Trattoria da “Elsa”

Trattoria da “Elsa”

Foto @lidiaurani - Con Caterina

Foto @lidiaurani – Con Caterina

Per chi, come me, è nato nel 900 si tratta di una corsa contro il tempo. Per carità, il mondo come per certi aspetti è peggiorato, per altri è migliorato. Il punto è che certi ambienti, certe atmosfere vanno perdute per sempre. Niente di male, non è che possiamo aspettarci oggi di avere funzionanti le antiche botteghe romane, d’altra parte è del tutto umano apprezzare quello che ci ha fatto stare bene in passato, naturalmente sempre guardando al futuro.

Il punto è che il futuro, sul piano gastronomico, sembra incerto. Difficile inventare qualcosa di nuovo, sebbene possibile, ma gli antichi sapori continuano ad esercitare il loro fascino.

Ma non basta. Quando si esce per mangiare in qualche ristorante o trattoria l’ambiente contribuisce al sapore per una percentuale cospicua. È così che i proprietari e i gestori di una quantità di locande e trattorie si sono affannati negli ultimi venti anni ad arredare nel modo giusto i loro locali, con infissi in legno, candele, luci soffuse. Tutto, rigorosamente, finto.

Da “Elza” (rigorosamente tra virgolette, anche sul biglietto da visita) non è così. Gli infissi sono in alluminio e l’arredamento interno, forse sopravvissuto dagli anni 70 o 80, è rigorosamente autentico. Quelle luci soffuse dei borghi medievali sono carine e accoglienti, ma fanno sì che si possano apprezzare queste curiose atmosfere neo-retrò. Pareti e soffitto in spugnato bianco, tavoli distanti uno dall’altro in uno spazio ampio, ma accogliente. All’esterno, al di là di una stradina poco trafficata, alcuni tavoli all’ombra di grandi alberi antichi. Il luogo è San Bovo, frazione di Calosso, in provincia di Cuneo, tra boschi, vigne e colline.

Ma il punto forte è costituito dalle casseruole portate direttamente dalla cucina dalle quali vengono serviti cibi della tradizione piemontese.

Antipasti piemontesi, come affettati locali, robiola con salsa di nocciole locali, vitello tonnato, peperoni in bagna caoda, insalata russa, carne all’albese, salsiccia cotta nel vino, asparagi grigliati al parmigiano. Tutto sopraffino. Agnolotti del plin fatti in casa, con ripieno di carne e ragù oppure burro e salvia. Risotto ai funghi. Straordinari. Arrostino con peperonata che modifica lo stato di coscienza, permettendo di raggiungere l’unione con lo spirito del peperone. Cinghiale in umido. Buona scelta di formaggi e di vini. Colpo di grazia con carrello di dolci fatti in casa, tra i quali tiramisù e bunette. Caffè della Moka portata in sala.

Le porzioni non solo sono abbondanti, non hanno quasi limite, e i prezzi sono onesti. La qualità del cibo è eccezionale se si ama la vera cucina casalinga.

Il tutto offerto da Caterina che mette il tocco decisamente fondamentale: accogliere gli ospiti con amore e soddisfazione per il suo lavoro.

Non manco di andarci di tanto in tanto, quando sono in Langa, per assaporare i cibi, l’atmosfera autentica, il luogo, la passeggiata tra i vigneti prima o dopo pasto, le contrade vicine, ma soprattutto l’accoglienza di Caterina e suo marito Marco.