Meditazione Para Ti

Premessa

Trasmetto la mia esperienza sulla meditazione non certo in qualità di maestro, ma come sperimentatore e ricercatore autonomo. Ho ormai accumulato oltre 30 anni di esperienza nella ricerca personale. Le forme e le scuole di meditazione sono innumerevoli. Ma in un certo senso meditazione è anche esperienza di vita personale, contemplazione del mondo, concentrazione in attività diverse, relazioni umane, arte, viaggi. Sintetizzo qui i risultati della mia modesta esperienza, per me significativa. L’obbiettivo è quello di fornire uno strumento molto semplice di introduzione a un tema cruciale del nostro tempo: il ritorno a Sé stessi. (Mauro Villone)

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Ferma un attimo

La meditazione è in primo luogo fermarsi un attimo e trovare tempo per se stessi. Sembra banale, ma non lo è affatto, in una società e una cultura che hanno ridotto tutto a valori misurabili solo in termini economici. Pochi sfuggono a questa legge. Così il tempo cosiddetto libero finisce per essere impiegato in TV, videogame, attività futili varie.
Trovare il tempo per se stessi significa ricordarsi di avere un corpo fisico che è come un tempio sacro che ospita un corpo astrale, un corpo eterico, un’anima, una mente, un cuore.

Cosa si fa in pratica.

Si può stare sdraiati o meglio ancora seduti, ma l’ideale è una posizione yoga che si ritenga comoda per se stessi, come quella del Loto per esempio, semplice o con una o ambedue le gambe incrociate, le mani appoggiate sulle ginocchia o poste sul grembo con le prime falangi incorciate. La posizione con la spina dorsale eretta serve per allineare i chackras verticalmente lungo la Sushumna, la linea energetica che passa dalla sommità del capo fino al perineo attraverso il nostro corpo.

Cosa sono i Chackras

Sono centri di energia dinamici, ovvero che ruotano in senso orario o antiorario, situati in punti particolari del nostro corpo. I principali sono, secondo la tradizione Vedica, 7. Ma ci sono opinioni diverse in merito. Per esempio Master Choa Kok Sui, che formalizzò il Pranic Healing (la cura pranica con le mani) e l’Arathic Yoga, ritiene che, secondo la tradizione cinese, siano 12, ovvero i 7 riconosciuti dai Veda più altri 5. Si tratta di una visione forse più dettagliata, ma l’essenziale è comprendere il concetto di base. I chackras in realtà sono innumerevoli in tutto il corpo e hanno una relazione con i meridiani dell’agopuntura cinese. I chackras, quali nodi di energia, hanno un corrispettivo nella terra, nel cielo, nel sistema solare e nell’universo e questo concorda con la visione della fisica quantistica, la quale spiega che tutto, sia materia che energia, sono la stessa cosa. Forme e aspetti diversi non sono che manifestazioni della stessa cosa. La stessa dualità di io e il resto, soggetto e oggetto, non è che un’illusione creata dall’erronea concezione di un io staccato dal resto del mondo e dell’intero universo.
I 7 chackras principali dell’induismo hanno innumerevoli collegamenti non solo con le parti del corpo, ma anche con pietre, cristalli, piante, erbe, pianeti, emozioni, organi, animali, elementi, sapori, etc. Il sistema dei chackras è interessantissimo e illuminante riguardo la nostra posizione energetica nel mondo. Al fine del nostro pratico sistema di rilassamento e immersione in meditazione è importante sapere che sono collegati alle 7 ghiandole endocrine. A partire dal basso: mūlādhāra-gonadi (perineo), svādhiṣṭhāna-surrenali (sotto l’ombelico), maṇipūra-pancreas (plesso solare), anāhata-timo (cuore), viśuddha-tiroide (gola), ājñā-ipofisi (terzo occhio), sahasrāra-pineale (sommità del capo).

Il Body Scanning

Trovata la posizione più comoda si procede al body scanning, un’analisi di tutte le parti del corpo che può essere fatta in diversi modi, partendo dalla punta dei piedi. Si possono visualizzare come due luci oppure come delle formichine che abbandonano il corpo. Partendo dai piedi si sale su ai polpacci, poi alle cosce, al bacino e ancora su al ventre, al torace e poi alle spalle, il collo e la testa. Occorre visualizzare ogni parte del corpo che viene abbandonata dalla tensione e si rilassa. Giunti alla sommità del capo si immagina che questa forza rilassante entri nel cranio e passi attraverso le circonvoluzioni del cervello, per poi scendere alla gola e, attraverso trachea ed esofago scendendo poi nei polmoni, allo stomaco, al fegato, ai reni, poi nelle viscere, fino ai genitali. Occorre sentire tutto il corpo, muscoli, organi interni, nervi, tendini e vasi sanguigni completamente rilassati e abbandonati.

La respirazione

Si può stare settimane senza mangiare, non più di una settimana senza bere, non più di decine di secondi senza respirare. La respirazione non solo è fondamentale sul piano fisico, ma è il punto chiave sia della nostra esistenza cosciente sia della nostra immersione in meditazione. L’antichissima meditazione Vipassana è basata principalmente sul controllo della respirazione che, a sua volta, porta al controllo della mente. Per raggiungere uno stato meditativo occorre respirare ritmicamente e in totale relax di diaframma. Alcuni autori insistono sull’importanza della respirazione completa ovvero di diaframma, toracica e apicale. Questo tipo di respirazione può essere effettuata coscientemente, insieme ad altri esercizi respiratori, una o più volte al giorno. Ma per entrare in meditazione basta respirare ritmicamente di diaframma, concentrando l’attenzione sull’aria che entra e che esce dalle narici. Questo semplice sforzo di concentrazione per alcuni minuti porta già all’abbassamento della frequenza delle onde cerebrali.

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Radicamento

Non tutti i meditatori e gli insegnanti di meditazione ne parlano, ma io lo ritengo importante per una semplice ragione. Uno dei problemi principali della società e della vita occidentali è un’incipiente decadenza dovuta, tra gli altri fattori, al distacco dalla natura e dalla madre terra. Un esercizio di radicamento prima di immergersi in meditazione non può che essere benefico per ristabilire il contatto con la terra e il cosmo.
Si immaginano come delle radici di luce che escono dal coccige o dal perineo per penetrare nella terra, andando a grandi profondità. Si visualizzeranno queste radici che si ramificano in mille dendriti, che andranno a nutrirsi dell’infinita energia della madre cosmica, sempre più in profondità. Si potrà anche visualizzare che le nostre radici andranno a incontrare altre radici di esseri senzienti, come noi alla ricerca di unione (yoga) ed energia.
Al radicamento con la terra può corrispondere un radicamento con il cielo, visualizzando un flusso di energia che entra dal chackra della sommità della testa, il chackra della corona.
Alcuni autori suggeriscono di visualizzare anche se stessi penetrare, con tutto il corpo, la terra, andando in profondità e poi riemergendo, ritmicamente.

Il rilassamento dei chackra e delle ghiandole

A occhi chiusi si parte dall’alto visualizzando il 7° chackra e la pineale che si rilassano, visualizzando anche un grande numero 7 all’orizzonte. Per tre volte con tre espirazioni per ogni chackra. Così fino al primo chakra, quello alla base della spina dorsale.

La discesa in profondità

Si visualizza se stessi a scendere in profondità in una caverna, nella terra, nel cavo di un albero, nelle profondità marine. Ognuno può visualizzare la situazione che preferisce. Si può immaginare di scendere una scala ben illuminata, con la forma e la tipologia che si preferisce, oppure una corda, o fluttuando nell’aria, contando alla rovescia, lentamente, ma decisamente, da dieci a uno.
Una volta in profondità si visualizza di trovare una posizione comoda in un posto confortevole e lì ha inizio la meditazione. Le immagini scorreranno, come sempre, velocissime, poi più lentamente, sempre più lentamente e, alla fine, con la pratica, si fermeranno, lasciando che la mente osservi solo più il vuoto. Nel vuoto si potrà attingere all’energia cosmica, che è sempre stata ed è sempre presente (ma di solito non ne siamo coscienti) per nutrire e curare il proprio corpo, il corpo eterico, la mente e l’anima.

La risalita e la pienezza della quotidianità

Quando ci sentiamo soddisfatti o riteniamo opportuno ritornare allo stato di coscienza di veglia non dobbiamo subito riaprire gli occhi, ma prepararci, anche se rapidamente, a rientrare nel mondo esterno. Cominciamo con il muovere le dita di mani e piedi e poi, contando fino a cinque, visualizziamo una rapida risalita alla fine della quale riapriremo gli occhi. Tutto sembrerà più luminoso di prima. Mantenere comunque un legame con lo stato di coscienza di meditazione può essere molto utile. Come? Cercando il più possibile durante il giorno di rimanere coscienti della propria respirazione e del proprio essere. In tal modo si potrebbe dire che qualsiasi attività noi facciamo: il nostro lavoro, fare le pulizie, produrre artigianato, fare arte, fare musica, fare l’amore, correre, camminare, chiacchierare, nutrirsi e qualsiasi altra cosa è “meditazione”. Dopo un certo tempo si è sempre in meditazione, si è sempre “collegati” all’Assoluto. La vita smette di essere una corsa all’avere per diventare semplicemente essere nel mondo, in Contemplazione. Molte culture indigene vivevano, e alcune vivono ancora oggi, così. Consapevoli del fatto che tutto è quel che è, in qualsiasi istante, in un continuo divenire, sacro e da celebrare.

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Altre visualizzazioni

La discesa in profondità rappresenta la discesa dentro se stessi, ma si può anche visualizzare di salire in alto, verso la luce, oppure di fluttuare nel cosmo. Sono decine e decine le visualizzazioni che si possono fare, con scopi e finalità diverse. Possono essere un approfondimento e per ora esulano dai fini di questa pubblicazione.

I mantra

Quando ci si trova in profondità o comunque in meditazione la chiave per entrare nel mondo dello spirito è il mantra. Il mantra, insegnano le tradizioni spirituali, può essere tratto da qualsiasi testo sacro e di solito sono frasi o parole che hanno una struttura adatta ad essere divisa in due. Una parte va recitata mentalmente quando si inspira e l’altra quando si espira. Personalmente ho trovato diversi mantra che sentivo adatti a me. Ma avendo avuto una formazione buddista relativa agli insegnamenti di Nichiren Daishonin prediligo l’invocazione Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo, che significa: Mi affido alla Legge Mistica di Causa ed Effetto tramite Vibrazione. Lo trovo ottimo e consono alla mia persona. È un mantra generalizzato che nella scuola Nichiren viene insegnato a tutti. Io ritengo che ognuno debba fare come vuole e come sente. Nella scuola Nichiren questa invocazione viene fatta a occhi aperti davanti a un mandala. La recitazione di mantra di fronte a mandala di diversa natura è praticata in molte scuole buddiste cinesi, giapponesi e tibetane ed è legata alla tradizione tantrica. Anche questa è estremamente interessante, ma va approfondita in altra sede poiché qui ci porterebbe troppo lontano.

Le meditazioni dinamiche

La meditazione di cui stiamo parlando qui è statica e basata su rilassamento, respirazione e concentrazione. Si tratta di un’attività estremamente benefica e assolutamente consigliabile. Per completezza di informazione occorre segnalare che esistono metodi di meditazione più dinamici che possono portare più rapidamente a risultati apprezzabili, essendo la meditazione destinata fondamentalmente alla modificazione dello stato di coscienza e alla fine all’illuminazione.
Queste metodologie prevedono respirazioni molto rapide, movimenti, danza, recitazione di mantra ad alta voce e a occhi aperti o chiusi oppure concentrandosi su mandala, e altri procedimenti. La meditazione qui proposta non esclude affatto queste altre, anzi, ne è complementare. L’approfondimento di queste metodologie di meditazione esula dagli scopi di questa pubblicazione. Diversi tipi di meditazioni dinamiche sono insegnate nel nostro centro Para Ti in workshop dedicati.

Gli stati di coscienza

Il tema della coscienza è ovviamente centrale e qui lo accenno solo brevemente. Fondamentalmente la meditazione, così come altre pratiche spirituali, ha come fine ultimo proprio la modificazione dello stato di coscienza. Il problema di fondo infatti, non solo relativamente alla nostra salute psicofisica e spirituale, ma anche al senso stesso della vita, è l’approfondimento e l’espansione della coscienza. Con le tecniche di meditazione in pratica si fa proprio questo.
Il tema, molto grande e molto profondo, della coscienza è affrontato da diverse scuole spirituali e filosofiche in tutto il mondo. Qui ho deciso di utilizzare un sistema di classificazione, che ovviamente non esiste in natura e che serve solo per fissare le idee, derivato dalla scuola buddista giapponese che ho approfondito. Non lo ritengo necessariamente quello giusto o il più corretto, semplicemente lo trovo molto valido sul piano pratico, che è quello che ci interessa qui. Tale scuola di buddismo propone un sistema di classificazione dei tipi di coscienza, che per ora tralascio, il quale è legato a una ulteriore classificazione, che presenta come “stati vitali”. Li chiama “i dieci mondi” i quali sono denominati come di seguito: Inferno, Animalità, Avidità, Collera, Umanità, Estasi, Ricerca, Illuminazione parziale, Bodhisattva e Buddità. Lo trovo un sistema estremamente interessante sul piano pratico e ora andrò a spiegare perché.
I primi sei sono anche chiamati “i sei sentieri” e sono ritenuti gli stati in cui comunemente l’umanità si dibatte. Inferno, ovvero sofferenza più o meno profonda. Animalità e cioè essere dominati dagli istinti. Avidità, che non richiede spiegazioni di sicuro e sembrerebbe essere la maggiore responsabile della deplorevole situazione nella quale si trova il mondo occidentale di oggi. Collera si riferisce a un altro degli stati vitali responsabile della situazione in cui versa l’umanità oggi, ovvero il desiderio di potere e di soggiogare. Umanità si riferisce allo stato di relativa tranquillità nella quale si trova l’uomo medio, senza lode e senza infamia. Estasi è l’apparente e fugace felicità di alcuni momenti.
Al di là di questi sei sentieri si trovano gli stati di ricerca e studio e quello di parziale illuminazione. Sono i mondi degli individui più realizzati sul piano intellettuale, emozionale e spirituale.
Infine troviamo i mondi di Bodhisattva e Buddità. I Bodhisattva sono gli illuminati che si occupano degli altri e per ora tralascerei questo tema che per me è funzionale affrontare a breve, ma successivamente. Mentre il mondo di Buddità, quello appunto del Budda, è lo stato vitale incorruttibile degli illuminati. Coloro i quali sono riusciti ad accedere all’illuminazione totale che rende conto del senso profondo della vita, della morte e dell’eternità.
I dieci mondi, spiega il buddismo, sono in mutuo possesso, ovvero si compenetrano l’un l’altro e sono funzionali uno all’altro. Non esistono mondi superiori e mondi inferiori, bensì sono tutti la stessa cosa, sono relativi all’esistenza stessa e imprescindibili. L’unica differenza tra un uomo saggio e uno non illuminato è che il primo sa di essere esso stesso un Budda o, se vogliamo, l’Assoluto oppure l’Universo. Il mondo di Buddità illumina tutti gli altri e rende conto del senso della vita. La Meditazione non rende migliori o peggiori e non facilita necessariamente le cose, semplicemente “illumina” il cammino, getta luce sulla nostra vita facendone comprendere il senso e la missione che noi abbiamo in questa esistenza.

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L’Amore

È una parola abusata e che ha dato adito a molti equivoci. Secondo molte filosofie di popoli Indios il mondo è fatto di terra, aria, acqua, fuoco e amore. Si tratta di un elemento imprescindibile dell’esistenza. Che sia importantissimo lo sanno tutti e tutti lo sperimentano e lo cercano. Quello che a me risulta difficile capire è per quale ragione maestri, scuole di meditazione, scuole in genere, coach e insegnanti battano relativamente poco su un tema così cruciale. Ovvero di solito nelle scuole di meditazione questo tema viene si affrontato, ma tutto sommato senza dargli la rilevanza che meriterebbe. Potrei sbagliarmi, ma io credo che invece questo tema vada affrontato con estrema decisione. Può darsi che io personalmente lo trovi particolarmente interessante per la semplice ragione che nella mia vita sono stato a lungo un grandissimo egoista. Tale egoismo, che non è altro che la conscia o inconscia esagerata dedizione al proprio ego, è diffusissimo al punto tale da aver creato un’intera cultura, se così possiamo chiamarla, dove si trovano addirittura dei templi dedicati all’Ego, i centri commerciali. Ovvero il vuoto con l’illusione intorno.
L’egoismo, che in parte è del tutto normale e addirittura salutare, è diventato oggi un mostro di proporzioni sgraziatissime il quale occupa quasi del tutto le vite di molti. L’egoismo crea solitudine. Una solitudine profonda che la meditazione o qualsiasi altra attività, da sole non possono combattere, poiché è diventata un modo di vivere che sembra quasi normale, chiusi nelle cuffie dei propri i-Pad, davanti ai propri schermi, nelle proprie camere, con i propri progetti e, al massimo, per i più fortunati, con la propria famiglia o il proprio gruppo.
L’opposto di questo atteggiamento, ormai endemico, è quello di cui abbiamo solo accennato prima e riservato per ora, ovvero il mondo di Bodhisattva. Il Bodhisattva è la persona illuminata che si preoccupa degli altri, degli animali, dell’ambiente, dell’intero universo. Universo nel quale, naturalmente, si trova anche egli stesso. Anche perché il Bodhisattva è un Budda e sa che non c’è alcuna differenza tra Io e il resto. Ha raggiunto prima l’individuazione del Sé e, successivamente, quella del Sé transpersonale, ovvero si è fuso totalmente con l’intero universo. Non può non amarlo poiché l’universo è egli stesso. Questa sensazione è quella che si può raggiungere attraverso diverse strade, incluse quelle aperte dalle droghe sacre psicoattive, come per esempio l’Ayahuasca e il Peyote, che utilizzano alcune culture.

In pratica noi riteniamo che la meditazione da sola non sia sufficiente ad aprire le nostre vite e che serva anche una potente iniezione di quello che chiamiamo “amore deliberato”. Non “amore incondizionato” per la semplice ragione che l’amore incondizionato in realtà non esiste poiché in qualche modo è sempre dettato da qualcosa. Anche una madre ama il figlio “incondizionatamente” proprio perché egli è suo figlio ed è quasi costretta a farlo, proprio in virtù di un forte condizionamento istintivo. Si tratta di un amore meraviglioso, ma che non viene scelto, bensì è del tutto naturale e innato. Mentre quello di cui stiamo parlando ora è un amore scelto deliberatamente e alimentato altrettanto deliberatamente, con lo scopo di sviluppare un forte avanzamento della nostra vita verso gli altri, per abbattere una volta per tutte il muro che separa (apparentemente) il nostro io dall’intero universo. Per ricollocare l’Ego nella sua posizione corretta, quella di un semplice strumento per interagire con il mondo materiale, né più e né meno.

Una maniera per praticare l’amore deliberato è proprio il volontariato, il quale prevede appunto di dedicarsi volontariamente agli altri, con grandi soddisfazioni e gratificazioni, ma senza nulla di materiale in cambio, se non qualche servizio e molte emozioni. Senza arrivare al volontariato molti amano semplicemente dedicandosi molto ad altri. La meditazione serve in questo caso a dare equilibrio all’amore, illuminando la nostra vita, in modo da non dimenticare se stessi o di non trovarsi invischiati in rapporti nevrotici di dare e avere.

Ma esiste anche un altro modo per esercitare l’amore deliberato. Quello di “pensare” agli altri. O meglio ancora di dedicare parte del proprio tempo durante le sessioni di meditazione per “inviare” energie positive e amore agli altri.
Si tratta sempre di visualizzazione e concentrazione. Quando siamo in meditazione possiamo dedicare parte del nostro tempo visualizzando di fronte a noi la persona che vogliamo aiutare o semplicemente sostenere, e vedere un flusso di energia positiva che parte da noi o dalle nostre mani rivolte verso di loro e li inonda di luce. È possibile anche visualizzare di guardarli profondamente negli occhi, oppure immaginarli sdraiati e rilassati mentre noi inviamo loro energia con le mani o semplicemente con la mente e lo spirito. Possiamo anche visualizzare di abbracciarli.
Si può anche fare per interi gruppi, per animali o piante, per l’ambiente, per luoghi e persino per l’intera Terra o l’Universo. A questo proposito segnalo che esiste una stupenda meditazione guidata, reperibile anche in internet su youtube, dal Maestro Choa Kok Sui, in inglese e tradotta in innumerevoli lingue. È la “Meditazione dei Cuori Gemelli” là dove i cuori gemelli sono il Chackra del Cuore, legato alle emozioni e ai sentimenti, e il Chakra della Corona, sulla sommità del capo, il quale mette in contatto con l’intero Universo. La meditazione, che dura circa mezzora, consiste precisamente nell’inviare amore e energia positiva alla terra e a tutta l’umanità. È bellissima.

Perché fare tutto questo

In primo luogo per se stessi, per migliorare profondamente la qualità della propria vita.
Ma anche, e fondamentalmente, per affrontare il tema cruciale della morte e del senso stesso della vita. La meditazione non spiega e non fa capire, ma mette in condizioni di comprendere e intuire il senso profondo dell’esistenza e la nostra missione in questa vita. La vita vera non è un susseguirsi di doveri, impegni, competizioni, bensì libertà, amore, equilibrio, armonia, pace, comunità, autorealizzazione, contemplazione.
La meditazione non è altro che il ristabilimento del contatto con il Tutto, con l’infinito, l’inconoscibile e l’insondabile. Quello che alcuni popoli delle foreste chiamavano e chiamano “La Forza”.
Siamo convinti del fatto che la vera rivoluzione, la quale cambierà radicalmente le condizioni del mondo e dell’umanità, possa avvenire solo tramite un cambiamento profondo nella coscienza di ogni individuo.

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Patetici parassiti

(testo e foto: Mauro Villone)

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Credo che su una cosa siamo tutti d’accordo ormai: la situazione non è facile, a tutti i livelli. Voglio dire: se sei una persona di classe media occidentale non te la passi troppo bene da un po’, se sei un piccolo imprenditore sei preso alla gola dalle tasse, se sei un grande imprenditore il lavoro di fino lo fanno i sindacati, se sei un disgraziato qualsiasi sei in odore di sterminio, se sei uno dei fortunati della emergente classe media asiatica o sudamericana presto ti troverai obeso, con le rate da pagare, i denti marci e una catena d’oro al collo. Insomma, non se ne esce. Chi riesce ad avere un minimo di lucidità, a farsi bastare un po’ di soldi e a usufruire della cultura sembrerebbe stare un po’ meglio, ma anche questi rischiano la depressione oppure di finire e passare da un annoiato vernissage di male lingue all’altro, come succede a Torino.
Per fuggire da questo impasse ci sono sempre la coca, le canne e l’ecstasy, a seconda della classe socioeconomica nella quale ti trovi e, per i reietti all’ultimo stadio è stato inventato il crack che, oltre a costare pochissimo, rimanda al creatore nel giro di un anno e mezzo senza scampo.
Tutto intorno a sto casino si trovano ancora paesaggi da urlo e luoghi meravigliosi, dove oltretutto si può sopravvivere con quattro soldi, ma oggi voglio parlare invece di un’altra categoria: quelli che in questo casino ci sguazzano. Sono tanti.
La maggior parte di essi non possono essere persone che abbiano fatto dell’onestà una delle loro priorità. Non che siano disonesti tout-court, semplicemente sono predisposti al compromesso più di altri. Premetto che personalmente non credo affatto che i ricchissimi siano per forza disonesti. Può accadere infatti che persone oneste abbiano la fortuna di incocciare in una congiuntura favorevole prolungata, nella quale si immettono realizzando prodotti o servizi di qualità con una forte richiesta di mercato. Succede.
Il punto è un altro. Ci sono persone, e non importa nemmeno la provenienza socioculturale, le quali si trovano bene laddove altri si arrabattano. Di solito si tratta di politici, ma possono anche essere banchieri, semplici truffatori, allibratori o altre categorie criminose. Facendo un lecito parallelo con la biologia potremmo ascriverli alla categoria dei parassiti.
Wikipedia recita: Il parassitismo (dal greco παράσιτος) è una forma di interazione biologica, generalmente di natura trofica, fra due specie di organismi di cui uno è detto parassita e l’altro ospite. Il parassitismo è una forma di simbiosi, ma a differenza della simbiosi per antonomasia (la simbiosi mutualistica), il parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite, creandogli un danno biologico.
Le proprietà che identificano in generale un rapporto di parassitismo sono le seguenti:

1. Il parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica obbligata.
2. Il parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite.
3. Il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite.
4. Il parassita ha rapporti con un solo ospite. A sua volta questi può avere rapporti con più parassiti.

È molto interessante. Ma andiamo per ordine.
Primo. A differenza della simbiosi per antonomasia (la simbiosi mutualistica), il parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite, creandogli un danno biologico. Nel caso sociologico di cui ci stiamo occupando il parassita trae nutrimento dall’ospite, la società onesta, tramite tasse, interessi etc. Creando un danno biologico, in questo caso sociale, come meno disponibilità economica, sensazione di sfruttamento, meno opportunità, più ore di lavoro, meno servizi in quanto il depauperamento economico causa una caduta di qualità dell’intero contesto sociale.
Secondo. Il parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica obbligata. Senza società politici, bancari, mafiosi, etc. dovrebbero trovare un altro ospite, che di solito è un’altra società. Vedi ad esempio la mafia siciliana che negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso si radica a New York, vedi in conquistadores spagnoli che sterminano gli indios. Senza lavoratori, imprenditori seri, creativi veri i parassiti politici non potrebbero esistere. Per estensione, in assenza di una società che li accogliesse sarebbero costretti anch’essi a lavorare.
Terzo. Il parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite. Politici e compagni non hanno né la struttura psico-spirituale, né quella fisica e nemmeno quella professionale di chi affronta la vita tutti i giorni per curare il proprio lavoro, la propria azienda, il proprio studio o ancora la propria arte e persino il proprio fisico. Molto spesso politici e padroni sono afflitti da una vita di bassissimo profilo sul piano creativo e ancora più spesso hanno fisici flaccidi e sgradevoli. Tanto è vero che, più si sale nella scala gerarchica, più sono costretti a pagare per avere attenzioni da una donna.
Quarto. Il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite. Certamente questo avviene anche sul pano sociale. A parte casi singolari, di solito riferibili a dittature, come quello, ad esempio, di Fidel Castro, i parassiti si nutrono della società magari anche per anni, ma occorre riconoscere che spesso finiscono nell’oblio, vengono esclusi o rovesciati da altri parassiti ben prima che la società nel suo insieme soccomba. Questo sarebbe un bene e una fortuna, se non fosse che di solito i sistemi sociali, morto un parassita, riescano a procurarsene subito un altro.
Quinto. Il parassita ha rapporti con un solo ospite. A sua volta questi può avere rapporti con più parassiti. È evidente. Sebbene in ambito socio-antropologico i parassiti che ben conosciamo cerchino di disporre di più ospiti, accade che in effetti di solito siano costretti a concentrarsi su un solo ospite. Questo avviene sia per ragioni legali che pratiche. Per fare un esempio Berlusconi non aveva il tempo materiale per occuparsi sia del suo impero privato sia della politica, optando per quest’ultima come prioritaria. È chiaro che ha sempre tenuto il controllo su tutto, questo è evidente, ma è anche vero che ciò che lo ha fatto invecchiare, incartapecorire e invelenire è la politica. In ogni caso l’ospite, sia che si tratti di succhiarlo con le tasse, sia vendendogli servizi di bassa qualità (per lo più televisivi), è sempre lo stesso: Noi.
Che poi noi, cioè l’ospite, abbiamo rapporti con più parassiti questo è evidente, poiché basta dare uno sguardo alla pletora di parlamentari, senatori, ministri, sottosegretari e scaldasedie governativi e amministrativi sparsi in tutto il paese.

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Questi parassiti, dai piccoli ai grandi che siano non sono nemmeno necessariamente “cattivi” tout-court, svolgono semplicemente il loro sporco lavoro bio-sociologico di parassiti. In biologia possono esser addirittura utili o necessari e anche sul piano sociologico occorrerebbe analizzare le situazioni per valutare la loro eventuale utilità. Non sono nemmeno antipatici, comunicano bene e credo che spesso siano addirittura in buona fede. Questo accade quando parlano è chiaro, poiché quando agiscono lo fanno in una sorta di trance nella quale sono preda dell’intero sistema vampiro autodigerentesi.
Renzi oggettivamente non è così antipatico. È meglio senza dubbio nella sua veste alteregoica di Crozza, ma anche lui non se la cava male, diciamolo. Appare preparato, convinto, lucido e sicuro di sé. È proprio questo il suo lavoro. Berlusconi lo stesso. Avrà i suoi problemi, ma non è antipatico, probabilmente non è nemmeno in mala fede quando sostiene di lavorare per il bene e lo sviluppo. Lui ci crede davvero e trasmette questa fede a milionate di elettori privi di anticorpi adeguati, i quali lo sosterranno nella successiva campagna. Lo stesso avviene con Salvini. Talvolta senza dubbio viene voglia di strozzarlo per il suo fascismo e razzismo endemici, ma in fondo spesso dice cose che paiono del tutto sensate e io sono convinto che tutto sommato non voglia né uccidere né sottomettere nessuno. Ha solo bisogno di preparare il terreno per la sua mangiatoia che spartirà con altri parassiti del suo gruppo e nella quale probabilmente riuscirà a svolgere persino un ruolo in parte utile.
Persino i grandi parassiti, addirittura vampiri, della storia, hanno svolto un ruolo utile e avevano le loro capacità. Mussolini aveva realizzato, nel disastro, anche qualcosa di buono, Hitler, nella sua follia, era un grande comunicatore, Stalin era un maestro della retorica e della propaganda. Devastarono interi popoli, e il loro ruolo, con pro e contro, è compito della storia valutarlo. Grandi e piccoli parassiti sono comunque sostenuti da un sistema funzionale al parassitismo, con sostegni finanziari e mediatici. Dunque ci sono altri vampiri, capi del sistema parassita, che hanno condizionato intere tragedie dell’umanità, come per esempio Rotschild e Rockfeller. Occorre però accettare la loro esistenza, così come occorre lucidamente accettare la realtà del sistema nel quale siamo immersi, anziché continuare a lamentarci come vittime ignare e buone di cattivi senza scrupoli. È tutto molto più complicato.
Questo discorso vale per qualsiasi altro politico piccolo o grande che sia e qualsiasi funzionario governativo piccolo o grande. È proprio il sistema che è fatto così. Questo sistema sociale ha bisogno dei parassiti per autorigenerarsi, così come ne ha bisogno un sistema biologico. Beninteso che possano esistere leader capaci in ogni settore, incluso quello della conduzione di interi popoli, ma sono probabilmente una sparuta minoranza. D’altra parte quando interi popoli sembrano vivere bene, nell’agiatezza e a un buon livello culturale e spirituale, spesso finiscono col farlo a spese di altri popoli di cui essi sono i parassiti. Nella perfetta buona fede di ogni singolo individuo di quel popolo, educato a non farsi troppe domande.
Come già detto questo sistema è così ed è così da millenni. Probabilmente potrebbe migliorare o potrebbe anche cambiare, ma sembra sia difficile. Chi ci ha provato, come i vampiri precedentemente citati, ha combinato disastri epocali. Gli esperimenti di ingegneria sociale sono stati orrendi. Evidentemente se deve esserci un cambiamento deve passare per altre strade.
E veniamo ora al titolo di questo pensiero condiviso. Perché parassiti patetici? È molto semplice. Sebbene questi individui credano di avere vinto, sembra che abbiano vinto e tutto il sistema fashion-mediatico li presenti come gli incontrastati “winners”, in realtà hanno poco meno di un pugno di mosche in mano. Di sicuro nel giro di massimo 80 anni, se proprio prendiamo i più giovani, non si sarà nemmeno più in grado di stabilire il livello di qualità delle loro carni, essendo i vermi un target che non va troppo per il sottile quando si tratta di cibo. Ma questo è nulla in confronto agli altri due parametri che io considero rilevanti. Dopo la morte, casomai ci fosse qualcosa che dà continuità in qualche modo al nostro io, non credo si troverebbero a proprio agio, per lo meno perché non saranno preparati. Beninteso, non che io sia convinto dell’esistenza di una vita dopo la morte o che mi aspetti chissà quale giudizio, o creda nell’esistenza di un essere inconcepibile che comanda e commina ipotetiche punizioni. Non ci sono vere prove incontrovertibili di alcun genere. D’altra parte non c’è nemmeno uno straccio di prova che non ci sia più nulla. Siamo a cinquanta cinquanta.
Ma per essere più concreti la cosa peggiore è in realtà un’altra. La miserabilità della propria vita adesso, su questa terra. Sono continuamente impegnati nel non farsi scivolare la cadrega da sotto il culo. Passano da una riunione all’altra, da una trasmissione all’altra. Fanno tardi la sera, devono continuamente sembrare anziché essere. Devono manipolare, osservare, gestire potere e denaro che sono loro oggetti di culto più che un cucchiaino pieno di polverina bianca di un qualsiasi tossico senza nome.
Raramente riescono a fare qualcosa per se stessi che il più delle volte si riduce a far vedere che hanno una famiglia felice, ma ancor più spesso devono accontentarsi di rabastare figa a pagamento, reclutata tra immigrate e disperate varie. Non mancano tra i loro rituali le partecipazioni a feste e, soprattutto, a trasmissioni televisive, nelle quali sono convinti di dare lustro alle decine di migliaia di euro che prendono ogni mese (alla faccia di chi si spacca la schiena per racimolarne uno, se ce la fa), litigando su qualsiasi cosa con i parassiti della fazione opposta. Il risultato spesso, per chi è riuscito a spostare lo sguardo al di là delle stelle, dove i sogni si confondono con la realtà, è la visione di un patetico teatrino, a volte triste, più spesso vomitevole.
Devono fingere di interessarsi dei veri e sacrosanti problemi della gente comune al solo e unico scopo di mantenere il potere, di vincere le successive elezioni.
Mi spiace, ma francamente mi sembra una malattia. Una patetica malattia. Questi vincitori fanno francamente pena. Forse questa è una delle ragioni che giocano a loro favore affinché essi siano lì da secoli, da millenni. Quando la loro pressione negativa, che succhia il sangue, diventa intollerabile scattano le rivoluzioni o altri sommovimenti sociali i quali, come ben sappiamo non sono altro che valvole di sfogo sociale fisiologico, che portano alla fine ad altri regimi vampirici, talvolta peggiori dei precedenti.
Soluzioni non ne ho, ci mancherebbe altro. Fosse così semplice. Posso però suggerire strategie di sopravvivenza, ma non mi va troppo di farlo poiché si rischia spesso e seriamente di finire involontariamente in una retorica trita. Posso solo dire che personalmente mi ha aiutato respirare a fondo, respirare con la coscienza. E poi concentrarmi sulla bellezza, che non manca mai, nemmeno quando la battaglia sembra non offrire vie di uscita. La vita quotidiana di una qualsiasi persona comune, se si guarda in fondo, se si entra nella coscienza di essere una consapevolezza in rete con miliardi di altre consapevolezze, può essere dieci milione di volte più ricca di quelle di questi succiacapre da quattro soldi. Ma la mia sensazione, non saprei affatto dire perché, è che i vampiri abbiano i giorni contati. Li vedo sgretolarsi ogni giorno che passa.

falco