Terroristi europei

Testo e foto: Mauro Villone

Huni Kuin dell'Acre (Amazzonia)

Huni Kuin dell’Acre (Amazzonia)

Dal XVI secolo dopo Cristo gli europei iniziarono a raggiungere a frotte il continente appena scoperto. Innumerevoli velieri riversavano sulle coste eserciti di soldati, religiosi e disperati in cerca di riscatto. Fu un’apocalisse.
Quello che gli europei chiamarono “scoperta” e poi “conquista”, per le popolazioni indigene fu non solo la fine, bensì una tragedia che nel XXI secolo, cinquecento anni dopo, non era ancora terminata. Loro la chiamarono, e la chiamano ancora oggi, invasione.
Ma i terroristi europei non si limitarono a invadere, bensì saccheggiarono e depredarono a piene mani. Ciò che non potevano rubare lo distruggevano. Uccidevano senza pietà i nativi e stupravano donne e bambini, con una efferatezza tale da lasciare sbigottiti persino i religiosi delle missioni che accompagnavano gli invasori. Fu, e continua ad essere tuttora, lo stupro di un intero continente e delle centinaia di popolazioni che ivi abitavano già da diecimila anni.
Nel sud del continente, la straordinaria foresta atlantica venne distrutta per il 93%. Quel che oggi ne rimane non solo non è che una infima parte di quanto c’era cinquecento anni fa, ma non è nemmeno costituita dalle specie originali. I continui e secolari flussi commerciali mescolarono anche le specie botaniche e animali. Così oggi molte piante del Sudamerica provengono da altre parti del mondo, come per esempio il mango, originario dell’India.
La foresta che costituisce lo straordinario Parco Nazionale di Tijuca, in Rio de Janeiro, non è originaria. Proviene dalla riforestazione voluta nel XIX secolo dall’imperatore Dom Pedro II, che aveva voluto ripristinare l’antico manto arboreo che era stato distrutto per collocare coltivazioni di caffè e banane.

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L’autore con Ari-tana Fulni-o, poco prima di un rituale.

Il processo in tutto il continente, che continua tuttora, era stato il seguente. Depredazione di legnami preziosi, utilizzo di altri legnami per la produzione di energia, sotto forma di carbone, incendio di quanto rimaneva per riconvertire l’antico territorio selvaggio in pascolo. I terroristi europei amavano mangiare carne, molta carne.
Quando gli armenti posano zoccolo sul terreno è finita, la trasformazione è ormai a livello chimico e ci vorrebbero migliaia di anni per ritornare a una situazione simile alla precedente.
Per rubare, depredare e sfruttare il terreno i terroristi utilizzavano a piene mani manodopera schiava. Tentarono di schiavizzare i nativi, ma con scarsi risultati. Si trattava di popolazioni troppo fiere e indipendenti che lottavano strenuamente per difendere la propria libertà, che i terroristi europei avevano perso ormai non solo da secoli, ma da millenni. Discendenti da culture tribali simili per molti versi a quelle dei nativi del nuovo continente, erano ormai diventati bestie accecate dalla sete di dominio e di potere. Nel loro continente originario, l’Europa, chi tentava ancora di resistere e si ostinava a continuare a vivere secondo gli armoniosi ritmi naturali, veniva addirittura torturato e bruciato vivo, o ucciso in modi tali che davanti al solo immaginarli si possono soltanto chiudere gli occhi. L’origine di tanta cieca violenza non è mai stato compreso, né forse è stato mai davvero indagato, addirittura forse la sua efferatezza non è nemmeno presente nelle coscienze degli europei colti di allora e di oggi. I risultati di questo modo di essere, se così si può chiamare, sono davanti agli occhi di tutti. La cosiddetta cultura occidentale sembra essere oggi alla fine. Se non si tratta della fine sarà una lunga e interminabile agonia. In ogni caso il tanto celebrato sviluppo tecnologico è stato in grado di produrre, oltre a innumerevoli strumenti utilizzati per la manipolazione di massa, oggetti micidiali il cui utilizzo anche solo di uno di essi potrebbe porre fine da subito a metà della vita dell’intero pianeta.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Tornando al saccheggio e all’invasione i terroristi, trovandosi di fronte a popolazioni che non intendevano farsi usare per schiavizzare a loro volta la terra, si rivolsero a un altro continente, l’Africa, anch’esso saccheggiato e depredato, dove si trovavano popoli altrettanto fieri e forti, ma più inclini alla fatica fisica, e che soprattutto gli europei deportarono a milioni, sapendo che sradicandoli dalla loro madre terra, avrebbero avuto possibilità enormemente inferiori di ribellarsi, sia sul piano tecnico che su quello psicologico. Fu un’altra tragedia, con la sua dose inconcepibile di orrori e violenze inaudite.
Oggi i terroristi europei, dimentichi del loro passato, tutti compiti e giallastri in volto, in fila davanti alle loro televisioncine, e schiavi a loro volta inconsapevoli, si scandalizzano enormemente per qualche gola tagliata da alcuni fanatici senza ragione e senza senso che scimmiottano in piccolo le loro efferate imprese di secoli prima. Grottesco.
Mentre gli europei usavano quelli che chiamavano “i negri” per saccheggiare e distruggere i territori degli indigeni, questi ultimi venivano sistematicamente distrutti nella carne con l’introduzione di malattie e con una violenza inspiegabile. Venivano anche utilizzati nelle guerre tra bande di terroristi, come per esempio tra olandesi e portoghesi, forse i peggiori di tutti. In alcuni scontri passati alla storia gli indigeni venivano mandati in prima linea a decine di migliaia ad affrontare con archi e frecce tecnologie enormemente superiori come cannoni e spingarde. I risultati erano continue stragi di persone native, a decine di migliaia. Quelli che restavano venivano massacrati, senza alcuna pietà nemmeno per vecchi, donne e bambini, a sciabolate, a centinaia di migliaia. Quelli che restavano venivano spezzati sul piano psicologico e culturale. Per esempio tagliando la lingua e le orecchie a quelli che si ostinavano a continuare a parlare la loro lingua nativa. Il processo di distruzione durò secoli (ed è tuttora in atto) e portò lentamente a circoscrivere la vita dei superstiti all’interno di territori relativamente limitati denominati “riserve”. I terroristi europei si rivelarono non solo di una ferocia del tutto sconosciuta a qualsiasi altra specie animale, ma anche invasivi, predatori e distruttivi, come sciami di cavallette. Forse gli unici animali per certi versi simili a questa specie umana: insetti.

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Iba Sales Huni Kuin, pajé e curandero, con la liana sacra dell’Ayahuasca

I nativi delle americhe, le popolazioni africane e indigene in genere avevano dalla loro parte (e hanno tuttora) una tecnologia spirituale e una conoscenza della psiche e dell’anima ben superiore a quella degli insetti terroristi. Per qualche ragione tuttora sconosciuta nessuno, né i sapienti nativi, né psicologi, sociologi, storici e antropologi occidentali sa spiegarsi perché ebbero così la peggio. Anche considerando l’enorme superiorità numerica degli umani insettoidi e la loro superiorità tecnologica sul piano materiale risulta difficile capire come mai popolazioni fortissime sul piano fisico, psicologico, spirituale e anche magico-sciamanico vennero sopraffatte in tal modo. Forse in realtà nessuno ha mai ancora indagato seriamente il fenomeno. Anche perché probabilmente non interessa nessuno che avrebbe il potere e le risorse per avviare una ricerca. Grandi antropologi, si limitarono a osservare cosa accadde, come per esempio Claude Levi-Strauss che riporta le sue osservazioni sulla distruzione delle antiche culture nel suo libro “Tristi Tropici”. Al tempo stesso io mi permetterò di abbozzare una spiegazione, grazie a quanto comunicatomi da diversi sciamani e guerrieri nativi. Ne parlerò in un piccolo libro che sto preparando.
Accadde però qualcosa di altrettanto inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze. Alcuni gruppi di nativi si ritirarono non solo nelle riserve, ma anche in territori dell’anima inaccessibili agli europei. Tra questi, tanto per fare alcuni esempi i Sioux Lakota in Nordamerica, i discendenti degli antichi toltechi nell’attuale Messico, i Fulni-o in Brasile. Questi ultimi in particolare furono, e sono tuttora, protagonisti di una storia singolare.
Questi gruppi etnici riuscirono, in barba non solo a qualsiasi previsione, ma anche a violenze inaudite come lingue strappate e deportazioni in massa, a mantenere vivissime conoscenze antichissime, che risalgono a migliaia di anni orsono. Conoscenze che affondano le loro radici in un passato remotissimo, erroneamente designato dall’ignoranza degli studiosi europei come preistoria, nel quale era vivissima una tecnologia naturale, spirituale, farmacologica ed ecologica che i terroristi europei, tutti presi dalla loro grottesca, ridicola e inspiegabile avidità materiale e concentrati nello sviluppo di solo alcune parti di ciò che viene designato come “razionale”, non sono nemmeno in grado di concepire lontanamente.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Nel frattempo lo stupro di un intero continente è tuttora in atto, soprattutto con l’attacco continuo sul piano psicologico e sociale dei sopravvissuti, ma anche sul piano ambientale con la deforestazione sistematica di aree enormi in Amazzonia e con eventi fortuiti quali disastri ambientali che minano per sempre l’equilibrio di territori sopravvissuti miracolosamente allo scempio. Ciò che sta accadendo sta diventando irreversibile, con uno stupro ambientale che lentamente, ma con evidenza induce un cambiamento climatico che sta già tuttora minando i delicati equilibri dell’intero pianeta. Nessun leader occidentale oggi è in grado nemmeno di comprendere cosa stia accadendo. Paradossalmente i terroristi insettoidi stanno preparando il terreno alla propria autodistruzione. Sembra paradossale, ma questa razza dominante, cieca sul piano spirituale e psicologico, non sembra in grado di badare realmente a se stessa. Persino i suoi “esperti” non sembrano così coscienti del fatto di vivere una vita fittizia, nella quale i veri valori sono presi in considerazione solo sulla carta. I veri aspetti importanti della vita come le emozioni, i sentimenti, le relazioni umane, la coscienza e la devozione all’universo sono misconosciuti e considerati di secondo piano rispetto a quelli come lo sviluppo tecnologico che, peraltro, sul piano intuitivo è ben poca cosa rispetto a quello che potrebbe essere quello di un’ipotetica civiltà davvero avanzatissima. Un livello al quale non si arriverà mai, poiché lo squilibrio tra spirito e materia è tale da portare, così come sono messe le cose allo stato attuale, a distruzione sicura.
L’unica possibilità di salvezza è fermarsi un attimo e ripristinare l’antico equilibrio tra spirito e materia, razionale e irrazionale. Ma i terroristi europei non solo non sono nemmeno i grado di percepire tale necessità, tranne alcune sacche di popolazione attualmente in crescita, poiché non sono nemmeno in possesso delle capacità e delle conoscenze per poterlo fare. Unica via di uscita la presa di coscienza del fatto che c’è qualcuno, diversi gruppi sparsi sul pianeta, in possesso delle tecnologie spirituali per realizzare una simile impresa. L’unica speranza è che sia i gruppi di “coscienti” e “sapienti” occidentali, sia quelli di “coscienti” e “sapienti” nativi e legati a conoscenze antichissime, insieme, possano espandere le loro coscienze al punto da influenzare e coinvolgere sia altri individui, sia l’energia dell’intero pianeta.

L'autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

L’autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

Per chi è interessato ad approfondire ed eventualmente a partecipare a incontri che stiamo organizzando sia in Italia che in Brasile (Rio de Janeiro e Pernambuco), può riempire il sottostante modulo.

A cura da floresta

Texto: M. Villone. Fotos: L. Urani. Tradução: Tiziana Francescon.

Versione in portoghese dell’articolo sul blog di Mauro Villone de Il Fatto on-line

Curandero Indio (@lidiaurani)

Curandero Indio (@lidiaurani)

Ao longo da última década, o foco em culturas indígenas no Brasil está aumentando constantemente. Etnias são centenas, mesmo se eles estão sob algumas dezenas de ascendências principais. Dois troncos linguisticos, com famílias diferentes. Algumas famílias de línguas que não pertencem a estes dois troncos e varias populações para um total de 896.917 pessoas (fonte: FUNAI – Fundo Nacional Indígena, do Governo Federal – 2010), menos de 0,5% da população total, localizadas principalmente nas áreas indígenas rurais. Para isto é preciso acrescentar um número pequeno, desconhecido é claro, de tribos isoladas. Em geral um número relativamente baixo, mas importante por várias razões. A população inicial do ano 1500, antes da invasão dos europeus, é hoje estimada pelos demógrafos e etnógrafos em cerca de três milhões de indivíduos.
Enquanto, por um lado, em algumas áreas eles são perseguidos por latifundiários, pecuaristas e agricultores, muitas vezes apoiados pela polícia, por outro estão protegidos pela Funai e seguidos pelo governo federal. A situação é complexa, em rápida evolução mas está lentamente piorando, por várias razões.
O primeiro problema prático é a destruição da floresta, para que, naturalmente, os índios estão se opondo, e isso cria uma situação de confronto violento com os proprietários de terras. Confrontos que resultam às vezes na morte de ativistas indígenas, conforme relatado anteriormente neste blog. A destruição da floresta não é apenas devido a isso, mas também ao agravamento das condições meteorológicas e do ambiente geral, que está criando secas e desequilíbrios de vários tipos. Dano cultural e ambiental para todos, mas para os índios uma verdadeira ameaça para a sobrevivência pois as espécies vegetais e animais, fonte de sustento graças à caça e à coleta, estão em sério declínio.
Este é o panorama, mas há um outro aspecto muito serio. Ou seja a atenção de alguns ramos das instituições e de grupos de estudo, editores, antropólogos, assistentes sociais e culturais, etno-botânicos, farmacologistas. Isso está acontecendo porque, além das dificuldades objectivas e da secular contaminação cultural, muitos índios têm mantido fortes tradições e sabedoria antiga, enquanto outros estão se reaproximando delas. Juntos com esses últimos, como já mencionados, muitos grupos e acadêmicos interessados em dois aspectos em particular: o conhecimento de ervas e plantas e a visão do mundo, muito peculiar e com uma forte conotação espiritual. Espiritualidade que se manifesta não apenas na teoria, quanto também no modo de viver o dia a dia, onde nada é banalizado e tudo assume um sentido sagrado e significativo.
Apesar de representar uma pequena minoria, o sentimento de muitos é que eles são portadores de uma grande força e de um conhecimento antigo, que, principalmente no momento terrível da história que estamos vivendo no Ocidente, poderia se tornar muito útil para o futuro da humanidade. Em particular, o que eles parecem conhecer e viver muito bem são no final das contas as relações: entre os seres humanos, com o ambiente e com o infinito.
As pessoas comuns, mais ou menos estudiosas e preparadas, compartilham esses sentimentos com varios grandes pesquisadores. Entre eles, apenas como exemplo, Richard Evans Schultes e Albert Hofmann. O primeiro morreu em 2001, o segundo em 2008. O primeiro foi um professor de etnobotânica em Harvard. Hofmann descobriu o LSD, e foi um membro do Comitê de Nobel, da Academia de Ciências do Mundo, da Sociedade Internacional de Pesquisa sobre Flora e da Sociedade Americana de Farmácia. Juntos, eles publicaram o livro “Botânica e Química dos alucinógenos”, em 1983, onde eles integraram as informações interdisciplinares a nível internacional sobre alcalóides psicoactivos, desde as culturas primitivas até os tempos modernos.
Já, os alucinógenos. Existem apenas 120 espécies de alucinógenos para cerca de 600 mil espécies de plantas, com uma concentração inexplicável no Novo Mundo, e em ambos os hemisférios muitas plantas alucinógenas nunca foram usadas como narcóticos. De fato, os índios usá-las como plantas sagradas e para o que eles chamam de “caminho encantado” ou “vôo mágico”.
Com certeza não é a única maneira em que os índios usam as plantas, que lhes servem de alimento, se decorar, fazer arte, produzir ítens, vestidos, agradecer o universo e a mesma natureza. E aqui chegamos ao que é talvez o aspecto mais profundo e interessante da sua natureza, a capacidade de ver o mundo como uma obra de arte divina e harmoniosa. Ou seja um “jardim encantado”.
Entre aqueles que estão interessados em aprofundar esta visão se encontram artistas, pesquisadores, escritores e editores. Entre estes últimos Anna Dantes, do Rio de Janeiro, que conseguiu, com sua equipe, arrecadar fundos para realizar um livro extraordinário: “Una Isi Kayawa”, o Livro da Cura, em que pela primeira vez na história estão listadas, juntamente com contos cosmológicos e mitológicos, centenas de ervas e plantas úteis para curar várias doenças. O livro, que apresenta a farmacopeia dos Huni Kuin, povo de fortes tradições do Acre (Amazonas lado sul fronteira com o Peru), foi produzido com o apoio do Governo Federal brasileiro e em cooperação com várias universidades do país e pesquisadores do Jardim Botânico do Rio, um dos mais prestigiados do mundo.
O projeto ganhou há poucos dias o terceiro lugar do prestigioso “Jabuti” para a Ciência da Natureza e do Ambiênte e da Matemática, conferido pela Câmara Brasileira do Livro.
Está em obra um segundo volume, envolvendo uma vez mais, junto com o povo Huni Kuin, etnobotânicos, cientistas, pesquisadores, designers gráficos, fotógrafos, cineastas e grandes artistas brasileiros como Ernesto Neto (do qual falarei em breve ).
Eu já tinha discutido deste assunto nestas paginas, mas eu estou propondo novamente. A minha intençao é fornecer futuramente um estudo mais aprofundado, porque eu acredito que parar um momento e olhar para trás, com a ajuda de alguns sobreviventes, pode ser de grande benefício, se não for para superar, pelo menos, para dar um valioso contributo para enfrentar o difícil momento histórico em que nos encontramos.

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Para Ti Connection – Meditazione e Vita Carioca

7 giorni a Rio de Janeiro tra Meditazione, Vita Carioca, Pitture corporali e tradizioni indigene.

Il programma può subire variazioni. Programmi simili saranno proposti a Natale/Capodanno e nel periodo pasquale.

I 7 giorni possono essere un po’ di più o un po’ di meno, e molti di più o molti di meno dipendendo dalle esigenze di ognuno. La nostra è una proposta totalmente flessibile e adattabile a esigenze anche individuali. Il costo riportato in calce si riferisce alla proposta nella sua interezza (7gg./7notti) e sono specificati i servizi inclusi e quelli non inclusi.

In 7 giorni alcuni creano l’Universo, noi più modestamente vi rivolteremo come un calzino. Molti se ne andranno piangendo, altri ridendo, nessuno potrà rimanere indifferente. Qualcuno non vorrà tornare a casa.

Si tratta di una seria proposta culturale, sociale e spirituale non realizzata a scopo di lucro. I proventi sono destinati a contribuire al sostegno della causa india e del Centro Para Ti.

Il programma di Pitture Corporali, Danze e Canti con gli Indios Fulni-o del Pernambuco è possibile solo dal 1° al 15 agosto. La presente proposta è solo per il mese di agosto. Dal 15 al 31 il programma con gli Indios Fulni-o sarà sostituito da altre proposte di escursione e/o Meditazione. Tra queste i rituali di Candomblé in Centri specializzati di alto rilievo.

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1° giorno. Arrivo dall’Italia al mattino, sistemazione e ambientazione.
“Ocean Meditation”. Passeggiata e meditazione sulla fantastica spiaggia di São Conrado. Pranzo nei boutecos della spiaggia. Pomeriggio riposo e visita al Centro Para Ti. In serata meditazione profonda nel nostro spazio lounge immerso nella foresta.
2° giorno. Mattino esercizi tibetani nello spazio lounge seguiti da 1 ora di Meditazione Bhairava. Colazione. Escursione al Corcovado, pranzo in bouteco a Santa Teresa, quartiere storico e oggi artristico. Visita di Santa Teresa, con discesa a piedi della Scala di Selaròn, maestosa opera di Land-art. Giro dei graffiti di Rio. Rientro, “Serata Fulni-o”: Pitture Corporali dei Maestri Indios Fulni-o, seguiti da danze, canti e cerimonie. Cena in sede.
3° giorno. Mattino Yoga nella sala di Meditazione del Centro Para Ti seguita da “Meditazione del Respiro”. Spiaggia. Rientro con pranzo in bouteco in favela. Riposo. Pomeriggio visita alle favelas di Vila Canoas e Rocinha. Serata a Lapa in locali di Samba tipici con cena in loco.
4° giorno. Mattino esercizi tibetani seguiti da “Meditazione Bhairava” (1 ora). Escursione Centro città, pranzo in bouteco tipico. Escursione al Pan di Zucchero. Visita alle barche d’artista nella rada di Urca. Ritorno in sede. “Serata Fulni-o” con pitture corporali e cerimonie.
5° giorno. Mattino esercizi tibetani seguiti da Meditazione Profonda. Colazione. Mattinata in spiaggia. Pranzo in chiosco sulla spiaggia. Pomeriggio “Meditazione della Presenza”: Un paio d’ore con i bambini e gli educatori del nostro centro Para Ti, per sperimentare la “Psicopedagogia Presenza” che noi abbiamo appreso dal Missionario Padre Renato che opera da 30 anni nell zone più pericolose di Rio. Riposo. “Serata Fulni-o”
6° giorno. Mattino Yoga e “Meditazione del Respiro”. Colazione. Escursione al Parco Nazionale di Tijuca, pranzo all’interno del Parco in tipico locale storico. Rientro. Spiaggia e riposo. “Serata Fulni-o”. Cena in sede.
7° giorno. Mattino Yoga nello spazio Lounge seguito da “Meditazione Bhairava”. Colazione. Mattinata in spiaggia a São Conrado o Barra. Pranzo in chiosco sulla spiaggia. Pomeriggio escursione alla tipica “Fiera Nordestina”. Rientro in sede. “Meditazione dell’Abbraccio”. Cena in loco.
8° giorno. Resumé dell’esperienza in riunione plenaria nello spazio lounge. Meditazione conclusiva. Saluti e partenze.

Sciamano Fulni-o

Sciamano Fulni-o

Meditazioni. Si tratta di una nostra pratica abituale da decenni. Strategica. La “Meditazione Profonda” è guidata da Mauro Villone, che la pratica da 30 anni. La “Meditazione del Respiro” e lo Yoga sono guidati da Rogerio Barros, istruttore di Yoga e Meditazione, responsabile della Meditazione Infantile nell’attiguo Centro Para Ti. La “Meditazione Bhairava” e la “Meditazione dell’Abbraccio” sono guidate da Rogerio Barros coadiuvato da Lidia Urani e sono le Meditazioni trasmesseci dal Guru Indiano Atmaji, Maestro di alcuni del nostro gruppo. Si tratta di meditazioni che impiegano tecniche di solito destinate a meditatori molto esperti, ma combinate con una sequenza che le rende adatte a tutti.

Fulni-o. Sono un gruppo etnico ristretto (4/5000 individui) del Pernambuco (Nordest del Brasile), ma molto forte e dotato di fortissima identità, che è riuscito a mantenere praticamente intatta per 500 anni. I curanderos e i capi praticano pitture corporali, filosofia della natura, canti e danze sacri. Il nostro incontro con loro ci ha ulteriormente cambiato l’esistenza. Le loro pratiche, a partire dalle pitture sacre corporali fortificano enormemente sul piano dell’identità. Sono estremamente potenti. I Fulni-o producono e vendono artigianato di altissimo livello che sarà disponibile in loco. Vengono appositamente a Rio per collaborare con noi, con l’Università, con Musei di Antropologia.

Vida Carioca. È un universo. Cerchiamo di darne un’idea il più possibile profonda con solo 7 giorni a disposizione. La filosofia carioca è rivolta alla felicità, al sorriso, all’abbraccio e alla solidarietà. Porteremo, chi lo vorrà, a profondo contatto con le vere situazioni del luogo.

Para Ti, il Centro. Qui da 25 anni diamo rifugio, educazione, cultura, famiglia, solidarietà, Amore a centinaia di bambini. Ma soprattutto diamo Presenza, la stessa che andrebbe data a chiunque a partire da se stessi. È per tale ragione che un’esperienza di volontariato qui cambia la visione della vita. Ma basta un incontro anche di poche ore.
Il Centro dispone di boutique artigianato, editoria, bar, terrazze lounge.

La Natura. Siamo immersi nel Parco Nazionale di Tijuca, il più grande parco tropicale al mondo in una metropoli. In alcune occasioni mediteremo nella foresta e ci cammineremo, se possibile con il nostro amico Xepa, figlio di un Curandero di altri tempi, che ci illustrerà alcune piante curative. Se saremo fortunati a colazione ci faranno visita piccole scimmiette, colibrì, pappagalli, tucani, garze. Sulla spiaggia passano in continuazione anatre selvatiche, urubù, fregate e altri innumerevoli specie di uccelli. L’Oceano è maestoso, con le montagne di granito alle spalle.

Para Ti Guesthouse. L’alloggio. Camere semplici, ma di charme immerse nella foresta. Suite di charme molto confortevoli in villa. Si tratta di casa nostra, siete nostri ospiti. Giardino, foresta, terrazze, sale, spazi lounge, amache.

Costi. Camere in foresta su deck in legno su cascatella per 7notti: 630€. Camere in villa per 7 notti: 840€. Costi a persona che includono: pernottamento, colazione, workshop meditazione, pitture corporali, danze e cerimonie, una escursione in favela, un pomeriggio a Para Ti. Non sono inclusi: tutte le altre escursioni, pranzi e cene, acquisti artigianato. Non è incluso il volo dall’Europa che può avere un costo medio dai 700 ai 1000€.

Costi pranzi e cene. Sono in relazione a dove si consumano. Vanno dai 5€ dei boutecos più modesti ai 25/30 di ristoranti più strutturati, con tutti i passaggi possibili. Le cene in sede hanno un costo medio di 15/20€.

Costi escursioni e spostamenti. Dipendono dai mezzi utilizzati e se vengono effettuate in autonomia o in gruppo e comunque con una guida. I trasporti pubblici partono da un costo di 3€ a corsa. Un taxi dal quartiere di São Conrado al Centro può arrivare a 15/20€. Un’escursione in gruppo (3h.) può andare da 25 a 50€. Escursione privata (3h) con guida da 90 a 120€.

Info: mauro.villone@libero.it

Per info sulla struttura: http://paratiguesthouse.wordpress.com FB: ParaTi Guesthouse

Per info su Para Ti: www.parationg.org FB: Para Ti (ONG)

Stati modificati di Coscienza

Stati modificati di Coscienza

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Da moltissimi anni sono molto interessato e coinvolto nello studio degli stati modificati di coscienza. Preferisco chiamarli “stati modificati” anziché “alterati” per la semplice ragione che quest’ultimo aggettivo presuppone intrinsecamente una leggera connotazione negativa. Mentre stati modificati secondo me rende maggiormente l’idea di una variazione, spontanea o indotta, dello stato di coscienza. Si parla anche, nei casi più estremi, di “stati di allucinazione” e “stati di trance”, quando la modificazione porta alla percezione, sempre più forte, di altre realtà oppure di cose inesistenti.

L’argomento è ben poco conosciuto, nonostante tutto. Nonostante siano passati quasi 70 anni dalla scoperta dell’LSD e siano stati fatti innumerevoli studi riguardo al tema degli stati modificati in genere, si sa ancora poco su di essi, anche perché l’argomento non può essere trattato come qualcosa a sé, bensì deve essere riferito a quello che è in generale la coscienza nel suo insieme, anche quando non sopraggiungano modificazioni. Lo psicologo Charles W. Tart, della Stanford University, parla nei suoi lavori di stati modificati rispetto a uno stato di coscienza di base preso convenzionalmente come punto di riferimento. Egli stesso spiega chiaramente due cose. In primo luogo come non si possa parlare di stato di coscienza, per così dire, normale, ma si possa solo pervenire a stabilire quale sia uno stato di coscienza di base, dal quale partire per indurre modificazioni. In secondo luogo spiega come tali modificazioni possano essere solo di natura “discreta”, ovvero procedano a piccoli salti, come dei gradini di cambiamento da uno stato all’altro. Come avviene per gli stati energetici delle particelle subatomiche e per la distribuzione di massa nell’universo, che non sono continui, ma, per l’appunto, discreti.

Il tema in oggetto è stato più volte affrontato da studiosi, dalla letteratura, dai media, ma tutto sommato è ancora molto poco conosciuto, anche se fa ampiamente parte della storia dell’uomo. Stati modificati, soprattutto legati a credenze e religioni, sono descritti da libri antichissimi, soprattutto sacri o religiosi, come i Veda, la Bibbia, il Popol Vuh e molti altri. La disciplina dello yoga e le discipline psico-spirituali in genere sono proprio basate sulla ricerca scientifica della modificazione della coscienza. Questo accade proprio perché è del tutto intuitivo il fatto che, per percepire realtà più profonde e supernormali, non è sufficiente agire con i normali strumenti della coscienza di veglia più o meno accettata come quella standard. Occorre riuscire ad espanderla per poter percepire qualcosa d’altro. Uno dei dibattiti più accessi dalla notte dei tempi ad oggi è se questo qualcosa sia di natura reale oppure no. Naturalmente questo dilemma se ne trascina dietro un secondo immediatamente. Ovvero: cos’è la realtà? Cosa possiamo definire come realtà?

Mentre impazza la polemica che forse potrà pervenire e una soluzione o forse no, una cosa che chiunque può fare è la sperimentazione personale. Con lo yoga, la meditazione profonda, la meditazione trascendentale, ma anche con la danza, il teatro e mille altre discipline.

Gli stati modificati, in ogni caso, sono generalmente considerati dall’opinione pubblica, standardizzata e nutrita di disinformazione televisiva e altre droghe tecnologiche e mediatiche, come un tabù, qualcosa da cui stare alla larga. Specie se questi stati modificati sono indotti da droghe di vario genere.

E qui entriamo nel delicato e in uno dei temi più controversi e misconosciuti degli ultimi due secoli.

Baudelaire e i suoi amici, riconosciuti dalla letteratura ufficiale come grandi scrittori, non fumavano l’hashish, bensì lo ingerivano. Con questo tipo di assunzione gli effetti perdurano più a lungo. Erano forse i primi, nella società occidentale moderna, a fare uso di droghe, in aperta polemica con gli standard dei benpensanti dell’epoca. Tutte le altre occasioni passate nelle quali si utilizzavano stupefacenti erano legate a culture che le accettavano normalmente come facenti parte dell’insieme di usanze e comportamenti. Questo vale per le civiltà antiche di Roma e della Grecia, dell’India e molte altre. Lo stesso vale per le sostanze utilizzate dalle streghe, ancora in epoca storica, come la Datura, l’Aconito, la Belladonna e il Giusquiamo, che erano legate a precedenti culture (come per esempio quelle celtiche e nordiche) sopraffatte e spazzate via da quella occidentale. Al di là dell’utilizzo di droghe, in queste culture, la modificazione dello stato di coscienza era vista come normalissima e per lo più legata alla ricerca spirituale e all’afflato religioso. Solo nella nostra cultura occidentale tale ricerca viene vista come il diavolo ed è ufficialmente repressa e perseguita.

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La ragione è semplicissima: modificare lo stato di coscienza permette di allargare la propria visuale e di osservare le cose da punti di vista differenti. Permette inoltre di percepire realtà diverse che spesso mettono pesantemente in discussione tutta l’impalcatura sulla quale si regge, malferma, la traballante costruzione schiavista della civiltà occidentale. Una delle prime cose ad essere vietate in qualsiasi regime totalitario, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, sono sostanze stupefacenti e movimenti spirituali, a meno che non si conformino al potere costituito e gli tengano bordone. Come, per esempio, la chiesa cattolica con il fascismo e lo shintoismo con il governo di destra giapponese dello stesso periodo.

La repressione, paradossalmente, è ampiamente aiutata dai produttori e spacciatori di droghe sintetiche, come cocaina, morfina, eroina, ecstasy, crack, colle e altre schifezze simili, continuamente aggiornate o inventate. La spaventosa diffusione di questi veleni è dovuta principalmente a una enorme richiesta. Richiesta amplificata da un altrettanto enorme disagio, ma che parte da una necessità, probabilmente innata nell’esser umano, per l’appunto di modificare lo stato di coscienza. Tale necessità, misconosciuta o comunque repressa, ha portato nei decenni alla situazione spaventosa che vediamo oggi. Ovvero milioni di persone dipendenti da sostanze chimiche di sintesi, che non fanno altro che aspettare la morte dopo aver passato una vita di fallimenti dopo fallimenti, ma soprattutto all’insegna di una totale mancanza di amore.

Se ci fate caso spacciatori e luridi mafiosi  e narcotrafficanti vari fanno i loro business solo ed esclusivamente da droghe sintetiche. Sostanze di sintesi come la cocaina e l’eroina, che derivano sì in origine da piante come la coca e il papavero, ma che sono del tutto manipolate. Unica eccezione la marijuana, anch’essa però ultimamente abbondantemente manipolata. Gli allucinogeni potenti non hanno un mercato nero parallelo, poiché sono troppo impegnativi e non si possono assumere solo per divertimento. Le droghe comunemente spacciate sono perlopiù narcotici o stimolanti e non allucinogeni.

Ai cervelli totalitari questa situazione fa molto comodo, poiché possono additare un folto gruppo di persone come i drogati cattivi da sterminare e dei quali non seguire l’esempio. Mettendo in tale calderone chiunque assuma qualsiasi sostanza. Senza peritarsi di approfondire e capire che ci sono differenze profonde. Anziché peritarsi di capire per quale ragione tanta gente provi disagio, cerchi di fuggire chimicamente oppure cerchi, maldestramente, di esplorare le infinite possibilità della coscienza, oppure faccia della seria ricerca psico-spirituale.

Anche un ghiro alcolizzato si rende conto che assumere intrugli chimici velenosi sia assurdo. Purtroppo questo accade poiché chi ha bisogno di aiuto viene abbandonato a se stesso da questo sistema di merda ed essendo le droghe vietate, punto e basta, si lascia in totale balia della delinquenza comune o organizzata la loro produzione e distribuzione. I risultati li conosciamo tutti: veleno, morte, violenza, miliardi per produrre altra violenza, prostituzione, armi, ulteriore controllo, addirittura inquinamento pesante di quello che potrebbe anche essere un sistema capitalista sano. Un sistema perfetto per chi vuole controllare con la violenza e la paura tutta la situazione.

In tale sistema l’impiegato e il dirigente benpensanti fanno la loro grossa parte, voltandosi per non guardare o additando i cattivi e crogiolandosi nel loro ben-essere fatto di altre droghe come la televisione, le auto e il calcio, che loro non percepiscono come tali, ma come chissà quali figate.

In ultima analisi, spesso, le persone che hanno disagi o semplicemente cercano amore o solo di capire di più sul senso della vita, rimangono soli. Ma disgraziatamente per il potere economico-culturale che l’ha messa nel culo a milioni di persone per decenni, le cose oggi stanno cambiando. Sono ormai numerosi in tutto il mondo i gruppi di ricerca culturale, sociale, spirituale, che si stanno dimostrando in grado di far fronte a questa situazione disperata e di cambiarla.

In tale contesto si inserisce anche il tema sostanze/modificazione della coscienza. Si tratta di un tema ancora tabù per gran parte della popolazione. Per tale ragione sto scrivendo queste righe, per dare il mio contributo personale.

Anzitutto la prima osservazione da fare è quella relativa a quanto già sottolineato sulla differenza sostanziale tra sostanze stupefacenti di sintesi e altre naturali. È fondamentale. Le sostanze di sintesi sono perlopiù veleni prodotti per essere venduti e fare business sulla salute degli altri. Mentre le sostanze stupefacenti e allucinogene naturali sono prodotte dalla natura e la loro esistenza è oggi ancora tutto sommato un mistero. Per mettere subito le mani avanti e non perdere tempo poi con obiezioni banali, dico subito che sì è vero, anche il curaro e la cicuta sono naturali e uccidono. Grazie al cazzo. Anche lavorare come uno schiavo tutta la vita fa venire il cancro, ma non per questo il lavoro in sé è qualcosa di negativo. Anche l’ingestione di esagerate quantità di cibo o acqua può uccidere. E guardare la televisione e i videogiochi per molte ore al giorno manda completamente fuori di testa. Quindi, in buona sostanza, per cortesia, lasciamo perdere tali obiezioni poiché il punto è cercare di capire come stanno le cose. E dunque una cosa sono i veleni sintetici prodotti per fare business, altra cosa sono piante e erbe, utilizzate da tempi immemorabili, anche per produrre stati mistici.

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Da tempi immemorabili culture antichissime, come quella dei Veda  per esempio, spiegano come fare a modificare la coscienza, per percepire l’essenza dell’universo più profondamente. Lo yoga, il controllo della respirazione, la meditazione sono alcuni di questi strumenti. Altrove si usano altre pratiche e, sempre da tempi immemorabili, in Europa, in Asia e nelle Americhe, sono state spesso utilizzate piante psicotrope di varia natura.

Ora, mettere subito in competizione, alla maniera occidentale, lo yoga e il peyote, a mio parere non serve a nulla. È chiaro anche a un topo morto che ingerire sostanze possa essere mediamente più pericoloso che controllare il respiro, ma è anche vero che non è troppo logico liquidare come “negativo” un sistema che viene utilizzato da millenni, spesso con risultati quanto meno interessanti.

Gli allucinogeni utilizzati per scopi spirituali, mistici o religiosi, non hanno niente di sintetico, sono del tutto naturali. Si tratta di piante e funghi, diffusi nelle foreste tropicali e delle zone temperate, dotate di proprietà psicotrope che non sono casuali. Ovvero alcune delle sostanze chimiche che le compongono sono adatte a legarsi con specifici recettori del sistema neurologico umano. Tale legame talvolta può causare una modificazione della coscienza, allucinazioni, stati di trance e mistici.

Prima osservazione: perché questo avvenga è ancora un mistero.

Seconda osservazione, utile per evitare di nuovo perdite di tempo e anticipare osservazioni ridicole di chi ha idee rigide. Una delle osservazioni più stupide che vengano fatte è che le popolazioni del passato inclini al misticismo e a una visione più olistica della vita si siano estinte e non siano state competitive. Niente di più falso. Nonostante la colonizzazione barbara degli europei le antichissime culture come quelle dell’India e dell’Asia in generale non solo sono sopravvissute, ma sono oggi addirittura all’avanguardia nella visione dell’universo. Sono grandi studiosi come Fritjof Capra che hanno sottolineato la convergenza tra antiche concezioni Vediche e fisica quantistica. Nonostante lo sterminio perpetrato da spagnoli e altri popoli europei violenti, e nonostante la distruzione di un patrimonio culturale immenso e antichissimo, le culture mesoamericane non solo influenzano ancora oggi il mondo, ma gruppi indigeni più o meno grandi sono riusciti a sopravvivere, salvando persino costumi e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. E poi non ci vuole una laurea in storia per rendersi conto che anche i grandi greco-romani si sono estinti. E allora? Sono i normali cicli storici, come potrebbe confermare un Toynbee qualsiasi.

Tra queste popolazioni ve ne sono diverse che, per entrare in contatto con le profondità di se stessi, con l’universo e con l’infinito, utilizzano sostanze psicoattive. Come migliaia o forse decine di millenni orsono siano giunti a conoscere queste proprietà delle piante e a utilizzarle in maniera corretta, è un altro mistero, che sarà oggetto di una mia prossima trattazione. In ogni caso ci troviamo di fronte a una tecnologia botanica e farmacologica di altissimo livello proveniente da chissà dove e sviluppatasi in tempi antichissimi. Fatto sta che la conoscenza delle piante, dei minerali, persino degli animali, del vento e di altri elementi naturali per la cura delle persone sul piano fisico, spirituale e della coscienza, di queste persone è profonda e grandissima. Così grande, lo dico a beneficio degli appassionati della pericolosissima razionalità, da interessare professori emeriti di biochimica, farmacologia, botanica e fisica quantistica delle migliori università del mondo. Come per esempio, tanto per citarne un paio, Richard Evans Shultz, eminente biologo dell’Università di Harvard, e Albert Hoffman, scienziato ricercatore della Sandoz di Basilea, scopritore dell’LSD nel 1938. Scrissero insieme, tra l’altro, il volume “Allucinogeni e Cultura”.

Per una serie di eventi sincronici dei quali non solo non mi stupisco più, ma che addirittura ormai riesco in parte a vivere attivamente, sono entrato in contatto a Rio con una delle popolazioni più strutturate in questo senso, anche se non sono certo i soli: gli Huni Kuin.

Si tratta di una popolazione che vive nelle foreste dello stato amazzonico dell’Acre, in Brasile, al confine con il Perù. Oggi sono più di tremila e il vasto territorio nel quale abitano è di loro proprietà. Sono portatori di una cultura antichissima, in parte misteriosa, che si perde nella notte dei tempi e che è molto ricca. Artigiani sopraffini e artisti. Molti di loro suonano, cantano, dipingono, modellano, creano. Essendo parzialmente in contatto con la cultura occidentale sono in grado di creare un ponte di scambio creativo interessante, cercando di fare attenzione a non distruggere le tradizioni. Oggi alcuni di essi sono laureati in diverse discipline, altri sono anche fotografi e videomaker di livello e altri ancora rappresentano presso gli enti politici federali, la loro tribù. Ma quello che è l’aspetto più interessante è la conoscenza straordinaria dei misteri delle piante, sia per scopi medici e farmacologici che spirituali. Sapienza così profonda e seria da interessare l’Università e il Giardino Botanico di Rio de Janeiro, il Governo Federale e altre università di tutto il mondo, e persino gli esponenti brasiliani della chiesa cattolica.

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Sono stato testimone dell’incontro tra una delegazione di sciamani Huni Kuin e i dirigenti dell’Istituto di Ricerca del Giardino Botanico di Rio. Incontro nel quale si è sancito, tra le altre cose, l’intento di collaborare per la ricerca in futuro.

Gli Huni Kuin, insieme al Giardino Botanico, hanno realizzato un libro, fotografico e di testo, dove vengono illustrate le caratteristiche botaniche e gli usi terapeutici di centinaia di specie tropicali. Una grande vittoria e un grande riconoscimento per questo popolo e per tutte le altre popolazioni indigene, che loro potranno aiutare per un futuro prossimo riscatto. Perché non sono certo i soli. Le popolazioni indigene presenti sul pianeta che non hanno ancora perduto la loro sapienza sono per fortuna ancora abbastanza numerose. Si può fare molto.

Ma quello che degli Huni Kuin è affascinante è il loro profondo equilibrio, la loro serenità e, soprattutto, l’amore. Quello che hanno per se stessi, per la foresta, per gli altri, per gli spiriti. Non si tratta di qualcosa di affascinante per hippy vagamente sognatori e nostalgici, bensì dell’osservazione della loro concreta capacità, ormai collaudata da millenni di vivere in armonia e, oggi, vivere in equilibrio tra due mondi, quello indigeno e quello tecnologico.

Tra le loro caratteristiche si trova un forte misticismo, come lo si può trovare in molte popolazioni indigene. Hanno una forte spiritualità che vivono in serenità e condividono continuamente all’interno delle loro tribù, ma anche con gli occidentali con cui vengono in contatto. In poche parole danno la sensazione di essere tutt’altro che poveri indios perdenti, ma persone molto ben radicate a terra, concrete, che badano all’agricoltura, all’artigianato e al commercio, ma anche alle terapie fisiche e spirituali. Al tempo stesso sono capaci di sognare, di volare, di comunicare con gli spiriti, a livello sorprendentemente profondo. Per fare tutto questo utilizzano la meditazione e l’amore, ma anche le piante, che conoscono e utilizzano da migliaia di anni. L’inizio di questa conoscenza si perde nella notte dei tempi e della leggenda.

In particolare utilizzano il succo di due piante allucinogene Kawa e Hunì, conosciute dalla tassonomia occidentale come Psychotria Viridis e Banisteriopsis Caapi. Come si sia pervenuti millenni orsono a scoprire che le due piante andavano miscelate (per ragioni, sa oggi la scienza occidentale, di carattere biochimico) rimane un mistero. Gli Huni Kuin dicono che tutto quello che sanno sulle piante è tramandato da nove milioni di anni di generazione in generazione e che il primo maestro degli antenati arcaici fu Jiboia, l’Anaconda Sacro. Su queste tematiche di ordine mitico e cosmogonico tornerò in futuro con altri scritti, poiché sono troppo complesse e ci porterebbero ora troppo lontano.

Quello che interessa sapere è che non si tratta affatto di quattro indigeni sballoni disperati, bensì di popoli con una fortissima identità, un passato antico, solide radici, una sapienza profonda e nei quali si trovano anche persone che sono state in grado di andare a insegnare in università occidentali. Questi ragionamenti valgono per numerosi altri popoli.

Questo genere di persone, abituate a vivere nella foresta, immerse nelle piante, ha un rapporto con esse e con la natura, estremamente profondo e articolato. Frequentandoli potrei dire di aver avuto la sensazione che, in qualche modo, siano essi stessi, in parte, delle piante. Sono clorofilliani. Hanno nell’aspetto spesso qualcosa che ricorda semi, arbusti, radici, petali. Credo che l’uomo occidentale, dipendente dalle piante né più né meno che come tutti gli altri, visto che anch’esso si ciba di semi (il pane, il riso), radici (le patate), frutti e ortaggi, debba recuperare il rapporto non solo con se stesso e la natura, ma anche con il mondo vegetale in particolare. Le piante non sono solo cibo, ma anche rimedio, abiti e rifugio. Con le piante si fa tutto, incluso nutrire gli animali che alla fine danno latte e carne. Per un occidentale ormai tutte queste cose non sono altro che prodotti di un supermercato o di un negozio, ovvero la “coscienza” di che cosa sia ciò che mangiamo o usiamo per vestirci è ormai ridotta quasi a zero. Per un indigeno le piante sono amici, spiriti che ci indicano la via, alleati, entità da amare. Fra queste anche quelle che chiamano le “piante del sogno”, le quali possono stimolare sogni speciali o le piante sacre del “cammino incantato”, che possono portare in volo a “vedere” l’universo e la propria vita in modo diverso.

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Alla luce di tali considerazioni ho sperimentato su me stesso la miscela sacra delle due piante Kawa e Hunì: l’Ayahuasca. Ho vissuto un’esperienza interessante e profonda che ho raccontato perché amo condividere e lo ritengo proficuo sul piano culturale e umano. Il racconto si trova a questo link: Allucinogeni sacri – Ayahuasca.

Al di là di ciò, tutto quanto riguarda l’esplorazione della mente, della coscienza, della psiche è ancora all’inizio. Si stanno recuperando antiche tradizioni allucinogene, ma si usano ormai da decenni lo yoga, la respirazione, e altre pratiche. Credo che l’obbiettivo non siano certo lo sballo, o solo il recupero dello stress o il rilassamento, bensì la ricerca di una nuova coscienza, più espansa. Una coscienza che tenga conto di quelli che sono i veri obbiettivi e significati della vita umana, che non sarò certo io a enumerare, ma che mi permetto di ipotizzare non siano la competizione, il conflitto, il possesso e la sopraffazione. Queste ultime sono nient’altro che la vera barbarie. La vera società barbara è quella occidentale odierna, che senza dubbio ha prodotto cose positive come la chirurgia, internet, l’attenzione ai diritti umani, il land-rover e la pizza, ma pagando un prezzo altissimo in termini di devastazione del territorio, della natura e, soprattutto, di vite e anime umane. Nel complesso, sebbene si siano ottenuti in vari campi risultati ottimi, siamo al fallimento in termini di vero “ben-essere” e letteralmente nei pasticci per quanto riguarda una serie di problemi quali l’estinzione di diverse specie, la depauperazione delle risorse e del territorio, l’equilibrio naturale. Abbiamo vinto il vaiolo, ma siamo devastati dal cancro.

Naturalmente non sto minimamente dicendo che assumere allucinogeni sia la soluzione a questi mali, ci mancherebbe altro. E non ritengo nemmeno che tutto ciò che è antico e tradizionale sia meglio. Quello che dico è che dare attenzione a nuove, ma anche antichissime metodologie per lo sviluppo della coscienza e l’approfondimento di quella che è la nostra Vera Vita, sia fondamentale per un futuro di pace, armonia ed equilibrio sia personali che per tutta l’umanità.

Testo e foto: MVillone