Una grande missione

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Quanti di noi hanno pensato, almeno una volta nella vita, “mollo tutto e vado a fare volontariato in Africa”. È una pulsione normalissima alla quale alcuni danno ascolto, altri no. Altri ancora nemmeno la sentono, ma esiste una grande quantità di persone che sa, nel profondo, che la vita non è tutta qui. Non è di sicuro tutta nel nascere, crescere, fare una famiglia, produrre altri figli, lavorare, seguire uno schema quotidiano, più o meno divertente. Non è nemmeno avere successo, come artista, imprenditore, dirigente, cantante, personaggio televisivo, scrittore.

Tutte queste cose, alla fine, qualcuna più, qualcuna meno, lasciano il tempo che trovano.

A mio umile modo di vedere esistono due cose nella vita, una legata all’altra, che possono mostrare il vero senso dell’esistenza, la cui pienezza peraltro credo sia incomprensibile a una mente umana. In questa terza dimensione possiamo solo avere un’idea di quale sia il disegno globale nel suo insieme. Posso solo intuire che sia qualcosa di immenso, da qui del tutto inimmaginabile.

Queste due cose sono la spiritualità e la solidarietà. Una non può esistere senza l’altra. La ricerca e l’attività spirituale presa da sola può diventare una festa dell’ego, una moda, un divertimento come qualsiasi altro. La solidarietà, senza approfondimento spirituale e una continua messa in discussione, diventa autoreferenziale e fine a se stessa.

Le due cose insieme riempiono invece la vita fino all’orlo.

Lo so per la semplice ragione che lo faccio. Lo faccio nelle mie infime possibilità, nei miei ristretti limiti, ma lo faccio. Ho avuto il coraggio di dedicarmi alla solidarietà e di fare ricerca spirituale, per decenni. Ho avuto la fortuna di trovare l’aiuto per poterlo fare meglio e farlo diventare uno stile di vita.

Quando conobbi la mia attuale compagna quattordici anni le proposi un progetto fotografico da fare con i bambini di una Ong di cui era presidente in Brasile e che gestiva con la sua famiglia.

La storia di questa famiglia è più unica che rara ed è descritta in un libro autobiografico scritto dal padre di questa donna ed editato da noi.

Para Ti

Para Ti

Lui era presidente della Fiat in Brasile e aveva dato avvio ai lavori per la costruzione degli stabilimenti a Belo Horizonte. Dopo molti anni in Brasile, richiamato in Italia, non se la sentì di lasciare questa terra e rimase a Rio de Janeiro. I terreni intorno alla sua villa furono invasi da baracche e crebbe una favela che oggi conta tremila anime. Da quel giorno Franco e la sua famiglia si occuparono di dare aiuto concreto alla gente povera di questa comunità e avviarono grandi progetti di ristrutturazione ed educativi.

La cosa singolare è come una famiglia benestante di industriali e imprenditori abbia cambiato completamente il corso della propria vita trasformandosi in una famiglia solidale, che per trenta anni si è occupata di dare sostegno a gente che aveva bisogno, non risparmiandosi per 24 ore al giorno tutto l’anno.

Oggi Franco e Giuliana, sua moglie, e il fratello di Lidia, André, non ci sono più. È rimasta la Ong che da progetti educativi a decine e decine di bambini.

Io e Lidia siamo rimasti con questo grande impegno che abbiamo ulteriormente ampliato, dando albergo a gruppi di indios di tribù dell’Amazzonia e altre zone del Brasile, quando vengono a Rio per vendere artigianato o condurre workshop di cultura nativa e cerimonie.

Abbiamo inoltre aperto un ampio spazio olistico dove si tengono corsi e workshop di yoga, meditazione, Ti Kung, formazione, teatro, tradizioni native, sciamaneismo e molto altro.

Un impegno enorme, ma anche una grande soddisfazione. Sia un’attività solidale che spirituale, sia volontariato che lavoro.

Si vive pianificando magari due anni consecutivi e poi si vive alla giornata. Riuscire ad andare avanti non è mai garantito. Non ci interessa più nel modo più assoluto guadagnare denaro che non sia per il sostentamento decoroso e per finanziare progetti.

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Ne parlo non per parlare di noi, ma per invitare anche altre persone a prendere seriamente in considerazione, sia per se stessi, sia per cambiare radicalmente l’energia del pianeta, l’idea di impostare la propria vita su basi simili.

Non è certo così facile, ma d’altra parte è la chiave per accedere alla vera vita, abbandonando un mondo fatto di ansie, illusioni, competizioni, ego, stress, odio, rancore, rimpianti, senso di inutilità e depressione.

Non c’è paragone tra una vita vissuta in questo modo e gli schemi standard decotti e stracotti del sistema occidentale, per quanto quest’ultimo possa offrire tantissime cose belle che non vanno certo buttate via.

Quello che occorrerebbe riuscire a fare sarebbe la realizzazione di un equilibrio tra natura e tecnologia, tra denaro e provvidenza. Se si riesce a uscire dal mondo di avidità è molto più possibile di quanto sembri.

Non si tratta di cambiare un’intera società con chissà quale mastodontica manovra, bensì cambiare un singolo individuo, se stessi, nei suoi desideri, nei suoi obbiettivi, nel suo modo di vedere il mondo.

Gli audaci che osano mollare la presa su patrimoni, guadagni, cose materiali, si ritrovano a non essere soli e a vivere, prima o poi in un altro tipo di abbondanza, creata da relazioni e opportunità che non fanno mancare nulla.

Per tale ragione l’apertura del cuore è necessaria. Per tale ragione i migranti, anche in Italia, sarebbero una manna per poter iniziare a condividere la propria vita e i propri beni con altri, superando il senso territoriale di possesso e ritrovandosi nel mondo della condivisione, enormemente più ricco del precedente.

Il nostro stile di vita a Rio non produce capitale, produce condivisione e abbondanza laddove è necessario, solidarietà per chiunque ne abbia bisogno, a cominciare da noi stessi.

Anche in Italia sarebbe più facile di quanto non sembri immaginare scenari di condivisione che potrebbero, come è accaduto a noi, creare opportunità di lavoro in ambito solidale, turistico e culturale.

Occorre in primo luogo cambiare paradigmi nel vedere e considerare le relazioni. Relazioni con se stessi, con gli altri, con l’ambiente, con il denaro, con gli spiriti. Non bisogna convincere nessuno. Solo iniziare a farlo per proprio conto, su se stessi. Il resto è magia.

Aho Metakojye Oyassin. (Per tutte le mie relazioni).

Cpn Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o

Cpn Xowà Tapuyà, guerriero Fulni-o