Terroristi europei

Testo e foto: Mauro Villone

Huni Kuin dell'Acre (Amazzonia)

Huni Kuin dell’Acre (Amazzonia)

Dal XVI secolo dopo Cristo gli europei iniziarono a raggiungere a frotte il continente appena scoperto. Innumerevoli velieri riversavano sulle coste eserciti di soldati, religiosi e disperati in cerca di riscatto. Fu un’apocalisse.
Quello che gli europei chiamarono “scoperta” e poi “conquista”, per le popolazioni indigene fu non solo la fine, bensì una tragedia che nel XXI secolo, cinquecento anni dopo, non era ancora terminata. Loro la chiamarono, e la chiamano ancora oggi, invasione.
Ma i terroristi europei non si limitarono a invadere, bensì saccheggiarono e depredarono a piene mani. Ciò che non potevano rubare lo distruggevano. Uccidevano senza pietà i nativi e stupravano donne e bambini, con una efferatezza tale da lasciare sbigottiti persino i religiosi delle missioni che accompagnavano gli invasori. Fu, e continua ad essere tuttora, lo stupro di un intero continente e delle centinaia di popolazioni che ivi abitavano già da diecimila anni.
Nel sud del continente, la straordinaria foresta atlantica venne distrutta per il 93%. Quel che oggi ne rimane non solo non è che una infima parte di quanto c’era cinquecento anni fa, ma non è nemmeno costituita dalle specie originali. I continui e secolari flussi commerciali mescolarono anche le specie botaniche e animali. Così oggi molte piante del Sudamerica provengono da altre parti del mondo, come per esempio il mango, originario dell’India.
La foresta che costituisce lo straordinario Parco Nazionale di Tijuca, in Rio de Janeiro, non è originaria. Proviene dalla riforestazione voluta nel XIX secolo dall’imperatore Dom Pedro II, che aveva voluto ripristinare l’antico manto arboreo che era stato distrutto per collocare coltivazioni di caffè e banane.

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L’autore con Ari-tana Fulni-o, poco prima di un rituale.

Il processo in tutto il continente, che continua tuttora, era stato il seguente. Depredazione di legnami preziosi, utilizzo di altri legnami per la produzione di energia, sotto forma di carbone, incendio di quanto rimaneva per riconvertire l’antico territorio selvaggio in pascolo. I terroristi europei amavano mangiare carne, molta carne.
Quando gli armenti posano zoccolo sul terreno è finita, la trasformazione è ormai a livello chimico e ci vorrebbero migliaia di anni per ritornare a una situazione simile alla precedente.
Per rubare, depredare e sfruttare il terreno i terroristi utilizzavano a piene mani manodopera schiava. Tentarono di schiavizzare i nativi, ma con scarsi risultati. Si trattava di popolazioni troppo fiere e indipendenti che lottavano strenuamente per difendere la propria libertà, che i terroristi europei avevano perso ormai non solo da secoli, ma da millenni. Discendenti da culture tribali simili per molti versi a quelle dei nativi del nuovo continente, erano ormai diventati bestie accecate dalla sete di dominio e di potere. Nel loro continente originario, l’Europa, chi tentava ancora di resistere e si ostinava a continuare a vivere secondo gli armoniosi ritmi naturali, veniva addirittura torturato e bruciato vivo, o ucciso in modi tali che davanti al solo immaginarli si possono soltanto chiudere gli occhi. L’origine di tanta cieca violenza non è mai stato compreso, né forse è stato mai davvero indagato, addirittura forse la sua efferatezza non è nemmeno presente nelle coscienze degli europei colti di allora e di oggi. I risultati di questo modo di essere, se così si può chiamare, sono davanti agli occhi di tutti. La cosiddetta cultura occidentale sembra essere oggi alla fine. Se non si tratta della fine sarà una lunga e interminabile agonia. In ogni caso il tanto celebrato sviluppo tecnologico è stato in grado di produrre, oltre a innumerevoli strumenti utilizzati per la manipolazione di massa, oggetti micidiali il cui utilizzo anche solo di uno di essi potrebbe porre fine da subito a metà della vita dell’intero pianeta.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Xowá Tapuya Fulni-ô, nostro fratello nello Spirito.

Tornando al saccheggio e all’invasione i terroristi, trovandosi di fronte a popolazioni che non intendevano farsi usare per schiavizzare a loro volta la terra, si rivolsero a un altro continente, l’Africa, anch’esso saccheggiato e depredato, dove si trovavano popoli altrettanto fieri e forti, ma più inclini alla fatica fisica, e che soprattutto gli europei deportarono a milioni, sapendo che sradicandoli dalla loro madre terra, avrebbero avuto possibilità enormemente inferiori di ribellarsi, sia sul piano tecnico che su quello psicologico. Fu un’altra tragedia, con la sua dose inconcepibile di orrori e violenze inaudite.
Oggi i terroristi europei, dimentichi del loro passato, tutti compiti e giallastri in volto, in fila davanti alle loro televisioncine, e schiavi a loro volta inconsapevoli, si scandalizzano enormemente per qualche gola tagliata da alcuni fanatici senza ragione e senza senso che scimmiottano in piccolo le loro efferate imprese di secoli prima. Grottesco.
Mentre gli europei usavano quelli che chiamavano “i negri” per saccheggiare e distruggere i territori degli indigeni, questi ultimi venivano sistematicamente distrutti nella carne con l’introduzione di malattie e con una violenza inspiegabile. Venivano anche utilizzati nelle guerre tra bande di terroristi, come per esempio tra olandesi e portoghesi, forse i peggiori di tutti. In alcuni scontri passati alla storia gli indigeni venivano mandati in prima linea a decine di migliaia ad affrontare con archi e frecce tecnologie enormemente superiori come cannoni e spingarde. I risultati erano continue stragi di persone native, a decine di migliaia. Quelli che restavano venivano massacrati, senza alcuna pietà nemmeno per vecchi, donne e bambini, a sciabolate, a centinaia di migliaia. Quelli che restavano venivano spezzati sul piano psicologico e culturale. Per esempio tagliando la lingua e le orecchie a quelli che si ostinavano a continuare a parlare la loro lingua nativa. Il processo di distruzione durò secoli (ed è tuttora in atto) e portò lentamente a circoscrivere la vita dei superstiti all’interno di territori relativamente limitati denominati “riserve”. I terroristi europei si rivelarono non solo di una ferocia del tutto sconosciuta a qualsiasi altra specie animale, ma anche invasivi, predatori e distruttivi, come sciami di cavallette. Forse gli unici animali per certi versi simili a questa specie umana: insetti.

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Iba Sales Huni Kuin, pajé e curandero, con la liana sacra dell’Ayahuasca

I nativi delle americhe, le popolazioni africane e indigene in genere avevano dalla loro parte (e hanno tuttora) una tecnologia spirituale e una conoscenza della psiche e dell’anima ben superiore a quella degli insetti terroristi. Per qualche ragione tuttora sconosciuta nessuno, né i sapienti nativi, né psicologi, sociologi, storici e antropologi occidentali sa spiegarsi perché ebbero così la peggio. Anche considerando l’enorme superiorità numerica degli umani insettoidi e la loro superiorità tecnologica sul piano materiale risulta difficile capire come mai popolazioni fortissime sul piano fisico, psicologico, spirituale e anche magico-sciamanico vennero sopraffatte in tal modo. Forse in realtà nessuno ha mai ancora indagato seriamente il fenomeno. Anche perché probabilmente non interessa nessuno che avrebbe il potere e le risorse per avviare una ricerca. Grandi antropologi, si limitarono a osservare cosa accadde, come per esempio Claude Levi-Strauss che riporta le sue osservazioni sulla distruzione delle antiche culture nel suo libro “Tristi Tropici”. Al tempo stesso io mi permetterò di abbozzare una spiegazione, grazie a quanto comunicatomi da diversi sciamani e guerrieri nativi. Ne parlerò in un piccolo libro che sto preparando.
Accadde però qualcosa di altrettanto inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze. Alcuni gruppi di nativi si ritirarono non solo nelle riserve, ma anche in territori dell’anima inaccessibili agli europei. Tra questi, tanto per fare alcuni esempi i Sioux Lakota in Nordamerica, i discendenti degli antichi toltechi nell’attuale Messico, i Fulni-o in Brasile. Questi ultimi in particolare furono, e sono tuttora, protagonisti di una storia singolare.
Questi gruppi etnici riuscirono, in barba non solo a qualsiasi previsione, ma anche a violenze inaudite come lingue strappate e deportazioni in massa, a mantenere vivissime conoscenze antichissime, che risalgono a migliaia di anni orsono. Conoscenze che affondano le loro radici in un passato remotissimo, erroneamente designato dall’ignoranza degli studiosi europei come preistoria, nel quale era vivissima una tecnologia naturale, spirituale, farmacologica ed ecologica che i terroristi europei, tutti presi dalla loro grottesca, ridicola e inspiegabile avidità materiale e concentrati nello sviluppo di solo alcune parti di ciò che viene designato come “razionale”, non sono nemmeno in grado di concepire lontanamente.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Celendrina Fulni-o, 92 anni. Area indigena di Aguas Belas, Pernambuco.

Nel frattempo lo stupro di un intero continente è tuttora in atto, soprattutto con l’attacco continuo sul piano psicologico e sociale dei sopravvissuti, ma anche sul piano ambientale con la deforestazione sistematica di aree enormi in Amazzonia e con eventi fortuiti quali disastri ambientali che minano per sempre l’equilibrio di territori sopravvissuti miracolosamente allo scempio. Ciò che sta accadendo sta diventando irreversibile, con uno stupro ambientale che lentamente, ma con evidenza induce un cambiamento climatico che sta già tuttora minando i delicati equilibri dell’intero pianeta. Nessun leader occidentale oggi è in grado nemmeno di comprendere cosa stia accadendo. Paradossalmente i terroristi insettoidi stanno preparando il terreno alla propria autodistruzione. Sembra paradossale, ma questa razza dominante, cieca sul piano spirituale e psicologico, non sembra in grado di badare realmente a se stessa. Persino i suoi “esperti” non sembrano così coscienti del fatto di vivere una vita fittizia, nella quale i veri valori sono presi in considerazione solo sulla carta. I veri aspetti importanti della vita come le emozioni, i sentimenti, le relazioni umane, la coscienza e la devozione all’universo sono misconosciuti e considerati di secondo piano rispetto a quelli come lo sviluppo tecnologico che, peraltro, sul piano intuitivo è ben poca cosa rispetto a quello che potrebbe essere quello di un’ipotetica civiltà davvero avanzatissima. Un livello al quale non si arriverà mai, poiché lo squilibrio tra spirito e materia è tale da portare, così come sono messe le cose allo stato attuale, a distruzione sicura.
L’unica possibilità di salvezza è fermarsi un attimo e ripristinare l’antico equilibrio tra spirito e materia, razionale e irrazionale. Ma i terroristi europei non solo non sono nemmeno i grado di percepire tale necessità, tranne alcune sacche di popolazione attualmente in crescita, poiché non sono nemmeno in possesso delle capacità e delle conoscenze per poterlo fare. Unica via di uscita la presa di coscienza del fatto che c’è qualcuno, diversi gruppi sparsi sul pianeta, in possesso delle tecnologie spirituali per realizzare una simile impresa. L’unica speranza è che sia i gruppi di “coscienti” e “sapienti” occidentali, sia quelli di “coscienti” e “sapienti” nativi e legati a conoscenze antichissime, insieme, possano espandere le loro coscienze al punto da influenzare e coinvolgere sia altri individui, sia l’energia dell’intero pianeta.

L'autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

L’autore con Sabino Huni Kuin a Rio de Janeiro.

Per chi è interessato ad approfondire ed eventualmente a partecipare a incontri che stiamo organizzando sia in Italia che in Brasile (Rio de Janeiro e Pernambuco), può riempire il sottostante modulo.

News Para Ti

Pheel Balliana in azione, con Tatiana e Rejane, alla festa di Natale.

Pheel Balliana in azione, con Tiziana e Rejane, alla festa di Natale.

Molte novità nella gestione e nei programmi della nostra ONG Para Ti di Rio per il 2016. Stiamo dando avvio a un nuovo corso più consono alle attuali esigenze, soprattutto dei bambini che frequentano il centro e delle loro famiglie.
Nelle favelas c’è ancora molta povertà, ma rispetto a 10 anni fa, la situazione è cambiata. Quello che necessita oggi è una presenza continua sul piano umano, educativo e culturale. Le mancanze che tali necessità devono coprire sono il senso di cittadinanza, la coscienza ecologica, il senso di appartenenza a una comunità, ma soprattutto la coscienza del proprio valore come esseri umani.
Per fare questo continuiamo ad avvalerci del supporto di 6 collaboratori, che lavorano al nostro fianco (Lidia Urani e Mauro Villone) e di diversi volontari che si avvicendano nel corso dell’anno.
Le attività principali rimangono il doposcuola, le lezioni di inglese, il gioco, la gastronomia, l’animazione, l’orticoltura più altre accessorie. In ogni caso è una nostra scelta quella di non redigere programmi troppo rigidi, dando maggiore importanza alle relazioni umane dirette e alla creatività. In questo momento abbiamo al centro circa 35 bambini, ma sono in aumento e presto accoglieremo anche bambini di altre favelas. Oltre alle lezioni beneficiano anche di colazione e merenda tutti i giorni.
Abbiamo deciso di interrompere la partnership con Favelatour, l’agenzia specializzata in escursioni nelle favelas per diverse ragioni precise. Ma in primo luogo poiché l’esagerato afflusso di turisti intralciava il regolare svolgimento delle attività. Non è stata una scelta semplice, la quale è scaturita da oltre un anno di attente valutazioni. Non ci piace il turismo di massa e preferiamo continuare a permettere di visitare il nostro Centro, unico in Brasile per tipologia, a un numero limitato di persone, dando più spazio alle relazioni con i visitatori.
Questa scelta naturalmente comporta una sfida sul piano finanziario, che cercheremo di affrontare con un incremento di sostegni privati e di turismo realmente solidale che coinvolga anche i membri della comunità povera. Non sarà una passeggiata, ma ce la faremo.
Abbiamo deciso di iniziare a pubblicare il bilancio di Para Ti. A breve renderemo disponibile, per chi ne facesse richiesta, il bilancio 2014 e, successivamente, quello del 2015. In ogni caso anticipiamo quello che è, nelle grandi linee, l’impegno finanziario.
La spesa annua per il mantenimento del Centro Para Ti e delle relative attività è di circa 140.000 Reali l’anno (intorno ai 35.000 euro, negli ultimi anni siamo aiutati da un cambio favorevole). Di questi circa 20.000 (Euro) sono coperti da donazioni, mentre il resto era coperto dall’attività turistica che è venuta meno. Riusciremo comunque a far fronte a tutte le spese di gestione grazie a parte dei proventi dell’affitto delle camere dell’annessa Guesthouse, che quest’anno andrà abbastanza bene grazie agli eventi olimpici.
In ogni caso a breve riprenderà l’attività turistica, organizzata diversamente in modo da non disturbare le lezioni.
È comunque nostra intenzione riuscire in futuro a raccogliere più fondi per la semplice ragione che, nel momento in cui avremo maggiori disponibilità, potremo rivolgerci ad altri minori che necessitano sostegno, specie gli adolescenti, che sono la fascia più a rischio, ma anche più impegnativa.
Avere maggiori disponibilità finanziarie significa poter avvalersi di ulteriori collaboratori qualificati.
I volontari sono sempre benvenuti poiché è molto importante sia per noi, che per i bambini, che per i volontari stessi questa osmosi umana, culturale e di amore.
Lo stesso vale per le donazioni, anche minime, che ci aiutano a sostenerci.
Siamo aperti al dialogo con chiunque sia interessato a collaborare per un sostegno creativo che non si limiti a inviare denaro, ma che preveda coinvolgimenti a diversi livelli. A titolo di esempio citiamo l’opportunità, per eventuali donatori, di poter usufruire di ospitalità nella nostra Guesthouse e della nostra accoglienza, in proporzione alle donazioni effettuate.
Un altro aiuto importante può scaturire dalla diffusione del nostro progetto e della nostra filosofia in Italia e in Europa. Uno dei nostri obbiettivi a medio termine, è quello di valorizzare il complesso Para Ti Guesthouse come un luogo di cura sul piano umano, emotivo e spirituale. Qui si incontrano bambini e adulti di comunità povere, artisti, professionisti, volontari, operatori olistici, sciamani indios, maestri di yoga e meditazione, viaggiatori consapevoli.
Ringraziamo tutti coloro i quali ci seguono in questa sfida, quelli che ci hanno inviato aiuti di ogni genere, quelli che, ricambiati, ci amano.
Grazie
Mauro Villone e Lidia Urani

Per ulteriori info e per richiesta del bilancio 2014, disponibile da metà Febbraio:
unaltrosguardo@libero.it

Università dell’Integrazione

La Scala di Selaron a Rio de Janeiro è un'opera di Land-Art che collega i quartieri di Santa Teresa (in alto) a quello di Lapa (in basso). Simbolo di integrazione, fratellanza, amicizia e solidarietà, è realizzata con centinaia di migliaia di piastrelle provenienti da tutti gli angoli del pianeta.

La Scala di Selaron a Rio de Janeiro è un’opera di Land-Art che collega i quartieri di Santa Teresa (in alto) a quello di Lapa (in basso). Simbolo di integrazione, fratellanza, amicizia e solidarietà, è realizzata con centinaia di migliaia di piastrelle provenienti da tutti gli angoli del pianeta.

Premessa

1. Riteniamo che l’accoglienza sia un valore il quale, oltretutto, è sempre stato un vanto di tutto il popolo italiano.
2. Al di là dell’accoglienza esiste un livello nel quale si comunicano reciprocamente i propri vissuti. È umano.
3. Il fenomeno delle migrazioni, che piaccia o meno, è un fattore con cui l’umanità dovrà confrontarsi sempre di più nel prossimo futuro e per un tempo che pare prospettarsi notevolmente lungo.
4. Occorre unire le forze di tutti per scovare soluzioni che ci permettano di affrontare i difficili scenari del futuro.
5. Integrazione la intendiamo come momento di formazione reciproca che permette l’evoluzione di tutto il sistema sociale. E non solo l’adattarsi di gruppi umani alle regole di altri gruppi umani.

L’Idea

L’idea che qui sotto schematicamente proponiamo non è mia (ovvero dell’autore di questo testo) bensì di mio padre, ma la stiamo sviluppando insieme. Mio padre, che ha 88 anni e si è laureato a 84 in Scienze e Tecniche della Comunicazione è molto sensibile ai temi culturali e sociali.
L’idea consiste semplicemente nel realizzare una Università dell’Integrazione. Non parlare più quindi di “Campo profughi” ma di “Campus di Integrazione”.
Un luogo nel quale migranti e nativi si incontrano per scambiarsi storie, esperienze, know-how tecnico, nozioni di artigianato, conoscenze spirituali e filosofiche.

Come

Individuare la location adeguata e strutturarla allo scopo. Si potrebbe anche costruire, ma si allungherebbero notevolmente i tempi, e dunque meglio tenere questa seconda ipotesi per successivi sviluppi.
Si dovrebbe partire con un primo piccolo nucleo che introduca il concept e testare i risultati nell’arco di un anno.
L’Università dell’integrazione dovrebbe essere guidata da un pool di professionalità: Docenti universitari, psicologi, sociologi, operatori del sociale, mediatori culturali, gente con esperienza di strada. Italiani e di altra provenienza.
Individuate le professionalità necessarie sia per la direzione che per la gestione si procederà alla ricerca e selezione del personale. Potrebbe essere d’aiuto una compagnia esperta in head-hunting, ma senza preconcetti e capace anche di valutare persone comuni.

Il programma

Stilare il programma di un anno (e poi di un triennio).
Lezioni, incontri e workshop sui seguenti temi:
• politica, economia politica, geografia politica,
• il territorio e la cultura italiani
• il territorio e le culture dei paesi di provenienza
• movimenti spirituali e religiosi
• la diffusione delle droghe
• le migrazioni
• la cultura del viaggio e gli spostamenti forzati
• il divario economico e culturale
• psicologia e sociologia
• economia domestica
• mondo del lavoro e imprenditorialità
• artigianato e tradizioni
• lingue e idiomi.

Si tratta di una bozza ovviamente. In pratica si tratterà di redare un calendario di lezioni e incontri, inseriti all’interno di linee guida e indirizzi di studio.

Regolari iscrizioni a costi ragionevoli. Regolari esami con rilascio di attestato dopo un anno e, successivamente, laurea breve triennale.

Si tratterebbe di un esperimento che, se desse i frutti previsti, si trasformerebbe in un centro pilota capace di dare avvio ad altre iniziative simili sparse sul territorio.

Obbiettivi

1. Trasformare una situazione estremamente difficile, che talvolta può assumere toni di tragedia, in un’opportunità di crescita umana, sociale, psicologica e professionale.
2. Creare opportunità di lavoro per le professionalità citate e per tutte le altre professionalità indicate per la gestione globale di un simile progetto.
3. Creare opportunità di business no-profit aprendo al pubblico alcune opportunità come partecipazione ad alcuni incontri, con la vendita di pubblicazioni e merchandising, con il fund-raising. Con l’obbiettivo di rendersi autosostenibili.
4. Contribuire a un clima di distensione sul piano sociale, utilizzando la cultura e l’educazione.
5. In un secondo tempo rendere il progetto diffuso sul territorio, autosostenibile e risorsa economica sul piano culturale e turistico.
6. Contribuire alla creazione di individui che abbiano radici in se stessi e nel proprio territorio, ma lo spirito nel mondo.

Lo stesso fund-raising potrebbe essere lanciato per la costituzione dell’opera a titolo di contributo dei cittadini.

È ovvio che l’approccio culturale ed educativo non risolve i problemi contingenti dell’accoglienza, della fame, della paura, della disperazione e della gestione dell’emergenza, getta però le basi affinché un futuro estremamente impegnativo sia più gestibile. Getta le basi per trasformare un problema in opportunità e per approfondire quello che a uno sguardo superficiale e spaventato sembra irrisolvibile. Ma non lo è.

Foto: (MV) La Scala di Selaron. Selaron era un Artista cileno scomparso qualche anno fa. Ha impegnato diversi anni della sua vita alla realizzazione della scala che ha dedicato al popolo Carioca.

La Scala di Selaron a Rio de Janeiro è un’opera di Land-Art che collega i quartieri di Santa Teresa (in alto) a quello di Lapa (in basso). Simbolo di integrazione, fratellanza, amicizia e solidarietà, è realizzata con centinaia di migliaia di piastrelle provenienti da tutti gli angoli del pianeta.

Si tratta di un work-in-progress senza fine poiché continuano ad arrivare piastrelle da amici di tutto il mondo, che vengono collocate da altri artisti amici di Selaron.

Para Ti Connection – Meditazione e Vita Carioca

7 giorni a Rio de Janeiro tra Meditazione, Vita Carioca, Pitture corporali e tradizioni indigene.

Il programma può subire variazioni. Programmi simili saranno proposti a Natale/Capodanno e nel periodo pasquale.

I 7 giorni possono essere un po’ di più o un po’ di meno, e molti di più o molti di meno dipendendo dalle esigenze di ognuno. La nostra è una proposta totalmente flessibile e adattabile a esigenze anche individuali. Il costo riportato in calce si riferisce alla proposta nella sua interezza (7gg./7notti) e sono specificati i servizi inclusi e quelli non inclusi.

In 7 giorni alcuni creano l’Universo, noi più modestamente vi rivolteremo come un calzino. Molti se ne andranno piangendo, altri ridendo, nessuno potrà rimanere indifferente. Qualcuno non vorrà tornare a casa.

Si tratta di una seria proposta culturale, sociale e spirituale non realizzata a scopo di lucro. I proventi sono destinati a contribuire al sostegno della causa india e del Centro Para Ti.

Il programma di Pitture Corporali, Danze e Canti con gli Indios Fulni-o del Pernambuco è possibile solo dal 1° al 15 agosto. La presente proposta è solo per il mese di agosto. Dal 15 al 31 il programma con gli Indios Fulni-o sarà sostituito da altre proposte di escursione e/o Meditazione. Tra queste i rituali di Candomblé in Centri specializzati di alto rilievo.

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1° giorno. Arrivo dall’Italia al mattino, sistemazione e ambientazione.
“Ocean Meditation”. Passeggiata e meditazione sulla fantastica spiaggia di São Conrado. Pranzo nei boutecos della spiaggia. Pomeriggio riposo e visita al Centro Para Ti. In serata meditazione profonda nel nostro spazio lounge immerso nella foresta.
2° giorno. Mattino esercizi tibetani nello spazio lounge seguiti da 1 ora di Meditazione Bhairava. Colazione. Escursione al Corcovado, pranzo in bouteco a Santa Teresa, quartiere storico e oggi artristico. Visita di Santa Teresa, con discesa a piedi della Scala di Selaròn, maestosa opera di Land-art. Giro dei graffiti di Rio. Rientro, “Serata Fulni-o”: Pitture Corporali dei Maestri Indios Fulni-o, seguiti da danze, canti e cerimonie. Cena in sede.
3° giorno. Mattino Yoga nella sala di Meditazione del Centro Para Ti seguita da “Meditazione del Respiro”. Spiaggia. Rientro con pranzo in bouteco in favela. Riposo. Pomeriggio visita alle favelas di Vila Canoas e Rocinha. Serata a Lapa in locali di Samba tipici con cena in loco.
4° giorno. Mattino esercizi tibetani seguiti da “Meditazione Bhairava” (1 ora). Escursione Centro città, pranzo in bouteco tipico. Escursione al Pan di Zucchero. Visita alle barche d’artista nella rada di Urca. Ritorno in sede. “Serata Fulni-o” con pitture corporali e cerimonie.
5° giorno. Mattino esercizi tibetani seguiti da Meditazione Profonda. Colazione. Mattinata in spiaggia. Pranzo in chiosco sulla spiaggia. Pomeriggio “Meditazione della Presenza”: Un paio d’ore con i bambini e gli educatori del nostro centro Para Ti, per sperimentare la “Psicopedagogia Presenza” che noi abbiamo appreso dal Missionario Padre Renato che opera da 30 anni nell zone più pericolose di Rio. Riposo. “Serata Fulni-o”
6° giorno. Mattino Yoga e “Meditazione del Respiro”. Colazione. Escursione al Parco Nazionale di Tijuca, pranzo all’interno del Parco in tipico locale storico. Rientro. Spiaggia e riposo. “Serata Fulni-o”. Cena in sede.
7° giorno. Mattino Yoga nello spazio Lounge seguito da “Meditazione Bhairava”. Colazione. Mattinata in spiaggia a São Conrado o Barra. Pranzo in chiosco sulla spiaggia. Pomeriggio escursione alla tipica “Fiera Nordestina”. Rientro in sede. “Meditazione dell’Abbraccio”. Cena in loco.
8° giorno. Resumé dell’esperienza in riunione plenaria nello spazio lounge. Meditazione conclusiva. Saluti e partenze.

Sciamano Fulni-o

Sciamano Fulni-o

Meditazioni. Si tratta di una nostra pratica abituale da decenni. Strategica. La “Meditazione Profonda” è guidata da Mauro Villone, che la pratica da 30 anni. La “Meditazione del Respiro” e lo Yoga sono guidati da Rogerio Barros, istruttore di Yoga e Meditazione, responsabile della Meditazione Infantile nell’attiguo Centro Para Ti. La “Meditazione Bhairava” e la “Meditazione dell’Abbraccio” sono guidate da Rogerio Barros coadiuvato da Lidia Urani e sono le Meditazioni trasmesseci dal Guru Indiano Atmaji, Maestro di alcuni del nostro gruppo. Si tratta di meditazioni che impiegano tecniche di solito destinate a meditatori molto esperti, ma combinate con una sequenza che le rende adatte a tutti.

Fulni-o. Sono un gruppo etnico ristretto (4/5000 individui) del Pernambuco (Nordest del Brasile), ma molto forte e dotato di fortissima identità, che è riuscito a mantenere praticamente intatta per 500 anni. I curanderos e i capi praticano pitture corporali, filosofia della natura, canti e danze sacri. Il nostro incontro con loro ci ha ulteriormente cambiato l’esistenza. Le loro pratiche, a partire dalle pitture sacre corporali fortificano enormemente sul piano dell’identità. Sono estremamente potenti. I Fulni-o producono e vendono artigianato di altissimo livello che sarà disponibile in loco. Vengono appositamente a Rio per collaborare con noi, con l’Università, con Musei di Antropologia.

Vida Carioca. È un universo. Cerchiamo di darne un’idea il più possibile profonda con solo 7 giorni a disposizione. La filosofia carioca è rivolta alla felicità, al sorriso, all’abbraccio e alla solidarietà. Porteremo, chi lo vorrà, a profondo contatto con le vere situazioni del luogo.

Para Ti, il Centro. Qui da 25 anni diamo rifugio, educazione, cultura, famiglia, solidarietà, Amore a centinaia di bambini. Ma soprattutto diamo Presenza, la stessa che andrebbe data a chiunque a partire da se stessi. È per tale ragione che un’esperienza di volontariato qui cambia la visione della vita. Ma basta un incontro anche di poche ore.
Il Centro dispone di boutique artigianato, editoria, bar, terrazze lounge.

La Natura. Siamo immersi nel Parco Nazionale di Tijuca, il più grande parco tropicale al mondo in una metropoli. In alcune occasioni mediteremo nella foresta e ci cammineremo, se possibile con il nostro amico Xepa, figlio di un Curandero di altri tempi, che ci illustrerà alcune piante curative. Se saremo fortunati a colazione ci faranno visita piccole scimmiette, colibrì, pappagalli, tucani, garze. Sulla spiaggia passano in continuazione anatre selvatiche, urubù, fregate e altri innumerevoli specie di uccelli. L’Oceano è maestoso, con le montagne di granito alle spalle.

Para Ti Guesthouse. L’alloggio. Camere semplici, ma di charme immerse nella foresta. Suite di charme molto confortevoli in villa. Si tratta di casa nostra, siete nostri ospiti. Giardino, foresta, terrazze, sale, spazi lounge, amache.

Costi. Camere in foresta su deck in legno su cascatella per 7notti: 630€. Camere in villa per 7 notti: 840€. Costi a persona che includono: pernottamento, colazione, workshop meditazione, pitture corporali, danze e cerimonie, una escursione in favela, un pomeriggio a Para Ti. Non sono inclusi: tutte le altre escursioni, pranzi e cene, acquisti artigianato. Non è incluso il volo dall’Europa che può avere un costo medio dai 700 ai 1000€.

Costi pranzi e cene. Sono in relazione a dove si consumano. Vanno dai 5€ dei boutecos più modesti ai 25/30 di ristoranti più strutturati, con tutti i passaggi possibili. Le cene in sede hanno un costo medio di 15/20€.

Costi escursioni e spostamenti. Dipendono dai mezzi utilizzati e se vengono effettuate in autonomia o in gruppo e comunque con una guida. I trasporti pubblici partono da un costo di 3€ a corsa. Un taxi dal quartiere di São Conrado al Centro può arrivare a 15/20€. Un’escursione in gruppo (3h.) può andare da 25 a 50€. Escursione privata (3h) con guida da 90 a 120€.

Info: mauro.villone@libero.it

Per info sulla struttura: http://paratiguesthouse.wordpress.com FB: ParaTi Guesthouse

Per info su Para Ti: www.parationg.org FB: Para Ti (ONG)

Laura Boldrini in visita alla nostra ONG Para Ti

Laura Boldrini con Lidia Urani e alcuni bambini del Centro Para Ti a Rio.

Laura Boldrini con Lidia Urani e alcuni bambini del Centro Para Ti a Rio. (Foto: Allan Baltar)

La visita di ieri della Presidente della Camera Laura Boldrini alla nostra ONG Para Ti è stata un grande successo. Accolta da Lidia Urani​ e tutto il nostro staff a Villa Urani, ha poi visitato il Centro Para Ti gremito di bambini e di amici della favela di Vila Canoas dove operiamo. Erano presenti inoltre lo staff della Presidente, l’ambasciatore e il console, lo staff della RAI corrispondente a Rio. E’ stato un piacevole riconoscimento istituzionale, soprattutto del lavoro umanitario trentennale della famiglia Urani. Ed è stato un riconoscimento per tutti noi e per il nostro staff per la capacità di far incontrare due mondi distanti, come una favela di gente povera e istituzioni dello stato. Laura Boldrini e Lidia dopo aver parlato a lungo e giocato con i bambini si sono scambiate alcuni doni, come per esempio il libro autobiografico di Franco Urani, il mio libro Il Mistero della Libertà e i disegni realizzati per l’occasione dai nostri bambini. In seguito sono state in visita a piedi all’interno della favela e all’asilo per i bambini piccolissimi, realizzato dal padre di Lidia Franco Urani, negli anni ’80.
La nostra speranza è che questo incontro, al di là dell’utile e piacevole scambio umano e culturale, possa condurre ad azioni concrete, come per esempio, secondo quanto sostenuto dalla Presidente Boldrini, un contatto fruttuoso con Marchionne e la FIAT, che finora non ha mai sostenuto il nostro Centro, nonostante Franco Urani fosse stato il primo realizzatore dell’azienda in Brasile. Se accadesse significherebbe la possibilità concreta di aiutare più gente ed espandere il concept Para Ti sia a Rio che altrove coinvolgendo ancora di più istituzioni, volontari e artisti nel processo rivoluzionario che abbiamo avviato.
Ringraziamo tutti i cari amici che hanno reso possibile il successo dell’evento.

Una Personalità straordinaria

Favela Rocinha

Favela Rocinha

Brasile. Fame “0”?. Sì ma, corruzione e interessi tanti.

La segnalazione di un amico di Facebook mi ha indotto a parlare di un argomento che intendevo affrontare da tempo. La questione postami è la seguente: “Stamani a rtl 102.5 il Ministro dell’agricoltura ha parlato del progetto “fame zero” del presidente Lula come pionieristico nell’ambito del combattere la fame nel mondo. Volevo sapere di più su questo progetto e soprattutto capire se è stato così buono come dicono o se, come spesso accade sono solo discorsi”.
L’occasione è interessante per parlare di due tematiche. L’operato di Lula e la scarsità di comunicazione (e informazione) tra paesi diversi, soprattutto se si tratta di distanze intercontinentali. Al di là della pochezza dell’immagine del Brasile nell’immaginario collettivo europeo, è interessante notare come anche informazioni cruciali non arrivino e, se lo fanno, arrivino piuttosto distorte. Per gli italiani (e gli europei in genere) il Brasile è lontanissimo. Ci si può andare travestiti da Indiana Jones per qualche giro organizzato in Amazzonia, con indios finti, a strafarsi di caipirinha e, soprattutto, per incontrare le donne più belle del mondo. Finito. Peccato che, al di là della quantità di temi enormemente interessanti riguardanti questo paese, il suo governo abbia responsabilità enormi nei confronti non solo del paese stesso, ma anche di tutta l’umanità, visto che vi si trovano i 4/5 dell’Amazzonia, che è uno dei polmoni verdi più grandi del mondo, oltre che uno dei bacini idrografici più ricchi e importanti. Ma veniamo al dunque.
Il Ministro Martina ha parlato di una giornata di lavoro tra 40 paesi del mondo, legata a EXPO 2015, che avverrà il 7 febbraio e nel quale si affronteranno temi come quello della lotta alla fame e delle politiche agricole. In tale ambito, presenti i paesi partecipanti all’Expo, parlerà quello che il Ministro ha definito “una personalità straordinaria”, l’ex presidente del Brasile Lula.
Senza dubbio, ma se c’è qualcosa di straordinario in particolare nella personalità di quest’uomo è la sua capacità di rimanere al potere per due mandati, nonostante il suo governo si sia dimostrato se non il più corrotto, uno tra i più corrotti della storia del paese. Nello scandalo Petrobras, uno dei peggiori mai avvenuti in Brasile, sono coinvolti in prima linea almeno dodici dei suoi cari amici. Lui non poteva non sapere. Non solo. Non potendosi presentare per essere eletto a un terzo mandato ha tirato fuori, come un coniglio da un cappello, la Presidenta Djilma, nient’altro che un prolungamento del suo potere incontrastato, la quale ora si trova anch’essa al suo secondo mandato. Già si vocifera che alle prossime elezioni si presenterà di nuovo lui, il maestro. Per quanto riguarda potere e corruzione, e capacità di intortare gli elettori, bisogna dire che in Brasile ci sanno fare persino più che in Italia.
Nessuno sa, in Italia, come il “presidente operaio e favelado” abbia battuto i piedi come un bambino quando dovette lasciare i palazzi del governo, dichiarando egli stesso che pativa soprattutto a lasciare le grandi scrivanie e i sontuosi uffici con l’aria condizionata di Brasilia. Nel periodo in cui ha governato ha comunque senza dubbio fatto cose buone. Uno di questi è proprio il progetto “Fame 0”, ci mancherebbe altro. Negli ultimi dieci anni in Brasile è effettivamente diminuita la miseria nera. Andava fatto. Un’altra operazione fu “Luz para todos” (Luce per tutti). Non c’è anfratto, anche nelle zone più remote o selvagge, dove non arrivino due fili che riescono ad accendere una lampadina. Un’iniziativa anch’essa meritevole. Ma tutto ciò, che andava fatto, si poteva fare anche molto diversamente. I pochi che spieghino quale sia il prezzo pagato per realizzarlo difficilmente arrivano agli occhi e alle orecchie degli europei.
In primo luogo Lula si è dedicato alle iniziative che potessero assicurargli rapidamente più voti. Senza mangiare al buio non vuole stare nessuno. Quindi. Tralasciando i miliardi spesi (e anche buttati in corruzione e concussione) per accendere le lampadine bisognava anche produrre molta energia. Il risultato sono sconfinate plaghe di territorio rubate all’agricoltura per produrre bio-carburanti, interi bacini idrografici devastati per costruire idro-elettriche gigantesche. Adesso queste centrali non funzionano poiché il Brasile sta patendo la più spaventosa siccità da 70 anni. Perché? È semplice. L’Amazzonia, il polmone della Terra e dell’Umanità, è sotto attacco da una quantità enorme di compagnie intrallazzate con il governo corrotto di Djilma che stanno depredando ulteriormente la foresta. Il clima sta cambiando rapidamente anche a causa di questa devastazione. Osservando l’Amazzonia dall’aereo non è più come 15 o 20 anni fa. Sembra un gigante ferito e spelacchiato e sui corsi d’acqua si vedono transitare chiatte mercantili gigantesche cariche di prezioso legno tropicale. Tralasciamo per ora le ripercussioni sul piano etnico e culturale che porterebbero via troppo tempo e concentriamoci sull’ambiente e la società. Le compagnie che prendono gli appalti fanno lavorare gli operai in condizioni disastrose (il presidente operaio dov’è andato?), senza infrastrutture. Parallelamente la polizia e l’esercito scacciano gli indios dai loro territori. Chi rimane può però sempre prostituirsi e la prostituzione è in aumento. La cultura india che, oltre ad essere un patrimonio culturale, potrebbe anche essere una risorsa turistica di rilievo e quindi economica, non viene nemmeno considerata. Chi lavora non guadagna abbastanza per una vita realmente decorosa. E allora? Altro coniglio dal cappello: la “Borsa famiglia”. Geniale. Ogni figlio in più da diritto a una miseria mensile che però, facendo molti figli, può diventare una risorsa. Addirittura alcuni preferiscono non ammazzarsi di lavoro mal pagato e sopravvivere di “Borsa famiglia”. Per farne che? Per comprare auto, moto e un sacco di altre cose inutili, grazie alla parallela selvaggia politica di credito al consumo. In sostanza il governo ha dato avvio a un volano di consumo che, alla fine, si rivelerà del tutto fasullo. Le grandi città sono intasate di traffico. Si consuma molto di più, soprattutto generi alimentari di scarsa qualità che hanno sostituito, in parte, il riso e fagioli nazionale dei poveri creando un nuovo problema: l’obesità. I bellissimi bambini e anche adulti per cui era famoso il Brasile sono in diminuzione. Aumentano i ciccioni con conseguenti problemi di salute. No, non c’è più la fame, ci sono la pressione alta, la depressione e, per i ricchi che si strafogano di carne, il cancro.
I bambini stanno cambiando rapidamente. Diventano arroganti, e saccenti pur rimanendo ignoranti. Preferiscono l’i-pod da 500 euro e dormire per terra che migliorare seriamente la qualità della loro vita. Nel frattempo l’escalation della violenza e della diffusione di droghe sembra non avere fine. Solo la scorsa settimana sono stato in missione volontaria in una delle più pericolose favelas di Rio, presidiata dalla fanteria, armata fino ai denti, appoggiata carri armati e autoblindati. La parola più diffusa nelle favelas è: Paura. Sì, la fame è (quasi) zero (ma sono ancora tanti a non riuscire a mettere insieme il pranzo e la cena) e la grandiosa classe media è in aumento. Ma quello che è aumentato sono solo un potere di acquisto artificiale per comprare soprattutto cose inutili, mentre la cultura e l’educazione sono più alla deriva di prima.
Capisco che tutto questo il ministro non lo possa sapere, visto che ritiene che la popolazione del Brasile sia 5 volte quella dell’Italia, come dichiara nell’intervista. I brasiliani sono 200 milioni signor ministro non 300. Se qualcuno volesse mettersi in ascolto avrei ancora moltissime cose da raccontare. Non sono storielle da un paese tropicale, bensì da un paese che vorrebbe avviarsi ad essere una delle massime potenze mondiali e che ha in mano più della metà del territorio sudamericano e la quasi totalità del polmone della Terra.

Mauro Villone

Carioca Healing

Testo e foto: Mauro Villone

Brasil

Brasil

Ho lanciato un progetto, legato all’ospitalità nella nostra Para Ti Guesthouse a Rio, che ho intitolato Carioca Healing (Cura Carioca). Approfitto della richiesta di spiegazioni da parte di una cara amica di Torino, per illustrarne il concept.
Io divido la mia vita tra Piemonte, Rio de Janeiro e altre località che incontro nei miei viaggi. Francamente mi trovo molto bene ovunque, ma è altrettanto vero che esistono differenze sostanziali di varia natura tra un posto e l’altro. Differenze di energie, di paesaggi, di persone e via dicendo. Ogni luogo ha le sue caratteristiche. Il Brasile è dotato di un altissimo livello di energia, che si riscontra nel paesaggio, nella natura e nei suoi stessi abitanti, incluse le attività che vi si svolgono. Rio de Janeiro in particolare è un po’ la capitale culturale del paese e qui si possono trovare, pur tra innumerevoli problemi, una quantità di aspetti della vita quotidiana che hanno, a mio parere, una valenza “terapeutica” sul piano psico-fisico e spirituale. Naturalmente non voglio affatto dire che ci si possa curare solo stando qua un po’ di tempo. Il termine terapeutico lo utilizzo con licenza poetica per dire che assorbire la filosofia carioca può essere utile per lasciar andare moltissimi di quei pensieri che non sono altro che costruzioni mentali indotte dalla frenetica vita lavorativa occidentale.
A Rio lavoro parecchio. Ciò non toglie che sia riuscito a fare miei alcuni degli atteggiamenti tipici del popolo brasiliano. Proprio la quantità di problemi legata alla carenza di servizi, di impiego e, un tempo, di cibo, insieme al mix di culture e provenienze etniche e culturali, ha creato un popolo che ha fatto del rilassarsi in ogni momento una sorta di bandiera. È facilissimo sentir dire a un brasiliano, di fronte a una qualsiasi difficoltà cose tipo: Não esquenta a cabeza (non ti scaldare la testa), fica tranquilo (stai tranquillo), ‘ta redondo (stai rotondo), toda joia (è tutto prezioso), fala meu amor (dimmi amore mio), tudo bem meu irmão (tutto bene fratello), beleza… o altre cose di questo tipo. L’atmosfera del paese, anche dove si possono incontrare difficoltà non indifferenti, è sempre rilassata e tranquilla. A questo va ad aggiungersi una propensione storica alla solidarietà, radicatasi soprattutto nelle fasce povere della popolazione, che per secoli ha dovuto lottare contro difficoltà di ogni tipo. È tutt’altro che infrequente incontrare propensione all’aiuto in qualsiasi frangente, anche tra persone che non hanno niente. È difficile essere abbandonati in Brasile. E poi l’allegria. Il popolo brasiliano, proprio per affrontare una vita non facile, ha fatto dell’allegria il proprio stendardo e se il famoso Carnevale qui è tra i più scatenati del mondo, la felicità, il Samba, la musica, il sorriso sono la vita quotidiana. E poi l’abbraccio. A parte il fatto che l’abbraccio in sé è terapeutico, come è stato dimostrato scientificamente da equipe mediche, poiché sviluppa ossitocina (l’ormone dell’amore), l’abbraccio brasiliano è qualcosa di veramente sorprendente e toccante. Un famosissimo Samba canta, tra le altre, le seguenti parole: “Um sonriso negro, um abraço negro, la felicidade” (non credo serva traduzione). Ed è realmente così, non c’è niente che possa aggiustare una giornata, anche passata tra mille difficoltà, più del simpatico e solare sorriso di una negra o lo stritolante abbraccio di un negro. È spesso addirittura commovente.

Emozioni

Emozioni

(A proposito, la parola negro qui non ha alcuna accezione negativa e designa solo una persona dalla carnagione scura. Non amo il ridicolo e pacchiano “di colore”, totalmente fuori luogo, visto che il colore ce l’hanno anche i bianchi, per l’esattezza una sorta di rosa maialino. E finiamola con ‘ste cazzate).
Tutto quanto descritto prima è fondamentale. A questo si aggiungono cose che si trovano in molte altre parti del mondo come le spiagge, il sole, l’oceano, le cascate, le foreste, le isole, i deserti, ma tutto questo, supportato da gente come quella descritta prima, fa del Brasile e di Rio posti che possono davvero avere un profondo impatto sulla psiche, sul fisico e sullo spirito delle persone.
Detto questo. In cosa consiste il programma?
La permanenza può ovviamente anche essere a tempo indeterminato, ma noi abbiamo ipotizzato un assaggino di dieci giorni con il seguente programma. (Anche se è chiaro che non c’è niente di obbligatorio, ci mancherebbe altro).
Sveglia al mattino e colazione. Meditazione e Yoga con Rogerio Barros, istruttore qualificato che è responsabile del settore, e fa Meditazione Infantile con i bambini del nostro centro Para Ti. Chi lo desidera può fermarsi qualche ora al centro per partecipare alle numerose attività con i bambini quali pittura creativa, cucina e fotografia.
Nel periodo sono previste due escursioni nella foresta del Parco nazionale di Tijuca, di cui una con il nostro amico e collaboratore Xepa, grande conoscitore delle piante tropicali (anche se non sa scrivere). Ci si porta il pranzo al sacco nella foresta, dove si può anche fare il bagno di cascata. Chi vuole può partecipare alla meditazione che faremo nella foresta.

Escursione nella foresta di Tijuca con Xepa

Escursione nella foresta di Tijuca con Xepa

Le altre escursioni, parte in van collettivo, parte in fuoristrada e parte in autobus o taxi, toccheranno i must della città come il Cristo del Corcovado e il Pan di Zucchero. Ma anche una quantità di luoghi molto meno conosciuti della città. La Pedra do Sal, oggi luogo di ritrovo con musica, samba e artisti, ma un tempo dove gli schiavi portavano il sale ad asciugare. Il quartiere di Urca, con la passeggiata in un Parco Naturale e lungo la Baia di Guanabara, dove si trova il porto peschereccio e uno dei bar sulla strada più frequentati da universitari e intellettuali. Il quartiere Lapa, con i locali notturni e Santa Teresa con i ristoranti con vista sulla città. La sorprendente isola di Jigoya, nella laguna di Barra.
Ma la cosa più importante è l’interazione con i Carioca. Questa avviene ovunque, ma ci sono situazioni specifiche che sono i locali e le scuole di Samba, dove ci vogliono cinque minuti per essere accolti da grandi amici e le Rodas de Samba, interminabili concerti di grandi artisti e comuni appassionati, che hanno luogo per lo più sulle spiagge, tra le quali le più famose del mondo: Ipanema e Copacabana.

Candomblé

Candomblé

Sempre in condivisione con la gente del luogo può capitare di assistere (e forse partecipare) a un rituale di Candomblè sulla spiaggia. Per quanto riguarda il Candomblé per chi lo desidera possiamo organizzare una mattinata in un Centro di Candomblé vero e non per turisti, dove si può fare un “banho de descarrego”, un bagno rituale con acqua e erbe per scaricare le energie negative e poi dedicare un po’ di tempo in tutta tranquillità, rilassanosi nelle diverse “case degli spiriti”. È gratuito, basta fare un’offerta.
Sempre a richiesta, se si è disposti a dedicare un intero pomeriggio si può essere visitati nei “Centri Spirita” (sempre gratuitamente e facendo un’offerta) da medici ospedalieri (e medium), che collaborano con pranoterapeuti, fisici quantistici, spiritisti, veggenti e medium. In pratica si partecipa a un percorso nel quale eventuali patologie vengono affrontate da diversi punti di vista. In questo i brasiliani sono avanti di anni luce. Per quanto riguarda i guaritori, in generale in Brasile ce ne sono alcuni tra i più potenti del mondo, ovviamente per avvicinarli ci vuole tempo e occorre quindi un’ampia preparazione preventiva. Cito queste possibilità non perché sia possibile usufruirne i dieci giorni, ma per dare un’idea dell’ambiente generale. Per chiunque fosse interessato ad approfondire è possibile organizzare incontri seri, ma che proprio per tale ragione richiedono preparazione sia degli ospiti, sia da parte nostra.

Roda de Samba

Roda de Samba

Le sere che non sono dedicate alla “movida carioca” si possono passare nella nostra sede, immersa nella foresta, dove talvolta abbiamo ospiti musicisti e cantanti di samba.
Chi desidera sperimentare degli sport, oltre all’ecoturismo, può optare per la bicicletta, il parapendio, il deltaplano, il surf, il body-board e il kyte-surf, ma può anche sperimentare una seduta di Capoeira.
Una ulteriore escursione prevista è al parco naturale marino di Grumary, fuori città, dove dopo una giornata dedicata all’oceano si può cenare in “boutecos” tipici, che si trovano nei pressi del parco in una vallata immersa nella foresta.
Ma esiste un altro aspetto estremamente importante per chi vuole capire come si può vivere (e sopravvivere) allegramente, anche quando non si ha niente. È possibile fare, accompagnati da noi ed eventualmente da altri amici del luogo, un giro nelle favelas. Avvicinandosi con il massimo rispetto a chi vive in un mondo poverissimo, ci si può rendere conto di come tutto ciò che diamo ampiamente per scontato non lo sia affatto e come possano essere feroci le disuguaglianze, passando dai centri commerciali più eleganti del mondo alle fogne a cielo aperto a meno di trecento metri da essi. Quello che risulta, a un animo sensibile, è quanto sia miserabile il lusso pacchiano e quanto possa essere nobile lo stile di vita di persone che faticano letteralmente a mettere insieme il pranzo e la cena.
Tornare poi al nostro Centro Para Ti, con 50 bambini della vicina favela, ai quali diamo assistenza educativa, è sufficiente per vedere, una volta per tutte, le cose con “unaltrosguardo”.
Le profondità di Rio di certo non finiscono qui, ma mi fermo poiché credo sia sufficiente per trasmettere cosa sia ciò che chiamiamo “Carioca Healing”. Un’esperienza forte e profonda, con un tasso emotivo altissimo che, se si è ricettivi a sufficienza, può cambiare se non la vita, per lo meno il punto di vista.

Samba, samba, samba....

Samba, samba, samba….

Stati modificati di Coscienza

Stati modificati di Coscienza

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Da moltissimi anni sono molto interessato e coinvolto nello studio degli stati modificati di coscienza. Preferisco chiamarli “stati modificati” anziché “alterati” per la semplice ragione che quest’ultimo aggettivo presuppone intrinsecamente una leggera connotazione negativa. Mentre stati modificati secondo me rende maggiormente l’idea di una variazione, spontanea o indotta, dello stato di coscienza. Si parla anche, nei casi più estremi, di “stati di allucinazione” e “stati di trance”, quando la modificazione porta alla percezione, sempre più forte, di altre realtà oppure di cose inesistenti.

L’argomento è ben poco conosciuto, nonostante tutto. Nonostante siano passati quasi 70 anni dalla scoperta dell’LSD e siano stati fatti innumerevoli studi riguardo al tema degli stati modificati in genere, si sa ancora poco su di essi, anche perché l’argomento non può essere trattato come qualcosa a sé, bensì deve essere riferito a quello che è in generale la coscienza nel suo insieme, anche quando non sopraggiungano modificazioni. Lo psicologo Charles W. Tart, della Stanford University, parla nei suoi lavori di stati modificati rispetto a uno stato di coscienza di base preso convenzionalmente come punto di riferimento. Egli stesso spiega chiaramente due cose. In primo luogo come non si possa parlare di stato di coscienza, per così dire, normale, ma si possa solo pervenire a stabilire quale sia uno stato di coscienza di base, dal quale partire per indurre modificazioni. In secondo luogo spiega come tali modificazioni possano essere solo di natura “discreta”, ovvero procedano a piccoli salti, come dei gradini di cambiamento da uno stato all’altro. Come avviene per gli stati energetici delle particelle subatomiche e per la distribuzione di massa nell’universo, che non sono continui, ma, per l’appunto, discreti.

Il tema in oggetto è stato più volte affrontato da studiosi, dalla letteratura, dai media, ma tutto sommato è ancora molto poco conosciuto, anche se fa ampiamente parte della storia dell’uomo. Stati modificati, soprattutto legati a credenze e religioni, sono descritti da libri antichissimi, soprattutto sacri o religiosi, come i Veda, la Bibbia, il Popol Vuh e molti altri. La disciplina dello yoga e le discipline psico-spirituali in genere sono proprio basate sulla ricerca scientifica della modificazione della coscienza. Questo accade proprio perché è del tutto intuitivo il fatto che, per percepire realtà più profonde e supernormali, non è sufficiente agire con i normali strumenti della coscienza di veglia più o meno accettata come quella standard. Occorre riuscire ad espanderla per poter percepire qualcosa d’altro. Uno dei dibattiti più accessi dalla notte dei tempi ad oggi è se questo qualcosa sia di natura reale oppure no. Naturalmente questo dilemma se ne trascina dietro un secondo immediatamente. Ovvero: cos’è la realtà? Cosa possiamo definire come realtà?

Mentre impazza la polemica che forse potrà pervenire e una soluzione o forse no, una cosa che chiunque può fare è la sperimentazione personale. Con lo yoga, la meditazione profonda, la meditazione trascendentale, ma anche con la danza, il teatro e mille altre discipline.

Gli stati modificati, in ogni caso, sono generalmente considerati dall’opinione pubblica, standardizzata e nutrita di disinformazione televisiva e altre droghe tecnologiche e mediatiche, come un tabù, qualcosa da cui stare alla larga. Specie se questi stati modificati sono indotti da droghe di vario genere.

E qui entriamo nel delicato e in uno dei temi più controversi e misconosciuti degli ultimi due secoli.

Baudelaire e i suoi amici, riconosciuti dalla letteratura ufficiale come grandi scrittori, non fumavano l’hashish, bensì lo ingerivano. Con questo tipo di assunzione gli effetti perdurano più a lungo. Erano forse i primi, nella società occidentale moderna, a fare uso di droghe, in aperta polemica con gli standard dei benpensanti dell’epoca. Tutte le altre occasioni passate nelle quali si utilizzavano stupefacenti erano legate a culture che le accettavano normalmente come facenti parte dell’insieme di usanze e comportamenti. Questo vale per le civiltà antiche di Roma e della Grecia, dell’India e molte altre. Lo stesso vale per le sostanze utilizzate dalle streghe, ancora in epoca storica, come la Datura, l’Aconito, la Belladonna e il Giusquiamo, che erano legate a precedenti culture (come per esempio quelle celtiche e nordiche) sopraffatte e spazzate via da quella occidentale. Al di là dell’utilizzo di droghe, in queste culture, la modificazione dello stato di coscienza era vista come normalissima e per lo più legata alla ricerca spirituale e all’afflato religioso. Solo nella nostra cultura occidentale tale ricerca viene vista come il diavolo ed è ufficialmente repressa e perseguita.

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La ragione è semplicissima: modificare lo stato di coscienza permette di allargare la propria visuale e di osservare le cose da punti di vista differenti. Permette inoltre di percepire realtà diverse che spesso mettono pesantemente in discussione tutta l’impalcatura sulla quale si regge, malferma, la traballante costruzione schiavista della civiltà occidentale. Una delle prime cose ad essere vietate in qualsiasi regime totalitario, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, sono sostanze stupefacenti e movimenti spirituali, a meno che non si conformino al potere costituito e gli tengano bordone. Come, per esempio, la chiesa cattolica con il fascismo e lo shintoismo con il governo di destra giapponese dello stesso periodo.

La repressione, paradossalmente, è ampiamente aiutata dai produttori e spacciatori di droghe sintetiche, come cocaina, morfina, eroina, ecstasy, crack, colle e altre schifezze simili, continuamente aggiornate o inventate. La spaventosa diffusione di questi veleni è dovuta principalmente a una enorme richiesta. Richiesta amplificata da un altrettanto enorme disagio, ma che parte da una necessità, probabilmente innata nell’esser umano, per l’appunto di modificare lo stato di coscienza. Tale necessità, misconosciuta o comunque repressa, ha portato nei decenni alla situazione spaventosa che vediamo oggi. Ovvero milioni di persone dipendenti da sostanze chimiche di sintesi, che non fanno altro che aspettare la morte dopo aver passato una vita di fallimenti dopo fallimenti, ma soprattutto all’insegna di una totale mancanza di amore.

Se ci fate caso spacciatori e luridi mafiosi  e narcotrafficanti vari fanno i loro business solo ed esclusivamente da droghe sintetiche. Sostanze di sintesi come la cocaina e l’eroina, che derivano sì in origine da piante come la coca e il papavero, ma che sono del tutto manipolate. Unica eccezione la marijuana, anch’essa però ultimamente abbondantemente manipolata. Gli allucinogeni potenti non hanno un mercato nero parallelo, poiché sono troppo impegnativi e non si possono assumere solo per divertimento. Le droghe comunemente spacciate sono perlopiù narcotici o stimolanti e non allucinogeni.

Ai cervelli totalitari questa situazione fa molto comodo, poiché possono additare un folto gruppo di persone come i drogati cattivi da sterminare e dei quali non seguire l’esempio. Mettendo in tale calderone chiunque assuma qualsiasi sostanza. Senza peritarsi di approfondire e capire che ci sono differenze profonde. Anziché peritarsi di capire per quale ragione tanta gente provi disagio, cerchi di fuggire chimicamente oppure cerchi, maldestramente, di esplorare le infinite possibilità della coscienza, oppure faccia della seria ricerca psico-spirituale.

Anche un ghiro alcolizzato si rende conto che assumere intrugli chimici velenosi sia assurdo. Purtroppo questo accade poiché chi ha bisogno di aiuto viene abbandonato a se stesso da questo sistema di merda ed essendo le droghe vietate, punto e basta, si lascia in totale balia della delinquenza comune o organizzata la loro produzione e distribuzione. I risultati li conosciamo tutti: veleno, morte, violenza, miliardi per produrre altra violenza, prostituzione, armi, ulteriore controllo, addirittura inquinamento pesante di quello che potrebbe anche essere un sistema capitalista sano. Un sistema perfetto per chi vuole controllare con la violenza e la paura tutta la situazione.

In tale sistema l’impiegato e il dirigente benpensanti fanno la loro grossa parte, voltandosi per non guardare o additando i cattivi e crogiolandosi nel loro ben-essere fatto di altre droghe come la televisione, le auto e il calcio, che loro non percepiscono come tali, ma come chissà quali figate.

In ultima analisi, spesso, le persone che hanno disagi o semplicemente cercano amore o solo di capire di più sul senso della vita, rimangono soli. Ma disgraziatamente per il potere economico-culturale che l’ha messa nel culo a milioni di persone per decenni, le cose oggi stanno cambiando. Sono ormai numerosi in tutto il mondo i gruppi di ricerca culturale, sociale, spirituale, che si stanno dimostrando in grado di far fronte a questa situazione disperata e di cambiarla.

In tale contesto si inserisce anche il tema sostanze/modificazione della coscienza. Si tratta di un tema ancora tabù per gran parte della popolazione. Per tale ragione sto scrivendo queste righe, per dare il mio contributo personale.

Anzitutto la prima osservazione da fare è quella relativa a quanto già sottolineato sulla differenza sostanziale tra sostanze stupefacenti di sintesi e altre naturali. È fondamentale. Le sostanze di sintesi sono perlopiù veleni prodotti per essere venduti e fare business sulla salute degli altri. Mentre le sostanze stupefacenti e allucinogene naturali sono prodotte dalla natura e la loro esistenza è oggi ancora tutto sommato un mistero. Per mettere subito le mani avanti e non perdere tempo poi con obiezioni banali, dico subito che sì è vero, anche il curaro e la cicuta sono naturali e uccidono. Grazie al cazzo. Anche lavorare come uno schiavo tutta la vita fa venire il cancro, ma non per questo il lavoro in sé è qualcosa di negativo. Anche l’ingestione di esagerate quantità di cibo o acqua può uccidere. E guardare la televisione e i videogiochi per molte ore al giorno manda completamente fuori di testa. Quindi, in buona sostanza, per cortesia, lasciamo perdere tali obiezioni poiché il punto è cercare di capire come stanno le cose. E dunque una cosa sono i veleni sintetici prodotti per fare business, altra cosa sono piante e erbe, utilizzate da tempi immemorabili, anche per produrre stati mistici.

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Da tempi immemorabili culture antichissime, come quella dei Veda  per esempio, spiegano come fare a modificare la coscienza, per percepire l’essenza dell’universo più profondamente. Lo yoga, il controllo della respirazione, la meditazione sono alcuni di questi strumenti. Altrove si usano altre pratiche e, sempre da tempi immemorabili, in Europa, in Asia e nelle Americhe, sono state spesso utilizzate piante psicotrope di varia natura.

Ora, mettere subito in competizione, alla maniera occidentale, lo yoga e il peyote, a mio parere non serve a nulla. È chiaro anche a un topo morto che ingerire sostanze possa essere mediamente più pericoloso che controllare il respiro, ma è anche vero che non è troppo logico liquidare come “negativo” un sistema che viene utilizzato da millenni, spesso con risultati quanto meno interessanti.

Gli allucinogeni utilizzati per scopi spirituali, mistici o religiosi, non hanno niente di sintetico, sono del tutto naturali. Si tratta di piante e funghi, diffusi nelle foreste tropicali e delle zone temperate, dotate di proprietà psicotrope che non sono casuali. Ovvero alcune delle sostanze chimiche che le compongono sono adatte a legarsi con specifici recettori del sistema neurologico umano. Tale legame talvolta può causare una modificazione della coscienza, allucinazioni, stati di trance e mistici.

Prima osservazione: perché questo avvenga è ancora un mistero.

Seconda osservazione, utile per evitare di nuovo perdite di tempo e anticipare osservazioni ridicole di chi ha idee rigide. Una delle osservazioni più stupide che vengano fatte è che le popolazioni del passato inclini al misticismo e a una visione più olistica della vita si siano estinte e non siano state competitive. Niente di più falso. Nonostante la colonizzazione barbara degli europei le antichissime culture come quelle dell’India e dell’Asia in generale non solo sono sopravvissute, ma sono oggi addirittura all’avanguardia nella visione dell’universo. Sono grandi studiosi come Fritjof Capra che hanno sottolineato la convergenza tra antiche concezioni Vediche e fisica quantistica. Nonostante lo sterminio perpetrato da spagnoli e altri popoli europei violenti, e nonostante la distruzione di un patrimonio culturale immenso e antichissimo, le culture mesoamericane non solo influenzano ancora oggi il mondo, ma gruppi indigeni più o meno grandi sono riusciti a sopravvivere, salvando persino costumi e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. E poi non ci vuole una laurea in storia per rendersi conto che anche i grandi greco-romani si sono estinti. E allora? Sono i normali cicli storici, come potrebbe confermare un Toynbee qualsiasi.

Tra queste popolazioni ve ne sono diverse che, per entrare in contatto con le profondità di se stessi, con l’universo e con l’infinito, utilizzano sostanze psicoattive. Come migliaia o forse decine di millenni orsono siano giunti a conoscere queste proprietà delle piante e a utilizzarle in maniera corretta, è un altro mistero, che sarà oggetto di una mia prossima trattazione. In ogni caso ci troviamo di fronte a una tecnologia botanica e farmacologica di altissimo livello proveniente da chissà dove e sviluppatasi in tempi antichissimi. Fatto sta che la conoscenza delle piante, dei minerali, persino degli animali, del vento e di altri elementi naturali per la cura delle persone sul piano fisico, spirituale e della coscienza, di queste persone è profonda e grandissima. Così grande, lo dico a beneficio degli appassionati della pericolosissima razionalità, da interessare professori emeriti di biochimica, farmacologia, botanica e fisica quantistica delle migliori università del mondo. Come per esempio, tanto per citarne un paio, Richard Evans Shultz, eminente biologo dell’Università di Harvard, e Albert Hoffman, scienziato ricercatore della Sandoz di Basilea, scopritore dell’LSD nel 1938. Scrissero insieme, tra l’altro, il volume “Allucinogeni e Cultura”.

Per una serie di eventi sincronici dei quali non solo non mi stupisco più, ma che addirittura ormai riesco in parte a vivere attivamente, sono entrato in contatto a Rio con una delle popolazioni più strutturate in questo senso, anche se non sono certo i soli: gli Huni Kuin.

Si tratta di una popolazione che vive nelle foreste dello stato amazzonico dell’Acre, in Brasile, al confine con il Perù. Oggi sono più di tremila e il vasto territorio nel quale abitano è di loro proprietà. Sono portatori di una cultura antichissima, in parte misteriosa, che si perde nella notte dei tempi e che è molto ricca. Artigiani sopraffini e artisti. Molti di loro suonano, cantano, dipingono, modellano, creano. Essendo parzialmente in contatto con la cultura occidentale sono in grado di creare un ponte di scambio creativo interessante, cercando di fare attenzione a non distruggere le tradizioni. Oggi alcuni di essi sono laureati in diverse discipline, altri sono anche fotografi e videomaker di livello e altri ancora rappresentano presso gli enti politici federali, la loro tribù. Ma quello che è l’aspetto più interessante è la conoscenza straordinaria dei misteri delle piante, sia per scopi medici e farmacologici che spirituali. Sapienza così profonda e seria da interessare l’Università e il Giardino Botanico di Rio de Janeiro, il Governo Federale e altre università di tutto il mondo, e persino gli esponenti brasiliani della chiesa cattolica.

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Sono stato testimone dell’incontro tra una delegazione di sciamani Huni Kuin e i dirigenti dell’Istituto di Ricerca del Giardino Botanico di Rio. Incontro nel quale si è sancito, tra le altre cose, l’intento di collaborare per la ricerca in futuro.

Gli Huni Kuin, insieme al Giardino Botanico, hanno realizzato un libro, fotografico e di testo, dove vengono illustrate le caratteristiche botaniche e gli usi terapeutici di centinaia di specie tropicali. Una grande vittoria e un grande riconoscimento per questo popolo e per tutte le altre popolazioni indigene, che loro potranno aiutare per un futuro prossimo riscatto. Perché non sono certo i soli. Le popolazioni indigene presenti sul pianeta che non hanno ancora perduto la loro sapienza sono per fortuna ancora abbastanza numerose. Si può fare molto.

Ma quello che degli Huni Kuin è affascinante è il loro profondo equilibrio, la loro serenità e, soprattutto, l’amore. Quello che hanno per se stessi, per la foresta, per gli altri, per gli spiriti. Non si tratta di qualcosa di affascinante per hippy vagamente sognatori e nostalgici, bensì dell’osservazione della loro concreta capacità, ormai collaudata da millenni di vivere in armonia e, oggi, vivere in equilibrio tra due mondi, quello indigeno e quello tecnologico.

Tra le loro caratteristiche si trova un forte misticismo, come lo si può trovare in molte popolazioni indigene. Hanno una forte spiritualità che vivono in serenità e condividono continuamente all’interno delle loro tribù, ma anche con gli occidentali con cui vengono in contatto. In poche parole danno la sensazione di essere tutt’altro che poveri indios perdenti, ma persone molto ben radicate a terra, concrete, che badano all’agricoltura, all’artigianato e al commercio, ma anche alle terapie fisiche e spirituali. Al tempo stesso sono capaci di sognare, di volare, di comunicare con gli spiriti, a livello sorprendentemente profondo. Per fare tutto questo utilizzano la meditazione e l’amore, ma anche le piante, che conoscono e utilizzano da migliaia di anni. L’inizio di questa conoscenza si perde nella notte dei tempi e della leggenda.

In particolare utilizzano il succo di due piante allucinogene Kawa e Hunì, conosciute dalla tassonomia occidentale come Psychotria Viridis e Banisteriopsis Caapi. Come si sia pervenuti millenni orsono a scoprire che le due piante andavano miscelate (per ragioni, sa oggi la scienza occidentale, di carattere biochimico) rimane un mistero. Gli Huni Kuin dicono che tutto quello che sanno sulle piante è tramandato da nove milioni di anni di generazione in generazione e che il primo maestro degli antenati arcaici fu Jiboia, l’Anaconda Sacro. Su queste tematiche di ordine mitico e cosmogonico tornerò in futuro con altri scritti, poiché sono troppo complesse e ci porterebbero ora troppo lontano.

Quello che interessa sapere è che non si tratta affatto di quattro indigeni sballoni disperati, bensì di popoli con una fortissima identità, un passato antico, solide radici, una sapienza profonda e nei quali si trovano anche persone che sono state in grado di andare a insegnare in università occidentali. Questi ragionamenti valgono per numerosi altri popoli.

Questo genere di persone, abituate a vivere nella foresta, immerse nelle piante, ha un rapporto con esse e con la natura, estremamente profondo e articolato. Frequentandoli potrei dire di aver avuto la sensazione che, in qualche modo, siano essi stessi, in parte, delle piante. Sono clorofilliani. Hanno nell’aspetto spesso qualcosa che ricorda semi, arbusti, radici, petali. Credo che l’uomo occidentale, dipendente dalle piante né più né meno che come tutti gli altri, visto che anch’esso si ciba di semi (il pane, il riso), radici (le patate), frutti e ortaggi, debba recuperare il rapporto non solo con se stesso e la natura, ma anche con il mondo vegetale in particolare. Le piante non sono solo cibo, ma anche rimedio, abiti e rifugio. Con le piante si fa tutto, incluso nutrire gli animali che alla fine danno latte e carne. Per un occidentale ormai tutte queste cose non sono altro che prodotti di un supermercato o di un negozio, ovvero la “coscienza” di che cosa sia ciò che mangiamo o usiamo per vestirci è ormai ridotta quasi a zero. Per un indigeno le piante sono amici, spiriti che ci indicano la via, alleati, entità da amare. Fra queste anche quelle che chiamano le “piante del sogno”, le quali possono stimolare sogni speciali o le piante sacre del “cammino incantato”, che possono portare in volo a “vedere” l’universo e la propria vita in modo diverso.

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Alla luce di tali considerazioni ho sperimentato su me stesso la miscela sacra delle due piante Kawa e Hunì: l’Ayahuasca. Ho vissuto un’esperienza interessante e profonda che ho raccontato perché amo condividere e lo ritengo proficuo sul piano culturale e umano. Il racconto si trova a questo link: Allucinogeni sacri – Ayahuasca.

Al di là di ciò, tutto quanto riguarda l’esplorazione della mente, della coscienza, della psiche è ancora all’inizio. Si stanno recuperando antiche tradizioni allucinogene, ma si usano ormai da decenni lo yoga, la respirazione, e altre pratiche. Credo che l’obbiettivo non siano certo lo sballo, o solo il recupero dello stress o il rilassamento, bensì la ricerca di una nuova coscienza, più espansa. Una coscienza che tenga conto di quelli che sono i veri obbiettivi e significati della vita umana, che non sarò certo io a enumerare, ma che mi permetto di ipotizzare non siano la competizione, il conflitto, il possesso e la sopraffazione. Queste ultime sono nient’altro che la vera barbarie. La vera società barbara è quella occidentale odierna, che senza dubbio ha prodotto cose positive come la chirurgia, internet, l’attenzione ai diritti umani, il land-rover e la pizza, ma pagando un prezzo altissimo in termini di devastazione del territorio, della natura e, soprattutto, di vite e anime umane. Nel complesso, sebbene si siano ottenuti in vari campi risultati ottimi, siamo al fallimento in termini di vero “ben-essere” e letteralmente nei pasticci per quanto riguarda una serie di problemi quali l’estinzione di diverse specie, la depauperazione delle risorse e del territorio, l’equilibrio naturale. Abbiamo vinto il vaiolo, ma siamo devastati dal cancro.

Naturalmente non sto minimamente dicendo che assumere allucinogeni sia la soluzione a questi mali, ci mancherebbe altro. E non ritengo nemmeno che tutto ciò che è antico e tradizionale sia meglio. Quello che dico è che dare attenzione a nuove, ma anche antichissime metodologie per lo sviluppo della coscienza e l’approfondimento di quella che è la nostra Vera Vita, sia fondamentale per un futuro di pace, armonia ed equilibrio sia personali che per tutta l’umanità.

Testo e foto: MVillone

Sambaterapia

Siete depressi, demotivati, tutto sta andando dal culo? Pensate al suicidio?

Ebbene, prima di fare il grande passo (peraltro del tutto inutile, ma questo è un altro discorso) provate a considerare la nostra proposta di Sambaterapia.

Si tratta di una disciplina antica, che forse prima non è stata formalizzata con questo nome, ma che ora chiamano così, incluso il Comune di Rio de Janeiro. Noi personalmente sperimentiamo continuamente i benefici di questa attività, quindi possiamo tranquillamente sottoscrivere la pertinenza di questa divertente denominazione. Molto probabilmente un medico che facesse un’anamnesi di un paziente, prima e dopo una sessione di Sambaterapia, si troverebbe a incontrare valori di pressione, battito, circolazione, tonicità e pulizia degli organi ben diversi. Per non parlare di uno psicolgo, che avrebbe la sensazione di trovarsi di fronte due persone diverse.

Scuola di Samba Mangueoira - ©lidiaurani

Scuola di Samba Mangueira – ©lidiaurani

Ovviamente è un punto di vista divertente, ma la proposta è estremamente seria. Chiunque abbia sperimentato una sessione di Samba si rende conto della differenza tra il prima e il dopo. I Carioca conoscono questo sistema da decenni ed è servito loro per resistere alla povertà, alle difficoltà, alla dittatura, alla corruzione di tutti i governi che si sono succeduti in questo meraviglioso paese, con un meraviglioso popolo, ma con un sacco di problemi. È un’eredità ricevuta dagli schiavi dei secoli precedenti che, come negli Stati Uniti, hanno dovuto trovare la maniera di sopravvivere a condizioni durissime. Dal nord al sud del continente americano sono così nati il Blues, il Jazz, l’Afro-cubano, il Samba e innumerevoli altri generi musicali che hanno cambiato il mondo.

A Rio de Janeiro il Samba non solo è cultura popolare di livello che si esprime nel Carnevale e nelle Scuole di Samba, ma anche vita quotidiana. I Carioca si muovono elegantemente, sambando. Non passa giorno che negli innumerevoli locali, nei teatri, nei boutecos sulla strada, non ci sia un gruppo che suona, oltre a tutti i generi musicali, soprattutto il Samba. Ma quello che rappresenta la vera e propria “terapia” sono le “Rodas de Samba”, Ruote di Samba. Gruppi di professionisti e dilettanti, chitarristi, percussionisti, cantanti e sambistas, si trovano sulle spiagge o nei quartieri caldi, ma potremmo anche dire quasi ovunque, per suonare, ballare, cantare insieme per alcune ore. Bianchi, neri, mulatti, giovani, vecchi, indigeni, gringos, uomini, donne, impiegati, artisti, sfaccendati, imprenditori, insomma chiunque, si incontrano e condividono, senza percepire differenza alcuna. La comunicazione emotiva ed empatica è totale e non ci sono pregiudizi e condizionamenti, chiunque arrivi o passi da una Roda de Samba, anche per caso, può partecipare ed è ben accetto. Può portarsi uno strumento da casa oppure battere sul tavolo o utilizzare lattine e bottiglie per tenere il ritmo. Non ballare risulta impossibile. È un’attività spontanea dove il denaro non entra nemmeno un po’. Si canta per la Vita, la Pace, l’Amicizia, l’Amore, il semplice divertimento. Si suona, si ascolta, si balla. È letteralmente impossibile restare soli e non fare amicizia con tutti gli altri.

Roda de Samba, Leme, RJ - ©mvillone

Roda de Samba, Leme, RJ – ©mvillone

Chiunque partecipi, anche per caso, a una simile riunione, anche se fosse all’ultimo stadio di depressione, avrebbe un barlume di speranza. Semplicemente perché la genuina voglia di stare insieme a celebrare la vita, senza nessun altro motivo, si vede e si sente.

Quindi in sostanza chi volesse farla finita o comunque se la passa male, prima ci scriva. Ah beh certo. Io non è che lo faccia gratis. Col cavolo. Ospito la gente nella nostra Guesthouse a prezzi modici e organizzo il programma che in 10 gg prevede (indicativamente):

1° giorno – arrivo dall’Italia e sistemazione. Breve escursione in favela.

2° giorno – Spiaggia. Per chi lo desidera training sportivo sulla spiaggia. Nel pomeriggio escursione a Ipanema e Copacabana. Partecipazione a una Roda de Samba.

3° giorno – escursione ai Parchi Nazionali e al giardino Botanico. Workshop di Fotografia. Serata al pan di Zucchero e al Morro da Urca.

4° giorno – Spiaggia e training. Pomeriggio in una delle migliori Scuole di Samba di Rio. Serata nel quartiere degli artisti di Santa Teresa.

5° giorno – Visita alla Cidade do Samba. Pomeriggio visita alla favela della Rocinha. Tardo pomeriggio e sera Roda de Samba.

6° giorno – Spiaggia nel Parco Nazionale di Grumary. Serata al Carioca da Gema oppure un altro dei pazzeschi locali del quartiere Lapa di Rio.

7° giorno – Spiagga. Nel pomeriggio Roda de Samba in spiaggia. Serata a una festa a Santa Teresa o a Lapa.

8° giorno – Spiaggia. Nel pomeriggio visita ad altra Scuola di Samba. In serata Roda di Samba o locale di Samba a Lapa.

9° giorno – Spiaggia. Saluti e partenza.

10° giorno arrivo in Italia.

A tutto questo, se davvero foste molto depressi, si può aggiungere un po’ di attività (a richiesta) con noi, i nostri collaboratori e i nostri bambini (che non hanno niente) al Centro Para Ti.

Ovviamente la Sambaterapia non esclude il turismo responsabile, sociale e culturale che organizziamo a Rio. Le possibilità sono pressoché infinite.

Il programma è indicativo e variabile a piacere, essendo sartoriale. Ovvero lo facciamo anche per due sole persone. Il motivo è semplice. È il nostro lavoro, ma lo facciamo per passione e non abbiamo alcun bisogno di fare chissà che fatturati. Ci interessa di più divertirci e ospitare amici e/o persone che possano continuare anche dopo a interagire con il nostro progetto.

Se qualcuno dopo questo trattamento torna a casa infelice gli restituiamo i soldi.

Preventivi solo a richiesta. Scrivendo a mauro.villone@gmail.com

A questo link video di Roda de Samba a Rio – Um soriso negro um abraço negro

Unaltroviaggio a Rio de Janeiro

Testo di Mauro Villone – Foto di Mauro Villone e Lidia Urani

Il Brasile sta vivendo un momento molto particolare. Uscito in meno di dieci anni, nell’immaginario collettivo, dal limbo dei paesi del “terzo mondo” si è avviato verso uno sviluppo industriale, commerciale e produttivo senza precedenti. Lo sviluppo è legato anche allo sfruttamento di fonti di energia di diversa natura. Non si tratta di una situazione meravigliosa nonostante le apparenze poiché lo sfruttamento del territorio pregiudica la salvaguardia dell’ambiente e delle popolazioni indigene.

D’altra parte invece lo sviluppo turistico, ancora contenuto, tende ad essere responsabile e consapevole. Così è ancora largamente possibile esplorare un paese autentico, ricco di tradizioni, splendido sul piano ambientale, poco contaminato sul piano umano e culturale, sia nelle aree rurali che in quelle urbane.

In particolare Rio de Janeiro, la Cidade Maravilhosa, realmente una delle più incredibili città del mondo, sia sul piano umano che su quello ambientale, riserva una quantità enorme di sorprese, persino per i suoi stessi abitanti. Il tessuto urbano si snoda tra oceano, lagune, montagne e foresta vergine. L’agglomerato urbano, vastissimo con oltre 7 milioni di abitanti, è estremamente vario e passa da tranquilli quartieri residenziali ad affollatissime zone commerciali, da viuzze tra antiche costruzioni a avenue dove torreggiano moderni grattacieli. Impossibile conoscerla tutta nell’arco anche di molti anni. Il turismo tradizionale solo ora sta timidamente volgendo il suo interesse verso attrazioni culturali che non siano i classici Pan di Zucchero e Corcovado. Lo stesso Carnevale è tutto sommato ancora un mistero per i viaggiatori e persino per gli stessi Carioca.

Difficile indicare per Rio de Janeiro una o più attrazioni sul piano turistico. La statua del Cristo Redentore è stata assurta a simbolo della città ed è senza alcun dubbio suggestiva. Ma in realtà quello che “fa” Rio è tutta la metropoli nel suo insieme e soprattutto i suoi abitanti. Una delle attività più interessanti è passeggiare per le strade dei quartieri centrali, lungo le spiagge di Ipanema e Copacabana, tra i Botequim (i tipici locali di ristoro, in realtà anche luoghi di ritrovo sociale e culturale).

Per questa ragione abbiamo ideato il progetto Unaltrosguardo. Il progetto è nato sei anni fa come laboratorio fotografico per i bambini che frequentano il nostro centro Para Ti, sito nella favela di Vila Canoas. Hanno realizzato immagini talmente belle da meritare l’esposizione in mostre e gallerie in Brasile e in Italia. Ci siamo accorti che la visione proposta dai bambini era molto diversa non solo da quella degli adulti, ma anche da quella di altri bambini nel mondo. Il progetto Unaltrosguardo si è quindi evoluto diventando via via un blog, una rubrica sul giornale www.lastampa.it e ora una proposta di viaggio alternativo. Per l’appunto Unaltroviaggio, parte dei cui proventi sono impiegati proprio nello sviluppo del progetto sociale Para Ti.

Con Unaltroviaggio intendiamo proporre a viaggiatori consapevoli e responsabili la visione di un mondo profondamente umano ed emozionante, ma anche incredibilmente divertente e pieno di energia. Di seguito un rapido excursus, corredato di immagini, su una selezione di alcune delle nostre proposte. La quantità di stimoli offerti da Rio de Janeiro e dalle aree limitrofe è enorme. Tanto è vero che stiamo progettando un libro, in parte fotografico e in parte guida di servizio, che possa dare un’idea. Senza alcun dubbio non è facile sintetizzare in poche pagine la nostra proposta, ma ci proveremo con una stretta selezione di testi e immagini.

Per cominciare queste sono alcune belle (e stereotipate) immagini di Rio

Rio de Janeiro è molto di +

Base del viaggio a Rio è Guesthouse Para Ti, accanto al centro omonimo. I nostri ospiti possono pernottare in confortevoli stanze, alcune delle quali arredate con accessori di design, prodotti con materiali di riciclo da artigiani specializzati. Altre stanze e suite si trovano in Villa Urani, casa museo che ospita reperti raccolti in tutto il Brasile dalla famiglia Urani in 30 anni di viaggi per il paese.

Nel Centro Para Ti è possibile partecipare alle attività con i bambini e altre attività culturali che vengono organizzate ogni anno dalla direzione. Attività ludiche, workshop, doposcuola. Da Para Ti passano ogni anno 14.000 viaggiatori responsabili interessati alla favela e ai progetti sociali, molti artisti e i padrini che adottano i bambini a distanza. Talvolta i padrini vengono a Para Ti dall’Italia a trovare i loro figliocci.

A Para Ti e Vila Canoas si è girato il video “Mira” della cantante di Jazz-Blues Melody Gardot, mentre Ivan Tanteri, artista e regista teatrale, direttore del Festival di Rieti, ha realizzato spettacoli di strada coinvolgendo la gente della comunità.

I bambini provengono da diverse favelas, ma soprattutto da quella limitrofa di Vila Canoas. Alcuni anni fa abbiamo realizzato un workshop fotografico con loro. Sono stati così bravi da meritare la pubblicazione in un libro e in alcune mostre in Italia e in Brasile.

Una troupe coreana fa un documentario alla Para Ti

Intervista di Rede Globo a Vila Canoas

Cucina brasiliana a Para Ti

Degustazioni di produzioni tipiche nella gastronomia di Vila Canoas

Escursioni nella foresta pluviale con guide esperte

Feste

Visite dei padrini che adottano a distanza i bambini di Para Ti

La favela di Vila Canoas è una piccola comunità dove è possibile conoscere l’ambiente e la vita di favela in assoluta sicurezza. Si possono anche frequentare i luoghi di ristoro tipici e gustare la cucina locale, povera, ma gustosa. Di seguito alcuni scenari tipici.

Vila canoas vista dalla terrazza di Para Ti, con sullo sfondo il Parco Nazionale della Tijuca

la montagna di Pedra da gavea che sovrasta la favela e l’abitato di San Conrado

Nelle immagini precedenti scenari e personaggi tipici delle favelas.

Madeinfavela

In Vila Canoas e altre comunità si trovano artigiani che sono uno dei fiori all’occhiello della cultura brasiliana. Molti utilizzano anche materiale di riciclo. La produzione è di un livello tale da indurci a creare il marchio Madeinfavela che produce, valorizza e commercializza prodotti artigianali di design per l’abbigliamento e l’arredamento. Alcune delle stanze di Para Ti Guesthouse sono arredate con produzioni Madeinfavela, che utilizzano materiali di riciclo.

Borse e accessori realizzati con gancetti di lattine.Per ulteriori info su Madeinfavela® vedi nostro sito www.parationg.org e http://madeinfavelabrasil.blogspot.org

Sottopiatti e accessori realizzati con carta riciclata

Borse realizzate con vecchi cartelloni pubblicitari

Cappelli realizzati con vecchi teloni di camion

Borse realizzate con vecchi dischi in vinile, tubu elettrici, sacchi della spazzatura

Sopra. accessori moda realizzati con erbadoro, prodotto naturale tipico brasiliano

Nelle immagini precedenti creazioni di design italo-brasiliane che utilizzano collane realizzate con semi tipicamente utilizzati dagli indios, camisete tipiche, nastrini, carta giornale, fondi di caffè, plastica, tessuti del carnevale, etc.

Nelle immagini precedenti giocattoli realizzati con materiali di riciclo: tappi plastica, nastro magnetico, pluriball, lana, nastro plastica, vecchio rasoio, rete di plastica, palline da ping-pong, etc.

Luciano, uno dei nostri artigiani che realizzano giocattoli, accessori di design, opere d’arte

Borsa realizzata con tele di vecchie sdraio

Vecchia borsa ricoperta di fumetti e plastificata

A 300 metri da Para Ti Guesthouse si trova la spiaggia di San Conrado, dove è anche possibile partecipare a voli in deltaplano e parapendio partendo dalla sovrastante Pedra Bonita. Nei pressi si trovano il Gavea Golf, uno dei campi più rinomati del mondo e Villa Riso, antica fazenda oggi centro per incontri mondani e culturali.

A meno di un chilometro da Vila Canoas si trova la favela della Rocinha, la più grande del mondo con centinaia di migliaia di abitanti, un ambiente e una vita del tutto peculiari, anche molto difficile. Alcuni dei bambini di Para Ti provengono da qui. Nella favela si trovano Boutequim tipici dove si può fare uno spuntino o cenare gustando specialità tipiche.

Dalla Rocinha si possono raggiungere le spiagge di Ipanema e Copacabana, ricche di vita e di locali tipici.

Il centro di Rio, con i quartieri Centro, Cinelandia, Catete, Carioca, Botafogo, Santa Teresa ha conservato molti suggestivi edifici di epoca coloniale e molte chiese, nonché palazzi istituzionali come il Teatro Municipale e la Biblioteca Nazionale, che si mescolano con architetture più recenti e grattacieli.

In centro si trovano numerosi Boutequim tra le strette viuzze e mercati tipici come quello permanente di Sahara, quello del sabato di Praça XV, quello domenicale di Praça Osorio e molti altri.

Girare per le strade senza meta è una delle attività più divertenti per partecipare alla street-life e gustare sia il cibo di strada che quello dei numerosi boutequim e di locali rinomatissimi come la Confeitaria Colombo, risalente al periodo coloniale francese.

Venditrice di pop-corn

Frutta e succhi per la strada

street churrasco

Tipici gamberi alla paulista, con aglio e olio

Self service a kilo

Churrasco

Moqueca di pesce

Moqueca di gamberi

Tipica Confeitaria Colombo, rinomato locale coloniale francese

È una città d’arte piena di artisti visuali e musicisti. La vita notturna si sviluppa soprattutto nel tipico quartiere di Lapa e nei suoi locali di Samba. Vecchi palazzi residenziali, di cui alcuni in rovina e altri in fase di recupero sono lo scenario in cui si muovono, soprattutto nei fine settimana, tra le strade e i locali notturni, personaggi di tutti i generi. Artisti, ballerini di samba, transessuali, prostitute, venditori ambulanti, musicisti, attori, visitatori animano la città antica, una tra le zone più vivaci della città.

Rio è praticamente tappezzata di graffiti. Sono legali, e i loro autori, artisti di altissimo livello sono esposti in gallerie di Los Angeles e altre città del mondo.

Ed è piena di musei e gallerie

MAM – Museo di Arte Moderna

Museo di belle arti

Museo Casa do Pontal

Museo Casa do Pontal – Artigianato tipico nordestino

Ma uno dei luoghi più tipici e quasi del tutto sconosciuto ai turisti è Fiera di San Cristovao, tipica del Nordeste, con spettacoli di autentica musica nordestina come il Forrò e dove si può acquistare letteralmente di tutto, dall’artigianato ai cibi alle erbe miracolose e si può cenare in loco.

Altri luoghi del tutto fuori dai circuiti turistici sono i Centri Spirita, dove per curare la gente nel corpo e nello spirito si incontrano medici ospedalieri, veggenti, medium, sciamani, fisici nucleari, astrofisici, psicologi, psichiatri, volontari, mistici, sacerdoti, infermieri. Posti incredibili, molto affollati dalla gente del posto tutti i giorni. Insieme alle feste religiose, agli sciamani metropolitani, ai curanderos indigeni, al candomblé, alla macumba e ai culti allucinogeni del Santo Daime e dell’Ayahuasca, rappresentano uno degli scenari mistico-religiosi sincretistici più complessi del mondo. Anche a Capodanno la gente si reca, vestita di bianco, sulle spiagge con fiori e candele, specie a Copacabana, dove si scatena anche uno degli spettacoli pirotecnici più grandiosi del mondo.

In questa e nelle immagini precedenti la Festa di San Giorgio

Macumba sulla spiaggia

Offerte di fiori e candele nella sabbia

Santo Daime: il culto allucinogeno dell’Ayahuasca

Capodanno a Copacabana

Cidade do Samba e Carnevale

Altro luogo ancora poco conosciuto poiché esclusivo della vita culturale Carioca è la Cidade do Samba, il posto dove nasce il Carnevale dalla progettazione alla costruzione e confezionamento di carri e costumi da parte di migliaia di volontari. Il Carnevale di rio è probabilmente la festa più scatenata e conosciuta del mondo, ma il dietro le quinte e, soprattutto, i suoi significati psichici e sociali profondi sono tuttora un mistero. Cidade do Samba e scuole di Samba sono le matrici del Carnevale indissolubilmente legate alla vita popolare e alle favelas.

Nelle pagine precedenti la follia del Carnevale per le strade, nel metrò e al sambodromo.

Il Jardim Botanico, essendo ai tropici è uno dei più rinomati del mondo. Ma la natura a Rio de Janeiro è padrona, e si possono fare escursioni nella foresta vergine sulle montagne che circondano la città.

Zona Norte. La zona nord di Rio è un’unica ed enormemente estesa favelizzazione. Non è certo prevista nei circuiti turistici consueti, ma si tratta di un’area interessantissima, sia per lo stile di vita e l’ambiente umano, sia per gli esercizi commerciali tipici. Vi si trovano una sociologia e un’antropologia completamente diverse dal resto della città e ancor più lontane dalla consueta vita cittadina europea. Si avvicina forse di più alle banlieu di Parigi e alle periferie delle megalopoli americane. In questi posti si trovano persone come il nostro amico Padre Renato che con la sua Casa do Menor da 30 anni salva i bambini di strada che in Brasile sono più di 7 milioni. Qui si svolgono numerose attività. Tra le altre il nostro amico Ivan Tanteri ha realizzato uno spettacolo dove gli attori sono stati proprio i bambini e i ragazzi di Padre Renato.

Nelle immagini precedenti alcuni ambienti della baixada fluminense, della zona norte, della Central do Brasile e in generale dei suburbi dove si svolge la vita della maggioranza, povera, della popolazione di Rio.

Nella Zona Norte , nella zona della Central do Brasil e nelle favela si trovano strutture, come il nostro Centro Para Ti, che sostengono bambini, ragazzi e famiglie e combattono contro il disagio e il narcotraffico. Una di queste strutture e il centro sportivo e di artigianato della Mangueira (foto qui sotto), un’altra è la Casa do Menor di Padre Renato.

I villaggi di montagna come Petropolis e la zona di Visconde de Mauà sono ancora incontaminati e vi si possono fare gite a piedi e a cavallo anche di diversi giorni. A cavallo e a piedi si può percorre la Estrada do Ouro, il cammino dell’oro che andava dalle miniere del Minas Gerais fino al porto di Paraty.

Nelle pagine precedenti le passeggiate a cavallo in montagna, le architetture tipiche dei villaggi, i locali aperti la sera e i luoghi dove si può pernottare, i paesaggi di montagna e dalle montagne sul villaggio coloniale di Paraty.

Paraty è una città coloniale patrimonio dell’Unesco con un passato storico legato ai pirati, all’oro, alla pesca, alla canna da zucchero e al commercio. Si trova in una baia disseminata di centinaia di isole, una sorta di piccolo mediterraneo con acque tranquille dove si possono effettuare escursioni in barche tipiche di legno anche privatamente. In città si possono anche effettuare escursioni con vecchie carrozze trainate da cavalli e sono numerosi i ristoranti tipici oltre che brasiliani anche argentini e italiani. Si pernotta in pousadas storiche molto eleganti ricavate da antiche ville coloniali.

Nelle immagini successive alcuni scorci della città coloniale di Paraty.

La zona sud-ovest di Rio de Janeiro è di recente urbanizzazione, ma “Barra”, com’è denominata, presenta alcune caratteristiche interessanti. In primo luogo il litorale chilometrico disseminato di boutequim tipici sulla spiaggia e animato da numerosissimi venditori ambulanti di cibi e artigianato. Retrostante il litorale si può esplorare una vasta laguna, dove si trovano ancora i jacaré (piccoli coccodrilli), con piccole barche oppure con imbarcazioni di maggiori dimensioni sulle quali è possibile cenare al lume di candela. Nella zona interna commerciale si può visitare un negozio con un’enorme esposizione di pietre dure e semipreziose talmente straordinario che potrebbe tranquillamente essere un museo. Vi si possono fare ottimi acquisti.

Pochi chilometri oltre poi si trova lo straordinario Parco Nazionale di Grumary, spiaggia e foresta incontaminate. Sia nel parco che nella foresta retrostante è pieno di ristorantini molto caratteristici dove si possono gustare pesce, crostacei e altre specialità in un ambiente tipicamente e totalmente brasiliano.

Prima di Barra si trova la foresta della Tijuca, parco nazionale, tra le montagne, come Pedra da Gavea e Pedra Bonita sulle quali si possono effettuare escursioni che portano a paesaggi mozzafiato. Nella Tijuca si possono effettuare escursioni con le nostre guide che hanno vissuto nella foresta fin da bambini e conoscono il linguaggio degli uccelli oltre alle piante utili e ai frutti commestibili.

Fazende del caffè

Nei dintorni di Rio si trovano numerose antiche fazende del caffè dove si può gustare l’atmosfera dell’antico passato coloniale ed effettuare suggestive escursioni.

Quilombo

I quilombo sono gli antichi insediamenti degli schiavi liberati. Si trovano nelle foreste di tutto il Brasile e quindi anche nello stato di Rio de Janeiro. Sono realtà ancora molto autentiche e vivaci che hanno mantenuto l’atmosfera di un tempo.

Niteroi

Nella prima cintura di Rio si trovano città moderne che presentano caratteristiche molto interessanti. Una è Niteroi, capitale dello stato di Rio. Interessante soprattutto per la vista sulla baia di Guanabara e Rio all’orizzonte e per le architetture avveniristiche come il ponte sulla baia e il museo di arte moderna di Niemeyer.

Rio de Janeiro è anche una città di forti contrasti. Vi si possono trovare anche luoghi storici ed estremamente eleganti, oltre alla già citata Confeitaria Colombo….

Atelier di designer famosissimi

Ristoranti di design

Ristoranti classici

Ma quello che rimane di Rio de Janeiro sono soprattutto le atmosfere

il calore umano

Le sue stranezze e la sua follia

PER ULTERIORI INFO SCRIVERE A: info@turinphotofestival.com