Il Vero Mistero

E mentre i governi di rettili continuano ad azzannarsi e a buttarsi bombe e le polizie manganellano, queste sono le nostre risposte per cambiare.

Cercare la Felicità Deliberatamente

Cercare la Felicità Deliberatamente

Condividere identità

Condividere identità

Condividere con culture indigene

Condividere con culture indigene

Esplorare le foreste con Xepa, a conoscere le piante dei Curandeiros

Esplorare le foreste con Xepa, a conoscere le piante dei Curandeiros

Meditare, anche con i Bambini

Meditare, anche con i Bambini

Accogliere volontari

Accogliere volontari

Accogliere Artisti

Accogliere Artisti

Manifestare

Manifestare

Laboratorio Teatro con Ivan Tanteri

Laboratorio Teatro con Ivan Tanteri

Guardare l'orizzonte come lo farebbe l'artista di una foresta perduta

Guardare l’orizzonte come lo farebbe l’artista di una foresta perduta

Salire scale

Salire scale

Guardare negli Occhi

Guardare negli Occhi

Purificare

Purificare

Guardare la Luna

Guardare la Luna

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Musicoterapia e Arteterapia con elena Vecchi, Guido Marconcini

Musicoterapia e Arteterapia con Elena Vecchi, Guido Marconcini e Iano Nicolò

Ballare

Ballare

Toccare la Luce

Toccare la Luce

Sprofondare in Storie di sconosciuti

Sprofondare in Storie di sconosciuti

Andare a profondità abissali

Andare a profondità abissali

Non prendersi affatto sul serio

Non prendersi affatto sul serio

Non dare mai niente per scontato

Non dare mai niente per scontato

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Il Mistero della Libertà non è altro che l'amore. Non fatevi fregare, il resto sono solo volgari imitazioni.

Il Mistero della Libertà non è altro che l’amore. Non fatevi fregare, il resto sono solo volgari imitazioni.

E non è perché siamo buoni, timorati di Dio, etici e morali. E’ ormai chiaro che piccoli e grandi gruppi umani, animali e persino vegetali, sopravvivono e si sviluppano meglio con la cooperazione anziché con l’aggressione di gruppi vicini. I bambini poi se amati, anziché sommersi di bombe come accade in innumerevoli “terre promesse”, crescono meglio. Pensate! Come avrebbe detto Mike Buongiorno. Personalmente poi cresco meglio anch’io da quando applico questa semplice e divertente strategia.

para ti

PARA TI AMIZADE E SOLIDARIEDADE – RIO DE JANEIRO

www.parationg.org

 

Meccanismi di distruzione (e di ricostruzione) di massa

Ho promesso che per un po’ avrei scritto su argomenti positivi. Non mi sottraggo a questa promessa che, tra l’altro, onoro agevolmente, visto che il mondo è strapieno di persone meravigliose che lottano con risultati apprezzabili per l’equilibrio e la luce. Tuttavia non posso esimermi di continuare, qua e là, a condividere ciò che vedo accadere in tutto il mondo.

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Sto attraversando il Brasile con un mio mezzo di trasporto, impresa ardua di migliaia di chilometri, che però mi permette di entrare in contatto con realtà locali spesso nascoste. Come piccoli paesi e città fuori dai circuiti turistici o comunque poco conosciute in alcuni loro aspetti.

Piccoli paesi brasiliani, nei quali fino a pochissimo tempo fa si viveva tranquillamente con le porte spalancate, si stanno attrezzando per i nuovi assetti sociali. Accade quello che purtroppo ho già vissuto in Italia nei decenni scorsi. L’amata cascina nelle campagne piemontesi, in cui passavo felici estati negli anni ’60 e ’70, non aveva bisogno di serrature. La porta sul cortile si apriva da fuori tirando un cordino collegato col chiavistello interno e quella sul retro si chiudeva la sera, se qualcuno si ricordava di farlo. Poi le cose cambiarono e oggi la porta sul cortile è dotata di una Antonioli a quattro mandate, mentre sul retro c’è un cancello di ferro con il lucchetto.

Tornando ai paesini di pescatori, tranquilli avamposti dell’infinito fino a pochi anni fa, oggi sono covi di narcotraffico, tossici, malandri, prostitute e violenza. Solo l’altro giorno sono passato in uno di questi dove, in una sparatoria, la polizia ha freddato un ragazzo. Le case sono ormai dei bunker con le grate alle finestre e il filo spinato elettrificato sui muretti. Molte cose stanno cambiando.

Ma vediamo i meccanismi, semplici concettualmente come complessi nelle loro relazioni sociali, di mercato, psicologiche e spirituali. Li semplificherò al massimo poiché la matrice è relativamente facile da individuare.

Non c’è casa, capanna o la baracca più fatiscente, nel mondo, che non abbia una parabolica sulla testa. Possono mancare le mutande, il cibo, l’istruzione, uno straccio di motivazione a vivere, ma la merda mediatica quotidiana non deve mancare, quella no, per carità.

Non è certo tutto uno schifo ciò che propone la TV, ma abbonda indecentemente di apologia della ricchezza, come fosse la soluzione di tutti i mali, la vera meta della vita. La ricchezza di bassa lega propugnata da media, pubblicitari e aziende è davvero penosa, con le loro auto da classe media, merendine velenose, moto di dubbio gusto, vestiti che scimmiottano i ricchi e i nobili, venduti come chissà che figh,i e che invece sono molto spesso sull’orlo del suicidio. Ma che cazzo ne sa di tutto ciò un ragazzetto di periferia, di slum o di un villaggio qualunque? L’ipnosi mediatica lo convince che suo padre è stato un coglione a passare tutti i giorni della sua vita in mezzo al mare e che sua madre è ridicola con quei vestiti antichi.

Tutte le cose belle (?) che hanno i ricchi miglioreranno la tua miserabile esistenza. La Tv lo spiega benissimo. 1. Per essere felice devi possedere. 2. Per possedere devi avere denaro. 3. Per avere denaro ci sono diverse strade: averlo già in partenza; ottenerlo lavorando onestamente; oppure….. Quello che non c’è nelle istruzioni è come trovarlo il lavoro, specie se i tuoi genitori non hanno potuto farti studiare e non hai imparato a fare niente, perché l’artigiano, come quel cretino di tuo nonno, è una occupazione miserabile e vecchia.

Ma la TV incalza, con tutte quelle belle auto e quella figa; e il testosterone non è che sia una sostanza leggera, è roba da maneggiare con cura. Allora, se per fortuna, per karma o per amore hai un barlume di coscienza e di volontà cercherai di trovare una soluzione onesta, roba quasi da santi in un qualsiasi slum. Sennò prima o poi per non impazzire assumerai delle sostanze, sempre peggiori, sempre più a buon mercato, sempre più sintetiche. Per pagartele le dovrai vendere, per venderle ti dovrai difendere dalla polizia, perché sono illegali. Sono illegali perché è molto più comodo e demagogico reprimere che capire, con il fantastico effetto collaterale di alzare i prezzi e far guadagnare così non solo i narcos, ma anche le polizie, le banche e i governi corrotti di tutto il mondo, che si fregano le mani per la miserabile pochezza umana dei poveri ignoranti che, a milioni, ci lasceranno la pelle.

Così José a 16 anni ha deciso che anche lui è figo con la 38 special, si scopa un sacco di ragazze, diventerà un boss. Sa che finirà presto con una pallottola nella schiena, ma se la vita è uno schifo chissenefrega. Tanto vale prendere a piene mani, tutto e subito, poi si vedrà. A 18 anni avrà già ucciso 30, 40 volte, avrà gli occhi iniettati di sangue, sempre fatto come un cavallo di roba che lo fa sentire potente, non avrà più limiti, per lo meno in quella melma che lui conosce benissimo. Finché un giorno come qualsiasi altro…

“Gli sbirri, gli sbirri!” – grida Pedro.

“Cazzo! Prendi la roba e usciamo dal retro!” – Josè, in orbita col cervello ormai chimico.

“Ci sono anche due elicotteri!” – Pedro è terrorizzato.

“Ma non li avevi pagati? Cazzo!”

“Volevano troppo stavolta. Già diamo un casino di soldi alla Milicia e agli spazzini che portano la roba coi camion della spazzatura”.

Escono dal retro di corsa in una viuzza con la roba e i revolver in mano. Cazzo no! Cazzo no! Il battaglione di shock! Con i Barrett M82A1, i fucili di precisione dell’esercito brasiliano che Josè ci teneva tanto ad averne uno prima o poi. Allora fanno sul serio stavolta. È un attimo, che sembra un’eternità, sembra quasi di vederla, la pallottola, che arriva, inesorabile, devastando il petto di Josè, dove forse un tempo, quando era ancora piccolo, c’era stato anche un cuore. Nessuno saprà mai se Josè, che ora non esiste più, aveva avuto il tempo di pensare: almeno non nella schiena…

Rio de Janeiro. Grattacieli della "classe media" - ©mvillone

Rio de Janeiro. Grattacieli della “classe media” – ©mvillone

Storie così, in tutto il mondo, sono a decine, forse centinaia di migliaia. E se non sono proprio come questa sono anche peggio. Sono tutte storie di abbandono. Ragazzi abbandonati da una umanità che crede di crescere ed evolversi producendo sempre più cianfrusaglie inutili, parlando di sviluppo del mercato, di espansione della classe media, ovvero schiavi che vanno a vivere in alveari-prigione come quelli nella foto, facendo lavori senzanima che non li interessano affatto e che li faranno diventare automi assenteisti, forse ancora più morti di José.

Nel frattempo, mentre nel sottobosco umano si consumano le tragedie della vita e della morte, i benestanti, anche quelli evoluti, si trovano a fare i conti con paradisi devastati da mostruosità urbane senza senso o con paradisi a cui è stata strappata l’anima e dove pescatori e artigiani devono fare i servi per turisti inconsapevoli e arroganti.

Grazie. Possiamo dire grazie alla mafia. Laddove la mafia non è nemmeno più “La Mafia”, un’organizzazione antica, orrenda, violenta, fuorilegge e spietata, ma con le sue regole. Ormai la mafia è un coacervo del vuoto presente nei cuori e nelle menti di banchieri, capi di governo, delinquenti ricchissimi e feroci, ministri, deputati, sindaci, imprenditori senza scrupolo alcuno o semplicemente poveri disgraziati ignoranti che non hanno la minima idea di cosa siano la vita e la bellezza.

La cultura mafiosa ha travalicato i limiti umani rendendo milioni di persone vampiri che amano l’oscurità e sguazzare nella melma.

Possiamo anche dire grazie a governi come quello americano che, anziché peritarsi di capire cosa sia l’Islam, preferisce massacrarne gli esponenti, mandando contemporaneamente al massacro migliaia dei propri giovani soldati. Gente povera che, magistralmente pilotata, non ha altra alternativa in America, che fare il soldato. Grazie al governo brasiliano che ha speso letteralmente miliardi per Coppa del Mondo e Olimpiadi, lasciando nella stramerda, soprattutto senza educazione e istruzione, milioni dei propri ragazzi. Grazie agli esponenti del governo italiano che, anziché preoccuparsi di dare di nuovo lavoro alle menti eccelse e alle persone oneste che, per loro disgrazia si trovano ancora lì, non mancano di ritirare i loro lauti stipendi e le loro assurde pensioni, per passare il tempo a insultarsi a vicenda. O grazie a governi come quello cinese, che manipolando i suoi miliardi di automi si preoccupa soltanto di comprare tutto quello che può, Africa compresa, per vendere tutto quello che può: cianfrusaglie senza alcun valore.

Grazie a tutti. Ma sapete che cazzo vi dico? Che potremmo fare molto meglio da soli. È ora che vi leviate dai coglioni.

Il lavoro che sto facendo, oltre a documentare inferni e paradisi è quello di avviarmi su un cammino diverso, dove non provare più rabbia per questi miserabili, ma infinita compassione, e mostrare ad altri che ci sono i presupposti per guardarli con compassione, ma levarceli dalle palle. Ci saranno anche detrattori (anzi ci sono) che moriranno dal ridere a sentirmi parlare di lavoro su una cosa che mi finanzio personalmente e che nessuno controlla. Per loro il lavoro deve essere appunto controllo, manipolazione, noia, dovere, per produrre reddito. Nient’altro. Per me invece il lavoro è la missione che uno si sceglie, anche se lo fa nel quartiere di casa, basta che lo faccia seriamente e con l’anima e non solo per sbarcare il lunario o per accumulare chissà che.

Artisti, artigiani, creativi, tutte le persone qualsiasi che ancora credono che “SI PUO’ FARE per Dio!”, anche se finora non hanno avuto il successo che meritano, anche se si sentono degli sfigati (ne sappiamo tutti qualcosa), perché li hanno convinti che le cose che desideravano veramente, fin da piccoli erano solo cretinate, sono i guerrieri del XXI secolo che potranno (e dovranno) porre fine a questo schifo.

Le persone comuni che hanno ancora voglia di credere che sia possibile non solo uscire da questa situazione, ma addirittura ribaltarla, tornando a sperare in un mondo in equilibrio tra bene e male, e non governato dal vuoto, non hanno altra via d’uscita che amare, meditare, creare, condividere e provare compassione per tutti, nessuno escluso, a cominciare da se stessi.

La prima e l’ultima foto di questo articolo sono dell’autore e ritraggono due delle opere di un artista indio dell’Alagoas, Brasile. Me ne sono imbattuto per caso, in mezzo a un palmeto, dove girovagavo senza meta. Si trovano, fisse, nell’area circostante la capanna di paglia dove vive, davanti all’oceano. Sono straordinarie. Non sono in vendita.

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Opera di artista indio, Alagoas, Brasile

Sambaterapia

Siete depressi, demotivati, tutto sta andando dal culo? Pensate al suicidio?

Ebbene, prima di fare il grande passo (peraltro del tutto inutile, ma questo è un altro discorso) provate a considerare la nostra proposta di Sambaterapia.

Si tratta di una disciplina antica, che forse prima non è stata formalizzata con questo nome, ma che ora chiamano così, incluso il Comune di Rio de Janeiro. Noi personalmente sperimentiamo continuamente i benefici di questa attività, quindi possiamo tranquillamente sottoscrivere la pertinenza di questa divertente denominazione. Molto probabilmente un medico che facesse un’anamnesi di un paziente, prima e dopo una sessione di Sambaterapia, si troverebbe a incontrare valori di pressione, battito, circolazione, tonicità e pulizia degli organi ben diversi. Per non parlare di uno psicolgo, che avrebbe la sensazione di trovarsi di fronte due persone diverse.

Scuola di Samba Mangueoira - ©lidiaurani

Scuola di Samba Mangueira – ©lidiaurani

Ovviamente è un punto di vista divertente, ma la proposta è estremamente seria. Chiunque abbia sperimentato una sessione di Samba si rende conto della differenza tra il prima e il dopo. I Carioca conoscono questo sistema da decenni ed è servito loro per resistere alla povertà, alle difficoltà, alla dittatura, alla corruzione di tutti i governi che si sono succeduti in questo meraviglioso paese, con un meraviglioso popolo, ma con un sacco di problemi. È un’eredità ricevuta dagli schiavi dei secoli precedenti che, come negli Stati Uniti, hanno dovuto trovare la maniera di sopravvivere a condizioni durissime. Dal nord al sud del continente americano sono così nati il Blues, il Jazz, l’Afro-cubano, il Samba e innumerevoli altri generi musicali che hanno cambiato il mondo.

A Rio de Janeiro il Samba non solo è cultura popolare di livello che si esprime nel Carnevale e nelle Scuole di Samba, ma anche vita quotidiana. I Carioca si muovono elegantemente, sambando. Non passa giorno che negli innumerevoli locali, nei teatri, nei boutecos sulla strada, non ci sia un gruppo che suona, oltre a tutti i generi musicali, soprattutto il Samba. Ma quello che rappresenta la vera e propria “terapia” sono le “Rodas de Samba”, Ruote di Samba. Gruppi di professionisti e dilettanti, chitarristi, percussionisti, cantanti e sambistas, si trovano sulle spiagge o nei quartieri caldi, ma potremmo anche dire quasi ovunque, per suonare, ballare, cantare insieme per alcune ore. Bianchi, neri, mulatti, giovani, vecchi, indigeni, gringos, uomini, donne, impiegati, artisti, sfaccendati, imprenditori, insomma chiunque, si incontrano e condividono, senza percepire differenza alcuna. La comunicazione emotiva ed empatica è totale e non ci sono pregiudizi e condizionamenti, chiunque arrivi o passi da una Roda de Samba, anche per caso, può partecipare ed è ben accetto. Può portarsi uno strumento da casa oppure battere sul tavolo o utilizzare lattine e bottiglie per tenere il ritmo. Non ballare risulta impossibile. È un’attività spontanea dove il denaro non entra nemmeno un po’. Si canta per la Vita, la Pace, l’Amicizia, l’Amore, il semplice divertimento. Si suona, si ascolta, si balla. È letteralmente impossibile restare soli e non fare amicizia con tutti gli altri.

Roda de Samba, Leme, RJ - ©mvillone

Roda de Samba, Leme, RJ – ©mvillone

Chiunque partecipi, anche per caso, a una simile riunione, anche se fosse all’ultimo stadio di depressione, avrebbe un barlume di speranza. Semplicemente perché la genuina voglia di stare insieme a celebrare la vita, senza nessun altro motivo, si vede e si sente.

Quindi in sostanza chi volesse farla finita o comunque se la passa male, prima ci scriva. Ah beh certo. Io non è che lo faccia gratis. Col cavolo. Ospito la gente nella nostra Guesthouse a prezzi modici e organizzo il programma che in 10 gg prevede (indicativamente):

1° giorno – arrivo dall’Italia e sistemazione. Breve escursione in favela.

2° giorno – Spiaggia. Per chi lo desidera training sportivo sulla spiaggia. Nel pomeriggio escursione a Ipanema e Copacabana. Partecipazione a una Roda de Samba.

3° giorno – escursione ai Parchi Nazionali e al giardino Botanico. Workshop di Fotografia. Serata al pan di Zucchero e al Morro da Urca.

4° giorno – Spiaggia e training. Pomeriggio in una delle migliori Scuole di Samba di Rio. Serata nel quartiere degli artisti di Santa Teresa.

5° giorno – Visita alla Cidade do Samba. Pomeriggio visita alla favela della Rocinha. Tardo pomeriggio e sera Roda de Samba.

6° giorno – Spiaggia nel Parco Nazionale di Grumary. Serata al Carioca da Gema oppure un altro dei pazzeschi locali del quartiere Lapa di Rio.

7° giorno – Spiagga. Nel pomeriggio Roda de Samba in spiaggia. Serata a una festa a Santa Teresa o a Lapa.

8° giorno – Spiaggia. Nel pomeriggio visita ad altra Scuola di Samba. In serata Roda di Samba o locale di Samba a Lapa.

9° giorno – Spiaggia. Saluti e partenza.

10° giorno arrivo in Italia.

A tutto questo, se davvero foste molto depressi, si può aggiungere un po’ di attività (a richiesta) con noi, i nostri collaboratori e i nostri bambini (che non hanno niente) al Centro Para Ti.

Ovviamente la Sambaterapia non esclude il turismo responsabile, sociale e culturale che organizziamo a Rio. Le possibilità sono pressoché infinite.

Il programma è indicativo e variabile a piacere, essendo sartoriale. Ovvero lo facciamo anche per due sole persone. Il motivo è semplice. È il nostro lavoro, ma lo facciamo per passione e non abbiamo alcun bisogno di fare chissà che fatturati. Ci interessa di più divertirci e ospitare amici e/o persone che possano continuare anche dopo a interagire con il nostro progetto.

Se qualcuno dopo questo trattamento torna a casa infelice gli restituiamo i soldi.

Preventivi solo a richiesta. Scrivendo a mauro.villone@gmail.com

A questo link video di Roda de Samba a Rio – Um soriso negro um abraço negro