Perché Charlie Hebdo è a Parigi

di Mauro Villone

Potrebbe essere a Londra e chiamarsi Charlie Week, o in Italia e chiamarsi Il Foglio di Charlie, ma è a Parigi e non è certo un caso. Negli ultimi giorni ho letto alcuni articoli su giornali e blog di autori che spiegavano perché loro “non sono Charlie”. Li capisco perfettamente poiché è vero che Charlie Hebdo spesso ha esagerato con vignette irriverenti, è vero che adesso è diventato di moda schierarsi dalla parte di un giornale che molti forse non apprezzavano così tanto. C’è chi critica, non senza ragione, l’accanimento di certi vignettisti verso certi argomenti, in particolare di tipo religioso. Qui a Rio c’è molta gente che sostiene come sarebbe stato meglio non andare a rompere le uova a qualcuno troppo suscettibile. È come andare a giocare con i calabroni, non è saggio, mi hanno detto. Può darsi. Peccato che i musulmani non siano insetti, fino a prova contraria, bensì adepti di una religione più antica della stessa storia d’Europa. Dunque esseri umani con una grande responsabilità. Il fatto è che alcuni di loro hanno il cervello e l’anima distrutti da una propaganda, per l’appunto, millenaria.

charlie

Si tratta di estremisti e fondamentalisti, che esecutano persone segando loro il collo, compiono stragi, seminano il terrore. Purtroppo questa perversione sociale trova i suoi semi in un ambiente sociale che non è mai troppo chiaro. Amo i paesi musulmani. Sono stato più e più volte in Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Turchia, Nigeria, Serbia. Anche nella mia città, Torino, c’è una moschea. Ci sono entrato e mi permisero pure di farci delle fotografie. Sono entrato nelle moschee, sempre con il massimo rispetto, con attenzione a far indossare un velo sui capelli alla eventuale amica o amiche che potessero accompagnarmi, mi raccoglievo in meditazione nel fresco dei magnifici spazi di questi santuari, apprezzavo l’assenza di icone e immagini, talvolta mi fermavo a parlare con qualche fedele, apprezzandone la devozione e la saggezza. Adesso non ho più troppa voglia di andarci. O meglio, mi piacerebbe, ma mi fa schifo avere un po’ di paura. Che bel risultato che hanno ottenuto questi “fedeli”. Ma non si può pretendere che cervelli distrutti dalla propaganda abbiano ancora capacità di riflettere sul disastro ormai combinato.
Ma torniamo a Parigi.
Ho alcuni amici francesi e non mi è passata certo inosservata la loro avversione per qualsiasi tipo di indottrinamento. Partecipando in passato, anche come relatore, a convegni sulle nuove religioni, ho appreso come il governo francese sia particolarmente guardingo e perfino repressivo nei confronti di qualsiasi movimento religioso, anche se non necessariamente messianico o fondamentalista. I pericoli in effetti esistono ed esistono persino, in diverse parti del mondo, agenzie specializzate di teste di cuoio in grado di strappare a sette di vario tipo ragazzi a cui è stato fatto il lavaggio del cervello, per restituirli ai loro genitori, previo periodo di riadattamento alla società cosiddetta civile. Cioè in altri termini la situa è complicata e non c’è niente da ridere.
Per tornare ai francesi non è che li difenda a spada tratta, spesso sono dei presuntuosi saccenti che pensano di sapere tutto loro e di potersi permettere il lusso di spiegare a tutto il mondo come si fa. D’altra parte la loro sicumera poggia su basi solide e antiche, tra le quali quelle dell’illuminismo. Sebbene io abbia una sviscerata passione per l’irrazionale, mi rendo perfettamente conto di quanto sia fondamentale la ragione. Si tratta di due facce della stessa medaglia: l’essere umano. E sentite cosa diceva Voltaire nel suo “Dizionario Filosofico a proposito dell’Islam.

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“Che cosa rispondere a un uomo il quale vi dice che preferisce ubbidire a Dio che agli uomini e che, di conseguenza, è sicuro di meritare il cielo sgozzandovi?
Di solito sono le canaglie a guidare i fanatici e a mettere loro in mano il pugnale; somigliano a quel Vecchio della Montagna che faceva, si dice, gustare le gioie del paradiso a certi imbecilli, e prometteva loro un’eternità di quei piaceri di cui avevano avuto un assaggio, a condizione che andassero ad assassinare tutti coloro che egli avesse indicato.A questa malattia epidemica non c’è altro rimedio che lo spirito filosofico, il quale, man mano diffondendosi, addolcirà finalmente i costumi degli uomini, prevenendo gli accessi del male: perché, non appena questo male fa dei progressi, bisogna correr via, e aspettare che l’aria si sia purificata. Le leggi e la religione non bastano contro questa peste degli animi; la religione, invece di essere per loro un alimento salutare, si tramuta in veleno nei cervelli infetti.”
Aggiungo che, sorprendentemente, sono passati quasi 300 anni da quando Voltaire aveva scritto la tragedia: “Maometto, ossia il fanatismo”. Probabilmente accadesse ora lo farebbero a pezzi insieme a tutti gli altri enciclopedisti.
Questo è il retaggio su cui poggia la critica francese, che si esprime anche con dei disegnini. Sono presuntuosi, d’accordo, ma la ragione è appannaggio di tutti e non è nemmeno necessario essere Voltaire per rendersi conto di come stiano le cose. Questo per spiegare per quale ragione, anche se spesso non mi fa impazzire la mancanza di rispetto tipica di qualche vignettista, credo che il mondo occidentale faccia benissimo a mostrare coesione contro la mostruosità del giocare con la sofferenza e con la morte per l’obbedienza cieca a un libro, un dio, una religione, come sempre inventati da qualcuno prima o poi.
La libertà non è una teoria, la libertà è in primo luogo la celebrazione quotidiana della vita, nella quale gioca un ruolo fondamentale l’accettazione profonda della morte, che dovrebbe essere rispettata da qualsiasi essere umano, a maggior ragione se si professa fedele di un Dio che è Grande.