Animali o Déi

Testo e foto: Mauro Villone

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Ho da poco terminato di leggere il best-seller di Yuval Noah Harari, uscito in Italia nel maggio 2014. “Da Animali a Dei, breve storia dell’Umanità”.
Yuval Noah Harari è un giovane ricercatore e docente di storia all’università di Gerusalemme. Il libro è interessantissimo e, francamente, utile per avere una visione globale della storia e di quello che sono i meccanismi di interazione tra l’uomo, la natura, le leggi fisiche. Ma durante tutto il tempo della pur piacevole lettura ho avuto la sensazione che qualcosa non tornasse. Ho dovuto arrivare alla fine del volume e poi riflettere a lungo per riuscire a capire cosa fosse. E alla fine ce l’ho fatta. Naturalmente si tratta del mio punto di vista opinabile, ma che supporto con argomentazioni che scaturiscono da lunghe ricerche.
Ritengo che Harari sia di fatto un autore di regime. Non nutre dubbio alcuno sulla veridicità della storia, sui meccanismi evolutivi, biologici e sociali. Per lui la storia è quella che è e che sappiamo. L’essere umano è una scimmia evolutasi per una serie di accidenti sorprendenti. Il cammino dell’uomo per lui è un susseguirsi di fatti, incluse le rivoluzioni, che hanno portato l’uomo ad essere ciò che è ora. In particolare le rivoluzioni sono eventi necessari allo sviluppo, determinate da problematiche sociali o scoperte tecnologiche. Sarebbe tutto condivisibile, infatti lo condivido in gran parte. Ma.
Ma l’autore, essendo uno scientista determinista, non tiene affatto conto di numerosi fattori, per il semplice fatto che per lui non esistono, come non esistono per gran parte della scienza ufficiale in genere.

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In primo luogo glissa sapientemente su quello che è lo sviluppo della coscienza, di cui lui, in qualità di storico, non può sapere nulla. Ne sanno poco persino psicologi, sociologi, medici, biologi e cognitivisti. Non accenna poi minimamente a quello che, secondo filosofie orientali o comunque non occidentali o antiche, è la faccia spirituale dell’uomo. Faccia spirituale che si manifesta non solo nei pensieri e nei sentimenti, ma anche in veri e propri concetti come corpo eterico, corpo astrale, anima, spirito, chackras, aura. Si tratta di concetti che la scienza occidentale fatica ad accettare. E dico occidentale in contrapposizione anche agli studi “oltre cortina” di numerosi scienziati russi, che sono giunti in Europa e in America solo grazie a studiosi e a curiosi di esoterismo, e che sono studi scientifici a tutti gli effetti, ma misconosciuti dal mondo accademico occidentale. Uno fra molti quello dei coniugi Kirlian, i quali misero a punto ancora negli anni ’40 una camera che permette di fotografare l’aura umana. Lo scienziato russo Konstantin Korotkov, direttore del Research Institute of Physical Culture di San Pietroburgo, meno di un anno fa avrebbe fotografato l’anima di una persona con un dispositivo bioelettrografico nel momento esatto in cui lascia il corpo. Di fatto Korotkov ha scattato la foto con la tecnica Kirlian, da lui modificata e perfezionata con una tecnica particolare.

A questi concetti è legato quello di “Prana”, conosciuto da millenni in India e in generale in oriente, ma anche presso gli indios del continente americano che lo designano come “Forza”. L’energia presente in tutto l’universo, nell’uomo, nella natura. Energia difficilmente percepibile da chi non sia particolarmente allenato, ma che viene largamente sentita e condivisa da ricercatori spirituali di ogni parte del mondo, è visibile in condizioni particolari ed è persino misurabile con alcune macchine.

La notte della taranta. Puglia.
Si tratta di aspetti dell’esistenza umana che, sebbene ormai da tempo interessino fasce sempre più ampie di popolazione, inclusi non addetti ai lavori, rimangono marginali sul piano mass-mediatico e su quello scientifico ortodosso.
Per Harari oggi ci troviamo di fronte a una rivoluzione digitale, e l’uomo, nell’impasse in cui si trova, dovrebbe riuscire a utilizzare al meglio le nuove tecnologie per diventare qualcosa di diverso. Come una macchina però. Una visione tutto sommato allucinante nella quale l’autore cita anche la possibilità, per alcuni esseri umani (pochissimi privilegiati), di diventare a-mortali in un futuro non troppo lontano, grazie alle biotecnologie. In sostanza per lui biotecnologie, robotica, digitale sono i mezzi per diventare uomini diversi in futuro ed essere grandi come lo furono la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Mi viene persino il sospetto che qualcuno lo finanzi. Da un’intervista a La Stampa risulta questa dichiarazione (il virgolettato è suo): È questa la scelta che «spetta alla nostra generazione»: usare la tecnologia «per perfezionare l’uomo» o «sostituirlo con i robot». «Dobbiamo decidere cosa diventare».
Perfezionare l’uomo. È sorprendente come questo coltissimo ebreo parli come i nazisti. C’è da riflettere seriamente.
Non mi fa alcuna impressione la sua cattedra altisonante a Gerusalemme e nemmeno che il suo libro sia un best-seller interessante e scritto benissimo. Mi dispiace per lui, ma credo profondamente che quello che vogliamo diventare abbia solo in parte a che fare con la tecnologia, la quale potrebbe rivelarsi utilissima o anche del tutto inutile per quello che l’uomo è chiamato a fare, ovvero un salto di stato di coscienza. Non escluderei che le tecnologie possano aiutarci, anzi probabilmente accadrà, ma il futuro dell’uomo si dovrà giocare su un piano completamente diverso, che è quello dello sviluppo della coscienza ottenuto utilizzando tecnologie spirituali antichissime, magari rinnovate e adattate. Ma «immaginare nuove realtà per non essere risucchiati dal passato» come dice lui non è una faccenda da élite scientifiche e di governo, bensì un cambiamento profondo di ogni singolo individuo, per avviarsi su un piano di coscienza completamente diverso che vedrà uomo e natura non più come antagonisti ma come un tutto armonico. Per fare questo non servono robot, uomini a-mortali o computer, bensì comuni mortali capaci di immaginare sì, ma scenari che solo una visione profonda può permettere.
Siamo alle solite. La scienza e la cultura ufficiale pontificano e spiegano com’è e come non è, e cosa si deve fare. Mentre gli esseri umani che “non stanno al passo” dovranno lasciare spazio a quelli che «potrebbero essere dei super-esseri umani, grazie all’incrocio tra biologia e alta tecnologia, oppure degli esseri artificiali» (è sempre Harari che parla nell’intervista a La Stampa). Ammazza!

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Per fortuna ci sono anche in occidente scienziati diversi, come Leonard Susskind, per esempio, fisico teorico della Stanford University e studioso dei quanti e della teoria delle stringhe, il quale ha ipotizzato il “paradigma olografico”, nel quale in estrema sintesi (semplifico molto), l’universo potrebbe essere un ologramma proiettato dal pensiero. Lo dichiara, e lo argomenta, nel suo saggio “La guerra dei buchi neri”. Un concetto sorprendentemente simile al mito degli aborigeni australiani, i quali credono che il mondo sia “sognato”.
Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi, autore del famosissimo “Tao della fisica”, ha dato avvio, insieme ad altri ricercatori di tutto il mondo, a quello che potremmo sintetizzare come il pensiero della “Nuova alleanza” tra uomo e natura. Le visioni di questi scienziati, filosofi e ricercatori, portano a concepire davvero un nuovo mondo, dove concetti come “competizione, superiore, migliore, caso, gerarchia, attacco, difesa” sarebbero ormai vetusti, sostituiti da “cooperazione, compassione, amore, coscienza, profondità, sincronicità, condivisione, armonia”. Saranno l’argomento di uno dei miei prossimi articoli.

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