Ambiente sociale e stati modificati di coscienza

Favela di Vila Canoas Foto. @lidiaurani

Favela di Vila Canoas, Rio de Janeiro
Foto. @lidiaurani

L’indagine psicologica e la ricerca spirituale, spesso, o quasi sempre, passano attraverso la modificazione dello stato di coscienza. Tale modificazione può essere indotto in molti modi, verbalmente, con la respirazione, con la PNL, con la musica, il ritmo di un tamburo, canti, mantra, sostanze psicoattive chimiche o naturali e diversi altri modi.

Ora. In realtà lo stato di coscienza muta in continuazione. E ci sono diverse attività della vita quotidiana che possono indurre una modificazione. Se sto cucinando sarò certamente in uno stato diverso da quello di quando conduco un mezzo di trasporto e ci sono mille situazioni diverse durante la giornata. Se vado a teatro la rappresentazione alla quale assisterò causerà un mutamento nel mio stato di coscienza così come accadrà durante una salita in montagna.

Lo stato di coscienza muta dunque in continuazione e talvolta, in determinati contesti, tale modificazione può essere indotta con diversi sistemi a scopo curativo, di ricerca personale, di elevazione spirituale.

La mia sensazione è che esistano degli stati di coscienza limite i quali, una volta sperimentati, accade che non si torni più indietro definitivamente nella zona di conforto.

Mentre di solito qualsiasi modificazione dello stato di coscienza permette di ritornare in tempi mediamente brevi al solito stato di coscienza della zona di conforto.

Mi spiego meglio. L’essere umano nel corso dell’esistenza, se lo desidera e se si impegna, cresce psicologicamente e spiritualmente, talvolta anche parecchio. Ma in genere la crescita è molto piccola e la maggior parte degli esseri umani non cresce affatto o cresce pochissimo, ma soprattutto, nonostante gli sforzi, tende sempre invariabilmente a ritornare nella condizione di base, con le stesse idee, le stesse credenze, gli stessi condizionamenti di sempre. Questo accade perché l’ego, terribilmente attaccato a se stesso, non vuole cambiare poiché si sente a suo agio nella zona di conforto di sempre. Ha paura di cambiare, il cambiamento lo fa sentire in pericolo, nei cambiamenti si sente minacciato. E lui non vuole perdere se stesso.

Qualsiasi sia la terapia e qualsiasi sia la motivazione che ha portato un individuo a parlare con uno psicologo, un terapeuta o a fare ricerca spirituale, spessissimo si ritorna nella condizione di base iniziale.

O meglio. Spesso i terapeuti riescono a migliorare le condizioni dei loro pazienti, ma perlopiù quando la patologia condiziona enormemente la vita quotidiana. In questo caso il paziente deve assolutamente guarire. Ma se si tratta di produrre un cambiamento duraturo nel modo di essere le cose sono molto più complicate.

Ebbene. Io credo che l’unica maniera per produrre un reale cambiamento profondo e duraturo sia causare una modificazione dello stato di coscienza drammatico.

Tanto è vero, ed è sotto gli occhi di tutti, che raramente vediamo cambiare davvero delle persone, e questo invariabilmente avviene quando si sono trovate ad affrontare traumi veramente importanti. Come gravissime malattie, incidenti mortali a cui sono sopravvissuti, perdite affettive gravissime, lunghe detenzioni, lunghe permanenze a contatto con realtà terribili e difficilissime, rischio concreto di morte, incontro con realtà separate.

Queste situazioni sono in effetti quelle che realmente producono cambiamenti profondi e, soprattutto, duraturi, in un essere umano.

Tutte le altre situazioni producono sì degli effetti, ma tutto sommato blandi e, soprattutto, che vengono nuovamente amalgamati nel vecchio ego di sempre. Quando, anche in queste ultime situazioni, si producono effetti molto apprezzabili, significa che il soggetto aveva già per altre ragioni, una urgenza impellente di cambiare. Ovvero poteva essere in una condizione di non accettazione del suo vecchio ego poiché, specie se molto intelligente, non riusciva ad accettare la banale e ridicola falsa realtà nella quale ci troviamo apparentemente, magari al punto di pensare o addirittura progettare un suicidio. Tutti gli altri, se non si trovano a questo punto, finiranno per rientrare nel solito vecchio caro mondo di sempre, perfettamente accogliente, magari palloso, noioso e sgradevole, ma sicuro.

Di fatto occorre portare il sistema a un livello di stress psicofisico-spirituale enorme.

E ora. Personalmente ho sperimentato alcune tecniche e alcune situazioni non indotte volontariamente che portano a tale stress.

  1. Assunzione di ayahuasca. L’assunzione di questa sostanza non solo permette di accedere ad altre realtà sconvolgenti, sperimentabili concretamente sia con i cinque sensi che con il complesso mente-spirito nel suo insieme, ma spesso causa anche sensazione di morte imminente così forte da portare il soggetto a un livello di stress altissimo.
  2. Tecniche di meditazione dinamiche prolungate basate in gran parte sulla respirazione e altri accorgimenti. Tali tecniche, come accade con l’ayahuasca, portano il sistema mente-corpo a un elevato livello di stress. Scatenano emozioni fortissime che inducono il soggetto a urlare, ridere o piangere. Sono legate all’energia kundalini-shakti, un’energia potentissima che secondo la tradizione tantrica giace addormentata alla base della spina dorsale. Guarda caso tale energia è inattiva nel 99% della popolazione mondiale. Non conosco bene la respirazione olotropica che penso produca effetti simili, anche se non utilizza altri accorgimenti come i mantra e non è legata alla kundalini.
  3. Rischio di morte per infezione. Di ritorno da un viaggio in Africa fui internato per due mesi in terapia d’urgenza per un’infezione di origine sconosciuta. Rimasi tra la vita e la morte per diverse settimane esplorando mondi sconosciuti in uno stato di pre-coma. Dopo, non sono stato più lo stesso.
  4. Lunghe permanenze e interazioni con comunità povere e pericolose.

Su questo ultimo punto vorrei soffermarmi ora. La lunga esperienza che ho fatto in Brasile ha cambiato profondamente e radicalmente il mio punto di vista sul mondo e sugli stati di coscienza. Ho vissuto (e sto vivendo tuttora) per 15 anni a fianco di una favela a Rio de Janeiro. Tra la casa dove vivo e la favela si trova il centro della Ong che presiedo, impegnata nel sostegno e nel doposcuola di decine di bambini di famiglie poverissime, con numerose attività quali arte-terapia, giochi, teatro, cinema, meditazione, gastronomia, danza, musica, percussioni, capoeira, yoga e altre.

Quotidianamente, da 25 anni, la mia compagna ha a che fare con questa situazione, dove io sono subentrato 15 anni fa. Si tratta di una esperienza sconvolgente che significa quanto segue.

Tutti i giorni aver a che fare con bambini di un mondo separato dal nostro da un abisso. Un abisso economico, sociale, culturale, comportamentale, etico, persino antropologico e spirituale. La descrizione di un simile mondo merita un libro, sul quale infatti sono al lavoro. Tutti i giorni aver a che fare con le loro famiglie e il tessuto sociale dove vivono.

Una tale esperienza sbriciola completamente qualsiasi altra e qualsiasi altra concezione si abbia del mondo e della vita, così come potrebbe accadere con chi ha a che fare con altre aree poverissime del pianeta, magari devastate dalla carestia o dalla guerra.

Ti rendi conto come il resto sia tutto finto. Il mondo borghese o urbano, chiamatelo come volete, al quale siamo abituati, ti rendi conto di come sia un set di Hollywood, allestito per una minoranza di possessori del pianeta.

Le storie che ascoltiamo dai bambini sono spesso agghiaccianti. Abusi, povertà, stupro, violenza, miseria, abbandono, paura, coltellate, botte, prevaricazioni. È un mondo fatto così, punto e basta.

Vivere a lato di simili comunità significa aver a che fare con un mondo che non solo compete, ma compete con la violenza per fame, piccole cose, futili motivi. Significa aver a che fare con gente armata, narcotrafficanti, bulli di ogni tipo, poveracci devastati dall’ignoranza o dalle malattie o dalla fame.

La morte è sempre in agguato. Si uccide e si può essere uccisi per una sciocchezza. Litigare con qualcuno può significare essere aggrediti gravemente. La corruzione è diffusissima, anche tra la polizia. Diversi servizi sono controllati da diverse milizie corrotte e violente. Comandano i narcotrafficanti. In certe favelas si deve pagare un pizzo per entrare. Nessun cittadino esterno può mettervi piede se non accompagnato da qualcuno della comunità.

Ora. Vivere a contatto con un mondo simile sbriciola ogni idea che si possa avere riguardo alla vita. La maggioranza degli abitanti del mondo cosiddetto civilizzato pare essere una compagine di morti di sonno coccolati nella zona di conforto di una società finta, dove per mantenere questa falsa tranquillità si deve cedere alla corruzione istituzionalizzata, alla falsa informazione, all’utilizzo di espedienti per tenere in una inconsapevole schiavitù tutti quelli che vi partecipano.

Il mondo della miseria sembra essere un mondo apparentemente particolare, certo. Invece non è così. La maggior parte delle persone sul pianeta vive realtà simili.

L’uomo occidentale, che possiede il mondo, o si illude di possederlo, poiché è in realtà è a sua volta posseduto da una sparuta minoranza di veri possessori, vive di fatto nella finzione.

Vivere a contatto con simili realtà, o meglio ancora, come succede a noi, vivere schiacciati tra i due mondi, realmente muta lo stato di coscienza così profondamente da far sembrare tutto come una gigantesca recita.

Tutto un gigantesco film, un ologramma, come insegnano la fisica quantistica e i più profondi insegnamenti di maestri avanzatissimi sul cammino dell’illuminazione.

Paradossalmente tale livello di coscienza rende lucidi nei confronti della realtà, ma in qualche modo isolati. Poiché non c’è niente di meno vendibile della realtà. La maggior parte della gente ama vivere nel conforto. E anche quelli che nominalmente cercano l’illuminazione fanno una fatica enorme ad accettare una realtà simile, che sovverte ogni sicurezza e ogni comodissima illusione quotidiana.

Nei nostri percorsi spirituali a Rio inseriamo esperienze in favela, anche se enormemente edulcorate, poiché sappiamo che ben pochi sarebbero in grado di sopportare un impatto simile.

Il cammino verso la realtà è molto più difficile di quanto sembri.

Il mondo, come spiegano il buddismo e le filosofie orientali, è sofferenza. La vera natura dell’uomo risiede nella sua anima, una coscienza di diamante indipendente dalla materialità del mondo. L’unica maniera per raggiungere la felicità e la serenità è il distacco. Il distacco passa per una profonda presa di coscienza, realizzabile con un viaggio che attraversi diversi stati di coscienza. Ben pochi sono disposti al profondo sacrificio delle proprie convinzioni, affrontando tutto quello che la coscienza vera potrebbe farci vedere.

Una Personalità straordinaria

Favela Rocinha

Favela Rocinha

Brasile. Fame “0”?. Sì ma, corruzione e interessi tanti.

La segnalazione di un amico di Facebook mi ha indotto a parlare di un argomento che intendevo affrontare da tempo. La questione postami è la seguente: “Stamani a rtl 102.5 il Ministro dell’agricoltura ha parlato del progetto “fame zero” del presidente Lula come pionieristico nell’ambito del combattere la fame nel mondo. Volevo sapere di più su questo progetto e soprattutto capire se è stato così buono come dicono o se, come spesso accade sono solo discorsi”.
L’occasione è interessante per parlare di due tematiche. L’operato di Lula e la scarsità di comunicazione (e informazione) tra paesi diversi, soprattutto se si tratta di distanze intercontinentali. Al di là della pochezza dell’immagine del Brasile nell’immaginario collettivo europeo, è interessante notare come anche informazioni cruciali non arrivino e, se lo fanno, arrivino piuttosto distorte. Per gli italiani (e gli europei in genere) il Brasile è lontanissimo. Ci si può andare travestiti da Indiana Jones per qualche giro organizzato in Amazzonia, con indios finti, a strafarsi di caipirinha e, soprattutto, per incontrare le donne più belle del mondo. Finito. Peccato che, al di là della quantità di temi enormemente interessanti riguardanti questo paese, il suo governo abbia responsabilità enormi nei confronti non solo del paese stesso, ma anche di tutta l’umanità, visto che vi si trovano i 4/5 dell’Amazzonia, che è uno dei polmoni verdi più grandi del mondo, oltre che uno dei bacini idrografici più ricchi e importanti. Ma veniamo al dunque.
Il Ministro Martina ha parlato di una giornata di lavoro tra 40 paesi del mondo, legata a EXPO 2015, che avverrà il 7 febbraio e nel quale si affronteranno temi come quello della lotta alla fame e delle politiche agricole. In tale ambito, presenti i paesi partecipanti all’Expo, parlerà quello che il Ministro ha definito “una personalità straordinaria”, l’ex presidente del Brasile Lula.
Senza dubbio, ma se c’è qualcosa di straordinario in particolare nella personalità di quest’uomo è la sua capacità di rimanere al potere per due mandati, nonostante il suo governo si sia dimostrato se non il più corrotto, uno tra i più corrotti della storia del paese. Nello scandalo Petrobras, uno dei peggiori mai avvenuti in Brasile, sono coinvolti in prima linea almeno dodici dei suoi cari amici. Lui non poteva non sapere. Non solo. Non potendosi presentare per essere eletto a un terzo mandato ha tirato fuori, come un coniglio da un cappello, la Presidenta Djilma, nient’altro che un prolungamento del suo potere incontrastato, la quale ora si trova anch’essa al suo secondo mandato. Già si vocifera che alle prossime elezioni si presenterà di nuovo lui, il maestro. Per quanto riguarda potere e corruzione, e capacità di intortare gli elettori, bisogna dire che in Brasile ci sanno fare persino più che in Italia.
Nessuno sa, in Italia, come il “presidente operaio e favelado” abbia battuto i piedi come un bambino quando dovette lasciare i palazzi del governo, dichiarando egli stesso che pativa soprattutto a lasciare le grandi scrivanie e i sontuosi uffici con l’aria condizionata di Brasilia. Nel periodo in cui ha governato ha comunque senza dubbio fatto cose buone. Uno di questi è proprio il progetto “Fame 0”, ci mancherebbe altro. Negli ultimi dieci anni in Brasile è effettivamente diminuita la miseria nera. Andava fatto. Un’altra operazione fu “Luz para todos” (Luce per tutti). Non c’è anfratto, anche nelle zone più remote o selvagge, dove non arrivino due fili che riescono ad accendere una lampadina. Un’iniziativa anch’essa meritevole. Ma tutto ciò, che andava fatto, si poteva fare anche molto diversamente. I pochi che spieghino quale sia il prezzo pagato per realizzarlo difficilmente arrivano agli occhi e alle orecchie degli europei.
In primo luogo Lula si è dedicato alle iniziative che potessero assicurargli rapidamente più voti. Senza mangiare al buio non vuole stare nessuno. Quindi. Tralasciando i miliardi spesi (e anche buttati in corruzione e concussione) per accendere le lampadine bisognava anche produrre molta energia. Il risultato sono sconfinate plaghe di territorio rubate all’agricoltura per produrre bio-carburanti, interi bacini idrografici devastati per costruire idro-elettriche gigantesche. Adesso queste centrali non funzionano poiché il Brasile sta patendo la più spaventosa siccità da 70 anni. Perché? È semplice. L’Amazzonia, il polmone della Terra e dell’Umanità, è sotto attacco da una quantità enorme di compagnie intrallazzate con il governo corrotto di Djilma che stanno depredando ulteriormente la foresta. Il clima sta cambiando rapidamente anche a causa di questa devastazione. Osservando l’Amazzonia dall’aereo non è più come 15 o 20 anni fa. Sembra un gigante ferito e spelacchiato e sui corsi d’acqua si vedono transitare chiatte mercantili gigantesche cariche di prezioso legno tropicale. Tralasciamo per ora le ripercussioni sul piano etnico e culturale che porterebbero via troppo tempo e concentriamoci sull’ambiente e la società. Le compagnie che prendono gli appalti fanno lavorare gli operai in condizioni disastrose (il presidente operaio dov’è andato?), senza infrastrutture. Parallelamente la polizia e l’esercito scacciano gli indios dai loro territori. Chi rimane può però sempre prostituirsi e la prostituzione è in aumento. La cultura india che, oltre ad essere un patrimonio culturale, potrebbe anche essere una risorsa turistica di rilievo e quindi economica, non viene nemmeno considerata. Chi lavora non guadagna abbastanza per una vita realmente decorosa. E allora? Altro coniglio dal cappello: la “Borsa famiglia”. Geniale. Ogni figlio in più da diritto a una miseria mensile che però, facendo molti figli, può diventare una risorsa. Addirittura alcuni preferiscono non ammazzarsi di lavoro mal pagato e sopravvivere di “Borsa famiglia”. Per farne che? Per comprare auto, moto e un sacco di altre cose inutili, grazie alla parallela selvaggia politica di credito al consumo. In sostanza il governo ha dato avvio a un volano di consumo che, alla fine, si rivelerà del tutto fasullo. Le grandi città sono intasate di traffico. Si consuma molto di più, soprattutto generi alimentari di scarsa qualità che hanno sostituito, in parte, il riso e fagioli nazionale dei poveri creando un nuovo problema: l’obesità. I bellissimi bambini e anche adulti per cui era famoso il Brasile sono in diminuzione. Aumentano i ciccioni con conseguenti problemi di salute. No, non c’è più la fame, ci sono la pressione alta, la depressione e, per i ricchi che si strafogano di carne, il cancro.
I bambini stanno cambiando rapidamente. Diventano arroganti, e saccenti pur rimanendo ignoranti. Preferiscono l’i-pod da 500 euro e dormire per terra che migliorare seriamente la qualità della loro vita. Nel frattempo l’escalation della violenza e della diffusione di droghe sembra non avere fine. Solo la scorsa settimana sono stato in missione volontaria in una delle più pericolose favelas di Rio, presidiata dalla fanteria, armata fino ai denti, appoggiata carri armati e autoblindati. La parola più diffusa nelle favelas è: Paura. Sì, la fame è (quasi) zero (ma sono ancora tanti a non riuscire a mettere insieme il pranzo e la cena) e la grandiosa classe media è in aumento. Ma quello che è aumentato sono solo un potere di acquisto artificiale per comprare soprattutto cose inutili, mentre la cultura e l’educazione sono più alla deriva di prima.
Capisco che tutto questo il ministro non lo possa sapere, visto che ritiene che la popolazione del Brasile sia 5 volte quella dell’Italia, come dichiara nell’intervista. I brasiliani sono 200 milioni signor ministro non 300. Se qualcuno volesse mettersi in ascolto avrei ancora moltissime cose da raccontare. Non sono storielle da un paese tropicale, bensì da un paese che vorrebbe avviarsi ad essere una delle massime potenze mondiali e che ha in mano più della metà del territorio sudamericano e la quasi totalità del polmone della Terra.

Mauro Villone