradotta in innumerevoli lingue. È la “Meditazione dei Cuori Gemelli” là dove i cuori gemelli sono il Chackra del Cuore, legato alle emozioni e ai sentimenti, e il Chakra della Corona, sulla sommità del capo, il quale mette in contatto con l’intero Universo. La meditazione, che dura circa mezzora, consiste precisamente nell’inviare amore e energia positiva alla terra e a tutta l’umanità. È bellissima.

Perché fare tutto questo

In primo luogo per se stessi, per migliorare profondamente la qualità della propria vita.
Ma anche, e fondamentalmente, per affrontare il tema cruciale della morte e del senso stesso della vita. La meditazione non spiega e non fa capire, ma mette in condizioni di comprendere e intuire il senso profondo dell’esistenza e la nostra missione in questa vita. La vita vera non è un susseguirsi di doveri, impegni, competizioni, bensì libertà, amore, equilibrio, armonia, pace, comunità, autorealizzazione, contemplazione.
La meditazione non è altro che il ristabilimento del contatto con il Tutto, con l’infinito, l’inconoscibile e l’insondabile. Quello che alcuni popoli delle foreste chiamavano e chiamano “La Forza”.
Siamo convinti del fatto che la vera rivoluzione, la quale cambierà radicalmente le condizioni del mondo e dell’umanità, possa avvenire solo tramite un cambiamento profondo nella coscienza di ogni individuo.

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Vivere e morire

Testo e foto: Mauro Villone

Se qualcosa non funziona nella vostra vita, date un’occhiata all’apertura nei confronti di altri, che non siano solo parenti stretti e amici. Forse lì c’è la risposta.

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Da ormai decenni dedico parte del mio tempo alla ricerca in ambito spirituale, filosofico, psicologico e, come si suole dire, nel campo del benessere olistico. Niente di strano o di particolare, si tratta di un’attività utile e piacevole.
Nel corso degli anni mi sono imbattuto in una quantità di corsi, associazioni, stage, maestri, attività di ogni tipo. Alcune, la maggioranza, interessanti, altre meno. Ma ciò che intendo sottolineare, relativamente a questo settore, è una cosa specifica. All’interno di esso si parla spesso di amore. È una cosa del tutto naturale poiché rappresenta uno dei punti fondamentali per ottenere un benessere psicofisico globale. Ma in sostanza, e questo lo sostengo dopo lunghi anni di esperienza personale, l’amore di cui siamo protagonisti attivi o ricettivi è ben poca cosa rispetto a quello che dovrebbe o potrebbe essere. Se ci fate caso l’amore nella nostra cultura si riduce spesso all’amore di coppia, esaltato e celebrato (per fortuna), a quello per i figli e per i genitori, a quello per la famiglia in generale. Ci sono poi le amicizie e i gruppi di amici nei quali, sebbene di amore si parli, il concetto viene leggermente meno, e poi altre situazioni sociali nelle quali l’amore forse è sottinteso, ma non è che se ne parli così tanto. Se poi queste situazioni sono quelle aziendali o di condominio, immaginare di “amare” i propri colleghi o i propri condomini è una cosa che fa quantomeno sorridere, se non sbellicarsi dalle risa. Anzi, in certi contesti, parlare d’amore è addirittura un tabù, o magari è imbarazzante.
Il concetto di “condomini” fa venire l’orticaria al solo pensarci, ma in realtà persone con le quali condivido lo spazio nel quale abito, vorrei poterle amare e mi piacerebbe condividere con loro esperienze emotive e di vita. Sarebbe quantomeno sano e normale e invece sembra ridicolo persino pensarci. Ma il fatto è che la nostra convivenza sociale è talmente marcita in profondità da dare per scontato che certi contenitori è meglio non solo non aprirli, ma dimenticare addirittura che esistano.

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Tornando ai corsi e agli stage di cui parlavo in apertura è incredibile come essi pongano l’accento, anche per quanto riguarda i sentimenti, sulle relazioni familiari più strette che, oltretutto, spesso non vanno affatto bene. E le famiglie che funzionano bene, di solito sono rinchiuse in se stesse. Certamente sono in tanti quelli che si commuovono a vedere in TV i morti nelle alluvioni e i bambini pieni di mosche, ma sono pochissimi quelli che si aprono davvero a una dimensione d’amore allargata che vada ben al di là delle proprie ristrette relazioni personali, interessando gruppi anche molto vasti, fino ad arrivare a tutta l’umanità. Si tende a credere che questo tipo di atteggiamento sia riservato a pochi maestri eccezionali, ma in realtà credo di poter affermare che si tratterebbe dell’unica strada plausibile per guarire definitivamente tutti, sia sul piano individuale che su quello sociale. Ovvero, sempre parlando di corsi, stage e psicoterapie o percorsi spirituali, è sorprendente come essi si concentrino tutti sull’individuo e sui suoi problemi personali, che di solito sono una pletora di fisime nate in un contesto di vita più o meno agiata, ma comunque distante dalla natura (non basta il giro in bici o in sci del fine settimana, o vivere in una casa nel bosco – il punto è la mancanza di contatto profondo con gli elementi naturali) e staccata dalla terra, dall’aria, dall’acqua e, in generale, dalla consapevolezza.
Tutto si riduce sempre a cosa ti hanno fatto il papà e la mamma o forse qualcun altro quando eri piccolo o magari, con le costellazioni familiari, cosa hanno fatto i tuoi bisavoli o tua zia, quando tu non c’eri, o ancora cosa ti è successo nelle vite precedenti. Comunque si tratta sempre e solo di te, tu e ancora tu. Io, io, io.
Tempo fa lessi le dichiarazioni di un etologo che spiegava come cani e gatti, e in generale gli animali domestici sono in realtà perennemente cuccioli, hanno sempre cuccia, cibo e coccole gratis, senza doversi sbattere. Non crescono mai. Nella realtà questo fenomeno si palesa anche nelle società umane occidentali. Si rimane piccoli, fino alla vecchiaia. Non sono mica solo io a sostenerlo, ho dei predecessori illustri. Uno fra essi è Murray Bookchin, scrittore e docente universitario, il quale affronta l’argomento nel suo libro “L’ecologia della libertà”. La sicurezza, insieme alla schiavitù, il posto fisso, le regole predeterminate, gli orari inderogabili hanno fatto dell’uomo occidentale non solo un automa, ma anche un bambino eterno che pensa solo a se stesso e a succhiare dalla tetta materna che, quando si è grandi, sono le istituzioni sociali che, secondo il concetto del diritto, dovrebbero dare casa, cibo, lavoro, pensione, assicurazioni, educazione, assistenza sanitaria. Tutto questo sistema, che senza dubbio presenta i suoi lati positivi, ha irrimediabilmente allontanato dalla morte, che nelle società primitive era una compagna e un consigliere, la quale si manifestava nella pressione della natura. Ma serviva, tra le altre cose, per vivere meglio e più in profondità.
Adesso, da centinaia di anni, siamo ormai abituati a vivere in una realtà edulcorata dove IO sono la cosa più importante, al limite con la MIA compagna e la MIA famiglia, e forse il MIO gruppo. Il resto è funzionale al mantenimento della sicurezza di questo mini-sistema. Naturalmente un sistemino che continua a fare acqua da tutte le parti, per la semplice ragione che l’avventura, la morte, il rischio, la voglia di conoscenza, sono insiti istintivamente in ogni individuo, anche nei più recidivi dei woody allen. È da qui che scaturiscono corna, scappatelle, crisi nelle quali si anela alla libertà e si vorrebbe mandare tutti a fare in culo, lavoro per primo, perché non se ne può più della sicurezza e del predefinito, ma non se ne ha il coraggio, poiché tutti troppo abituati a succhiare la tetta e a mangiare pappette premasticate. È da qui che nascono le menzogne della pubblicità che fanno rasoi per uomini duri, auto che garantiscono la libertà, viaggi che vi faranno sentire l’infinito (per poi tornare a casa dopo quindici giorni a fare lo schiavo).

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Da individui piazzati così, che compongono gruppi così, cosa ci si può aspettare? Amore per l’umanità forse? Fortunatamente c’è chi si sforza in tutti i modi di uscire da questo impasse e, se si tratta di una minoranza, è una minoranza senza dubbio cospicua. Resta il fatto che immaginare scenari d’amore molto allargati, come a molti di noi piacerebbe, a volte può risultare addirittura ridicolo. Ci sono anche storici e sociologi pronti a spiegare che in realtà l’uomo è fatto per vincere una battaglia di sopraffazione/sottomissione e che i patetici ottimisti amanti dell’amore non hanno capito niente: è sulla forza che si gioca il futuro. Peccato che quelli che dovrebbero averla, come abbiamo visto, siano poco più che dei poppanti (guardate che faccia ha Matteo). Devono dunque avere forza altri per loro, i soliti politici, tiranni, dittatori, uomini forti. Categorie di nient’altro che poveri psicopatici messi peggio dei primi.
L’unica speranza che abbiamo, l’unica via d’uscita, non è altro che il risveglio. Ricordarsi di essere persone, entità coscienti con una missione (anche se non sappiamo quale, ma che possiamo “sentire” o intuire) e combattere con tutte le nostre forze per riacquisire l’unico vero diritto degno di questo nome: amare tutto l’universo. Di sicuro non è che sia una cosa facile. Almeno per me, non lo è affatto. Ma anche se sono un essere umano discutibile e un educatore così così, faccio i miei bravi sforzi quotidiani in quella associazione italo-brasiliana dove mi trovo ora e che io chiamo “comunità creativa”. Mica perché sono buono, figuriamoci, è che ho scoperto che mi rende felice e appagato. Abbiamo perso l’allenamento che avevano le società primitive, ma c’è la possibilità di riacquisirlo. Per citare ancora Bookchin: “In quel tempo (le società primeve – n.d.a.), la comunità raggiungeva una completezza così intensa e naturale che le cose e i servizi necessari si disponevano in un incantevole mosaico che aveva la sua affascinante personalità. Non dovremmo disdegnare queste fugaci visioni, quasi utopiche, delle potenzialità umane, dell’intatta disponibilità al dono e alla collettività. Le popolazioni preletterate, cui manca ancora un io da sostituire al noi, non sono tanto carenti di individualismo quanto ricche di comunitarismo.” (L’ecologia della libertà, Elèuthera – 1988).

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Si trovano numerosi esperimenti in giro per il mondo che tentano di ricostruire gruppi più o meno allargati basati sulla cooperazione, sul dono, sulla solidarietà. Si tratta di esperimenti, o di idee in via di sviluppo. A sostenere queste tesi troviamo anche il “Movimento per la decrescita felice”, guidato in Italia da Maurizio Pallante. Sono idee tanto articolate e raffinate quanto semplici, che di sicuro vengono accettate con difficoltà da un sistema politico ed economico che fa del consumo, dello spreco, della menzogna i suoi strumenti di crescita selvaggia. Gli strumenti per cambiare ci sono e sono pure a portata di mano, a cominciare non solo da una gestione più sobria della propria vita, ma anche dalla possibilità di guardarsi dentro e osservare la nostra relazione con l’universo intero.
Mi trovate ridicolo? D’accordo. Allora si continui pure con le lamentele, a litigare sulla politica, su cosa è meglio e cosa e peggio, o peggio ancora a parlare di personaggi televisivi, di moda, di scarpe e di orologi o di quello che vi sarebbe piaciuto fare se fosse stato così o se fosse stato colà. Aspettando sempre che succeda qualcosa. Nel frattempo la vita passa e molto, ma molto più inaspettatamne di quanto non sareste portati a credere, ci si troverà di fronte la consigliera e sarà ora di fare le valigie per destinazioni sconosciute dove di nuovo, ammesso che ci sia un di nuovo, si potrà essere liberi di scegliere se vivere o morire.