La cerimonia del fuoco

tamburi

Negli ultimi decenni la cultura occidentale, dopo l’avvento della psicologia, di Jung, della beat generation, del recupero delle tradizioni orientali e poi africane e native, si è avvicinata sempre più a una concezione olistica della vita. Ovvero qualcosa che considera la vita nella sua interezza, valorizzando sia fattori di carattere tecnologico che spirituale. Ovviamente questa visione occupa ancora uno spazio relativamente limitato a una fascia minoritaria della popolazione mondiale, ma si sta espandendo sempre di più.

Nell’ultimo decennio il fenomeno si è accentuato. Evidentemente si fa sentire il bisogno profondo di recuperare un senso di mitico, alchemico e spirituale dell’esistenza.

In molte parti del mondo si assiste a un avvicinamento di culture occidentali a quelle native, nelle quali viene data una enorme importanza alla terra, alla natura, agli elementi naturali, allo spazio, alle stelle, agli astri, ad animali e piante, alle relazioni umane. E in questo scenario tutto viene sacralizzato, a tutto viene dato una importanza enorme, senza banalizzare nulla. Una visione che pare essere molto più armonica, profonda ed evoluta delle odierne civiltà occidentali consumistiche.

In tale ambito il rituale assume una grandissima importanza. E tra i rituali quello di sacralizzare il gruppo, con il quale ci si riunisce periodicamente, è uno di quelli fondamentali.

Nelle culture native è ben presente l’importanza di riunirsi con tutto il gruppo in forma circolare, così come vengono considerati lo spazio e il tempo, e in tale cerchio condividere appunto spazio, tempo e interazioni da cuore a cuore, da corpo a corpo, da anima ad anima. I nativi hanno ben presente il fatto che queste riunioni periodiche vengono fatte all’interno di uno spazio circolare, così come sono circolari gli astri, il tamburo sacro, il tempo e la vita umana.

Uno dei punti fondamentali delle culture sciamaniche è la concezione dell’albero del mondo, le cui radici affondano nella terra e i rami e le foglie si protendono nell’aria, mentre l’acqua porta la linfa vitale e il fuoco, proveniente dal sole da l’energia necessaria al protrarsi della vita.

Il guerriero considera se stesso come l’albero sacro del mondo. E questo mondo è vissuto come un cerchio suddiviso da una croce con quattro quadranti. Laddove i bracci della croce rappresentano le quattro direzioni cardinali con in più il centro e lo zenit. A ognuna delle quattro direzioni corrisponde un elemento, un animale di potere, un colore, un concetto, un’età dell’uomo e via dicendo.

Questa cosmogonia completa e profonda viene celebrata periodicamente nelle cerimonie, nelle quali quasi sempre l’elemento centrale è il fuoco sacro. Intorno al fuoco ci si riunisce non certo solo per scaldarsi, ma per rappresentare il sistema universale, con il fuoco/sole al centro, e gli altri elementi intorno. Il fuoco ha un’importanza sacrale tale che esiste addirittura un “uomo del fuoco”, ovvero un guerriero specificamente addetto alla cura del fuoco sacro che non è un falò qualsiasi, bensì un fuoco cerimoniale costruito, acceso e seguito con tutta una serie di crismi ben precisi e simbolici.

Nelle cerimonie si ringraziano le quattro direzioni, più il centro e lo zenit, con tutto quello che loro pertiene. Si ringrazia il Grande Spirito, coscienti del fatto che c’è molto più da ringraziare che chiedere. Si celebra lo stare in gruppo e si celebra la vita e tutti i suoi accadimenti. Tale celebrazione viene fatta con la parola, con la danza e, soprattutto, con il tamburo e i canti.

Nelle cerimonie del fuoco si fa quello che l’uomo dovrebbe fare, e i nativi fanno, tutti i giorni per tutta l’eternità: ringraziare per la trasmissione dell’energia primordiale fin dall’infinito passato.

Ma la cerimonia del fuoco in tutte le tribù che vivono immerse nella natura avviene tutti i giorni, nelle ricorrenze importanti e almeno una volta la settimana in maniera solenne. Il fuoco è quasi sempre presente, come lo era nelle antiche culture, come per esempio con le Vestali che lo mantenevano sempre acceso.

D’altra parte il fuoco è sempre stato presente nella cultura rurale occidentale, fino a tempi recenti, basti pensare al libro di uno scrittore nostrano, Cesare Pavese, intitolato “La Luna e i falò”. Era consuetudine nelle campagne europee e quindi anche nelle Langhe piemontesi, accendere con frequenza fuochi nei campi e tra le vigne. In occidente il calore del caminetto è un rimasuglio di tale antica pratica sacra.

Per le culture native il fuoco cerimoniale e sacro è rimasto una consuetudine importantissima, tuttora celebrata. Periodicamente tutto il gruppo si riunisce in cerchio intorno a un fuoco acceso con cura e con determinati crismi, con la legna orientata secondo le quattro direzioni. Intorno al fuoco si suona il tamburo, si canta e si danza, ma soprattutto si parla. Parlano capi e sciamani, ma anche guerrieri e guerriere, di cose quotidiane e di cose sacre, di filosofie dei massimi sistemi come di problemi contingenti. Il dialogo è regolato dal “bastone della parola”, un accessorio sacro che conferisce a chi lo tiene in mano il potere di dire tutto quello che pensa nel più assoluto, rispettoso e sacrale silenzio di tutto il consesso. L’essere ascoltati con attenzione a amore non è solo un diritto, bensì un diritto sacro.

Intorno al fuoco gli sciamani portano tutto il gruppo a conferire con il Grande Spirito. La cerimonia molto sacra intorno al fuoco è l’apoteosi della sacralità che le popolazioni native vivono tutti i giorni, ad ogni istante, per qualsiasi cosa. Nelle culture native non è banalizzato nulla, bensì tutto è tenuto in estrema considerazione, da uno sguardo al fiorire di una pianta, dal passaggio di un uccello, alle parole di chiunque.

Le cerimonie condotte oggi in diversi consessi rispettano tali dettami, sono molto sacre e rendono il fuoco elemento centrale di riunioni e cerimonie.

Si comincia con una introduzione di un leader, vengono poi ringraziate le quattro direzioni e i loro spiriti, rivolgendosi materialmente ad esse. Si ringraziano il Grande Spirito, la Luna, le Stelle e gli elementi, la foresta, la natura, gli animali.

Si suona il tamburo, si canta e si danza. Vengono fatte richieste di realizzazione di desideri individuali e collettivi e vengono fatte offerte allo Spirito del Fuoco, perlopiù di tabacco.

Partecipare a una cerimonia del Fuoco è di grande beneficio sia per il corpo che per le emozioni, sia per la mente che per lo spirito.

Il mio nome indigeno, Towé, conferitomi dagli sciamani Fulni-o, significa Fuoco e sancisce il legame che ho sempre avuto con questo elemento sacro.

Il ritorno alla comprensione del profondo significato che qualsiasi cosa ha nella nostra vita, con particolare riferimento alle direzioni del cosmo e agli elementi è Cura e Medicina.