Terroristi europei

Testo e foto: Mauro Villone

Huni Kuin dell'Acre (Amazzonia)

Huni Kuin dell’Acre (Amazzonia)

Dal XVI secolo dopo Cristo gli europei iniziarono a raggiungere a frotte il continente appena scoperto. Innumerevoli velieri riversavano sulle coste eserciti di soldati, religiosi e disperati in cerca di riscatto. Fu un’apocalisse.
Quello che gli europei chiamarono “scoperta” e poi “conquista”, per le popolazioni indigene fu non solo la fine, bensì una tragedia che nel XXI secolo, cinquecento anni dopo, non era ancora terminata. Loro la chiamarono, e la chiamano ancora oggi, invasione.
Ma i terroristi europei non si limitarono a invadere, bensì saccheggiarono e depredarono a piene mani. Ciò che non potevano rubare lo distruggevano. Uccidevano senza pietà i nativi e stupravano donne e bambini, con una efferatezza tale da lasciare sbigottiti persino i religiosi delle missioni che accompagnavano gli invasori. Fu, e continua ad essere tuttora, lo stupro di un intero continente e delle centinaia di popolazioni che ivi abitavano già da diecimila anni.
Nel sud del continente, la straordinaria foresta atlantica venne distrutta per il 93%. Quel che oggi ne rimane non solo non è che una infima parte di quanto c’era cinquecento anni fa, ma non è nemmeno costituita dalle specie originali. I continui e secolari flussi commerciali mescolarono anche le specie botaniche e animali. Così oggi molte piante del Sudamerica provengono da altre parti del mondo, come per esempio il mango, originario dell’India.
La foresta che costituisce lo straordinario Parco Nazionale di Tijuca, in Rio de Janeiro, non è originaria. Proviene dalla riforestazione voluta nel XIX secolo dall’imperatore Dom Pedro II, che aveva voluto ripristinare l’antico manto arboreo che era stato distrutto per collocare coltivazioni di caffè e banane.

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L’autore con Ari-tana Fulni-o, poco prima di un rituale.

Il processo in tutto il continente, che continua tuttora, era stato il seguente. Depredazione di legnami preziosi, utilizzo di altri legnami per la produzione di energia, sotto forma di carbone, incendio di quanto rimaneva per riconvertire l’antico territorio selvaggio in pascolo. I terroristi europei amavano mangiare carne, molta carne.
Quando gli armenti posano zoccolo sul terreno è finita, la trasformazione è ormai a livello chimico e ci vorrebbero migliaia di anni per ritornare a una situazione simile alla precedente.
Per rubare, depredare e sfruttare il terreno i terroristi utilizzavano a piene mani manodopera schiava. Tentarono di schiavizzare i nativi, ma con scarsi risultati. Si trattava di popolazioni troppo fiere e indipendenti che lottavano strenuamente per difendere la propria libertà, che i terroristi europei avevano perso ormai non solo da secoli, ma da millenni. Discendenti da culture tribali simili per molti versi a quelle dei nativi del nuovo continente, erano ormai diventati bestie accecate dalla sete di dominio e di potere. Nel loro continente originario, l’Europa, chi tentava ancora di resistere e si ostinava a continuare a vivere secondo gli armoniosi ritmi naturali, veniva addirittura torturato e bruciato vivo, o ucciso in modi tali che davanti al solo immaginarli si possono soltanto chiudere gli occhi. L’origine di tanta cieca violenza non è mai stato compreso, né forse è stato mai davvero indagato, addirittura forse la sua efferatezza non è nemmeno presente nelle coscienze degli europei colti di allora e di oggi. I risultati di questo modo di essere, se così si può chiamare, sono davanti agli occhi di tutti. La cosiddetta cultura occidentale sembra essere oggi alla fine. Se non si tratta della fine sarà una lunga e interminabile agonia. In ogni caso il tanto celebrato sviluppo tecnologico è stato in grado di produrre, oltre a innumerevoli strumenti utilizzati per la manipolazione di massa, oggetti micidiali il cui utilizzo anche solo di uno di essi potrebbe porre fine da subito a metà della vita dell’intero pianeta.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Tornando al saccheggio e all’invasione i terroristi, trovandosi di fronte a popolazioni che non intendevano farsi usare per schiavizzare a loro volta la terra, si rivolsero a un altro continente, l’Africa, anch’esso saccheggiato e depredato, dove si trovavano popoli altrettanto fieri e forti, ma più inclini alla fatica fisica, e che soprattutto gli europei deportarono a milioni, sapendo che sradicandoli dalla loro madre terra, avrebbero avuto possibilità enormemente inferiori di ribellarsi, sia sul piano tecnico che su quello psicologico. Fu un’altra tragedia, con la sua dose inconcepibile di orrori e violenze inaudite.
Oggi i terroristi europei, dimentichi del loro passato, tutti compiti e giallastri in volto, in fila davanti alle loro televisioncine, e schiavi a loro volta inconsapevoli, si scandalizzano enormemente per qualche gola tagliata da alcuni fanatici senza ragione e senza senso che scimmiottano in piccolo le loro efferate imprese di secoli prima. Grottesco.
Mentre gli europei usavano quelli che chiamavano “i negri” per saccheggiare e distruggere i territori degli indigeni, questi ultimi venivano sistematicamente distrutti nella carne con l’introduzione di malattie e con una violenza inspiegabile. Venivano anche utilizzati nelle guerre tra bande di terroristi, come per esempio tra olandesi e portoghesi, forse i peggiori di tutti. In alcuni scontri passati alla storia gli indigeni venivano mandati in prima linea a decine di migliaia ad affrontare con archi e frecce tecnologie enormemente superiori come cannoni e spingarde. I risultati erano continue stragi di persone native, a decine di migliaia. Quelli che restavano venivano massacrati, senza alcuna pietà nemmeno per vecchi, donne e bambini, a sciabolate, a centinaia di migliaia. Quelli che restavano venivano spezzati sul piano psicologico e culturale. Per esempio tagliando la lingua e le orecchie a quelli che si ostinavano a continuare a parlare la loro lingua nativa. Il processo di distruzione durò secoli (ed è tuttora in atto) e portò lentamente a circoscrivere la vita dei superstiti all’interno di territori relativamente limitati denominati “riserve”. I terroristi europei si rivelarono non solo di una ferocia del tutto sconosciuta a qualsiasi altra specie animale, ma anche invasivi, predatori e distruttivi, come sciami di cavallette. Forse gli unici animali per certi versi simili a questa specie umana: insetti.

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Iba Sales Huni Kuin, pajé e curandero, con la liana sacra dell’Ayahuasca

I nativi delle americhe, le popolazioni africane e indigene in genere avevano dalla loro parte (e hanno tuttora) una tecnologia spirituale e una conoscenza della psiche e dell’anima ben superiore a quella degli insetti terroristi. Per qualche ragione tuttora sconosciuta nessuno, né i sapienti nativi, né psicologi, sociologi, storici e antropologi occidentali sa spiegarsi perché ebbero così la peggio. Anche considerando l’enorme superiorità numerica degli umani insettoidi e la loro superiorità tecnologica sul piano materiale risulta difficile capire come mai popolazioni fortissime sul piano fisico, psicologico, spirituale e anche magico-sciamanico vennero sopraffatte in tal modo. Forse in realtà nessuno ha mai ancora indagato seriamente il fenomeno. Anche perché probabilmente non interessa nessuno che avrebbe il potere e le risorse per avviare una ricerca. Grandi antropologi, si limitarono a osservare cosa accadde, come per esempio Claude Levi-Strauss che riporta le sue osservazioni sulla distruzione delle antiche culture nel suo libro “Tristi Tropici”. Al tempo stesso io mi permetterò di abbozzare una spiegazione, grazie a quanto comunicatomi da diversi sciamani e guerrieri nativi. Ne parlerò in un piccolo libro che sto preparando.
Accadde però qualcosa di altrettanto inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze. Alcuni gruppi di nativi si ritirarono non solo nelle riserve, ma anche in territori dell’anima inaccessibili agli europei. Tra questi, tanto per fare alcuni esempi i Sioux Lakota in Nordamerica, i discendenti degli antichi toltechi nell’attuale Messico, i Fulni-o in Brasile. Questi ultimi in particolare furono, e sono tuttora, protagonisti di una storia singolare.
Questi gruppi etnici riuscirono, in barba non solo a qualsiasi previsione, ma anche a violenze inaudite come lingue strappate e deportazioni in massa, a mantenere vivissime conoscenze antichissime, che risalgono a migliaia di anni orsono. Conoscenze che affondano le loro radici in un passato remotissimo, erroneamente designato dall’ignoranza degli studiosi europei come preistoria, nel quale era vivissima una tecnologia naturale, spirituale, farmacologica ed ecologica che i terroristi europei, tutti presi dalla loro grottesca, ridicola e inspiegabile avidità materiale e concentrati nello sviluppo di solo alcune parti di ciò che viene designato come “razionale”, non sono nemmeno in grado di concepire lontanamente.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Nel frattempo lo stupro di un intero continente è tuttora in atto, soprattutto con l’attacco continuo sul piano psicologico e sociale dei sopravvissuti, ma anche sul piano ambientale con la deforestazione sistematica di aree enormi in Amazzonia e con eventi fortuiti quali disastri ambientali che minano per sempre l’equilibrio di territori sopravvissuti miracolosamente allo scempio. Ciò che sta accadendo sta diventando irreversibile, con uno stupro ambientale che lentamente, ma con evidenza induce un cambiamento climatico che sta già tuttora minando i delicati equilibri dell’intero pianeta. Nessun leader occidentale oggi è in grado nemmeno di comprendere cosa stia accadendo. Paradossalmente i terroristi insettoidi stanno preparando il terreno alla propria autodistruzione. Sembra paradossale, ma questa razza dominante, cieca sul piano spirituale e psicologico, non sembra in grado di badare realmente a se stessa. Persino i suoi “esperti” non sembrano così coscienti del fatto di vivere una vita fittizia, nella quale i veri valori sono presi in considerazione solo sulla carta. I veri aspetti importanti della vita come le emozioni, i sentimenti, le relazioni umane, la coscienza e la devozione all’universo sono misconosciuti e considerati di secondo piano rispetto a quelli come lo sviluppo tecnologico che, peraltro, sul piano intuitivo è ben poca cosa rispetto a quello che potrebbe essere quello di un’ipotetica civiltà davvero avanzatissima. Un livello al quale non si arriverà mai, poiché lo squilibrio tra spirito e materia è tale da portare, così come sono messe le cose allo stato attuale, a distruzione sicura.
L’unica possibilità di salvezza è fermarsi un attimo e ripristinare l’antico equilibrio tra spirito e materia, razionale e irrazionale. Ma i terroristi europei non solo non sono nemmeno i grado di percepire tale necessità, tranne alcune sacche di popolazione attualmente in crescita, poiché non sono nemmeno in possesso delle capacità e delle conoscenze per poterlo fare. Unica via di uscita la presa di coscienza del fatto che c’è qualcuno, diversi gruppi sparsi sul pianeta, in possesso delle tecnologie spirituali per realizzare una simile impresa. L’unica speranza è che sia i gruppi di “coscienti” e “sapienti” occidentali, sia quelli di “coscienti” e “sapienti” nativi e legati a conoscenze antichissime, insieme, possano espandere le loro coscienze al punto da influenzare e coinvolgere sia altri individui, sia l’energia dell’intero pianeta.

L'autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

L’autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

Per chi è interessato ad approfondire ed eventualmente a partecipare a incontri che stiamo organizzando sia in Italia che in Brasile (Rio de Janeiro e Pernambuco), può riempire il sottostante modulo.

Gli Uomini-giaguaro

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Testo: Mauro Villone – Foto: Lidia Urani

La cortese domanda di un’amica su Facebook mi ha indotto a scrivere questo breve post per spiegare cosa stiamo facendo a Rio.
Il nostro centro Para Ti, oltre ad essere destinato a dare amore, rifugio, educazione e sostegno a bambini dai 5 ai 12 anni che abitano in povertà nelle favelas, lo abbiamo fatto diventare un laboratorio culturale per tutti, nel quale si intrecciano esperienze di viaggio, volontariato, meditazione, yoga, danze tribali, pitture corporali, canti indigeni, world music, ecoturismo, antropologia visuale, fotografia, giornalismo scritto e video.
Qui si incontrano artisti, scrittori, fotoreporter, giornalisti, videomaker, tribù indigene, curanderos, volontari, gente che abita e vive nelle favelas, attori di teatro e cinema, registi, meditatori, coreografi, antropologi, viaggiatori, avventurieri, studiosi, escursionisti, subacquei, surfisti e parapendisti.
Essendo tutto il lavoro al centro focalizzato sull’espansione della coscienza accettiamo (e attiriamo) solo persone dotate di consapevolezza umana ed ecologica, interessate ad approfondire le loro vite e ad espandere le loro coscienze nel massimo rispetto di tutta l’umanità e del pianeta.
Abbiamo chiamato di nostra iniziativa questo tipo di persone Uomini-giaguaro o Donne-giaguaro. Non si tratta di una categoria, un gruppo o un’etichetta. È semplicemente un modo di dire degli indios che ci piace molto e che abbiamo fatto nostro.
Gli indios brasiliani parlano spesso di donne-giaguaro o uomini-falco, tanto per fare un esempio, poiché per loro è normalissimo associare un certo comportamento umano in armonia con l’universo e la natura a quello di un qualche animale. Una delle strade sciamaniche più percorse è quella che porta alla natura e al mondo animale. Gli sciamani cercano di DIVENTARE come animali, poiché gli animali, indipendentemente dal fatto che pensino e ragionino o meno, “SANNO”. Ogni persona, anche se non è consapevole (e la stragrande maggioranaza degli urbanizzati ne è del tutto all’oscuro, anche se ha un cane o un gatto in casa) ha uno o più animali-totem. Spiriti guardiani che hanno un legame con egli e che lo guidano nell’altromondo, gli insegnano, lo mettono alla prova, gli danno forza, amore ed energia. Una persona può trasformarsi in donna-giaguaro, uomo-falco o qualsiasi altro animale. Può abbandonarsi al potere del serpente, all’amore di un’orsa, alla libertà di un condor.
Gli Uomini-giaguaro è un nostro modo di dire per indicare persone che hanno consapevolezza di essere centri energetici immersi nell’universo e nella natura e di dover lottare per salvaguardare la Madre Terra e tutto quello che ci sta sopra, dentro e attorno. Si tratta di persone qualsiasi, né superiori né inferiori alle altre, che non è detto debbano avere la vernice sulla faccia e i fiorellini in testa, ma che, più o meno consciamente, hanno deciso di combattere per arrivare a godere a fondo di ciò che è normale: l’amore, la solidarietà, la condivisione, la bellezza, la coscienza cosmica, la profonda essenza mitica della Vita.

L'autore con Ari-tan, capo di un gruppo di Fulni-o. Mio pittore corporale, artista e danzatore al quale offro la mia più profonda gratitudine per avermi fatto scoprire il mio grido di combattimento.

L’autore con Ari-tan, capo di un gruppo di Fulni-o. Mio pittore corporale, artista e danzatore al quale offro la mia più profonda gratitudine per avermi fatto scoprire il mio grido di combattimento.